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"La passeggiata" di Tommaso Landolfi

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Sergio Michele

unread,
Jan 4, 2010, 2:43:16 PM1/4/10
to
Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
"La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo metterei: � un
toscanismo?
E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO zinzilulio"?

Ecco il testo completo, per vostro diletto:

"La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
preparava la bozzima ... Sono un murcido, veh, son perfino un po' gordo, ma
una tal calma, mal rotta da quello zombare o dai radi cuiussi del
giardiniere col terzomo, mi faceva quel giorno l'effetto di un malagma o di
un dropace! Meglio uscire, pensai invertudiandomi, far� magari due passi
fino alla fodina.
In verit� siamo ormai disavvezzi agli spettacoli naturali, ed � perci� da
ultimo che siam tutti cos� magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la
pena d'esser uomini di mobole, se poi, non che andarsi a guardare i suoi
magolati, non si va neppure a spasso!.
Basta. Uscii dunque, e m'imbattei in uno dei miei contadini, che volle
accompagnarmi per un tratto. Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e
di quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non se ne trova pi� a
giro; n� servon drusce per farli parlare, ma purtroppo hanno perso anche la
loro bella e pura lingua di una volta. Recava due lagene.
- Dove le porti?
- Agli aratori laggi�: vede, dov'� quell'essedo. C'� il crovello per loro.
- E il mivolo, o il gobbello?
- Bah, noialtri si fa senza.
E meno male che non avete al tutto dimenticato la vostra semplicit�, pensai.
Ma volevo scatricchiarmi; finalmente lui and� pei fatti suoi e potetti
rimaner solo, e presi per una solicandola.
Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli amici senza parola, lo
gnafalio, il telefio, il mezereo, e tutta quella gualda, mi si apr� il
cuore. Procedetti, e principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i
matalli, gli zizzifi anche, bench�, a vero dire, guasti alquanto dall'exoasco
o dall'oidio; e zighene e arginnidi (pafie o latonie) e le piccole
depressarie passavano di luogo in luogo; e, accanto o sopra me, trochili e
peppole, parizzole e castorchie, e l'aria era tutta uno zezzio, un
zinzilulio. E c'era poi il popolo minore: le smicre, i lissi, l'empidi
medesime, e chi potrebbe noverarlo tutto!.
Alla fodina ormai l'acqua da tant'anni stagnava: rabeschi di gigartina,
fumoso trasparire di carta, e zannichellia e scirpo; giungendo io, tre
farciglioni fuggirono, e balen� un cimandorlo. Ma era destino che neppur qui
fossi lasciato tranquillo. Sentii frusciar la frasca alle mie spalle; mi
volsi: il gignore del ferrazzuolo che sbiluciava.
- O tu?. Beh, che si fa di bello al distendino?
- Uhm, poco di bello: il padrone s'� dato piuttosto alla moatra.
Anche questo! Io non sono un lerniuccio, ma via.
- Gi�, - riprese, - da noi ora � troppo se si fa fernette; mancano perfin le
ingordine.
- Bravo davvero il tuo padrone!
- Mah, si sa bene, quando la s'infaona.
- E qui ora che ci fai?
- Per via dei leucischi. Ci si buttaron noi anni addietro.
- Ah, ecco; e come.
- Coi prostomi e colle molleche, - rispose pronto.
Non era un caramogio, come non era uno sbiobbo, s'ha a dire. Ma io lo
lasciai l� e mi spinsi innanzi per la lonchite. Sapevo che da un certo punto
si scopriva una bella vista.
Ed eccolo laggi�, il gran padre; e perfino si scorgevano brillare i froncoli
quando prendevano il sole. E v'era una checchia venuta di lontano, con tanto
di bonette all'ipartia. Quanti pensieri, quante fantasie m'invasero allora!
Usava pi� il chenisco? Oh tempi d'una volta: "Inguala!", e via per iciche,
per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno moriva in terra straniera,
ma la chernite ne riportava intatte le spoglie al paese natale: o aveva anch'essa
ormai perso la sua virt�?.
Ah, s'era fatto tardi: sull'afaca e sulla ghingola compariva la trochilia,
sull'atropa l'atropo, sull'agrostide l'agrostide; dove pur m� sfolgorio di
sole, non era ormai che un ghim�; si diffondeva odor di nectria; s'udiva un
ghiattire lontano. E cos� passo passo me ne tornai.
- Or mentre io fendo i sisimbri e finch� sia giunto a casa, dimmi o amico
lettore: son io poco un ghiargione? Tu non rispondi, e con ci� assenti; e
non hai torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non sapesse empirsi gli
occhi e l'anima come io feci quel giorno, o, sapendo, volesse tenersi ogni
cosa per s� solo.
Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava,
la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima".

Ciao.

Sergio.


ADPUF

unread,
Jan 4, 2010, 5:58:11 PM1/4/10
to
Sergio Michele, 20:43, lunedᅵ 4 gennaio 2010:

> Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
> "La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo

> metterei: ᅵ un toscanismo?
> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perchᅵ non "UNO


> zinzilulio"?
>
> Ecco il testo completo, per vostro diletto:
>
> "La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la
> fante preparava la bozzima ... Sono un murcido, veh, son
> perfino un po' gordo, ma una tal calma, mal rotta da quello
> zombare o dai radi cuiussi del giardiniere col terzomo, mi
> faceva quel giorno l'effetto di un malagma o di un dropace!

> Meglio uscire, pensai invertudiandomi, farᅵ magari due passi
> fino alla fodina. In veritᅵ siamo ormai disavvezzi agli
> spettacoli naturali, ed ᅵ perciᅵ da ultimo che siam tutti cosᅵ


> magoghi e ci va via il mitidio. Val proprio la pena d'esser
> uomini di mobole, se poi, non che andarsi a guardare i suoi
> magolati, non si va neppure a spasso!. Basta. Uscii dunque, e
> m'imbattei in uno dei miei contadini, che volle accompagnarmi
> per un tratto. Ma un vero pigo! In oggi di quegli arfasatti e
> di quelle ciammengole o manimorce, ve lo so dir io, non se ne

> trova piᅵ a giro; nᅵ servon drusce per farli parlare, ma


> purtroppo hanno perso anche la loro bella e pura lingua di una
> volta. Recava due lagene. - Dove le porti? - Agli aratori

> laggiᅵ: vede, dov'ᅵ quell'essedo. C'ᅵ il crovello per loro. -


> E il mivolo, o il gobbello? - Bah, noialtri si fa senza.
> E meno male che non avete al tutto dimenticato la vostra

> semplicitᅵ, pensai. Ma volevo scatricchiarmi; finalmente lui
> andᅵ pei fatti suoi e potetti rimaner solo, e presi per una


> solicandola. Che dirvi? quando mi trovai tra quei miei piccoli
> amici senza parola, lo gnafalio, il telefio, il mezereo, e

> tutta quella gualda, mi si aprᅵ il cuore. Procedetti, e


> principiarono i camepizi, le bugole, gli ilatri, i matalli,

> gli zizzifi anche, benchᅵ, a vero dire, guasti alquanto


> dall'exoasco o dall'oidio; e zighene e arginnidi (pafie o
> latonie) e le piccole depressarie passavano di luogo in luogo;
> e, accanto o sopra me, trochili e peppole, parizzole e
> castorchie, e l'aria era tutta uno zezzio, un zinzilulio. E
> c'era poi il popolo minore: le smicre, i lissi, l'empidi
> medesime, e chi potrebbe noverarlo tutto!. Alla fodina ormai
> l'acqua da tant'anni stagnava: rabeschi di gigartina, fumoso
> trasparire di carta, e zannichellia e scirpo; giungendo io,

> tre farciglioni fuggirono, e balenᅵ un cimandorlo. Ma era


> destino che neppur qui fossi lasciato tranquillo. Sentii
> frusciar la frasca alle mie spalle; mi volsi: il gignore del
> ferrazzuolo che sbiluciava. - O tu?. Beh, che si fa di bello

> al distendino? - Uhm, poco di bello: il padrone s'ᅵ dato


> piuttosto alla moatra. Anche questo! Io non sono un

> lerniuccio, ma via. - Giᅵ, - riprese, - da noi ora ᅵ troppo se


> si fa fernette; mancano perfin le ingordine. - Bravo davvero
> il tuo padrone! - Mah, si sa bene, quando la s'infaona. - E
> qui ora che ci fai? - Per via dei leucischi. Ci si buttaron
> noi anni addietro. - Ah, ecco; e come.
> - Coi prostomi e colle molleche, - rispose pronto.
> Non era un caramogio, come non era uno sbiobbo, s'ha a dire.

> Ma io lo lasciai lᅵ e mi spinsi innanzi per la lonchite.


> Sapevo che da un certo punto si scopriva una bella vista.

> Ed eccolo laggiᅵ, il gran padre; e perfino si scorgevano


> brillare i froncoli quando prendevano il sole. E v'era una
> checchia venuta di lontano, con tanto di bonette all'ipartia.

> Quanti pensieri, quante fantasie m'invasero allora! Usava piᅵ


> il chenisco? Oh tempi d'una volta: "Inguala!", e via per
> iciche, per mocaiardi, per cheripi, per lanfe. E qualcuno
> moriva in terra straniera, ma la chernite ne riportava intatte
> le spoglie al paese natale: o aveva anch'essa ormai perso la

> sua virtᅵ?. Ah, s'era fatto tardi: sull'afaca e sulla ghingola


> compariva la trochilia, sull'atropa l'atropo, sull'agrostide

> l'agrostide; dove pur mᅵ sfolgorio di sole, non era ormai che
> un ghimᅵ; si diffondeva odor di nectria; s'udiva un ghiattire
> lontano. E cosᅵ passo passo me ne tornai. - Or mentre io fendo
> i sisimbri e finchᅵ sia giunto a casa, dimmi o amico lettore:
> son io poco un ghiargione? Tu non rispondi, e con ciᅵ assenti;


> e non hai torto. Pure, non ne darei un ghieu di chi non
> sapesse empirsi gli occhi e l'anima come io feci quel giorno,

> o, sapendo, volesse tenersi ogni cosa per sᅵ solo. Ma ecco


> giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone
> scaprugginava, la fante preparava, se non quella stessa, una
> bozzima".


Con questo scritto il signor Landolfi ci fa sapere che a lui
piace compulsare i vocabolarj.

Ma noi, dovremmo noi fare per forza ciᅵ che costui fᅵ per suo
diletto?


Francamente preferisco gli "assolutamente" a questi esercizj di
stile tanto eruditi quanto vuoti.

Se posso scegliere di che arma suicidare, meglio la Tamaro...


--
"Can che abbaia, non morde. Ma rompe."
-- ADPUF

Sergio Michele

unread,
Jan 4, 2010, 6:34:02 PM1/4/10
to

"ADPUF" <flyh...@mosq.it> ha scritto nel messaggio
news:4b427257$0$1132$4faf...@reader3.news.tin.it...
> Sergio Michele, 20:43, luned� 4 gennaio 2010:

>
>> Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
>> "La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo
>> metterei: � un toscanismo?
>> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO

>> zinzilulio"?
>>
>> Ecco il testo completo, per vostro diletto:
>>
>> "La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la
>> fante preparava la bozzima ...
>
> Con questo scritto il signor Landolfi ci fa sapere che a lui
> piace compulsare i vocabolarj.
>
> Ma noi, dovremmo noi fare per forza ci� che costui f� per suo

> diletto?
>
> Francamente preferisco gli "assolutamente" a questi esercizj di
> stile tanto eruditi quanto vuoti.

Beh, lo scopo che si prefiggeva con questo suo breve (per fortuna) racconto
era un altro.
Resta comunque senza risposta la mia domanda sugli articoli.

Ciao.

Sergio.

Epimeteo

unread,
Jan 5, 2010, 2:01:13 AM1/5/10
to

"Sergio Michele" <mitto...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
news:4b4244d9$0$1104$4faf...@reader4.news.tin.it...

> Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
> "La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo metterei: � un
> toscanismo?

Credo di s�: lo dice anche la mi' moglie...

> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO zinzilulio"?

Perch� quella "o" rompe il ritmo.

> Ecco il testo completo, per vostro diletto:
> "La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
> preparava la bozzima ... Sono un murcido, veh, son perfino un po' gordo,
> ma

(snip stupefatto)

> Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava,
> la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima".

Stupefacente!
Sembra una lingua vera, sembra...

Grazie.
Epimeteo
---
"... e poi c'� chi ci ha l'inglese
oppur l'americana.
Io ci ho la mi' biondona,
la 'un sar� scicche, l'� forse una ciartrona,
per� l'adoro senza reticenze,
perch� l'� come me, l'� di Firenze..."
http://www.youtube.com/watch?v=klwdNfwMhMQ
(cit. fiorentina al cient pe' cient)

Klaram

unread,
Jan 5, 2010, 7:53:05 AM1/5/10
to
Sergio Michele ha scritto:

> Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
> "La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo metterei: ᅵ un
> toscanismo?

Secondo la mia intuizione (non ne conosco il significato) l'articolo
ci sta bene, perchᅵ mi sembra una frase tipo, che so, "essere agli
sgoccioli".

Direi che dialettismo toscano ᅵ l'espressione stessa "essere agli scappini".

Per me "scapino" (con una p sola) era la base della calza (quando
venivano fatte ai ferri, cioᅵ ai tempi in cui Berta filava), che copriva
la parte inferiore del piede e le dita, sullo scapino veniva cucita la
parte alta che era fatta con quattro ferri (tubolare).
Nel Rinascimento usavano anche calze con lo scappino (lo scivo con due
p, in italiano) di lana e la parte alta di tela.


> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perchᅵ non "UNO zinzilulio"?

Da uno che scrive in quel modo ti aspetti che metta sempre "uno" davanti
a zeta? :-))

k

Enrico Olivetti

unread,
Jan 5, 2010, 8:03:56 AM1/5/10
to
Klaram wrote:

> Per me "scapino" (con una p sola) era la base della calza (quando

> venivano fatte ai ferri, cio� ai tempi in cui Berta filava), che copriva


> la parte inferiore del piede e le dita, sullo scapino veniva cucita la

Vero. � anche un nodo di cravatta

magica

unread,
Jan 5, 2010, 8:43:48 AM1/5/10
to
In <4b4244d9$0$1104$4faf...@reader4.news.tin.it> "Sergio Michele"
<mitto...@hotmail.com> scrive...

>Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
>"La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo metterei: � un
>toscanismo?

Direi di s�. Il mi' babbo ecc.

>E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO zinzilulio"?

Beh, credo si possa discutere se sia pi� eufonico "un zinzilulio" o
"uno zinzilulio". La regola che prevede di usare "uno" in casi come
questi non ho mai ben capito che giustificazioni avrebbe (come
quell'altra che prescrive lo slogamascelle "gli gnocchi").

Certo le regole si dovrebbero seguire. Ma forse il vecchio adagio (mi
pare veneto) "occorre conoscere le regole per non seguirle" qui si pu�
applicare. Perch�, imamgino, Tommaso Landolfi conoscesse le regole.

Ciao.

Gian Carlo

Klaram

unread,
Jan 5, 2010, 11:24:35 AM1/5/10
to
magica ha scritto:

> In <4b4244d9$0$1104$4faf...@reader4.news.tin.it> "Sergio Michele"
> <mitto...@hotmail.com> scrive...

>> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO zinzilulio"?


>
> Beh, credo si possa discutere se sia pi� eufonico "un zinzilulio" o
> "uno zinzilulio". La regola che prevede di usare "uno" in casi come
> questi non ho mai ben capito che giustificazioni avrebbe (come
> quell'altra che prescrive lo slogamascelle "gli gnocchi").
>
> Certo le regole si dovrebbero seguire. Ma forse il vecchio adagio (mi
> pare veneto) "occorre conoscere le regole per non seguirle" qui si pu�
> applicare. Perch�, imamgino, Tommaso Landolfi conoscesse le regole.

Le avr� conosciute sicuramente. Del resto, "uno" e "lo" davanti a zeta
hanno oscillato per molto tempo:
un zinzin, il Zanella, il Zanardelli, dal Zambrini (Carducci); il zulu
(D'Ovidio); un zuccherino (Fogazzaro); dal zeffiretto (Corradino); i
zefiri (Capuana) e molti altri.

k

Enrico Gregorio

unread,
Jan 5, 2010, 11:51:52 AM1/5/10
to
Klaram <nos...@libero.it> scrive:

Non dimentichiamo il zappatore che riede alla parca mensa. La zeta
d� problemi anche con altri troncamenti: "San Zeno" lo conoscono tutti
e a nessuno verrebbe in mente di dire "Santo Zeno" come "Santo Stefano".
Ma davanti a Spiridione, va "San" o "Santo"? :)

Ciao
Enrico

Sergio Michele

unread,
Jan 6, 2010, 4:31:51 PM1/6/10
to

"Epimeteo" <ep...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:4b42e3ba$0$1111$4faf...@reader2.news.tin.it...

>
> "Sergio Michele" <mitto...@hotmail.com> ha scritto nel messaggio
> news:4b4244d9$0$1104$4faf...@reader4.news.tin.it...
>> Ho un paio di dubbi sull'uso degli articoli:
>> "La mia moglie era agli scappini". Io l'articolo non lo metterei: � un
>> toscanismo?
>
> Credo di s�: lo dice anche la mi' moglie...

>
>> E poi: "uno zezzio, UN zinzilulio". Perch� non "UNO zinzilulio"?
>
> Perch� quella "o" rompe il ritmo.

Mi sembra un ottimo motivo.

>> Ecco il testo completo, per vostro diletto:
>> "La mia moglie era agli scappini, il garzone scaprugginava, la fante
>> preparava la bozzima ... Sono un murcido, veh, son perfino un po' gordo,
>> ma
>
> (snip stupefatto)
>
>> Ma ecco giunsi: la mia moglie era agli scappini, il garzone
>> scaprugginava,
>> la fante preparava, se non quella stessa, una bozzima".
>
> Stupefacente!
> Sembra una lingua vera, sembra...

Questo � sicuramente il miglior commento che Tommaso Landolfi potesse
ricevere.

Ciao.

Sergio.


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