GCPillan <
gcpi...@email.com> wrote:
> Per te "pronuncia = intonazione", ma la pronuncia riguarda anche il suono e il
> peso delle consonanti, l'apertura delle vocali eccetera
certamente.
Però tu non ignori che quando diciamo "pronuncia" indichiamo un
complesso molto ampio di fenomeni, alcuni propri di quella particolare
lingua, altri dipendenti da peculiarità locali, proprie di singoli o di
diversi gruppi ecc.
All'interno di questo complesso di fenomeni, ve ne sono alcuni, più
importanti, che sono *distintivi*, cioè tali che, all'interno di ogni
sistema fonologico, permettono di distinguere una parola dall'altra.
Io posso dire "cane" con diverse varietà delle vocali, diversa intensità
delle consonanti, se sono toscano uso una peculiare variante della 'c'
iniziale, ma non sono questi tratti che mi permettono di distinguere la
parola 'cane' da 'pane' o 'cani' o 'cine'.
Fra questi tratti distintivi, in italiano vi è la posizione dell'accento
intensivo.
Se io faccio pronunciare ad un veneto e ad un napoletano la parola
àncora, avvertirò che le due pronunce hanno tratti ragionali più o meno
marcati, che sono diversi dai miei, ma non avrò dubbi che si tratta
della stessa parola.
Se io faccio pronunciare ad un veneto e ad un napoletano le parole
àncora ed ancóra, sicuramente sentirò suoni con connotazioni regionali
diversi, ma in tutte le varianti percepirò due parole completamente
diverse, che hanno come unico tratto distintivo la posizione
dell'accento intensivo.
Sicuramente io non pronuncerò il nome Padoan come lo pronuncerebbe un
veneto, sarebbe una richiesta assurda; ma mi sforzo di pronunciarlo
facendo sentire quei suoni che nel sistema fonologico generale
dell'italiano standard e della maggior parte dei suoi dialetti
permettono di distinguere una parola dall'altra.
Quindi dirò Padoàn e non Pàdoan, esattamente come non direi Badoan né
Pudoan. Certo, tutti percepiranno che chi parla non è veneto; ma non è
questo l'importante: l'importante è che sia quel nome, non un altro.
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Pillan o Pilan? Be', in primo luogo, non è colpa mia se un oscuro
funzionario pubblico qualche decennio o qualche secolo fa ha deciso di
trascrivere il nome in quel modo... Probabilmente se ci fossimo
conosciuti di persona e tu ti fossi presentato come Pilan, io ti
chiamerei così, ma ci siamo conosciuti per scritto e per me tu sei
Pillan. Scopro adesso che sei Pilan, e non ho ancora capito se ti
farebbe piacere che ti chiamassi così.
La questione tocca un tema complesso, che è la trascrizione secondo la
grafia italiana standard dei nomi che, ovviamente, nascono con le forme
della lingua locale. Il caso più semplice è quello della trascrizione di
nomi propri o cognomi derivati da nomi comuni con la corrispondente
forma italiana. Se cent'anni fa uno si presentava all'ufficiale di stato
civile dicendo che si chiama Batista Caval, sarà stato sicuramente
trascritto come Battista Cavallo. Oppure si faranno trascrizioni secondo
le più comuni convenzioni della trascrizione fonetica. In piemontese, la
differenza tra s sorda e s sonora è significativa; e viene solitamente
resa con -s- e -ss-. Da Ma/z/oé, avremo quindi Masoe[ro]; Ma/s/aja sarà
Massaja (anche nell'ortografia standard piemontese si usa la stessa
convenzione, per questo ho indicato alla buona le due consonanti fra
stanghette).
In veneto, la differenza tra -l- e -ll- è significativa? Se lo è, come
in italiano, allora bisogna rispettarla. Se non lo è, io metterei -l-,
ma è probabile che tra le tante convenzioni più o meno ufficiali di
trascrizione vi fosse un tempo l'uso della doppia elle. Il risultato può
quindi essere un Pillan con doppia l; che è sbagliato; ma è *meno*
sbagliato di altre forme di italianizzazione, proprio perché in veneto
non si tratta di una differenza significativa.
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Questo per i dialetti; per le lingue straniere, mi limiterei alle più
comuni lingue europee; certo non pronuncerò mai un nome vietnamita come
si dice in vietnamita; ma non si può avere tutto nella vita.
Visto che si fanno esempi per quanto riguarda l'inglese, ebbene, è
curioso che pur avendo l'inglese un sistema fonologico che, dal punto di
vista di un italiano, è pazzesco, c'è un elemento in comune: vi sono
omografi che si distinguono solo per la posizione dell'accento
abstract "astratto" abstract "riasumere"
import "importazione" import "importare"
ecc.
È vero che anche la pronuncia delle vocali cambia, ma l'elemento
distintivo principale è la posizione dell'accento, la resa delle vocali
accentate o non accentate è un tratto derivato.
Di conseguenza quando dico una parola inglese, devo cercare di usare una
pronuncia che sia almeno almeno passabile; la posizione dell'accento
tonico è *importante* in inglese come in italiano, e non mi dà nessuna
difficoltà; mentre non riuscire a pronunciare le millanta vocali
dell'inglese può essere un limite mio nell'uso di una lingua straniera
piuttosto difficile, dire pàtrol pèrformans è pura e semplice
sciatteria. Insomma, che ti costa mettere l'accento giusto.
Allo stesso modo io non riuscirò mai a dire Michelin come lo dice un
vero francese; ma se pronuncio Mìsclen faccio la figura del presentatore
televisivo - che a questo punto non è una bella figura.