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etimo dei nomi dei giorni

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Sep 15, 2000, 8:34:31 PM9/15/00
to
Riporto uno stralcio della spassosissima recensione all'ultimo libro di
Zichichi, fatta da Odifreddi (trovata sul newsgroup it.scienza.biologia alla
voce"Zichicche II ..."):

"...Poichč, come diceva Buffon, le style, c'est l'homme, non sarŕ inutile
soffermarsi su un'analisi stilistica del libro, nella speranza di
capire di che fango sia stato fatto l'autore, da Colui in cui egli
crede.

La confusione filologica del Professor Zichichi č disarmante. Ad
esempio, secondo lui "in greco pianeta vuol dire Stella errante'' (p.
104), benchč non ci sia polvere di stelle nell'originale planetes, che
significa semplicemente "viandante''. Ma questo č niente, in confronto
all'affermazione che "Lunedě vuol dire Luna; Martedě, Marte;
Mercoledě, Mercurio; Giovedě, Giove; Venerdě, Venere; Sabato, Saturno;
Domenica, Sole'' (p. 104).

*Scusate: ma Domenica non e' che deriva da dominus?

Vada per l'omissione del suffisso "dě'', che come tutti (meno
Zichichi) sanno significa "giorno'', per cui si dovrebbe affermare piů
propriamente che Lunedě vuol dire giorno della Luna, eccetera. Ma
scrivere che Sabato e Domenica, che come tutti (meno Zichichi) sanno
derivano dall'ebraico sabbath e dal latino dominus, vogliano dire
giorni di Saturno e del Sole, significa veramente prendersi un weekend
di riposo dal pensiero.

*Si'... deriva da domunus! :-D

E non si puň neppure benevolmente concedere che il Professore pensi in
inglese, a Saturday e Sunday, perchč altrimenti Tuesday, Wednesday,
Thursday e Friday dovrebbero conseguentemente essere i giorni di Tiw,
Woden, Thor e Frig: che, come siamo pronti a scommettere, il
Professore non ha mai neppure sentiti nominare. L'unica spiegazione č
che nel suo cervello le lingue costituiscano un ribollente calderone,
dal quale egli attinge a caso col mestolo ogni volta che cerca di
scodellare un pensiero".

Vorrei sapere il significato dell'etimo dei nomi in inglese.
Grazie,
Andrea.


Giuseppe Pagliarulo

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to

ALL

>
>Vorrei sapere il significato dell'etimo dei nomi in inglese.

Monday < _monandæg_ "giorno della Luna".
Tuesday < _tiwesdæg_ "giorno di Tiw". Tiw (scandinavo _Tyr_) è una
divinità germanica della guerra.
Wednesday < _wednesdæg_ "giorno di Wodan" o Odino che dir si voglia.
Odino, nelle fonti classiche, è identificato con Mercurio.
Thursday < _þuresdæg_ "giorno di Thor". Thor è una sorta di "dio della
folgore"; il suo nome è etimologicamente imparentato con _thunder_.
Friday < _frigedæg_ "giorno di Frig", che è una divinità femminile
della fertilità.
Saturday < _sæterdæg_ "giorno di Saturno". Questo è l'unico nome che
mostra inflenze lessicali latine.
Sunday < _sunnandæg_ "giorno del Sole".

Ciao

Iosef Strawarila
_______________________________________
Iþ gamain mis ist,
hvaþro afleiþau; jainaþ auk aftra qima. (Parmainides


lusao

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to
prendo spunto da questa richiesta per inoltrarne una similare, che mi
incuriosisce: i giorni della settimana in portoghese, lingua che da qualche
tempo studio.
a parte *sabado* e *domingo*, che appaiono simili all'italiano e anche ad
altre lingue, mi chiedo da dove possano aver tratto origine gli altri
(segunda-feira, terça-feira, quarta-feira, quinta-feria, sexta-feira). e
perchè manca la "primeira-feira"?

grazie a tutti i luso-esperti e non solo.

lusao

> La confusione filologica del Professor Zichichi è disarmante. Ad


> esempio, secondo lui "in greco pianeta vuol dire Stella errante'' (p.

> 104), benchè non ci sia polvere di stelle nell'originale planetes, che
> significa semplicemente "viandante''. Ma questo è niente, in confronto
> all'affermazione che "Lunedì vuol dire Luna; Martedì, Marte;
> Mercoledì, Mercurio; Giovedì, Giove; Venerdì, Venere; Sabato, Saturno;
> Domenica, Sole'' (p. 104).
>


Riccardo Venturi

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to
>prendo spunto da questa richiesta per inoltrarne una similare, che mi
>incuriosisce: i giorni della settimana in portoghese, lingua che da qualche
>tempo studio.
>a parte *sabado* e *domingo*, che appaiono simili all'italiano e anche ad
>altre lingue, mi chiedo da dove possano aver tratto origine gli altri
>(segunda-feira, terça-feira, quarta-feira, quinta-feria, sexta-feira). e
>perchè manca la "primeira-feira"?

Si tratta di un semplice conteggio a partire dal giorno festivo,
considerato il primo della settimana (ed è questo il motivo per cui
manca, logicamente, la "primeira-feira" ):

<segunda-feira> = "secondo giorno (che è feriale)" = lunedi'
<terça-feira> = "terzo giorno (che è feriale) = martedi'
<quarta-feira> = "quarto giorno" (che è feriale) = mercoledi'
<quinta-feira> = "quinto giorno" (che è feriale) = giovedi'
<sexta-feira> = "sesto giorno" (che è feriale) = venerdi'.

Nota che questo sistema ha un interessante parallelo in quello del
greco moderno, ma solo fino al giovedi':

domenica (1° giorno) = <kyriakí>*
lunedi' (2° giorno, fer.) = <deftéra> [lett. "secondo"]**
martedi' (3° giorno, fer.) = <tríti> [lett. "terzo"]**
mercoledi' (4° giorno, f.) = <tetárti> [lett. "quarto"]**
giovedi' (5° giorno, f.) = <pémpti> [lett. "quinto"]**
venerdi' = <paraskeví>***
sabato = <sávvato>

Note:
* = lett. "(giorno) del Signore", corrispondente pienamente a <(dies)
dominica>.
** qui come altrove è sottinteso il sostantivo <[i]méra> "giorno", di
genere femminile; indi per cui i numerali ordinali sono anch'essi al
femminile in greco.
*** = lett. "preparazione" (alle festività settimanali). Da notare che
anche nella settimana ebraica la preparazione allo <shabbát> è detta
(ma solo nella tradizione ebraico-ellenica) "parasceve".

Saluti,

> Riccardo Venturi in esilio
> Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
> So er an îr ufgestigen ist (Vogelweide)
>__________________________________
> Via delle Ginestre 55, 57034 Marina di Campo
> Isola d'Elba
> Tel.: 0340 - 2461874
> ven...@couriermail.de
> http://utenti.tripod.it/Guctrad/index.html
> http://utenti.tripod.it/Balladven/index.html

lusao

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to

Riccardo Venturi <pla...@elbalink.it> wrote in message
39c38576...@news.elbalink.it...

> >prendo spunto da questa richiesta per inoltrarne una similare, che mi
> >incuriosisce: i giorni della settimana in portoghese, lingua che da
qualche
> >tempo studio.
> >a parte *sabado* e *domingo*, che appaiono simili all'italiano e anche ad
> >altre lingue, mi chiedo da dove possano aver tratto origine gli altri
> >(segunda-feira, terça-feira, quarta-feira, quinta-feria, sexta-feira). e
> >perchè manca la "primeira-feira"?
>
> Si tratta di un semplice conteggio a partire dal giorno festivo,
> considerato il primo della settimana (ed è questo il motivo per cui
> manca, logicamente, la "primeira-feira" ):
>
> <segunda-feira> = "secondo giorno (che è feriale)" = lunedi'
> <terça-feira> = "terzo giorno (che è feriale) = martedi'
> <quarta-feira> = "quarto giorno" (che è feriale) = mercoledi'
> <quinta-feira> = "quinto giorno" (che è feriale) = giovedi'
> <sexta-feira> = "sesto giorno" (che è feriale) = venerdi'.
>
questo ovviamente l'avevo capito anch'io. chiedevo se c'era un motivo
particolare per il quale i giorni della settimana in port. sono una semplice
elencazione ordinale e non hanno nomi simili ai nostri, ai francesi, agli
inglesi e forse anche in lingue che non conosco.
comunque grazie, ogni risposta è preziosa. interessante il confronto con il
greco.

ciao
lusao

Wolfgang Mueller

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to
lusao wrote:
>
> chiedevo se c'era un motivo particolare per il quale i giorni
> della settimana in port. sono una semplice elencazione
> ordinale e non hanno nomi simili ai nostri, ai francesi,
> agli inglesi e forse anche in lingue che non conosco.

Il sistema portoghese è quello del latino medievale e rinascimentale
(secunda feria, tertia feria ecc.), usato non solo in documenti
ecclesiastici bensí anche in atti giuridici e notarili (io ne ho
visti esempi su dei documenti del processo a Galileo). Il sistema
era dunque, almeno virtualmente, presente in tutto il mondo
cattolico.

Dovresti dunque porre la tua domanda cosí: perché la Chiesa è
riuscita a imporre il suo sistema solo al Portogallo ed a nessun'
altra nazione, nemmeno alla cattolicissima Spagna? Ed un'altra
domanda sarebbe altrettanto interessante: come mai appunto gli
inglesi hanno difeso la loro tradizione pagana cosí completamente,
sottraendo perfino i nomi Saturday e Sunday alla cristanizzazione?

Ciao, Wolfgang


Nicola Nobili

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to
lusao
> questo ovviamente l'avevo capito anch'io. chiedevo se c'era un motivo

> particolare per il quale i giorni della settimana in port. sono una
semplice
> elencazione ordinale e non hanno nomi simili ai nostri, ai francesi, agli
> inglesi e forse anche in lingue che non conosco.

Mi permetto di dire che la domanda corretta da fare sarebbe: perché da
noi (in italiano, francese, inglese, etc.) non si segue il modello piú
"logico" e diffuso tra le lingue del mondo, quello di contare i giorni?
In effetti, l'eccezione è costituita dalle lingue europee (portoghese a
parte) che utilizzano nomi di origine romana. Ma passiamo ad esempî
concreti:

-cinese (circa un quinto della popolazione mondiale!): i giorni della
settimana si dicono: xìngqi + i numeri da 1 a 6. L'eccezione è la domenica,
dove al posto del numero c'è la parola rì (letteralmente: sole - giorno del
sole).
-arabo (300 milioni circa di parlanti): a parte il sabato, di origine
ebraica, i giorni si dicono (a cominciare dalla domenica, che per loro non è
festiva): il giorno primo, il griono secondo, etc. L'unica eccezione è il
venerdí, che in epoca islamica ha assunto un'altra denominazione, quello
della parola "moschea", dal momento che al venerdí si celebra la liturgia.
Mi dicono (ma non posso verificare o approfondire, su due piedi) che il
sistema di numerazione sia il medesimo anche in persiano, in swahili ed in
numerosissime altre lingue africane e asiatiche.
Come vedi, questo sistema, indubbiamente piú pratico e comodo (seppure
meno pittoresco) è decisamente quello piú usato nel mondo.

Ciao,
Nicola

--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca)

Danilo Giacomelli

unread,
Sep 16, 2000, 3:00:00 AM9/16/00
to

"Nicola Nobili" <nino...@tin.it> ha scritto ...
...

> Mi permetto di dire che la domanda corretta da fare sarebbe: perché da
> noi (in italiano, francese, inglese, etc.) non si segue il modello piú
> "logico" e diffuso tra le lingue del mondo, quello di contare i giorni?
> In effetti, l'eccezione è costituita dalle lingue europee (portoghese
a
> parte) che utilizzano nomi di origine romana.

1. (Sole)
2. Luna
3. MARTE
4. Mercurio
5. GIOVE
5. Venere
7. SATURNO.

I pianeti in minuscolo sono, per l'astronomia antica, pianeti interni,
quelli in tutte maiuscole pianeti esterni (all'orbita solare).

L'ebdomade planetaria era molto diffusa nel mondo antico, vedere anche i
sette bracci della Menorah (alla faccia del puro politeismo).

salve

Danilo


Giorgio Mainini

unread,
Sep 16, 2000, 10:00:12 PM9/16/00
to

Giuseppe Pagliarulo <g.pagl...@tiscalinet.it> wrote in message
8pvfv7$5ar$1...@pegasus.tiscalinet.it...
>

> Friday < _frigedæg_ "giorno di Frig", che è una divinità femminile
> della fertilità.

Scusate l'intervento di un incompetente:
io avevo sentito parlare di una dea *Freia*.
E' la stessa cosa di *Frig*?
E Freiheit c'entra qualcosa?
Grazie
G.M.

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 17, 2000, 3:00:00 AM9/17/00
to
In article <8q18fe$env$1...@pollux.ip-plus.net>, on Sun, 17 Sep 2000

04:00:12 +0200, Giorgio Mainini <gmai...@tinet.ch> wrote:

>Scusate l'intervento di un incompetente:
>io avevo sentito parlare di una dea *Freia*.
>E' la stessa cosa di *Frig*?

No. Frigg (ci vogliono due "g"!) e` la moglie di Odino (Wotan), la dea
che presiede all'amore coniugale; Freia, sorella di Freyr (il pių
buono degli dei della mitologia nordica), e` la dea della bellezza e
della giovinezza.
Ciao
Ferdinando

Giuseppe Pagliarulo

unread,
Sep 17, 2000, 3:00:00 AM9/17/00
to

Ferdinando Chiodo

>>Scusate l'intervento di un incompetente:
>>io avevo sentito parlare di una dea *Freia*.
>>E' la stessa cosa di *Frig*?
>
>No. Frigg (ci vogliono due "g"!) e` la moglie di Odino (Wotan), la
dea
>che presiede all'amore coniugale; Freia, sorella di Freyr (il pił

>buono degli dei della mitologia nordica), e` la dea della bellezza e
>della giovinezza.

Uhm... dev'esserci stato un malinteso. Frigg č forma scandinava: qui
si parla della variante anglosassone del nome che, per inciso, si
pronuncia [frij] (Riccardo Venturi mi corregga se sbaglio), genitivo
_frige_ ['frij@], quindi _frige-dęg_ "giorno di Frig".


Ciao

Iosef Strawarila
_______________________________________
gabauržs nist alle
žize diwandone, iž žatainei gablandei inmadeinzuh waihte.
(Aimpaidaukles)


Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 17, 2000, 3:00:00 AM9/17/00
to
In article <8q2drr$t17$1...@lacerta.tiscalinet.it>, on Sun, 17 Sep 2000
14:35:59 +0200, Giuseppe Pagliarulo wrote:

>Ferdinando Chiodo


>>No. Frigg (ci vogliono due "g"!) e` la moglie di Odino (Wotan),

>Uhm... dev'esserci stato un malinteso. Frigg è forma scandinava: qui


>si parla della variante anglosassone del nome

La dea è registrata con due "g" ("Frigg") nell'Encilopedia Britannica
[1], nella Concise Columbia Encyclopedia [2], e nell'American Heritage
Dictionary [3]. Con una sola "g", è una parolaccia [4].
Ciao
Ferdinando
-----
[1] "Frigg is the wife of Odin. In the southern Germanic sources she
appears as Friia (Second Merseburg Charm) or Frea (Langobardic), the
spouse of Wodan. Snorri depicted her as the weeping mother of Balder,
but Saxo described her as unchaste and makes her misconduct
responsible for the temporary banishment of Odin. In the "Ynglinga
saga," Odinès brothers Vili and V‚ share her during his absence in a
polyandric relationship similar to that of Draupadi in Hindu myth. She
has been equated with Venus, and her name survives in Friday (Old
English Frigedèg) from dies Veneris, Venusè day". (Encyclopedia
Britannica, voce "Germanic religion: Mythology: Minor Aesir", 1995)

[2] "Frigg or Frigga, Norse mother goddess and the wife of Woden. Of
great importance in Germanic religion, she was queen of the heavens, a
deity of love and the household". The Concise Columbia Encyclopedia,
Columbia University Press, 1991.

[3] Frigg (frîg) also Frig·ga (frîg'e) noun. The Norse goddess of the
heavens and wife of Odin. (The American Heritage Dictionary of the
English Language, 3rd Ed., Houghton Mifflin Company, 1992)

[4] frig (frîg) verb
frigged, frigging, frigs
Vulgar Slang. Verb, transitive, To have sexual intercourse with. Verb,
intransitive, To have sexual intercourse. [Middle English, to quiver,
possibly from Old French friquer, to rub, from Latin fricare]. (The
American Heritage Dictionary, citato sopra)

Riccardo Venturi

unread,
Sep 17, 2000, 3:00:00 AM9/17/00
to
>Uhm... dev'esserci stato un malinteso. Frigg è forma scandinava: qui
>si parla della variante anglosassone del nome che, per inciso, si
>pronuncia [frij] (Riccardo Venturi mi corregga se sbaglio), genitivo
>_frige_ ['frij@], quindi _frige-dæg_ "giorno di Frig".

Frigg e Freyja sono due dee diverse, proprio come esposto da
Ferdinando Chiodo.
L'equivoco mi sembra derivare proprio da questo; il "Venerdi'"
germanico riproduce chiaramente il "Veneris dies" classico (dedicato
alla dea della bellezza) ed è quindi in realtà dedicato a Freyja, non
a Frigg/Frigga.
Quanto alla forma anglosassone <frigedæg> (da cui l'inglese moderno
<Friday>), essa riproduce in modo conseguente la forma antica nordica
<fryju-dagr>.

Giorgio Mainini

unread,
Sep 17, 2000, 3:00:00 AM9/17/00
to

Ferdinando Chiodo <f.ch...@NOSPAMtiscalinet.it> wrote in message
39c473a1...@news.tiscalinet.it...

> In article <8q18fe$env$1...@pollux.ip-plus.net>, on Sun, 17 Sep 2000
> 04:00:12 +0200, Giorgio Mainini <gmai...@tinet.ch> wrote:
>
> >Scusate l'intervento di un incompetente:
> >io avevo sentito parlare di una dea *Freia*.
> >E' la stessa cosa di *Frig*?
>
> No. Frigg (ci vogliono due "g"!) e` la moglie di Odino (Wotan), la dea
> che presiede all'amore coniugale; Freia, sorella di Freyr (il pių

> buono degli dei della mitologia nordica), e` la dea della bellezza e
> della giovinezza.

tanto meglio, allora:
Frei(a)tag <-> Vener(e)dė
O no?
G.M.

> Ciao
> Ferdinando

Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 18, 2000, 12:55:05 AM9/18/00
to
In article <8q3dcg$60t$1...@pollux.ip-plus.net>, on Sun, 17 Sep 2000

23:36:11 +0200, "Giorgio Mainini" <gmai...@tinet.ch> wrote:

>> No. Frigg (ci vogliono due "g"!) e` la moglie di Odino (Wotan), la dea
>> che presiede all'amore coniugale; Freia, sorella di Freyr (il pių
>> buono degli dei della mitologia nordica), e` la dea della bellezza e
>> della giovinezza.
>
>tanto meglio, allora:
>Frei(a)tag <-> Vener(e)dė
>O no?

A quanto pare era invece Frigg a essere identificata con Venere.
Ciao
Ferdinando
P.S. Devi correggere in "Re:" il prefisso "R:" che il tuo Outlook
inserisce nel campo "Subject".

Giuseppe Pagliarulo

unread,
Sep 18, 2000, 3:00:00 AM9/18/00
to

Riccardo Venturi

>Frigg e Freyja sono due dee diverse, proprio come esposto da
>Ferdinando Chiodo.

Esattamente.

>L'equivoco mi sembra derivare proprio da questo; il "Venerdi'"
>germanico riproduce chiaramente il "Veneris dies" classico (dedicato
>alla dea della bellezza) ed è quindi in realtà dedicato a Freyja, non
>a Frigg/Frigga.
>Quanto alla forma anglosassone <frigedæg> (da cui l'inglese moderno
><Friday>), essa riproduce in modo conseguente la forma antica nordica
><fryju-dagr>.

Mi permetto di dissentire. Forse sto per dire un mucchio di cavolate,
ma esercitarmi in questo genere di dispute non può farmi che bene.


L'anglosassone Frige- ['frij@] è riconducibile al tema protogermanico
*frijjo:- (cfr. Campbell, _Old English Grammar_, § 120.1) > germanico
occidentale *fri:jo- > ted. Frei-, longobardo Frea (con il passaggio
tipico -ija- > -ea-)
etc. Il nesso -jj-, in posizione intervocalica, subisce, nelle lingue
scandinave, il tipico rafforzamento verso l'occlusiva omorganica
intensa, dando quindi _Friggjar_ (cito il genitivo singolare per
maggiore chiarezza). Ricordo, en passant, che la grafia <gg> non è mai
utilizzata in anglosassone ed il suono che essa rappresenta in
germanico settentrionale è teoricamente impossibile nella lingua di
Wulfstan, AFAIK.
Tutti i nomi di giorni, in anglosassone, hanno il primo elemento al
genitivo: prendendo _frige_ come genitivo non si può che ricondurlo
alla flessione dei temi in -o, che ha di norma nominativo
adesinenziale: di qui _Frig_.
_Freyja_ non risale alla radice *frij- (che vale "amare" o
"proteggere", cfr. il gotico _frijon_ "amare", l'inglese _friend_, il
tedesco _Freund_; in _Piers Plowman_ il termine corradicale _fryth_
occorre con il significato di "inclosed wood"). La grafia <ey>
rappresenta un dittongo metafonizzato, lo stesso, per fare un esempio
terra-terra, che abbiamo in Reykja-vik "Baia delle Nebbie", cfr. il
tedesco _Rauch_. Freyja vale, più probabilmente, "signora", essendo
probabilmente riconducibile al germanico *fraujo:-. Cfr. il gotico
_frauja_ "signore" e il tedesco _Frau_.
Per quanto riguarda il verbo _to frig_, che è stato tirato in ballo da
Ferdinando Chiodo, esso è irrilevante in questo contesto perché,
presumibilmente, è entrato in inglese in un'epoca in cui nessuno era
più in grado non dico di parlare anglosassone, ma nemmeno di guardare
un manoscritto d'epoca pre-normanna senza vederci solo incomprensibili
ghirigori.
Scusa se ho indugiato a precisare dati che a te sembreranno senza
dubbio ovvi, ma voglio che il ragionamento non suoni esoterico agli
altri.


Ciao

Iosef Strawarila
_____________________________________________
Swa skal is þana *hlaþari afwairpan
swe is ana ina gastaig. (Fuglawidu) :)


Ferdinando Chiodo

unread,
Sep 18, 2000, 3:00:00 AM9/18/00
to
In article <8q55ct$2fh$1...@pegasus.tiscalinet.it>, on Mon, 18 Sep 2000
15:21:26 +0200, Giuseppe Pagliarulo wrote:

>Per quanto riguarda il verbo _to frig_, che č stato tirato in ballo da
>Ferdinando Chiodo, esso č irrilevante in questo contesto perché,
>presumibilmente, č entrato in inglese in un'epoca in cui nessuno era
>piů in grado non dico di parlare anglosassone,

C'č un equivoco. Il nome della dea era stato scritto "Frig" in un
messaggio e ho ricordato che le "g" devono essere due. Non ho fatto
alcuna ipotesi etimologica.
Ciao,
Ferdinando

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