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Il Gradit lo considera "regionale" e usato nell'Italia centrale, quindi non
dialettale.
Quando un neologismo si considera accettato? Decide
> l'Accademia della crusca?
Decide l'uso e poi accademici e parrucconi vari si limitano a prenderne
atto. Coatto, in ogni caso, non è proprio un neologismo: per quanto ne so
l'accezione :
"s.m. RE centr., giovane sottoproletario urbano di modi volgari e spesso
violenti | estens., persona rozza, volgare; anche agg.: un vestito coatto,
una casa coatta""
dovrebbe essersi diffusa tra gli anni cinquanta e sessanta (rilevata tra i
primi da Pasolini),perché "coatti" venivano chiamati a Roma i giovani
sottoposti, per problemi vari colla giustizia, al DOMICILIO COATTO. Così
perlomeno ho spesso sentito dire.
In attesa di più autorevoli pareri
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Konrad von Rom®
daz silber in den bulgen
dringet für die hôhen tugent
Deriva dal participio passato del latino cogere (costringere), coactus:
costretto, coatto.
Saluti,
Sicut
>: Il termine coatto, nel senso romanesco della parola, e' considerato
>: italiano o dialetto?
"Coatto", col significato che tu gli attribuisci, è considerato
italiano gergale; precisamente del gergo giovanile.
>: Quando un neologismo si considera accettato?
Diciamo che il dizionario è la prova del nove :)): quando un termine
appare sui dizionari significa che è vocabolo ormai in uso e quindi
appartenente alla lingua italiana.
L'accezione di coatto che tu citi, pare risalga a una ventina d'anni
fa (1983, secondo il DISC) e tutti(?) i dizionari la riportano accanto
all'omografa che pare risalga al XIV secolo.
>: Decide l'Accademia della crusca?
LOL! Porelli! non attribuiamogli colpe che non hanno :))
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Ciao,
Mariuccia®
>"Coatto", col significato che tu gli attribuisci, č considerato
>italiano gergale; precisamente del gergo giovanile.
In ogni caso quando si usa il termine coatto si pensa quasi sempre ai
giovani della periferia romana. Pur essendo compresa in tutta Italia,
la parola non ha ancora perso del tutto la sua, per cosě dire,
"vocazione regionale" ;)))
Ciao
Fabio
Mi era venuta l'idea, non so perché, forse l'avrò sentito dire, che il
romanesco non è proprio un dialetto ma un "italiano regionale", nel senso
che non deriva del latino come gli altri dialetti bensì è l'evoluzione
dell'italiano parlato del '800 influenzato dall'antico dialetto laziale.
C'è qualche verità in questa mia idea?
Guillaume
Fabio Parri wrote:
>
> On Sun, 10 Feb 2002 02:19:16 GMT, Mariuccia Ruta
> <ruta...@telcel.net.ve> wrote:
>
> >"Coatto", col significato che tu gli attribuisci, è considerato
> >italiano gergale; precisamente del gergo giovanile.
>
> In ogni caso quando si usa il termine coatto si pensa quasi sempre ai
> giovani della periferia romana. Pur essendo compresa in tutta Italia,
> la parola non ha ancora perso del tutto la sua, per così dire,
> "vocazione regionale" ;)))
Infatti, per me, piemontese, coatto significa "imposto per forza o per
provvedimento di una pubblica autorità" (Dev.), ed è anche termine
usatissimo nel gergo psicoanalitico per indicare un comportamento di
tipo ossessivo.
Col significato romanesco l'ho sentito solo molto, molto, recentemente.
>
> Ciao
> Fabio
Ciao
Karla
Il romanesco è sostanzialmente un dialetto fiorentino, con influssi laziali.
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
In effetti la storia linguistica di Roma sembra essere stata carattezzata da
due discontinuità:
nella tarda età imperiale, per effetto delle scorrerie dei barbari, la città
si spopolò, e quando venne ripopolandosi, ciò avvenne ad opera
prevalentemente di genti provenenienti da sud, le quali vi diffusero un
latino volgare d'impronta "napoletana", da cui si sviluppò il dialetto
romano medievale. In seguito la città fu sempre piú esposta ad influenze
toscane, dapprima dirette e poi mediate dalla lingua nazionale ormai
stabilità, che a Roma s'affermò nel parlato dei ceti colti prima che
altrove. I risultato ne è stato una forte regressione dei tratti
meridionaleggianti del dialetto a favore di quelli toscani/italiani, sicché
probabilmente non è errato vedere nel romaesco odierno un'estrema appendice
del dialetto "toscano".
Per ulteriori particolari rimando al De Mauro, Storia linguistica
dell'Italia unita, che ne parla abbastanza diffusamente.
Saluti
G.P.
G.P.
Dalle mie parti (BS e dintorni) non l'usa nessuno. Anzi, confesso che
codesta accenzione m'era ignota sino a pochi minuti fa.
G.P.
>
>Ciao
>
>Fabio
>sicché
>probabilmente non è errato vedere nel romaesco odierno un'estrema appendice
>del dialetto "toscano".
Per la corretta dizione, ricordo il detto
"Lingua toscana in bocca romana"
--
Bye
Vitt
Saluti
>Per la corretta dizione, ricordo il detto
>"Lingua toscana in bocca romana"
Sbaglio o esiste anche il detto "Lingua toscana in bocca ambrosiana" ?
Se non erro era pure stato scritto un libro con un titolo del genere
:)))
Ciao
Fabio
> "Lingua toscana in bocca romana"
Sembra il titolo di un film porno :-)
Roger
--
rugf...@tin.it
Togliere 99 per rispondere direttamente
> Sbaglio o esiste anche il detto "Lingua toscana in bocca ambrosiana" ?
In bocca ambrosiana ci sono solo le api che entrano ed escono
>In bocca ambrosiana ci sono solo le api che entrano ed escono
???
To', malfidente:
http://www.google.it/search?q=%22Lingua+toscana+in+bocca+ambrosiana%22&hl=it&lr=
> >In bocca ambrosiana ci sono solo le api che entrano ed escono
> ???
Il mio era un riferimento alla nota leggenda agiografica secondo cui uno
sciame di api entrava ed usciva dalla bocca di S.Ambrogio bambino
addormentato senza causargli alcun danno.
Cio' non tolse che piu' tardi con la stessa bocca il Santo (come
recentemente appropriatamente ricordato da un collaboratore del Card.
Martini) ammonisse pubblicamente l'imperatore Teodosio reo della strage
di Tessalonica.
> Il mio era un riferimento alla nota leggenda agiografica secondo cui uno
> sciame di api entrava ed usciva dalla bocca di S.Ambrogio bambino
> addormentato senza causargli alcun danno.
O non saranno le api che producono il miele Ambrosoli ?... :-)))
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Er Roscio.
> > sciame di api entrava ed usciva dalla bocca di S.Ambrogio bambino
>
> O non saranno le api che producono il miele Ambrosoli ?... :-)))
Ah non direi, miele di marka teteska semmai ... il buon Ambrogio da
bambino stava a Treviri (ben prima del Carletto di piu' recente memoria)