Davide Pioggia 22:11, domenica 17 agosto 2014:
> ADPUF ha scritto:
>
>> Dicevo del friulano come era parlato a Udine,
>> molto "italianato" (o venetizzato), "ciase" invece di cjase"
>> etc.
>
> Hai scritto ancora "era".
> Quindi a Udine il dialetto non si parla piᅵ?
>
> O forse ti riferisci alla parlata cittadina di qualche
> decennio fa, sostituita nel frattempo da qualche parlata
> diversa?
Come credo dapertutto, il centro si ᅵ spopolato e selezionato
per classe, non c'ᅵ piᅵ quel ceto popolare di una volta.
Si ᅵ mescolato un po' tutto fra cittᅵ e campagna piᅵ o meno
urbanizzata dei dintorni.
Quando parlavano tra loro i cittadini usavano il veneto, ma con
i "paesani" di fuori parlavano anche in friulano, perᅵ con
quelle caratteristiche che ho detto (non avendo appreso da
piccoli cj e gj dicevano ci e gi).
"Che bel putᅵl che gᅵlo!" dicevano a mia mamma certe conoscenti
del centro.
Io ero un po' seccato :-)
Con me tutti sempre in italiano, anche tra bambini; genitori e
altri loro coetanei tra loro in friulano, salvo che alle
figure sociali piᅵ eminenti: il dottore, il parroco, la
maestra ecc.
Infatti capisco bene ma parlo poco.
>> Mia mamma che abitava un paese poco fuori quando andava a
>> Udine, a piedi, chiacchierando con la sorella o con
>> un'amica, a un certo punto preciso "svicciava"
>> automaticamente dal friulano al veneto.
>
> ᅵ bellissima questa cosa. Ogni tanto mi ᅵ capitato di
> imbattermi in questi fenomeni. Quando ci sono due o tre
> codici linguistici, ognuno dei quali ᅵ collegato a un certo
> contesto (sociale, geografico ecc.) e i parlanti passano
> spontaneamente da uno all'altro senza neanche volerlo (e
> talvolta anche senza esserne consapevoli).
In Africa pare che sia una cosa comunissima, anche tra lingue
totalmente differenti. Poi qialcuno arriva qui e magari impara
facilmente anche il friulano o il romagnolo.