"È detenuta nell'ambito di un'inchiesta che non è ancora conclusa", ha
indicato un portavoce della base. Intanto a Fort Ashby in West Virginia i
genitori della soldatessa si sono dati alla fuga: "Hanno preso una vacanza
di qualche giorno. Non ce la facevano più a sopportare l'assedio dei media",
ha spiegato Destiny Goin, una ragazza di 21 anni che Kenneth e Terrie
England considerano come una figlia e che da una settimana è diventata la
portavoce ufficiosa della famiglia trascinata nella bufera dell'ignominia.
Lynndie England è al quinto mese di gravidanza. Il padre è il soldato
Charles Graner, complice nelle sevizie sui detenuti iracheni nel carcere di
Abu Ghraib. Lo ha rivelato in ua conferenza stampa a Fort Ashby in West
Virginia Roy Hardy, l'avvocato della famiglia England. Con altri cinque
commilitoni, Graner è stato deferito alla Corte Marziale per gli abusi.
Hardy ha detto che Lynndie e Graner "hanno una relazione". "Però non penso
che passino molto tempo assieme", ha detto l'avvocato della famiglia.
L'avvocato ha aggiunto che Lynndie ha visitato Graner nella sua cella del
carcere militare dopo l'incriminazione. "Pensiamo che finirà per esser
incriminata anche lei, data la sua visibilità nelle foto", ha detto l'
avvocato della famiglia. Nella vicina LaVale il supermercato Wal-mart che
fino a mercoledì aveva affisso la foto di Lynndie in divisa sul "Muro d'
Onore degli Eroi" dei soldati della zona impegnati in Iraq, l'ha
precipitosamente rimossa sulla spinta dirompente di quelle altre immagini
che hanno fatto il giro del mondo: Lynndie con l'iracheno al guinzaglio,
Lynndie che posa davanti alla piramide di iracheni nudi, Lynndie che ride e
con la mano fa la mossa di sparare con la mano contro i testicoli di un
prigioniero. Sono le immagini della vergogna che vengono messe a confronto
con quelle della ragazzina acqua e sapone delle foto di famiglia.
Come ha potuto trasformarsi quella stessa Lynndie che i genitori continuano
a definire "una brava ragazza finita per sbaglio al posto sbagliato" in una
aguzzina che alcuni giornali negli Usa hanno paragonato a Ilse Koch, la
Bestia di Buchenwald, che soddisfaceva le sue perversioni scatenando i cani
contro i prigionieri del lager nazista. Ma Lynndie, la ragazza-simbolo, è
davvero una Ilse Koch, la sadica moglie del comandante del campo delle
torture di Hitler, o non è piuttosto una stupidella immatura alla "American
Pie"?
A Fort Ashby amici e parenti continuano a difenderla a spada tratta. Aveva
un tatuaggio, i capelli tagliati corti dal barbiere come un maschio,
preferiva gli anfibi e la tuta mimetica alla minigonna. "E allora?" ribatte
incredula Destiny Goin: "Lei è una che non farebbe male a una mosca,
figuriamoci tirare un iracheno al guinzaglio". A Fort Ashby, davanti alla
casa roulotte dove Lynndie è cresciuta c'é uno steccato decorato coi nastri
gialli, simbolo della nostalgia e dell'orgoglio per le famiglie che hanno
mandato un militare al fronte. Lynndie amava i gatti, amava i bambini,
insistono gli amici.
"Altri soldati le hanno detto di mettersi in posa e lei lo ha fatto", ha
istitito il padre Kenneth, ferroviere. Ma per altri residenti di questo
villaggio della Mineral County con un solo semaforo, le foto di Lynndie e
degli altri soldati che umiliano sessualmente i prigionieri non sono state
una sorpresa. "Qui la gente cresce così", ha detto Colleen Kesner: "Per i
ragazzi di campagna come Lynndie se sei uno straniero, se sei di una razza
diversa, non sei un essere umano. Torturare un iracheno, per loro, è come
torturare una bestia".
Lynndie amava la caccia come il padre e la madre Terrie. Come tanti nelle
campagne, non solo dell'America, cresciuti con i fucili in casa. Ma adesso
che la figlia è finita alla ribalta, Terrie minimizza le gesta venatorie
della ragazza: "A volte sparare le riusciva difficile. Non credo che abbia
mai preso un cervo".
Torna in mente "The Deer Hunter", il capolavoro di Michael Cimino sul dramma
dei prigionieri di guerra in Vietnam in cui Robert De Niro, operaio della
Pennsylvania, rinuncia a uccidere il cervo durante la battuta di caccia al
ritorno dalle torture subite nelle mani dei Vietcong. Torture psicologiche
quelle, col rituale atroce della roulette russa con gli americani nella
parte delle vittime. Torture psicologiche queste commesse ad Abu Ghraib con
gli americani nel ruolo del carnefice: con in più la pressione dell'
umiliazione sessuale dell'uomo iracheno davanti a tre giovane soldatesse.
Perché c'é anche questo nella saga triste e deprimente di Lynndie: lei è
finita alla ribalta, l'anti-Jessica Lynch, il "volto dietro la vergogna dell
' America" come la definisce il 'Daily News', ma di donne soldato ce n'erano
almeno altre due fuori dal raggio della macchina che ha scattato le
foto-souvenir delle torture.
Le soldatesse Sabrina Herman e Megan Ambhul per il loro ruolo nelle sevizie
rischiano adesso la Corte Marziale. Sabrina, di Lorton in Virginia, era
stata mandata in Iraq totalmente priva di esperienza: prima della guerra
faceva la pizzaiola, ma a Abu Ghraib aveva il compito di tenere svegli i
detenuti. Uno di questi prigionieri torturati da Sabrina è stato immortalato
nelle foto dello scandalo: è incappucciato,le mani, i piedi e i genitali
collegati ad elettrodi. Di Megan non si sa altro se non che viene dal
Maryland occidentale. "A giudicare dalle foto, queste soldatesse si
divertivano nell' umiliazione sessuale dei prigionieri. A giudicare dalle
foto ne avevano fatto uno sport", ha commentato Jill Porter,una
commentatrice del 'Philadelphia Inquirer' secondo cui Lynndie, Sabrina e
Megan hanno commesso "un tradimento nei confronti di tutte le donne".
Alessandra Baldini
(New York, "America Oggi")
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Saluti & Salute
Pomero
Hanno commesso un crimine di guerra.
Andranno giudicate e condannate in modo esemplare perché, qualunque sia la
nostra opinione in merito all'intrevento in IRAQ, ciò non toglie che si
debba portare il massimo rispetto per i ragazzi americani caduti.
Essi meritano ogni onore.
Sono caduti facendo il loro dovere.
Mentre i custodi delle carceri militari, imboscati, al sicuro da ogni
attacco, con la loro depravazione, hanno gettato disonore anche sui
commilitoni caduti.
Un conto è il crimine commesso da un guerrigliero terrorista ignorante ma
imbottito di storpiature menzognere del Corano.
Un conto è quello di una soldatessa regolare, in uniforme, inserita in una
struttura gerarchica ben definita dove deve esserci disciplina e controllo.
Appartenente ad una forza armata di un paese che ritiene di avere il primato
della Democrazia e della Libertà (in realtà è soltanto il paese più ricco e
potente...)
Farne propaganda femminista mi sembra riduttivo.
E si badi, sopra ho parlato di depravazione.
Se uomini avessero commesso tali crimini su prigioniere donne avremmo
trovato la cosa ancora più aberrante.
Ebbene.
Queste criminali, andranno giudicate proprio come fossero state uomini
sadici, stupratori e vigliacchi.
Ne più ne meno.
Insieme agli altri compagni di merende... Ovviamente...
Ciao Pomero.
Vind