Mad Prof was thinking very hard :
Ottima segnalazione e interessanti considerazioni.
Fanno intendere quanto la classificazione sia fluida, e in certi casi
arbitraria.
Cito dal paragrafo 2.3:
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È necessario sottolineare come, sebbene per ragioni di comodità
non se ne abbandonerà l’uso, l’etichetta “impersonale” in quanto
implica l’assenza logica di un agente, si mostra quanto mai inadeguata
a descrivere costruzioni di questo tipo, dal momento che, sebbene non
codificato, l’agente è tuttavia sempre implicato e con caratteristiche
di animatezza. Una caratterizzazione in termini di impersonalità
andrebbe dunque meglio riservata alle costruzioni in cui una
partecipazione umana è autenticamente preclusa, come nel caso dei verbi
meteorologici (piove) o come nelle costruzioni presentative (c’è del
pane sul tavolo), riferendosi invece alle costruzioni esemplificate
come “indeterminate” (cf. Wehr 1995; Kemmer 1993; Turley 1998; Bentley
2006)49 o “indefinite” (cf. Abraham-Leiss 2006). Peraltro, l’uso
impreciso del termine non è limitato alle costruzioni marcate da si, le
quali sono infatti ricondotte da buona parte dei tipologisti alla più
ampia categoria interlinguistica del “passivo impersonale” che include
anche costruzioni non riflessive (cf. francese On e tedesco Man, così
come le costruzioni tedesche del tipo Es wurde getanzt “si ballava”,
ecc.) (Comrie 1976: 14; Frajzyngier 1982: 277-278; Siewierska 1984: 93-
125; Keenan 1985: 275-276; Genušiene 1987: 279).
È evidente, tuttavia, che (almeno per coloro che ammettono
l’appartenenza di tali costruzioni al dominio del passivo) la
distinzione tra un passivo tout court (personale) e un passivo
impersonale ha sostanzialmente riguardato, in buona parte della
letteratura, la presenza di un nominale soggetto e il suo accordo con
il verbo (cf. Siewierska 1984), sicché le costruzioni sotto scrutinio
sono considerate impersonali perché prive di soggetto.
Tuttavia, assumendo il criterio dell’accordo soggetto/verbo come
discrimine tra passivo e impersonale, anche le costruzioni senza
accordo, presenti in italiano antico e in fiorentino moderno (cf. (5a)
e (6a) che, per comodità, ripeto qui come (80) e (81)), vanno
considerate impersonali perché, in assenza di accordo, il nominale non
è, evidentemente, il soggetto sintattico:
(80) Qui e’ si legge troppi libri
(81) Si è evitato una tragedia
[...]
L’esclusione delle costruzioni senza accordo dalla categoria del
passivo origina dalla discutibile assunzione che la funzione primaria
del passivo sia quella di “promuovere” un oggetto al ruolo di soggetto
e che, pertanto, il passivo deve avere un paziente soggetto (cf. inter
al. Blevins 2003). Tuttavia, per le ragioni che sono state ampiamente
discusse nel cap. 1, sembra più plausibile attribuire al passivo una
funzione di “occultamento” dell’agente (cf. Simone 1995: 343 ss.), che
ha come effetto il decremento della transitività della costruzione: «we
may characterize passive as a way of deriving n-place predicates from
n+1 place predicates» (Keenan 1985: 273); di conseguenza, con i
predicati intransitivi (dove n = 0) il passivo è senza soggetto. Esiste
evidentemente un nesso profondo tra transitività e diatesi: in
particolare, le costruzioni passive più esemplari sono accomunate a
quelle “impersonali” da un minore livello di transitività (sebbene
naturalmente a gradi diversi) rispetto ad una frase attiva prototipica.
Un’analisi in termini di transitività – intesa come valore
scalare delle costruzioni – permette di risolvere in modo assai meno
dicotomico anche la spinosa questione riguardante l’attribuzione della
costruzione “impersonale” al dominio del passivo o a quello
dell’attivo: le costruzioni con i verbi intransitivi, così come quelle
senza accordo, sono infatti spesso considerate pertinenti al dominio
dell’attivo. Il trattamento attivo o passivo dipende, in buona misura,
dall’interpretazione soggettiva o non soggettiva della costruzione e,
dunque, dallo status attribuito al morfema si: se si tratti cioè di un
omonimo della marca riflessiva o se semplicemente costituisca un uso
diverso di una medesima entità polisemica e sia, pertanto, possibile
ricondurre tutte le diverse funzioni ad una descrizione unificata.
Le soluzioni offerte in letteratura sono estremamente variegate
e solo con notevole approssimazione è possibile tracciare precise linee
di demarcazione tra tipi di approccio. In generale, coloro che
ammettono l’interpretazione passiva considerano le costruzioni
impersonali come prive di soggetto (cf. Haspelmath 1990: 34 ss., che
riconosce valore passivo tanto a esempi “desoggettivi” del tipo si
mangia, tanto alle costruzioni con verbi intransitivi);
l’interpretazione attiva (caratteristica, ma non esclusiva, degli
approcci formali, cf. Napoli 1976; Belletti 1982; Cinque 1988;
Dobrovie-Sorin 1998; Manzini 1986; e, più recentemente, Manzini-Savoia
2000; Rivero 2001; D’Alessandro 2002; 2004) implica più spesso
l’attribuzione a si dello status argomentale di soggetto/agente53
indefinito e con una referenza plurale, semanticamente simile a quella
associata in italiano alla terza persona plurale.
[...]