Oggetto: Amway-Le saponette dell'impero e il volto dell'anticristo
Amway-Le saponette dell'impero
Le saponette dell'Impero
di Miguel Martinez
25 novembre 2004
Il futuro della Chiesa cattolica sarà deciso da Amway, un sistema
multinazionale per vendere saponette e altri prodotti domestici, i cui
dirigenti - militanti evangelici strettamente legati alla destra economica,
politica e militare degli Stati Uniti - sostengono a volte di parlare
direttamente con Dio?
Detto così fa sorridere, ma il tentativo almeno di influire pesantemente
c'è; e non mancano certamente i mezzi. Abbiamo parlato più volte dei
laboratori del dominio o think tank in cui gruppi di esperti, finanziati
dalle multinazionali, orientano politici e imprenditori nella direzione più
consona agli interessi dei loro finanziatori. Uno di questi think tank è
rivolto specificamente al mondo cattolico: si tratta dell'Acton Institute,
di cui parliamo altrove, con trenta dipendenti a tempo pieno, che vanta
l'adesione di almeno un cardinale - Avery Dulles - e può contare su fondi
illimitati (almeno relativamente ai fondi su cui possono contare i critici).
Questo istituto è calato non tanti mesi fa a Roma per preparare la
successione a Karol Wojtyla.
L'Acton Institute è impegnato in cause che vanno da una preghiera "al
Signore affinché liberi il suo popolo dalla tentazione" di contrastare gli
inquinantissimi, costosi e ingombranti SUV (la Exxon ha ricambiato
versando - finora - la somma di 110.000 dollari nelle casse dell'Acton) alla
difesa su basi bibliche del monopolio della Microsoft.
Come abbiamo potuto vedere nell'articolo sull'Acton Institute sul nostro
sito, un'ammiratrice italiana descrive così il progetto dell'istituto:
"trampolino di lancio per la ricomposizione armata (armata nel senso di
un'invasione di campo nella politica e nell'ideologia comuni) dell'unità
dell'Occidente cristiano, a difesa e puntello della nostra civiltà nel resto
del pianeta."
Alla testa del progetto troviamo un prete cattolico, Robert Sirico, che
sostiene che il capitalismo è il più etico di tutti i sistemi, perché lascia
libero il capitalista di essere buono, se desidera di esserlo, senza
alcun'altra costrizione.
Robert Sirico, come Richard John Neuhaus di cui parliamo altrove, non è
sempre stato cattolico, visto che in gioventù faceva il vivace predicatore
pentecostale, per dedicarsi poi a una missione evangelica molto progressista
fra gli omosessuali.
Indagando un po' più a fondo, si scopre che l'Acton Institute è stato creato
da un'altra organizzazione, l'Atlas Economic Research Foundation.
L'Atlas è una vera e propria catena di montaggio per think tank liberiste.
Finora ne ha assemblate non meno di settanta.
Leonard Liggio e Alex Chafuen, due direttori dell'Atlas, sono anche
direttori dell'Acton, oltre a essere coinvolti in decine di altre
organizzazioni. Tanto per darvi un'idea dell'incestuoso mondo dei dominanti,
Leonard Liggio è anche cavaliere di Malta e membro del think tank italiano,
Società Libera, dove troviamo una folta schiera di personaggi interessanti.
Ne forniamo l'elenco in fondo a questa pagina, semplicemente per darvi
un'idea dell'incessante giro di favori politici, economici e mediatici, un
giro che abbiamo già visto parlando della Fondazione Res Publica, dei
Circoli di Marcello Dell'Utri, la Fondazione Liberal o dell'Aspen Institute.
Ma chiudiamo la parentesi italiana e torniamo all'Acton Institute. Cosa
c'entrano le saponette?
Nella posizione chiave di tesoriere dell'Acton Institute - cioè della
persona che controlla le finanze di questi accesi promotori del
capitalismo - troviamo la signora Betsy DeVos, che non è cattolica ma
evangelica.
Ma non è un'evangelica qualunque: Betsy DeVos è la moglie di Richard DeVos
Jr. E Richard DeVos Jr è il presidente di Amway. Un'azienda che ha sede nel
Michigan, nello stato cioè in cui il presidente del Partito Repubblicano è…
Betsy DeVos.
Aggiungiamo che Grand Rapids, nel Michigan, sta ad Amway un po' come Torino
sta alla FIAT. Ed è proprio a Grand Rapids che ha la sua sede mondiale
l'Acton Institute. Ed è stato all'Amway Grand Plaza, il gigantesco albergo
di Amway a Grand Rapids, che padre Robert Sirico ha voluto celebrare il
decimo anniversario dell'Acton.
Come vedremo, non si tratta degli unici legami tra l'Acton Institute e
Amway; cioè tra quello che appare come un centro studi cattolico da una
parte, e una multinazionale gestita da militanti evangelici dall'altra.
NOTA SU "SOCIETÀ LIBERA"
Il think tank Società Libera unisce trasversalmente ulivisti e polisti; e
molti suoi membri sono anche impegnati in altri think tank liberisti.
Dal loro sito, ricaviamo questo autoritratto:
Società Libera si propone lo studio e la promozione del liberalismo, inteso
come teoria morale della libertà e della responsabilità della persona, e
come teoria politica delle istituzioni che stanno alla base della vita
civile ed economica, nella convinzione che è soltanto da regole morali e da
istituzioni salde che può derivare la condivisione degli ideali liberali....
Sempre sul sito di Società Libera, troviamo i seguenti nominativi. I link
indicano altri riferimenti sul nostro sito. A questi nomi vanno aggiunti
quelli di Carlo Scognamiglio, Letizia Moratti, Ennio Presutti e Francesco
Caltagirone, che troviamo citati in un vecchio articolo (favorevole e quindi
non sospetto) apparso su La Padania.
CONSIGLIO DIRETTIVO
Aldo Brachetti Peretti
Ralf Dahrendorf
Andrea Marcucci - Presidente
Vincenzo Olita - Direttore
Nicola Piepoli
Gianfelice Rocca
Fabio Roversi Monaco
Giovanni Sartori - Vice Presidente
Franco Tatò
COMITATO SCIENTIFICO
Nicola Matteucci - Presidente
Augusto Barbera
Marco Bassani
Giuseppe Bedeschi
Giovanni Bognetti
Franco Cangini
Agostino Carrino
Salvatore Carrubba - Vice Presidente
Giuliano Cazzola
Cosimo Ceccuti
Luigi Compagna
Raimondo Cubeddu
Tullio D'Aponte
Giuseppe De Vergottini
Sergio Fois
Stefano Folli
Stefania Fuscagni
Giulio Giorello
Carlo Guarnieri
Alberto Martinelli
Vittorio Mathieu
Sergio Mattia
Carlo Monaco
Piergiuseppe Monateri
Piero Ostellino
Antonio Panaino
Angelo Panebianco
Giuseppe Pennisi
Angelo Maria Petroni
Sergio Romano
Claudio Rossano
Michele Salvati
Ernesto Savona - ordinario di criminologia all’Università di Trento e
direttore di "Transcrime", gruppo di ricerca sulla criminalità
transnazionale
Cesare Stevan
Orietta Zanato Orlandini
Salvatore Zecchini
CIRCOLI SOCIETÀ LIBERA
Fabiola Finoia - responsabile
CIVITAVECCHIA - Alessandro Battaglini
FIRENZE - Carlo Iannattone
FOGGIA - Piergiorgio Manzo
LUCCA - Massimo Marsili
MESSINA - Filippo Cangemi
MILANO - Massimo Olivotti
MOLISE - Anna Ferrara
NAPOLI - Felice Marinelli
PARMA - Riccardo Lodi
PAVIA - Gianfranco Brusa
ROMA - Luca Ostellino
TORINO - Franco Forlin
Il più grande sistema piramidale del mondo
Amway è il più grande sistema piramidale del mondo, e vanta tre milioni di
venditori sparsi per il mondo, nonché un'intera isola privata nei Caraibi,
la Peter Island.
Su cosa siano i sistemi di vendita multivel e/o piramidale, rimando
all'apposito paragrafo nella pagina dei link di questo sito.
Aggiungo che, nell'era dell'eufemismo, è considerato politically correct
parlare di "vendita diretta al consumatore" più che di "vendita piramidale":
appartiene infatti ad Amway Monica Miloni, la vicepresidente dell'AVEDISCO,
Associazione Vendite Dirette Servizio Consumatori, questa definizione.Che
però omette l'elemento decisivo: le provvigioni date a chi sta a monte, e
che fanno stare in piedi tutta la piramide.
Ecco una breve descrizione, tratta dal libro di Roberto Giovannini e Davide
Orecchio, La Piramide d'oro, Realtà e miti del multilevel marketing,
edizioni Avverbi:
Amway afferma di aver fatturato nel 1999 circa 5 miliardi di dollari e
distribuisce più di 450 prodotti con il proprio marchio. All'inizio della
sua attività vendeva solo un detergente multiuso per la casa, l'ormai mitico
"l.o.c.". Oggi confeziona e commercializza, mediante vendita diretta
multilivello, numerosi prodotti di largo consumo. Oltre ai detergenti tratta
anche cosmetici, casalinghi e integratori alimentari, oltre a distribuire
prodotti di altre marche (orologi, elettrodomestici, gioielli, e così via).
La vendita dei prodotti Amway non appare, secondo molte analisi, un
grandissimo affare per chi vi s'impegna. Intanto, c'è un vero e proprio
abisso nei guadagni tra la base e il vertice dell'organizzazione. Per un
ristretto numero di "re dei venditori", che arrivano a guadagnare miliardi
al top della struttura, ci sono migliaia e migliaia di incaricati che
neanche coprono le spese. Secondo dati del 1996, in media i distributori
Amway guadagnavano 88 dollari al mese, non considerando le spese per
acquisti dei prodotti. Per i distributori americani di maggiore successo, la
vera fonte di profitto non è tanto la vendita dei prodotti, quanto la
formazione, intesa come motivazione dei venditori, come costruzione di una
vera e propria fede nell'azienda e in se stessi, nella propria capacità di
vendere. Tra riunioni formative, meeting e assemblee, acquisto di materiali
(manuali, videocassette e così via), se ne vanno non pochi soldi.
Nella migliore delle ipotesi, il circuito di Amway non è più interessante di
quello della Coop o della Standa. Infatti, la home page dell'organizzazione
non ci presenta nemmeno un catalogo dei suoi prodotti.
Eppure Amway è riuscita a diventare una potenza mondiale. Infatti, alla
mancanza di particolari attrattive concrete, Amway supplisce con l'ideologia
del sogno. Un'ideologia che è implicita nel nome stesso, Amway, la "via
americana" - nelle riunioni di Amway negli Stati Uniti è normale giurare
fedeltà alla bandiera.
Come hanno proclamato due dei massimi venditori/dirigenti di Amway, Bill e
Peggy Bright, durante i festeggiamenti della Giornata della libera impresa a
Boulder nel Colorado, nel 1990:
"...Per puro caso, siamo nati nel solo paese sulla faccia della terra a
essere diventata una nazione unica, tra tutte le nazioni del mondo, perché
siamo stata l'unica nazione ad affermare di essere una nazione sotto Dio,
punto e basta. Questa è la cosa più unica che sia successo all'America."
Bill e Peggy Britt, "ambasciatori della Corona" di Amway, si sono vantati
più volte che i divorzi in Amway semplicemente non esistevano: un
ingrediente fondamentale dell'impossibile utopia americana della famiglia
felice, eternamente giovane e soprattutto senza debiti. Così la foto dei
prosperi coniugi diventa di per sé una pubblicità:
Come diventa pubblicità la foto di Peggy (si fa chiamare ovviamente per
nome, anzi per nomignolo familiare) che si dedica al giardinaggio: sogno
ecologico in un continente devastato, simbolo di uguaglianza tra piccoli
borghesi in un mondo in cui milioni di persone hanno una casetta di legno
con un giardino, oppure semplicemente la prova che chi si dedica totalmente
al Sistema riesce alla fine a campare sulle spalle degli altri e a dedicarsi
appunto al giardinaggio. Un piccolo particolare svela l'inganno: chi
lavorerebbe in mezzo al fango con gli immacolati pantaloni bianchi e il bel
maglione che porta Peggy?
Ma proprio i coniugi Britt sono stati i protagonisti di un clamoroso caso di
divorzio nel novembre 2003, in seguito all'incontro tra Bill e una
venditrice di proprietà immobiliari di nome Phyllis Frankel - un fotografo
ha immortalato un'uscita della coppia clandestina:
Forse l'episodio può aiutare qualche lettore italiano a capire meglio il
motivo per cui un presidente degli Stati Uniti, come Bill Clinton (anche qui
il nomignolo), viene osannato quando distrugge una fabbrica di farmaci e
viene condannato quando si scopre che ha una storia con una stagista.
La via americana, the American Way, si può riassumere in un unico concetto:
ogni uomo può realizzare il proprio sogno e se fallisce è solo colpa sua.
Per riuscire a essere un individuo libero, cioè economicamente ricco, devi
condividere totalmente l'etica del sistema e obbedire sempre a chi è più
ricco di te. Spiega l'altro famoso venditore/ideologo di Amway, Dexter
Yager, miliardario ex-camionista, "il sistema ha fatto di me ciò che sono
oggi".
Come diceva Orwell, schiavitù uguale libertà. L'ex-venditore di Amway, Eric
Scheibeler, ha scritto un importante libro, Merchants of Deception, che
potete leggere in formato pdf su Internet, ovviamente in inglese. L'autore
vive sotto continua minaccia da parte dei ben pagati avvocati di Amway, e
quindi consiglio di scaricare il libro prima che riescano a chiudere il
sito.
Scheibeler spiega il sillogismo che intrappola gli adepti, giuridicamente
tutti proprietari di una franchising indipendente: l'impresa è tua, e quindi
non c'è nessuno contro cui ribellarti. Curiosamente si tratta della stessa
logica con cui l'Unione Sovietica vietava gli scioperi contro la presunta
proprietà operaia delle fabbriche. Solo che nel caso americano, non è un
sistema esterno a imporre la sudditanza, ma lo stesso entusiasmo del
partecipante.
Il successo come merce assoluta
Entrando come venditore in Amway, ci si convince che vendendo - o facendo
vendere - molti prodotti, si diventerà liberi, realizzando così il proprio
sogno: non a caso, uno dei molti nomi di Amway è anche il World Wide
DreamBuilders system, il "sistema mondiale di costruttori di sogni".
Accanto alla vera e propria catena piramidale di venditori, Amway adopera le
AMO, le "Amway Motivational Organizations", che devono mantenere i venditori
in un perenne stato di esaltazione, attraverso incontri incessanti, con
danze, premiazioni, musiche e grida di slogan.
A questo si affianca la vendita di materiale ideologico - libri, cassette e
così via - in cui si cerca di rafforzare la fede dei venditori, anche con
mirabolanti promesse e con attività come la Giornata della libera impresa,
in cui gli oratori insegnano, con la martellante semplicità delle sette, due
cose: quanto successo hanno avuto, e come abbiano ottenuto quel successo
obbedendo ai propri superiori, in una catena gerarchica-morale che permette
di salire fino a diventare "diamanti". Ogni livello è infatti indicato con
il nome di una pietra preziosa, con un meccanismo infantilizzante che
caratterizza tutto il sistema Amway (per non parlare di ogni sistema di
Giovani Marmotte).
Si tratta di un sistema che si è diffuso anche al di fuori di Amway. Sia
chiaro, Amway è un sistema perfettamente legale, che vende comunque un
prodotto concreto; ma ci sono molte organizzazioni italiane, come
l'Alphaclub, che ne hanno mutuato le tecniche psicologiche, come ci racconta
un articolo di Mauro Numa (La Stampa, 22 giugno 2000):
"Caso Alphaclub, la confessione di un truffato: "Sono andato con mia moglie.
La giornata era scandita da due coffee break e da un catering, pagato da
noi, lire 50mila a testa. Eravamo accolti alla porta dai manager e
dirigenti. Gente elegante, volti sorridenti, belle donne in tailleur con il
bottone della camicetta a un filo da décolleté generosi. Fuori, una fila di
Mercedes, Porsche, auto di lusso. Dicevano: "Io faccio il portantino in
ospedale, poi ho avuto questa idea e ora sono senior director...". Il
direttore del marketing era un ex barista, mio amico. Ci abbagliavano con
applausi a scena aperta, quando sul video comparivano i diagrammi di
strabilianti successi economici, musica a tutto volume, le luci ti
stordivano. Si poteva essere soci Silver o Gold. Dopo averci chiesto di
pagare 7 milioni e 200 mila lire di iscrizione, ecco l'affare. Ogni volta
che portavamo altre persone, ci veniva pagata una quota in contanti di 1
milione e 600 mila. Poi, quando si diventava finalmente un Gold, scattavano
i benefit più alti: si arrivava sino a 2 milioni e sei per contratto.
Pagavano tutti i mercoledì, in contanti. Così ho coinvolto altri amici,
parenti. E ora sono mortificato".
Tra i motivatori di Amway, troviamo in Italia Roberto Re, teorico del
Wellness finanziario e autore di Vendere con successo, e il suo HRD Training
Group di Milano, che sul suo sito esprime tutta la mentalità di un'azienda
che non produce nulla se non entusiasmo e camminate sui carboni ardenti, ma
che riesce a spacciarsi a ditte come la Vodafone-Omnitel, l'Assitalia, il
Monte dei Paschi di Siena, McDonald's, IBM e ovviamente Amway e Herbalife;
ma anche all'Università Cattolica di Milano, al Politecnico di Torino, e
persino alla Scuola di Guerra di Civitavecchia e all'Accademia Militare di
Modena. Nei suoi spettacoli, Roberto Re si affianca a due colonne portanti
dell'immaginario italiano: Clarissa Burt e Don Mazzi. Sono due ruoli
prefabbricati, lontanissimi dalle strutture ideologiche americane, ma
fondamentali per quelle italiane: la bella nordica che abbaglia il maschio
latino (ma abbastanza composta per non spaventare le mogli) e il prete casto
e un po' tonto che fa del bene. Infatti, il prete fa il suo mestiere, e
proprio questo lascia il maschio latino di fare il proprio: che consiste nel
essere furbo, seduttore e - se occorre - fare del male.
Ma l'immagine dell'intero team di Roberto Re, congelato in una risata
meravigliosamente artificiale, rende meglio di qualunque discorso la
funzione sociale di una simile umanità (Siamo certi che il signor Re
apprezzerà il fatto che abbiamo linkato il suo sito e abbiamo diffuso
un'immagine che lui stesso ha voluto far navigare nel mare aperto di
Internet).
Capitalista per volontà di Dio
Sul sito dell'Acton, troviamo un'interessante intervista a Richard DeVos Sr,
il suocero di Betsy e fondatore di Amway, dedicata al suo libro, Capitalism
with Compassion.
Spiega De Vos, "essere un capitalista è la realizzazione della volontà di
Dio per la mia vita". I programmi di aiuti statali regalano ai poveri i
soldi per ubriacarsi, e quindi sono distruttivi. DeVos si vanta di non aver
avuto uno sciopero in tutta la storia della fabbrica di Ada, che produce i
prodotti di Amway, perché gli stipendi vengono adattati automaticamente alla
situazione dell'azienda; ogni dicembre, poi, si svolgono riunioni dedicate a
leggere la Bibbia ai 5.000 dipendenti.
La filosofia politica di Amway fu spiegata con maggiore chiarezza da Bill
Britt, nella Giornata della libera impresa a Portland, nell'Oregon (1990):
"Lo stato dice che vuole aiutare la gente. La aiuta a fallire. Puoi mettere
tutti i soldi che vuoi nel programma antidroga. Non li fermerà. Quello che
li può fermare è raddrizzare mamma e papà in modo che raddrizzino tutti
questi ragazzi. Fateli sognare. Con un sogno, non c'è più posto per tutta
quella spazzatura. Tutto cambia con un sogno. Forse dobbiamo diventare
quello che dovevamo essere in questo paese, una nazione di sognatori. Forse
è quello che dobbiamo essere: non una nazione di gente che vive nel passato
o di mediocri nullità".
Amway è uno straordinario simbolo della fusione dei quattro pilastri
dell'americanismo: l'azienda totalitaria, lo spettacolo, la religione e il
patriottismo imperiale.
Lo spettacolo e il sogno
Le grandi aziende americane spesso hanno come principale prodotto, non i
beni reali, ma le fantasie che fanno da aureola ai beni reali.
La Coca Cola è nata come una pseudomedicina, ha campato per anni sul suo
contenuto (vero e/o immaginario) di coca, prima di diventare un simbolo
pubblicitario di fantasie di leggerezza e americanicità; in particolare,
dell'adolescenza infinita, che ammette solo la morte dell'altro, mai quella
propria.
Anche il McDonald's, più che carne e pane, è una serie di fantasie che sono
il prodotto finale di una gigantesca opera di ingegneria sociale e
psicologica, che avrebbe fatto l'invidia di Stalin. È il pupazzo Ronald
McDonald, un luogo di allegria per i bambini, e per gli adulti, un sapore
dell'infanzia. McDonald's è un sapore preciso e segreto - quanto la formula
della Coca Cola - che è stato creato in laboratori chimici degli Stati Uniti
e viene introdotto in ogni prodotto per rendere uniforme e intercambiabile
il cibo in tutto il pianeta.
Non è diversa Amway. Tutte queste aziende partecipano del concetto fondante
di sogno, the American dream.
Il mondo reale è fatto di travet stempiati e di casalinghe obese, che
sognano però di entrare nel mondo parallelo dell'illusione commerciale: il
dream è il valore aggiunto e inafferrabile rappresentato dalla splendida
modella che compare nel manifesto pubblicitario accanto a una banale
automobile.
La loro obbedienza viene garantita dall'affermazione che qualcuno ce l'ha
fatta a entrare nel mondo parallelo: lo stesso Richard DeVos padre,
fondatore di Amway, sostiene di essere stato povero, esattamente come ogni
predicatore evangelico si vanta di essere stato peccatore, prima di
incontrare Gesù.
La certezza che qualcuno ce l'ha fatta implica che anche tu devi farcela; se
non ce la fai, è per qualche difetto tuo, o perché non ti sei sforzato
abbastanza. E così la rabbia e la ribellione che montano si trasformano in
un masochistico disprezzo di sé.
Sapere che qualcuno ce l'ha fatta ha senso solo se si dice che qualcuno che
è proprio come me ce l'ha fatta. Questa è la base reale dell'illusione
democratica degli Stati Uniti.
"Democrazia" dovrebbe significare, decido anch'io. Invece negli Stati Uniti,
significa, la porta è aperta anche per me, perché entri nell'élite; e
ovviamente la condizione per entrare nell'élite, è che l'élite resti
saldamente al suo posto.
Perché l'illusione regga, occorra il testimonial. Il prototipo del
testimonial è il mitico Horatio Alger Jr (1832-1899), un ministro
protestante espulso dalla sua chiesa per aver molestato alcuni giovanissimi
fedeli, ma che si rifece diventando autore di 118 romanzi, 280 novelle
pubblicate sui giornali e oltre 500 racconti brevi, tutti dedicati a
esaltare la figura del ragazzo povero che incontra il successo grazie alle
proprie capacità, all'adeguamento al sistema e al mecenatismo di un buon
capitalista. Non sorprende sapere che Richard DeVos fa parte proprio di
un'associazione denominata Horatio Alger Club.
Il più grande testimonial di tutti i tempi però è stato Ronald Reagan, non a
caso prestato dallo spettacolo alla politica:
Raccontò Donald Regan, il suo capogabinetto alla Casa Bianca, che al vertice
dei G7 a Venezia, quando andò a cercare il suo capo in ritardo per una cena
ufficiale nella suite dell'hotel, lo trovò seduto davanti a un televisore
che trasmetteva cartoni animati di Bugs Bunny e Tom & Jerry. 'Era l'unica
trasmissione che riuscissi a capire in italiano', sorrise timido il
presidente.
(Vittorio Zucconi, George. Vita e miracoli di un uomo fortunato,
Feltrinelli, 2004, p. 46).
Non si tratta solo del tentativo di un potente di essere "vicino al popolo",
alla maniera di Umberto Bossi. Piuttosto, si tratta della dimostrazione che
ogni uomo può diventare presidente, purché interiorizzi con tutto se stesso
i valori del dominio. Ecco che in Amway assume un'enorme importanza il culto
di alcune persone che avrebbero cominciato "come tutti" e che oggi sarebbero
miliardarie: è proprio l'ideologia dell'uomo comune che comporta
necessariamente l'adorazione di certi "uomini comuni".
Dio Padre consiglia Amway
Non è un caso che Reagan e DeVos siano entrambi uomini religiosi, nel
particolarissimo senso che questo termine ha negli Stati Uniti.
Richard DeVos padre spiega così la generosità con cui finanzia movimenti
della destra religiosa:
"La Bibbia parla molto della ricchezza e del duro lavoro. Credo di seguire
l'ammonimento di fare come mi è stato chiesto: lavorare sodo, diventare
ricco e poi condividere qualcosa della mia ricchezza."
Ora, noi sappiamo che la Bibbia non parla di vendite piramidali di
saponette, accompagnate da jingle pubblicitari, ma di pecore e uliveti. Il
mondo di Isaia somigliava certamente di più ai territori occupati della
Palestina che a Chicago (o a Tel Aviv, se è per questo); comunque, come
diceva William Blake
Both you and I read the Bible day and night, but where you read black I read
white.
("Sia tu che io leggiamo la Bibbia giorno e notte / ma dove tu leggi nero io
leggo bianco")
Anche l'altro socio fondatore di Amway, Jay Van Andel, finanzia numerose
istituzioni fondamentaliste, tra cui il Van Andel Creation Research Center,
un laboratorio per "ricercatori" convinti che il mondo sia stato creato in
sei giorni, come racconta la Bibbia.
Dio in persona (la democrazia americana è anche questo) ha spiegato a Birdie
Yager - la moglie di Dexter - il senso dell'impresa: i dialoghi tra la
combattiva venditrice e il Padreterno furono distribuiti sotto forma di
stampato a una riunione dei venditori "smeraldo" nel 1994. Birdie chiede al
suo illustre (e trinitario) amico, "buon giorno, Padre, Figlio e Spirito
Santo, mi dai qualcosa di speciale per questa gente stamattina, Padre?"
Dio risponde:
"Ho creato l'azienda Amway come uno strumento per raggiungere quelli che si
erano persi [..] Ho messo la mia unzione perché siate leader nell'impresa
Amway. Voglio che i miei figli prosperino, ma dovranno lottare […]. Udite la
voce del Signore. Faccio di te un vincitore nella vita […]
Io vi guiderò come ho guidato i figli d'Israele.
[..] Questa azienda è una specie di rifugio per voi, i miei figli. L'ho
voluta perché voglio che impariate di più a proposito di ME dai miei leader,
che sono i vostri servitori".
Il sito dei coniugi Dexter riassume tutto nel suo titolo: "The Power of a
Dream: Faith Fun Family Finance and Freedom" - "La potenza di un sogno.
Fede, divertimento, famiglia, finanza e libertà".
Amway e Scientology
In Amway, il sogno economico cammina mano nella mano con l'evangelismo; una
forma, per quanto particolare, del cristianesimo, cioè di un filone
religioso con duemila anni alle spalle.
Ma esiste un altro organismo molto simile ad Amway, anche se meno potente,
che ha gettato a mare proprio questa legittimazione, e che ha trasformato il
capitalismo stesso in religione.
Si tratta di Scientology. Sociologi di ventura come Massimo Introvigne o
James Gordon Melton sono accorsi, talvolta dietro pagamento, a dimostrare
che Scientology è una religione - e quindi deve essere esente da ogni forma
di tassazione, pur avendo precisi tariffari per tutti i propri "servizi" -
perché in qualche elemento del tutto secondario somiglierebbe al buddismo o
a chissà quale altra religione.
In realtà, nella sua essenza, l'ideologia di Scientology si può riassumere
in un concetto che è lo stesso del capitalismo: esiste la spinta a
sopravvivere, per cui gli esseri viventi cercano tutte le forme possibili di
successo, dalla cattura di prede commestibili fino al raggiungimento
dell'immortalità. E si può ottenere entrambi, basta volerlo.
Scientology, nonostante il nome, non ha nulla di scientifico, nel senso di
quell'antica arte occidentale che permette di arrivare alla verità tramite
il dialogo, l'autocorrezione e l'ammissione dei propri errori. La
dimostrazione della verità di Scientology, come quella di Amway o della fede
evangelica, è di natura testimoniale: "io mi sento meglio", o almeno vedo
qualcuno al di sopra di me che dice di essere stato una nullità come me, ma
dichiara oggi di "sentirsi meglio".
Ma Scientology ha estratto dalle scienze l'elemento che più colpisce
l'attenzione: la statistica.
Il successo di ogni scientologo viene misurato dalle sue stat (si potrebbero
scrivere pagine sulla cultura delle abbreviazioni), cioè dal bilancio tra
entrate e uscite in termini di corsi superati, di nuove reclute e del denaro
che è riuscito a fare entrare nell'organizzazione. Ogni avanzamento o
perdita di grado nella gerarchia dipende da queste statistiche.
Mi ricordo anni fa di aver cercato di dare un appuntamento a un militante di
Scientology per un giovedì pomeriggio. Si scusò di non poter venire - "per
noi il giovedì è una festa religiosa, un po' come la domenica per i
cristiani". In realtà, in ogni sede e gruppo di facciata di Scientology, il
giovedì pomeriggio alle 2 è il momento in cui ognuno presenta le sue stat.
Il motivo lo spiega con disarmante chiarezza Ron Hubbard, il fondatore di
Scientology, in una sua direttiva: ci si riunisce il giovedì a quell'ora
perché così si possono sistemare tutti i conti in tempo per andare in banca
il venerdì mattina con i soldi.
Il capitalismo svela il proprio volto in maniera assolutamente spudorata: si
può comprare tutto, eternità e poteri paranormali compresi. Chi non vi
riesce rientra nella categoria tradizionale americana del fallito, the
failure. "Se non ti piace quello che guadagni, guardati allo specchio".
Sia in Amway che in Scientology, come d'altronde in qualunque lotteria, la
maggioranza - nella realtà - perde sempre. E ogni singolo individuo di
quella maggioranza vive in isolamento la propria colpa. Si tratta di un
meccanismo totalizzante, che attraversa tutte le forme della società
americana. Lo troviamo nella forma che la psicanalisi di massa ha assunto
negli Stati Uniti: non uno strumento per conoscere se stessi, ma formule per
vincere i propri complessi.
Lo troviamo nella New Age, parodia dell'esoterismo, che spiega il fallimento
di ognuno con il karma delle sue azioni passate, o perché non ha voluto
cercare "la risposta che è in te". Lo troviamo nell'americanissima religione
della Christian Science, la cui profetessa insegnava che persino le malattie
sono colpe.
L'impresa dell'immaginario
Il sogno della libertà si regge su due cardini: una società in cui
l'indebitamento complessivo, anche privato, supera l'intero prodotto lordo;
e l'assenza di ogni garanzia per salvarsi dalla catastrofe
dell'indebitamento. Migliaia di predicatori evangelici (ma anche di rabbini)
vengono licenziati ogni anno dalle loro congregazioni, perché non sono
riusciti a soddisfarle; si salvano quindi solo i geni della manipolazione, i
venditori di successo nella democrazia del mercato spirituale. Anche in
Amway o in Scientology, non bastano l'anzianità o le posizioni acquisite per
sopravvivere: occorre essere produttivi in ogni momento.
Alla rigidità del feudalesimo, si sostituisce quindi il flessibile
totalitarismo del capitalismo: il denaro diventa unico arbitro in ogni
istante della vita, salva o condanna. Ecco il trionfo delle imprese
dell'immaginario. Infatti, sia Amway che Scientology sono imprese.
Scientology in particolare è una complicatissima rete di imprese e
fondazioni, un vasto sistema di franchising in cui una schiera di avvocati
davvero geniali riesce a far sì che il controllo rimanga sempre di una
cerchia ristrettissima di individui. Gira anzi la voce, non si sa quanto
fondata, che Scientology sia oggi in mano ai suoi stessi avvocati e
commercialisti, che avrebbero strappato il controllo di questa gigantesca
macchina ai suoi fondatori.
"Amway is much like Scientology, but with soap", "Amway somiglia molto a
Scientology, ma con in più il sapone", scherza qualcuno: mentre Amway ha
ancora la necessità di rappresentare il suo impero attraverso un qualche
oggetto fisico, come le saponette, Scientology riesce a fare lo stesso senza
che nemmeno passino di mano le saponette.
Molti distributori di Amway sono Scientologist (anche in Italia), e qualche
Scientologist ha anche cercato di unificare le due tecniche di vendita.
Libera impresa, il mondo libero, Enduring Freedom… Al culto della libertà si
accompagna sempre la pratica del totalitarismo. Non statale, ma aziendale.
All'interno dell'azienda, i diritti non devono esistere. L'adepto deve
vendere la propria anima all'organizzazione in cambio di un sogno: i
militanti della Sea Org di Scientology firmano un contratto in cui giurano
di obbedire all'organizzazione per un miliardo di anni (l'organizzazione
crede infatti alla reincarnazione). Ogni ribellione diventa quindi una
ribellione contro la propria autorealizzazione.
All'esterno, nessuno osi toccare la libertà dell'azienda. In questo,
Scientology si è posta davanti a tutte le altre aziende, essendo riuscita a
ottenere negli Stati Uniti addirittura l'esenzione fiscale per le sue
imprese. Non a caso, il responsabile per le questioni fiscali di Amway è
l'ex-vicesegretario del Tesoro degli Stati Uniti, Roger Mentz. La libertà
significa anche il divieto di ogni forma di critica dell'azienda. Una
schiera di avvocati veglia per chiudere con qualunque pretesto i siti
internet che osano rivelare gli aspetti discutibili di Amway o di
Scientology.
È sempre Dexter Yager (citato in Merchants of Deception, fonte originale Dex
Tuesday Evening Part II., Audiotape Stock No. GDL 96-40) a svelarci lo
spirito dell'azienda totalitaria (non incolpate il traduttore, la sintassi è
altrettanto confusa nell'originale):
"Voi siete gli eletti di Dio. Voi siete gli eletti di Dio. Quando siete gli
eletti di Dio, si applica a voi il Salmo 91. La gente morirà a sinistra, e
morirà a destra, e voi potete schiacciare la testa del serpente sotto i
vostri piedi, non lo fate apposta, semplicemente succede.
Andate a leggere l'Antico Testamento. Vedrete come mi posso arrabbiare. Non
ci vuole un grosso sforzo per me, per strappare i corpi e gettare i pezzi in
giro. Volete che mi preoccupi solo perché vi hanno graffiato un dito? Che
facciano uscire fuori tutto e poi taglierò loro la testa. Spezzerò il collo
e poi butterò le teste sulla pila della vita. Voi appartenete a me, siatene
sicuri".
Ovviamente con questa citazione non si intende dimostrare che il venditore
medio di Amway sia un pericoloso tagliatore di teste; piuttosto, le frasi
sono un indizio di quello che potremmo chiamare lo stile Hiroshima.
Amway e Scientology, per quanto abbiano molti elementi in comune, hanno però
alcune profonde differenze. Scientology, vantandosi apertamente di
mercificare la stessa anima, strappa via troppo dolorosamente la maschera
del capitalismo. Adopera un gergo che è sicuramente nello stile americano,
ma che rimuove l'immenso collante del Gesù americano.
Amway invece parla del guadagno, ma nel contesto del Gesù americano, cioè di
un culto condiviso da quasi tutta la società.
Per questo, Amway avrà lascerà certamente un segno più profondo nella storia
di Scientology.
Soldi e potere
Se Betsy DeVos si limita a fare da tesoriere dell'Acton Institute, suo
suocero Richard DeVos Sr, il fondatore di Amway, è stato addirittura
responsabile delle finanze di tutto il partito repubblicano; proprio come lo
speculatore edilizio del Florida Mel Sembler, oggi ambasciatore-proconsole
dell'Impero in Italia; mentre Ronald Reagan, George Bush padre, il suo
vicepresidente Dan Quayle e importanti esponenti repubblicani come Jack Kemp
e Oliver North (noto per la triangolazione di armi e di droga a sostegno del
terrorismo di destra in Nicaragua) hanno tutti parlato ai convegni di Amway.
In questa foto, vediamo ad esempio George Bush padre con Dexter Yager e sua
moglie Birdie, la signora che abbiamo già incontrato nel ruolo di contatto
diretto tra il Padreterno e la ditta di Amway.
Tom DeLay, capogruppo del partito repubblicano alla Camera, che sostiene
pubblicamente il "piano Elon" per la deportazione dei nativi palestinesi
dalla loro terra, è un ex-venditore di prodotti Amway. Non meno di cinque
deputati del Partito Repubblicano - Sue Myrick, Jon Christensen, Dick
Chrysler, John Ensign e Richard Rombo - sono attualmente distributori di
Amway.
Nel 1996, Clinton concesse notevoli esenzioni fiscali ad Amway, nell'ambito
di uno scambio di favori con il partito repubblicano. Non a caso: Amway
aveva fatto la più grande donazione singola mai ricevuta da un partito
politico nella storia degli Stati Uniti - 2,5 milioni di dollari al partito
repubblicano nel 1994.
Nel 1996, Amway aveva pagato i costi del convegno nazionale del partito
repubblicano a San Diego (1,3 milioni di dollari); i coniugi DeVos e Amway
donarono complessivamente un altro milione di dollari al partito nel 1997;
nel 2000, Amway veniva subito dietro la Reynolds Tabacco come maggior
contribuente al partito; e nel 2004, un progetto del partito fu finanziato
da Richard DeVos e da Jay Van Andel con due milioni di dollari a testa
(Newsweek, "The Secret Money War," September 20, 2004.)
Il futuro che ci attende
Ho fornito un lungo elenco di nomi e fatto molte digressioni. Non c'è
bisogno di tenere tutti a mente: ho voluto piuttosto rendere qualcosa
dell'atmosfera del dominio americanista. Quello che va tenuto presente è lo
stretto legame che esiste tra Amway e tutte le forze dominanti negli Stati
Uniti da una parte - economiche, politiche e religiose - e tra Amway e
l'Acton Institute dall'altra; e tra l'Acton Institute e alcune delle forze
più potenti attualmente all'interno del Vaticano.
Si resta profondamente colpiti da questo curioso tentativo da parte di una
multinazionale delle saponette, e dei suoi fondatori evangelici
fondamentalisti, di condizionare il futuro della Chiesa Cattolica. Jack
Kemp, ex-giocatore di football, deputato repubblicano e oggi impegnato con
Empower America, un'organizzazione dedicata a "diffondere il capitalismo
democratico in tutto il mondo", spiega bene la potenza politica di Amway:
"Noi di Empower America siamo interessati a portare la democrazia e la
libertà e il capitalismo imprenditoriale nel resto del mondo. Conosco un
modo eccezionale per farlo. Se vogliamo buttare giù Castro ed eliminare il
comunismo a Cuba… mandate loro qualche distributore di Amway… quello
risolverà il problema!"
Jack Kemp, on Faith, Family, Freedom & The Future audiotape FED 94-7
copyright Internet Services Corporation cit. in Merchants of Deception
Jack Kemp, va ricordato, è anche il vicepresidente dell'International
Democratic Union, l'organismo che collega i partiti di centrodestra di tutto
il mondo, ed è membro della Heritage Foundation, forse il più potente di
tutti i think tank.
Hiroshima sull'Italia
In questo periodo, sentiamo spesso parlare della minaccia islamica alla
"identità cattolica" del nostro paese, persino da parte di atei conclamati
come Giuliano Ferrara o il Prodotto Oriana Fallaci.
Ora, si può pensare qualunque cosa si voglia sull'Islam. Si può anche
discutere di situazioni contingenti, di incomprensioni, di problemi
associati - come in ogni migrazione - con la presenza di molti giovani
maschi soli, che possono in certi casi diventare delinquenti, o magari già
esserlo. Ma la "minaccia all'identità" non riguarda assolutamente problemi
di questo tipo: l'identità (vera o presunta) cambia quando siamo noi a
cambiare.
Quindi la domanda è - l'italiano medio sente una forte spinta a farsi
musulmano?
Ragioniamo un momento. Stiamo parlando di meno di un milione di persone
immigrate in Italia (questo ci lascia circa un 97% di non musulmani nel
nostro paese). La stragrande maggioranza di queste persone è molto povera e
non possiede né gli strumenti culturali per comunicare, nè i mezzi legali
per farsi valere; la loro sopravvivenza dipende in larga misura dalla buona
volontà dei loro datori di lavoro o dal capriccio di un impiegato della
Questura. Questa gente cerca di sopravvivere come può, e ogni giorno subisce
l'intensa pressione dei media, della scuola, dell'ambiente in cui vive - e
magari anche della polizia - perché conformi alla civiltà che si
autodefinisce superiore.
Ogni giorno, loro vedono in televisione i salotti-modelli dell'Occidente
immaginario nella loro televisione.
Noi non vediamo mai i loro salotti, né veri né immaginari.
Mentre gli identitari guardano la pagliuzza islamica, chiudono fermamente
gli occhi di fronte alla trave americanista.
Infatti, la cultura americanista penetra in tutti i pori della società.
Domina i rapporti di lavoro, domina il cinema, domina la nostra stessa
identificazione come "occidentali".
Eppure l'americanismo è alieno all'Italia almeno quanto l'Islam, e forse di
più. Perché, per quanto si possa aver litigato in passato, tra contadini
umbri, marinai siciliani, pirati genovesi, mercanti greci, preti copti,
sultani ottomani, corsari tunisini, muratori iracheni, c'è un'antichissima
intesa.
Venezia è una città sorta sul commercio e sul saccheggio, le cui calli
raccontano storie terribili di ingiustizia e violenza. Eppure costituisce,
realmente, un ponte tra Oriente e Occidente, un simbolo di due mondi
inscindibilmente legati.
Ma esiste anche un'altra Venezia, fisicamente più simile a Venezia di
qualsiasi altra città nel mondo, che ne rappresenta la grottesca caricatura
e l'assassinio della sua anima.
La Venezia di Las Vegas - Venetian Resort Hotel Casino - insieme albergo,
casinò e sala congressi per grosse aziende, è la creatura di un certo
Sheldon G. Adelson. Figlio di un tassista di Boston, divenne poi broker e
imprenditore turistico. Vide Venezia brevemente durante il viaggio di nozze,
e decise subito di costruirne una replica a Las Vegas (dal costo, ci tiene
lui stesso a far sapere, di 1,5 miliardi di dollari).
Questo imprenditore delle scommesse è oggi nella lista dei 400 uomini più
ricchi del mondo, stilata da Forbes, ed è anche vicepresidente della
Republican Jewish Coalition, organismo di sostegno al partito di Bush che
dichiara di avere come propria priorità gli interessi di Israele. Il partito
che assilla il paese con i sani valori della famiglia non esita
evidentemente a prendere i soldi dal dissoluto mondo del gioco d'azzardo e
delle soubrette...
Theodor Adorno e Max Horkheimer, profughi europei in terra statunitense,
hanno colto immediatamente il senso del sistema in cui erano entrati:
"è dato avvertire da sempre nell'amusement, il tono della manipolazione
commerciale, il sales talk, la voce dell'imbonitore nella sua baracca da
fiera. Ma l'affinità originaria del mondo degli affari e di quello
dell'amusement si rivela nel significato proprio di quest'ultimo: che non è
altro che l'apologia della società. Divertirsi significa essere d'accordo.
[…] Alla base del divertimento c'è un sentimento di impotenza. Esso è,
effettivamente, una fuga, ma non già, come pretende di essere, una fuga
dalla cattiva realtà, ma dall'ultima velleità di resistenza che essa può
avere ancora lasciato sopravvivere negli individui"
Theodor Adorno, Max Horkheimer, Dialettica dell'illuminismo, Einaudit, 1997,
p. 154)
Don Giussani messianizza l'America
Per capire il senso teologico della collaborazione tra Amway e l'Acton
Institute, dobbiamo fare ritorno a una nostra vecchia conoscenza: il teologo
cattolico, Richard John Neuhaus, consigliere di Bush e apologeta delle
guerre imperiali.
È Neuhaus che ci rivela una straordinaria innovazione teologica, che vede
passare la fiaccola di Dio da Gerusalemme a Roma e poi negli Stati Uniti,
paese "scelto dalla Provvidenza", per un messianico "futuro infinitamente
aperto al miglioramento umano".
Questa innovazione ricorda un po' la curiosa tesi dei Mormoni secondo cui
Gesù sarebbe emigrato in America. Comunque non è opera di Neuhaus, che pure
avrebbe almeno avuto la scusante di essere nato negli Stati Uniti. È opera
di don Luigi Giussani, il padre fondatore di Comunione e Liberazione, la
potente organizzazione che controlla non meno di 15.000 aziende solo in
Italia.
Neuhaus ce lo racconta sulla sua rivista, The Public Square, gennaio 2004;
l'articolo viene tradotto, non a caso, su Il Foglio, il fondamentale punto
di contatto tra la destra cristianista e il radicalismo occidentalista,
sotto il titolo "Il teocon Neuhaus scopre Cl, la sorpresa dei cattolici non
antiamericani". Vale la pena di citare tutto il brano.
Neuhaus racconta di essersi trovato a cena con monsignor Lorenzo Albacete e
alcuni giovani ciellini.
"Monsignor Albacete, originario di Portorico e cappellano nazionale del
movimento [di Comunione e Liberazione], è un prete eccezionale, cui spetta
di diritto l'appellativo di 'pittoresco'. Pingue fino al punto di meritarsi
la qualifica di falstaffiano, porta con disinvoltura il suo immenso bagaglio
teologico, e dovunque vada crea un convivio di esplorazione spirituale che i
giovani trovano irresistibile […].
Monsignor Albacete
Comunque, mettendo da parte Monsignor Albacete (operazione tutt'altro che
facile), la conversazione si è incentrata sull'opinione che don Giussani ha
dell'America, scelta dalla Provvidenza per un'epoca come la nostra. La
predominanza mondiale e la vitalità cristiana si combinano per fare
dell'America l'erede dell'Europa, così come l'Europa è stata un tempo
l'erede di Gerusalemme e Atene.
Questa visione non è completamente dissimile da quella proposta nello schema
dello storico Christopher Dawson delle 'epoche della Chiesa'. Così come non
si differenzia dall'opinione di molti protestanti evangelici, che sostengono
che l'America è il punto di partenza per rilanciare l'evangelizzazione del
mondo, se non per il fatto che don Giussani e Cl sono cattolici fino al
midollo.
Un recente numero del mensile di Cl, 'Tracce', tratta, con atteggiamento
tollerante, il sogno utopico del filosofo Richard Rorty, ispirato dallo
sfrenato ottimismo di Dewey e Whitman, di un futuro infinitamente aperto al
miglioramento umano. L'autore sostiene che Rorty presenta dei tratti
squisitamente americani, ma il suo sogno viene affermato a scapito della
'negazione della realtà in quanto tale'.
La realtà rappresenta un limite, ma nell'incarnazione del Divino in tutto
ciò che è limitato, la realtà si apre anche all'infinito. 'La realtà
risponde'. Questa tematica dell'aspirazione umana e della risposta divina è
alla base della spiritualità distintiva di Cl. È un movimento che si addice
oggi ai 'ricercatori' religiosi, ma quei ricercatori che vogliono trovare.
Monsignor Albacete descrive Cl come "l'Opus Dei dei cattivi cattolici". Ogni
estate, a Rimini, nell'Italia settentrionale sulle rive del Mar Adriatico,
centinaia di migliaia di giovani vengono radunati da Cl in una sfrenata
baldoria di 'cerca e trova'.
Il movimento viene sostenuto fortemente da Giovanni Paolo II, e ho la vaga
impressione che gli americani abbiano appena cominciato a sentir parlare di
una forza di rinnovamento che, non a caso, alberga la promessa di rinnovare
anche il nostro senso di responsabilità, decretato provvidenzialmente, di
popolo americano".
Il sorriso di Paul Tibbets
Il termine "identità" mi lascia molto perplesso. Non è vero che non esistono
le identità, o che siano un volgare trucco dei padroni o dei preti per
ingannarci. Solo che penso che siano unicamente i grandi romanzieri, come ad
esempio Orhan Pamuk, a poterne dire qualcosa. I politici che cercano di
farlo generano mostri, quando non sono mostri loro stessi: basta pensare a
Mario Borghezio e ci capiamo subito.
Però esiste davvero qualcosa che minaccia di annientare la nostra stessa
identità umana. Si tratta proprio del flusso puro e quantitativo del
capitale, dove "tutto ha valore solo nella misura in cui si può scambiare, e
non in quanto è qualcosa in se stesso", dove "il paesaggio si riduce a
fungere da sfondo di cartelli e insegne". Ho citato Adorno, ma avrei potuto
citare innumerevoli altre autori che colgono il sottile orrore dei nostri
tempi, da punti di vista molto diversi.
Ma siccome mi ispiro a ciò che sto leggendo, è sempre Adorno, o Adorno e
Horkheimer, a descriverci, nella Dialettica dell'illuminismo, la demoniaca
caricatura della democrazia che ci offre l'americanismo. Che non ci offre
liberi e vivi esseri umani, nella loro straordinaria varietà, ma il tipo
medio, the average guy:
"L'apoteosi del tipo medio rientra nel culto di ciò che è a buon mercato.
Gli attori cinematografici meglio pagati sembrano immagini pubblicitarie di
ignoti articoli di marca. Non per nulla sono scelti dalla réclame, dalla
bellezza d'uso".
Dialettica dell'illuminismo, p. 168
Ronald Reagan, presidente attore
Viviamo la contemporaneità senza profondità e senza storia dello spettacolo,
la violenza pura del più forte, la malefica nozione secondo cui Dio benedice
i dominatori e vuole lo sterminio dei dominati.
Tutto questo non è colpa di chi nasce negli Stati Uniti (come una parte dei
miei antenati); non è colpa del suolo o della natura dell'America, perché le
radici si trovano nella storia affascinante ma anche criminale dell'Europa,
o se preferiamo nella nostra natura caduta, o nella natura di un ciclo
storico; ma tutto questo si riassume come mai prima nella storia nell'Impero
americano.
Se dovessimo riassumere tutto in un'unica immagine, potremmo usare quella
del pilota Paul Tibbets, mentre si accinge a bombardare Hiroshima, sul suo
aereo, dedicato - con americana libertà - alla mamma, la signora Enola Gay.
Nessun essere umano, né prima né dopo, ha mai ucciso con un solo gesto un
numero più grande dei suoi simili. Senza altro motivo che dimostrare la
propria feroce superiorità (certo, si può sempre trovare un Bertinotti
pronto a dire che l'atomica lanciata ad agosto del 1945 doveva servire a
fermare Hitler, morto tre mesi prima).
Paul Tibbets oggi ha un proprio sito web (non metto il link, ma non è
difficile da trovare), dove potrete leggere come sia poi diventato direttore
generale di una ditta di aerotaxi, è stato insignito di ben undici medaglie
e viene onorato (in che maniera non viene precisato) nel National Aviation
Hall of Fame. Sul sito, potete anche finanziare la vecchiaia del signor
Tibbets, acquistando un modellino della bomba atomica, per 250 dollari, con
l'autografo del protagonista, "spedizione e assicurazione comprese". Sempre
a proposito di valori della famiglia, ricordiamo che la bomba si chiamava
Little Boy.
Non si tratta di un individuo mostruoso. Non c'è nulla di più diabolico in
lui che in qualunque entusiasta venditore di un sistema piramidale, o se è
per questo, in un giovane discotecaro.
Il sorriso di Paul Tibbets è un simbolo universale: si tratta
dell'espressione ultima dell'amusement. È il sorriso di fronte allo
spettacolo più esaltante di tutti i tempi, l'abbrustolimento di centomila
esseri umani. Con un accenno perverso ai valori della famiglia, esattamente
nell'istante in cui si sta per sterminare migliaia e migliaia di famiglie.
Perché tutto torni, almeno simbolicamente, possiamo contrapporre a Paul
Tibbets un uomo morto nel 767, proprio in Iraq:
"Fu Abu Hanifa, un eminente giurista di stirpe persiana, fondatore di
un'accademia giuridica di Baghdad, che per primo proibì l'uccisione di
donne, vecchi, bambini, malati, monaci e altri non combattenti. Egli
condannò anche lo stupro e l'uccisione degli ostaggi." Sven Lindqvist, Sei
morto: il secolo delle bombe, Ponte alle Grazie, 2001, p. 25.
Satana è stato abusato in mille modi, per suscitare angosce di fronte
all'ignoto, per imporre discipline, per escludere la necessità di ragionare,
o per condannare per sempre chi si ribellava all'ingiustizia.
Ma credo che possiamo definire il ghigno di Paul Tibbets davvero satanico,
perché nel suo stupido sorriso si spegne l'ultima somiglianza tra
l'intelletto umano e quello che i teologi attribuiscono al divino.
È questo il satanismo impenitente, perbenista, assolutamente sicuro di sé,
che è il cuore dell'americanismo. Quello che Costanzo Preve chiama il
"bombardamento etico", un terribile ossimoro - una "menzogna evidente" - tra
il linguaggio moralista, religioso, pubblicitario che giustifica tutto, e la
natura assassina di ciò che gli assassini fanno.
Quando il bombardamento etico diventa teologia, abbiamo la bestemmia ultima.
Abbiamo l'Acton Institute e i cristianisti e/o teocon. Abbiamo la teologia
di sangue e soldi di don Gianni Baget Bozzo. Abbiamo il cardinale Camillo
Ruini che benedice la guerra planetaria.
Ma mentre Satana, con le sue dita caprine e i suoi strani gusti in materia
di fuoco, è qualcosa di decisamente alieno, altro, la malvagità perbenista
ci fa pensare a un'altra figura archetipica, quella dell'Anticristo; e di
riflesso, ai tempi apocalittici in cui le varie narrazioni - cristiana,
islamica, ebraica, ma anche induista - ne collocano l'avvento.
Sono temi che interessano poco l'Italia, dove la religione è associata al
placido dominio della Madre Chiesa e dove invece i grandi drammi storici
vengono sempre letti in chiave di ideologie politiche molto laiche. Tanto
che molti, anche cattolici, confondono Satana, l'angelo decaduto che in ogni
era combatte contro Dio, e l'Anticristo, che è invece un uomo in carne ed
ossa, che imiterà per molti versi lo stesso Cristo, giungendo a dominare
l'intero mondo alla fine dei tempi, prima di venire sconfitto dal vero
Cristo.
Ma nel mondo evangelico, in quello islamico e in gran parte di quello
ebraico, i nostri tempi vengono letti spesso proprio in questa chiave. Un
po' perché è da oltre venti secoli che taluni vanno assiduamente a caccia
dei segni della fine dei tempi; e un po' perché i nostri tempi sono davvero
particolari.
Nikolaj Roerich, "Il libro della colomba"
Non è difficile capirne il motivo: il dramma, ai tempi dei mass media, entra
in ogni casa, ci presenta immagini sconvolgenti apparentemente prive di
causa; la guerra imperiale viene descritta - per quanto abusivamente - come
uno "scontro di religioni"; e si focalizza sul luogo simbolico dove i testi
delle tre religioni prevedono che si svolgerà il dramma finale, cioè
Gerusalemme e la Terra Santa. Infine, è oggi davvero diventato possibile
dominare l'intero mondo.
Qualche eco confusa arriva anche da noi. Un certo Gaetano Saya, che si
autodefinisce massone e agente del SISMI ("in sonno" comunque su entrambi i
fronti), nonché "capo assoluto" di un partito dal nome Destra Nazionale (il
simbolo è copiato da quello della CIA), inneggia a Oriana Fallaci e
proclama:
Dio benedica George W. Bush
Dio benedica gli Stati Uniti d'America
Il male sceso tra noi trova in uomini come George Bush in America,
in uomini come Gaetano Saya in Italia, un baluardo inespugnabile.
Uomini timorati di Dio, uomini duri e puri che illuminati
per volontà Divina, sono scesi nella valle oscura della morte
per difendere la Fede Giudeo Cristiana e l'Occidente.
Il bene che questi uomini rappresentano sconfiggerà l'Anticristo.
Dio è con loro
Il male verrà ricacciato dagli inferi da cui è uscito.
Il signor Saya, benché sia Capo Assoluto (e anche Presidente Onorario
dell'Unione Nazionale Forze di Polizia), ci perdonerà se segnaliamo che
commette due errori, di cui uno lieve e l'altro grave.
Quello lieve - è certamente ingiusto metterlo sullo stesso piano di George
W. Bush: siamo infatti certi che Gaetano Saya non sia responsabile di
centomila omicidi in Iraq (come ha calcolato un recente studio del Lancet).
L'errore grave invece riguarda l'uso del termine Anticristo.
Infatti, l'Anticristo non è affatto l'Altro. Non ha nulla a che vedere con
le angosce dell'Occidente, con il feroce Saladino, con il comunista che non
vuole il crocifissomangiapreti, con l'inquietante omosessuale.
No, l'Anticristo, ci dicono tutti i testi, non è colui che ci fa paura, ma è
proprio il seduttore, quello che ci conforta nelle nostre certezze
acquisite, ci rassicura nella nostra mediocrità. L'Anticristo siamo noi allo
specchio, la parodia di quello che noi stessi avremmo voluto essere. Solo la
combinazione tra spirito di ribellione ed estrema sensibilità ci permette di
riconoscere il marchio del demonio.
L'esoterista francese René Guénon ne diede un esempio, sottolineando come in
arabo, i termini che indicano il Messia - al-Masîh - e l'Anticristo -
al-Masîkh (più precisamente colui che guasta, distorce, falsifica) - si
distinguano nella scrittura araba letteralmente solo per un puntino:
Il Messia - ??????
L'Anticristo - ??????
In questo c'è una meravigliosa saggezza, che può benissimo essere letta
laicamente.
Non è certo necessario conoscere la scrittura araba per cogliere quel
puntino di differenza. L'elemento che ci svela il volto dell'inganno sarà
proprio la natura di imitazione, di falsificazione, che ci richedono di
infantilizzarci di fronte a parole che ci rassicurano, mentre veniamo
coinvolti in un unico, atroce delitto.
Ovviamente questo Anticristo - se così lo vogliamo chiamare - è un intero,
immenso sistema, non è certo un individuo; eppure sembra di intravederne
qualcosa negli urlati richiami che sentiamo in ogni momento all'acquisto,
alla difesa dell'Occidente, nella fantasia di una perfetta felicità
acquistabile per sempre da Amway o da Scientology, nella legittimazione del
massacro.
Ma siamo anche di fronte al primo caso di dominio mondiale della storia
umana, ed è inevitabile che qualcuno si ricordi i brani dell'Apocalisse che
paventano proprio questo. Un dominio che si regge sui pilastri del Total
Information Awareness dello spionaggio e del Full Spectrum Dominance dei
militari: un affascinante richiamo all'onniscienza e all'onnipotenza dei
teologi.
Eppure, per cogliere la portata della falsificazione, basterebbe pensare per
un istante a qualcosa di vero. Se vogliamo restare in ambito religioso, al
crepaccio alla Verna in cui San Francesco dormiva tra il frusciare delle
foglie; oppure al suono del sistro nelle messe copte.
E poi pensare, per contrasto, a chi oggi si permette di parlarci di noi, di
Dio, d'Occidente: il conquistatore; l'eletto - per ritornare all'immagine
del dio d'Amway; il signore nelle cui mani i missili diventano denaro e gli
uomini diventano cadaveri.
Colui che si è disegnato un dio che lo giustifica e che stermina i suoi
nemici. Il volto dal sorriso fissato nell'immagine di una finzione costruita
ad arte da innumerevoli e servizievoli tecnici del dominio e signori dei
media. Illuso di possedere un'eterna giovinezza, con il diritto di vita e di
morte su un mondo che è sua private property…
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