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influssi Tridentini nella cultura giapponese

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Rafmi...@libero.it

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Jul 5, 2011, 5:44:15 PM7/5/11
to
http://blog.messainlatino.it/2009/12/echi-tridentini-in-gastronomia-il.html

La nostra rubrica sugli echi tridentini in letteratura ci d� molta
soddisfazione ed orgoglio e dobbiamo ringraziare (in ordine alfabetico)
Giuseppe e Jacopo per i contributi che condividono con noi. Il nostro scopo
� palese: mostrare da un lato il profondissimo influsso della Liturgia di
sempre sulle pi� alte manifestazioni dello spirito umano e al tempo stesso
applicare, nel nostro piccolo, un'intuizione gramsciana: contrastare
l'egemonia degli intellettuali organici al sistema (ossia gli ancora
preponderanti, ancorch� senescenti e sempre pi� sfiduciati, cantori della
primavera del Concilio), mostrando anche attraverso la letteratura quale
perdita incommensurabile sia stato l'abbandono della liturgia che ha
innervato per due millenni la civilt� europea. Altro che "Messale povero"!

Ma l'influsso della Liturgia di sempre ha permeato in tanti secoli
moltissime manifestazioni umane, che potremmo considerare 'arti minori': con
questo post vogliamo iniziare una nuova rubrica dedicata agli influssi della
liturgia gregoriana sulla gastronomia. Per farlo, ci affidiamo naturalmente
ai contributi dei lettori: l'Italia � una miniera di piatti e ricette
ispirati da cadenze dell'anno liturgico, da veglie d'astinenza o da
banchetti delle feste.

Noi, per cominciare, vogliamo complicarci la vita ed andare a cercare gli
echi tridentini dove nessuno si aspetterebbe di trovarli: in un paese
lontanissimo, non cattolico, anzi nemmeno cristiano. Parliamo del Giappone,
nazione dove il Cristianesimo fu perfino bandito e perseguitato per due
secoli. Scopriremo, in un prossimo post, come un caposaldo della civilt�
nipponica, la cerimonia del t� (Cha no yu - ???), abbia ad un certo punto
tratto sotterranea ispirazione dalla composta solennit� del rito cattolico.

Oggi, invece, vogliamo parlare del Tempura (???), un piatto molto diffuso in
Giappone (e nei ristoranti nipponici di tutto il mondo), fatto con sottili
strisce di verdura, pezzi di pesce o frutti di mare, passati in una pastella
sottile e leggera di acqua ghiacciata e farina appena sbattuta, e infine
fritti, tradizionalmente in olio di sesamo. Il risultato � una frittura
leggerissima e croccante.

Ebbene: pochi sanno che il nome tempura deriva dalle Quatuor tempora del
calendario liturgico tradizionale, quei giorni di una stessa settimana
(mercoled�, venerd� e sabato) una per ognuna delle quattro stagioni - donde
il nome - in cui eran prescritti digiuno, preghiera ed astinenza. Per
inciso: una delle tante sciagurate scelte montiniane (o per meglio dire
bugniniane: il Papa spesso manco sapeva quel che combinava il famigerato
Consilium che devast� la liturgia) fu l'abolizione delle Quattro tempora. Le
quali sono gi� grosso modo attestate da Papa S. Callisto all'inizio del III
secolo (alla faccia dell'archeologismo!); prevedevano da 3 a 5 letture prima
del Vangelo (alla faccia del maggior tesoro scritturale del novus ordo);
inoltre, essendo giorni dedicati a consacrare a Dio le stagioni e i lavori
dei campi, avevano un sapore ecologico ante literam, che sarebbe stato
estremamente opportuno conservare in questi tempi. E invece, furon come
detto aboliti; o meglio: col tipico sistema invalso in quegli sciagurati
anni '60-'70, si sanc� dapprima che non v'era pi� obbligo di digiuno o
astinenza in quei giorni (decreto Paenitemini di Paolo VI, 1966); poi, con
la revisione del calendario liturgico del 1969, senza alcuna espressa
abolizione, si rimand� alle varie conferenze episcopali di disciplinare date
e cerimonie delle quattro tempora e delle rogazioni... l'esito sappiamo
quale � stato: la loro sparizione!

Ma torniamo al Giappone: i primi missionari (portoghesi) nel Paese del Sol
Levante, si trovarono dinanzi alla necessit� di consumare pasti di magro,
ossia senza carne, nei giorni di astinenza delle Quattro tempora.
Insegnarono quindi ai loro cuochi indigeni a preparare semplici verdure e
pesci impastellati e fritti nell'olio: metodo di cottura allora sconosciuto
in Giappone. Questa parca pietanza delle Tempora divenne il tempura e si
diffuse per tutto l'arcipelago nipponico. Oggi lo ritroviamo nei ristoranti
giapponesi delle nostre citt� e solo grazie a quei ristoratori espatriati �
rimasto qualcosa, in un paese cattolico!, della tradizione liturgica della
Quattro tempora.

A proposito: quest'anno [2009-nota di LELLO-] la Tempora di Avvento cade nei
giorni 16, 18 e 19
dicembre. Se proprio non voleste digiunare, cercate almeno un ristorante
nipponico...


Noonumos
E' etimologia controversa. La soluzione indicata dalla Redazione � solo una
delle possibili.

Secondo altri il termine deriverebbe dal verbo portoghese "temperar", nel
senso di "indurire friggendo" o nel senso di "aggiungere spezie" (le quali
ultime diconsi "tempero").

Altri ancora lo riferiscono all'iberico (portoghese e spagnolo) "templo",
cio� "tempio" (ma qui il nesso � pi� fumoso del fritto).

Gli ideogrammi sono stati scelti unicamente per la resa sonora, ma � curioso
notare che il primo dei tre significa "cielo" (anche nel senso di sede
divina).
Monday, December 07, 2009, 14:43:52- Flag - Mi piace - Reply
Redazione di
Messainlatino.it
A favore dell'etimologia indicata nel post stanno per� i seguenti elementi:

1) Posto che � assodato che il termine (come il piatto) � di derivazione
occidentale, teniamo presente che i primi occidentali giunti in Giappone
(prima ancora dei mercanti) furono i missionari.

2) La ricetta nasce esclusivamente per friggere verdura e pesce (non carne,
se non in versioni moderne per turisti americani). Ossia ingredienti
perfettamente compatibili con l'obbligo di astinenza.
Monday, December 07, 2009, 20:53:23- Flag - Mi piace - Reply
Noonomos
Senz'altro verosimile � che il termine sia stato introdotto in Giappone dai
missionari portoghesi. Il giapponese conserva del resto svariati vocaboli di
origine portoghese, probabilmente introdotti da quei primi missionari. Vero
� per� che non si tratta necessariamente di termini di origine religiosa
(basti pensare a "chokoredo", per "cioccolato").

L'idea di una derivazione da "tempora", comunque, � tutt'altro che peregrina
(ancorch�, come spesso accade nel mondo etimologie, ipotetica): l'influsso
del Cristianesimo sulla cultura Giapponese fu pi� robusto di quel che spesso
si pensa (e di quel che son disposti a concedere i nipponici stessi).
Osservando con attenzione i gesti della cerimonia del t�, i cultori del
Vetus noteranno qualcosa di familiare (e forse qualche lezione da un buon
maestro di Sado farebbe un gran bene ai liturgisti e ai liturganti di casa
nostra).
Monday, December 07, 2009, 21:27:46- Flag - Mi piace - ReplyAnonymous
"Osservando con attenzione i gesti della cerimonia del t�, i cultori del
Vetus noteranno qualcosa di familiare": ...ma cos� non vale! Non si pu�
stuzzicare in questo modo l'altrui curiosit� e poi lasciarla
insoddisfatta!!!!
Monday, December 07, 2009, 23:29:38- Flag - Mi piace - ReplyNoonomos
Tra alcuni gesti della Cerimonia del t� e alcuni gesti della Messa antica vi
� una singolare corrispondenza. Viene dunque da chiedersi (e c'� chi se lo �
chiesto) se all'epoca in cui tale arte � arrivata alla sua piena maturit�
formale - tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo - non abbia avuto
luogo qualche "misterioso prestito" di natura estetico formale.
Suggestivi indizi non mancano. Si sa, ad esempio, che nel Giappone del XVII
secolo i maestri del t� cristiani furono sorprendentemente numerosi.
Nell'intima cerchia del grande formalizzatore dell'arte del t�, Sen no
Rikyu, si contano svariati cristiani: Takayama Ukon, Shibayama Kenmotsu,
Seta Kamon, Oda Yuraku e Gamo Ujisato, tutti esponenti dell'alta
aristocrazia nipponica. Pare inoltre che Furuta Oribe, esponente della
piccola nobilt�, "successore" di Rikyu e fondatore dell'omonima scuola di
t�, fosse un "kakure kirishitan", cio� un cristiano occulto (tra i simboli
caratteristici di Oribe il "dieci" giapponese, cio� la croce). Certo � che
negli ambienti dell'aristocrazia militare nei quali la cerimonia del t�
ricevette il suo definitivo assetto la penetrazione del cristianesimo fu
robusta e profonda.

Di qui ad argomentare l'esistenza di un influsso diretto del rito cattolico
more antiquo sulla prassi cerimoniale del Sado - l'arte del t� - il passo �
tutt'altro che breve. Ma chiunque abbia assistito a una cerimonia del t� e
abbia osservato con attenzione i gesti con cui le tazze vengono lavate,
pulite, riempite, sollevate, appoggiate, e il modo in cui tutti gli altri
strumenti vengono disposti e adoperati, oltre che la cura "religiosa" e
l'estrema concentrazione nella quale l'intero processo � immerso, non pu�
non cogliere impressionanti affinit� (e non pu� non avvertire profondo
rammarico per la perdita del sublime patrimonio di parole e di atti
splendidamente formalizzati che caratterizzava il Vetus Ordo).

Se sommiamo i dati storici circa il numero e la qualit� dei maestri del t�
cristiani alle analogie formali e, direi, "atmosferiche" che la cerimonia
rivela, l'ipotesi che l'antica messa gregoriana abbia offerto pi� di una
suggestione allo sviluppo del Sado, acquista qualche spessore.

Certo � che, come dicevo, se mandassimo un po' dei nostri liturganti
arrembanti a lezione di Sado, ne riavremmo ottimi celebranti.
Tuesday, December 08, 2009, 13:23:18- Flag - Mi piace - ReplyRedazione di
Messainlatino.it
Acc., Noonumos: stai anticipando il nostro prossimo eco tridentino
culinario. Vorr� dire che riporteremo questo tuo erudito commento in quel
prossimo post.

Tuesday, December 08, 2009, 14:58:20- Flag - Mi piace - ReplyNoonomos
Un'obiezione da considerare, comunque, � quella che la cucina giapponese era
ed � in massima parte "di magro", sicch� � difficile pensare che per i
missionari occidentali quello di reperire cibo adatto alle "Tempora" fosse
un problema (� vero che nel Kyushu - dove essi per lo pi� operavano - si
consuma, per tradizione carne equina, ma � anche vero che per tradizione la
si consuma saltuariamente).


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