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S'Arromaniska. Il gergo sardo-rom dei calderai di Isili (3)

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Riccardo Venturi

unread,
May 18, 2001, 10:18:39 PM5/18/01
to

S'ARROMANISKA
Il gergo sardo-rom dei calderai di Isili
3a parte

3.1. Il lessico di origine romanes e albanese.

Nel "crogiolo" del sardo campidanese di Isili si sono dunque fusi
materiali linguistici di diversa struttura e provenienza. Districarne i
fili è difficilissimo; ma alcune linee e orientamenti sono stati
segnati. Una di esse riporta direttamente agli zingari ed alla lingua
romanes, come è già stato detto nella 2a parte.

I seguenti sono i termini che Leonardo Sole ha individuato come di
sicura origine romanes nel gergo dei calderai ambulanti di Isili:

1. < g'aúttu > "giovanotto" (diminutivo: < g'aútteDDu > "ragazzo,
ragazzino, monello"). Romanes < c'ávo > "ragazzo, figlio" (sinto
istriano e delle Venezie), < c'avó > (romanes abruzzese e calabrese),
< c'havó > (romanes kosovaro). Cfr. anche il siciliano <sciavuttéddu>
"bambino".

2. < daDDu > "padre, babbo" e < daDDa > "madre, mamma". Romanes
abruzzese < dat >, calabrese < tatá >, sinto veneziano < dat >; sinto
istriano < daje > "madre, mamma", romanes kosovaro < dade > "mamma".

3. < gag'u > , < agag'u > "patto non mantenuto" e anche "colui che non
mantiene il patto", "calderaio sleale". Romanes < gag'é >, < gag'ó >,
notissimo termine zingaro indicante il "non zingaro" (contrapposto
quindi direttamente a < rom >). La particolare connotazione negativa
nella "Romaniska" sembra derivare da un "non zingaro" come "uno di cui
non ci si può fidare"; cfr. anche il sivigliano < gachó > "tipaccio".

4. < béngis > "diavolo", < bengu > "caprone". Romanes < beng >
"diavolo", "caprone", sinto tedesco < beinck >. < Sa gorte 'e béngisi >
"inferno" (il "recinto del diavolo").

5. < allènta >, < lènta > "acqua". Romanes < len > "fiume", romanes
abruzzese e calabrese < lenë >, forse incrociato col sardo logudorese
< léntu > "morbido", "soave". Il termine si ritrova anche nel friulano
di Tramoni < lenta > "grappa" e, con significato identico a quello del
gergo di Isili, nel gergo dei calderai della Val Cavargna < slenza > e
nel "furbesco" < lenza >, < slenza >. Si noti: < allènta 'e grebu >
"acqua salata", "mare" e < allènta níbara > "caffè" ("acqua nera").

6. < balli > "moneta da cento lire" (anticamente: da dieci centesimi).
Romanes abruzzese e calabrese < bal > "mille lire" (italiano popolare:
"un sacco"; "dieci sacchi" = 10.000 lire). Non si esclude l'analogia con
< bari > "grande, grossa". Nel gergo, < balliku > è la moneta da 200
lire (anticamente: da venti centesimi) mentre < ballikeDDu > è la moneta
da cinquanta lire (anticamente: da un centesimo).

7. < barung'u > "mucchio", < barung'ari > "ammucchiare", < barung'eri >
"tirchio, avaro, accaparratore di denaro" potrebbero derivare dalla
radice del romanes < baró >, < báro > "grande", "grosso". Anche il
suffisso derivativo < -ng'- > , < -eng'- > è sicuramente romanes
( < phral > "fratello" : < phral-eng-ero > "dei fratelli", "fraterno"):
è infatti quello dei cosiddetti "aggettivi possessivi", analoghi a
quelli delle lingue slave, ma che in romanes si usano in maniera
esclusiva per esprimere la relazione di possesso. Il suffisso < -eng- >
è propriamente quello dell' "aggettivo possessivo plurale" (o "genitivo
plurale"), mentre il corrispondente singolare è < -esk > ( < phral > :
< phral-esk-ero > "del fratello", "fraterno"). Anche tale suffisso si
ritrova nella "Romaniska": è quello presente nel suo stesso nome.

8. < carinya > "stella". Romanes lovari < c'erájin > "stella", romanes
kalderas < c'erhái > "idem".

9. < lucezu > "fuoco", "fiamma". Romanes < luc' > "lampada" (di
chiarissima origine indoeuropea). Cfr. anche il gergo degli spazzacamini
della Val di Non: < luc'enti > "occhi", < luzènta > "fuoco".

10. < okyéri > "asino". Romanes < khere >, sinto piemontese < kher >,
sinto istriano < her >, romanes abruzzese e calabrese < khérë >.

11. < romaniska >, < s'arromaniska > "il gergo dei calderai ambulanti".
Come abbiamo già visto, la derivazione è diretta dal romanes < rom >
"uomo", "zingaro" (anche < romanó > "marito", < romní > "moglie"). Al
romanes < rom >, base possessiva plurale < rom-eng- > è forse da
ricollegare anche < arremerari >, < arromerari >, < romerari > "rubare";

< arremeradòri >, < rumeradòri > "ladro" e anche il gancio che
s'infilava sotto la stadera per rubare sul peso del rame vecchio

12. < mángulu >, < mánguru > "cazzo". Romanes < mangel > "chiedere",
"mendicare", "caritare". La derivazione può non essere conseguente, ma è
ipotizzabile una sorta di variazione metaforica, come spesso succede nei
gerghi (qualcosa come: "per andare a mendicare ci vuole cazzo", o come
noi più comunemente diciamo: "ci voglion le palle").

13. < masa > "scudo" (moneta). Probabilmente indicava in origine la
"quantità di carne che si poteva acquistare con uno scudo" ed è quindi
direttamente riconducibile al romanes < mas > "carne", a sua volta di
origine slava (serbocroato < meso >, slovacco < mäso > ecc.).

14. < panu > "latte". Per i calderai ambulanti era più facile trovare,
durante i loro giri, il latte che l'acqua; il latte era il liquido più
comune per dissetarsi e nutrirsi, era la loro vera "acqua". Ed il
termine rimanda infatti direttamente al romanes < paní > , < paním >
"acqua", una delle parole che più testimonia l'origine indiana di tale
lingua (hindi < panî > "acqua"). Verrebbe voglia quasi di dire:
dall'India a Isili (Nuoro) il passo è stato brevissimo... :-D

Per quanto riguarda la componente albanese (identificata da Manlio
Cortelazzo):

a. < tyazi >, < tyazu > "formaggio". Albanese < djathë > "idem".

b. < drugi > "legno". Albanese < dru > "idem", < druga > "mestolo di
legno", < druge > "fuso di legno", < drugol > "bastone".

c. < dosu > "maiale, porco". Albanese < dosë > "scrofa".

d. < grébis > "sale". Albanese < krypë > "idem".

e. < arrega > "villaggio", "paese". Albanese < rrugë > "via, passaggio"
(cfr. anche il marchigiano ascolano < ruga > "via cittadina"). Nel gergo
dei calderai di Isili, < Arregakallèra > è la città di Cagliari, detta
anche < arrega mag'éra > "grande paese".

Questi termini si confrontano direttamente con l'albanese d'Albania. Più
direttamente confrontabili coi dialetti arbëreshë italiani sono invece:

f. < frúskula >, < frúskura > "mosca". Arbëresh < frushula > "idem".

g. < krucozu >, < grucozu > "grano". Arb. < gruri > "idem".

h. < garitza > "volpe". Arb. < garitsa > "pera selvatica" (le volpi sono
ghiotte di pere selvatiche).


(3 - continua )

_____________________________________________________

*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
*_______________________________
*Via Garibaldi 41, 57122 Livorno
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*ven...@couriermail.de
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*http://utenti.tripod.it/Balladven/index.html


Arturo

unread,
May 22, 2001, 3:19:11 AM5/22/01
to
> 7. < barung'u > "mucchio", < barung'ari > "ammucchiare", < barung'eri >
> "tirchio, avaro, accaparratore di denaro" potrebbero derivare dalla
> radice del romanes < baró >, < báro > "grande", "grosso".

In alcuni dialetti calabresi si trova 'abbarunà', per 'ammucchiare', e
'varon'' per mucchio.
Quest'ultimo termine è abbastanza particolare per la desinenza in -on',
assente nelle parole di origine latina, il che può far facilmente supporre
l'origine romanes di queste parole.

Arturo


Maurizio Pistone

unread,
May 22, 2001, 9:11:08 AM5/22/01
to
"Arturo" <gri...@yahoo.com> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>> 7. < barung'u > "mucchio", < barung'ari > "ammucchiare", < barung'eri >
>> "tirchio, avaro, accaparratore di denaro" potrebbero derivare dalla
>> radice del romanes < baró >, < báro > "grande", "grosso".
>
>In alcuni dialetti calabresi si trova 'abbarunà', per 'ammucchiare', e
>'varon'' per mucchio.

Baron (pron. barùn) significa "mucchio" anche in piemontese. Da cui il
gioco di parole Barone di Druggia = baron 'd drùgia = mucchio di
letame.


Maurizio Pistone - Torino

http://www.mauriziopistone.it
mailto:pis...@mclink.it

strenua nos exercet inertia Hor.

Mariuccia Ruta

unread,
May 22, 2001, 9:38:23 AM5/22/01
to
On Tue, 22 May 2001 09:19:11 +0200, in it.cultura.linguistica "Arturo"
<gri...@yahoo.com> wrote:

> > 7. < barung'u > "mucchio", < barung'ari > "ammucchiare", < barung'eri >
> > "tirchio, avaro, accaparratore di denaro" potrebbero derivare dalla
> > radice del romanes < baró >, < báro > "grande", "grosso".
>
> In alcuni dialetti calabresi si trova 'abbarunà', per 'ammucchiare', e
> 'varon'' per mucchio.

Una curiosità: "maschio" in spagnolo si dice anche "varón". La RAE
attesta il termine come derivato dal latino: "varo, -onis" 'forte'.

> Arturo

--
Ciao,
Mariuccia®

Allegrone!!!

unread,
May 22, 2001, 5:24:20 PM5/22/01
to

"Riccardo Venturi" <ven...@couriermail.de> ha scritto nel messaggio
news:3b05c2f4...@news.libero.it...
[...]

> 4. < béngis > "diavolo", < bengu > "caprone". Romanes < beng >
> "diavolo", "caprone", sinto tedesco < beinck >. < Sa gorte 'e béngisi >
> "inferno" (il "recinto del diavolo").

"Su Bugginu" in sardo che sta' sia per diavolo che per lupo e/o volpe a
seconda della zona mi sembra quantomeno omofonico....:-)))

Mi sfugge il senso dell'espressione "s'aribari!" posso interpretarlo come un
arrivedrci tipo "ariosu" o sono fuori strada del tutto?

Un altra cosa tu'vara (io non uso mai gli accenti) sembrerebbe la traduzione
della nota espressione sarda Kunnu, curiosamente una parola in sardo
(Tuvura) indica sia una donna sterile, che un fungo.....:-)))

Cmq grazie a te per questo post e grazie a Rottwailer per avermi fatto
conoscere questo NG.

Ciauzzz

Umbo.
--
Se fossi una mano vorrei afferrarmi
di fatto sono solo un fesso e sono pieno di crampi.

(by Umbo 2001)


Riccardo Venturi

unread,
May 23, 2001, 6:49:53 PM5/23/01
to
On Tue, 22 May 2001 23:24:20 +0200, "Allegrone!!!"
<pilou...@tiscalinet.it> wrote:

>"Su Bugginu" in sardo che sta' sia per diavolo che per lupo e/o volpe a
>seconda della zona mi sembra quantomeno omofonico....:-)))

Sai qualcosa di più preciso sull'etimologia di tale termine? Mi
piacerebbe poter confrontare le due cose.

>Mi sfugge il senso dell'espressione "s'aribari!" posso interpretarlo
>come un arrivedrci tipo "ariosu" o sono fuori strada del tutto?

Mi fornisci l'occasione per parlare di questo termine, del quale non
avevo fatto menzione nei post originari.
No, non si tratta di un "arrivederci", ma addirittura di un pronome
personale: "io". Con il plurale < iz aribaris > "noi".
Di origine, come si specifica nell'opuscolo di Leonardo Sole, totalmente
misteriosa. L'autore non azzarda a tale riguardo alcuna ipotesi.
Io, invece, uno straccetto di ipotesi (naturalmente molto "fallace",
come tutte le intuizioni) ce l'avrei; e si riallaccia precisamente alla
denominazione collaterale del gergo, < arbareska >.
Se hai letto bene i post, avrai notato che il gergo dei calderai di
Isili è denominato sia "la zingara" ( < s'Arromaniska >) che
"l'albanese" (< s'Arbareska>); alcuni parlanti del gergo sostengono
addirittura che questa sia la sua denominazione più corretta.
Per la mia ipotesi bisognerebbe supporre che, accanto a
< Arbareska >, potesse esistere qualcosa come < *Aribareska>, con
un'inserzione vocalica; e che, quindi, in origine, < ar[i]bari >
significasse proprio "albanese", nel senso di "parlante del gergo". Da
qui, l'identificazione di "parlante del gergo" con se stesso (= "io") e
con gli altri che lo parlano (= "noi") sarebbe abbastanza plausibile.
Ripeto però che si tratta di una mia semplice intuizione quasi
impossibile da verificare allo stato delle cose.

>Un altra cosa tu'vara (io non uso mai gli accenti) sembrerebbe la
>traduzione della nota espressione sarda Kunnu, curiosamente una parola
>in sardo (Tuvura) indica sia una donna sterile, che un fungo.....:-)))

Lo è infatti. Nel gergo dei calderai di isili, < sa túvara > è proprio
< su kunnu > :-) [termine praticamente panromanzo: cfr. il francese
< con >, lo spagnolo < coño > e anche l'italiano < conno >, sebbene non
molto usato].
Quanto all'esatta etimologia di < túvara > posso riportati quel che dice
il Sole nel suo opuscolo: il termine troverebbe una sua corrispondenza
esatta nel gergo dei calderai di Tramonti del Friuli, < tafèra >, ma si
confronta anche con il sardo logudorese < tuva > "cavità, tronco
d'albero vuoto" e < túvaru > "stopposo, fibroso". Il "sesso femminile"
sarebbe quindi definito, piuttosto banalmente direi, una "cavità".

>Cmq grazie a te per questo post e grazie a Rottwailer per avermi fatto
>conoscere questo NG.

Prego, carissimo, e salutami il Rottweiler®. Lo conosci? :-)

Riccardo Venturi

unread,
May 23, 2001, 6:52:01 PM5/23/01
to
On Tue, 22 May 2001 09:19:11 +0200, "Arturo" <gri...@yahoo.com> wrote:

>In alcuni dialetti calabresi si trova 'abbaruną', per 'ammucchiare', e
>'varon'' per mucchio.
Sospettavo che anche nei dialetti calabresi propriamente detti questo
termine fosse presente. Grazie per la conferma.

>Quest'ultimo termine č abbastanza particolare per la desinenza in -on',
>assente nelle parole di origine latina, il che puņ far facilmente


>supporre l'origine romanes di queste parole.

Infatti, hai colto esattamente la questione.

Saluti e grazie

*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen
*So er an īr ūfgestigen ist (Vogelweide)

Riccardo Venturi

unread,
May 23, 2001, 6:53:34 PM5/23/01
to
On Tue, 22 May 2001 15:11:08 +0200, Maurizio Pistone <pis...@mclink.it>
wrote:

>Baron (pron. barùn) significa "mucchio" anche in piemontese. Da cui il
>gioco di parole Barone di Druggia = baron 'd drùgia = mucchio di
>letame.

Qui il "campo di azione" del termine si sta allargando notevolmente.
Credo che, in qualche modo, tenterò di segnalare la cosa a Leonardo Sole
o comunque a qualcuno che si occupa del gergo.
Grazie per l'informazione preziosa.

Saluti

Riccardo Venturi

unread,
May 23, 2001, 6:57:06 PM5/23/01
to
On Tue, 22 May 2001 13:38:23 GMT, Mariuccia Ruta
<ruta...@telcel.net.ve> wrote:

>Una curiosità: "maschio" in spagnolo si dice anche "varón". La RAE
>attesta il termine come derivato dal latino: "varo, -onis" 'forte'.

Non ti nascondo, Mariuccia, che anche a me era venuto a mente il
< varón > spagnolo, e che ne conoscevo ovviamente l'etimologia latina.
Ma la questione andrebbe a questo punto spostata: da che cosa deriva il
latino < varo, -onis >? Il suo significato di "forte" è assai vicino a
quello del romanes < báro > / < baró > "grosso", "grande". Qualcuno sa
da quali fonti e quando è attestato < varo > in latino? Mi piacerebbe
saperne di più.

Saluti e un abbraccio,

Allegrone!!!

unread,
May 25, 2001, 4:17:15 PM5/25/01
to

"Riccardo Venturi" <ven...@couriermail.de> ha scritto nel messaggio
news:3b0c3a62...@news.libero.it...

> On Tue, 22 May 2001 23:24:20 +0200, "Allegrone!!!"
> <pilou...@tiscalinet.it> wrote:

> >"Su Bugginu" in sardo che sta' sia per diavolo che per lupo e/o volpe a
> >seconda della zona mi sembra quantomeno omofonico....:-)))
> Sai qualcosa di più preciso sull'etimologia di tale termine? Mi
> piacerebbe poter confrontare le due cose.

Opsssss il significato primario di "Bugginu", secondo qualcuno e' Boia e
deriverebbe dal catalano, credo si scriva "Botxin", gli altri significati
sono da intendersi in senso lato, ma un'altra interpretazione fa risalire il
termine al ministro Boggino del Regno Sardo Piemontese..... ovviamente
ministro delle finanze ovvero gabelliere.

Pare che questo signore facesse fustigare a sangue tutti coloro che non
pagavano puntualmente le tasse accanendosi in particolare con i poveri e gli
indigenti. Un'altra interpretazione in senso lato del termine puo'
considerarsi come una imprecazione contro l'imprevisto, ladro, gabelliere o
animale predatore che insidia il gregge e/o il pollaio poco importa.

> >Un altra cosa tu'vara (io non uso mai gli accenti) sembrerebbe la
> >traduzione della nota espressione sarda Kunnu, curiosamente una parola
> >in sardo (Tuvura) indica sia una donna sterile, che un fungo.....:-)))

> Lo è infatti. Nel gergo dei calderai di isili, < sa túvara > è proprio
> < su kunnu > :-) [termine praticamente panromanzo: cfr. il francese
> < con >, lo spagnolo < coño > e anche l'italiano < conno >, sebbene non
> molto usato].

Altro significato di Tuvura in Sardo e' la legna (tronco e rami) del
corbezzolo selvatico, un legno ottimo per cucinare (come Ihcino sardo, ne so
qualcosa consentimi) mentre i frutti sono detti "Ollioni" e la radice e nota
come "cozzina e' ollioni". Tronco e rami fanno "pamapa" fuoco vivo per
asciugare l'arrosto, mentre "sa cozzina" fa braci di lunga durata.
E che ne dici dell'esagramma numero due dell' I King "Kkunn"

> Prego, carissimo, e salutami il Rottweiler®. Lo conosci? :-)

Piu' che altro seguo con molto interesse alcuni suoi post su it.news.gcn
dove mi limito a lurkare....ma conoscerlo personalmente non mi
dispiacerebbe...:-))))

Saluti

Umbo.
--
Conta piu' l'atteggiamento mentale
del contenuto della mente.

(by Stellina 1989)


Maurizio Pistone

unread,
May 25, 2001, 5:09:55 PM5/25/01
to
ven...@couriermail.de (Riccardo Venturi) ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>Quanto all'esatta etimologia di < túvara > posso riportati quel che dice
>il Sole nel suo opuscolo: il termine troverebbe una sua corrispondenza
>esatta nel gergo dei calderai di Tramonti del Friuli, < tafèra >, ma si
>confronta anche con il sardo logudorese < tuva > "cavità, tronco
>d'albero vuoto" e < túvaru > "stopposo, fibroso". Il "sesso femminile"
>sarebbe quindi definito, piuttosto banalmente direi, una "cavità".

quindi anche tafanario = deretano? Il termine da noi è (era) piuttosto
usato, anche nella forma piemontesizzata tafanari, ma sempre in modo
scherzoso.

Altre etimolgie: luogo dove pungono i tafani - ovviamente l'immagine è
quella dei quarti posteriori di bovini ed equini.

Ho trovato sul diz. piemontese del Gribaudo questa stranissima
etimologia: lat. med. antiphonarius. Che c'entra? allude alle virtù
musicali dell'organo? O forse ha a che vedere con l'antica tradizione
che imponeva ai monaci di cantare l'antifona stando in piedi: quando
il rito durava troppo a lungo, era una vera sofferenza, allora gli
scranni del coro (l'ho visto in alcuni monasteri francesi) avevano,
sul retro del seggiolino pieghevole, alcuni piccoli spuntoni, detti
"misericordie", sui quali si potea scaricare parte del peso del corpo.

Mah. L'etimologia è la scienza più fantasiosa che esista.

Mariuccia Ruta

unread,
Jun 1, 2001, 9:42:22 PM6/1/01
to
On Fri, 25 May 2001 23:09:55 +0200, in it.cultura.linguistica Maurizio
Pistone <pis...@mclink.it> wrote:

> Riccardo Venturi:


> >Quanto all'esatta etimologia di < túvara > posso riportati quel che dice
> >il Sole nel suo opuscolo: il termine troverebbe una sua corrispondenza
> >esatta nel gergo dei calderai di Tramonti del Friuli, < tafèra >, ma si
> >confronta anche con il sardo logudorese < tuva > "cavità, tronco
> >d'albero vuoto" e < túvaru > "stopposo, fibroso". Il "sesso femminile"
> >sarebbe quindi definito, piuttosto banalmente direi, una "cavità".
>
> quindi anche tafanario = deretano? Il termine da noi è (era) piuttosto
> usato, anche nella forma piemontesizzata tafanari, ma sempre in modo
> scherzoso.

"Tafanario" esiste anche in spagnolo (derivato da "antifonario") e
pare che in italiano sia presente nel friulano, nell'emiliano e nel
calabrese.


>
> Ho trovato sul diz. piemontese del Gribaudo questa stranissima
> etimologia: lat. med. antiphonarius. Che c'entra? allude alle virtù

> musicali dell'organo? [...]

Sul DEDI trovo "antifonario" 'il libro dell'ufficio' (in origine
'raccolta dei canti liturgici', attestato nella forma "tefanariu" a
Sulmona nel 1109) in senso traslato, date le dimensioni del libro,
piuttosto che ad altri etimi che pure sono stati proposti (tra questi
l'arabo "tafar" 'groppiera' e la base (citata) "taf".
Secondo il DEI dipendono dalla base "taf" anche voci come il corso
"taficchiu", "tafone", "tavanu"(buco), il calabrese "tafagnu"(buco,
grotta oscura), il campano "tafone"(buco in un albero).

> Mah. L'etimologia è la scienza più fantasiosa che esista.

"Fantasiosa" e basta? Affascinante, IMO. Ad averci le fonti a portata
di mano...

--
Ciao,
Mariuccia®

isacchini

unread,
Jun 2, 2001, 2:26:17 PM6/2/01
to

>
> "Tafanario" esiste anche in spagnolo (derivato da "antifonario") e
> pare che in italiano sia presente nel friulano, nell'emiliano e nel
> calabrese.
>>

usato anche in veneto, "aver un bel tafanario" = avere curve generose, anche
interessanti ma non esclusivamente sexi. Lo si puo' usare ad es. riferito a
una persona obesa, con tono compassionevole "poveta/o la/el ga' un bel
tafanario". Impossibile riferirlo a un fondoschiena piccolo. Ricopio dal
Boerio, Dizionario del dialetto veneziano (1856) un'etimologia fantasiosa:

quote

Sulla etimologia di questa voce trovo nel Vocabolario Siciliano la seguente
ragione "Eo quod ibi confluant muscae tabani, translate de hominis sede"

unquote

--
isa

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