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Stò, fà, perchè, é, pò, gia', E', quì...

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Marco Ranzani di Cantù

unread,
Feb 3, 2006, 8:15:22 AM2/3/06
to
Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.

In quasi tutti i NG si leggono errori del genere, considerati spesso come
poco gravi un po' da tutti. Ricordo il dettato di francese serviva a
smascherare gli errori di accentazione, puniti con la sottrazione di 3
punti da 30, il voto massimo. Pensate alla parola "théātre"; a sbagliarla
in "teatre" si scendeva a 22, 3 + 3 per i due accenti e 2 punti persi per
l'acca. Era meno grave. Soltanto i nostri simpatici amici svizzeri di
lingua italiana rispettano la nostra benedetta ortografia.

Qualche esempio di errore:

"Fą", 83 pagine di risultati per la ricerca di pagine provenienti
dall'Italia.
http://www.google.it/search?hl=it&q=%22f%C3%A0%22&btnG=Cerca&meta=cr%3DcountryIT

"Stņ", 79 pagine di risultati per la ricerca di pagine provenienti
dall'Italia.
http://www.google.it/search?hl=it&q=%22st%C3%B2%22&btnG=Cerca&meta=cr%3DcountryIT

--
-------------------

http://hectorstravels.blogspot.com/

questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it


romi

unread,
Feb 4, 2006, 9:24:52 AM2/4/06
to
Trovo la tua una degna obiezione. In effetti, che io ricordi, in venti
anni abbondanti di scuola solo una volta capitò che un'insegnante si
soffermasse, per una lezione sola, sugli accenti e gli apostrofi in
italiano. Credo lo abbia fatto visto la reticenza della classe a
leggere le brevi come fossero lunghe, in latino. Da quel giorno ci ho
fatto caso. Si potrebbe istituire un premio per coloro che rispettano
l'italiano. Magari un condono edilizio... ups!


Marco Ranzani di Cantù ha scritto:

> Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
> dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.
>
> In quasi tutti i NG si leggono errori del genere, considerati spesso come
> poco gravi un po' da tutti. Ricordo il dettato di francese serviva a
> smascherare gli errori di accentazione, puniti con la sottrazione di 3

> punti da 30, il voto massimo. Pensate alla parola "théâtre"; a sbagliarla


> in "teatre" si scendeva a 22, 3 + 3 per i due accenti e 2 punti persi per
> l'acca. Era meno grave. Soltanto i nostri simpatici amici svizzeri di
> lingua italiana rispettano la nostra benedetta ortografia.
>
> Qualche esempio di errore:
>

> "Fà", 83 pagine di risultati per la ricerca di pagine provenienti
> dall'Italia.
> http://www.google.it/search?hl=it&q=%22f%C3%A0%22&btnG=Cerca&meta=cr%3DcountryIT
>
> "Stò", 79 pagine di risultati per la ricerca di pagine provenienti

FB

unread,
Feb 4, 2006, 10:55:58 AM2/4/06
to
On Fri, 03 Feb 2006 14:15:22 +0100, Marco Ranzani di Cantů wrote:

> Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
> dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.

Ma non alle virgole:

«Se tu che stai leggendo ti chiedi ..., vuol dire che ...».

[...]

Ciao, FB
--
"Is this Miss Prism a female of repellent aspect, remotely connected with
education?" "She is the most cultivated of ladies, and the very picture of
respectability." "It is obviously the same person."
("The Importance of Being Earnest", Oscar Wilde)

Lilith

unread,
Feb 4, 2006, 12:29:33 PM2/4/06
to
FB ha scritto:

>>Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
>>dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.
>
>
> Ma non alle virgole:
>
> «Se tu che stai leggendo ti chiedi ..., vuol dire che ...».


E nemmeno alla concordanza tra soggetto e verbo:

«... coloro che fanno la guerra...»

Amleto, il danese [7B6]

unread,
Feb 5, 2006, 4:57:38 PM2/5/06
to

"Marco Ranzani di Cantù" <marco....@deejaymail.it> ha scritto nel
messaggio news:drvl1a$98v$1...@news.newsland.it...

> Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
> dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.

Il fatto che la lingua sia una cosa viva e dinamica è lapalissiano, così
come lo è il fatto che essa sia soggetta a mutamenti che, nel tempo, la
càmbino anche profondamente. Così si è passati dal latino all'italiano o dal
germanico antico al tedesco moderno, per fare due semplici esempi.

Chiunque lotti contro questa tendenza naturale è un Don Chisciotte contro i
mulini a vento e la sua impresa è destinata al fallimento.

Fatta questa premessa ci piace però far notare che, una cosa è cambiare una
parola (o un intero stile) con un'altra, altra cosa è semplicemente
cancellare senza proporre qualcosa di sostitutivo, è la differenza che sta
tra il mutare e il distruggere.


Purtroppo il secondo caso è quello che sta interessando le lingue
occidentali, in una corsa verso la spoliazione semantica, l'impoverimento e
lo stravolgersi di regole che hanno un'utilità comunicativa cui nessuno
sembra esser più interessato. Il processo non è nuovo, tanto che già George
Orwell ne inorridiva, riferendosi evidentemente all'inglese della prima metà
del '900, ma noi italiani non abbiamo da stare allegri perché l'involuzione
coinvolge anche la nostra parlata. Involuzione che sta minando tutti i
livelli della lingua, dalla sintassi alla morfologia. Non essendo questa la
sede adatta per soffermarcisi eccessivamente tratteremo qui, a mo' di
esempio, solo del problema ortografico (che è il più semplice da notare) e
delle libertà sempre maggiori che gli italiani si prendono con la grafia
della loro lingua.

Un esempio per tutti: sempre più persone ignorano che il sí affermativo
vuole l'accento (quello acuto per la precisione). Nessun dizionario -
nessuno! - ha ancora autorizzato una grafia senza accento, e per fortuna,
diciamo noi, perché non si vede poi come lo si distinguerebbe dal si
riflessivo che l'accento invece rifiuta. Nonostante ciò è normalissimo
vederlo stampato senza accento sui giornali più famosi.

E per restare in tema di accenti, quant'è usuale dimenticarsi di segnarli
sulle parole tronche (che in italiano pretendono l'accentazione) e così si
legge su giornali, telegiornali e calendari: lunedi martedi, mercoledi. e
sì. anzi, conformandosi, si!

Sarei tentato, seguendo il mio spirito pedante, di parlare del qual è e tal
altro con l'apostrofo, ma mi asterrò per evitare che i miei 25 lettori
abbandonino qui la lettura del mio noioso articoletto.

Quello che vorrei far notare, al di là di esempi più o meno simili che si
sprecherebbero, è che questi piccoli vezzi ortografici (tranne i rari casi
in cui hanno una motivazione etimologica), non sono frutto di regole
gratuite e arbitrarie, bensì servono a distinguere omofoni con valore
grammaticale diverso (com'è il caso del sí/si).

E' una pratica comune a molte lingue: lo fa il cugino francese (la/là), lo
fa il lontano inglese (four/for) e lo fanno molte altre. E lo ha fatto per
secoli la nostra lingua, che è lingua di omofoni e di accenti, ma oggi ai
suoi utenti moderni la cosa sembra non piacere proprio: presa per vezzo,
presa per inutile complicazione, si tende a semplificarla. tanto. troppo.

E si sbaglia. Nella lingua scritta, dove la comunicazione non è, come in
quella orale, accompagnata e aiutata da intonazione e gesticolazione, è
necessaria la massima precisione e proprietà possibile se si vuole che il
pensiero che si vuole esprimere sia compreso nel migliore dei modi. E questa
necessità val bene lo studio - e l'uso! - delle poche regole grammaticali
italiane. Ovviamente poi, di tali fatiche dovrà caricarsi solo chi ha un
pensiero da esprimere, gli altri possono continuare a vivere felicemente
ignorando la grammatica.

Al di là della facile ironia, che come figura retorica non è mai da
disdegnare, vien da chiedersi a questo punto su quali testi abbiano studiato
le nuove generazioni che ora scrivono su giornali e conducono in
televisione, e se questi testi siano poi così diversi da quelli su cui
abbiamo studiato noi, più grandicelli. Chi scrive se l'è tolta questa
curiosità, andando a spigolare nelle grammatiche in uso nei licei moderni.
La paura era di non trovarci le vecchie regole, ma solo una sintesi
rabberciata e semplificatissima, esposta pure malamente; ma niente di tutto
ciò: le grammatiche sono anche migliori di quelli di qualche anno fa e le
regole, a volerle studiare, sono sempre e tutte lì.

Allora, a nostro parere, quello che manca forse è la volontà di studiare,
che è sempre stata il miglior insegnante; non ci resta che sperare che in
quest'epoca tecnologica e informatica si trovi una qualche ricetta che la
stimoli.

E già, sennò dovremo assistere all'acuirsi del paradosso per cui, nell'èra
della comunicazione veloce e multimediale, viene a mancare il mattone primo
della stessa e cioè una lingua funzionale e chiara; e sarebbe un dramma
perché il mezzo di trasporto più veloce non serve a nulla se la merce
trasportata è avariata.

aprile 2004.


Fiorelisa

unread,
Feb 6, 2006, 5:18:08 AM2/6/06
to

"Amleto, il danese [7B6]" <http://www.my-tv.it/video.jsp?IdArt=3612&idsez=67> ha
scritto nel messaggio news:43e67508

>e sarebbe un dramma
> perché il mezzo di trasporto piů veloce non serve a nulla se la merce
> trasportata č avariata.

... come i lupini!


Marco Ranzani di Cantù

unread,
Feb 6, 2006, 6:07:54 AM2/6/06
to
Amleto, il danese [7B6] ha scritto:

> "Marco Ranzani di Cantù" <marco....@deejaymail.it> ha scritto nel
> messaggio news:drvl1a$98v$1...@news.newsland.it...
> > Se, tu che stai leggendo, ti chiedi il motivo di un oggetto simile, vuol
> > dire che sei tra coloro che fa la guerra ad accenti e apostrofi.

> Il fatto che la lingua sia una cosa viva e dinamica è lapalissiano, così
> come lo è il fatto che essa sia soggetta a mutamenti che, nel tempo, la
> càmbino anche profondamente. Così si è passati dal latino all'italiano o dal
> germanico antico al tedesco moderno, per fare due semplici esempi.

> Chiunque lotti contro questa tendenza naturale è un Don Chisciotte contro i
> mulini a vento e la sua impresa è destinata al fallimento.

Ci sono spinte centrifughe ma anche spinte centripete nella dinamica di
trasformazione della lingua. Queste ultime sono apportate dalle
istituzioni che ne tutelano l'integrità.

> Un esempio per tutti: sempre più persone ignorano che il sí affermativo
> vuole l'accento (quello acuto per la precisione). Nessun dizionario -
> nessuno! - ha ancora autorizzato una grafia senza accento, e per fortuna,
> diciamo noi, perché non si vede poi come lo si distinguerebbe dal si
> riflessivo che l'accento invece rifiuta. Nonostante ciò è normalissimo
> vederlo stampato senza accento sui giornali più famosi.

Quindi è un errore.

> altro con l'apostrofo, ma mi asterrò per evitare che i miei 25 lettori
> abbandonino qui la lettura del mio noioso articoletto.

Perché ti auto-accusi di pedanteria? Non è anche questo il rispetto delle
regole? Forse non ci siamo abituati, né a quelle della vita di tutti i
giorni, né tantomeno all'ortografia...


> Quello che vorrei far notare, al di là di esempi più o meno simili che si
> sprecherebbero, è che questi piccoli vezzi ortografici (tranne i rari casi
> in cui hanno una motivazione etimologica), non sono frutto di regole
> gratuite e arbitrarie, bensì servono a distinguere omofoni con valore
> grammaticale diverso (com'è il caso del sí/si).

Non sono vezzi, o no?


> Allora, a nostro parere, quello che manca forse è la volontà di studiare,

Sciatteria tutta italiana, come già detto.

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