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Pronuncia olandese di <v>

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Paolo

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
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Incuriosito dal fatto che <v> in olandese è pronunciato spesso /f/ es
<van> /fan/ ho cercato qua e là informazioni sull'olandese. Ebbene, sul
sito del SAMPA http://www.phon.ucl.ac.uk/home/sampa/dutch.htm
c'è l'opposizione fonologica tra /v/ e /f/: <fel> /fEl/ vs <vel> /vEl/!
Come si spiega quest'apparente contraddizione? Esiste /v/ in olandese?
Viene realizzato con [v], con un fono parzialmente desonorizzato [v°], o
in che altro modo?

Ciao,
Paolo


Giovanni Drogo

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
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On Tue, 29 Aug 2000, Paolo wrote:

> Incuriosito dal fatto che <v> in olandese è pronunciato spesso /f/ es

come in tedesco ...
... molti olandesi anziani parlano l'inglese con un pesante "accento
tedesco", cosa che non fanno molti tedeschi giovani ...

> Come si spiega quest'apparente contraddizione? Esiste /v/ in olandese?

forse "w" (sempre come in tedesco) ?
Come in Van Wittel (che quando migro' in Italia divenne Vanvitelli)

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Sergio

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
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On Tue, 29 Aug 2000 14:46:31 +0200, Paolo <pmo...@usa.net> wrote:

>Incuriosito dal fatto che <v> in olandese è pronunciato spesso /f/ es

><van> /fan/ ho cercato qua e là informazioni sull'olandese. Ebbene, sul
>sito del SAMPA http://www.phon.ucl.ac.uk/home/sampa/dutch.htm
>c'è l'opposizione fonologica tra /v/ e /f/: <fel> /fEl/ vs <vel> /vEl/!

>Come si spiega quest'apparente contraddizione? Esiste /v/ in olandese?

>Viene realizzato con [v], con un fono parzialmente desonorizzato [v°], o
>in che altro modo?

Non e' che sia un esperto di olandese (o di fiammingo), pero' ho abitato
quelle langhe molto tempo fa. Premetto che come in tutte le nazioni ci sono
variazioni fonetiche piu' o meno importanti tra regione e regione, pero' la
/v/ si pronuncia in modo molto stretto fino ad assomigliare ad una /f/, ma
non e' quasi mai una /f/ piena.

Sergio.

Paolo

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
to
> pero' la
> /v/ si pronuncia in modo molto stretto fino ad assomigliare ad una /f/, ma
> non e' quasi mai una /f/ piena.

Insomma come la /v/ finale dell'inglese quando è seguita da pausa: es "give"
/'gIv/ : ['gIv°].

Per la precisione: /v/ finale in inglese diventa [f] se seguita da contoide non
sonoro: "have to" ['hae)ft@] (ma anche ['hae)v°t@]) e si pronuncia [v] se
seguita da vocale o contoide sonoro. Nella catena parlata però può anche
scomparire se il contoide è occlusivo: [@'k^p@tIi] per "a cup of tea".

Ciao,
Paolo

Paolo

unread,
Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
to
> > Incuriosito dal fatto che <v> in olandese č pronunciato spesso /f/ es

>
> come in tedesco ...
> ... molti olandesi anziani parlano l'inglese con un pesante "accento
> tedesco", cosa che non fanno molti tedeschi giovani ...
>
> > Come si spiega quest'apparente contraddizione? Esiste /v/ in olandese?
>
> forse "w" (sempre come in tedesco) ?

No, <w> trascrive il fonema /V/, un approssimante labiodentale.
L'articolazione č uguale a [v] ma con molta meno frizione. Insomma, una via
di mezzo tra [v] e [w]...

>
> Come in Van Wittel (che quando migro' in Italia divenne Vanvitelli)

E non Fanvitelli come sembrerebbe piů logico...

Ciao,
Paolo


Paolo

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
to

> Nella catena parlata però può anche

> scomparire se il contoide è occlusivo: [@k^p@'thIi] per "a cup of tea".

Scusate per l'errore.

Paolo


Sergio

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
to
On Tue, 29 Aug 2000 15:29:16 +0200, Giovanni Drogo <dr...@rn.bastiani.it>
wrote:

> Come in Van Wittel (che quando migro' in Italia divenne Vanvitelli)

O come Piet Van Houd (= legno) che divenne Peter Van Wood!

Sergio.

Paolo

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Aug 29, 2000, 3:00:00 AM8/29/00
to
> > Come in Van Wittel (che quando migro' in Italia divenne Vanvitelli)
>
> O come Piet Van Houd (= legno) che divenne Peter Van Wood!

Perché non Pietro Vanuddi (o Fanuddi) o -- meglio ancora -- Pietro Del Legno?

Paolo


Giovanni Drogo

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Aug 30, 2000, 3:00:00 AM8/30/00
to
On Tue, 29 Aug 2000, Paolo wrote:

Non so chi sia costui, ma immagino sia migrato in un paese anglofono
e non in Italia.

Mi ha sempre intrigato il perche' il filosofo o teologo (non ricordo)
Holywood divenne Sacrobosco, mentre il condottiero John Hawkwood
divenne Giovanni Acuto invece che Giovanni Boscodifalco (che era anche
piu' marziale :-) )

Paolo

unread,
Aug 30, 2000, 3:00:00 AM8/30/00
to
> Non so chi sia costui, ma immagino sia migrato in un paese anglofono
> e non in Italia.

In effetti migrò prima in Inghilterra e poi in Italia...

Ecco una breve biografia di Peter Van Wood (o Piet van Houd) da
http://www.raidue.rai.it/raidue/schede/9026/902694.htm

Nato a L'Aia, in Olanda, il 19 settembre del 1927. Cantante, astrologo

Prima autore, cantante, chitarrista. Poi astrologo. Peter Van Wood
comincia a suonare la chitarra a 14 anni e grazie al suo talento e alle
sue capacità tecniche riesce a farsi ammettere, nonostante l'età
giovanissima, al Conservatorio Reale d'Olanda.

Contemporaneamente ascolta e studia i chitarristi di jazz americani e, finiti gli
studi, si mette subito a suonare in piccole formazioni. A diciannove anni già
si esibisce in Inghilterra (dove immagino cambi il suo nome n.m.)
sia come solista di musica classica che come
chitarrista jazz. Concerti al Palladium di Londra, alla Carnegie Hall di New
York, all'Olimpia di Parigi e in altri celebri teatri e music hall. Poi anche dei
premi: ormai specializzato a filtrare il suono della chitarra attraverso effetti
speciali come l'eco, il riverbero e altri marchingegni, vince a Lisbona il
concorso internazionale di chitarristi, piazzandosi al primo posto fra oltre 600
concorrenti.

Lo sbarco in Italia alla fine degli anni Cinquanta. Peter Van Wood entra nel
trio di Renato Carosone (con Gegè Di Giacomo alla batteria) col quale incide
numerosi dischi di successo. Popolarissima diventa Butta la chiave, un
brano nel quale si rivolge cantando a una donna che non vuol farlo entrare in
casa e, con la chitarra, riproduce le risposte di lei.

A questo punto della carriera però arriva la svolta. Alla fine degli anni
Sessanta alla musica affianca un'altra passione, quella per l'astrologia, e
scrive rubriche e oroscopi sui giornali più popolari dell'epoca. Nello stesso
periodo apre a Milano un locale, l'Amsterdam 19, dove si esibisce nella
doppia veste di cantante-chitarrista e di astrologo.

Scopre la sua vera dimensione - e il vero successo - con Fabio Fazio e Marino
Bartoletti a Quelli che il calcio. Grazie alla sua ironia conquista la platea e
un'intera squadra di calcio: l'Atletico van Goof... (ennesimo gioco sul nome:
"goof" sta per "gufo" vista la sua propensione a oracoli poco "propizi".... n.m)

> Mi ha sempre intrigato il perche' il filosofo o teologo (non ricordo)
> Holywood divenne Sacrobosco,

Bella sarebbe anche la traduzione di Hollywood: "Boscagrifoglio" o qualcosa del
genere... o forse è solo una variante di "Holywood"?

> mentre il condottiero John Hawkwood
> divenne Giovanni Acuto invece che Giovanni Boscodifalco (che era anche
> piu' marziale :-) )

Certe volte si opta per la traduzione, quelche volta per l'assonanza fonetica. Non
credo sia possibile stabilire una regola quando preferire l'una o l'altra...

Ciao,
Paolo


Sergio

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Aug 30, 2000, 3:00:00 AM8/30/00
to
On Wed, 30 Aug 2000 09:25:56 +0200, Giovanni Drogo <dr...@rn.bastiani.it>
wrote:

> Non so chi sia costui, ma immagino sia migrato in un paese anglofono
> e non in Italia.

Non conosci Peter Van Wood? ;-))))))))
Ottimo musicista (Butta la chiave) ora astrologo, quello che fa il paio con
Don Lurio per essere riuscito, pur con quasi mezzo secolo di permanenza, a
non imparare a parlare decentemente italiano!
Ai tempi era molto "in" essere anglofoni (in Italia naturalmente).

Sergio.

Maurizio Pistone

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Aug 30, 2000, 3:00:00 AM8/30/00
to
Giovanni Drogo <dr...@rn.bastiani.it> ha scritto su
it.cultura.linguistica :

> Mi ha sempre intrigato il perche' il filosofo o teologo (non ricordo)

> Holywood divenne Sacrobosco, mentre il condottiero John Hawkwood


> divenne Giovanni Acuto invece che Giovanni Boscodifalco (che era anche
> piu' marziale :-) )

Altri si sono cambiati il cognome da sé. Il figlio di Ser Petracco ad
un certo punto decise di farsi chiamare Francesco Petrarca, ed un
certo Philipp Schwarzerde tradusse sé stesso in Melanchton - per gli
amici Filippo Melantone.


Maurizio Pistone - Torino

http://www.mclink.it/personal/MG5960
mailto:pis...@mclink.it

strenua nos exercet inertia Hor.

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