Ciao ciao,
Stefano
> L'accento russo mi pare essere proprio mobile, mobilissimo,
infatti. Soprattuto perchè ti capiteranno certe parole bisdrucciole e
con l'accento più arretrato ancora, che sono quasi impronunciabili...
> Insomma, non c'è alcuna regola pratica, alcun modo per poter
> dedurre dove cadrà l'accento di una parola a seconda del caso
> e del numero?
Uhm... regole pratiche del tipo, guardo il nome e so già l'accento
com'è? non credo...
Esistono degli schemi di accentatura (parliamo dei sostantivi), che sono
i seguenti:
1 - accento fisso sul tema
2 - accento fisso sulla desinenza
3 - accento sul tema al singolare e sulla desinenza al plurale
4 - accento sul tema al plurale e sulla desinenza al singolare
5 - accento sul tema al singoalre e al nominativo plurale, sulla
desinenza nei casi obliqui del plurale
6 - accento sul tema al nominativo plurale e sulla desinenza in tutti
gli altri casi.
Quando la desinenza non ha vocale, nel nominativo singolare maschile e
nel genitivo plurale femminile, l'accento cade ovviamente sul tema.
Il tuo esempio di "etàzh" appartiene al secondo schema, pertanto al
singolare hai: etàzh, etazhà, .., etazhè.
Alcuni prepositivi singolari solo nel senso di stato in luogo hanno
l'accento sull'ultima sillaba, es. "na palù", nel campo.
Valeriano
--
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> L'accento russo mi pare essere proprio mobile, mobilissimo,
senza dubbio
> in casi obliqui, però mi accorgo che non ho alcuna certezza di
> dove può andar a finire l'accento della parola.
non solo l'accento. Pensa a "cavallo" (kon') che al nominativo si legge
cogn (come la citta' di Cogne) ... ma al genitivo e dativo fa konja
konju e si legge cagna' e cagnu'
Non si confondano i bergamaschi ! e' un cavallo non un cane ! :-)
--
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Ciao ciao,
Stefano
> non solo l'accento. Pensa a "cavallo" (kon') che al nominativo si legge
> cogn (come la citta' di Cogne) ... ma al genitivo e dativo fa konja
> konju e si legge cagna' e cagnu'
Per questo basta sapere che la "o" in sillaba pretonica si legge "a", no?
Ciao, FB
ehm... rettifica. "na palù" significa "sul pavimento".
Giusto per correttezza. "nel campo" si traduce "na pòle".
Ho confuso "pòle", campo, con "pol", pavimento.
Qualcosa mi dice che hanno una radice comune... :-)))
--
Er Roscio.
la o atona si legge sempre a.. solo se accentata si legge o
al riguardo però esistono scuole di pensiero diverse, ma la lettrice
di russo post-stalinista che avevo era secca e rigida in tal senso
Anch'io la so così! Il mio metodo dice che 'o' è sempre 'a' quando è
atona. 'Ja' e 'je' si pronunciano come la 'i' quando sono pretoniche.
Però ho notato che molto spesso i russi riducono a 'i' anche una 'je'
o una 'ja' post-tonica (vedi "ocjen" o "djevjat", "djesjat"); questo,
credo, a causa della tendenza della lingua russa a scandire con chiarezza
più che altro solo la sillaba tonica. Giusto?
Nel cantato, però, ho notato che a volte questo fenomeno della 'i'
post-tonica si riduce quando la lettera 'ja' o 'je' si trovano su una nota
lunga e deve essere pronunciata _non_ velocemente; ad esempio,
"vjecjer" è cantata facendo sentire la normale pronuncia della
'je' post-tonica, mentre nel parlato di solito sento "vjecjer" con la
seconda 'je' pronunciata come 'i'. Però, è vero anche che ho sentito
le parole "vjecjer" e "ocjen" cantate nello stesso modo con il quale
si pronunciano nel parlato. Come mai questa varietà?
Ciao ciao,
Stefano
> la o atona si legge sempre a.. solo se accentata si legge o
> al riguardo perņ esistono scuole di pensiero diverse, ma la lettrice
> di russo post-stalinista che avevo era secca e rigida in tal senso
Io, che di russo non so praticamente nulla, so che la "o" accentata si legge
come una "o" chiusa, la "o" pretonica si legge "a" e negli altri casi si
legge come una schwa. Boh.
Ciao, FB
Può essere... ma come la mettiamo col fatto che "pol" oltre a pavimento
significa anche "sesso", nel senso anagrafico? :))))
> Per questo basta sapere che la "o" in sillaba pretonica si legge "a", no?
Dunque... la "o" tonica si legge come o chiusa; la "o" in sillaba
pre-tonica o in inizio di parola si legge in modo simile ad una "a".
In tutti gli altri casi si legge come un suono appena accennato, simile
ad una e molto sorda (nell'alfabeto internazionale fonetico dovrebbe
essere il segno corrispondente alla "e" rovesciata, se non sbaglio).
Tipico esempio: horosho (bene), che si pronuncia come h-rasciň (non so
come rendere la grafia con queste lettere). Tre o, tre pronunce
diverse.
La mia idea (sottolineo, la mia idea) č che nel parlato si tende *in
genere* a sottolineare la sillaba tonica, per cui solo questa vocale
risulta chiaramente udibile, mentre le altre a seconda della distanza
dalla tonica sono piů o meno "degradate" come suono, risultando
dall'esigenza di soffermarsi meno con la voce su queste sillabe, tanto
piů vero quanto piů queste sono lontane dall'accento.
A volte ce ne accorgiamo anche in italiano e soprattutto nei dialetti.
> Dunque... la "o" tonica si legge come o chiusa; la "o" in sillaba
> pre-tonica o in inizio di parola si legge in modo simile ad una "a".
> In tutti gli altri casi si legge come un suono appena accennato, simile
> ad una e molto sorda (nell'alfabeto internazionale fonetico dovrebbe
> essere il segno corrispondente alla "e" rovesciata, se non sbaglio).
Esattamente ciň che penso.
> Tipico esempio: horosho (bene), che si pronuncia come h-rasciň (non so
> come rendere la grafia con queste lettere). Tre o, tre pronunce
> diverse.
"Arrivederci", "Ciao"?
> La mia idea (sottolineo, la mia idea) č che nel parlato si tende *in
> genere* a sottolineare la sillaba tonica, per cui solo questa vocale
> risulta chiaramente udibile, mentre le altre a seconda della distanza
> dalla tonica sono piů o meno "degradate" come suono, risultando
> dall'esigenza di soffermarsi meno con la voce su queste sillabe, tanto
> piů vero quanto piů queste sono lontane dall'accento.
Un mio ex professore (non di russo, eh!) mi disse che i Russi piů furbi (e
forse un po' ignoranti) tendono ad abbassare di molto la voce nel
pronunciare la desinenza delle parole, in modo da non sbagliare mai,
inevitabilmente, la flessione.
Ciao, FB
LEggi il mio post sulla pronuncia della "o"
>'Ja' e 'je' si pronunciano come la 'i' quando sono pretoniche.
si
>
> Perň ho notato che molto spesso i russi riducono a 'i' anche una 'je'
> o una 'ja' post-tonica (vedi "ocjen" o "djevjat", "djesjat"); questo,
> credo, a causa della tendenza della lingua russa a scandire con chiarezza
> piů che altro solo la sillaba tonica. Giusto?
Credo di si. Leggi il mio posto sulla "o"
> Nel cantato, perň, ho notato che a volte questo fenomeno della 'i'
> post-tonica si riduce quando la lettera 'ja' o 'je' si trovano su una nota
> lunga e deve essere pronunciata _non_ velocemente; ad esempio,
> "vjecjer" č cantata facendo sentire la normale pronuncia della
> 'je' post-tonica, mentre nel parlato di solito sento "vjecjer" con la
> seconda 'je' pronunciata come 'i'. Perň, č vero anche che ho sentito
> le parole "vjecjer" e "ocjen" cantate nello stesso modo con il quale
> si pronunciano nel parlato. Come mai questa varietŕ?
Beh, ancora opinioni personali. Il cantato non sempre puň fare fede,
probabilmente. Pensa ad esempio alle opere liriche cantate in italiano:
nel parlato quotidiano davvero noi parliamo cosi? :)
E poi intervengono , credo, anche fattori di diversa intonazione e
pronuncia che variano da persona a persona e da regione a regione. Noi,
come non madrelingua, tendiamo a vederle come eccezioni o parlate non
conformi alle regole generali... e forse č semplicemente cosě.
Non ti illuderai che un russo di mosca parli come un russo del sud?
Rimarresti sorpreso dalle differenze di pronuncia: Io ho studiato a
"scuola" ed ho imparato una pronuncia "asettica" - credo - e la prima
volta che ho sentito un russo del caucaso, non ci capivo nulla... sembra
il fiorentino della Russia per le aspirazioni che hanno. Almeno la
persona con cui parlavo io...
A proposito di pronuncia "asettica"... dicono che gli italiani hanno una
pronuncia del russo che somiglia a quella dei ceceni... fate un pň
voi... :))
Valeriano
> "Arrivederci", "Ciao"?
Do Svidanja? Poka? :)
horosho significa "bene" o "buono", tipica forma avverbiale terminante
in "o" derivante dagli aggettivi (nel caso, "horoshij", buono)
> Un mio ex professore (non di russo, eh!) mi disse che i Russi più furbi (e
> forse un po' ignoranti) tendono ad abbassare di molto la voce nel
> pronunciare la desinenza delle parole, in modo da non sbagliare mai,
> inevitabilmente, la flessione.
Confermo! La nostra insegnante (di russo, eh!) ci disse la stessa cos.
Sono in genere - ci disse - quelli che effettivamente non sanno parlare
bene e si "mangiano" le desinenze. Ma sicuramente, Mosca, San
Pietroburgo ecc.. sono praticamente immuni da questo, magari è più una
"tradizione" della Siberia.
Curioso il contesto in cui ce lo disse: noi da "bravi" studenti
cercavamo di fare la stessa cosa quando non ci ricordavamo le
desinenze... solo che l'insegnante era più furba di noi! :))
D'altra parte, nella lingua parlata accade questo fenomeno, che anceh se
non si pronunciano bene le finali, il cervello (il loro, da
madrelingua!) ricostruisce le desinenze giuste perchè è quello che si
aspettano di sentire.
Un pò come quando si riescono a riconoscere le parole anche sentendone
solo dei pezzi.
Poka
Valeriano
> Do Svidanja? Poka? :)
> horosho significa "bene" o "buono", tipica forma avverbiale terminante
> in "o" derivante dagli aggettivi (nel caso, "horoshij", buono)
Ah, č che avevo un compagno di scuola russo, e questo professore gli diceva
sempre "horosho" (/x(@)ra'Sio/, giusto?). Ora capisco che era una delle
poche parole che ricordasse...
Ciao, FB
> Do Svidanja? Poka? :)
Perché "Do", dove l'accento non può che cadere sulla "o", si legge (o,
almeno, così ho in mente io) "a"? E, già che ci siamo, /'poka/ o /pa'ka/?
Ciao, FB
"Do" si legge "da". In russo la locuzione "non c'è di che", in risposta a
un grazie, si scrive "nje za cto" e la 'o' di "cto" si legge 'a', come se le
tre parole fossero una sola con l'accento sulla 'je'. Da studente
autodidatta
esordiente totale qual sono, credo che in questi esempi il parlante russo
consideri, a livello di pronuncia, le parole come un'unica parola. "do"
si appoggia a "svidanija" e come 'o' pretonica diventa 'a' (anche in
'do zavtra' o 'do skorogo' e così via. È possibile?
Ciao ciao,
Stefano
Ineccepibile la spiegazione di Stefano, mi ha solo preceduto sul tempo
:)
Aggiungo solo che "do" - come tutte le preposizioni - non hanno vita
"propria" intendendo che non hanno senso da sole, pertanto si
pronunciano come fossero un tutt'uno con la parola che reggono.
Ecco quindi che la pronuncia di "do svidanja" è in effetti "dasvidànja".
Non bisogna far sentire lo stacco fra la preposizone ed il sostantivo
nel parlato, ed è fra l'altro una delle cose che distinguono chi ha più
dimestichezza da qui ne ha di meno (oltre al non aver bisogno più di
pensare dieci minuti per trovare le desinenze giuste... :) )
Voglio aggiungere una piccola cosa sulla pronuncia.
La s (quella scritta come la "C") è sorda in questo caso, rappresentando
una "eccezione" se vogliamo.
Infatti in russo vale un equivalente della legge di Grassman per il
greco, ovvero in un incontro di consonanti sonore e sorde, la seconda
muta per accordarsi alla prima. Ad esmpio, zavtra (domani) si pronuncia
"zaftra" e sbor (raccolta9 si pronunica "zbor".
Fanno eccezione le consonanti sonore r,l,m,n,v, davanti alle quali la
sorda rimane sorda (ed ecco il nostro esempio di "svidanja").
Valeriano
P.S. spero di non essere troppo prolisso nelle risposte, ma l'argomento
mi appassiona, e mi lascio prendere sempre un pò la mano... :)
Certo. Foneticamente, pronunci sempre preposizione e sostantivo come
fossero una parola unica, tant'è che in ceco (lingua affine), dove l'accento
è sempre sulla prima sillaba, la preposizione prende l'accento del
sostantivo, che resta atono.
In alcuni casi, tuttavia, l'accento si è cristallizzato sulla
preposizione: íz domu, ná pol, ná vodu, etc. Non che accentando il nome si
metta a repentaglio la comprensione, intendiamoci, ma sonerebbe strano. In
casi eccezionali, ci possono essere coppie minime: zá nos significa "per il
naso" in senso figurato (prendere per il naso), mentre za nós significa "per
il naso" in senso fisico (prendere per il naso, usando le mani).
Evidentemente, non si tratta di un grosso pericolo...
In generale, i linguisti russi, per spiegare la riduzione delle vocali
per effetto dell'accento tonico, si avvalgono del seguente schema
convenzionale:
1231
Dove per 3 si intende la sillaba tonica, ben scandita, con 2 una sillaba
meno bene scandita (la "o" si riduce ad "a", volgarmente), mentre gli 1 sono
sillabe del tutto atone ed indistinte (quasi due "schwa", vocaline neutre
che, nelle trascrizioni fonetiche russe, si rappresentano col segno duro o
con quello dolce, a seconda del caso).
Ci sono però eccezioni: le desinenze, per il fatto che contengono
informazioni grammaticali fondamentali, non si riducono mai del tutto.
Inoltre, sillabando scanditamente, per esempio quando si detta per telefono,
si può scandire per benino ogni sillaba, ma si tratta, evidentemente, di una
pronuncia poco spontanea. Esiste poi la possibilità di una pronuncia
enfatica: per esempio, se voglio enfatizzare il fatto che una certa cosa
deve essere fatta prima di pranzo (do obeda), invece di pronunciare
"daabiéda", pronuncio "dó (pausa) objéda". In generale, soprattutto per lo
straniero alle prime armi, non è la fine del mondo pronunciare "troppo
accuratamente" le vocali, ti capiscono ugualmente, ma può essere difficile
capire quando parlano, se non conosci già la parola, o cercarla sul
dizionario.
Scusate, c'ho da uscire, non ho tempo per rifinire il messaggio, ma
spero che i miei frettolosi discorsi vi abbiano ugualmente aiutato.
Saluti,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
--------------------------------
Inviato via http://usenet.libero.it
> (la "o" si riduce ad "a", volgarmente)
Nel mio metodo è scritto soltanto che la 'o', quando è atona,
si legge 'a'. Non è forse così? Già ho letto in qualche altro post
che la 'o' è effettivamente 'a' solo in posizione pre-tonica, mentre
in posizione post-tonica assume altro suono. Come sta la
questione?
Se mi limito a pronunciare la 'o' atona come fosse una 'a', i russi
mi capiscono?
Ciao ciao,
Stefano
La "g" si legge sempre g dura tranne quando si trova nella combinazione
"ogo" e "ego", dove si legge come una v.
Quando in fine di parola indicano il genitivo maschile e neutro degli
aggettivi.
> Nel mio metodo è scritto soltanto che la 'o', quando è atona,
> si legge 'a'. Non è forse così? Già ho letto in qualche altro post
> che la 'o' è effettivamente 'a' solo in posizione pre-tonica, mentre
> in posizione post-tonica assume altro suono. Come sta la
> questione?
Ma non avevo scritto un post sulla pronuncia della "o" russa? :))
Comunque, ti capiscono in ogni caso, vai tranquillo.
Sě, sě. Infatti l'avevo letto e mi aveva anche sconvolto! E per
questo che cercavo rassicurazioni! :-) Credo che mi sarebbe
quasi impossibile pensare con attenzione ad ogni parola russa
che contiene una 'o' e gestire correttamente tre pronunce diverse!
> Comunque, ti capiscono in ogni caso, vai tranquillo.
Basta che non ridano! :-)
Poka,
Sten'ka ili Stjopa
La "g" russa può avere le seguenti quattro pronunce:
-/g/, quella "canonica", nella maggior parte dei casi
-/k/ in fine di parola, oppure prima di una consonante sorda
Fin qui tutto bene, si tratta delle regole basilari della pronuncia
russa.
Ci sono però due eccezioni:
-/x/ (come il "ch" di "Bach" in tedesco) nel termine "Bog" (Dio) SOLO AL
NOMINATIVO (si tratta di un'influenza della Russia meridionale, assurta al
ruolo di standard in séguito alla Terza Influenza Slavomeridionale qualche
secolo fa) e in singoli (pochissimi) casi, mi vengono in mente solo gli
aggettivi "mjagkij" (soffice) e "lëgkij" (leggero).
-/v/ nel genitivo maschile e neutro singolare degli aggettivi (e dei
sostantivi che si declinano come aggettivi):
bol's^ogo /bal'Sova/, etc.
Quest'ultimo caso comprende anche alcune (pochissime) eccezioni, parole
che, etimologicamente, si formano sulla base di un genitivo, anche se ormai
hanno perso questo valore: segovnja (oggi) si legge "si'vodgna", "ego" (di
lui) si legge "i'vo". Questi pochissimi casi sono da imparare a memoria.
> Perchè mnogo si legge mnoga e non mnova?
Perché "mnogo" è un avverbio (non ha il caso), oppure è un nominativo.
Al genitivo singolare fa "mnogogo", che si legge "mnògava", regolarmente.
Saluti,
Nicola
> > (la "o" si riduce ad "a", volgarmente)
>
> Nel mio metodo è scritto soltanto che la 'o', quando è atona,
> si legge 'a'. Non è forse così?
Si tratta di una buona approssimazione, utilissima per il discente. Il
mio discorso era un tantino piú "raffinato": esistono, a seconda della
posizione rispetto alla sillaba accentata, tre possibili pronunce delle
vocali "a" ed "o". Tuttavia, l'unica distinzione utile per la comprensione,
l'unica che crea coppie minime, è quella tra vocale tonica e vocale atona,
quindi la spiegazione del tuo metodo va benissimo.
> Già ho letto in qualche altro post
> che la 'o' è effettivamente 'a' solo in posizione pre-tonica, mentre
> in posizione post-tonica assume altro suono. Come sta la
> questione?
Leggi con attenzione il mio post, dovrebbe essere tutto chiaro. Se non
lo è, proverò a spiegarmi in maniera piú semplice.
Ehi, un trattato :)
Io avevo cercato di semplificare la questione, almeno all'inizio.
Impeccabile.