Tanto Callisto che Zeferino vissero a cavallo del II-III secolo, e tutto
lascia credere che il tessuto ecclessiastico dell'epoca, compreso quello
diaconale, fosse stato pesantemente compromesso sotto l'aspetto della
corruzione.
Una buona parte del clero, infatti, doveva condividere con Callisto e
Zeferino interessi materiali legati al prestigio della loro posizione
all'interno della comunità, altrimenti non si spiegherebbe l'elezione di
Callisto a vescovo di Roma, dopo la morte dello stesso Zeferino, malgrado i
suoi criminali trascorsi!
Come Ippolito ci dimostra, esisteva anche una parte sana del clero, la quale
però era in sensibile minoranza: il fatto poi che lo stesso Ippolito si potè
dichiarare vescovo lui stesso, dimostra che la fazione che lo sosteneva era
profondamente avversa a quella maggioritaria dei corrotti di
Callisto-Zeferino.
Un'altro aspetto assai importante scaturisce dalla riflessione che se tutto
ciò ebbe a stimolare tanti e tali appetiti, vuol dire che la Chiesa, sino a
quel periodo, aveva accumulato già importanti ricchezze (mediante,
ovviamente, le donazioni e i lasciti), tali da suscitare l'ingordigia dei
corrotti. Ippolito, provenendo dall'esterno, sicuramente rimase sbalordito
da una tale situazione di fatto, probabilmente tipica del clero romano, in
quanto inserito in un contesto sociale (quello della capitale dell'impero)
in cui l'amoralità e la corruzione erano la norma!
E' molto probabile che tale fenomeno corruttivo risalga ai tempi della
venuta di Marcione in Roma: se non addirittura in tempi precedenti! Si sa,
infatti, che Marcione portò alla chiesa romana una considerevole somma di
denaro e che alcuni anni dopo lo stesso Marcione entrò in lite con i
"cristiani" romani.
Ufficialmente la causa fu dell'incompatilità della visione teologica
marcioniana con quella apostolico-romana. Tuttavia, stranamente, gli storici
della chiesa tengono a rimarcare che la somma fu "interamente" restituita a
Marcione. Se si è avuta l'esigenza di precisare reiteramente tutto ciò è
segno che devono esserci state delle pesanti diatribe in merito, le quali
avranno sicuramente prodotto degli echi fuori del contesto
apostolico-romano!
Questo malcostume e "ruberie" all'interno del tessuto ecclesiale non devono
essere state isolate. Basti pensare che lo stesso Paolo, malgrado il carisma
raggiunto, (almeno a detta degli storici della chiesa), sembra sia stato
accusato di essersi impossessato del denaro raccolto in favore dei
"fratelli" di Gerusalemme!!
Se, come appare sempre più probabile, Paolo fu quel "Saulus" citato in tre
varie occasioni da Giuseppe Flavio nelle sue opere, tutto ciò rientra nel
carattere dell'uomo! Infatti, Giuseppe ci informa che questo "Saulus",
insieme al fratello Costobarus, era solito aggredire e depredare i deboli
dei loro averi(1), avvalendosi anche di una banda di farabutti da essi
capeggiata!
L'impunità gli era garantita dal fatto di essere imparentato alla famiglia
reale degli erodiani (Erode Agrippa II, all'epoca) e di godere della
protezione della classe sacerdotale, erodiana anch'essa (boethusiani). Molto
probabilmente egli potè contare anche sull'appoggio di qualche sommo
sacerdote, molto vicino agli uomini della corte imperiale romana.
Dal momento che Giuseppe Flavio ci informa che fu Anania a volere la morte
di Giacomo, il fratello di Gesù, e che lo stesso Paolo fu coinvolto in prima
persona nell'assassinio di Giacomo (Recognitiones), non v'è dubbio che il
sacerdote protettore di Paolo fosse proprio Anania. Paradossalmente tutto
ciò lo ritroviamo anche negli Atti degli Apostoli, dove però Anania è stato
"spostato" nella città di Damasco e fatto passare per un "cristiano"!
E' utile far notare che ancora nel Medioevo Paolo era anche chiamato
"Saulus" e a volte, in alternativa, Paulus. Non v'è dubbio, dunque, che la
"S" iniziale venne sostituita con la "P". Per la verità, nelle sue opere
Giuseppe F. a volte lo indica come Saul e a volte come Saulus: ma non v'è
alcun dubbio che si tratti sempre della stessa persona, in quanto Giuseppe
lo cita sempre insieme a suo fratello Costobarus. La "stranezza" della
doppia citazione nominale nasce sicuramente dal fatto che Giuseppe ricordava
i due diversi modi di appellarlo: infatti, Paolo era "Saul" quando a
chiamarlo erano i suoi compatrioti giudei; era "Saulus" quando a chiamarlo
erano i romani.
Un altro elemento che ci conforta circa l'identificazione di Paolo/Saulus la
ricaviamo dalle lettere a lui attribuite. Infatti, in Galati è affermato che
dopo la vicenda della "conversione" Paolo si recò in Arabia, mentre in un
altro passo è citato che egli "dopo" 14 anni "ritornò" in Gerusalemme. Quale
nesso ha tutto ciò?
Giuseppe F. ci informa che Saulus era imparentato con la famiglia reale
degli erodiani: dunque egli era un IDUMEO! Lo stesso nome del fratello,
Costobarus, era tipico della tradizione idumea. L'Idumea, come si sa,
rappresentava la parte più meridionale della Paelstina. Dal momento che essa
confinava con la Nabatea, chiamata dai romani "Arabia", la stessa Idumea era
considerata dai romani come parte dell'Arabia.
Da tutto ciò si intuisce chiaramente una verità: Paolo/Saulus, NON SI RECO'
in Arabia, come ricorda "Galati", MA EGLI NACQUE IN ARABIA!! (Idumea). La
breve citazione "..dopo 14 anni ritornò a Gerusalemme" non significa altro
che a 14 anni Paolo venne portato a Gerusalemme per essere consacrato nel
Tempio, come avveniva all'epoca per i fedeli dell'ebraismo!
Il cambiamento del nome.
Ma per quale motivo Saulus divenne successivamente "Paulus"? Per il
desiderio di qualche scriba di procedere ad una "latinizzazione" del nome?
Oppure fu una scelta di Paolo allo scopo di "camuffarsi", in quanto si
sentiva in pericolo a causa dei suoi burrascosi trascorsi durante la sua
permanenza in Gerusalemme?..
Nella letteratura neotestamentaria è riportato che Paolo, dopo essere stato
"condotto" a Roma, godette di una "prigionia" piuttosto singolare! Egli
infatti godette di grande libertà di movimento, sorvegliato però da due
guardie! Un trattamento sconcertante per un prigioniero!! Neppure il più
sprovveduto degli uomini lo crederebbe! Quale fu dunque la verità?
Dal momento che tutta la storia dell'imprigionamento è una colossale
menzogna, e questo lo si capisce meglio sotto, va da sè che le guardie
armate avevano l'incarico di difenderlo e non di impedirgli di fuggire! Se
fosse provato, al di là di ogni dubbio, che egli, Paolo, venne ucciso per
decapitazione, non v'è dubbio che la responsabilità fu dovuta ad elementi
giudaici presenti in gran numero nel tessuto della società romana. Tutti i
giudei di Roma, infatti, conoscevano il ruolo svolto da Paolo in Palestina,
quale agente romano e del Sinedrio, prima e durante l'inizio della prima
guerra giudaica!
Tutto ciò riveste un ruolo veramente sconcertante nell'"economia" di
sviluppo del culto cattocristiano, in quanto si evince che la tendenza da
parte dei falsari "patristici" a beatificare e santificare i criminali, come
si ebbe nel proseguio (Cirillo, Callisto, Damaso, ecc.), fu una
caratteristica già iniziale del culto cattocristiano!
Da materiale raccolto recentemente, risulta che anche il prestigioso esegeta
Robert Eiseman, autore di vari libri sul cristianesimo delle origini e sui
"Rotoli del Mar Morto", è convinto che il Saul/Saulus citato dallo storico
Giuseppe Flavio, sia lo stesso Paolo delle "lettere" e degli Atti degli
Apostoli: cioè il fondatore, o quasi, del cristianesimo(2)!
Analogie e riferimenti sono molti: semplicemente quelli riportati negli Atti
sono stati palesemente e, a volte, ridicolmente mistificati!! Basti pensare,
ad esempio, alla citazione relativa al trasferimento NOTTURNO di Paolo da
Gerusalemme a Cesarea, scortato da OLTRE 400 UOMINI, tra fanti e cavalieri!
E tutto questo perchè? Secondo le frottole scritte negli Atti, perchè egli
era cittadino romano!! Neppure si fosse trattato dell'imperatore in persona!
Fu, dunque, tutto ciò una panzana? Non tutto, ma solo in parte.
Per quanto possa apparire strano, molto probabilmente Paolo fu REALMENTE
SCORTATO DA UN COSI' INGENTE NUMERO DI SOLDATI! Infatti, Giuseppe ci narra
di come Saulus, insieme a suo fratello Costobarus e ad un "certo" FILIPPO,
figlio di un ufficiale del Re Agrippa II (Erode Agrippa), nonchè curatore
delle sue scuderie, si dovettero muovere di notte da Gerusalemme, perchè
incaricati dai notabili della città di portare notizie ad Agrippa ed anche
al governatore di Siria-Palestina, Cestio Gallo, i quali si trovavano in
CESAREA (3), circa i preoccupanti eventi che si stavano verificando in
Gerusalemme.
Il periodo era tra il 66-67, quando la ribellione giudaica era ancora nella
fase iniziale. Le campagne circostanti Gerusalemme ed i luoghi che i tre
dovevano attraversare per recarsi a Cesarea, pullulavano di ribelli armati
ed inferociti(4), a causa delle stragi di giudei che il precedente
procuratore Florio aveva ordinato. Da ciò, quindi, la necessità di far
scortare i tre personaggi da una consistente scorta: altro che "cittadino
romano"!! (5)
Inoltre, c'è da aggiungere che nel periodo indicato negli Atti, circa il
58-60, la Palestina era ancora in quiete e pertanto sarebbe risultato
esageratamente assurdo l'impiego di una tale imponente scorta armata!
La decisione dei notabili della città di affidare a Paolo l'incarico di
portare notizie al governatore ed al re Agrippa II, scaturì dal fatto che
era necessario inviare una persona che conoscesse bene tutti i retroscena
della rivolta, tutti i nomi dei notabili rimasti fedeli a Roma e di quelli
che invece avevano aderito alla rivolta (Giuseppe Flavio fu uno di questi).
Inoltre, servivano notizie importanti anche per quanto riguardava la
consistenza numerica dei rivoltosi e del loro equipaggiamento: Paolo era di
gran lunga la persona più indicata per tale scopo!
C'è infine da sottolineare un'ultima cosa. Giuseppe Flavio, pur non citando,
in tale occasione, il nome di Saulus (almeno nella versione della Guerra
Giudaica giunta sino a noi), ci informa dell'assassinio di Giacomo il Giusto
(fratello di Gesù e capo degli Ebioniti di Gerusalemme), voluto dal sommo
sacerdote Anania, sicuramente uno dei "protettori" e sponsorizzatori di
Paolo/Saulus.
Eusebio, nella sua Storia Ecclesiastica, ci narra dell'aggressione di
Giacomo nel Tempio, ad opera di un gruppo di facinorosi e di come questi
farabutti "gettarono" Giacomo dal "pinnacolo" del Tempio, battendolo poi a
morte con dei bastoni. C'è in questa descrizione una parte di mistificazione
(forse, come al solito, con lo scopo di obnubilare qualche aspetto della
verità) e ciò lo si evince dal fatto che il pinnacolo, come ci suggerisce la
parola stessa, è il punto più alto del Tempio, pertanto, uno che viene
gettato da lì dovrebbe morire sul colpo e comunque non ci sarebbe certo più
bisogno di batterlo per ucciderlo!!
In realtà, l'effettivo svolgimento dei fatti ce lo fornisce il
"pseudo-Clementine" (Clemente Romano) in "Recognitiones". In tale opera è
riportato, infatti, che Giacomo si trovava, insieme agli altri fedeli sotto
la sua guida, all'interno del Tempio a pregare ed a battezzare. Ad un tratto
irruppe Paolo insieme ad una banda di esaltati al suo servizio, veri e
propri "squadristi" ante-litteram. Dopo aver sollevato un tumulto con le sue
grida e le sue accuse, Paolo afferrò un pesante ferro dall'altare e fece
l'atto di brandirlo per colpire, aizzando i suoi a fare altrettanto. In poco
tempo, lo spazio interno del Tempio divenne un'arena e venne versato molto
sangue.(6) Lo stesso Paolo, battè selvaggiamente il povero Giacomo e da
ultimo lo spinse fuori violentemente, lungo la scalinata che portava
all'interno del Tempio: ecco, dunque, DA DOVE FU GETTATO GIACOMO! NON DAL
PINNACOLO DEL TEMPIO, MA LUNGO LE SCALE E PER LA TOTALE RESPONSABILITA' DI
PAOLO DETTO DI "TARSO"!! Ecco cosa voleva nascondere Eusebio di Cesarea, lo
specialista in falsificazioni storiche!...
Ancora Recognitiones ci racconta che Paolo, credendo Giacomo morto, si
allontanò in tutta tranquillità, "spolverandosi" le maniche! Sicuramente a
questo punto intervennero i criminali della sua banda che finirono il povero
Giacomo a bastonate, come una bestia! Oggi, la figura di Paolo è immagine di
primo piano nel panorama "beatifico" della Santa Chiesa Cattolica, insieme
al celebratissimo Pietro, autore, insieme alla sua banda di ribelli zeloti,
del massacro dei coniugi Anania e Saffira, del cui crimine i falsari della
letteratura patristica addebitarono, nientedimeno, a DIO!!
Conclusione...
Gli Atti degli Apostoli sono stati definiti anche la "biografia" di Paolo,
per il ruolo centrale che tale personaggio ha nel contesto dell'opera. Non
v'è dubbio che l'opera venne scritta tenendo aperti, davanti agli occhi, i
libri di Giuseppe Flavio. Nella "Vita", opera autobiografica dello
scrittore, è narrata la disavventura occorsa a Giuseppe F. mentre si recava
a Roma in qualità di avvocato difensore di due suoi amici rabbini, accusati
in Gerusalemme di essere contigui al movimento dei ribelli. Essi vennero
inviati a Roma in catene per difendersi dalle accuse di fronte a Cesare.
Mentre Giuseppe ed i due rabbini erano in viaggio verso Roma, un terribile
uragano si abbatte sulla nave sopra la qaule essi viaggiavano, facendola
affondare.Nel libro di Giuseppe si parla di Mar Adriatico, ma sicuramente si
trattò dello Ionio, in quanto successivamente, dopo essere stati raccolti da
un'altra nave essi sbarcarono a Puteoli (Pozzuoli). I greci erano soliti
chiamare lo ionio "Adriatico", in quanto esso rappresentava, sino ad un
certo punto, una propaggine dell'Adriatico vero e proprio.
Nella conclusione degli Atti è narrata un'analoga disavventura occorsa a
Paolo, mentre veniva condotto a Roma per COMPARIRE DAVANTI A CESARE!
(ricordarsi dei due rabbini che dovevano comparire anch'essi davanti a
Cesare). Non v'è dubbio che l'episodio narrato da Giuseppe sia servito di
ispirazione agli autori degli Atti, in quanto parlando dell'isola di Malta,
parlano anch'essi del Mar Adriatico!
Tutto questo ci dovrebbe far riflettere profondamente sull'imponente opera
di falsificazione e mistificazione degli eventi storici e dei personaggi
operata da coloro che misero in piedi un culto che sarebbe poi destinato a
perseverare per oltre 18 secoli dopo di loro!!
Elio
____________________
NOTE:
(1) Negli Atti e nelle lettere "paoline" è riportato che Paolo prima della
"conversione" era un violento il quale se la prendeva, però, solo con i
"cristiani". Come moltissime altre affermazioni presenti negli Atti, lo
"spunto" della notizia è molto spesso storico, solo la presentazione delle
notizie è quasi sempre falsata, per impedire a chiunque di "intuire" più del
necessario!!...Da notare che "cristiano" deriva dal greco "christianos" il
quale significa "messianista": cioè, appartenente (in Palestina) al
movimento dei messianisti. Questo fu un movimento trasversale che
comprendeva frange di tutte le realtà in cui si articolava la società
giudaica del tempo.
Denominatore comune per tutti gli appartenenti a tale movimento era
l'ardente desiderio di liberare il "Regno di Dio" (Israele) dalla
dominazione straniera. In alcune sette (zeloti, sicari) tale desiderio
irrendentista assumeva aspetti estremizzanti, assai temuti dalla componente
più moderata del messianismo, la quale temeva fortemente la reazione romana.
Fu così che i romani godettero anche della collaborazione di una parte di
coloro che pure erano avversi al loro dominio. (Una parte importante dei
farisei. Sadducei e Boethusiani furono sempre schierati a favore dei romani
e detestavano profondamente i messianisti i quali, tra l'altro, non facevano
mistero di odiare a loro volta gli erodiani, ritenendoli usurpatori del
trono, in quanto non discendenti dalla casa davidica). Da tenere presente,
inoltre, che i vangeli (spudoratamente filoromani) se la prendono
soprattutto con i farisei, mentre i sadducei sono citati solo sporadicamente
e mai sotto una luce decisamente negativa, come invece i farisei!
(2)In realtà è molto probabile che Paolo non ebbe un effettivo ruolo attivo
nella fondazione del "cristianesimo", laddove il termine deve essere
riferito (almeno nella fase iniziale) solo al culto praticato presso la
chiesa di Antiochia. Tuttavia è quasi certo che egli fornì il "materiale" di
base affinchè si potesse costruire su tale materiale una vera teologia:
quella del "messia" crocifisso e poi "risorto"! Una concezione teologica
assai cara agli ambienti ellenistico-romani!
Non dimentichiamo che Paolo fu anche un agente degli erodiani, i quali erano
un miscuglio di sacerdoti e nobiltà erodiana. In tale qualità egli venne
sicuramente a conoscenza della "singolare" vicenda del sedicente "messia",
aspirante al trono d'Israele, il quale venne catturato e poi crocifisso dai
romani, insieme ad alcuni suoi compagni di lotta. I fatti avvennero,
presumibilmente durante la potestà del procuratore P.Pilato sulla Palestina.
L'elemento che rese singolare quella vicenda (ci furono, in realtà, già
altri sedicenti messia caduti in combattimento o giustiziati) fu sicuramente
la sparizione del cadavere dalla croce, avvenuta presumibimente durante la
notte. Considerando che il personaggio in questione si dichiarò "messia di
Israele, l'episodio ebbe sicuramente una certa risonanza e ci fu anche chi,
perchè convinto o ad arte, suppose la "risurrezione" del sedicente messia.
Ci sono elementi abbastanza confortanti per far ritenere che il corpo venne
sottratto alla croce per trasportarlo nei luoghi di origine e darvi ivi
sepoltura: forse perchè gli autori dell'operazione volevano mantenere
l'incognito. Infatti, dopo la morte accertata, il corpo sarebbe stato
comunque a disposizione di chi lo richiedesse per la sepoltura. Qualcuno,
oggi, avanza addirittura l'ipotesi che forse lo sfortunato combattente non
era ancora morto e la deposizione "anticipata" dalla croce venne fatta con
la speranza di salvare la vita al condannato! Ci sono testimonianze, sparse
qua e là nel contesto neotestamentario, secondo le quali le guardie dei
crocifissi "chiusero" un occhio in quanto subornate!
(3) Negli Atti è riportato, per l'appunto, che Paolo in Cesarea ebbe
contatti con il procuratore romano Felice e con Re Agrippa. Essendosi la
vicenda svolta nel 66-67, l'autorità romana in questione (governatore) era
Cestio (o Gestio) Gallo, il quale, non molto tempo dopo, verrà sostituito da
Nerone con Muziano. Negli Atti la vicenda è temporalmente posta tra il 58 ed
il 60. Quasi certamente all'epoca il procuratore era proprio Felice, mentre
Agrippa era ancora lo stesso di quello nominato da Giuseppe. Si trattava di
Erode Agrippa II, figlio di Agrippa I. Alla morte dello zio, Erode Agrippa
di Calcide, egli assunse il nome di Erode Agrippa II.
Un altro aspetto che può aggiungere maggior credito alla vicenda, è che in
Atti, al cap.24:10, è riportato prorpio il termine "GOVERNATORE" e non
PROCURATORE! (un'imperdonabile trascuratezza dei falsari!) Ora, Felice fu
effettivamente il procuratore della Palestina, ma la carica di governatore
corrispondeva a quella di "legato" imperiale ed era gerarchicamente sopra al
procuratore (o prefetto che fosse). Il governatore della Palestina era lo
stesso di quello di Siria e la sua residenza abituale era in Antiochia.
Dunque, per motivi non ancora spiegati, la vicenda del trasferimento di
Paolo a Cesarea venne spostata di circa 8-9 anni indietro, quando Felice era
procuratore della Giudea. Perchè?...E' difficile da spiegare e da intuire.
Forse per tentare di "separare" il Paolo dell'apologia cristiana da quello
storico, il cui profilo ci viene restituito da Giuseppe Flavio. Occorre
tenere presente, al riguardo, che la genesi degli Atti si colloca, con tutta
probabilità, dopo la metà del II secolo, quando, a causa del successo
iniziale, il nuovo culto "cristiano", scaturito dalla fusione sincretica
della chiesa cristo-paolina di Antiochia e da quella ebionita-apostolica
d'Asia (o delle provincie d'Asia) cominciava a subire attacchi sempre più
mirati da parte dell'entourage pagano: da qui l'esigenza da parte dei
falsari patristi di camuffare le vere generalità dei personaggi che
apparivano nella letteratura cristiana, in quanto facilmente attaccabili e
smascherabili! (vedi Celso)
Per finire, un altro importante elemento probante sul fatto che il Saulus
"flaviano" è proprio il Saul/Paolo degli Atti degli Apostoli e delle
"celebri" lettere, deriva dalla notizia che ci fornisce Giuseppe F. in
merito all'evento che dopo aver fatto il resoconto della situazione al
governatore Cestio Gallo, Paolo/Saulus venne incaricato dallo stesso
governatore di RECARSI IN ACAIA a riferire all'imperatore Nerone (o chi per
lui) della drammatica situazione che si stava sviluppando in Palestina. In
quegli anni, 66 inizio 67, Nerone si trovava in "tournèe" in Acaia con
sicura sosta in Corinto, capitale della provincia citata. Tra l'altro a
Corinto si trovava il fratello di Seneca in qualità di procuratore.
Negli Atti troviamo descritto che Paolo si recò in ACAIA , a Corinto, in
missione "pastorale". Una squallida menzogna, dal momento che si sa che
Paolo era odiato da quella che un secolo dopo i falsari "patristi"
definirono spudoratamente "chiesa giudeo-cristiana di Gerusalemme": in
realtà, tale comunità non aveva NULLA DI CRISITANO essendo essa una comunità
nazareno-ebionita guidata da Giacomo il Giusto, fratello di Gesù, sino a
quando Giacomo non venne barbaramente ucciso da Paolo e dai suoi "scagnozzi"
: veri e propri squadristi ante-litteram al soldo del sommo sacerdote
Anania, protettore di Paolo. (Quello che i falsari ecclesiastici
"dislocarono" a Damasco!)
(4)E' molto probabile che proprio in tale contesto si situa l'"esecuzione"
di Stefano. Un personaggio con tale nome è citato da Giuseppe Flavio nelle
sue opere. (da notare che sono moltissimi i personaggi citati negli Atti i
cui nomi vengono puntualmente rinvenuti in Giuseppe Flavio. Persino il
"Niger", presente ad Antiochia durante la fase iniziale della "predicazione"
di Paolo).
Giuseppe ci racconta che Stefano, un funzionario della casa imperiale romana
a Gerusalemme, sicuramente ben conosciuto, considerando l'approccio che
Giuseppe fa al personaggio, mentre era in strada a circa una ventina di
miglia da Gerusalemme, venne aggredito da una banda di ribelli, i quali lo
depredarono di tutti i suoi averi (probabilmente dopo averlo ucciso). Quando
venne messo al corrente dell'accaduto, Cumano, il procuratore dell'epoca,
andò su tutte le furie e diede ordine ai suoi soldati di operare un
durissima rappresaglia ai danni dei villaggi posti nei dintorni del luogo in
cui si consumò il grave fatto dell'aggressione a Stefano. Tanta rabbia ci
induce a credere che Stefano fosse un personaggio piuttosto importante e ben
noto in Gerusalemme e con molta probabilità fu amico tanto di Giuseppe
quanto di Saulus.
(5) Immaginiamoci se tutti gli accusati, di cittadinanza romana, chiedessero
di rivolgersi a Cesare per essere giudicati, quale enorme dispendio di mezzi
per tale scopo! Tutto questo ci fa capire chiaramente che si tratta
semplicemente di favole per "adulti"!
(6) La vicenda qui narrata potrebbe essere ricondotta a quella evocata negli
Atti, accettando però una pesante alterazione dei fatti: cosa da non
stupire, d'altronde! Come si ricorderà, negli Atti è narrato che FU PAOLO AD
ESSERE AGGREDITO nel Tempio! Ora le cose sono due: o i fatti furono
completamente capovolti, per far apparire Paolo come "vittima", anzichè,
come storicamente fu, il persecutore, oppure il luogo citato negli Atti è
diverso da quello reale! Infatti, potrebbe trattarsi della Sinagoga di
Corinto. Come ci informano gli Atti e le lettere, Paolo a Corinto rischiò di
essere linciato! Nè, del resto, può essere ritenuta veritiera
l'ambientazione in Gerusalemme, dato che la posizione che Paolo occupava lo
metteva al sicuro da qualsiasi aggressione: specialmente nel Tempio!!
Elio
PS - Lo "smascheramento" di Paolo non dovrebbe sorprendere nessuno, in
quanto si tratta "semplicemente" di un elemento di una lunghissima serie di
menzogne ("pia frode") intessute su vicende genuinamente umane che la
proterva fantasia di cinici speculatori ha finito con il rendere
"trascendentali".
In realtà questo processo di mistificazione e mitizzazione dei vari
personaggi, che in ogni epoca ed in ogni luogo della terra hanno contribuito
a creare le favole mitologiche, è comune a tutti i popoli del passato. Ciò
che è di grande rilievo è il fatto che tali processi sono avvenuti, in
genere, molto lentamente e la "deificazione" dell'eroe in questione avveniva
sempre in epoche molto distanti dal tempo in cui si svolse la vicenda umana
di questi personaggi!
Nel caso del cristianesimo, invece, si assiste ad un "travolgente" e rapido
sviluppo dei presupposti che portarono alla deificazione del personaggio
Gesù il nazareno. Perché??..Non ci vuole molto a capirlo: PERCHE' CI FU IL
DIRETTO INTERESSAMENTO DEL POTERE IMPERIALE, al fine di favorire una
teologia che sconfessasse il messianismo tradizionale giudaico, quale
incessante motore che aveva già dato luogo ad una terribile guerra, quella
del 66-70, e che, alla fine del I secolo-inizio del secondo, già stava
creando i presupposti per un'altra, ancora più devastatnte guerra: quella
del 132-135!
Questi eventi che stavano maturando, gettarono in grande inquietudine le
autorità romane, perché nessuno poteva prevedere con certezza a priori lo
sviluppo degli eventi. I romani sapevano infatti che, in caso di un nuovo
conflitto, il fronte sarebbe stato molto più esteso di quello della prima
guerra, la quale interessò quasi esclusivamente i popoli della Palestina.
Nella seconda guerra il fronte fu molto più ampio, sviluppandosi dalla
Cirenaica, passando per l'Egitto, la Palestina ed attraverso un'ampia fascia
arrivare sino alla Mesopotamia, passando per la Siria centro-meridionale.
Se le forze romane avessero presentato gravi difficoltà a controllare i
rivoltosi sin dall'inizio, sarebbero certamente intervenuti i Parti, da
sempre spina nel fianco dei confini orientali dell'impero. Perdere il
controllo di quella parte estremamente importante dell'impero poteva avere
in seguito risvolti devastanti per la stessa esistenza dell'impero romano!
Sicuramente qualche abile stratega dell'intellighenzia romana pensò di
giocare la carta della riforma del giudaismo attraverso una "rivisitazione"
della figura del "messia" dell'immaginario comune giudaico e dei popoli che
a tale figura facevano riferimento. (la distruzione della presenza romana in
oriente, infatti, non avrebbe giovato solo ai giudei, ma a tutti i popoli
dell'oriente, dell'Egitto e dell'Africa del nord).
E' dunque in tale prospettiva che vanno ricercati gli elementi del
travolgente successo del cristianesimo "paolino": senza il potere romano,
oggi gli idolatri cattolici si inginocchierebbero davanti alle statue di
Giove, di Giunone, di Minerva, di Apollo, ecc. Grazie al cattolicesimo, oggi
i cattolici si prostrano davanti alle statue di Gesù, della Madonna, di
S.Giuseppe, di S. Eustorgio, di S. Eustachio, di S.Fraccazzo da Velletri,
ecc. con evidente vantaggio per le loro anime!!