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Modo di dire dialettale forse [OT] ?

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Wolfgang Mueller

unread,
Oct 1, 2000, 2:54:14 AM10/1/00
to
Mariuccia Ruta wrote:
>
> Dario Fantoni wrote:
> >
> > sta scomparendo un curioso modo dire e cioè:
> > - all'arma di Dio -
> >
> > che si usa in riferimento alla trascuratezza in cui viene
> > lasciato qualcosa... ad esempio: [...]
>
> Agli esempi che tu hai riportati, il castigliano applica la
> locuzione: "A la buena de Dios", che significa, per l'appunto,
> "lasciare che ..., vivere, fare qualunque cosa, alla buona",
> senza curarsene troppo, insomma, [ché tanto ci penserà
> la Provvidenza o la "buena voluntad" (buona volontà) di Dio"].

In tedesco abbiamo la locuzione "den lieben Gott einen guten
Mann sein lassen" (alla lettera: 'lasciar stare Dio un buon
uomo') che ha esattamente lo stesso significato.

Ma tutto ciò non spiega la misteriosa *arma* della locuzione
dialettale (?) riportata da Dario Fantoni. Dopo che l'ipotesi
che "arma" sia forse un'alterazione di "alma" è stata confutata,
non mi resta che presumere che dietro la locuzione stia l'idea
di un Dio inerme, analogamente alla famosa domanda di Stalin
dove si trovassero le divisioni del Papa (allora Pio XII).

Wolfgang

* Mariuccia Ruta

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to
On Sun, 01 Oct 2000 06:54:14 +0000, in it.cultura.linguistica Wolfgang
Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote:

> Mariuccia Ruta wrote:
> > Dario Fantoni wrote:

~><~><~><~


> > > sta scomparendo un curioso modo dire e cioè:
> > > - all'arma di Dio -
> > > che si usa in riferimento alla trascuratezza in cui viene
> > > lasciato qualcosa... ad esempio: [...]

~><~><~><~


> > Agli esempi che tu hai riportati, il castigliano applica la
> > locuzione: "A la buena de Dios", che significa, per l'appunto,
> > "lasciare che ..., vivere, fare qualunque cosa, alla buona",
> > senza curarsene troppo, insomma, [ché tanto ci penserà
> > la Provvidenza o la "buena voluntad" (buona volontà) di Dio"].

> ~><~><~><~


> In tedesco abbiamo la locuzione "den lieben Gott einen guten
> Mann sein lassen" (alla lettera: 'lasciar stare Dio un buon
> uomo') che ha esattamente lo stesso significato.

Non capisco se nella tua frase c'è qualche errore di trascrizione o se
son io a non saper interpretare: non mi sembra che il significato
della tua locuzione (cosí come la leggo) sia lo stesso di quella mia.


>
> Ma tutto ciò non spiega la misteriosa *arma* della locuzione
> dialettale (?) riportata da Dario Fantoni.

Io non ho mai sentito la locuzione dialettale riferita da Dario,
ma potrebbe non esser la stessa che era in origine, potrebbe aver
subito mutamenti, nel corso dei secoli(?), trasformando la -l
(alma-almo?) in -r

> Dopo che l'ipotesi
> che "arma" sia forse un'alterazione di "alma" è stata confutata,

¿Non potrebbe "alma" esser una distorsione popolaresca del maschile
*almo*?

> non mi resta che presumere che dietro la locuzione stia l'idea
> di un Dio inerme,

Se invece vòlgo il termine al maschile *almo* trovo:
"ricco", "benefico", "fertile", "che nutre", quindi
-per estensione- un Dio che dà e alimenta la vita.

Cito:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
(Leopardi): «Alma terra natía» (fertile terra natía)
(Dante): «ch'e' fu dell'alma Roma e di suo impero»
(ove *alma* sta per "divina", "nobile", "grandiosa".

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Ho fantasticato troppo?
Buona (o *alma*?) domenica.
> Wolfgang
--
Ciao,
Mariuccia®

Wolfgang Mueller

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to
Mariuccia Ruta wrote:

>
> Wolfgang Müller wrote:
> >
> > In tedesco abbiamo la locuzione "den lieben Gott einen guten
> > Mann sein lassen" (alla lettera: 'lasciar stare Dio un buon
> > uomo') che ha esattamente lo stesso significato.
>
> Non capisco se nella tua frase c'è qualche errore di trascrizione
> o se son io a non saper interpretare: non mi sembra che il
> significato della tua locuzione (cosí come la leggo) sia lo
> stesso di quella mia.

Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è
stata buona. Cerchiamo pertanto di interpretarla un po': ecco Dio,
quel buon vecchio decrepito che ha già da tempo smesso di cercar
di capire il mondo. Lasciamolo stare lí nella sua incomprensione.
Lasciamo perdere i problemi, freghiamocene come se ne frega pure Lui
dato che non ne capisce piú niente (Chiedo preventivamente scusa di
questa cinica violazione delle convinzioni religiose dei fedeli, ma
non ho visto altra possibilità di spiegare il senso di cinismo e la
voglia di dissacrazione che stanno dietro molte locuzioni della mia
madre lingua).

> > Ma tutto ciò non spiega la misteriosa *arma* della locuzione
> > dialettale (?) riportata da Dario Fantoni.
>

> Io non ho mai sentito la locuzione dialettale riferita da Dario,
> ma potrebbe non esser la stessa che era in origine, potrebbe aver
> subito mutamenti, nel corso dei secoli(?), trasformando la -l
> (alma-almo?) in -r

Sí, sarebbe questa anche l'ipotesi favoreggiata da me, vista la
variante "arma" per "alma" in catalano e, generalmente, il cambio
l/r tanto comune nelle lingue iberoromanze (pt. "Argélia" 'Algeria';
pt. "melro" 'merlo'; es. "sur", pt. "sul" 'sud' ecc.). Ma questa
ipotesi, avanzata già da Enoch Soames, fu confutata da Dario
Fantoni, con la constatazione che nel suo dialetto basso mantovano
l'anima si dice "alma" e non "arma".

E poi, cos'è l'anima di Dio? Ce l'abbiamo noi mortali, e quando
moriamo, essa esce dai nostri spogli, ma attribuirla a Dio mi
sembra un po' temerario.

> > Dopo che l'ipotesi
> > che "arma" sia forse un'alterazione di "alma" è stata confutata,
>

> ¿Non potrebbe "alma" esser una distorsione popolaresca del
> maschile *almo*?

Vedi quanto ho detto di sopra.

> > non mi resta che presumere che dietro la locuzione stia
> > l'idea di un Dio inerme,
>

> Se invece vòlgo il termine al maschile *almo* trovo:

("vòlgo": ti chiami Mariuccia Ruta o Nicola Nobile?)


> "ricco", "benefico", "fertile", "che nutre", quindi
> -per estensione- un Dio che dà e alimenta la vita.

Sí, c'è l'aggettivo latino "almus, -a, -um", che deriva da "alere"
'nutrire', la cui radice sopravvive in "alimento", "alimentare".
Ma queste sono parole dotte: non c'è nessuna lingua romanza in cui
esista una continuazione popolare di "almus".

> Cito:


> ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
> (Leopardi): «Alma terra natía» (fertile terra natía)
> (Dante): «ch'e' fu dell'alma Roma e di suo impero»
> (ove *alma* sta per "divina", "nobile", "grandiosa".
> ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

> Ho fantasticato troppo?

Temo di sí. A mio parere si tratta di latinismi, tipici degli autori
classici da te addotti. E non solo: noi tedeschi diciamo per esempio
spesso "alma mater" invece di "Universität".

> Buona (o *alma*?) domenica.

Grazie sebbene da noi sia già quasi passata. Tu invece c'e
l'hai ancora davanti a te: te ne invidio "almamente".

Ciao, Wolfgang


Dario Fantoni

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to
ehm ehm ehm...
non vorredi distrurbare...
...:-)))
ma e se arma... avesse veramente lo stesso significato che ha in italiano...
in fondo una cosa lasciata *decadere* o meglio lasciata *a se stessa*
deperisce in virtù delle *armi* della natura... gli agenti atmosferici...
il tempo stesso che passa... a questo punto...
in che epoca potrebbe essere nata... questa locuzione...
a quando datano le prime occorrenze di *arma* *armi* et similia come
strumenti di difesa....


o la mia interpretazione è troppo semplicistica ???


Saluti

Dario


P.S. Egregio Signor Wolfgang .... mi citi pure come Dario... e se proprio
vuole esagerare... vi aggiunga pure la F. ... leggere il mio nome e cognome
per intero mi mette in curioso imbarazzo... .
Scherzo... visto che *l'uso* incoraggia una certa informalità direi che un
uso colloquiale dei nomi oppure del *tu* non sia da interpretare come una
scortesia o sbaglio ?


* Mariuccia Ruta

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to

Ancora una volta non ci capiamo, Wolfgang.

On Sun, 01 Oct 2000 16:41:18 +0000, in it.cultura.linguistica.italiano
Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote:

> Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è

> stata buona. Cerchiamo pertanto di interpretarla un po': [...]


> che stanno dietro molte locuzioni della mia madre lingua).

Ma non è questo il caso della locuzione citata da Dario, mi pare.
E non è neppure il caso della locuzione venezolana citata da me.

> [...]


> E poi, cos'è l'anima di Dio? Ce l'abbiamo noi mortali, e quando
> moriamo, essa esce dai nostri spogli, ma attribuirla a Dio mi
> sembra un po' temerario.

> > ¿Non potrebbe "alma" esser una distorsione popolaresca del
> > maschile *almo*?

> Vedi quanto ho detto di sopra.

Visto. E rivisto. Io, però, non ho parlato di "anima di Dio", ma di
"almo": aggettivo e che ha tutt'altro significato.

> > Se invece vòlgo il termine al maschile *almo* trovo:

> > "ricco", "benefico", "fertile", "che nutre", quindi
> > -per estensione- un Dio che dà e alimenta la vita.

> Sí, c'è l'aggettivo latino "almus, -a, -um", che deriva da "alere"
> 'nutrire', la cui radice sopravvive in "alimento", "alimentare".
> Ma queste sono parole dotte: non c'è nessuna lingua romanza in cui
> esista una continuazione popolare di "almus".

A che cosa è dovuta questa tua certezza?


> > Cito:
> > ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
> > (Leopardi): «Alma terra natía» (fertile terra natía)
> > (Dante): «ch'e' fu dell'alma Roma e di suo impero»
> > (ove *alma* sta per "divina", "nobile", "grandiosa".
> > ~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

> Ciao, Wolfgang
--
Ciao,
Mariuccia®

Wolfgang Mueller

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to
Dario Fantoni wrote:
>
> ma e se arma... avesse veramente lo stesso significato che ha in
> italiano... in fondo una cosa lasciata *decadere* o meglio lasciata
> *a se stessa* deperisce in virtù delle *armi* della natura...
> gli agenti atmosferici... il tempo stesso che passa... a questo
> punto... in che epoca potrebbe essere nata... questa locuzione...
> a quando datano le prime occorrenze di *arma* *armi* et similia
> come strumenti di difesa....
>
> o la mia interpretazione è troppo semplicistica???

Troppo fine, anzi! Ciononostante la tua spiegazione mi piacerebbe
molto... se non ci fosse questa finezza quasi poetica che stento
un po' a attribuire a un modo di dire popolare.

Quanto al significato di "arma", basta uno sguardo sullo Zingarelli
per sapere che il vocabolo è attestato avanti del 1294, il che
significa che ci era già al momento del sorgere della lingua
italiana (a condizione che si possa parlare di un "momento" in
questo contesto). Infatti la parola aveva il significato che
tuttora ha già nel latino classico.

Per quanto riguarda invece l'origine della vostra locuzione,
non so dirtene nulla, naturalmente.

Permettimi infine una curiosità: perché hai definita "dialettale"
una locuzione («all'arma di Dio») in cui non ricorre neanche una
parola in dialetto?

> P.S. Egregio Signor Wolfgang .... mi citi pure come Dario... e se
> proprio vuole esagerare... vi aggiunga pure la F. ... leggere il
> mio nome e cognome per intero mi mette in curioso imbarazzo... .
>
> Scherzo... visto che *l'uso* incoraggia una certa informalità
> direi che un uso colloquiale dei nomi oppure del *tu* non sia
> da interpretare come una scortesia o sbaglio?

Perfettamente d'accordo. D'altronde non ho mai dato del Lei, tranne
forse alle volte per scherzo, a nessun frequentatore di icl e iclit.
Il fatto che ti abbia citato con nome e cognome non ha niente a che
vedere con una mia eventuale propensione alle formalità cortesi di
una volta. Serviva solo a rendere chiaro anche al lettore distratto
oppure saltuario che non abbia seguito tutto il filone che io non
mi riferissi a Dario de Judicibus, una volta uno dei frequentatori
piú perseveranti di questi news group.

Ciao, Wolfgang


Wolfgang Mueller

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to
Mariuccia Ruta wrote:
>
> Ancora una volta non ci capiamo, Wolfgang.

Ma che noia se ci capissimo. A che servirebbero poi le discussioni?
Una discussione che meriti questa denominazione dev'essere comunque
controversa, o no?

> Wolfgang Müller wrote:
> >
> > Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è
> > stata buona. Cerchiamo pertanto di interpretarla un po': [...]
> > che stanno dietro molte locuzioni della mia madre lingua).
>
> Ma non è questo il caso della locuzione citata da Dario, mi pare.
> E non è neppure il caso della locuzione venezolana citata da me.

Dopo codesti tagli è difficile che si capisca ancora qualcosa,
venerata Dott.ssa Chirurga Internetese. Ma questa volta non mi
sento di fare il tuo anestesista. Eccoti invece il significato
della locuzione tedesca:

«Io non mi preoccupo di problemi. Ci pensi Dio o chiunque voglia.»

Ora tocca a te spiegarmi la differenza fra questa e quelle
addotte da te e Dario.

> > [...]
> > E poi, cos'è l'anima di Dio? Ce l'abbiamo noi mortali, e quando
> > moriamo, essa esce dai nostri spogli, ma attribuirla a Dio mi
> > sembra un po' temerario.
>
> > > ¿Non potrebbe "alma" esser una distorsione popolaresca del
> > > maschile *almo*?
>
> > Vedi quanto ho detto di sopra.
>
> Visto. E rivisto. Io, però, non ho parlato di "anima di Dio",
> ma di "almo": aggettivo e che ha tutt'altro significato.

Appunto: anch'io come vedrai piú avanti. Ma voglio aggiungere
qualcosa: di sicuro "alma" non è distorsione di "almo", bensí
tutt'al piú la forma femminile di questo aggettivo.

> > > Se invece vòlgo il termine al maschile *almo* trovo:
> > > "ricco", "benefico", "fertile", "che nutre", quindi
> > > -per estensione- un Dio che dà e alimenta la vita.

Non capisco che c'entri il maschile: anche al femminile
l'aggettivo ha queste medesime accezioni, o no?

> > Sí, c'è l'aggettivo latino "almus, -a, -um", che deriva da "alere"
> > 'nutrire', la cui radice sopravvive in "alimento", "alimentare".
> > Ma queste sono parole dotte: non c'è nessuna lingua romanza in cui
> > esista una continuazione popolare di "almus".
>
> A che cosa è dovuta questa tua certezza?

Magari hai ragione: del rumeno non mi intendo, né ne ho
un vocabolario. Aspettiamo che interverrà uno specialista
di questa lingua.

Ciao, Wolfgang


Dario Fantoni

unread,
Oct 1, 2000, 3:00:00 AM10/1/00
to

Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote in message
39D797D0...@ariannuccia.de...

...............

> Permettimi infine una curiosità: perché hai definita "dialettale"
> una locuzione («all'arma di Dio») in cui non ricorre neanche una
> parola in dialetto?

non saprei come scrivertela in dialetto mantovano. Non so i segni della
fonetica
ma penso poterla render come *...a l'arma ad Diu...*

ma come posso restituirti la pronuncia... magari mandando un .wav in e-mail
:-))

... In realtà l'ho definita
*locuzione dialettale* perchè mai mi è capitato di sentirla, se non, detta
da persone anziane... o viventi in zone particolarmente isolate e poco
contaminate
anche da mamma tivvì....(che bene o male... è stata l'alma mater linguistica
di praticamente
quasi tutta Italia.... infatti l'unità d'Italia risale, a mio parere, al
*regno* di Pertini...
...praticamente con la vincita dei mondiali di calcio in Spagna...)

E' proprio la poeticità che porta con se, e che tu rilevi, che mi ha da
sempre incuriosito... e mi fa dispiacere
della perdita di queste *preziosità*.

Cordialissimi Saluti
Dario


* Mariuccia Ruta

unread,
Oct 2, 2000, 1:14:02 AM10/2/00
to
On Sun, 01 Oct 2000 21:02:17 +0000, in it.cultura.linguistica.italiano
Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote:

> > > Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è
> > > stata buona. [...]

La definirei una pessima traduzione, visto ciò che segue.

> [...]. Eccoti invece il significato della locuzione tedesca:


>
> «Io non mi preoccupo di problemi. Ci pensi Dio o chiunque voglia.»

E questa, al contrario di quella che avevi espressa in precedenza, mi
sembra coincida con le altre due (la dialettale e la castigliana)

> Ora tocca a te spiegarmi la differenza fra questa e quelle
> addotte da te e Dario.

Con questa non c'è differenza; c'era con quell'altra che avevi scritto
prima.

> [...] del rumeno non mi intendo, né ne ho


> un vocabolario. Aspettiamo che interverrà uno specialista
> di questa lingua.

Mi sembra un'ottima idea, anche perché ho sonno e me ne vado a nanna.
Domani sarà una giornataccia.
Scusa i tagli ancor piú drastici dei precedenti, ma i dialoghi fra
sordi mi provocano queste reazioni inconsulte.
--
Ciao,
Mariuccia®

Wolfgang Mueller

unread,
Oct 2, 2000, 12:41:36 AM10/2/00
to
Dario Fantoni wrote:

>
> Wolfgang Müller wrote:
> ...............
> > Permettimi infine una curiosità: perché hai definita "dialettale"
> > una locuzione («all'arma di Dio») in cui non ricorre neanche una
> > parola in dialetto?
>
> non saprei come scrivertela in dialetto mantovano. Non so i segni
> della fonetica ma penso poterla render come *...a l'arma ad Diu...*

... il che corrisponde ad «all'arma *a* Dio», anziché «*di* Dio» che
figura nel tuo messaggio all'inizio di questo thread. Ed è questo
piccolo dettaglio che mi suggerisce una soluzione assai piú semplice
(e, purtroppo, anche piú banale) di quelle finora ventilate.

Come ti piacerebbe questo sviluppo:

«all'arma a Dio» --> «allarme a Dio» -->
«all'attenzione di Dio» --> «ci badi (pensi) Dio»

e ci stiamo, o no?



> ... In realtà l'ho definita *locuzione dialettale* perchè mai mi è
> capitato di sentirla, se non, detta da persone anziane... o viventi
> in zone particolarmente isolate e poco contaminate anche da mamma
> tivvì....(che bene o male... è stata l'alma mater linguistica di
> praticamente quasi tutta Italia.... infatti l'unità d'Italia risale,
> a mio parere, al *regno* di Pertini... ...praticamente con la
> vincita dei mondiali di calcio in Spagna...)

Scusami, ma non posso condividere in pieno il tuo giudizio negativo
sulla TV. È vero che si diffondono delle incredibili schifezze,
ma d'altra parte per me l'alma mater RAI che capto con l'antenna
parabolica è l'unico accesso alla vostra lingua che mia stia a
disposizione a queste latitudini iperboree.

> È proprio la poeticità che porta con se, e che tu rilevi, che mi ha


> da sempre incuriosito... e mi fa dispiacere della perdita di queste
> *preziosità*.

«(e, purtroppo, anche piú banale)» dicevo di sopra fra parentesi
per chiederti preventivamente scusa della prosaicità della mia
soluzione.

Ciao, Wolfgang

Dario Fantoni

unread,
Oct 2, 2000, 3:00:00 AM10/2/00
to

"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:39D81200...@ariannuccia.de...

> Dario Fantoni wrote:
> >
> > Wolfgang Müller wrote:
> > ...............
> > > Permettimi infine una curiosità: perché hai definita "dialettale"
> > > una locuzione («all'arma di Dio») in cui non ricorre neanche una
> > > parola in dialetto?
> >
> > non saprei come scrivertela in dialetto mantovano. Non so i segni
> > della fonetica ma penso poterla render come *...a l'arma ad Diu...*
>
> ... il che corrisponde ad «all'arma *a* Dio», anziché «*di* Dio» che
> figura nel tuo messaggio all'inizio di questo thread. Ed è questo
> piccolo dettaglio che mi suggerisce una soluzione assai piú semplice
> (e, purtroppo, anche piú banale) di quelle finora ventilate.
>
nel mio dialetto *ad* equivale a *di* .... la casa di mario.... .....la
ca' ad Mario... sicchè non saprei
cos'altro aggiungere.

In realtà più ci penso e più mi convinco (non vorrei che il mio ragionamento
si chiudesse su se stesso come
un nastro di moebius...) che l'intenzione contenuta nella frase (cambiano i
termini, le grafie, i significati e i significanti e
le intenzioni ? Ovvero... l'intenzione ricade in una delle categorie
precedenti ???), è quella di mettere in risalto
la fragilità delle cose (e dell'uomo) di fronte ad un Dio (la natura) che
non è ne buono ne cattivo ma semplicemente
*super partes* che dispensa indisciminatamente sia i suoi doni... che
qualche prova dolorosa (le sue armi).

Poichè è vero che, cito a memoria, ".... guarda il gilio del campo...
nessuno tesse per lui....
(però ci sono i parassiti)... guarda gli uccelli... nessuno ara e semina per
loro (però ci sono
i rapaci e i predatori)... guarda le greggi... (eppure ci sono i lupi)... "

Insomma, forse mi sono lasciato prendere la mano, ma anche quando si
pensasse ad *arma*
come *anima* nel senso di volontà... se guardiamo a Dio come *Natura* , e
credo che questa
sia stata per anni la percezione che ne avevano i contadini, in fondo la
bontà o meno di questo Dio
è quella di non mandare magari il gelo o una gradine, di fare godere una
piacevole primavera...
e così via...

Io non sono ne un letterato, ne un linguista, e probabilmente sbaglio, ma
mi piace pensare che oltre alla letteratura,
oltre alla poesia , la lingua era usata da persone nel loro quotidiano e la
rapportavano a ciò che poteva cadere o meno
sotto il controllo diretto della loro *terrena* esistenza.

Ho l'impressione che dalla mia domanda originale ci siamo spostati
parecchio, in ogni caso non me ne dispiaccio.

> Come ti piacerebbe questo sviluppo:
>
> «all'arma a Dio» --> «allarme a Dio» -->
> «all'attenzione di Dio» --> «ci badi (pensi) Dio»
>
> e ci stiamo, o no?
>
> > ... In realtà l'ho definita *locuzione dialettale* perchè mai mi è
> > capitato di sentirla, se non, detta da persone anziane... o viventi
> > in zone particolarmente isolate e poco contaminate anche da mamma
> > tivvì....(che bene o male... è stata l'alma mater linguistica di
> > praticamente quasi tutta Italia.... infatti l'unità d'Italia risale,
> > a mio parere, al *regno* di Pertini... ...praticamente con la
> > vincita dei mondiali di calcio in Spagna...)
>
> Scusami, ma non posso condividere in pieno il tuo giudizio negativo
> sulla TV. È vero che si diffondono delle incredibili schifezze,
> ma d'altra parte per me l'alma mater RAI che capto con l'antenna
> parabolica è l'unico accesso alla vostra lingua che mia stia a
> disposizione a queste latitudini iperboree.

Ti invidio la possibilità di vedere qualche aurora boreale... in realtà
non era, il mio, un giudizio negativo, affatto !!! Volevo solo sottolineare
che l'unità linguistica italiana (l'italiano standard ?) è stato raggiunto
grazie alla tivvì....

Non conoscendo ne quanti anni hai ne da quanto frequenti la lingua
del Bel Paese... non ho voluto eccedere e così non ho neppure
scomodato il grande Alberto Manzi... e il suo programma
*Non è mai troppo tarti*... che ha insegnato a leggere (qualche
parola) , a scrivere (qualche cosa di meno) ed a far di conto ad
un sacco di italiani che negli anni '50 & '60 avevano come unica
risorsa "scritta" l'apponere una "X" in calce ai documenti...

Saluti
Dario


Wolfgang Mueller

unread,
Oct 2, 2000, 3:00:00 AM10/2/00
to
Mariuccia Ruta wrote:

>
> Wolfgang Müller wrote:
> >|
> >| Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è
> >| stata buona. [...]
>
> La definirei una pessima traduzione, visto ciò che segue.

No, la frase è questa. Non per niente avevo aggiunto alla mia
traduzione un "alla lettera", accennando al senso oscuro che
si sottrae ad una comprensione immediata. Per renderla piú
comprensibile ho poi fatto seguire un'interpretazione che
hai tagliato, per cui cito adesso per intero quel paragrafo
(tranne la scusa in parentesi che non ha rilevanza alcuna):

> >| Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non è

> >| stata buona. Cerchiamo pertanto di interpretarla un po': ecco Dio,
> >| quel buon vecchio decrepito che ha già da tempo smesso di cercar
> >| di capire il mondo. Lasciamolo stare lí nella sua incomprensione.
> >| Lasciamo perdere i problemi, freghiamocene come se ne frega pure

> >| Lui dato che non ne capisce piú niente (Chiedo [...] scusa [...]).

Se fossi un letterato, avrei forse potuto fornirti
un'interpretazione piú poetica e filosofica, come ad esempio
quella bellissima che stamane Dario ha scritto, parlando de

>» la fragilità delle cose (e dell'uomo) di fronte ad un Dio (la


>» natura) che non è ne buono ne cattivo ma semplicemente *super
>» partes* che dispensa indisciminatamente sia i suoi doni...

Ma da fisico e matematico non posso che accontentarmi delle mie
forze alquanto rozze ed assai limitate. Ciononostante, mi sembra
che ormai manchi solo un piccolo passo alla comprensione della
locuzione tedesca che ho riassunto cosí:

> > «Io non mi preoccupo di problemi. Ci pensi Dio o chiunque voglia.»

Al che tu hai invece obiettato:



> E questa, al contrario di quella che avevi espressa in precedenza,
> mi sembra coincida con le altre due (la dialettale e la castigliana)

Ma come al contrario? Fammi sapere quanto manca. Non tagliare
però di nuovo quello che è rilevante per la comprensione, ti
prego. Altrimenti non saprò piú cosa risponderti.

> [...]


> Scusa i tagli ancor piú drastici dei precedenti, ma i dialoghi
> fra sordi mi provocano queste reazioni inconsulte.

I dialoghi fra sordi sono sempre da preferire a quelli fra muti.

Ciao, Wolfgang


magica

unread,
Oct 2, 2000, 3:00:00 AM10/2/00
to
In <39d81927...@News.CIS.DFN.DE> Mariuccia Ruta scrive...

> On Sun, 01 Oct 2000 21:02:17 +0000, in it.cultura.linguistica.italiano
> Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote:

>>>> Forse la mia traduzione ('lasciar stare Dio un buon uomo') non č
>>>> stata buona. [...]

> La definirei una pessima traduzione, visto ciņ che segue.

Gią, ma quale sarą una possibile traduzione che non nasconda il
significato originale della frase? Perché ancora non ho capito qual č.
Forse "lasciar stare quel buon uomo di Dio?"

Ciao.

Gian Carlo


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Before you buy.

Wolfgang Mueller

unread,
Oct 2, 2000, 3:00:00 AM10/2/00
to
Dario Fantoni wrote:
>
> Wolfgang Müller ha scritto...
> >
> > Dario Fantoni wrote:
> > > [...]

> > > non saprei come scrivertela in dialetto mantovano. Non so i segni
> > > della fonetica ma penso poterla render come *...a l'arma ad Diu...*
> >
> > ... il che corrisponde ad «all'arma *a* Dio», anziché «*di* Dio» che
> > figura nel tuo messaggio all'inizio di questo thread. [...]

>
> nel mio dialetto *ad* equivale a *di* .... la casa di mario....
> .....la ca' ad Mario... sicchè non saprei cos'altro aggiungere.

Già, ma come fate a distinguere «a Diu» da «ad Diu», dato che
normalmente non pronunciate le doppie?



> In realtà più ci penso e più mi convinco (non vorrei che il mio
> ragionamento si chiudesse su se stesso come un nastro di moebius...)
> che l'intenzione contenuta nella frase (cambiano i termini, le

> grafie, i significati e i significanti e le intenzioni? Ovvero...
> l'intenzione ricade in una delle categorie precedenti???), è quella
> di mettere in risalto la fragilità delle cose (e dell'uomo) di


> fronte ad un Dio (la natura) che non è ne buono ne cattivo ma
> semplicemente *super partes* che dispensa indisciminatamente sia

> i suoi doni... che qualche prova dolorosa (le sue armi).

Mi piace molto questa spiegazione. Ne ho d'altronde già
approfittato, citandola in una mia risposta a Mariuccia, per
spiegarle meglio il concetto che sta dietro la locuzione
parallela tedesca, assai difficile da capire dalle mere
parole. Te ne ringrazio.

Ti chiedo scusa di dover tagliare gran parte del resto dato che

> Ho l'impressione che dalla mia domanda originale ci siamo
> spostati parecchio, in ogni caso non me ne dispiaccio.

Neanch'io.

> [...]


> > Scusami, ma non posso condividere in pieno il tuo giudizio negativo
> > sulla TV. È vero che si diffondono delle incredibili schifezze,
> > ma d'altra parte per me l'alma mater RAI che capto con l'antenna
> > parabolica è l'unico accesso alla vostra lingua che mia stia a
> > disposizione a queste latitudini iperboree.
>

> Ti invidio la possibilità di vedere qualche aurora boreale...

Mi sopravvaluti. Sto a Hannover alla latitudine di 52º, ancora
molto lontano dal circolo artico (66º).

> in realtà non era, il mio, un giudizio negativo, affatto!!!

No, mi ero spiegato male. Volevo dire "malinconico", anziché
"negativo". Ma data la mia stanchezza alle 6 di stamattina non
mi venne la parola giusta.

> Non conoscendo ne quanti anni hai ne da quanto frequenti la
> lingua del Bel Paese...

Ho 58 anni, sono laureato in fisica teorica, ma lavoro da geofisico
nel nostro "Istituto federale di geoscienze e materie prime". La
vostra bella lingua, cerco di parlarla già da circa quarant'anni, ma
in un modo abbastanza decente da sapere scrivere una lettera senza
commettere troppi errori solo da 25 anni. Il fascino che l'italiano
esercita su di me ha poco a che vedere con la mia cultura
letteraria, bensí molto col mio essere fisico: la regolarità,
razionalità e coerenza dell'italiano sta in un palese contrasto
con l'inestricabile soqquadro che caratterizza la mia madre lingua,
tanto da suscitare in me ogni giorno di nuovo una quasi illimitata
ammirazione, nonché un'irrefrenabile invidia.

Invidiosi saluti,
Wolfgang


Dario Fantoni

unread,
Oct 2, 2000, 3:00:00 AM10/2/00
to

Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> wrote in message
39D8ACBC...@ariannuccia.de...

>
> Già, ma come fate a distinguere «a Diu» da «ad Diu», dato che
> normalmente non pronunciate le doppie?
>

ehehe non ci crederai mai a dopo 15 minuti... di prove con
StudioWave... un programmino per produrre dei .wav ho potuto verificare
una cosa che all'orecchio ti dava ragione.....

In realtà la pronuncia rende ehm ehm come dire *secca* la prima
d a cui si aggiunge una t ... grosso modo il risultato è
...a l'arma adt Diu... che spiega come si distingua impercettibilmente
(orecchio inconscio :-D? )
la prima d... *potenza della tennica* (questa è chiaramente una locuzione
dialettale)

>
> Mi piace molto questa spiegazione. Ne ho d'altronde già
> approfittato, citandola in una mia risposta a Mariuccia, per
> spiegarle meglio il concetto che sta dietro la locuzione
> parallela tedesca, assai difficile da capire dalle mere
> parole. Te ne ringrazio.
> >

Meno male che io non partecipo (quale terza scimmietta... non sento ... non
parlo... non vedo) alla vostra
curiosa diatriba :-))

> > Ti invidio la possibilità di vedere qualche aurora boreale...
>
> Mi sopravvaluti. Sto a Hannover alla latitudine di 52º, ancora
> molto lontano dal circolo artico (66º).
>
>

> Ho 58 anni, sono laureato in fisica teorica, ma lavoro da geofisico
> nel nostro "Istituto federale di geoscienze e materie prime". La
> vostra bella lingua, cerco di parlarla già da circa quarant'anni, ma
> in un modo abbastanza decente da sapere scrivere una lettera senza
> commettere troppi errori solo da 25 anni. Il fascino che l'italiano
> esercita su di me ha poco a che vedere con la mia cultura
> letteraria, bensí molto col mio essere fisico: la regolarità,
> razionalità e coerenza dell'italiano sta in un palese contrasto
> con l'inestricabile soqquadro che caratterizza la mia madre lingua,
> tanto da suscitare in me ogni giorno di nuovo una quasi illimitata
> ammirazione, nonché un'irrefrenabile invidia.
>
> Invidiosi saluti,
> Wolfgang

Attento ad invidiare... non è tutto oro ciò che riluce...

Saluti
Dario
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la dernière démarche de la raison est de reconnaître
qu'il y a une infinité de choses qui la surpassent.
B.Pascal
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