Ieri sono stata ripresa perché ho detto "esègesi" invece di "esegési". Vedo
dal De Mauro e dal Devoto-Oli che la mia dizione era "alla greca" ed è
ammessa. Qual è la forma privilegiata? E perché? Non conosco il greco: sono
in grado di traslitterarlo ma non di leggerlo né di leggerne gli accenti.
Grazie!
Egua
La parola greca <exÉgEsis> si scrive con l'eta (da me trascritta
con la E maiuscola) nella penultima e terzultima sillaba.
In italiano però, come d'altronde pure in tedesco, spagnolo e
portoghese, l'accentuazione dei grecismi segue normalmente le
regole latine, secondo cui l'accento cade sulla penultima se
questa è lunga. Visto che l'eta è sempre lunga, si ha pertanto
in latino la pronuncia [exe:'ge:si].
Fai dunque bene a dire «esegèsi» alla latina e non «esègesi»
alla greca. Se ti trovi «corretta» da un ignorante, chiedigli
se pronuncia anche «ènigma», «pròblema», «sìstema»...
Ciao, Wolfgang
> [...]
> Fai dunque bene a dire «esegèsi» alla latina e non «esègesi»
> alla greca. Se ti trovi «corretta» da un ignorante, chiedigli
> se pronuncia anche «ènigma», «pròblema», «sìstema»...
Ehm, ehm, Wolfgang, credo che tu abbia fatto una piccola gaffe :-)
Non riguardo l'accento di esegesi che mi trova completamente d'accordo.
Ma sul fatto che implicitamente hai dato dell'ignorante alla povera Egua in
quanto è lei ha pronunciare eségesi e non chi la corregge, ehehehehehe
> Ciao, Wolfgang
Ciao,
Roger
Bando alle scuse, vedrò di eliminare dalla memoria il file "esègesi" e
sostituirlo con l'altro!
Grazie ancora
Egua
"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:406FD762...@ariannuccia.de...
> Ehm, ehm, Wolfgang, credo che tu abbia fatto una piccola gaffe :-)
> Non riguardo l'accento di esegesi che mi trova completamente d'accordo.
> Ma sul fatto che implicitamente hai dato dell'ignorante alla povera Egua in
> quanto è lei ha pronunciare eségesi e non chi la corregge, ehehehehehe
Comunque non sono d'accordo. Anche se andrebbe sempre preferito accentare
alla latina, nei fatti ci sono numerosi esempi di accentazione comune sia
in un modo sia nell'altro. In assenza di regole attendibili, bisogna dire
che chi sbaglia è chi si permette di fare correzioni evitabili...
Saluti.
--
\/ wirix...@libero.it ICQ UIN: 3233084
/\ e l l o s s (per rispondermi in privato, elimina il DEMONE)
Una madornale, anzi.
Cinere electronica meum caput conspargo.
Ciao, Wolfgang
Puoi perdonarmi questa volta? Il mio problema è che sono piú svelto
nello scrivere che nel leggere, tipico vizio dei chiacchieroni.
Ciao, Wolfgang
Moltissime parole greche (tutte?) che terminano con la desinenza "-ema" oppure "-esis" nella
forma originale sono sdrucciole, mentre le parole italiane che da esse derivano possono essere
sdrucciole (forma dotta) o piane (forma comune, legata al latino).
Anche in questo caso la voce greca è "exégesis", con le due "e" nel corpo della parola entrambe
lunghe (eta), derivata dal verbo "exegéomai" (guido, interpreto, spiego) con l'equivalente
"exégema" (spiegazione, commento).
Anch'io, come Wolfgang e Roger, dico "esegési" e non dico "pròblema", così come dico "édema",
"diàlisi" ed "elettròlisi". Spesso però dico anche "esàntema"...
Il motivo? Mah, forse ha ragione Wolfgang quando considera l'impatto delle vocali lunghe nella
pronuncia piana latina, io mi limito a ripetere con gli antichi latini che, riguardo
all'accento, "Verba graeca sine lege vagantur..." :-))
Ciao,
Epimeteo
> [...]
> così come dico "édema",
> "diàlisi" ed "elettròlisi".
"Elettròlisi"?
Sicuro?
> Spesso però dico anche "esàntema"...
Spesso?
Quante volte, figliolo? :-)
> Ciao,
> Epimeteo
Ciao,
Roger
"Wolfgang Mueller" escribiņ:
> Puoi perdonarmi questa volta?
Non sono tanto convinto dell'importanza dell'impatto
dell'accentuazione latina, quanto ti possa risultare dal mio
intervento di prima. Quello l'avevo invece redatto, volutamente
semplificando le cose, solo per dare a Egua una guida pratica.
Cercando ora di entrare un po' piú profondamente nel merito, mi
viene l'impressione che la «sdrucciolizzazione» di certe parole
dotte, o considerate tali, abbia poco a che fare con un'eventuale
origine greca delle stesse, bensí corrisponda a una tendenza
generale di rendere il proprio discorso piú «fine» o «dotto» o
«colto» o che dir si voglia. E la gente ha scoperto che c'è un
semplice mezzo per darsi arie da cultura classica: basta spostare
l'accento di certe parole piane.
Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la lingua
greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo», «cónfuto»,
«collàboro» ecc., anch'esse vittime dello stesso abuso che i
grecismi. Semmai, l'origine greca di certi cultismi è solo una
coincidenza, benvenuta però come pretesto per giustificarne la
«sdrucciolizzazione».
Interessante è anche osservare che la direzione dello spostamento
è sempre quella dalla penultima verso la terzultima. Mai ho visto
un esempio della tendenza inversa, sebbene non manchino gli esempi
di parole piane greche che la giustificherebbero, ad esempio tutte
quelle con l'eta finale, desinenza che, in quanto lunga, non tollera
proparossitoni in greco.
Mettiamo solo il «telefono», la cui radice greca «phon-» ha l'omega,
cioè una vocale lunga, che dovrebbe chiaramente produrre l'esito
«telefóno» in italiano. Ma invece niente, perché un «telefóno» ci
suonerebbe troppo semplice, troppo incolto, un invito a ogni tizio
semicolto a correggerci.
> Ciao, Epimeteo
Epimèteo, presumo.
Ciao, Wolfgang
"Egua" <NOS...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:6APbc.16666$rM4.7...@news4.tin.it...
>
> "Elettròlisi"?
> Sicuro?
Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi "chimici"...
Ovviamente dico anche "ipòfisi" ed "epìfisi", però, lo giuro, ho sempre detto "elettroforési" e
"ionoforési".
> > Spesso però dico anche "esàntema"...
> Spesso?
> Quante volte, figliolo? :-)
Sei volte, ma in questo caso temo di equivocare sul significato di "esa"... :-))
Ciao,
Epimeteo
> Cercando ora di entrare un po' piú profondamente nel merito, mi
> viene l'impressione che la «sdrucciolizzazione» di certe parole
> dotte, o considerate tali, abbia poco a che fare con un'eventuale
> origine greca delle stesse, bensí corrisponda a una tendenza
> generale di rendere il proprio discorso piú «fine» o «dotto» o
> «colto» o che dir si voglia. E la gente ha scoperto che c'è un
> semplice mezzo per darsi arie da cultura classica: basta spostare
> l'accento di certe parole piane.
Penso che tu abbia ragione in certi casi, Wolfgang, tuttavia molte parole di origine greca che
vengono utilizzate in ambito scientifico o filosofico-letterario sono veramente proparossìtone.
Pronunciarle come piane, in tale ambito, può sembrare un atteggiamento snobistico al contrario.
D'altra parte anche l'eccessivo uso dei congiuntivi, benché assolutamente corretto, può essere
scambiato per "affettato" o "lezioso", in altri ambiti.
> Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la lingua
> greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo», «cónfuto»,
> «collàboro» ecc.,
«Considerinsi»? :-))
CVD! :-D
> > Ciao, Epimeteo
> Epimèteo, presumo.
Questione annosa.
Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo sostantivo è sempre
"promEthéia" (previdenza), però in italiano, sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo".
Invece, in accordo con il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
"Epimèteo", né "Epiméteo".
Ciao,
Epy
Ma «alchimia» non è affatto di origine greca, bensí araba; e
infatti la prima sillaba altro non è che l'articolo arabo «al».
Comunque, questo caso particolare a parte, i grecismi con la
desinenza «-ia» fanno un bel casino in italiano. Abbiamo ad
esempio la «filosofía» con l'accento originale, ma d'altra
parte l'«accadèmia» con l'accentuazione latineggiante. E
questi vocaboli, come tanti altri, non ti lasciano alcuna scelta.
Insomma, il tuo «poiché siamo in Italia» mi sembra alquanto
semplicistico (a prescindere dal fatto che io stia in Germania :;))
e pertanto poco adatto a servire come base d'una regola generale.
Ciao, Wolfgang
P.S.: Faresti un gran favore ai partecipanti a queste discussioni
se citassi il post di riferimento, o precisamente le righe cui
effettivamente ti riferisci, al di *sopra* della tua risposta.
Grazie, W.M.
Questa ha colto nel segno :;)
> > Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la
> > lingua greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo»,
> > «cónfuto», «collàboro» ecc.,
>
> «Considerinsi»? :-))
>
> CVD! :-D
Q.e.d.
> > Epimèteo, presumo.
>
> Questione annosa.
>
> Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo
> sostantivo è sempre "promEthéia" (previdenza), però in italiano,
> sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo". Invece, in accordo con
> il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
> "Epimèteo", né "Epiméteo".
> Ciao,
> Epy
E adesso ti riduci a tre lettere!? Mi son magari reso colpevole di
vilipendio del tuo nome? Ne chiedo preventivamente perdono.
Ciao, Wolfgang
> Questione annosa.
>
> Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo sostantivo è sempre
> "promEthéia" (previdenza), però in italiano, sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo".
> Invece, in accordo con il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
> "Epimèteo", né "Epiméteo".
Annosa, in effetti, e abbondantemente trattata in passato (cercate stenosi,
flogosi e simili).
Il mio prof di greco raccomandava la pronuncia Epimèteo, ovviamente alla
latina, essendo "eu" dittongo e non potendosi in latino accentare l'ultima.
Similmente Prometeo, Pèrseo, Odìsseo. Invece Alcèo, dal grec Alkaios,
latine Alcaeus (Mytilene, Lesbos, 620 bC - 580 bC.).
La pronuncia sdrucciola di alcuni vocaboli usati in medicina dipende forse
dal fatto che essi furono modellati sui corrispondenti vocaboli greci,
senza passare pel latino.
>Non solo, dico anche "idrňlisi", "emňlisi": č un vezzo che abbiamo noi "chimici"...
ho trovato nel canton dij malardriss:
http://www.mauriziopistone.it/discussioni/grammatica_1_b.html#parole_in_lisi
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
>Ma «alchimia» non è affatto di origine greca, bensí araba;
Poco fecero i greci nella chimica, o alchimia; e quel poco ci è mal
noto.
Iniziatore di quella scienza dovrebbe essere, secondo il Rostovzev(*),
un certo Bolo Democrito di Mendes, scrittore egiziano del II sec.
a.C., il quale pubblicò un trattato sulle tinture dei tessuti, Baphiká
(da baphé, immersione, bagno). Il testo è scomparso, ma è stato
utilizzato da scrittori d'età più tarda che studiarono la scienza
detta kheméia o khyméia: questa voce probabilmente deriva da khýma
"versamento, flusso" quindi "liquido", e di qui, per strade poco note,
si arrivò all'alchimia degli arabi.
La scienza delle tinture dei greci aveva uno scopo pratico: oltre a
creare varie sostanze coloranti, serviva anche a produrre passabili
imitazioni di materiali preziosi, come l'oro ecc.; affare tipico
dell'età ellenistica, nella quale un vasto ceto medio pretenzioso e un
po' cafone comprava gran quantità di prodotti di lusso taroccati.
Alcuni gonzi poi presero le ricette dell'oro finto per pietre
filosofali, e sappiamo com'è andata a finire - anzi, come non è
finita, perché i gonzi che credono nei miracoli a buon mercato ci sono
ancora e ci saranno sempre.
_
(*) Michael Rostovzev, Storia economica e sociale del mondo
ellenistico, La Nuova Italia 1980; III, 318 sgg.
>
> Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi "chimici"...
Infatti, io al liceo dicevo elettrolìsi e idrolìsi, poi all'istituto di
chimica di Torino *tutti* dicevano elettròlisi e idròlisi. Mi sono
adeguata, ora sono tornata a idrolìsi ed elettrolìsi.
Al di là delle regole, e la questione dell'accento greco o romano è una
questione di lana caprina di cui abbiamo più volte parlato, penso che
con l'uso continuo venga spontanea la pronuncia sdrucciola, come succede
ai medici che dicono sclèrosi, nècrosi ecc.
Karla
> "Epimeteo" <ep...@tin.it> ha scritto su
> it.cultura.linguistica.italiano:
>
> >Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi
"chimici"...
>
> ho trovato nel canton dij malardriss:
>
>
http://www.mauriziopistone.it/discussioni/grammatica_1_b.html#parole_in_lisi
Pssst!, Maurizio, togli una elle a quell'elletròlisi (dal tuo sito) ;-)
Ciao,
Roger
>Pssst!, Maurizio, togli una elle a quell'elletròlisi (dal tuo sito) ;-)
'òrpo!
> 'òrpo!
Maurizio, scusa se divago dall'oggetto del filone, ma, visto che ti trovo
qui, ne approfitto.
Qualche giorno fa qualcuno ha fatto un'ipotesi sul significato/etimologia
della parola piemontese:
cioenda (staccionata, siepe, steccato)
È stato detto che significa "chiudenda", mentre io ho sempre pensato che
derivasse da 'ciou' (chiodo) in quanto indica una barriera formata da assi
inchiodate a dei paletti.
Tu ne sai qualcosa di più?
Ciao,
Roger
>cioenda
Il Gribąud(*) rimanda cio(v)enda "siepe rustica" al verbo
ciņde,"cingere di siepi", lat. claudere.
__________________
(*)Gianfranco Gribaudo, Ėl neuv Gribąud, Dissionari piemontčis, Terssa
edission, Daniela Piazza editore 1996
>"Elettròlisi"?
>Sicuro?
Sob. Anch'io dico così. :-)
Ciao.
Gian Carlo
;-))) drk
Aischýlos, Antigóne, Aristotéles, Euripídes, Sophoklês, ...
È assai piú difficile trovare pure un unico nome la
cui pronuncia italiana sia identica a quella greca.
Ciao, Wolfgang
che si pronunciano in italiano (la prima non so), antìgone, eurìpide,
sòfocle? in italiano si dice èdipo e in greco edìpo?
grazie
Sí. Il primo dei predetti nomi, Aischýlos, corrisponde a Èschilo.
> in italiano si dice èdipo e in greco edìpo?
Oidípus per essere precisi.
> grazie
Figurati.
Ciao, Wolfgang
> Ieri sono stata ripresa perché ho detto "esègesi" invece di "esegési". Vedo
Invece ieri, trovandomi alla mostra "Ambrogio e Agostino" al Museo
Diocesano milanese, ho sentito per due volte due guide diverse
pronunciare "pAtera" (con l'accento sulla prima a), mentre io ho sempre
detto "patEra" (con l'accento sulla e ; in realta' pensato ... non credo
di averlo mai pronunciato ad alta voce :-))
--
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> È assai piú difficile trovare pure un unico nome la
> cui pronuncia italiana sia identica a quella greca.
Ammesso e non concesso che in greco si pronunciasse davvero Euripídes e
non, come leggeva Reuchlin, Evripidis, Aiskhulos e non Eskhilos.
Domandare agli ateniesi contemporanei: per loro sbagliamo noi...
> pronunciare "pAtera" (con l'accento sulla prima a), mentre io ho sempre
> detto "patEra" (con l'accento sulla e ; in realta' pensato ... non credo
> di averlo mai pronunciato ad alta voce :-))
Siamo sempre lì: pàter in latino, patèra in greco.
Ciao, edi'®
E male hai fatto, a mettere l'accento sulla "e"!
Del resto i latini dicevano "pàtera" (ciotola priva di manici) e credo che anche gli astronomi
americani, quando parlano della "Apollinaris Patera", su Marte
http://www.brera.mi.astro.it/apod/ap990513.html
o della "Culann Patera" e della "Zal Patera" su Io di Giove
http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA02535
http://www.brera.mi.astro.it/apod/ap000307.html
pronuncino giustamente "pàtera" (con qualche dubbio per quella "e").
Curiosamente, tra i tanti vulcani su Io di Giove, c'è anche un "Pillan Patera":
http://www.solarviews.com/cap/jup/PIA00744.htm
Chissà come si pronuncia... :-))
Ciao,
Epimeteo
Volevi dire accentazione?
Accentuazione significa qualcos'altro.
Ciao
Bruno
E che c'entra il padre ? La patera (tipo quella di Parabiago) e' una
specie di piatto fondo. Sempre pensato avesse a che fare con la "patena"
(quel piattino che i sacerdoti mettono sul calice). Sara' mica
sdrucciola anche quella ?
> Volevi dire accentazione?
> Accentuazione significa qualcos'altro.
Ho appena visto un dialogo su misc.transport.urban-transit (a proposito
di servizi igienici nelle stazioni della metropolitana) in cui un tale,
invece di dire che il loro uso era "at discretion" dell'agente di
stazione ha detto che era "at desecration" ... ne sono seguiti alcuni
buffi quiproquo.
> > Siamo sempre lì: pàter in latino, patèra in greco.
>
> E che c'entra il padre ? La patera (tipo quella di Parabiago) e' una
> specie di piatto fondo. Sempre pensato avesse a che fare con la "patena"
> (quel piattino che i sacerdoti mettono sul calice). Sara' mica
> sdrucciola anche quella ?
Ooops ... ho equivocato.
Pardon, edi'®
No.
> Accentuazione significa qualcos'altro.
Appunto. Significa infatti essattamente quello che intendevo dire.
Ciao, Wolfgang
Ciao
Bruno
No, quella è piana (dicono "per simpatia" con il francese "patène"), anche se in origine
(latina) anch'essa nasce sdrucciola e verosimilmente imparentata con "pàtina" (strato di
materiale che si forma per ossidazione sulla superficie di oggetti antichi).
Andando più indietro, tutte queste parole, compresa "patella" e "padella", dovrebbero derivare
dal sostantivo greco "patàne" (padella, piatto) e dal verbo greco "petànnumi" (spando, allargo,
apro).
Faccio notare, come ho già detto in un precedente messaggio, che i vulcanologi chiamano "pàtera"
il cratere largo e basso di certi vulcani che si ritrovano sui pianeti o sui satelliti del
sistema solare.
Ciao,
Epimeteo