vorrei chiedervi se qualcuno sa quale sia l'origine della parola "robot" .
Mi sembra derivi da un'altra parola della lingua ceca, successivamente
modificata in robot dai primi scrittori che l'adottarono.
Per caso ha qualche connessione col latino " vis-roboris " ? (Mi ha sempre
colpito questo sostantivo altamente irregolare nella declinazione). In ogni
caso come andrebbe pronunciato " robot " ? Allo stesso modo di come si
scrive oppure alla francese (robò)?
Vi ringrazio anticipatamente,
Streben
¬ Salve a tutti,
Salve a te.
¬
¬ vorrei chiedervi se qualcuno sa quale sia l'origine della parola "robot" .
È parola di origine ceca, a quanto mi risulta (ma gli esperti perché
non intervengono? ;))).
¬ Mi sembra derivi da un'altra parola della lingua ceca, successivamente
¬ modificata in robot dai primi scrittori che l'adottarono.
Deriva dal ceco "ròbota"='lavoro forzato, servile'.
"Robot", a quanto pare, è termine introdotto (nel '46?) dal
drammaturgo cecoslovacco Karel Capek per indicare gli automi
protagonisti di un suo dramma: "R.U.R.-Rossum's Universal Robots".
¬ Per caso ha qualche connessione col latino " vis-roboris " ? (Mi ha sempre
¬ colpito questo sostantivo altamente irregolare nella declinazione). In ogni
¬ caso come andrebbe pronunciato " robot " ? Allo stesso modo di come si
¬ scrive oppure alla francese (robò)?
Il DISC attesta: ròbot e robòt, ma altrove trovo anche robò.
Però il Gabrielli suggerisce: " robòt; non bene robò o ròbot".
Personalmente, ho sempre detto robòt, automa...mente ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
> Deriva dal ceco "ròbota"='lavoro forzato, servile'.
> "Robot", a quanto pare, è termine introdotto (nel '46?) dal
> drammaturgo cecoslovacco Karel Capek
Infatti è un'invenzione di C^apek.
> Il DISC attesta: ròbot e robòt, ma altrove trovo anche robò.
> Però il Gabrielli suggerisce: " robòt; non bene robò o ròbot".
Io non mi pongo nemmeno il problema: in ceco l'accento cade sempre sulla
prima sillaba, le consonanti in questione si pronunciano come in italiano,
ergo: ròbot. Pronunciarlo alla francese è assurdo e privo di motivazione, se
non che all'epoca "faceva figo" fare cosí. L'ibrido "robòt" (con tutto il
rispetto pel Gabrielli) è la forma peggiore, perché significa pronunciare
una parola ceca alla francese, e farlo persino male.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
¬ Mariuccia Ruta
¬ > Deriva dal ceco "ròbota"='lavoro forzato, servile'.
¬ > "Robot", a quanto pare, è termine introdotto (nel '46?) dal
¬ > drammaturgo cecoslovacco Karel Capek
¬
¬ Infatti è un'invenzione di C^apek.
Mi scuso: avrei dovuto specificare che sulla C- c'è un cappellino
rivoltato che però io non so come trascrivere e descrivere :(
¬
¬ > Il DISC attesta: ròbot e robòt, ma altrove trovo anche robò.
¬ > Però il Gabrielli suggerisce: " robòt; non bene robò o ròbot".
¬
¬ Io non mi pongo nemmeno il problema: in ceco l'accento cade sempre sulla
¬ prima sillaba, le consonanti in questione si pronunciano come in italiano,
¬ ergo: ròbot.
Però io ho sempre sentito 'robòt'. Solo io?
> Pronunciarlo alla francese è assurdo e privo di motivazione, se
Ma 'robòt' non mi sembra pronuncia francese: se lo fosse, da dove
salterebbe fuori la pronuncia della -t finale che dovrebbe esser muta?
¬ non che all'epoca "faceva figo" fare cosí. L'ibrido "robòt" (con tutto il
¬ rispetto pel Gabrielli) è la forma peggiore, perché significa pronunciare
¬ una parola ceca alla francese, e farlo persino male.
Boh! Non so che dirti. Mi pare che la pronuncia prevalente, sia nel
parlato e sia nei dizionari, sia proprio "robòt".
--
Ciao,
Mariuccia®
La parola č inglese, anche se di derivazione ceca. Il titolo originale dello
spettacolo a Praga era proprio "R.U.R.-Rossum's Universal Robots", inglese,
quindi.
Quindi la pronunciamo all'inglese, ovvero all'italiana, ovvero senza mettere un
accento particolare su nessuna delle due -o-.
Sull'etimologia ho trovato questo.
http://www.maxmon.com/1921ad.htm
............................................................................
In 1921, the Czech author Karel Capek produced his best known work, the play
R.U.R. (Rossum's Universal Robots), which featured machines created to simulate
human beings.
Some references state that term "robot" was derived from the Czech word robota,
meaning "work", while others propose that robota actually
means "forced workers" or "slaves." This latter view would certainly fit the
point that Capek was trying to make, because his robots eventually rebelled
against their creators, ran amok, and tried to wipe out the human race.
However, as is usually the case with words, the truth of the matter is a little
more convoluted. In the days when Czechoslovakia was a feudal society, "robota"
referred to the two or three days of the week that peasants were obliged to
leave their own fields to work without remuneration on the lands of noblemen.
For a long time after the feudal system had passed away, robota continued to be
used to describe work that one wasn't exactly doing voluntarily or for fun,
while today's younger Czechs and Slovaks tend to use robota to refer to work
that's boring or uninteresting.
............................................................................
http://www.czech-language.cz/translations/rur.html
--
____________________________________
Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
____________________________________
Ź Sull'etimologia ho trovato questo.
Ź http://www.maxmon.com/1921ad.htm
Ź [...]
Ź ............................................................................
Ź http://www.czech-language.cz/translations/rur.html
Grazie infinite, Giancarlo.
--
Ciao,
MariucciaŽdall'ignoranza sconfinata...;))
¬ [...]
¬ http://www.czech-language.cz/translations/rur.html
Non riesco ad accedervi. Càpita solo a me?
--
Ciao,
Mariuccia®
>Per caso ha qualche connessione col latino " vis-roboris " ?
L'escluderei. Il latino ROBORIS è di per sé il genitivo di ROBUR = "(legno
di) quercia", e quindi "legno robusto" (ROBUSTUS è l'aggettivo derivato),
da cui l'it. "rovere" e "roverella" (due determinate specie del genere
Quercus), e in altre lingue neolatine il nome generico della "quercia": sp.
roble, cat. e prov. roure, dial. altoitaliani rol ([rUl], piem.), rogor
(['rU:gUr], mil., cfr. il toponimo Rogoredo), rúer (bresc.) ecc. Come
traslato astratto in latino la voce in questione ha assunto il significato
di "forza", integrando cosí il paradigma del difettivo VIS.
Il ceco ROBOTA = "corvée", da cui il ROBOT (plurale in ceco roboti o
robotové) è, credo, connesso col sostantivo RAB (schiavo), comune a varie
lingue slave, e da cui deriva p.es. il russo rabóta "lavoro", rabótat'
"lavorare".
Ai rimanenti interrogativi sollevati al momento in cui scrivo è già stata
data risposta.
Saluti
G.Pontoglio
> Per caso ha qualche connessione col latino " vis-roboris " ? (Mi ha sempre
> colpito questo sostantivo altamente irregolare nella declinazione).
Più che sostantivo "irregolare" direi "difettivo" visto che "vis" manca del
genitivo e del dativo singolare.
"Robur, -oris" significa "rossa [legna di] quercia" e dovrebbe indicare
(metaforicamente) la "forza statica" non quella "dinamica" espressa da
"vis".
Il fatto che "robur" derivi da "ruber" o "robus" ("rosso") e quindi dalla
radice indoeuropea "reudh-", "rosso" esclude qualsiasi connesione con il
cèco "robota" che invece deriva dalla radice indoeuropea "orbh-", "cambiare
posizione" (nel senso di ridursi in servitù lavorativa) la stessa di
"orphanos" e di "Arbeit".
> In ogni
> caso come andrebbe pronunciato " robot " ? Allo stesso modo di come si
> scrive oppure alla francese (robò)?
La pronuncia più frequente (anche secondo il DiPI Zanichelli) è /ro'bo/ (o
chiusa) alla "francese". Quella più esatta è /'rObot/.
Ciao,
Paolo
> Più che sostantivo "irregolare" direi "difettivo" visto che "vis" manca del
> genitivo e del dativo singolare.
Ohibò, forse non ho afferrato, ma io ricordo bene di avere imparato:
vis, roboris, robori, vim, vis, vi.
Perché difettivo di genitivo e dativo?
P.
Ovviamente non è che "vis" faccia al genitivo e al dativo "roboris" e
"robori". Sarebbe un'irregolarità di declinazione veramente pazzesca!
Più semplicemente, "vis" manca del genitivo e del dativo singolari (e se
necessita di quelle forme ricorre eventualmente a un "quasi-sinonimo"
"robur, -oris"). Il perché una forma "perda pezzi" per la strada è un
fenomeno non del tutto chiarito in linguistica. Si creano scompensi nella
declinazione (o nella coniugazione), si complica tutto...
Questo fenomeno è presente anche nei vernacoli toscani dove è praticamente
scomparsa la prima persona plurale dei verbi: un verbo come "fare"
all'indicativo presente ai coniuga così (nel vernacolo empolese):
- e' fò
- te ttu ffai
- e' fa
- no' si fa
- vo' vu ffate
- e' fanno
Non è che la prima persona plurale abbia la strana forma "si" + III persona
singolare. Semplicemente ha perso la forma in <-iamo> (facciamo) e ricorre
(per supplire a questa mancanza) alla costruzione impersonale del verbo.
Probabilmente è successo questo: la forma impersonale aveva dei vantaggi
(espressività? immediatezza?) rispetto alla forma coniugata della I persona
plurale dei verbi, che è diventata così poco usata e alla fine è scomparsa.
Ciao,
Paolo