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I portoghese diventa brasiliano?

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Karla

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May 18, 2008, 9:35:22 AM5/18/08
to
Dal Corriere di oggi:

In Portogallo si parlerà «brasiliano»
Il Parlamento di Lisbona approva il progetto: si adegua la lingua agli
standard dell'ex colonia

RIO DE JANEIRO - È la lingua degli enigmi di José Saramago, o sussurrata
al suono struggente del fado, ma è soprattutto quella urlata dalle
mulatte di Jorge Amado e resa bossa nova da Vinicius de Moraes. Solo una
decina di milioni di persone parlano portoghese là dove la lingua
nacque, mentre nel resto del mondo sono ben 220, in gran parte
brasiliani: era abbastanza scontato che chi dovesse soccombere nel
processo di unificazione della lingua fosse proprio il Portogallo, e
così è avvenuto. Non senza una certa fatica, venerdì il Parlamento di
Lisbona ha approvato un accordo ortografico tra gli otto Paesi al mondo
dove si parla portoghese. Oltre a Portogallo e Brasile, ci sono le ex
colonie di Angola, Mozambico, Capo Verde, Timor Est, Guinea-Bissau e São
Tomé e Principe. Nulla di davvero radicale --- i cambiamenti riguardano
solo una parte dell'ortografia --- ma il Portogallo ci ha messo una decina
di anni per cedere. Quasi tutte le modifiche spostano le regole verso
l'uso brasiliano della lingua, assai semplificato da secoli.

Alla capitolazione si sono opposti fino all'ultimo i puristi
dell'idioma, che hanno consegnato una petizione di 33.000 firme ai
deputati di Lisbona affinché bocciassero la riforma. Ma non c'è stato
niente da fare. Anni fa, quando una commissione fissò le nuove regole,
venne deciso che l'applicazione sarebbe scattata con l'approvazione di
soli tre Paesi, tra i quali non necessariamente il Portogallo. Poi,
però, si è ritenuto doveroso aspettare il suo sì: «Siamo i padri della
lingua portoghese, non i suoi padroni », ha detto il deputato Nuno Melo
al momento di votare. In Brasile, con un certo orgoglio, si è
commemorata la svolta ricordando che cade nell'anno del 200esimo
anniversario dello spostamento della Corte reale da Lisbona a Rio de
Janeiro, in fuga da Napoleone nel 1808. La colonia che diventava impero.
Le modifiche ortografiche riguardano soprattutto accenti e trattini e
l'eliminazione di lettere che nella pronuncia corrente sono andate
perdute. Un esempio su tutti è la parola «selezione », che si scriverà
ovunque «seleção», come i brasiliani chiamano tra l'altro le proprie
squadre nazionali. Chi cambia di più è il Portogallo, con l'1,4 per
cento delle parole contro appena lo 0,4 del Brasile. Su alcuni vocaboli,
in mancanza di accordo, le differenze sui due lati dell'Atlantico
verranno mantenute. Così come, ovviamente, sulla lingua di tutti i
giorni, che differisce assai di più che quella ortografica. Probabile
che traduzioni e doppiaggi di film restino separati, come già avviene
adesso.

Nella tv, invece, l'egemonia della telenovela brasiliana non lascia
scampo: già da decenni i portoghesi si sono abituati all'accento cantato
dell'ex colonia, sui teleschermi per diverse ore al giorno. I fautori
della riforma sostengono che i benefici saranno notevoli:
dall'uniformità nelle ricerche via Internet al linguaggio giuridico
internazionale. Una antica aspirazione lusofona è quella di vedere la
propria lingua tra quelle ufficiali all'Onu (attualmente sono sei:
inglese, mandarino, arabo, francese, russo e spagnolo). Chi invece non
pare appassionarsi al tema e non vuole polemizzare è proprio José
Saramago: «Io continuerò a scrivere come sempre - ha detto - Poi sarà un
problema dei correttori di bozze».

Rocco Cotroneo
18 maggio 2008

Unknown

unread,
May 18, 2008, 10:19:35 AM5/18/08
to

"Karla" <nos...@nospam.it> ha scritto nel messaggio
news:g0pb57$ka9$2...@news2.task.gda.pl...

> Dal Corriere di oggi:
>
> In Portogallo si parlerà «brasiliano»
> Il Parlamento di Lisbona approva il progetto: si adegua la lingua agli
> standard dell'ex colonia
>
solo perché il brasiliano è più razionale e son pure di più.
Una cosa analoga è successa all'inglese ma i britannici hanno il
commonwealth che segue la loro via, e quindi semmai passeranno
all'americano, ci vorrà ancora del tempo.

è um fato!


Wolfgang

unread,
May 18, 2008, 12:33:59 PM5/18/08
to
Un buon riassunto della riforma ortografica del 1990, adesso
ratificato dal parlamento portoghese, come anche di quelle
antecedenti, si trova su
http://pt.wikipedia.org/wiki/Acordo_Ortográfico_de_1990

I dettagli con liste di esempi molti istruttivi sono riportati da
http://pt.wikipedia.org/wiki/Lista_das_alterações_previstas_pelo_acordo_ortográfico_de_1990

Studiando queste liste, si troverà che i mutamenti sono assai
meno drammatiche di quanto il Corriere voglia far credere ai suoi
lettori. Soprattutto si rivelerà una netta bugia l'asserzione
che «si adegua la lingua agli standard dell'ex colonia».

La riforma rende solo conto dello sviluppo della lingua parlata.
Pertanto si sopprimono le consonanti mute <p> e <c> seguite da
un'occlusiva o da <c>, come in <acção>, <acto> e <óptimo>, parole
che si scriveranno ormai anche fuori dal Brasile <ação>, <ato> e
<ótimo>, ma ciò solo perché anche lì queste lettere non
rappresentano alcun suono.

Ma qualora tali <p> e <c> si pronuncino, ad esempio nelle parole
<facto> e <secção>, i Portoghesi continuano a scriverle, siano
esse pure omesse dai Brasiliani.

Un caso analogo è la chiusura delle <e> ed <o> seguite da nasale
praticata dai Brasiliani. António, il Santo nazionale portoghese,
manterrà la sua <o> aperta, non avendo intenzione alcuna i
Portoghesi né di pronunciare il suo nome con la <o> chiusa né di
sfigurarlo con un circonflesso.

Ciao, Wolfgang

Nota per chi non è familiare con gli accenti portoghesi:
- all'acuto italiano corrisponde il circonflesso portoghese,
- all'grave italiano corrisponde l'acuto portoghese,
- al circonflesso italiano corrisponde il grave portoghese.

Joao do Sabao

unread,
May 18, 2008, 7:43:13 PM5/18/08
to
On 2008-05-18 15:19:35 +0100, "Amleto, il danese." <[ [
http://fotosenigallia.splinder.com/ ] Foto Senigallia ]> said:

> è um fato!
In portoghese "É", con l'accento acuto. ;-)

Comunque non sono affatto d'accordo con chi dice che questo accordo
ortografico è un prostrarsi di Lisbona alla grafia brasiliana.
Purtroppo alcuni hanno fatto una campagna mediatica in tal senso in
Portogallo (e il Corriere della Sera ha cavalcato l'onda), dicendo:
"l'1.6% del vocabolario portoghese europeo cambia, mentre della
variante brasiliana appena il 0.45%!".

In realtà tale statistica non tiene conto di quanto frequenti siano le
varie parole. Il Portogallo in termini assoluti cambierà parecchie
scritture, sì, ma se andiamo a vedere un testo normale i cambiamenti
riguardano entrambi i Paesi in misura simile.

Numerosi sono i "sacrifici" che il Brasile fa uniformandosi ad alcune
regole del portoghese europeo: per esempio l'abbandono della
frequentissima dieresi (freqüência si scriverà frequência, alla maniera
di Lisbona) e di accenti (vôo -> voo, idéia -> ideia).

Consiglio quindi la lettura di questo articolo
<http://ciberduvidas.com/portugues.php?rid=1575>. Oltre a essere
scritto con competenza, è interessante perché nel testo i "sacrifici"
di spelling del Portogallo al Brasile sono segnati in rosso, mentre
quelli di Brasília a Lisbona in verde. Come si può vedere, essi sono in
numero comparabile.

Entro sei anni, tutti i testi dovranno essere uniformati all'accordo
ortografico.

--
Tchau, -João do Sabão

Wolfgang

unread,
May 19, 2008, 12:18:55 AM5/19/08
to
On Sun, 18 May 2008 23:43:13 GMT, João do Sabão wrote:
>
> Consiglio quindi la lettura di questo articolo
> <http://ciberduvidas.com/portugues.php?rid=1575>. Oltre a
> essere scritto con competenza, è interessante perché nel
> testo i "sacrifici" di spelling del Portogallo al Brasile
> sono segnati in rosso, mentre quelli di Brasília a Lisbona in
> verde. Come si può vedere, essi sono in numero comparabile.

Purtroppo neanche in questo testo si trova alcun cenno alla
1ª persona del plurale del passato remoto dei verbi della 1ª
coniugazione, forma distinta tramite l'accento acuto da quella
del presente. È vero che i Portoghesi dovranno rinunciare a
questo accento e alla pronuncia aperta della «a»?

Ciao, Wolfgang

Joao do Sabao

unread,
May 19, 2008, 6:25:15 AM5/19/08
to
On 2008-05-19 05:18:55 +0100, Wolfgang <w...@ariannuccia.de> said:

Olá Wolfgang,
É um prazer ler-te de novo por aqui.

> Purtroppo neanche in questo testo si trova alcun cenno alla
> 1ª persona del plurale del passato remoto dei verbi della 1ª
> coniugazione, forma distinta tramite l'accento acuto da quella
> del presente. È vero che i Portoghesi dovranno rinunciare a
> questo accento e alla pronuncia aperta della «a»?

Innanzitutto va chiarita una cosa, partendo dalla fine della tua
domanda: nessun lusofono dovrà cambiare la propria *pronuncia*.

Questa riforma riguarda esclusivamente l'ortografia, ovvero la
*scrittura*. La lingua parlata rimarrà identica e con le sue
specificità in ogni Paese.

I portoghesi aboliscono l'accento grafico in:

- "pára" (pron. in portoghese europeo /'par6/, voce del verbo "parar",
da non confondersi con la preposizione "para" /'p6r6/ -- naturalmente
continueranno a esistere le due pronunce)
- "péla" (sostantivo e coniugazione di "pelar", fino a ieri accentato
per distinguerlo dal pelo "pêlo" e dalla preposizione articolata "pelo")
- "pólo" (sostantivo, in contrapposizione all'antico "polo" contrazione
di "por + lo")
- "pêra" e qualche altra parola breve

Nel caso della distinzione "amámos" (abbiamo amato) vs "amamos"
(amiamo) alla maniera portoghese, non viene abolito l'accento grafico
nella forma passata, tuttavia diventa facoltativo.

Il testo dell'accordo si può scaricare qui: <http://orto.no.sapo.pt/b.htm>

Wolfgang

unread,
May 19, 2008, 2:47:47 PM5/19/08
to
On Mon, 19 May 2008 10:25:15 GMT João do Sabão wrote:
> [...]

> Olá Wolfgang,
> É um prazer ler-te de novo por aqui.

O prazer é meu. Obrigado!

> [...]

> Innanzitutto va chiarita una cosa, partendo dalla fine della tua
> domanda: nessun lusofono dovrà cambiare la propria *pronuncia*.

E neanche un germanofono come me. Meno male!

> Questa riforma riguarda esclusivamente l'ortografia, ovvero la
> *scrittura*. La lingua parlata rimarrà identica e con le sue
> specificità in ogni Paese.
>
> I portoghesi aboliscono l'accento grafico in:
>
> - "pára" (pron. in portoghese europeo /'par6/, voce del verbo "parar",

e anche del verbo «parir» (cong. pres.), a quanto ne sappia io
(ma forse sbaglio).

> da non confondersi con la preposizione "para" /'p6r6/ -- naturalmente
> continueranno a esistere le due pronunce)

Così s'è creata la stessa ambiguità che quella di «como», con
le pronunce /'komu/ della forma verbale e /'kumu/ dell'avverbio.
È davvero un progresso? (Se tu fossi brasiliano, ti avrei chiesto
se è il vostro nuovo concetto di ordine e progresso. :))

> - "péla" (sostantivo e coniugazione di "pelar", fino a ieri accentato
> per distinguerlo dal pelo "pêlo" e dalla preposizione articolata "pelo")

Ne desumo che «pêlo» mantiene il suo accento, vero?

> - "pólo" (sostantivo, in contrapposizione all'antico "polo"
> contrazione di "por + lo")
>
> - "pêra" e qualche altra parola breve

Sai per caso come stanno le cose con la Foz Côa e le voci del verbo
coar? Anche in questi casi sarebbe logica l'abolizione dell'accento
grafico, visto che le forme articolate della preposizione «com» sono
ormai morte e sepolte.

> Nel caso della distinzione "amámos" (abbiamo amato) vs "amamos"
> (amiamo) alla maniera portoghese, non viene abolito l'accento

> grafico grafico nella forma passata, tuttavia diventa facoltativo.

Ovviamente un omaggio ai Brasiliani. D'altra parte si deve ammettere
che nelle altre coniugazioni non c'è mai stata, né in Brasile né in
Portogallo, alcuna distinzione tra il presente e il p.p.s.

> Il testo dell'accordo si può scaricare qui: <http://orto.no.sapo.pt/b.htm>

Tantissime grazie. Ho oggi passato alcune ore studiandolo e trovando
confermato quanto ho già detto in un'altro posting, cioè che i
cambiamenti sono molto meno drammatiche di quanto si possa inferire
da certe polemiche.

Ma un dettaglio non mi piace affatto: è l'abolizione dell'accento
nelle forme «arguis», «argui» e «arguem», cosicché il verbo «arguir»
si coniuga ormai come «fruir». A questo punto la logica vorrebbe che
le forme analoghe di «seguir» portassero l'accento: «ségues», «ségue»
e «séguem». Ma visto che tale accento non si scrive, ci sarebbe
teoricamente anche la possibilità che queste forme si pronunciassero
con la «u» tonica come il congiuntivo presente di «averiguar».

Quindi la riforma ha creato un'inutile ambiguità. E questa la trovo
un fatto molto grave giacché nella grafia portoghese la posizione
dell'accento è sempre stata univoca. Finora...

Tu che ne dici? O mi è sfuggito qualcosa?

Ciao, Wolfgang

Joao do Sabao

unread,
May 20, 2008, 12:01:56 AM5/20/08
to
On 2008-05-19 19:47:47 +0100, Wolfgang <w...@ariannuccia.de> said:

> On Mon, 19 May 2008 10:25:15 GMT João do Sabão wrote:
>>
>> I portoghesi aboliscono l'accento grafico in:
>>
>> - "pára" (pron. in portoghese europeo /'par6/, voce del verbo "parar",
>
> e anche del verbo «parir» (cong. pres.), a quanto ne sappia io
> (ma forse sbaglio).

Hai ragione: ho controllato la coniugazione su <www.priberam.pt/dlpo>.
Sinceramente, avendo vissuto un anno e mezzo in Portogallo, non ho mai
sentito nominare questo verbo prima d'ora. Ma non ho avuto neanche mai
a che fare con dei parti.

>> da non confondersi con la preposizione "para" /'p6r6/ -- naturalmente
>> continueranno a esistere le due pronunce)
>
> Così s'è creata la stessa ambiguità che quella di «como», con
> le pronunce /'komu/ della forma verbale e /'kumu/ dell'avverbio.
> È davvero un progresso? (Se tu fossi brasiliano, ti avrei chiesto
> se è il vostro nuovo concetto di ordine e progresso. :))

È un progresso semplificatore, e si può capire facilmente di quale
«para» si parli dal contesto.

D'altronde, queste ambiguità date da parole omografe ma con pronuncia
leggermente diversa esistevano anche prima (ed esistono, dove più dove
meno, in tutte le lingue). Mi viene in mente la parola «interesse»
secondo il portoghese europeo, dove la vocale tonica si pronuncia /e/
se sostantivo ma /E/ se voce verbale.

L'ortografia portoghese è ottima ma non può essere perfetta. Tantomeno
non può esserla questa riforma, che deve uniformare dialetti del
portoghese dotati di scritture diverse. Non possiamo indicare
graficamente le aperture di tutte le <a>, <e> e <o> toniche: usciremmo
pazzi e ci metteremmo molto tempo a digitare dei testi al computer.
Tanto vale eliminare qualche accento grafico di troppo. Uno straniero
che parla bene saprà che apertura dare a certe vocali, e se sbaglia
un'apertura... pazienza, si capisce lo stesso.

>> - "péla" (sostantivo e coniugazione di "pelar", fino a ieri accentato
>> per distinguerlo dal pelo "pêlo" e dalla preposizione articolata "pelo")
>
> Ne desumo che «pêlo» mantiene il suo accento, vero?

No, lo perde anch'esso (vedi il paragrafo 5.4.1 del testo dell'accordo;
cita anche le motivazioni).

Ipotizzo che tu non sia d'accordo sulla semplificazione «pêlo» ->
«pelo» e penserai: "d'accordo che dal contesto capisco se si parla di
pelare patate o di peli del corpo, però l'accento grafico era utile per
indicarmi l'apertura della vocale da pronunciare!". Hai pure ragione,
ma per quanto ho scritto sopra secondo me è più importante semplificare
la vita a qualche milione di madrelingua lusofoni piuttosto che dare un
minuscolo beneficio a noi stranieri.

> Sai per caso come stanno le cose con la Foz Côa e le voci del verbo
> coar? Anche in questi casi sarebbe logica l'abolizione dell'accento
> grafico, visto che le forme articolate della preposizione «com» sono
> ormai morte e sepolte.

Qui non ti seguo. Ciò di cui parli ha qualcosa a che fare con la diga
di Vila Nova de Foz Côa? Tra l'altro proprio quelli del nord
pronunciano le parole terminanti in -oa(s) in modo divertente: invece
che /'o6(S)/ come a Lisbona, dicono qualcosa come /'ou6(S)/. Ho sentito
una persona di Porto pronunciare il nome «Picoas» (un quartiere di
Lisbona) come /pi'kou6S/, quindi penso che leggerebbe «Côa» /'kou6S/.

>> Nel caso della distinzione "amámos" (abbiamo amato) vs "amamos"
>> (amiamo) alla maniera portoghese, non viene abolito l'accento
>> grafico grafico nella forma passata, tuttavia diventa facoltativo.
>
> Ovviamente un omaggio ai Brasiliani. D'altra parte si deve ammettere
> che nelle altre coniugazioni non c'è mai stata, né in Brasile né in
> Portogallo, alcuna distinzione tra il presente e il p.p.s.

Quando mi accordo per un appuntamento serale con gli amici e leggo in
un messaggio sul cellulare la frase «combinamos às 20h30» [*], in
generale non so se il mittente intendeva parlare al tempo presente ("ci
vediamo alle 20:30") oppure al p.p.s. ("ci siamo accordati per le
20:30"). Dal contesto e dal fatto se è un appuntamento tra due o
piuttosto tra tante persone, rispettivamente, capisco di quale dei due
casi si tratta. Quasi sempre è il presente, perché è più normale
proporre un orario che imporlo. ;-)

Credo che, in Portogallo, questo accento acuto diventato facoltativo
verrà omesso sempre più spesso nella stampa.

> Ma un dettaglio non mi piace affatto: è l'abolizione dell'accento
> nelle forme «arguis», «argui» e «arguem», cosicché il verbo «arguir»

> si coniuga ormai come «fruir». A questo punto la logica vorrebbe [...]

Hai ragione, ma questo problema è legato alla pronuncia o meno della
<u> dopo una <g / q>. O sbaglio?

Nel portoghese europeo questa difficoltà c'è sempre stata: devo
pronunciare o no la <u> in «aguentar»? La risposta la so solo se ho
studiato...

Il portoghese brasiliano risolveva con la dieresi, effettivamente utile
per gli stranieri, che però viene abolita in questa riforma
semplificatrice.

Se questo fatto di «arguir» sia il primo caso di non univocità
dell'accento tonico come dici tu, sinceramente non saprei.

In sostanza, a me l'accordo piace e ancora di più mi piacciono le sue
motivazioni.

As minhas desculpas pelo comprimento da mensagem; a minha área é
engenharia informática e não tenho certeza de ter escrito coisas que
façam sentido. Até logo.

[*] il motivo per cui nell'sms appare scritto «combinamos às 20h30» è
duplice. Intanto il mio cellulare Nokia acquistato in Italia, pur
supportando il portoghese, sembra non gradire l'accento acuto e il
circonflesso nei messaggi in arrivo e me li sopprime quasi sempre.
Secondo e più importante motivo: un portoghese quando scrive un
messaggio lo scrive di fretta e senza concentrarsi, e non si mette a
pensare se ci voglia o meno l'accento acuto, per questo scrive
semplicemente «combinamos».

Joao do Sabao

unread,
May 20, 2008, 4:24:33 PM5/20/08
to
On 2008-05-20 05:01:56 +0100, Joao do Sabao <joaoN...@gmail.com> said:

> Ho sentito una persona di Porto pronunciare il nome «Picoas» (un
> quartiere di Lisbona) come /pi'kou6S/, quindi penso che leggerebbe
> «Côa» /'kou6S/.

Errata corrige: /'kou6/.

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Joao do Sabao

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May 20, 2008, 7:41:58 PM5/20/08
to
On 2008-05-20 21:28:18 +0100, ADPUF <flyh...@mosq.it> said:

> La riforma riguarda in qualche modo anche il gallego oppure
> quelli vanno per conto loro?

Ufficialmente l'accordo non riguardo il gallego, che è regolato dalle
sue istituzioni interne e la cui ultima norma scritta è del 2003. Ma è
probabile che in futuro l'accordo ortografico portoghese avrà delle
conseguenze anche per i galiziani.

Del resto, al momento della firma dell'accordo nel 1990, oltre alle
accademie linguistiche e agli organi ufficiali di sette paesi lusofoni
(Portogallo, Brasile, Angola, Capo Verde, Guinea-Bissau, Mozambico e
São Tomé e Príncipe) era presente anche una delegazione della Galizia,
in veste di mera osservatrice.

Timor Est, come stato, è nato ufficialmente nel 2002 e due anni dopo ha
aderito all'accordo. En passant, in portoghese «Timor» si pronuncia con
l'accento sull'ultima sillaba.

Tornando alla Galizia, questa pagina wiki spiega il loro dibattito
interno <http://pt.wikipedia.org/wiki/Reintegracionismo>. Riassunto: i
"reintegrazionisti" vogliono uniformare l'ortografia a quella
portoghese, mentre gli "isolazionisti" pongono l'accento sulle
peculiarità del gallego e sostengono una sua unicità. Qui si può
assistere un discorso del capo dei reintegrazionisti galleghi, Ângelo
Cristóvão: <http://www.youtube.com/watch?v=n-nRkJQsrDw>.

Ho trovato anche questa notizia recente:
<http://tsf.sapo.pt/online/vida/interior.asp?id_artigo=TSF192137>.
L'AGAL (Associazione Galiziana della Lingua) vuole che il gallego sia
riconosciuto come "variante del portoghese internazionale". Curiosa
richiesta, visto che in questo momento storico si sta affermando che
esiste una sola forma di portoghese scritto.

Riguardando l'articolo del Corriere da cui è iniziato questo thread, mi
sono accorto di un'altra imprecisione del giornalista. Leggo:

"Probabile che traduzioni e doppiaggi di film restino separati, come

già avviene adesso". In realtà, chi è un minimo informato sa che, con
l'eccezione di alcuni cartoni animati, il doppiaggio è inesistente in
Portogallo e quasi inesistente in Brasile.

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