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Esegesi

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Egua

unread,
Apr 4, 2004, 4:21:22 AM4/4/04
to

Salve a tutti

Ieri sono stata ripresa perché ho detto "esègesi" invece di "esegési". Vedo
dal De Mauro e dal Devoto-Oli che la mia dizione era "alla greca" ed è
ammessa. Qual è la forma privilegiata? E perché? Non conosco il greco: sono
in grado di traslitterarlo ma non di leggerlo né di leggerne gli accenti.

Grazie!

Egua

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 5:38:10 AM4/4/04
to

La parola greca <exÉgEsis> si scrive con l'eta (da me trascritta
con la E maiuscola) nella penultima e terzultima sillaba.

In italiano però, come d'altronde pure in tedesco, spagnolo e
portoghese, l'accentuazione dei grecismi segue normalmente le
regole latine, secondo cui l'accento cade sulla penultima se
questa è lunga. Visto che l'eta è sempre lunga, si ha pertanto
in latino la pronuncia [exe:'ge:si].

Fai dunque bene a dire «esegèsi» alla latina e non «esègesi»
alla greca. Se ti trovi «corretta» da un ignorante, chiedigli
se pronuncia anche «ènigma», «pròblema», «sìstema»...

Ciao, Wolfgang

Roger

unread,
Apr 4, 2004, 5:52:15 AM4/4/04
to

"Wolfgang Mueller" ha scritto:

> [...]


> Fai dunque bene a dire «esegèsi» alla latina e non «esègesi»
> alla greca. Se ti trovi «corretta» da un ignorante, chiedigli
> se pronuncia anche «ènigma», «pròblema», «sìstema»...

Ehm, ehm, Wolfgang, credo che tu abbia fatto una piccola gaffe :-)
Non riguardo l'accento di esegesi che mi trova completamente d'accordo.
Ma sul fatto che implicitamente hai dato dell'ignorante alla povera Egua in
quanto è lei ha pronunciare eségesi e non chi la corregge, ehehehehehe

> Ciao, Wolfgang

Ciao,
Roger

Egua

unread,
Apr 4, 2004, 5:57:16 AM4/4/04
to

Grazie per la fiducia, Wolfgang, ma l'ignorante in quel caso ero io!
In effetti quando sono stata ripresa sono subito stata d'accordo con
l'interlocutore, dato che mi è capitato spesso di sentire "esegési", ma ero
tratta in inganno dalla pronuncia appresa in modo errato a scuola da un
professore che amava il termine e lo inseriva ogni due frasi.

Bando alle scuse, vedrò di eliminare dalla memoria il file "esègesi" e
sostituirlo con l'altro!

Grazie ancora

Egua


"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:406FD762...@ariannuccia.de...

Xelloss dal portatile

unread,
Apr 4, 2004, 6:04:05 AM4/4/04
to
Roger ha scritto:

> Ehm, ehm, Wolfgang, credo che tu abbia fatto una piccola gaffe :-)
> Non riguardo l'accento di esegesi che mi trova completamente d'accordo.
> Ma sul fatto che implicitamente hai dato dell'ignorante alla povera Egua in
> quanto è lei ha pronunciare eségesi e non chi la corregge, ehehehehehe

Comunque non sono d'accordo. Anche se andrebbe sempre preferito accentare
alla latina, nei fatti ci sono numerosi esempi di accentazione comune sia
in un modo sia nell'altro. In assenza di regole attendibili, bisogna dire
che chi sbaglia è chi si permette di fare correzioni evitabili...

Saluti.
--
\/ wirix...@libero.it ICQ UIN: 3233084
/\ e l l o s s (per rispondermi in privato, elimina il DEMONE)

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 6:19:57 AM4/4/04
to
On Sun, 4 Apr 2004 11:52:15 +0200, Roger wrote:
>
> Ehm, ehm, Wolfgang, credo che tu abbia fatto una piccola gaffe :-)

Una madornale, anzi.

Cinere electronica meum caput conspargo.

Ciao, Wolfgang

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 6:24:35 AM4/4/04
to
On Sun, 4 Apr 2004 09:57:16 GMT, Egua wrote:
>
> Grazie per la fiducia, Wolfgang, ma l'ignorante in quel caso ero io!

Puoi perdonarmi questa volta? Il mio problema è che sono piú svelto
nello scrivere che nel leggere, tipico vizio dei chiacchieroni.

Ciao, Wolfgang

Epimeteo

unread,
Apr 4, 2004, 6:30:49 AM4/4/04
to

"Egua" <NOS...@tin.it> ha scritto nel messaggio news:6APbc.16666$rM4.7...@news4.tin.it...

Moltissime parole greche (tutte?) che terminano con la desinenza "-ema" oppure "-esis" nella
forma originale sono sdrucciole, mentre le parole italiane che da esse derivano possono essere
sdrucciole (forma dotta) o piane (forma comune, legata al latino).
Anche in questo caso la voce greca è "exégesis", con le due "e" nel corpo della parola entrambe
lunghe (eta), derivata dal verbo "exegéomai" (guido, interpreto, spiego) con l'equivalente
"exégema" (spiegazione, commento).
Anch'io, come Wolfgang e Roger, dico "esegési" e non dico "pròblema", così come dico "édema",
"diàlisi" ed "elettròlisi". Spesso però dico anche "esàntema"...

Il motivo? Mah, forse ha ragione Wolfgang quando considera l'impatto delle vocali lunghe nella
pronuncia piana latina, io mi limito a ripetere con gli antichi latini che, riguardo
all'accento, "Verba graeca sine lege vagantur..." :-))

Ciao,
Epimeteo


Roger

unread,
Apr 4, 2004, 6:35:19 AM4/4/04
to

"Epimeteo" ha scritto:

> [...]


> così come dico "édema",
> "diàlisi" ed "elettròlisi".

"Elettròlisi"?
Sicuro?

> Spesso però dico anche "esàntema"...

Spesso?
Quante volte, figliolo? :-)

> Ciao,
> Epimeteo

Ciao,
Roger

Egua

unread,
Apr 4, 2004, 6:47:33 AM4/4/04
to
:)


"Wolfgang Mueller" escribiņ:
> Puoi perdonarmi questa volta?

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 7:52:30 AM4/4/04
to
On Sun, 04 Apr 2004 10:30:49 GMT, Epimeteo wrote:
> [...]

> Anch'io, come Wolfgang e Roger, dico "esegési" e non dico
> "pròblema", così come dico "édema", "diàlisi" ed "elettròlisi".
> Spesso però dico anche "esàntema"...
>
> Il motivo? Mah, forse ha ragione Wolfgang quando considera
> l'impatto delle vocali lunghe nella pronuncia piana latina,
> io mi limito a ripetere con gli antichi latini che, riguardo
> all'accento, "Verba graeca sine lege vagantur..." :-))

Non sono tanto convinto dell'importanza dell'impatto
dell'accentuazione latina, quanto ti possa risultare dal mio
intervento di prima. Quello l'avevo invece redatto, volutamente
semplificando le cose, solo per dare a Egua una guida pratica.

Cercando ora di entrare un po' piú profondamente nel merito, mi
viene l'impressione che la «sdrucciolizzazione» di certe parole
dotte, o considerate tali, abbia poco a che fare con un'eventuale
origine greca delle stesse, bensí corrisponda a una tendenza
generale di rendere il proprio discorso piú «fine» o «dotto» o
«colto» o che dir si voglia. E la gente ha scoperto che c'è un
semplice mezzo per darsi arie da cultura classica: basta spostare
l'accento di certe parole piane.

Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la lingua
greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo», «cónfuto»,
«collàboro» ecc., anch'esse vittime dello stesso abuso che i
grecismi. Semmai, l'origine greca di certi cultismi è solo una
coincidenza, benvenuta però come pretesto per giustificarne la
«sdrucciolizzazione».

Interessante è anche osservare che la direzione dello spostamento
è sempre quella dalla penultima verso la terzultima. Mai ho visto
un esempio della tendenza inversa, sebbene non manchino gli esempi
di parole piane greche che la giustificherebbero, ad esempio tutte
quelle con l'eta finale, desinenza che, in quanto lunga, non tollera
proparossitoni in greco.

Mettiamo solo il «telefono», la cui radice greca «phon-» ha l'omega,
cioè una vocale lunga, che dovrebbe chiaramente produrre l'esito
«telefóno» in italiano. Ma invece niente, perché un «telefóno» ci
suonerebbe troppo semplice, troppo incolto, un invito a ogni tizio
semicolto a correggerci.

> Ciao, Epimeteo

Epimèteo, presumo.

Ciao, Wolfgang

claudia

unread,
Apr 4, 2004, 8:26:39 AM4/4/04
to
poiché siamo in Italia la forma privilegiata è esegèsi, lo stesso vale per
la parola alchimìa che alla greca è alchìmia. nonostante tutto chi ti ha
ripreso ha ignorato la correttezza della tua accentazione. ma si sa, i
professori è meglio non istruirli....

"Egua" <NOS...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:6APbc.16666$rM4.7...@news4.tin.it...
>

claudia

unread,
Apr 4, 2004, 8:31:17 AM4/4/04
to
poiché siamo in Italia considererei esegèsi la forma più normale. Lo stesso
vale per parole come "alchìmia" che in italiano diventa "alchimìa". chi ti
ha corretto ha comunque ignorato l'esattezza della tua accentazione. se si
tratta di un professore è normale, in genere non ne sanno molto di lingua
italiana.
ciao.


"Egua" <NOS...@tin.it> ha scritto nel messaggio
news:6APbc.16666$rM4.7...@news4.tin.it...
>

Epimeteo

unread,
Apr 4, 2004, 9:58:22 AM4/4/04
to

"Roger" <rugfa...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:ADRbc.23025$jY1....@tornado.fastwebnet.it...

>
> "Epimeteo" ha scritto:
>
> > [...]
> > così come dico "édema",
> > "diàlisi" ed "elettròlisi".

> "Elettròlisi"?
> Sicuro?

Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi "chimici"...
Ovviamente dico anche "ipòfisi" ed "epìfisi", però, lo giuro, ho sempre detto "elettroforési" e
"ionoforési".

> > Spesso però dico anche "esàntema"...

> Spesso?
> Quante volte, figliolo? :-)

Sei volte, ma in questo caso temo di equivocare sul significato di "esa"... :-))

Ciao,
Epimeteo

Epimeteo

unread,
Apr 4, 2004, 10:00:31 AM4/4/04
to

"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio
news:406FF6A7...@ariannuccia.de...

> Cercando ora di entrare un po' piú profondamente nel merito, mi
> viene l'impressione che la «sdrucciolizzazione» di certe parole
> dotte, o considerate tali, abbia poco a che fare con un'eventuale
> origine greca delle stesse, bensí corrisponda a una tendenza
> generale di rendere il proprio discorso piú «fine» o «dotto» o
> «colto» o che dir si voglia. E la gente ha scoperto che c'è un
> semplice mezzo per darsi arie da cultura classica: basta spostare
> l'accento di certe parole piane.

Penso che tu abbia ragione in certi casi, Wolfgang, tuttavia molte parole di origine greca che
vengono utilizzate in ambito scientifico o filosofico-letterario sono veramente proparossìtone.
Pronunciarle come piane, in tale ambito, può sembrare un atteggiamento snobistico al contrario.
D'altra parte anche l'eccessivo uso dei congiuntivi, benché assolutamente corretto, può essere
scambiato per "affettato" o "lezioso", in altri ambiti.

> Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la lingua
> greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo», «cónfuto»,
> «collàboro» ecc.,

«Considerinsi»? :-))

CVD! :-D

> > Ciao, Epimeteo

> Epimèteo, presumo.

Questione annosa.

Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo sostantivo è sempre
"promEthéia" (previdenza), però in italiano, sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo".
Invece, in accordo con il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
"Epimèteo", né "Epiméteo".

Ciao,
Epy


Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 11:17:07 AM4/4/04
to
On Sun, 4 Apr 2004 12:26:39 GMT, Claudia wrote:
>
> poiché siamo in Italia la forma privilegiata è esegèsi, lo stesso
> vale per la parola alchimìa che alla greca è alchìmia.

Ma «alchimia» non è affatto di origine greca, bensí araba; e
infatti la prima sillaba altro non è che l'articolo arabo «al».

Comunque, questo caso particolare a parte, i grecismi con la
desinenza «-ia» fanno un bel casino in italiano. Abbiamo ad
esempio la «filosofía» con l'accento originale, ma d'altra
parte l'«accadèmia» con l'accentuazione latineggiante. E
questi vocaboli, come tanti altri, non ti lasciano alcuna scelta.

Insomma, il tuo «poiché siamo in Italia» mi sembra alquanto
semplicistico (a prescindere dal fatto che io stia in Germania :;))
e pertanto poco adatto a servire come base d'una regola generale.

Ciao, Wolfgang

P.S.: Faresti un gran favore ai partecipanti a queste discussioni
se citassi il post di riferimento, o precisamente le righe cui
effettivamente ti riferisci, al di *sopra* della tua risposta.
Grazie, W.M.

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 4, 2004, 11:31:47 AM4/4/04
to
On Sun, 4 Apr 2004 14:00:31 GMT, Epimeteo wrote:

>
> Dom, 4 apr 2004 13:52:30 +0200 Wolfgang Müller ha scritto:
>
> Penso che tu abbia ragione in certi casi, Wolfgang, tuttavia molte
> parole di origine greca che vengono utilizzate in ambito scientifico
> o filosofico-letterario sono veramente proparossìtone. Pronunciarle
> come piane, in tale ambito, può sembrare un atteggiamento snobistico
> al contrario. D'altra parte anche l'eccessivo uso dei congiuntivi,
> benché assolutamente corretto, può essere scambiato per "affettato"
> o "lezioso", in altri ambiti.

Questa ha colto nel segno :;)

> > Non mancano infatti gli esempi in cui non c'entra affatto la
> > lingua greca. Considerinsi solo le voci verbali come «àdulo»,
> > «cónfuto», «collàboro» ecc.,
>
> «Considerinsi»? :-))
>
> CVD! :-D

Q.e.d.

> > Epimèteo, presumo.
>
> Questione annosa.
>
> Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo
> sostantivo è sempre "promEthéia" (previdenza), però in italiano,
> sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo". Invece, in accordo con
> il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
> "Epimèteo", né "Epiméteo".

> Ciao,
> Epy

E adesso ti riduci a tre lettere!? Mi son magari reso colpevole di
vilipendio del tuo nome? Ne chiedo preventivamente perdono.

Ciao, Wolfgang

Father McKenzie

unread,
Apr 4, 2004, 11:33:44 AM4/4/04
to
Passat è la tempest, odo augelli far post, e "claudia", tornato in sul
newsgroup, che ripete il suo verso:


> Questione annosa.
>
> Mio fratello si chiama "PromEthéus" oppure "PromEthéos", e il suo sostantivo è sempre
> "promEthéia" (previdenza), però in italiano, sdrucciolando, si è soliti dire "Promèteo".
> Invece, in accordo con il mio nome "EpimEthéus", quasi tutti mi chiamano "Epimetèo" e non
> "Epimèteo", né "Epiméteo".

Annosa, in effetti, e abbondantemente trattata in passato (cercate stenosi,
flogosi e simili).
Il mio prof di greco raccomandava la pronuncia Epimèteo, ovviamente alla
latina, essendo "eu" dittongo e non potendosi in latino accentare l'ultima.
Similmente Prometeo, Pèrseo, Odìsseo. Invece Alcèo, dal grec Alkaios,
latine Alcaeus (Mytilene, Lesbos, 620 bC - 580 bC.).
La pronuncia sdrucciola di alcuni vocaboli usati in medicina dipende forse
dal fatto che essi furono modellati sui corrispondenti vocaboli greci,
senza passare pel latino.

Maurizio Pistone

unread,
Apr 4, 2004, 12:28:09 PM4/4/04
to
"Epimeteo" <ep...@tin.it> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>Non solo, dico anche "idrňlisi", "emňlisi": č un vezzo che abbiamo noi "chimici"...

ho trovato nel canton dij malardriss:

http://www.mauriziopistone.it/discussioni/grammatica_1_b.html#parole_in_lisi


--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it

Maurizio Pistone

unread,
Apr 4, 2004, 1:04:15 PM4/4/04
to
Wolfgang Mueller <w...@ariannuccia.de> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>Ma «alchimia» non è affatto di origine greca, bensí araba;

Poco fecero i greci nella chimica, o alchimia; e quel poco ci è mal
noto.

Iniziatore di quella scienza dovrebbe essere, secondo il Rostovzev(*),
un certo Bolo Democrito di Mendes, scrittore egiziano del II sec.
a.C., il quale pubblicò un trattato sulle tinture dei tessuti, Baphiká
(da baphé, immersione, bagno). Il testo è scomparso, ma è stato
utilizzato da scrittori d'età più tarda che studiarono la scienza
detta kheméia o khyméia: questa voce probabilmente deriva da khýma
"versamento, flusso" quindi "liquido", e di qui, per strade poco note,
si arrivò all'alchimia degli arabi.

La scienza delle tinture dei greci aveva uno scopo pratico: oltre a
creare varie sostanze coloranti, serviva anche a produrre passabili
imitazioni di materiali preziosi, come l'oro ecc.; affare tipico
dell'età ellenistica, nella quale un vasto ceto medio pretenzioso e un
po' cafone comprava gran quantità di prodotti di lusso taroccati.
Alcuni gonzi poi presero le ricette dell'oro finto per pietre
filosofali, e sappiamo com'è andata a finire - anzi, come non è
finita, perché i gonzi che credono nei miracoli a buon mercato ci sono
ancora e ci saranno sempre.

_

(*) Michael Rostovzev, Storia economica e sociale del mondo
ellenistico, La Nuova Italia 1980; III, 318 sgg.

Karla

unread,
Apr 4, 2004, 1:06:21 PM4/4/04
to
Epimeteo ha scritto:

> "Roger" <rugfa...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
> news:ADRbc.23025$jY1....@tornado.fastwebnet.it...

>

> Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi "chimici"...

Infatti, io al liceo dicevo elettrolìsi e idrolìsi, poi all'istituto di
chimica di Torino *tutti* dicevano elettròlisi e idròlisi. Mi sono
adeguata, ora sono tornata a idrolìsi ed elettrolìsi.

Al di là delle regole, e la questione dell'accento greco o romano è una
questione di lana caprina di cui abbiamo più volte parlato, penso che
con l'uso continuo venga spontanea la pronuncia sdrucciola, come succede
ai medici che dicono sclèrosi, nècrosi ecc.

Karla

Roger

unread,
Apr 4, 2004, 1:54:17 PM4/4/04
to

"Maurizio Pistone" ha scritto:

> "Epimeteo" <ep...@tin.it> ha scritto su
> it.cultura.linguistica.italiano:
>

> >Non solo, dico anche "idròlisi", "emòlisi": è un vezzo che abbiamo noi


"chimici"...
>
> ho trovato nel canton dij malardriss:
>
>
http://www.mauriziopistone.it/discussioni/grammatica_1_b.html#parole_in_lisi

Pssst!, Maurizio, togli una elle a quell'elletròlisi (dal tuo sito) ;-)

Ciao,
Roger

Maurizio Pistone

unread,
Apr 4, 2004, 2:10:14 PM4/4/04
to
"Roger" <rugfa...@fastwebnet.it> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>Pssst!, Maurizio, togli una elle a quell'elletròlisi (dal tuo sito) ;-)

'òrpo!

Roger

unread,
Apr 4, 2004, 2:27:57 PM4/4/04
to

"Maurizio Pistone" ha scritto:

> 'òrpo!

Maurizio, scusa se divago dall'oggetto del filone, ma, visto che ti trovo
qui, ne approfitto.

Qualche giorno fa qualcuno ha fatto un'ipotesi sul significato/etimologia
della parola piemontese:

cioenda (staccionata, siepe, steccato)

È stato detto che significa "chiudenda", mentre io ho sempre pensato che
derivasse da 'ciou' (chiodo) in quanto indica una barriera formata da assi
inchiodate a dei paletti.

Tu ne sai qualcosa di più?

Ciao,
Roger

Maurizio Pistone

unread,
Apr 4, 2004, 4:22:54 PM4/4/04
to
"Roger" <rugfa...@fastwebnet.it> ha scritto su
it.cultura.linguistica.italiano:

>cioenda

Il Gribąud(*) rimanda cio(v)enda "siepe rustica" al verbo
ciņde,"cingere di siepi", lat. claudere.

__________________

(*)Gianfranco Gribaudo, Ėl neuv Gribąud, Dissionari piemontčis, Terssa
edission, Daniela Piazza editore 1996

magica

unread,
Apr 4, 2004, 5:19:08 PM4/4/04
to
In <ADRbc.23025$jY1....@tornado.fastwebnet.it> "Roger"
<rugfa...@fastwebnet.it> scrive...

>"Elettròlisi"?
>Sicuro?

Sob. Anch'io dico così. :-)

Ciao.

Gian Carlo

darik

unread,
Apr 4, 2004, 5:58:53 PM4/4/04
to

"Roger" <rugfa...@fastwebnet.it> ha scritto nel messaggio
news:8WQbc.22979$jY1....@tornado.fastwebnet.it...

>
> Ma sul fatto che implicitamente hai dato dell'ignorante alla povera Egua
in
> quanto č lei ha pronunciare eségesi e non chi la corregge, ehehehehehe
>
"ha pronunciare" eheheheheheheh!?

;-))) drk


hitomi

unread,
Apr 5, 2004, 4:22:07 AM4/5/04
to
mi fate, per favore, degli esempi di nomi propri greci (di miti o
tragedie...) che in greco si pronunciano in un modo e in italiano in un
altro? grazie ora non me ne vengono in mente

Wolfgang Mueller

unread,
Apr 5, 2004, 5:41:15 AM4/5/04
to
On Mon, 05 Apr 2004 08:22:07 GMT, Hitomi wrote:
>
> mi fate, per favore, degli esempi di nomi propri greci (di miti
> o tragedie...) che in greco si pronunciano in un modo e in
> italiano in un altro? grazie ora non me ne vengono in mente

Aischýlos, Antigóne, Aristotéles, Euripídes, Sophoklês, ...

È assai piú difficile trovare pure un unico nome la
cui pronuncia italiana sia identica a quella greca.

Ciao, Wolfgang

hitomi

unread,
Apr 5, 2004, 5:52:43 AM4/5/04
to

"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> ha scritto nel messaggio > Aischýlos,

Antigóne, Aristotéles, Euripídes, Sophoklês, ...
>
> È assai piú difficile trovare pure un unico nome la
> cui pronuncia italiana sia identica a quella greca.
>
> Ciao, Wolfgang


che si pronunciano in italiano (la prima non so), antìgone, eurìpide,
sòfocle? in italiano si dice èdipo e in greco edìpo?
grazie


Wolfgang Mueller

unread,
Apr 5, 2004, 6:11:56 AM4/5/04
to
On Mon, 5 Apr 2004 09:52:43 GMT, Hitomi wrote:

>
> Lun, 5 apr 2004 11:41:15 +0200, Wolfgang Müller ha scritto:
>
> Aischýlos, Antigóne, Aristotéles, Euripídes, Sophoklês, ...
>
> che si pronunciano in italiano (la prima non so)
> antìgone, eurìpide, sòfocle?

Sí. Il primo dei predetti nomi, Aischýlos, corrisponde a Èschilo.

> in italiano si dice èdipo e in greco edìpo?

Oidípus per essere precisi.

> grazie

Figurati.

Ciao, Wolfgang

Giovanni Drogo

unread,
Apr 5, 2004, 6:29:23 AM4/5/04
to
On Sun, 4 Apr 2004, Egua wrote:

> Ieri sono stata ripresa perché ho detto "esègesi" invece di "esegési". Vedo

Invece ieri, trovandomi alla mostra "Ambrogio e Agostino" al Museo
Diocesano milanese, ho sentito per due volte due guide diverse
pronunciare "pAtera" (con l'accento sulla prima a), mentre io ho sempre
detto "patEra" (con l'accento sulla e ; in realta' pensato ... non credo
di averlo mai pronunciato ad alta voce :-))

--
----------------------------------------------------------------------
nos...@mi.iasf.cnr.it is a newsreading account used by more persons to
avoid unwanted spam. Any mail returning to this address will be rejected.
Users can disclose their e-mail address in the article if they wish so.

Father McKenzie

unread,
Apr 5, 2004, 6:35:13 AM4/5/04
to
Passat è la tempest, odo augelli far post, e "Wolfgang Mueller", tornato in

sul newsgroup, che ripete il suo verso:

> È assai piú difficile trovare pure un unico nome la
> cui pronuncia italiana sia identica a quella greca.

Ammesso e non concesso che in greco si pronunciasse davvero Euripídes e
non, come leggeva Reuchlin, Evripidis, Aiskhulos e non Eskhilos.
Domandare agli ateniesi contemporanei: per loro sbagliamo noi...

edi'® (E.D.)

unread,
Apr 5, 2004, 8:21:51 AM4/5/04
to
"Giovanni Drogo" <dr...@rn.bastiani.ta> ha scritto

> pronunciare "pAtera" (con l'accento sulla prima a), mentre io ho sempre
> detto "patEra" (con l'accento sulla e ; in realta' pensato ... non credo
> di averlo mai pronunciato ad alta voce :-))

Siamo sempre lì: pàter in latino, patèra in greco.

Ciao, edi'®


Epimeteo

unread,
Apr 5, 2004, 8:35:34 AM4/5/04
to

"Giovanni Drogo" <dr...@rn.bastiani.ta> ha scritto nel messaggio
news:Pine.OSF.4.30.040405...@poseidon.mi.iasf.cnr.it...

> On Sun, 4 Apr 2004, Egua wrote:
>
> > Ieri sono stata ripresa perché ho detto "esègesi" invece di "esegési". Vedo
>
> Invece ieri, trovandomi alla mostra "Ambrogio e Agostino" al Museo
> Diocesano milanese, ho sentito per due volte due guide diverse
> pronunciare "pAtera" (con l'accento sulla prima a), mentre io ho sempre
> detto "patEra" (con l'accento sulla e ; in realta' pensato ... non credo
> di averlo mai pronunciato ad alta voce :-))

E male hai fatto, a mettere l'accento sulla "e"!
Del resto i latini dicevano "pàtera" (ciotola priva di manici) e credo che anche gli astronomi
americani, quando parlano della "Apollinaris Patera", su Marte

http://www.brera.mi.astro.it/apod/ap990513.html

o della "Culann Patera" e della "Zal Patera" su Io di Giove

http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA02535

http://www.brera.mi.astro.it/apod/ap000307.html

pronuncino giustamente "pàtera" (con qualche dubbio per quella "e").

Curiosamente, tra i tanti vulcani su Io di Giove, c'è anche un "Pillan Patera":

http://www.solarviews.com/cap/jup/PIA00744.htm

Chissà come si pronuncia... :-))

Ciao,
Epimeteo

Bruno Campanini

unread,
Apr 5, 2004, 9:39:03 AM4/5/04
to
"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> wrote in message
news:406FD762...@ariannuccia.de...
> On Sun, 04 Apr 2004 08:21:22 GMT, Egua wrote:
> >
> In italiano però, come d'altronde pure in tedesco, spagnolo e
> portoghese, l'accentuazione

Volevi dire accentazione?
Accentuazione significa qualcos'altro.

Ciao
Bruno


Giovanni Drogo

unread,
Apr 5, 2004, 11:08:43 AM4/5/04
to

E che c'entra il padre ? La patera (tipo quella di Parabiago) e' una
specie di piatto fondo. Sempre pensato avesse a che fare con la "patena"
(quel piattino che i sacerdoti mettono sul calice). Sara' mica
sdrucciola anche quella ?

Giovanni Drogo

unread,
Apr 5, 2004, 11:15:01 AM4/5/04
to
On Mon, 5 Apr 2004, Bruno Campanini wrote:

> Volevi dire accentazione?
> Accentuazione significa qualcos'altro.

Ho appena visto un dialogo su misc.transport.urban-transit (a proposito
di servizi igienici nelle stazioni della metropolitana) in cui un tale,
invece di dire che il loro uso era "at discretion" dell'agente di
stazione ha detto che era "at desecration" ... ne sono seguiti alcuni
buffi quiproquo.

edi'® (E.D.)

unread,
Apr 5, 2004, 11:30:26 AM4/5/04
to
"Giovanni Drogo" <dr...@rn.bastiani.ta> ha scritto

> > Siamo sempre lì: pàter in latino, patèra in greco.


>
> E che c'entra il padre ? La patera (tipo quella di Parabiago) e' una
> specie di piatto fondo. Sempre pensato avesse a che fare con la "patena"
> (quel piattino che i sacerdoti mettono sul calice). Sara' mica
> sdrucciola anche quella ?

Ooops ... ho equivocato.

Pardon, edi'®


Wolfgang Mueller

unread,
Apr 5, 2004, 11:41:05 AM4/5/04
to
On Mon, 05 Apr 2004 13:39:03 GMT, Bruno Campanini wrote:
>
> On Sun, 04 Apr 2004 11:38:10 +0200 Wolfgang Müller wrote:
> >
> > In italiano perň, come d'altronde pure in tedesco,

> > spagnolo e portoghese, l'accentuazione
>
> Volevi dire accentazione?

No.

> Accentuazione significa qualcos'altro.

Appunto. Significa infatti essattamente quello che intendevo dire.

Ciao, Wolfgang

Bruno Campanini

unread,
Apr 5, 2004, 11:51:25 AM4/5/04
to
"Wolfgang Mueller" <w...@ariannuccia.de> wrote in message
news:40717D87...@ariannuccia.de...

> On Mon, 05 Apr 2004 13:39:03 GMT, Bruno Campanini wrote:
> >
> > Accentuazione significa qualcos'altro.
>
> Appunto. Significa infatti essattamente quello che intendevo dire.
>
Strano modo di dire.
Comunque avevo frainteso. Chiedo venia.

Ciao
Bruno


Epimeteo

unread,
Apr 6, 2004, 1:24:56 AM4/6/04
to

"Giovanni Drogo" <dr...@rn.bastiani.ta> ha scritto nel messaggio
news:Pine.OSF.4.30.040405...@poseidon.mi.iasf.cnr.it...

> E che c'entra il padre ? La patera (tipo quella di Parabiago) e' una
> specie di piatto fondo. Sempre pensato avesse a che fare con la "patena"
> (quel piattino che i sacerdoti mettono sul calice). Sara' mica
> sdrucciola anche quella ?

No, quella è piana (dicono "per simpatia" con il francese "patène"), anche se in origine
(latina) anch'essa nasce sdrucciola e verosimilmente imparentata con "pàtina" (strato di
materiale che si forma per ossidazione sulla superficie di oggetti antichi).
Andando più indietro, tutte queste parole, compresa "patella" e "padella", dovrebbero derivare
dal sostantivo greco "patàne" (padella, piatto) e dal verbo greco "petànnumi" (spando, allargo,
apro).
Faccio notare, come ho già detto in un precedente messaggio, che i vulcanologi chiamano "pàtera"
il cratere largo e basso di certi vulcani che si ritrovano sui pianeti o sui satelliti del
sistema solare.

Ciao,
Epimeteo

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