Il gioco degli scacchi, come è noto, è originario dell'India.
L'Occidente medievale lo ha conosciuto grazie alla mediazione dei
Persiani e degli Arabi, come testimonia tra l'altro l'espressione
"scacco matto" derivante dal persiano 'shah' ('re') e dall'arabo 'mat'
('è morto').
Nel Rinascimento furono cambiate alcune regole del gioco: la 'regina'
(in origine il 'consigliere') e i due 'alfieri' (in origine i due
'elefanti') acquistarono maggiore mobilità; il gioco divenne più
astratto e matematico, e si allontanò dal suo modello concreto (la
strategia) senza comunque perdere i tratti essenziali del suo
simbolismo.
Nella posizione iniziale dei pezzi, l'antico modello strategico resta
evidente; vi si riconoscono le due armate disposte nell'ordine di
battaglia in uso presso gli eserciti dell'antico Oriente: le truppe
leggere, rappresentate dai pedoni, formano la prima linea, mentre il
grosso dell'armata è costituito dalle truppe pesanti, i carri da
guerra (le 'torri'), i cavalieri (i 'cavalli') e gli elefanti da
combattimento (gli 'alfieri'); il 're' e la sua 'dama' - o il suo
'consigliere' - si tengono al centro delle truppe.
La forma della scacchiera corrisponde al tipo "classico" del
Vastu-mandala, il diagramma che costituisce anche il tracciato
fondamentale di un tempio o di una città.
In altra sede abbiamo notato che questo diagramma è simbolo
dell'esistenza, concepita come un "campo d'azione" delle potenze
divine.
Il combattimento rappresentato dal gioco degli scacchi è dunque
figura, nel suo significato più universale, del combattimento dei
devas con gli asuras, degli 'dei' con i 'titani', o degli 'angeli' coi
'demoni': tutti gli altri significati del gioco derivano da questo.
Il simbolismo ciclico della scacchiera consiste nel fatto che essa
esprime lo sviluppo dello spazio secondo il quaternario e l'ottonario
delle direzioni principali (4x4x4=8x8). D'altra parte, il numero 64,
somma delle caselle della scacchiera, è un sottomultiplo del numero
ciclico fondamentale 25.920, che misura la precessione degli equinozi.
Certi testi buddhisti descrivono l'universo come una tavola di 8x8
riquadri, fissati per mezzo di corde d'oro; questi riquadri
corrispondono ai 64 kalpas del Buddhismo (cfr. Saddharma Pundarika).
Nel Ramayana, la città inespugnabile degli dei, Ayodhya, è descritta
come un quadrato avente otto comparti su ciascun lato.
Menzioniamo pure, nella tradizione cinese, i 64 segni derivanti dagli
8 trigrammi commentati nell'I-King. Questi 64 segni sono generalmente
disposti in maniera tale che corrispondono alle otto regioni dello
spazio. Pure qui, dunque, ritroviamo l'idea di una divisione
quaternaria ed ottonaria dello spazio, che riassume tutti gli aspetti
dell'universo.
In India il gioco degli scacchi, sebbene di origine brahmanica, era
essenzialmente rivolto alla casta dei principi e dei nobili come una
"scuola di governo e di difesa".
Ciò che più affascina l'uomo di casta nobile e guerriera è la
relazione tra volontà e destino.
Ora, il gioco degli scacchi illustra proprio questa relazione, in
quanto i suoi concatenamenti restano sempre intelligibili senza essere
limitati nella loro varietà.
Alfonso il Saggio, il celebre trovatore di Castiglia, nel suo libro
sul gioco degli scacchi, racconta che un re dell'India volle sapere se
il mondo obbedisce all'intelligenza o al caso. Due saggi, suoi
consiglieri, fornirono risposte contrastanti e, per provare le
rispettive tesi, uno di loro prese come esempio il gioco degli
scacchi, in cui l'intelligenza prevale sul caso, mentre l'altro portò
dei dadi, immagine della fatalità.
[Il mandala della scacchiera da una parte e il dado dall'altra
rappresentano due simboli diversi e complementari del cosmo.]
Ad ogni fase del gioco, il giocatore è libero di scegliere fra varie
possibilità; ma ogni mossa comporterà una serie di conseguenze
ineluttabili: la necessità delimiterà vieppiù la libera scelta,
facendo sì che il termine del gioco non rappresenti il frutto del
caso, bensì il risultato di leggi rigorose.
E' qui che si rivela non soltanto la relazione fra volontà e destino,
ma anche fra libertà e conoscenza: prescindendo da eventuali
inaccortezze dell'avversario, il giocatore manterrà la propria libertà
d'azione nella misura in cui le sue decisioni coincideranno con la
natura stessa del gioco, ovvero con le possibilità che questo implica.
In altri termini, la libertà d'azione va in questo caso di pari passo
con la preveggenza e con la conoscenza delle possibilità;
l'impulso cieco, di contro, per quanto possa apparire 'libero' e
'spontaneo' in un primo momento, si rivela a conti fatti come una
non-libertà.
L' "arte regia" sta nel governare il mondo (esteriore o interiore) in
conformità con le leggi che gli sono proprie.
Questa arte presuppone la sapienza, che è conoscenza delle
possibilità; ora, tutte le possibilità sono contenute in sintesi nello
Spirito universale e divino.
La vera sapienza è l'identificazione più o meno perfetta con lo
Spirito (Purusha), simboleggiato dalla qualità geometrica della
scacchiera, 'sigillo' dell'unità essenziale delle possibilità
cosmiche.
Lo Spirito è la Verità: nella Verità l'uomo è libero, fuori di essa è
schiavo del destino. Questo è l'insegnamento del gioco degli scacchi.
Lo Kshatriya che ad esso si dedica non vi trova solo un passatempo, un
modo di sublimare la sua passione guerriera e la sua sete d'avventura,
ma anche (in proporzione alla sua capacità intellettuale) un supporto
speculativo, una via che dall'azione porta verso la contemplazione.
ciao.
Sinuhe
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Ciao Sinuhe. Ti ringrazio per il contributo sicuramente non privo di
interesse.
T.Burckhardt non riporta questa notizia, mentre nei passi che io non
ho riportato si sofferma sul senso dell'alternanza delle caselle
bianche e nere.
Ovviamente, il significato dell'alternanza non risulta minimamente
influenzato dalla 'coppia' di colori.
Rimane comunque interessante, e per alcuni forse comprensibile, che i
colori originari fossero il bianco ed i rosso, con l'evidente
corrispondenza del bianco con i 'deva' e del rosso con gli 'asura'.
Altra notiziola: in una nota, Burckhardt scrive:
"Dato che la scacchiera cinese, pure originaria dell'India, non
comporta l'alternanza dei due colori, bisogna credere che questo
elemento provenga dalla Persia; esso resta fedele al primitivo
simbolismo della scacchiera."
Il che non è molto chiaro, anche alla luce del tuo intervento.
Approfitto ora dell'occasione e ti riporto un altro passo sul
simbolismo del gioco degli scacchi, casomai non lo conoscessi:
"Se si traspone il significato dei diversi pezzi del gioco nell'ordine
spirituale, il re sarà il cuore o lo spirito e le altre figure saranno
le diverse facoltà dell'anima. Le loro mosse corrispondono d'altronde
a differenti modalità di realizzazione delle possibilità cosmiche
rappresentate dalla scacchiera: vi è il movimento assiale delle torri,
il movimento diagonale degli alfieri, che si spostano su caselle di
uno stesso colore, ed il complesso movimento dei cavalli.
Il movimento assiale, che 'taglia' attraverso i diversi colori, è
logico e virile, mentre il movimento diagonale corrisponde ad una
continuità 'esistenziale' epperciò femminile. Il salto dei cavalli
corrisponde all'intuizione."
ciao.
Grazie a te per i tuoi interventi, sempre molto precisi e documentati...
> T.Burckhardt non riporta questa notizia, mentre nei passi che io non
> ho riportato si sofferma sul senso dell'alternanza delle caselle
> bianche e nere.
> Ovviamente, il significato dell'alternanza non risulta minimamente
> influenzato dalla 'coppia' di colori.
> Rimane comunque interessante, e per alcuni forse comprensibile, che i
> colori originari fossero il bianco ed i rosso, con l'evidente
> corrispondenza del bianco con i 'deva' e del rosso con gli 'asura'.
>
> Altra notiziola: in una nota, Burckhardt scrive:
> "Dato che la scacchiera cinese, pure originaria dell'India, non
> comporta l'alternanza dei due colori, bisogna credere che questo
> elemento provenga dalla Persia; esso resta fedele al primitivo
> simbolismo della scacchiera."
>
> Il che non è molto chiaro, anche alla luce del tuo intervento.
Del fatto che la scacchiera originaria non comporta alcun colore parla anche
Pastoureau. È da
precisare peraltro che il suo studio è interessante più per le notizie che
fornisce che per i contenuti
o le riflessioni personali, appartenendo l'autore alla corrente
semiologico-linguistica francese, sulla
quale stenderemo il celebre velo pietoso....
a pagina 46 dell'opera citata, scrive: "Nel frattempo, tuttavia, la
scacchiera stessa si è modificata. Fino alla
fine del XII secolo era monocroma (generalmente bianca), e per delimitare le
64 caselle ci si serviva di
semplici linee incavate, ripassate talvolta in rosso. La sua trasformazione
in 'damiera' in cui si alternano caselle
di due diversi colori, avvenne nel corso del XIII secolo, per motivi che non
sono stati ancora del tutto spiegati."
Prosegue poi spiegando che all'inizio le caselle erano bianche e rosse, e
solo intorno alla metà del XIV secolo
sarebbero divenute bianche e nere. Fin qui le notizie storiche.
Sull'alternanza delle caselle di due colori posso fare solo delle ipotesi di
carattere personale, da prendere
con... più di un grano di sale. La scelta, oltre che ad una marcata
componente alchemica (il periodo coinciderebbe
con quello dell'introduzione in Europa dell'Alchimia) con l'evidente
riferimento alla coniunctio oppositorum e alle
due fasi della "albedo" e della "rubedo", rispettivamente prima e ultima
fase dell'opus, potrebbe anche far
pensare ad una volontà di sottolineare un dualismo di partenza, come avviene
nel pavimento di certe cattedrali
e/o nel tempio massonico. Dualismo che ha avuto alcune tra le sue
manifestazioni storiche più importanti proprio
in area Persiana, e nelle successive "eresie" occidentali, ciò che
spiegherebbe il riferimento di Burckhardt.
Dualismo che però, nel caso specifico, sarebbe piuttosto "di fondo", ma che
andrebbe poi superato, trasceso
nella "dinamica" del gioco e nella sua intelligenza alla quale fa
riferimento il passo da te citato, più che nel prevalere
di una fazione sull'altra, considerato anche che vigono per entrambe le
fazioni le stesse regole e leggi.
> Approfitto ora dell'occasione e ti riporto un altro passo sul
> simbolismo del gioco degli scacchi, casomai non lo conoscessi:
> "Se si traspone il significato dei diversi pezzi del gioco nell'ordine
> spirituale, il re sarà il cuore o lo spirito e le altre figure saranno
> le diverse facoltà dell'anima. Le loro mosse corrispondono d'altronde
> a differenti modalità di realizzazione delle possibilità cosmiche
> rappresentate dalla scacchiera: vi è il movimento assiale delle torri,
> il movimento diagonale degli alfieri, che si spostano su caselle di
> uno stesso colore, ed il complesso movimento dei cavalli.
> Il movimento assiale, che 'taglia' attraverso i diversi colori, è
> logico e virile, mentre il movimento diagonale corrisponde ad una
> continuità 'esistenziale' epperciò femminile. Il salto dei cavalli
> corrisponde all'intuizione."
Grazie, non lo conoscevo in effetti...
> ciao.
Un saluto
Sinuhe
La cosa mi ha incuriosito e sono andato a rispolverare "Il libro
completo degli Scacchi" di Adriano Chicco e Giorgio Porreca, Mursia
editore, dove è trattata anche la storia degli scacchi.
Per quanto ho letto, stranamente non si fa alcun riferimento ai colori
delle caselle della scacchiera, ritenendo forse (ma questo lo immagino
io) l'argomento marginale. Nei vari esempi illustrati, anche relativi
all'originale gioco indiano, essendo il libro in bianco e nero compare
sempre la 'classica' scacchiera a due colori, apparentemente quindi
sempre con la coppia bianco e nero.
Piuttosto ho trovato una indicazione sui colori dei pezzi.
Relativamente al "Tractatus Scachorum" del 1454 trovato nella
biblioteca Estense di Modena, gli autori dicono che
"il testo distingue sempre 'li bianchi' e 'li nigri'; una sola volta,
nella soluzione del partito del recto del foglio 267, si legge:
'Li rossi voleno dare matto a li nigri'."
Riguardo all'introduzione del gioco degli scacchi in Occidente, la si
fa risalire quantomeno al II secolo dopo Cristo, fermo restando che la
grande diffusione del gioco avvenne solo in epoca medioevale grazie
all'influsso degli arabi.
"Nel 1932 furono trovati nella necropoli romana di Venafro,
nell'antica Campania, alcuni pezzi in osso di un gioco da tavoliere,
che riproducevano fedelmente le caratteristiche dei pezzi del gioco
degli scacchi, quali si ritrovano nelle miniature dei più antichi
codici medievali.
La scoperta, illustrata nel 1940 dalla professoressa Olga Elia nella
rivista 'Bollettino storico dell'impero romano', rivoluzionò le
opinioni correnti sull'introduzione del gioco in occidente.
Essa fu accolta con scetticismo da alcuni studiosi; tuttavia, lo
strato in cui furono trovati i pezzi in questione era indubbiamente di
età romana, non posteriore al terzo secolo dopo Cristo.
D'altra parte l'opinione corrente, che voleva fissare l'introduzione
degli scacchi in occidente verso il IX o X secolo dopo Cristo, era già
stata gravemente scossa dalla considerazione che pezzi di scacchi
erano stati rinvenuti in catacombe cristiane non posteriori al V
secolo dopo Cristo.
Alcuni di questi pezzi si trovano attualmente nei musei vaticani: e
non possono sussistere dubbi nè sulla loro età, nè sul loro carattere
di pezzi del gioco degli scacchi.
Dobbiamo quindi ritenere che già nel terzo o quarto secolo dopo Cristo
i romani fossero venuti in contatto con questo gioco, probabilmente in
seguito ai rapporti commerciali che essi ebbero con l'oriente fin dai
tempi degli imperatori Alessandro Severo e Valeriano;
e forse i legionari romani che combatterono contro i persiani nel 260
dopo Cristo portarono in patria, con l'amaro ricordo delle campagne
perdute, anche gli strani pezzi di quel gioco: un souvenir, certamente
meno ingrato, di quelle lontane genti.
Questi contatti rimasero tuttavia del tutto superficiali: devesi
riconoscere che una vera e propria diffusione del gioco in occidente
avvenne solo quando gli Arabi invasero la Persia, e, scoperto il gioco
degli scacchi, ne fecero uno dei loro divertimenti favoriti."
ciao.
Non l'ho precisato nei miei messaggi precedenti e me ne scuso, ma mi
riferivo
ai soli colori della scacchiera e non a quelli dei pezzi, che suppongo siano
sempre
stati di colori differenti.
> Riguardo all'introduzione del gioco degli scacchi in Occidente, la si
> fa risalire quantomeno al II secolo dopo Cristo, fermo restando che la
> grande diffusione del gioco avvenne solo in epoca medioevale grazie
> all'influsso degli arabi.
..........................
> Questi contatti rimasero tuttavia del tutto superficiali: devesi
> riconoscere che una vera e propria diffusione del gioco in occidente
> avvenne solo quando gli Arabi invasero la Persia, e, scoperto il gioco
> degli scacchi, ne fecero uno dei loro divertimenti favoriti."
Naturalmente il gioco degli scacchi doveva essere conosciuto fin dalla
più remota antichità, ma come qui si sottolinea la sua diffusione -e
probabilmente
il suo caricarsi di significati e di codici "altri" rispetto a quelli già
noti- avvennero
in epoca più tarda. D'altra parte pare ormai assodato che i contatti tra le
diverse
civiltà fossero molto più frequenti e significativi di quanto i filosofi
"classicisti"
e sistematici dell'800 volessero farci credere.
> ciao.
Un saluto
Sinuhe
Lo penso anch'io.
E, secondo me, agli inizi, per un tempo che fu certamente molto lungo,
esso ha dovuto essere appannaggio riservato alla casta sacerdotale, e
non certo sotto la forma di gioco.
Solo successivamente la sua conoscenza, adattata sotto la forma di
'gioco' simbolico, deve essere stata trasmessa ai re, e, in seguito
ancora, alla casta dei nobili e dei guerrieri.
Infine ha completato la sua diffusione presentandosi nella forma di
puro gioco (seppure di intelligenza).
>D'altra parte pare ormai assodato che i contatti tra le diverse civiltà
>fossero molto più frequenti e significativi di quanto i filosofi
>"classicisti" e sistematici dell'800 volessero farci credere.
Credo che non ci siano dubbi, e per me non ce ne sono.
In ogni caso, questo è un ottimo spunto per qualche post interessante.
Assieme anche a qualcosa sui colori a cui accennavi....
Chi può, faccia.
stammi bene.
Raccogliendo l'invito posso aggiungere che nell'area mediorientale gli
scacchi venivano chiamati schatranj o tschatrang derivato dal sanscrito
schaturangan o tsschaturanga il cui significato é, diviso in quattro.
"Riducendo la scacchiera nella sua forma più semplice, il mandala a quattro
quadrati, simbolo di Shiva, la simmetria diagonale dei colori corrisponde
alla divisione naturale di un ciclo di fasi complementari.
Detto questo si può parlare di un'antichissima variante del gioco degli
scacchi, il gioco delle quattro stagioni, svolto fra quattro avversari in
modo tale che i pezzi collocati ai quattro angoli della scacchiera avanzino
secondo un senso rotatorio, analogo al cammino del sole.
Secondo il re Alfonso il Saggio i 4 x 8 pezzi devono recare i colori verde,
rosso, nero e bianco che corrispondono alle quattro stagioni: primavera,
estate, autunno e inverno e, ai quattro elementi: aria, fuoco, terra e
acqua." (Titus Burckhardt. L'arte sacra in oriente e in occidente)
Ho riportato questo passo pensando a quello riportato da Aquila della Notte
"Li rossi voleno dare matto a li nigri", è possibile che si potesse trattare
del gioco delle Quattro stagioni?
Se consideriamo gli Asuras come manifestazione di Tamas, la tendenza
discendente dell'esistenza, secondo me il colore corrispondente deve essere
il nero e non il rosso che è il colore di Rajas e quindi degli Kshatryas.
Nello stesso testo Titus Burckhardt parla della scacchiera cinese che non
richiede l'alternanza dei colori e quindi si avvicina a un tessuto sul cui
simbolismo rimanderei al libro di René Guénon "Il simbolismo della Croce",
al capitolo "Simbolismo della tessitura".
L'argomento lo trovo molto interessante e si presta a innumerevoli
riflessioni, se qualcuno vorrà arricchire la discussione, mentre mi assento
per dieci giorni, sarò felice di leggerlo al mio ritorno.
Pace
No. Si riferiva ad una partita a due.
>Se consideriamo gli Asuras come manifestazione di Tamas, la tendenza
>discendente dell'esistenza, secondo me il colore corrispondente deve essere
>il nero e non il rosso che è il colore di Rajas e quindi degli Kshatryas.
Se ti riferisci alle caselle, credo che il bianco ed il rosso di cui
ci ha dato notizia sinuhe, possa rifarsi al bianco dell'autorità
spirituale e al rosso del potere temporale, ovvero ai due principi a
cui queste caste si ricollegano, come ad indicare che si deve agire su
un piano in cui le forze tamasiche non trovano spazio, se non forse ai
margini esterni della scacchiera.
Il bianco, inteso come pezzo, ha inoltre la caratteristica di essere
'favorito', in quanto a lui spetta di regola il vantaggio di 'aprire'
il gioco e di fare la prima mossa.
>L'argomento lo trovo molto interessante e si presta a innumerevoli
>riflessioni, se qualcuno vorrà arricchire la discussione, mentre mi assento
>per dieci giorni, sarò felice di leggerlo al mio ritorno.
Speriamo. Buone ferie.
ciao.