Anche Oslo è il nome italiano di quelle città, poco importa se si legge
in tutti gli atlanti del mondo.
Idem per altre città omografe ma non omofone quando si passa da una
lingua all'altra. A volte cambia l'accento, a volte cambiano i suoni. I
puristi rincorrono la pronuncia originale, ma la pronuncia originale può
essere sfuggente, per esempio perché difficile da percepire
correttamente in altre lingue, come nel caso dell'accento di Bratislava.
Non sarebbe poi la prima volta che seguiamo la pronuncia di una lingua
terza più conosciuta, se la lingua d'origine è per noi troppo esotica. O
addirittura ci sono casi di pronuncia mutevole nella stessa lingua
d'origine: per esempio il sito della Crusca prescriveva Ucràina, salvo
poi convertirsi a Ucraìna dopo un più attento esame della pronuncia moderna.
http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/ucr-ina-ucra-na-ucr-ino-ucra
Alla fine della fiera, però, il parlante medio non ha mezza giornata per
approfondire prima di ogni parola. Si atterrà a quello che ha già
sentito, a quello che viene istintivo nel proprio sistema linguistico,
perché non conosce a menadito le pronunce di mezzo mondo, né ci si può
attendere che le conosca o che le usi con facilità.
Intendiamoci: io non contesto la funzione culturale di chi cerca di
divulgare le pronunce originali. Diffondere conoscenze è sempre
meritorio. Sul lungo periodo la tendenza è quella di avvicinarsi
all'originale, man mano che sale il livello medio delle conoscenze su
località e lingue straniere. Una volta si diceva Nuova York, oggi si
dice New York con dizione simil-inglese. Los Angeles però viene
pronunciato come è scritto, mi pare, anche se in americano sarebbe
diverso e a volte si sente la pronuncia all'inglese. Sul lungo periodo
le convenzioni possono anche cambiare e avvicinarsi all'originale. Lo
stesso passaggio da Bratislavia a Bratislava va in questo senso, mi
pare: "Bratislava" è fedele alla scrittura originale, anche se l'accento
resta diverso.
Dico solo che il singolo parlante non può essere colpevolizzato perché
si attiene alle convenzioni prevalenti, piacciano o non piacciano.
Il giornalista sta nel mezzo: da una parte ha la responsabilità di
informarsi e diffondere pronunce che non siano troppo infedeli,
dall'altra però non può prescindere dalle prassi comuni. La pronuncia
che a te pare "ignorante" può anche essere la scelta consapevole di chi
si esprime nella maniera più accessibile al proprio pubblico, pur
conoscendo le pronunce originali.