Wolfgang ha scritto:
> ma non ho mai capito come si siano individuate le quantità delle vocali in
> sillaba chiusa, id est lunga positione.
Per me, che vengo dalla fisica, l'approccio di alcuni letterati è piuttosto
frustrante, perché spesso si limitano a esporre le loro conclusioni senza
spiegare dettagliatamente tutti i passaggi del ragionamento che conduce
a quelle conclusioni.
Ad ogni modo leggendo i testi dei latinisti mi sono convinto che il loro
approccio si colloca fra due estremi, che sono i seguenti:
1) L'approccio da "filologo puro", quello che ha letto tutto ciò che è
stato scritto in latino e tutto ciò che i grammatici latini hanno scritto
sul latino, dopodiché s'è formato le sue convizioni su tale materiale, senza
tener conto degli esiti nelle lingue romanze. Costui, a rigore, potrebbe
anche non conoscere le lingue romanze (spesso è così). Chi ha questo
approccio individua una serie di regole, ad esempio quella secondo la quale
davanti a NT, ND le vocali sono brevi.
La mia impressione è che molte di queste regole siano piuttosto arbitrarie
(anche perché, come direbbe Popper, non sono "falsificabili"). Mi sembra
anche che i latinisti d'un tempo avessero la tendenza ad assumerle
acriticamente per poter "completare il dizionario", mentre oggi anche i
filologi più puri in alcuni casi sospendono il giudizio, per la
penetrazione che ha avuto il secondo approccio.
2) Il secondo approccio è quello del "glottologo puro", che si occupa
prevalentemente dell'analisi comparata delle lingue romanze e, per ogni
singola vocale, cerca di stabilire quale sia la quantità coerente con la
maggior parte degli esiti osservabili. A volte non è nemmeno una questione
di "maggioranza", ma di logica. Ad esempio nel siciliano-calabrese e nello
spagnolo si trovano due tipi di esiti per i nessi ONT, e questi esiti a
volte sono coerenti, per cui viene il sospetto che già in origine ci fossero
due quantità, anche se poi l'opposizione s'è persa nella maggior parte
delle lingue romanze.
Il mio approccio è molto più vicino al secondo, e sul primo sono piuttosto
ignorante. Tant'è che non sono ancora riuscito a capire cosa pensano i
"filologi puri" dei numerali da «unidici» a «sedici». Vorrei avere un
riferimento in qualche modo autorevole, per potermi confrontare con esso.
Era questo il senso della mia domanda.
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Saluti.
D.