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Hinayana/Mahayana 2

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stalker

unread,
Oct 30, 2006, 4:24:55 AM10/30/06
to
La 'polemica' Hinayana/Mahayana è antichissima ma, a mio avviso, tuttora
attuale.

Ma prima di arrivare alle mie conclusioni su questo importante tema, vorrei
cercare di sgombrare alcuni equivoci. Dottrinali e storici.

1. Dottrinali.

La risposta del Buddha Shakyamuni (Siddhartha), e dei maestri che hanno
seguito il suo insegnamento, ai bisogni spirituali dell'uomo è unica nella
storia dell'umanità.

Essa rifiuta di delegare questa risposta ad una divinità.

Lo Shakyamuni non nega l'esistenza delle divinità, tutt'altro. Ma rifiuta l'idea
che esse siano detentrici di una risposta che possa 'salvare'
definitivamente l'uomo.

E' l'uomo che può e deve operare in tal senso. E' l'uomo che deve
svincolarsi dai desideri mondani e abbracciare quelli spirituali per
arrivare al Risveglio. Le divinità, come gli uomini e tutti gli esseri
senzienti, possono aiutarlo o ostacolarlo su questo cammino. Ma non
detengono la chiave di accesso ultima.

Dopo il parinirvana del Buddha (la sua morte), il Risvegliato non ha
lasciato eredi ad indicare ciò che sia giusto o sbagliato per il cammino,
ma solo la dottrina, il Dharma, che ogni discepolo buddhista deve penetrare
in profondità (usare le 'dita' delle parole e della pratica per arrivare
alla luna indicata dalle dita che rappresenta la Verità ultima) per
raggiungere la Salvezza.

Ognuno di noi è chiamato in causa in prima persona.

Affidarci ad una scuola, e ad un maestro, vuol dire solo che abbiamo Fede in
loro affinché possano aiutarci in questo difficile cammino. Non che la
scuola o il maestro siano detentori ultimi del Dharma, né che possano
fungere da 'viatico' tra il Dharma e noi.

2. Storici.

La parola del Buddha, la dottrina del Buddha, è riportata nel Canone.

Al momento disponiamo di tre Canoni con molti aspetti in comune e altri
differenti.

Il Canone scritto in pali, il Canone scritto in cinese e il Canone scritto
in tibetano.

Del Canone pali sappiamo essere suddiviso in tre canestri: quello del
Vinaya, dei Sutra e dell'Abhidharma.

Quello cinese è molto complesso basti sapere che contiene circa i 5 primi
Nikaya uguali al pali, Vinaya di più scuole antiche e vari Abhidharma,
nonche moltissimi sutra Mahayana. Il Canone cinese deriva principalmente da
testi indiani, per lo più redatti in sanscrito e successivamente tradotti in
cinese.

Il tibetano è suddiviso in due raccolte: il Kanjur e il Tanjur. Il primo
contiene le parole del Buddha, il secondo i commentari (qui l'Abhidharma è
nel secondo. ovvero non è considerato parola del Buddha come per le scuole
hinayana). Essendo le scuole tibetane di origine e pratica Mahayana anche
qui abbondano i sutra Mahayana (tranne il Vinaya di origine hinayana,
infatti utilizzano quello dei Mulasarvastivada) e anche qui prevalgono testi
indiani sempre di origine sanscrita e poi tradotti in tibetano.

Ora sappiamo tutti che il Buddha non parlava né cinese, né tibetano, né
pali.

Sicuramente, essendo di casta kshatrya, conosceva e parlava il sanscrito.
Probabilmente durante le predicazioni parlava il dialetto pracritico della
sua gente, il magadhi.

Il contatto tra l'Occidente e il buddhismo è cosa che risale al secolo
scorso. Un'acculturazione lenta e progressiva.

Gli Occidentali hanno incontrato uno Sri Lanka e una Indocina (Siam,
Cambogia, Laos e Birmania) in cui veniva venerato il Canone pali, un
Tibet/Nepal/Mongolia in cui veniva venerato il Canone tibetano, una lontano
Oriente (Cina, parte del Vietnam, Corea e Giappone) in cui veniva venerato
il Canone cinese. Certamente con una variegata struttura di scuole che
veneravano principalmente un sutra (discorso del Buddha) rispetto ad un
altro.

L'opinione comune degli occidentali dell'epoca (e di molte persone tutt'oggi)
è che gli insegnamenti del Buddha Shakyamuni, un personaggio vissuto
realmente nel V sec. a.C., siano conservati nei Sutra in lingua pali,
ovviamente anche qui con aggiunte leggendarie avvenute nei secoli. Da questo
corpus dottrinale antico ed autentico nel corso della storia si siano
staccati, sempre secondo questa opinione, altri insegnamenti apocrifi
(falsamente attribuiti al Buddha Shakyamuni) e, come diremmo noi eredi della
cultura cristiana, eretici: i sutra Mahayana ovvero buona parte del Canone
cinese e di quello tibetano.

Questo perché il Canone cinese e quello tibetano sono più 'confusi' di
quello pali, contengono molte aggiunte locali evidenti, concedono molto a
divinità e a Buddha cosmici che nulla hanno a che fare con lo Shakyamuni e
i suoi insegnamenti precisi, realistici e concreti, contenuti nel
Sutrapitaka pali.

Negli ultimi venti anni, tuttavia, gli studi scientifici su questi Canoni e
sulla loro incredibile storia ha fatto molta chiarezza. E le conclusioni
conducono verso altre interpretazioni dei fatti.

Senza voler indugiare su un resoconto storico, non è questa la sede, si può
affermare che gli studi storici documentano una India, prima del drammatico
intervento turco del XII secolo e dopo le razzie degli unni bianchi, ancora
ricca di monasteri buddhisti. Un buddhismo tuttavia in declino rispetto ad
una 'riscossa' brahmanica.

I monasteri buddhisti sono riccamente descritti da pellegrini cinesi che
sanno di avere un duplice compito: sia quello di attingere alle fonti,
ritenute autentiche in quanto indiane, del Dharma buddhista, sia quello di
fornire dei precisi resoconti per i propri imperatori.

Da questi resoconti cinesi veniamo a scoprire che nei monasteri buddhisti
convivevano monaci e insegnamenti mahayana e hinayana. Certo vi erano
monasteri a prevalenza mahayana e monasteri a prevalenza hinayana, ma la
'scissione' non era assolutamente definita. Vestivano uguale e seguivano lo
stesso vinaya (quello adottato dal monastero in cui vivevano). Xuanzang
monaco cinese mahayana rimane abbastanza stupito di questo, ma si fa
ospitare e viene comunque ospitato indifferentemente da questi monasteri,
spesso misti.

Non è una condizione strana. Ad esempio oggi sappiamo, quasi con assoluta
certezza, che la scuola Sautrantika (hinayana) non aveva dei monasteri
propri. I monaci sautrantika vivevano con gli altri ma seguivano e
utilizzavano i propri testi monastici.

Per quanto riguarda Xuanzang ci riferiamo ad un periodo che risale al VII
secolo d.C. I testi e le posizioni Mahayana (i prajnaparamita sutra) sono
antecedenti di almeno 7 secoli.

Per 700 anni monaci (non laici) che seguivano sutra differenti che
attribuivano direttamente al Buddha Shakyamuni hanno convissuto negli stessi
locali con altri, in assoluta tranquillità. Per almeno 700 anni nessuno si è
staccato da nessuno.

Perché il buddhismo è scomparso dall'India?

Che origine hanno i mahayana e quali sono i punti centrali della loro
dottrina?

I prajnaparamita sutra sono discorsi effettivamente pronunciati dal Buddha
Shakyamuni?

Perché successivamente i mahayana si sono separati dagli hinayana?

Perché i theravada sono l'unica scuola hinayana rimasta?

Queste le domande a cui cercherò di rispondere nei successivi post. Non ho
messo le fonti documentali per non appesantire il testo. Ma se qualcuno ne
ha bisogno per ulteriori approfondimenti sono qui.

Cordialità,

stalker


amalric

unread,
Oct 30, 2006, 4:38:56 AM10/30/06
to
In article <4545c4f5$0$19239$4faf...@reader4.news.tin.it>,
"stalker" <sta...@chihi.it> wrote:

Grazie. Molto chiaro e interessante. Apprezzo molto le spaziature, IMHO
indispensabili sullo schermo.

Sulla riscoperta da parte degli occidentali del buddhismo in India,
Ceylon e Swat, a volte assai fortuita negli anni 1800, ho letto 'The
Buddha and the Sahibs' di Charles Allen in paperback.

Am.

Fabrizio Bartolomucci

unread,
Oct 30, 2006, 7:15:47 AM10/30/06
to
Il 30 Ott 2006, 10:24, "stalker" <sta...@chihi.it> ha scritto:

[Snip su una serie interessante e condivisibile di osservazioni]

> Negli ultimi venti anni, tuttavia, gli studi scientifici su questi Canoni
e
> sulla loro incredibile storia ha fatto molta chiarezza. E le conclusioni
> conducono verso altre interpretazioni dei fatti.

E qui ci troviamo in una tipica forma retorica per la quale ad un resoconto
oggettivo si fa seguito con qualcosa che sembra una sua prosecuzione ma che,
nella prescrizione, si definisce non esserlo.

> Per quanto riguarda Xuanzang ci riferiamo ad un periodo che risale al VII
> secolo d.C. I testi e le posizioni Mahayana (i prajnaparamita sutra) sono
> antecedenti di almeno 7 secoli.
> Per 700 anni monaci (non laici) che seguivano sutra differenti che
> attribuivano direttamente al Buddha Shakyamuni hanno convissuto negli
stessi
> locali con altri, in assoluta tranquillità. Per almeno 700 anni nessuno si
è
> staccato da nessuno.

So what? Ciò dice solo che alcuni monaci Hinayana ad un certo punto hanno
perso determinate certezze e si sono affidati ad altri principi. Non è un
segreto il fatto che la maggior parte dei monaci Theravada al giorni di oggi
nel sud est asiatico non praticano la meditazione e spesso portano soldi con
se, per non dire di peggio.
Non comprendo tuttavia cosa questo abbia a che fare con la purezza
dell'insegnamento del Buddha riportata nel canone Pali oggetto della
premessa.

> Perché il buddhismo è scomparso dall'India?

Perchè la cultura Brahmanica mal sopportava l'equiparazione con le altre
caste che veniva implicitamente promossa dal Buddhismo.

> Che origine hanno i mahayana e quali sono i punti centrali della loro
> dottrina?

La fame: una volta che tali monaci hanno perso la purezza, naturalmente
hanno perso anche il sostegno dei laici e quindi, per non morire di fame,
hanno dovuto precipitosamente rivedere i propri pincipi e guadagnarsi il
pane da soli.

> I prajnaparamita sutra sono discorsi effettivamente pronunciati dal Buddha
> Shakyamuni?

Lo escludo.

> Perché successivamente i mahayana si sono separati dagli hinayana?

Occasionalmente nascono dei nuclei di purezza, come è avvenuto recentemente
con il lingaggio della foresta in Thailandia, che riscoprono i principi di
base e la possibilità di sostenersi con essi senza compromessi. Non sono
quindi coloro che seguono una via di minor purezza a staccarsi dagli altri;
è vero piuttosto il contrario.

> Perché i theravada sono l'unica scuola hinayana rimasta?

Perchè tutte le altre si sono fatte chiamare Mahayana.

> Queste le domande a cui cercherò di rispondere nei successivi post. Non ho
> messo le fonti documentali per non appesantire il testo. Ma se qualcuno ne
> ha bisogno per ulteriori approfondimenti sono qui.

Prima tocca a te.

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

domnei

unread,
Oct 30, 2006, 7:34:59 PM10/30/06
to

stalker ha scritto:

> La risposta del Buddha Shakyamuni (Siddhartha), e dei maestri che hanno
> seguito il suo insegnamento, ai bisogni spirituali dell'uomo è unica nella
> storia dell'umanità.
> Essa rifiuta di delegare questa risposta ad una divinità.

non è "unica nella storia dell'umanità". La fine dei Veda - i. e. le
Upanishad - avevano dichiarato (VIII - VII a.C.) la non sussistenza di
un qualsiasi ente. Tanto per dire e prima che Alessandro mi dia della
vedantina, come se fosse un'offesa, o, perlomeno mi dica che sono OT.
Non è OT manco per niente, perché, in questo mondo sublunare, le cose
nascono da altre cose, e, visto che si parla tanto di karma, la legge
di causa ed effetto si manifesta, ovviamente, anche nello sviluppo da
una tradizione e da una scuola all'altra.
Casomai, la prima particolarità dell'insegnamento del Buddha storico
consiste nella promessa - non basata su alcun fideismo - di potersi
liberare partendo proprio da questo corpo, tanto largo e tanto lungo.
Questa è una novità.

> E' l'uomo che può e deve operare in tal senso. E' l'uomo che deve
> svincolarsi dai desideri mondani e abbracciare quelli spirituali per
> arrivare al Risveglio. Le divinità, come gli uomini e tutti gli esseri
> senzienti, possono aiutarlo o ostacolarlo su questo cammino. Ma non
> detengono la chiave di accesso ultima.

anche questo, come detto sopra, non è nuovo.
Intravedo dei rischi. Uno è la passione antropologica, che porta a
studiare il succedersi delle scuole e degli insegnamenti dando primaria
importanza a parametri - tra l'altro inficiati dal presente linguaggio,
e solo su questo argomento ci sarebbe troppo da dire - parametri che
snaturano gli insegnamenti stessi, roba da anatomopatologi (e mi
azzardo a dirlo perchè è stato il mio campo per tanto tempo).
C'è poi la fascinazione del sapere, che nella conversazione facilmente
diventa potere e non scambio di conoscenza. Ancora, c'è la tentazione
fideistica: qualcuno l'ha detto, e così è.
La "chiave di accesso ultima", chi la detiene? Certo non Indra, io
manco l'ho mai incontrato.
La detengo io, non roberta, femmina caucasica, due figli, un indirizzo,
un lavoro, questo è evidente. Ma se c'è qualcosa che possa essere
considerata una chiave d'accesso, di sicuro l'ho io. Il Dharmakaya è
presente. E, caro stalker, riguardo la fragola dell' apologo, non
penso, perché - ovviamente - penso, che corrisponda alla scoperta di
qualcosa degno d'essere gustato. La fragola è il Bardo di questa vita,
sospesa tra nascita e morte, tra sonno e veglia.
E' la possibilità di combaciare ora con il fluire dei fenomeni, non la
speranza di trovare uno stato ulteriore. Perché uno stato ulteriore
non c'è.


> Ognuno di noi è chiamato in causa in prima persona.

e non da qualcheduno, ma da noi stessi (chiedo scusa per l'apparente
contraddizione dualistica, ma è il caso di semplificare)

>
> Perché il buddhismo è scomparso dall'India?
>
> Che origine hanno i mahayana e quali sono i punti centrali della loro
> dottrina?
>
> I prajnaparamita sutra sono discorsi effettivamente pronunciati dal Buddha
> Shakyamuni?
>
> Perché successivamente i mahayana si sono separati dagli hinayana?
>
> Perché i theravada sono l'unica scuola hinayana rimasta?

detto così sembra superquark. ma visto che è anche mio oggetto di
studio, cercherò, ancorché parzialmente, di rispondere.
Alla prima domanda, è facile ribattere pensando alle invasioni
islamiche. L'India, e questo nel corso di almeno quattro secoli, ha
cercato di ricompattarsi sotto l'insegna dei primi insegnamenti, della
precedente cultura - vedica - e poi, casomai, di accogliere le nuove
istanze - ma solo la tradizione sufi - in un difficile sincretismo,
espresso da Kabir ed altri grandi. Quando si prova la necessità
cogente di identificarsi come popolo e cultura, probabilmente non si
guarda a quello che, più o meno a ragione,
si considera solo come un episodio. Si torna alle origini.
Ricordo che già Shankaracharya aveva, e con quale passione e forza, e
magari con quale errore, detto la sua nei confronti del Buddhismo.
Evidentemente, al grande Maestro non sembrava che il shunyata fosse una
gran bell'idea.
Eppure, che differenza c'è tra purva e shunyata? Già da un pezzo i
meno fideistici e più intellettualmente onesti tra i praticanti e
studiosi indiani se lo chiedono.
Ho cercato più volte su questo NG un parere a questo proposito.
alla fine, solo la pratica importa, e solo ora. Nessuna data mi è mai
stata d'aiuto, eppure leggo e continuo a leggere. Ma, e parlo per me,
so che sono le stampelle di qualcuno che ha paura di cadere, ma che ha
già i muscoli sufficienti per camminare. Come diceva Ramana Maharishi,
e mi auguro che nessuno abbia da ridire sul nome di un Perfetto, ben
aldilà di qualsiasi scuola, i libri sono l'ultimo ostacolo dell'uomo
di conoscenza.
e la pizza?

amalric

unread,
Oct 30, 2006, 9:43:21 PM10/30/06
to
In article <1162254899.8...@i42g2000cwa.googlegroups.com>,
"domnei" <dom...@hotmail.it> wrote:

> E' la possibilità di combaciare ora con il fluire dei fenomeni, non la
> speranza di trovare uno stato ulteriore. Perché uno stato ulteriore
> non c'è.

Dici? IMHO dipende dall'addestramento, che comunque ti porta a sentire
le cose in modo diverso e quindi a cambiare il paradigma della realta'.

Cio' che NON lo cambia e' la discussione sui concili e le formulazioni
di precedenze dottrinali.

I concili sono gia' stati fatti e cosi' le scelte dottrinali. In India
per dire, finche' gli integralisti si staranno buoni, nessuno ti
obblighera' mai ad una scelta.

Questo clima di tolleranza andrebbe creato in Occidente ed in Italia,
visto che qui la spiritualita' per il prossimo millennio sta appena
decollando, e dipende dalla forza e dall'esperienza di ognuno di noi.

Non certo dalla definizione a priori di un cammpo di legittimita',
scimmiottando il passato in batracomiomachie

Non lo fa neppure il Dalai Lama, che pure ricorda il grandissimo corpo
di conoscenze che il buddhismo ha alle spalle, eppero' ricorda che si
opera oggi anche per gli atei, e direttamente in confronto con la
scienza e l'ecologia della sopravvivenza.

Sarebbe ora di smetterla con le pretese di legittimita'.

Am.

Aikyo

unread,
Oct 31, 2006, 2:50:53 AM10/31/06
to

"stalker" ha scritto nel messaggio

>
>
> Ma prima di arrivare alle mie conclusioni su questo importante tema,
> vorrei cercare di sgombrare alcuni equivoci. Dottrinali e storici.
>
>
>
> 1. Dottrinali.
>
>
>
> La risposta del Buddha Shakyamuni (Siddhartha), e dei maestri che hanno
> seguito il suo insegnamento, ai bisogni spirituali dell'uomo è unica nella
> storia dell'umanità.
>
>
>
> Essa rifiuta di delegare questa risposta ad una divinità.
>
> Lo Shakyamuni non nega l'esistenza delle divinità, tutt'altro. Ma rifiuta
> l'idea che esse siano detentrici di una risposta che possa 'salvare'
> definitivamente l'uomo.

---------------------------

Questo solamente se per divinita' si intende un
essere diverso e totalmente estraneo all'uomo. Ma le divinita' rappresentano
anche le diverse facolta' interiori degli esseri. Ad esempio nel buddhismo
tibetano Avalokiteshvara non e' altro che la compassione, dentro o fuori di
noi, Vajrapani e' l'energia e la potenza, Manjucri la conoscenza ecc... La
stessa cosa si puo' affermare delle divinita' del panteon indu' o
greco-romano.

---------------------------


> Ognuno di noi è chiamato in causa in prima persona.
>
>
>
> Affidarci ad una scuola, e ad un maestro, vuol dire solo che abbiamo Fede
> in loro affinché possano aiutarci in questo difficile cammino. Non che la
> scuola o il maestro siano detentori ultimi del Dharma, né che possano
> fungere da 'viatico' tra il Dharma e noi.

---------------------------

Quello dei Maestri non e' un semplice aiuto, come
quello che puo' darci un amico spirituale: e' la trasmissione di una reale
influenza spirituale, caratteristica di un dato lignaggio, che, se da sola
non e' sufficiente perche' non puo' sostituire il lavoro su noi stessi,
tuttavia e' condizione necessaria, salvo casi del tutto eccezionali.
Altrimenti a che servirebbero le cosidette "iniziazioni"? Non sarebbero che
vuote cerimonie, spettacoli teatrali.

stalker

unread,
Oct 31, 2006, 4:47:45 AM10/31/06
to

"domnei" <dom...@hotmail.it> ha scritto nel messaggio
news:1162254899.8...@i42g2000cwa.googlegroups.com...

stalker ha scritto:

> La risposta del Buddha Shakyamuni (Siddhartha), e dei maestri che hanno
> seguito il suo insegnamento, ai bisogni spirituali dell'uomo è unica nella
> storia dell'umanità.
> Essa rifiuta di delegare questa risposta ad una divinità.

non è "unica nella storia dell'umanità". La fine dei Veda - i. e. le
Upanishad - avevano dichiarato (VIII - VII a.C.) la non sussistenza di
un qualsiasi ente.

---------------------------------------------------------
Non sono d'accordo. I Veda e le Upanishad sono testi diversi. Hanno una
origine diversa e sono espressioni di punti di vista differenti. All'interno
degli stessi Veda ci sono più punti di vista riguardo l'ortoprassi sui riti.
Le Upanishad anch'esse sono differenti. Le differenti letture di questo
composito corpo dottrinale a cui vengono solitamente aggiunti anche i Purana
costituiscono i complessi sistemi teologici tradizionali del c.d. induismo.
Di solito ogni sistema tradizionale teologico interpreta come vero la
'propria' lettura del corpo dottrinale di comune riferimento.
Avresti quindi dovuto scrivere: 'secondo alcune scuole .... la lettura dei
Veda e delle Upanisad viene interpretata come non sussistenza di enti...'.
Questo perché vi sono importantissime scuole che leggono i Veda e le
Upanishad in modo completamente opposto.
Detto questo vi sono alcuni autori che riprendendo alcuni insegnamenti
buddhisti, in particolar modo del Madhyamika, hanno elaborato sistemi
teologici c.d. della non differenza, non dualismo (advaita).
Certamente tra questi Gauda Pada che riteneva in modo assolutamente audace
di aver scorto nel Mandukya Upanisad i presupposti della propra dottrina.
Fino a Sankara che operò tale lettura collegandola alla sua lettura
dell'opera di Badarayana.

Eppure, che differenza c'è tra purva e shunyata? Già da un pezzo i
meno fideistici e più intellettualmente onesti tra i praticanti e
studiosi indiani se lo chiedono.
Ho cercato più volte su questo NG un parere a questo proposito.
alla fine, solo la pratica importa, e solo ora. Nessuna data mi è mai
stata d'aiuto, eppure leggo e continuo a leggere. Ma, e parlo per me,
so che sono le stampelle di qualcuno che ha paura di cadere, ma che ha
già i muscoli sufficienti per camminare. Come diceva Ramana Maharishi,
e mi auguro che nessuno abbia da ridire sul nome di un Perfetto, ben
aldilà di qualsiasi scuola, i libri sono l'ultimo ostacolo dell'uomo
di conoscenza.

====================
Cosa intendi per 'purva' e a quale scuola fai riferimento quando utilizzi
questo termine?

Mi spiego meglio:

Io posso non fare riferimento a niente e nessuno. Vedere la Verità e
raccontarla così come la vedo (d'altronde ogni cosa canta la Verità senza
chiedere nulla...).
Ognuno è libero di credere a ciò che dico o meno.

Me se opero una mediazione culturale allora è giusto confrontarsi. Se Gauda
Pada dice che l'autore del Mandukya affermava questo mentre qualcun altro
(non so Caitanya) dice l'opposto è opportuno fare delle verifiche sul
Mandukya. I libri possono essere di ostacolo oppure fonte di libertà.
Dipende l'utilizzo che se ne fa.
Sulla pessima interpretazione di alcuni testi si sono fatte stragi... di
vite o di intelligenze.

Per la pizza presto, spero...

stalker

stalker

unread,
Oct 31, 2006, 4:55:58 AM10/31/06
to

"Aikyo" <aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto nel messaggio
news:4gD1h.10182$Pk4....@tornado.fastwebnet.it...

>
> Questo solamente se per divinita' si intende un essere diverso e
> totalmente estraneo all'uomo. Ma le divinita' rappresentano anche le
> diverse facolta' interiori degli esseri. Ad esempio nel buddhismo
> tibetano Avalokiteshvara non e' altro che la compassione, dentro o fuori
> di noi, Vajrapani e' l'energia e la potenza, Manjucri la conoscenza ecc...
> La stessa cosa si puo' affermare delle divinita' del panteon indu' o
> greco-romano.
>
> ---------------------------
Certamente d'accordo per il primo punto. Assolutamente in disaccordo sul
secondo punto.
Solo alcune tarde scuole ellenistiche umanizzano in termini di facoltà umane
il pantheon greco-romano.
Stessa cosa dicasi per il c.d. pantheon 'induista'. Questo lettura
neo-gnostica è finita poi nella cultura new-age...

>
> Quello dei Maestri non e' un semplice aiuto, come quello che puo' darci un
> amico spirituale: e' la trasmissione di una reale influenza spirituale,
> caratteristica di un dato lignaggio, che, se da sola non e' sufficiente
> perche' non puo' sostituire il lavoro su noi stessi, tuttavia e'
> condizione necessaria, salvo casi del tutto eccezionali. Altrimenti a che
> servirebbero le cosidette "iniziazioni"? Non sarebbero che vuote
> cerimonie, spettacoli teatrali.

D'accordo. Ma i maestri non sono sacerdoti, non sono mediatori tra la Verità
ultima e noi.

cordialmente,
stalker


endogenesi

unread,
Oct 31, 2006, 5:00:34 AM10/31/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 08:50:53 +0100, "Aikyo"
<aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis--------


>Quello dei Maestri non e' un semplice aiuto, come
>quello che puo' darci un amico spirituale: e' la trasmissione di una reale
>influenza spirituale, caratteristica di un dato lignaggio, che, se da sola
>non e' sufficiente perche' non puo' sostituire il lavoro su noi stessi,
>tuttavia e' condizione necessaria, salvo casi del tutto eccezionali.
>Altrimenti a che servirebbero le cosidette "iniziazioni"? Non sarebbero che
>vuote cerimonie, spettacoli teatrali.

Hai ragione: il fatto che la relazione "Maestro > Discepolo" non
consista meramente in un semplice aiuto lo vedi chiaramente dal fatto
che la scuola del Buddhismo Zen fa risalire l’origine della propria
trasmissione a quella particolare relazione "Maestro > Discepolo"
detta "I shin den shin" ("dal mio spirito al tuo spirito") della quale
è stata tramandata una bellissima testimonianza nell'evento intercorso
tra il Buddha storico Shakyamuni Siddhartha e Mahakashyapa, sul picco
dell’avvoltoio.

«Un giorno, di fronte ad una folta schiera di discepoli che lo
avevano invitato a parlare, Shakyamuni Buddha restò a lungo
in silenzio. Poi, preso un fiore lo sollevò e attese. Solo
uno capì e sorrise… Shakyamuni disse a quello: “Io sono del
buon Dharma la preziosa visione, lo spirito misterioso del
Nirvana, vera forma senza forma, meravigliosa porta del
Dharma che si tramanda fuori dalle scritture, al di là della
parola e delle lettere. Questo ora lo tramando a te
Mahakashyapa".»

"Da questo apocrifo dell’XI secolo nasce, secondo alcuni, la
Tradizione Zen che, arrivando fino ad oggi, si tramanda di
Buddha in Buddha e rinvigorisce, rigenera il mito di
quell’evento storico salvifico che ancor oggi noi chiamiamo
il risveglio di Shakyamuni, pretendendolo ri-presentabile
tale e quale malgrado la discontinuità dei tempi."

Tratto da "Un corpo tradito"
di "Fausto Taiten Guareschi"

Ma la grandezza del Buddhismo, a mio modesto parere, non sta solo
nella sua "trasmissione viva e diretta" da persona a persona, da
spirito a spirito, piuttosto che nella "lettera morta" della parola
contenuta nella tradizione orale o nei testi scritti.
La grandezza del Buddhismo IMVHO è quella di esplicitare nel proprio
insegnamento, senza possibilità di dubbio, la necessità del
completamente di questa relazione attraverso un perfezionamento della
nostra guida spirituale, successivo all'innesco da parte del "Maestro
Esteriore" della consapevolezza in ciascuno di noi dell'esistenza
proprio "Maestro Interiore" che opera in noi attraverso il "dhamma
vicaya" (l'investigazione del Dhamma) così ben espressa e richiamata
dal Buddha nel discorso ai Kalama:

«Non fatevi convincere dall'autorità dei testi religiosi, né
dalla mera logica o dalle supposizioni, né dal piacere della
speculazione intellettuale, né dalla plausibilità, né
dall'idea "questo è il mio maestro".
Ma, Kalama, dopo averle attentamente esaminate, accettate
soltanto quelle cose che avete sperimentato e trovato sane e
lasciate perdere, invece, le cose che presentano
caratteristiche morbose, non solo secondo voi, ma anche
secondo il parere dei saggi»
(Kalama-sutta, Anguttara Nikaya III, 65).

Non penso che esista altra disciplina spirituale od una qualsivoglia
religione che possa, come il Buddhismo, essere così sinceramente
volta al bene del proprio praticante al punto di rinunciare
esplicitamente all'affermazione di un primato esercitato dalla
gerarchia del clero mediante l'insegnamento da essi trasmesso
attraverso la parola, le scritture, la dottrina, il rito: tutti upaya
non vincolanti per il Buddhismo, vincolanti invece in tutte le
religioni e nella maggioranza delle altre discipline spirituali.

Quindi i tre gioielli, sì; un prezioso riferimento nei saggi e nei
Maestri per orientarci nei nostri primi passi, sì; un primato dei tre
gioielli, dei saggi, dei Maestri sulla libertà personale ed
individuale d'indagine e di scelta da parte del praticante nella
propria ricerca spirituale, no.
Questo, IMVHO, rende il Buddhismo ineguagliabile ed insuperabile, lo
rende il più prezioso patrimonio spirituale che sia a disposizione
dell'umanità intera.
Ciao.

Claudio Pipitone

__________________________
Autore di *Endogenesi*
http://www.endogenesi.it/

endogenesi

unread,
Oct 31, 2006, 5:33:03 AM10/31/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 10:47:45 +0100, "stalker"
<sta...@chihi.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis-------


>Me se opero una mediazione culturale allora è giusto confrontarsi. Se Gauda
>Pada dice che l'autore del Mandukya affermava questo mentre qualcun altro
>(non so Caitanya) dice l'opposto è opportuno fare delle verifiche sul
>Mandukya. I libri possono essere di ostacolo oppure fonte di libertà.
>Dipende l'utilizzo che se ne fa.

Concordo: allo studioso, in una mediazione culturale, sono infatti la
base del confronto e la fonte del suo arricchimento, mentre al
praticante, in un percorso di pratica volta alla propria realizzazione
spirituale, sono infatti di ostacolo.

>Sulla pessima interpretazione di alcuni testi si sono fatte stragi... di
>vite o di intelligenze.

Condordo: la mera citazione dei testi, non diretta secondo
l'orientamento acquisito nella corretta pratica, giunge a provocare
anche irreparabili e gravi danni.

endogenesi

unread,
Oct 31, 2006, 5:41:15 AM10/31/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 10:47:45 +0100, "stalker"
<sta...@chihi.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis-------


>Me se opero una mediazione culturale allora è giusto confrontarsi. Se Gauda
>Pada dice che l'autore del Mandukya affermava questo mentre qualcun altro
>(non so Caitanya) dice l'opposto è opportuno fare delle verifiche sul
>Mandukya. I libri possono essere di ostacolo oppure fonte di libertà.
>Dipende l'utilizzo che se ne fa.

Concordo: allo studioso, in una mediazione culturale, sono infatti la


base del confronto e la fonte del suo arricchimento, mentre al
praticante, in un percorso di pratica volta alla propria realizzazione

spirituale, possono infatti costituire un ostacolo.

>Sulla pessima interpretazione di alcuni testi si sono fatte stragi... di
>vite o di intelligenze.

Condordo: la mera citazione dei testi, non diretta secondo

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Aikyo

unread,
Oct 31, 2006, 5:58:17 AM10/31/06
to

"endogenesi" ha scritto nel messaggio
> ---------omissis-------
>
> Concordo: la mera citazione dei testi, non diretta secondo

> l'orientamento acquisito nella corretta pratica, giunge a provocare
> anche irreparabili e gravi danni.
> Ciao.
>
> Claudio Pipitone


Irreparabili e gravi danni? Suvvia! Meglio leggersi il canone
buddhista, anche se non lo si comprende del tutto, che farsi rimbecillire
dalla TV. :-)


Aikyo

unread,
Oct 31, 2006, 9:09:54 AM10/31/06
to

> Certamente d'accordo per il primo punto. Assolutamente in disaccordo sul
> secondo punto.
> Solo alcune tarde scuole ellenistiche umanizzano in termini di facoltà
> umane il pantheon greco-romano.
> Stessa cosa dicasi per il c.d. pantheon 'induista'. Questo lettura
> neo-gnostica è finita poi nella cultura new-age...

Se a questo mondo tutti la pensassimo allo stesso modo ci
sarebbe da annoiarsi. :-)


> D'accordo. Ma i maestri non sono sacerdoti, non sono mediatori tra la
> Verità ultima e noi.

Cio' non e' dovuto ad una diversa funzione delle due
categorie, ma alla concezione cristiana che esista uno iato insuperabile tra
Dio e l'uomo. Questa e', a mio avviso, la vera differenza tra il buddhismo e
le religioni monoteiste.


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endogenesi

unread,
Oct 31, 2006, 10:54:48 AM10/31/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 11:58:17 +0100, "Aikyo"
<aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

>

La questione è più seria di quanto possa a prima vista apparire...
Non è infatti questione di comprensione, cioè di comprendere una
lettura di più o di meno: è questione di impedimento, di ostacolo alla
pratica, la quale deve essere "libera da pregiudizi" per dare i suoi
frutti, mentre una lettura avulsa dalla pratica forma inevitabilmente
dei pregiudizi, dei pre-orientamenti distaccati dalla pratica che sono
di ostacolo a quest'ultima.

Rimbellicillimenti televisivi a parte, naturalmente, sui quali sono
pienamente d'accordo con te... :-)

endogenesi

unread,
Oct 31, 2006, 11:02:11 AM10/31/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 15:22:31 +0100, the Archeopteryx
<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

----------omissis--------
> nella tradizione tibetana
>è detto a chiare lettere che una delle cose di base che
>differenziano il Tantra dal resto è che la lettura dei Lam.Rim,
>anche se fatta da soli e senza "guide", non può portare nessun
>male ma solo del bene.

Se è una pedissequa recitazione devozionale senza che da questa vi sia
formazione preconcetta di una opinione su quanto si legge, allora sono
d'accordo, ma se dalla lettura segue la formazione di idee ed opinioni
di quanto letto avulsi dalla pratica, allora queste opinioni
preconcette vanno a costituire null'altro che ulteriori pregiudizi che
ostacolano la pratica.

amalric

unread,
Oct 31, 2006, 11:51:21 AM10/31/06
to
In article <rckek2t9rqjs20m9i...@4ax.com>,
saugata <sau...@krsnagiri.or.jp> wrote:

> Quello dei Maestri non e' un semplice aiuto, come
> >quello che puo' darci un amico spirituale: e' la trasmissione di una reale
> >influenza spirituale, caratteristica di un dato lignaggio, che, se da sola
> >non e' sufficiente perche' non puo' sostituire il lavoro su noi stessi,
> >tuttavia e' condizione necessaria, salvo casi del tutto eccezionali.
> >Altrimenti a che servirebbero le cosidette "iniziazioni"? Non sarebbero che
> >vuote cerimonie, spettacoli teatrali.
>

> bisogna pur dire che - se si parla di buddhismo - questa tradizione ha
> fatto a meno di iniziazioni *simili a quelle che descrivi* (beninteso)
> per molti secoli. anche la relazione maestro-allievo e' certamente
> molto piu' impersonale nella fase arcaica.
>
> ciao,
> s

Cosa di cui hai la prova ma che vuoi nascondere al mondo?

Cmq. la maggior parte dei lignaggi Vajrayana e relative iniziazioni
vengono fatte risalire a personaggi storici dell'alto medioevo indiano,
e convenzionalmente vengono fatte risalire al Buddha stesso.

Che un iniziazione sia 'la trasmissione di una reale influenza
spirituale' per li rami, e' verissimo, tanto piu' che hanno carattere
magico, come notato da Beyer ed altri autori.

Ovviamente l'iniziando deve essere pronto o preparato, e nel cursus
normale i tantra vegono preceduto dal Lam Rim che e' un compendio degli
insegnamenti dei sutra.

Che la tradizione tibetana abbia fatto a meno di iniziazioni, legata
com'e' al tantrismo indiano e al Bon, oltre che al buddhismo, ne ho
forti dubbi. Basta vedere i reperti archeologici di oggetti di culto che
risalgono ai primi secoli dell'era corrente.

Am.

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amalric

unread,
Oct 31, 2006, 3:42:55 PM10/31/06
to
In article <hu8fk254gj29nolk4...@4ax.com>,
saugata <sau...@krsnagiri.or.jp> wrote:

> On Tue, 31 Oct 2006 17:51:21 +0100, amalric <ama...@TOGLIMIalice.it>
> wrote:
>
> >Cosa di cui hai la prova ma che vuoi nascondere al mondo?
>

> ma che senso ha questa frase che ripeti spesso fuori contesto? non so
> nemmeno se ti aspetti una risposta seria.

Hai presente l'ironia? Il problema non e' qui una risposta 'seria', ma
una risposta *vera*, cioe' non basata su pregiudizi affrettati.

Cosa cosi' diffusa, che merita riposte standard, in particolare su un NG
che non e' il tribunale della Santa Inquisizione Buddhista.

Am.

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amalric

unread,
Oct 31, 2006, 5:16:42 PM10/31/06
to
In article <vcgfk25cs60uaautl...@4ax.com>,
saugata <sau...@krsnagiri.or.jp> wrote:

> On Tue, 31 Oct 2006 21:42:55 +0100, amalric <ama...@TOGLIMIalice.it>
> wrote:
>
> >Hai presente l'ironia? Il problema non e' qui una risposta 'seria', ma
> >una risposta *vera*, cioe' non basata su pregiudizi affrettati.
> >Cosa cosi' diffusa, che merita riposte standard, in particolare su un NG
> >che non e' il tribunale della Santa Inquisizione Buddhista.
>

> notevole! se tu applicassi questi saggi principi (che condivido) mi
> chiedo dove finirebbe la quasi totalita' dei post che sei riuscito a
> produrre fino ad oggi.
>
> ciao,
> s

Cosa di cui hai la prova ma che vuoi nascondere al mondo? (Cit.)

Am.

PS. a boiate si risponde con boiate, a meno di essere compresi da un
superiore senso di compassione...

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endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 6:33:12 AM11/1/06
to
Il giorno Tue, 31 Oct 2006 22:47:54 +0100, the Archeopteryx

<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis-------

>che vuol dire "pratica"?

Vuol dire la "retta", "corretta", "giusta" pratica, quindi secondo lo
specifico orientamento della disciplina che si considera.
Solo in questo caso la pratica, cioè quando sia retta, giusta,
corretta, trasferisce dal neutro piano intellettuale al piano concreto
della loro applicazione le parole contenute nella dottrina o nella
teoria...

Vuol dire l'esperienza concreta vissuta attraverso i comportamenti e
non solo nella mera sfera intellettuale, vuol dire applicare le parole
attraverso quei comportamenti che ne forniscono la giusta, retta,
corretta interpretazione.

Questa è dunque la "pratica"; dal momento che le sole parole avulse
dai relativi comportamenti che le interpretano nel modo corretto,
giusto, retto, cioè senza la loro applicazione nella "pratica",
rimarrebbero solamente delle vuote parole prive di appropriato
riscontro.

La tua domanda è quindi perfettamente sintomatica...!
Ta tua domanda dimostra esattamente come le parole ed i concetti non
dicano proprio nulla a chi di queste parole e concetti non abbia
maturato la relativa esperienza della loro concreta applicazione.

Infatti di per se stessi i concetti teorici e le loro relative parole
si possono sempre rigirare in tutte le salse indifferentemente,
possono esprimere tutto ed il contrario di tutto con la medesima
teorica parvenza di efficacia e verità.
Solamente il riscontro nella pratica, l'esperienza concreta della loro
applicazione, può indirizzare concetti e parole verso il loro corretto
significato, può dar loro quella direzionalità lungo la quale la loro
interpretazione è corretta, ed al di fuori della quale la loro
interpretazione è scorretta.

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amalric

unread,
Nov 1, 2006, 7:18:22 AM11/1/06
to
In article <igvgk2dj0o9jtpja4...@4ax.com>,
saugata <sau...@krsnagiri.or.jp> wrote:

> On Tue, 31 Oct 2006 23:16:42 +0100, amalric <ama...@TOGLIMIalice.it>
> wrote:
>
> >PS. a boiate si risponde con boiate, a meno di essere compresi da un
> >superiore senso di compassione...
>

> benissimo, allora mi scuserai se per pura comodita' di consultazione
> ne scremero' il 50% ignorandoti.

Gia'. Vedo che delle semplici opinioni ti fanno perdere
l'imperturbabilita'. Tsk, tsk...

Sarebbe bene che chi non conosce le inziazioni in modo pratico non ne
parlasse, piuttosto che far sfoggio di erudizione.

Am.

endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 9:30:14 AM11/1/06
to
Il giorno Wed, 01 Nov 2006 13:04:26 +0100, the Archeopteryx

<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

-----omissis-----
>................................... Non č sempre una buona idea pensare di
>sapere cosa c'č nella testa degli altri o cosa abbiano capito.

Mi dispiace deluderti ma non mi riferivo alla tua persona e tanto meno
a ciň che frulla nella tua testa...
Ma tant'č, la tua "coda di paglia " ha fatto tutto da sola...:-))

>Ma fin troppe volte ne abbiamo discusso :)

Ed allora non essere pretestuoso e non avviare tu adesso una
discussione che da parte mia non č neppure mai iniziata: ti rammento
che č tua la domanda:

>che vuol dire "pratica"?

da me quotata ed a cui ho ritenuto di fare delle mie considerazioni su
come la corretta pratica possa evitare la retorica delle parole e dei
concetti in cui si potrebbe incorrere quando questi sono avulsi dalla
pratica.

Non mi riferivo quindi a te in particolare ma erano considerazioni
tutto sommato molto banali e generali sull'attenzione che si dovrebbe
sempre porre al valore delle parole, per non rischiare errate
interpretazioni di esse in riferimento alla loro applicazione pratica.

--------omissis-------
>In finale: nulla di assoluto. Dico solo che bisognerebbe sempre
>relativizzare certe affermazioni tenendo presente la grande
>differenziazione che il Buddhismo ha suběto in tempi e luoghi
>diversi.

Non c'entra nulla con le mie precisazioni sulla necessitŕ di correlare
sempre le parole ed i concetti teorici e/o dottrinali con la loro
applicazione pratica per evitare di fare dei gran bei voli pindarici o
trovarsi completamente fuori strada...:-)
Ma tant'č: a te va di farne sempre questioni personali.:-)

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endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 11:40:44 AM11/1/06
to
Il giorno Wed, 01 Nov 2006 16:05:39 +0100, the Archeopteryx

<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

---------omissis---------
>Siccome hai citato la mia affermazione come
>esempio della tua tesi, mi sembrava che ti riferissi a me.

Ma che barbaaaaa...!!! :-)
Rivolti sempre le frittate a tuo piacimento.:-)
Mi costringi a puntualizzare ancora, perchè il dibattito non si è
svolto affatto come tu ora vorresti farlo apparire...

1. La tua non era un'affermazione bensì una domanda e, visto che
insisti, rilevo fra l'altro anche che era abbastanza provocatoria
visto che chiunque sa cosa si intende in questi casi per "pratica"...

2. La tua domanda non è stata da me portata come esempio di alcuna mia
presunta tesi, ma è stata semplicemente un'occasione che ho voluto
cogliere per evidenziare come l'affermazione di stalker a proposito
dell'interpretazione delle parole contenute nei libri

>>>Il giorno Tue, 31 Oct 2006 10:47:45 +0100, "stalker"<sta...@chihi.it>

>>> ha scritto sul newsgroup it.cultura.religioni.buddhismo:
>>>

>>>I libri possono essere di ostacolo oppure fonte di libertà.
>>>Dipende l'utilizzo che se ne fa.

>>>Sulla pessima interpretazione di alcuni testi si sono fatte stragi... di
>>>vite o di intelligenze.

fosse da me condivisa ed a tal proposito rispondevo anche a te che,
all'opposto, dicevi:

>>Il giorno Tue, 31 Oct 2006 15:22:31 +0100, the Archeopteryx


>> <cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it
> >ha scritto sul newsgroup it.cultura.religioni.buddhismo:
>>

>>............................................................................la lettura dei Lam.Rim,


>>anche se fatta da soli e senza "guide", non può portare nessun
>>male ma solo del bene.

ed a tale proposito distinguevo fra una lettura a mo' di recitazione
pedissequa di tipo devozionale, certamente innocua, dell'indice dei
capitoli di riassunto e sistematizzazione dei sutra ed invece una
lettura di testi formativi di idee ed opinioni ma avulsa dalla
pratica.

A questo punto tu in risposta ponevi la questione:

>Il giorno Tue, 31 Oct 2006 22:47:54 +0100, the Archeopteryx


> <cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it>
> ha scritto sul newsgroup it.cultura.religioni.buddhismo:
>

>Non saprei... che vuol dire "pratica"?

Da qui le mie precisazioni che, lo ripeto, non hanno mai tirato in
ballo la tua persona nè tanto meno le idee che ti frullano per la
testa, mentre tu invece te la sei presa subito a male interpretando le
mie parole erroneamente come un fatto personale nei tuoi riguardi,
mentre ho semplicemente detto che la tua era una domanda sintomatica
dello scollamento del significato delle parole quando non si collegano
ad un significato concreto dettato dalla pratica, al punto di rendere
incerto il suo significato anche ad uno che come te non dovrebbe certo
ignorare cosa si intende, in questi casi, parlando di "pratica"...:-)

Questo è l'obiettivo resoconto dello svolgimento del dibattito che
riguarda i tuoi interventi: ribadisco quindi ancora che non esisteva
alcun elemento perchè tu potessi dire che io abbia citato una tua
qualche affermazione come esempio di una mia qualche tesi da te
presunta tale in riferimento alla tua persona.

domnei

unread,
Nov 1, 2006, 12:10:26 PM11/1/06
to

stalker ha scritto:

> Non sono d'accordo. I Veda e le Upanishad sono testi diversi.

I Veda si considerano - e sono - divisi in varie parti (Samhita,
Brahmana, Aranyaka e Upanishad). Non per niente "Vedanta" significa "la
fine dei Veda": fine in senso filosofico, perché supera l'apparato
dottrinale, e fine come conclusione, perché, tra gli altri scritti, si
basa appunto sulle Upanishad, le più antiche delle quali rappresentano
proprio la parte conclusiva dei Veda.

> Le differenti letture di questo
> composito corpo dottrinale a cui vengono solitamente aggiunti anche i Purana

I Purana, come sai, sono grandi poemi epici e poco hanno a che vedere
con le Upanishad.

> Cosa intendi per 'purva' e a quale scuola fai riferimento quando utilizzi
> questo termine?

lapsus calami: ho scritto "purva" (forse pensando a "sarva") invece di
"purna", "plenum".
Qui mi fermo per non andare esageratamente OT.
a presto,
R.

endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 4:22:21 PM11/1/06
to
Salve!

Prendo spunto da alcune interessanti parole scritte sul newsgroup
"it.cultura.religioni.buddhismo", per inviare anche sul newsgroup
"it.cultura.orientale" alcune considerazioni che mi auguro giovino ad
una più facile comprensione della natura dello "Zazen" nella pratica
del Buddhismo Zen.

Spesso si parla di Zazen in modo approssimativo intendendo per lo più
esclusivamente il suo aspetto posturale ed anche le parole dei grandi
Maestri Zen del passato, come ad esempio alcune parole di Dogen,
autore dello Shobogenzo " l'Occhio ed il Tesoro della Vera Legge " (il
principale testo del canone del Buddhismo Zen) vengono riportate senza
accennare ai necessari corollari di significati sempre sottintesi
quando si parla di Zazen.


Il giorno Wed, 01 Nov 2006 15:53:32 +0100, saugata
<sau...@krsnagiri.or.jp> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

------omissis-----

>nel caso dello zen (giapponese) e delle sue peculiarita', sarei
>tentato di dire che la pratica si estende addirittura a livello
>universale, mentre l'esercizio meditativo diventa "semplicemente
>sedersi"
>

E' vero, questo aspetto dello Zazen (la tecnica del "semplicemente
sedersi") è, insieme al "Kinhin", la tecnica fondamentale del
Buddhismo Zen ed è probabilmente questa estrema semplicità formale
della pratica del Buddhismo Zen, che ha indotto il maestro
contemporaneo Kodo Sawaki Roshi ad affermare: "Lo Zen è la via più
semplice che ci collega all'universo".

Però attenzione: lo zazen non è solo un "semplicemente sedersi"...
Zazen è vivere l'esperienza dell'unità prima di ogni dualità.
E' per questo che è quasi impossibile parlare dello zazen, perché il
linguaggio separa, esercita una frattura nell'unità dello Zazen che
invece significa sperimentare direttamente la realtà così come essa è,
senza alcun filtro di parole e di concetti.

«Zazen è in origine la postura del Buddha, tramite la quale
egli compì la sua opera, ottenendo la completa liberazione,
la suprema saggezza e la vera libertà.»

(Roshi Deshimaru Taisen)

>.............. . almeno se diamo il giusto peso alle parole di dougen.

Nello Shobogenzo (il principale testo del canone del Buddhismo Zen),
Dogen scrive:

«Zazen è la porta del dharma, della pace, della serenità,
della "non-paura".
Lo zazen di cui parlo, non è l'apprendimento della
meditazione, non è nient'altro che il dharma di pace e di
felicità, la pratica realizzazione di un risveglio perfetto.
Zazen è la manifestazione della realtà così come essa è.
Trappole e insidie mai lo possono raggiungere.
Una volta che avete colto il suo cuore, siete simili al
dragone che entra nell'acqua e simili alla tigre che penetra
nella montagna.
Perché occorre sapere che in quel momento preciso (quando si
pratica zazen) il vero dharma si manifesta e che fin
dall'inizio si eliminano la rilassatezza fisica e mentale e
la distrazione.»

Eihei Dogen Zenji (1200-1253)

>d'altra parte l'idea di mu-shotoku (senza ottenimento) risale alle
>origini dello zen e non e' una "ricetta" per un esercizio (es.: zazen)
>piuttosto che per un altro. direi che vale allo stesso modo per tutta
>la pratica.

E' esatto.
A tale proposito (mushotoku) Roshi Deshimaru Taisen affermava:
«Se con la nostra coscienza personale non pensiamo che al solo
risultato, che al frutto, non possiamo concentrarci né
lasciar manifestare pienamente la nostra energia.
Se si produce solamente l'atto, senza protendersi verso un
prefissato frutto, allora al giusto momento il più grande
frutto apparirà naturalmente, spontaneamente.»

E così si esprimeva Kodo Sawaki (il Maestro di Deshimaru Taisen):
«Se credete di ottenere qualcosa praticando lo zazen, siete
già invischiati in una pratica impura.
Quando fate zazen, fate zazen e basta.
Se l'illuminazione viene, viene e basta.
Non bisogna attaccarsi al raggiungimento.»

>..................... l'esercizio della meditazione seduta non ha una virtu'
>*intrinseca*

E' esatto.
Infatti questa è un'opinione proveniente da una errata interpretazione
delle parole di Dogen.
Talvolta si prendono le parole in forma letterale senza tener presente
il presupposto dei sottintesi che stanno alla base delle parole
stesse.
Nel caso delle parole di Dogen, esse debbono essere interpretate
secondo quelli che sono gli altri parametri essenziali dello "zazen",
senza tener conto dei quali si corre il rischio di interpretare
erroneamente le parole estrapolate dai più complessi ed articolati
concetti dei Maestro, quasi come fosse la postura dello zazen ad avere
qualche sua particolare "virtù intrinseca", mentre è invece l'attività
interiore che si svolge durante lo zazen ad essere la parte
sostanziale, qualificante, mentre la postura è solo la parte
esteriore, quella più facilmente ed immediatamente riconoscibile della
pratica.

Occorre integrare quindi l'aspetto posturale dello zazen (consistente,
dal punto di vista tecnico, semplicemente nello "star seduti"...) con
l'attività interiore che *anima dall'interno* la pratica dello zazen,
cioè con la specifica attività interiore che nella sua parte
essenziale e fondamentale si svolge durante lo "star seduti" nella
posizione del loto od in posizioni equivalenti nel caso
d'impossibilità a tenere la canonica posizione (come accade in effetti
per molti occidentali...).

Per effettuare quest'integrazione, occorre tener conto che il termine
giapponese che nella tradizione Soto Zen indica ciò che occorre fare
durante la pratica meditativa formale, è il termine "shikantaza".
E' inutile parlare di zazen se non si sottintende lo "shikan-taza.",
cioè il *cosa* fare nello zazen, l'attività interiore che si svolge
nello zazen (si potrebbe anche definire "non-attività" ovvero anche
"attività-senza-attività" ma queste sono espressioni comprensibili in
profondità solamente attraverso una lunga pratica, certamente ostiche
anche alla mentalità orientale ed in modo particolare ostiche dal
punto di vista dell'abitudine espressiva della logica occidentale...).

Nello specifico dello zazen, il termine "shikan", che normalmente
viene tradotto con "semplicemente", "soltanto", evoca in verità
qualcosa di molto più profondo, vasto e complesso.
Shikan, infatti, vuol dire, nello stesso tempo: completamente,
totalmente, assolutamente, immediatamente, ma queste sono solo delle
accezioni di vocabolario che non includono la particolare valenza che
questo termine assume nello zazen.

Le difficoltà di traslitterazione sono vissute in questo caso in modo
particolarmente critico: comunque, in altre parole, tale termine nel
Buddhismo Zen indica che non basta l'atto materiale del "semplicemente
sedersi", ma che occorre farlo in maniera profondamente consapevole,
sviluppando un'attenzione panoramica congiuntamente verso se stessi e
verso l'universo tutto.

E lo strumento operativo di questa attività tutt'altro che banale come
il solo uso dell'espressione "semplicemente sedersi" priva delle
opportune precisazioni potrebbe lasciar intendere, è il respiro.

Il *cosa* fare è dunque un'attività collegata al respiro, è dunque
un'attività "Ana-pana-sati"
Ana : in sanscrito è l'inspirazione, concentrarsi sulla Via.
Pana : l'espirazione.
Sati : il proteggere (l'unità della la coscienza).
Anapanasati significa l'attività del dirigere la propria presenza
mentale in particolari condizioni e diventare perfettamente "mui" che
è la condizione di colui che "agisce senza agire".
In proposito esiste anche il riferimento di un discorso del Buddha che
fornisce uno specifico orientamento di base in merito al ruolo
introspettivo del respiro.

Al *cosa* fare, poi, cioè allo "shikantaza", si unisce il *come* fare,
cioè l'atteggiamento interiore che esprime come viene condotta
l'attività che anima lo Zazen e che è il risultato di diverse
componenti : il "mushotoku", lo "shoshin" (la mente del principiante),
l'atteggiamento "mushin" (la "mente senza mente" od anche il "pensiero
senza pensero") e l'atteggiamento "Hishiryo".

Questi atteggiamenti interiori si fondono nell'espressione unitaria
dell'attività interiore tipica dello zazen, sono tutti sempre
contemporaneamente sottintesi quando si parla di "Zazen".

Il primo atteggiamento, il "mushotoku", è generalmente conosciuto da
molti e spesso viene già sottinteso da coloro che sono meglio
informati; quello che invece spesso viene taciuto pur essendo
parimente importante è l'atteggiamento "shoshin" (la mente del
principiante) che deve animare ed essere sempre sottinteso durante lo
zazen.

«Non bisogna mai dimenticare lo spirito del principiante.»
(Deshimaru Taisen)
ed ancora
«Nella mente del principiante ci sono molte possibilità, in
quella dell'esperto poche.»
(Uchiyama Roshi)

Questo, perché il principiante "sapendo di non sapere" (Socrate docet)
ha la predisposizione mentale ad imparare; l'esperto, invece, convinto
di conoscere ormai tutto, si ritiene arrivato e quindi è mal disposto
a dover ancora continuare ad imparare.
Un atteggiamento del genere, oltre ad essere sbagliato dal punto di
vista del Buddhismo Zen, è soprattutto improduttivo, in quanto
impedisce di progredire nello studio della "Via" che, in quanto tale,
è senza fine.

Altro necessario ed irrinunciabile atteggiamento è quello di "mushin"
(letteralmente "senza mente"): è lo stato mentale originale, senza che
lo spirito si fissi in alcun modo su qualcosa; esso deve essere aperto
e disponibile verso tutte le cose e riflettere come farebbe uno
specchio.
E' uno stato di consapevolezza cognitiva caratterizzata dalla mancanza
di pensiero discorsivo.
Mushin è spesso erroneamente confuso con uno stato di mera
spontaneità, ma sebbene la spontaneità ne sia una caratteristica, il
"mushin" non è solo questo.
Si può dire che quando si è in uno stato di "mushin" si è liberi di
usare concetti e distinzioni senza subire alcuna dipendenza da loro.
E' questo lo stato di "mushin-no-shin" cioè di "mente-senza-mente"
ovvero di "pensiero-senza-pensiero" a cui è direttamente collegato lo
stato di "Hishiryo".

«Hishiryo: è lo stato della coscienza durante lo zazen.
Consiste nel lasciare passare i pensieri.
E' la coscienza che supera ogni giudizio particolare, come
quello che ci fa ricercare ciò che amiamo e fuggire ciò che
detestiamo.
Hishiryo è il pensiero che ritorna al punto zero del tempo,
il pensiero che le ragioni e le considerazioni personali non
raggiungono.
E' la coscienza universale che segue il movimento della
natura e l'ordine dell'universo.
E' la coscienza integrale che nasce naturalmente ed
automaticamente dalla postura e dalla respirazione di zazen.
Ciò può essere compreso esclusivamente con la pratica.
Questa coscienza di zazen è anche spirito mushotoku, non ha
oggetto.»
(Roshi Deshimaru Taisen)

Cordialità.

amalric

unread,
Nov 1, 2006, 4:46:08 PM11/1/06
to
In article <t62ik2tpd52j3qgdl...@4ax.com>,
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

> «Hishiryo: č lo stato della coscienza durante lo zazen.


> Consiste nel lasciare passare i pensieri.
> E' la coscienza che supera ogni giudizio particolare, come

> quello che ci fa ricercare ciň che amiamo e fuggire ciň che
> detestiamo.
> Hishiryo č il pensiero che ritorna al punto zero del tempo,


> il pensiero che le ragioni e le considerazioni personali non
> raggiungono.
> E' la coscienza universale che segue il movimento della
> natura e l'ordine dell'universo.
> E' la coscienza integrale che nasce naturalmente ed
> automaticamente dalla postura e dalla respirazione di zazen.

> Ciň puň essere compreso esclusivamente con la pratica.
> Questa coscienza di zazen č anche spirito mushotoku, non ha
> oggetto.»

Sarebbe bello che qualche guerriero avesse l'impeccabilita' di tenersi
le proprie interminabili lezioni per se' in un posto di comunicazione
rapida come un NG.

Sarebbe bello che riuscisse ad esplicitare il proprio complesso pensiero
durante i proprii corsi - a pagamento o meno - o nei preziosi libri che
scrive, e che gli vengono debitamente pubblicati.

Sarebbe bello che in punto di morte non pensasse solo a convincere gli
altri che il suo punto di vista pseudo-asiatico, ma in realta' intriso
di ego occidentale, salvera' gli altri dalla stessa sorte.

YAWN!

Am.

endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 5:14:03 PM11/1/06
to
Il giorno Wed, 01 Nov 2006 22:46:08 +0100, amalric
<ama...@TOGLIMIalice.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

Ti faccio solamente notare che hai quotato una citazione di Roshi
Deshimaru Taisen attribuendola a me... :-)
Comunque i tuoi commenti sono irrilevanti ed il tenore delle tue
esternazioni dimostrano chiaramente che non hai proprio nulla da dire
nel merito.

amalric

unread,
Nov 1, 2006, 5:38:05 PM11/1/06
to
In article <p46ik2lglqvt3lchm...@4ax.com>,
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

Citato? Ho citato qualcosa? Involontariamente. La radice
dell'insoddisfazione e' comune in noi tutti, e alla fine non avremo piu'
nessuna proprieta', nemmeno di una citazione.

Per cui la brevitas e' auspicabile.

Am.

endogenesi

unread,
Nov 1, 2006, 6:01:18 PM11/1/06
to
Il giorno Wed, 01 Nov 2006 23:38:05 +0100, amalric

<ama...@TOGLIMIalice.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

-------omissis-----


>Citato? Ho citato qualcosa? Involontariamente. La radice
>dell'insoddisfazione e' comune in noi tutti, e alla fine non avremo piu'
>nessuna proprieta', nemmeno di una citazione.
>

Parla pure solo per te stesso, nel caso ti riesca di farlo senza
farneticazioni come quelle che ci stai propinando...

>Per cui la brevitas e' auspicabile.
>
>Am.

Ma fammi il piacere: tu sei destinato alla brevità per il fatto che
non hai nulla da dire e tutto quello che ti riesce di fare è saltare a
piedi uniti nei post degli altri portandovi la tua sterile
polemica...:-)

Message has been deleted

amalric

unread,
Nov 1, 2006, 10:49:46 PM11/1/06
to
In article <k89ik29jlcrgeca7h...@4ax.com>,
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

>
> Ma fammi il piacere: tu sei destinato alla brevità per il fatto che
> non hai nulla da dire e tutto quello che ti riesce di fare è saltare a
> piedi uniti nei post degli altri portandovi la tua sterile
> polemica...:-)
>
> Claudio Pipitone

Vedo che la tua brevitas non si accompagna con l'imperturbabilita'. Tsk
tsk. Non bello per un maestro... Ripijati!

Am.

PS siamo su Usenet e ICRB non e' il tuo privato orticello. Tra l'altro
stai facendo dei crosspost non segnalati, cattiva netiquette...

Aikyo

unread,
Nov 2, 2006, 2:46:58 AM11/2/06
to

"endogenesi" ha scritto nel messaggio

>
> Però attenzione: lo zazen non è solo un "semplicemente sedersi"...
> Zazen è vivere l'esperienza dell'unità prima di ogni dualità.

Esperienza che e' molto simile al riconoscimento della "vera
natura della mente" degli insegnamenti tibetani. Di queste cose e' difficile
parlare, ma non del tutto impossibile.
Ciao
Aikyo


endogenesi

unread,
Nov 2, 2006, 3:01:50 AM11/2/06
to
Il giorno Thu, 02 Nov 2006 01:45:09 +0100, saugata

<sau...@krsnagiri.or.jp> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

-------omissis------
> sono utili tutte le precisazioni che hai fatto, soprattutto
>per chi e' interessato alla pratica nello zen. del resto io ho solo
>accennato ad alcuni principi fondamentali cercando di essere breve e
>non aggiungendo nulla di mio. quello su cui temo di essere in
>disaccordo con te e' una visione un po' "esclusiva" della pratica.
>ma non e' cosi' importante.

Beh, non sarà importante ma il tuo accenno mi incuriosisce...
Mi incuriosisce la definizione di "esclusiva" della pratica Zen di cui
parlo: questa è l'unica (ed in questo senso sì, esclusiva) pratica che
io conosco e mi pare logico che uno parli delle cose che conosce
anzichè parlare di ciò che non conosce.
Non mi pare quindi una "visione esclusiva" relazionare
"esclusivamente" nel proprio ambito escludendo azzardi su quanto non
rientra nella nostra competenza.

endogenesi

unread,
Nov 2, 2006, 5:02:23 AM11/2/06
to
Il giorno Thu, 2 Nov 2006 08:46:58 +0100, "Aikyo"
<aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

>


>"endogenesi" ha scritto nel messaggio
>
>>
>> Però attenzione: lo zazen non è solo un "semplicemente sedersi"...
>> Zazen è vivere l'esperienza dell'unità prima di ogni dualità.
>
> Esperienza che e' molto simile al riconoscimento della "vera
>natura della mente" degli insegnamenti tibetani.

Nel caso dello Zazen, significa vivere un'esperienza che conduce al
riconoscimento della vera natura non solo della mente, ma ad un
riconoscimento globale della vera natura della realtà intera,, nella
sua completezza, al di dentro ed al di fuori di noi, anche nella
reciproca interazione dei due aspetti interiore ed esteriore: nel
Buddismo Zen si usa dire che Zazen significa riconoscere "le cose così
come esse stanno" e che questa è la loro vera natura.

>.............................................................................................. Di queste cose e' difficile

>parlare, ma non del tutto impossibile.

La difficoltà di esprimere queste cose nella loro interezza e quindi
in modo compiuto, si origina da quella inevitabile frattura a cui già
accennavo nella parte del post da te richiamata.

Infatti ogni parola causa sempre una frattura all'unitarietà delle
cose, per effetto di considerare solo sempre uno solo per volta
l'aspetto duale della realtà.

Ciò rende la realtà delle cose inesprimibile a parole nell'interezza
del loro "essere come esse sono" e l'unico mezzo che abbiamo di
comprenderle è quello di entrare a far parte di un tutt'uno con loro
o, se si preferisce, far sì che esse diventino un tutt'uno con noi
stessi.

Nel Buddhismo Zen si usa sostenere il paradosso (questo tipo di
paradossi sono di uso abbastanza frequente e sono detti "koan")
secondo cui si dice che per veramente comprendere quale sia la vera
natura di un sasso, occorre entrare a far parte della natura del sasso
stesso...;-)

L'uso di questi paradossi (i koan del Buddhismo Zen) fornisce la
misura della consapevolezza buddhista che la vera natura delle cose
non è esprimibile in modo compiuto a parole e che la loro comprensione
compiuta è invece solamente possibile attraverso l'esperienza
individuale che di esse ciascun praticante può raggiungere
esclusivamente attraverso la pratica.

>Ciao
>Aikyo
>

Ciao.

endogenesi

unread,
Nov 2, 2006, 5:24:32 AM11/2/06
to
Il giorno Thu, 02 Nov 2006 04:49:46 +0100, amalric

<ama...@TOGLIMIalice.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

-------omissis-------

>stai facendo dei crosspost non segnalati, cattiva netiquette...

Ma fammi il piacere !

Smettila, siamo veramente stanchi di sopportarti !

Non sai neppure di cosa vai cianciando, dal momento che la
segnalazione del crosspost su "it.cultura.orientale" figurava
chiaramente nell'incipit del mio messaggio che ti riporto qui appresso
affinchè tu possa toccare con mano quanto stai farneticando.

>> Il giorno Wed, 01 Nov 2006 22:22:21 +0100, endogenesi
>> <endog...@x-xclaudiopipitone.it> ha scritto
>> sul newsgroup it.cultura.orientale:
>>


>>>Salve!
>>>
>>>Prendo spunto da alcune interessanti parole scritte sul newsgroup
>>>"it.cultura.religioni.buddhismo", per inviare anche sul newsgroup
>>>"it.cultura.orientale" alcune considerazioni

Come vedi sei solamente un troll che interloquisce a sproposito nei
newsgroups con interminabili stupidaggini, arrecando solo disturbo.

Sei tu l'unico che vìola la netiquette in continuazione: smettila !

amalric

unread,
Nov 2, 2006, 5:40:52 AM11/2/06
to
In article <4kgjk253pt587ve6j...@4ax.com>,
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

> Non sai neppure di cosa vai cianciando, dal momento che la
> segnalazione del crosspost su "it.cultura.orientale" figurava
> chiaramente nell'incipit del mio messaggio che ti riporto qui appresso
> affinchè tu possa toccare con mano quanto stai farneticando.
>
> >> Il giorno Wed, 01 Nov 2006 22:22:21 +0100, endogenesi
> >> <endog...@x-xclaudiopipitone.it> ha scritto
> >> sul newsgroup it.cultura.orientale:
> >>
> >>>Salve!
> >>>
> >>>Prendo spunto da alcune interessanti parole scritte sul newsgroup
> >>>"it.cultura.religioni.buddhismo", per inviare anche sul newsgroup
> >>>"it.cultura.orientale" alcune considerazioni
>
> Come vedi sei solamente un troll che interloquisce a sproposito nei
> newsgroups con interminabili stupidaggini, arrecando solo disturbo.

Mica vero. Il crosspost andrebbe segnalato ad *ogni* messaggio, visto
che c'e' chi sale in corsa.


>
> Sei tu l'unico che vìola la netiquette in continuazione: smettila !

Dici? Su dimostralo:

<message-id>:......................................................

Mica solo tu sei bravo a fare il fiscale.

Buone cose,

Am.

Message has been deleted

endogenesi

unread,
Nov 2, 2006, 6:39:42 AM11/2/06
to
Il giorno Thu, 02 Nov 2006 11:40:52 +0100, amalric
<ama...@TOGLIMIalice.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

-------omissis---------

>> Sei tu l'unico che vìola la netiquette in continuazione: smettila !
>
>Dici? Su dimostralo:

Lo stai già purtroppo dimostrando tu stesso da solo in questo thread
in modo più che eclatante con questi tuoi messaggi completamente "OT"
che già solo per questo, oltre che per il loro contenuto, violano la
netiquette, dal momento che si prefiggono chiaramente l'unico scopo
di prolungare il più possibile la sterile polemica, da te peraltro
avviata su delle basi completamente inconsistenti al fine di arrecare
volutamente il massimo intralcio e disturbo in questo thread.

Per questo motivo e solo per questo, cioè per impedirti di raggiungere
ulteriormente il tuo scopo, che è soltanto quello di divertirti a
menare per le lunghe il più possibile la tua sterile polemica, da
parte mia non darò più seguito ai tuoi messaggi, peraltro irrilevanti
sotto il profilo del loro contenuto.

endogenesi

unread,
Nov 2, 2006, 6:55:50 AM11/2/06
to
Il giorno Thu, 02 Nov 2006 12:24:58 +0100, the Archeopteryx
<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

>> Smettila, siamo veramente stanchi di sopportarti !
>
>E' il pluralis maiestatis o stai parlando a nome di tutto il
>NG??? :)

Eccoti qui: mi pareva strano che tu non fossi ancora saltato fuori per
fomentare un po' come tuo solito il clima di polemica in cui tu ti
ritrovi così bene.:-)

Mi riferivo comunque all'abitudine del soggetto in questione a porsi
in modo ineducato sul NG, cosa rilevata anche molto recentemente ad
esempio da saugata, tanto per far dei nomi, ma che spesso è già stata
fatta rilevare anche da altri.

Non mi stupisce però che uno come te, che in questo tipo di
provocazioni ci si ritrova a proprio agio, salti dentro la polemica a
piedi pari con la scusa di porsi questo tipo di domanda...
Anche tu però, al pari del tuo amico, sei comunque avvisato già fin
d'ora che da parte mia non risponderò ai tuoi ulteriori messaggi volti
alla deliberata alla prosecuzione da parte tua di questa sterile
polemica

Message has been deleted

stalker

unread,
Nov 2, 2006, 8:08:24 AM11/2/06
to

"domnei" <dom...@hotmail.it> ha scritto nel messaggio
news:1162401025.7...@b28g2000cwb.googlegroups.com...


Non per niente "Vedanta" significa "la
fine dei Veda": fine in senso filosofico, perché supera l'apparato
dottrinale, e fine come conclusione, perché, tra gli altri scritti, si
basa appunto sulle Upanishad, le più antiche delle quali rappresentano
proprio la parte conclusiva dei Veda.

------------------
Non contesto questo. Contesto la tua affermazione secondo la quale le
Upanisad, ipso facto, abbiano contestato la sussistenza di un qualsiasi
ente.
Avresti dovuto scrivere: secondo 'alcune' scuole interpretative del Vedanta,
le Upanisad contestano la sussistenza di un qualsiasi ente.
I Veda, le loro guide (vidhi) per i rispettivi Samhita ovvero i Brahmana, le
spiegazioni (Arthavada) e finalmente le Aranyaka i commentari filosofici che
preludono alle Upanishad e portano al corpus del Vedanta.
E' un fatto molto importante. Le interpretazioni del Vedanta fin qui sono
contraddittorie è solo con Badarayana e il suo Brahmasutra (o Vedantasutra)
che viene iniziato a sistemizzare il tutto.
Stiamo parlando intorno al IV secolo d.C. Il 'sunya' Mahayana era presente
da secoli. Badarayana si confronta quotidianamente con il Buddhismo.
Per molti Gaudapada, maestro di Shankara, era stato monaco buddhista o
comunque molto vicino al buddhismo. Leggi quella parte dei suoi Agamasastra
(4,22) egli poi cita chiaramente le opere di maestri buddhisti, cita
Nagarjuna...
Non sono i Veda e le Upanishad, il Vedanta, che parlano di Sunya prima del
Buddhismo è vero l'inverso, è la tarda lettura di queste opere che alcuni
autori (Badarayana, Gaudapada, Shankara) fanno per avvicinarle al buddhismo
allora (ma ancora per pochi secoli) dominante.

I Purana, come sai, sono grandi poemi epici e poco hanno a che vedere
con le Upanishad.

-----------------
Non ho mai affermato questo. Ho semplicemente affermato che il corpus
dottrinale di altre teologie indiane, altrettanto tradizionali, non si
limita ai Veda e alle Upanisad.
Il Bhagavata-Purana unitamente alla Isa Upanisad e alla Bhagavad-Gita
appartiene, ad esempio, alla letteratura religiosa centrale di alcune scuole
Vaisnava.


ciao,
stalker


Ardea Cinerea

unread,
Nov 4, 2006, 4:36:26 PM11/4/06
to
"amalric" <ama...@TOGLIMIalice.it> a écrit dans le message de news:
amalric-E33117...@reader1.news.tin.it...

> Sarebbe bello che qualche guerriero avesse l'impeccabilita' di tenersi
> le proprie interminabili lezioni per se' in un posto di comunicazione
> rapida come un NG.

Sarebbe bello lasciare ad ognuno la libertà di esprimersi come meglio gli
pare. Tra l'altro il "lasciar essere" è concetto tipicamente buddhista...

A. C.


amalric

unread,
Nov 4, 2006, 4:44:53 PM11/4/06
to
In article <454d07d8$1...@news.bluewin.ch>,
"Ardea Cinerea" <acci...@bluewin.ch> wrote:

Gia'. Mi ricordo che sei un fesso impegnativo. Detto con compassione,
sia chiaro.

Am.

Ardea Cinerea

unread,
Nov 5, 2006, 1:45:23 AM11/5/06
to
"amalric" <ama...@TOGLIMIalice.it> a écrit dans le message de news:
amalric-2E8AB1...@reader3.news.tin.it...

> Gia'. Mi ricordo che sei un fesso impegnativo. Detto con compassione,
> sia chiaro.

Tu invece fesso e basta. Gratuitamente polemico... ti fa sentire meglio?

A. C.


endogenesi

unread,
Nov 5, 2006, 4:57:48 AM11/5/06
to
Il giorno Sat, 04 Nov 2006 22:44:53 +0100, amalric
<ama...@TOGLIMIalice.it> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.orientale:

>In article <454d07d8$1...@news.bluewin.ch>,

Ti faccio notare che continui a tenere un comportamento gravemente
maleducato ed offensivo: smettila !

>.........................................................................................Detto con compassione,
>sia chiaro.

L'uso che stai facendo del termine buddhista "compassione" è un
autentico vilipendio del suo significato: vergognati e smettila una
buona volta !

amalric

unread,
Nov 5, 2006, 5:48:14 AM11/5/06
to
In article <mrbrk2tk3cvv2s2ci...@4ax.com>,
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

> L'uso che stai facendo del termine buddhista "compassione" è un
> autentico vilipendio del suo significato: vergognati e smettila una
> buona volta !
>
> Claudio Pipitone

gne' gne' gne'

Am.

Aikyo

unread,
Nov 6, 2006, 5:44:01 AM11/6/06
to

"endogenesi" ha scritto nel messaggio :

>
> Nel caso dello Zazen, significa vivere un'esperienza che conduce al
> riconoscimento della vera natura non solo della mente, ma ad un
> riconoscimento globale della vera natura della realtà intera,, nella
> sua completezza, al di dentro ed al di fuori di noi, anche nella
> reciproca interazione dei due aspetti interiore ed esteriore: nel
> Buddismo Zen si usa dire che Zazen significa riconoscere "le cose così
> come esse stanno" e che questa è la loro vera natura.


Per il buddhismo tibetano non vi e' nulla di
conoscibile al di fuori della mente. La vera natura della mente e' sia
dentro che fuori di noi. Essa comunemente ci sfugge perche' offuscata dai
demoni (astio, avversione, paura, attaccamento ecc..) dal pensiero
concettuale e speculativo, dagli asura (gelosia) o dalle divinita'
(orgoglio) che danno origine all'esperienza dualistica ed all'illusione
dell'io.
Ciao,
Aikyo


endogenesi

unread,
Nov 6, 2006, 7:07:44 AM11/6/06
to
Il giorno Mon, 6 Nov 2006 11:44:01 +0100, "Aikyo"

<aikyo.m...@togliGmail.com> ha scritto sul newsgroup
it.cultura.religioni.buddhismo:

>

Forse allora mi sono espresso male se ho dato ad intendere che la
realtà esterna si debba conoscere a se stante...

Non c'è differenza in questo con il Buddhismo tibetano, poichè anche
nello Zen la conoscenza è di tipo introspettivo e non è volta verso
l'esterno.

Parlando di riconoscimento globale della realtà intera, mi
riferivo alla corrispondenza del microcosmo con il macrocosmo...

Anche nella pratica dello zazen, solamente la conoscenza della propria
mente all'interno di noi, può condurre alla conoscenza della sua
corrispondenza all'esterno di noi.

ycrob

unread,
Nov 6, 2006, 2:17:47 PM11/6/06
to
endogenesi <endog...@x-xclaudiopipitone.it> wrote:

> Forse allora mi sono espresso male se ho dato ad intendere che la
> realtà esterna si debba conoscere a se stante...
>
> Non c'è differenza in questo con il Buddhismo tibetano, poichè anche
> nello Zen la conoscenza è di tipo introspettivo e non è volta verso
> l'esterno.
>
> Parlando di riconoscimento globale della realtà intera, mi
> riferivo alla corrispondenza del microcosmo con il macrocosmo...
>
> Anche nella pratica dello zazen, solamente la conoscenza della propria
> mente all'interno di noi, può condurre alla conoscenza della sua
> corrispondenza all'esterno di noi.

piu' ne parli e piu' e' lampante come tu non ne abbia nessuna esperienza
diretta, nonostante quanto vorresti far credere... :(

--
ciao
crob

Message has been deleted

ycrob

unread,
Nov 6, 2006, 3:44:23 PM11/6/06
to
La sbadata sciampista auto-violentatasi con un gadget maldestramente
utilizzato per non aver letto il libretto d'istruzioni
<cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> wrote:

> > piu' ne parli e piu' e' lampante come tu non ne abbia nessuna
> > esperienza diretta, nonostante quanto vorresti far
> > credere... :(
>

> e i complimenti al suo scritto dove li metti? :-/
>
devo proprio dirlo?

salluti reticenti

--
God saves, but Buddha makes incremental backups
ciao
crob

Ardea Cinerea

unread,
Nov 7, 2006, 12:27:29 AM11/7/06
to
"ycrob" <yc...@hotmail.com> a écrit dans le message de news:
1hoecm2.1e5ilo4778bloN%yc...@hotmail.com...

> piu' ne parli e piu' e' lampante come tu non ne abbia nessuna esperienza
> diretta, nonostante quanto vorresti far credere... :(

Non sono in grado di giudicarne, ma intanto è una persona educata e
corretta. Cosa che non si può dire di altri... meditate: se non c'è nemmeno
il minimo indispensabile, come ci possono essere le cose sublimi?

> --
> ciao
> crob

Saluti che qua manca il necessario e si parla di generi voluttuari
A. C.


Message has been deleted

stalker

unread,
Nov 8, 2006, 4:41:14 AM11/8/06
to

"Ardea Cinerea" <acci...@bluewin.ch> ha scritto nel messaggio
news:4550193f$1...@news.bluewin.ch...

> Non sono in grado di giudicarne, ma intanto è una persona educata e
> corretta. Cosa che non si può dire di altri... meditate: se non c'è
> nemmeno il minimo indispensabile, come ci possono essere le cose sublimi?

> Saluti che qua manca il necessario e si parla di generi voluttuari
> A. C.

Hai ragione, ma ognuno mette quello che può mettere.
Tu se ritieni metti anche qualcos'altro.

ciao,
stalker


Ardea Cinerea

unread,
Nov 9, 2006, 2:07:42 PM11/9/06
to
"stalker" <sta...@chihi.it> a écrit dans le message de news:
4551a64b$0$7633$4faf...@reader1.news.tin.it...

> Hai ragione, ma ognuno mette quello che può mettere.
> Tu se ritieni metti anche qualcos'altro.

Ho messo la cosa più preziosa che ognuno di noi possiede: la capacità di
giudicare.

> ciao,
> stalker

Saluti

A. C.


Message has been deleted

Ardea Cinerea

unread,
Nov 9, 2006, 3:12:15 PM11/9/06
to
"Adeodata Piagnistei" <cor.bonukFANCULOSPAM@libero_NOMAIL_.it> a écrit dans
le message de news: 455382f7$0$3200$4faf...@reader2.news.tin.it...

> Vero, ma mi sa che ti manca qualche elemento col quale far
> lavorare il nostro più prezioso bene. Non è ironia né vuole
> essere ingerenza, spero che traspaia.

Il mio giudizio è sicuramente fallibile, e di elementi me ne mancano
sicuramente parecchi. Ma so ancora riconoscere una gratuita volontà di
polemica quando la vedo. Non fosse altro che perchè la trovo anche in me
stesso.
In questo periodo sono abitato da un amore profondo per una persona. Il mio
amore mi sta mostrando che l'amore altro non è che una resa. Una resa senza
condizioni.

> ciao ciao
>
> Apx.

Cari saluti

A. C.


stalker

unread,
Nov 13, 2006, 4:52:52 AM11/13/06
to

"endogenesi" <endog...@x-xclaudiopipitone.it> ha scritto nel messaggio
news:svrek2haqgrrkpvg1...@4ax.com...
> La questione è più seria di quanto possa a prima vista apparire...
> Non è infatti questione di comprensione, cioè di comprendere una
> lettura di più o di meno: è questione di impedimento, di ostacolo alla
> pratica, la quale deve essere "libera da pregiudizi" per dare i suoi
> frutti, mentre una lettura avulsa dalla pratica forma inevitabilmente
> dei pregiudizi, dei pre-orientamenti distaccati dalla pratica che sono
> di ostacolo a quest'ultima.
>
Condivido. Studio e pratica (per pratica intendo pratica di 'tutte' le
paramita) per un buddhista vanno di pari passo.
Lo studio di testi da solo può facilmente, ma non necessariamente, portare
lontano dalla meta anziché avvicinarvisi.

Purtuttavia qui su icrb non siamo tutti buddhisti.
Né potremmo esserlo in quanto usenet è un luogo laico.

Fatte, come giustamente fai anche tu, le dovute avvertenze, abbiamo tutti il
diritto di discutere liberamente, ognuno secondo le sue conoscenze e secondo
le sue capacità.

ciao,
stalker


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