Ciao
Dovrebbe essere come psicologo, psicologi
Ti stavo per rispondere che, a naso, è lottologi. Poi ho voluto
controllare su una grammatica didattica. Pare che sia effettivamente
lottologi, perché l'accento è sulla terza sillaba. Le parole piane,
invece, come cuoco o albergo, fanno cuochi e alberghi.
spero sia utile
Saluti da Asterione, che visse nel labirinto
Ecco un altro gioco gratuito online, http://tinyurl.com/hp2gv
>Dovrebbe essere come psicologo, psicologi
Quindi analogo fa analogi e dialogo dialogi.
--
Questo post contiene scene di sesso, violenza,terrorismo,
abigeato e gerontofilia. Pertanto la sua lettura potrebbe
causare traumi irreversibboli ai minori di anni trentacinque.
Quindi, "amico" fa "amichi". :-)
--
Cingar
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
E tu cosa proponi?
> Asterione ha scritto:
> > [...]
> > Le parole piane,
> > invece, come cuoco o albergo, fanno cuochi e alberghi.
>
> Quindi, "amico" fa "amichi". :-)
Naturalmente. Mah, non è che ci abbia mai pensato a fondo. sarà
l'eccezione che conferma la regola?
Ad ogni modo ora mi duole l'orgoglio (cit. autotradotta)
Una regoletta della maestra recita che "i nomi che terminano in -logo al
plurale terminano in -logi se si riferiscono a persone (psicologi,
sociologi, astrologi, archeologi, ecc.) , in -loghi se si riferiscono a cose
(cataloghi, monologhi, dialoghi, prologhi, ecc.)".
Dunque, in questo caso, si dovrebbe dire "lottologi".
Però il "popolo" non lo sa e a volte dice anche "psicologhi", "sociologhi",
"lottologhi" ecc. ecc.
Ciao,
Epimeteo
---
"- La mia mamma è molto bella, assomiglia a Brigitte Bardot.
- La mia mamma è brutta... bruttissima. La mia mamma assomiglia a… la mia
mamma non assomiglia!
- Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
- Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco,
perché tartaglia.
- Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali
spaziosi.
- Io vivo in una casa piccola, praticamente un locale. Però ho diciotto
fratelli!
(cit. dai monologhi del signor G)
Però ci trovi il suffissoide "-logo", su cui il neologismo si basa.
> Secondo voi...il plurale è lottologi (come sostengo io) o lottologhi (come
> sostiene un mio amico) ???
In sostanza hai ragione tu: i nomi che in "-logo" e che significano "colui
che si occupa di.../esperto di..." fanno generalmente il plurale in "-gi"
(antropologo/-gi, ideologo/-gi, enologo/-gi, ecc.). Il plurale in "-ghi" è
caratteristico dell'omonimo suffissoide che significa "discorso
su.../trattazione di..." (decalogo/-ghi, catalogo/-ghi, epilogo/-ghi, ecc.).
Disgraziatamente, però, non si può dare del tutto torto al tuo amico, perché
questa "regola" ha qualche rara eccezioni, come per esempio "astrologo", che
al plurale fa sì "astrologi" (forma normale) ma anche "astrologhi" (forma un
po' popolareggiante -- scusa l'involontario popopò).
> il plurale di "lottologo"
Giusto per contribuire... e per quello che vale...
Una ricerca fatta sul dizionario della Zanichelli relativamente a:
- i lemmi che finiscono in '-ologo'
&
- gli articoli in cui compare la parola '-ghi' [usata per indicare il
plurale]
ha dato come risultato:
apologo, astrologo, autologo, eterologo, melologo, monologo, nientologo,
omologo, prologo, psicologo, sociologo, tuttologo
La stessa ricerca, ma per le parole in '-logo', ha dato diciannove
risposte. Da notare però che alcune di queste parole ammettono anche un
plurale in '-gi'.
Una ricerca analoga sul Disc ha dato risultati molto diversi, dato che in
questo dizionario il doppio plurale '-gi' e '-ghi' è ammesso per molte più
parole. Purtroppo non è possibile chiedere i lemmi per i quali è ammesso
il plurale in '-ghi' e occorrerebbe fare uno spoglio manuale...
Ricordo l'osservazione, che credo del Panzini, secondo cui le parole
sdrucciole in -co tendono [tendono, ma non è regola generale] a fare il
plurale in -ci, e quelle piane, in -chi [amico, greco e porco sono le
principali eccezioni]. Questo è anche quello che dicono i manuali
d'italiano per stranieri. La stessa cosa sembra valere [ma con più
eccezioni] anche per le parole in '-go'.
Gerle
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Suppongo dunque che non si possa fare nemmeno il plurale di "befana", visto
che le scope non volano.
Un amico veniva chiamato da noi, amichevolmente, "culologo" per via del
ramo della professione medica che aveva scelto. In effetti quella parte
anatomica può essere studiata scientificamente, eccetera. Approvi il
neologismo? :-)
Sono d'accordo che il lotto andrebbe non solo ridotto alla sua
dimensione ludica, ma addirittura soppresso totalmente. Almeno andrebbe
vietato per legge, con sanzioni drastiche, che si vada in tv a
propagandare metodi infallibili, mostrando banconote da 500 euro e
matrici vincenti (sempre in fotocopia, chissà perché). Basterebbe che
gli allocchi confrontassero le trasmissioni "prima e dopo l'estrazione"
per accorgersi di essere presi in giro; già, ma sono allocchi!
Quei signori sono esperti in tutto fuorché nel lotto; riempiono la
testa di panzane su combinazioni inevitabili, senza però mai dirle.
Resta il fatto che le vincite al lotto sono sempre le stesse (in
percentuale del numero di giocate) e gli esperti non riescono mai a
incrementare il tasso di vittorie.
L'unico, vero e corretto sistema per sperare di vincere al lotto è di
giocarsi i numeri ricevuti in sogno dalla buon'anima del nonno. Oppure
di giocare numeri a caso, tanto è lo stesso.
Ciao
Enrico
No, ma sei stato tu a sostenere che non esiste perché, a rigor di logica,
non può esistere la persona a cui tale termine si riferisce, senza rilevare
(o fingendo di non rilevare: io continuo a sperare per il tuo bene che tu
sia un troll) che un tale ragionamento contraddice l'esistenza dei vocaboli
"befana", "folletto", "drago", "UFO", "dio", "angelo", "diavolo", "mago", e
di qualsiasi altro termine che indichi entità fantastiche o sulla cui
esistenza si nutrano dubbi...
Inoltre, ti faccio notare che il poster non ha detto che il termine
"lottologo" non esiste tout court (affermazione che sarebbe assurda, visto
che proprio di tale termine stiamo discutendo) ma semplicemente che non
esiste (ancora) SUL DIZIONARIO, e dunque che che non poteva servirsi di
questo comodo strumento per dirimere la sua controversia sul plurale...
questa storia del troll o non troll mi ha davvero stancato.
Ciascuno si preoccupi maggiormente di sè stesso, per favore.
Chi dice che questo obrobrioso termine esisterà certamente ?
Riparliamone quando esisterà.
I neologismi vanno bene, se rispondono a deretrminati criteri.
'lottologo' non va bene, perchè è una contraddizione in termini.
'befana', come 'ciuccio che vola', o 'folletto' vanno bene perchè si
riferiscono chiaramente a un contesto di pura fantasia.
Se non esiste sul dizionario vuol dire che non è riconosciuto dalla lingua
italiana.
Non ha senso chiedere quale è il plurale in italiano di un termine che non
esiste.
Per l'italiano un termine sbagliato vale un altro.
Quindi tu chiedi il plurale corretto, ma corretto per chi? per cosa?
Quale è l'autorita' per la quale tu vuoi che sia corretto, visto che
palesemente questa autorita' non è la lingua italiana?
Scusate un momento...
E se chiamassimo il "lottologo" semplicemente "studioso e/o esperto del
gioco del lotto"?
Si consuma qualche parola in piů ma si rende l'idea in maniera chiara ed
esaustiva mi pare!!!
Riccardo
> "Salvatore Paci" <info.e...@email.it> ha scritto nel messaggio
> news:eebl88$sob$1...@balena.cs.interbusiness.it...
>> Partiamo dalla certezza che "lottologo" (colui che si occupa del gioco del
>> lotto) non esiste sul dizionario...
>> Secondo voi...il plurale è lottologi (come sostengo io) o lottologhi (come
>> sostiene un mio amico) ???
>>
>>
>
> Se non esiste sul dizionario vuol dire che non è riconosciuto dalla lingua
> italiana.
Oppure vuol dire che non è riportato per qualche ragione. Il dizionario è
del 1929? E' una dimenticanza del compilatore? E' un dizionario di formato
compatto con una selezione ridotta di lemmi? Si tratta di una parola nuova
che i dizionari ancora non riportano, o almeno non tutti? E' un termine
gergale e quel dizionario ha scelto di non elencare certi termini? E una
parola antiquata o di uso raro espunta dai glossari?
Prima di dire che una parola non esiste, bisognerebbe come minimo aver
controllato tutti i dizionari esistenti, e anche questo potrebbe non essere
sufficiente.
Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di coniarla e
usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la useranno e
che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
> Salve a tutti!
>
> Scusate un momento...
>
> E se chiamassimo il "lottologo" semplicemente "studioso e/o
"E/o" lascialo alle circolari ministeriali.
> esperto del
> gioco del lotto"?
>
> Si consuma qualche parola in più
Il telegramma lo paghi tu? ;-)
> ma si rende l'idea in maniera chiara ed
> esaustiva mi pare!!!
Probabilmente "lottologo" non è un termine molto comune, ma viene usato
dagli stessi lottologi, che si autodefiniscono tali, e il significato è
intuibile anche per chi non l'abbia mai sentito prima, mi pare.
Dal web:
"le nostre previsioni realizzate da lottologi con esperienza decennale..."
"SONO UN LOTTOLOGO MOLTO ESPERTO SPERO CHE COL TEMPO IMPARERETE A
CONOSCERMI MEGLIO, DIFFICILMENTE VADO IN PERDITA E DI VINCITE NE OTTENGO
MOLTE SENZA ..."
Se tutti ragionassero così, potremmo eliminare dal dizionario gli almeno
duecento lemmi (lemma più, lemma meno), da "algologo", "agiologo" e
"angiologo" a "tuttologo", "ufologo" e "zoologo", che sono disseminati nei
nostri dizionari.
Chissà se i "lemmologi" e i "verbologi" (parole non riportate dai dizionari)
sono d'accordo...
Ciao,
Epimeteo
---
"... ogni parola che noi diciamo
è stata detta mille volte,
ogni attimo che noi viviamo
è stato vissuto mille volte..."
(cit. di un litologo)
Il 15/9/06 07:02, nell'articolo
450a41e0$0$30234$4faf...@reader1.news.tin.it, "Epimeteo" <ep...@tin.it> ha
scritto:
> (cit. di un litologo)
se quello deve chiamare il cabalologo tu devi chiamare il vinaio, hai
dimenticato la r per il tuo rifornimento,
dormi bene seppur la mattina ti svegli ubriaco
Non è terrorismo d'opinione, ma un dato certo: L'Alieno Superiore esiste.
--
Non tremate se il mondo dovesse saltare qualora non mi premiassero con il
Nobel tra qualche mese a Stoccolma - non additate il fenomeno erroneamente
al terrorismo - ma impegnatevi a non schiattarvi al suolo dell'Alieno della
Scrittura che chiede più spazio tra gli altri Alieni importanti, per essere
riuscito, a far primeggiare l'ingiustizia alienante, per l'ennesima volta
condivido totalmente il giudizio sul lotto ma forse strai esagerando: dalle
tue parole si direbbe che il calcolo delle probabilità sia stato studiato da
Vanna Marchi e non dai matematici.
In effetti qui
http://informatica.unipr.it/cgi-bin/campusnet/corsi.pl/Show?_id=f795 devono
assegnare la docenza, sarà per via delle note difficoltà della signora?
ciao :-)
rodolfo
> "tuttologo", "ufologo" e "zoologo", che sono disseminati nei
> nostri dizionari.
e perchè ?
gli animali non possono essere oggetto di studio ?
non ci può essere qualcuno che studi senza preclusioni settoriali ?
se ci sono state nel tempo molteplici e strane apparizioni di oggetti
volanti, e non è stato possibile identificarli, perchè dovrebbe non essere
possibile studiare la casistica?
'studiare la casualità', invece, è una contraddizione in termini.
il calcolo delle probabilità è una branca importante della matematica.
Il problema è che spesso viene applicato (si fa per dire) in modo folle.
Scusa, deformazione professionale (non compare solo nelle circolari
ministeriali! ,) )
> Il telegramma lo paghi tu? ;-)
Tanto fino ad un certo numero di parole il prezzo č quello "base"
> Probabilmente "lottologo" non č un termine molto comune, ma viene usato
> dagli stessi lottologi, che si autodefiniscono tali, e il significato č
> intuibile anche per chi non l'abbia mai sentito prima, mi pare.
Onestamente non č che tutte le parole che vengono usate correntemente
(neologismi o meno che siano) siano poi cosě belle ad usarsi (vedi ad
esempio "forumista")
Riccardo
Non intendo questo ma perchè bisogna fare i salti mortali per "inventare"
neologismi sintetici???
> Ciao,
Ciao anche a te,
> Epimeteo
Riccardo
on intendo questo ma perchè bisogna fare i salti mortali per
"inventare"
> neologismi sintetici???
>
Per il principio d'economia, che regola le scelte linguistiche di
tutti. Quel che cambia è la percezione di ciò che è economico. Di
solito chi ha un lessico molto ampio e, in generale, una lingua molto
sviluppata, tende a considerare possibilità "meno" economiche, in
favore di altri principi.
L'idea di base sta nell'ottenere il massimo risultato con il minimo
sforzo.
Mi riferisco a parlanti comuni, non agli iclisti
Saluti da Asterione, che visse nel labirinto
Ecco un altro gioco gratuito online, http://tinyurl.com/hp2gv
Sto leggendo: Miguel Angel Asturias, Hombres de maíz
Sto ascoltando: John Coltrane, The Prestige Recordings
Si parla dei dizionari della lingua italiana in generale, ovviamente si
intendono le edizioni piu' recenti.
Quando si dice che il termine non è Italiano è perche' non viene
riconosciuto come tale da nessun dizionario della lingua italiana.
> Prima di dire che una parola non esiste, bisognerebbe come minimo aver
> controllato tutti i dizionari esistenti, e anche questo potrebbe non
> essere
> sufficiente.
Basta aver controllato uno o due dei piu' autorevoli.
Solitamente le differenze non sono mai molte.
Ma in ogni caso se cosi non è si è ben disposti a cambiare idea, basta
semplicemente citare quale dizionario riporta il termine lottologo.
> Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di coniarla e
> usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la useranno e
> che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
Sicuramente rimane la liberta' di coniarla ed usarla.
Pero' come hai la liberta' di inventarti quella parola allora a questo punto
sei libero d'inventarti anche il plurale.
Non a caso io chiedo secondo quale autorita' tu vuoi che il plurale sia
corretto.
Francamente mi pare un discorso un po' strambo... Una parola esiste...
se esiste!
Se qualcuno la dice, la scrive, chiede qual è il suo plurale, la
critica sostenendo che è brutta e non si deve usare, o, insomma,
compie su di essa una qualsiasi operazione linguistica o
metalinguistica che presuppone la sua esistenza come parola, va da sé
che quella parola esiste, deve esistere.
Il fatto che sia riportata nei dizionari è ovviamente una
dimostrazione in PIÙ che tale parola esiste, ma il fatto che NON vi
sia riportata non può certo essere considerata una dimostrazione che
NON esiste, a maggior ragione se si tratta di una parola COMPOSTA da
elementi esistenti!
Sarebbe un po' come sostenere che la zanzara non esiste perché non hai
mai visto la gabbia delle zanzare allo zoo!
> > Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di coniarla e
> > usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la useranno e
> > che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
>
> Sicuramente rimane la liberta' di coniarla ed usarla.
> Pero' come hai la liberta' di inventarti quella parola allora a questo punto
> sei libero d'inventarti anche il plurale.
Be', sì e no... La formazione del plurale è una di quelle cose che,
almeno nella lingua italiana, funziona secondo regole relativamente
semplici e ben conosciute. Certo esistono le eccezioni ma sono,
appunto, eccezionali.
Se io m'invento qui sui due piedi i sostantivi "spanterallo" e
"quaccagnella", il primo maschile e il secondo femminile, è quasi
scontato che i rispettivi plurali siano "spanteralli" e "quaccagnelle",
perché esistono decine di migliaia di sostantivi italiani terminanti
in "-o" e in "-a" il cui plurale può essere preso a modello.
> Non a caso io chiedo secondo quale autorita' tu vuoi che il plurale sia
> corretto.
La "autorità" a cui rivolgersi si chiama *analogia*, ed è una fra
delle forze più importanti fra quelle che tengono insieme la
grammatica delle lingue e che ne regolano l'evoluzione nel tempo.
In questo caso, l'analogia è una consigliera particolarmente
attendibile, dato che il neologismo in questione è basato sul
comunissimo suffissoide, "-logo", su cui sono formate centinaia di
sostantivi.
Il problema di questo suffissoide (e da qui nasce la domanda, suppongo)
è che ammette due diversi plurali, "-logi" e "-loghi", e la scelta fra
l'uno e l'altro dipende da un cocktail di considerazioni semantiche e
stilistiche.
--
Cingar
> e perchè ?
> gli animali non possono essere oggetto di studio ?
> non ci può essere qualcuno che studi senza preclusioni settoriali ?
> se ci sono state nel tempo molteplici e strane apparizioni di oggetti
> volanti, e non è stato possibile identificarli, perchè dovrebbe non essere
> possibile studiare la casistica?
Che c'entrano queste osservazioni con quello che stavo dicendo io?
> 'studiare la casualità', invece, è una contraddizione in termini.
Chi ha parlato di casualità?
Ma che stai a ddì?
Ciao,
Epimeteo
---
"... ed io,
io non ho mai capito niente,
visto che oramai non me lo levo dalla mente..."
(cit. incomprensibile)
Ma chi ha detto detto che la chiarezza sia sempre un pregio?
In questo caso, certamente non lo č: un "lottologo" č sostanzialmente un
truffatore che abbindola i fessi dando loro a intendere di conoscere un modo
per prevedere quali numeri usciranno al lotto.
La lingua non č mica un arido protocolo di comunicazione che serva solo a
trasmettere un messaggio forte e chiaro. Ha tante altre funzioni, piů o meno
nobili: divertire, riconoscersi, spaventare, esaltarsi, convincere,
offendere e, perché no, anche ingannare.
Se permetti, se io fossi un lottologo, sul mio biglietto da visita troverei
decisamente preferibile scriverci "LOTTOLOGO diplomato presso le migliori
accademie di lottologia della Numanzia Citeriore" piuttosto che "TRUFFATORE
che abbindola i fessi dando a intendere, ecc.".
Č proprio per questo che un "lottologo" si chiama cosě, con una parola che
fa rima con le qualifiche di scienziati e professoroni, anziché chiamarsi,
che so, "lottista", "lottonro", "lottaio", ecc.
E questo mi fa venire in mente che, forse, ho finalmente risolto l'enigma
del plurale: chi crede o finge di credere alla lottologia deve dire,
rispettosamente, "lottologi"; chi č scettico o polemico su questa
pseudoscienza deve dire "lottologhi", possibilmente con tono canzonatorio e
protendendo il dito medio alla volta dei ciarlatani nominati.
>un "lottologo" [...]indola i fessi dando loro a intendere di conoscere un modo
>per prevedere quali numeri usciranno al lotto.
E se fosse uno stuidioso delle lotte sociali e dei movimenti del '900?
scherzo, ma non mi sonerebbe tanto strano.
--
Questo post contiene scene di sesso, violenza,terrorismo,
abigeato e gerontofilia. Pertanto la sua lettura potrebbe
causare traumi irreversibboli ai minori di anni trentacinque.
> Il fatto che sia riportata nei dizionari è ovviamente una
> dimostrazione in PIÙ che tale parola esiste, ma il fatto che NON vi
> sia riportata non può certo essere considerata una dimostrazione che
> NON esiste
Di converso, il fatto che compaia su un dizionario non dimostra che la
parola esiste, perché potrebbe trattarsi di un dizionario di parole
inesistenti! :-))
> Ma che stai a ddě?
Dite cosě nell'Ubertosa provincia? ;-))
>Francamente mi pare un discorso un po' strambo... Una parola esiste...
>se esiste!
Vista la tua frase d'esordio stai chiamando strambo un discorso che non hai
capito.
Io non ho detto che quella parola non esiste, ma che non esiste in Italiano.
Anche jamm (andare in napoletano) esiste, ma semplicemente non è italiano,
non esiste in italiano.
>Se qualcuno la dice, la scrive, chiede qual è il suo plurale, la
>critica sostenendo che è brutta e non si deve usare, o, insomma,
>compie su di essa una qualsiasi operazione linguistica o
>metalinguistica che presuppone la sua esistenza come parola, va da sé
>che quella parola esiste, deve esistere.
Certo, se vuoi puoi farla esistere, pero' se non è suoi dizionari italiani
non stai parlando/scrivendo italiano.
Chiunque poi dia consigli al riguardo finisce per essere suo malgrado
comico.
Semplicemente perche' sta applicando ad una parola delle regole che non la
riguardano.
>Il fatto che sia riportata nei dizionari è ovviamente una
>dimostrazione in PIÙ che tale parola esiste, ma il fatto che NON vi
>sia riportata non può certo essere considerata una dimostrazione che
>NON esiste, a maggior ragione se si tratta di una parola COMPOSTA da
>elementi esistenti!
Mi sembra di aver chiarito il concetto.
Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della lingua
italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si possa
considerare italiano.
Poi tu puoi inventarti quello che vuoi, ma semplicemente non stai
comunicando in italiano, ma in un linguaggio di tua invenzione.
Linguaggio che puo' essere simpatico, bello, affascinante, diretto,
fastidiosto, etc. etc. etc., ma l'unica cosa certa è che non è italiano.
>Sarebbe un po' come sostenere che la zanzara non esiste perché non hai
>mai visto la gabbia delle zanzare allo zoo!
Io dico che con un paragone del genere si puo' gia' iniziare a fare una
stima del tuo quoziente intellettivo non molto incoraggiante.
Volendo fare un paragone in ogni caso stupido, ma comunque piu' realistico,
è come dire che un animale non esiste se non è stato catalogato da nessun
naturalista e/o biologo.
> > Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di coniarla
> > e
> > usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la useranno
> > e
> > che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
>
Sicuramente, io sono il primo ad inventarsi termini, mi piace molto.
Pero' poi non chiedo quale sia il plurale.
> Sicuramente rimane la liberta' di coniarla ed usarla.
> Pero' come hai la liberta' di inventarti quella parola allora a questo
> punto
> sei libero d'inventarti anche il plurale.
>Be', sì e no... La formazione del plurale è una di quelle cose che,
>almeno nella lingua italiana, funziona secondo regole relativamente
>semplici e ben conosciute. Certo esistono le eccezioni ma sono,
>appunto, eccezionali.
Senza nemmeno voler considerare le numerose eccezioni, ma perche' chiedere
le regole di un contesto al quale tu comunque non ti sei attenuto?
A me non sembra abbia senso o quanto meno devi specificare alle regole di
quale contesto vuoi attenerti visto che questo non è la lingua italiana.
>Se io m'invento qui sui due piedi i sostantivi "spanterallo" e
>"quaccagnella", il primo maschile e il secondo femminile, è quasi
>scontato che i rispettivi plurali siano "spanteralli" e "quaccagnelle",
<perché esistono decine di migliaia di sostantivi italiani terminanti
>in "-o" e in "-a" il cui plurale può essere preso a modello.
Bravissimo, tu inventati quello che vuoi.
Pero' io posso anche inventare un termine che al singolare fa "parallosta"
ed al plurale "paralleste".
C'e' un cambio di radice, visto che me lo invento io posso fare quello che
minchia voglio.
Quale è il problema nel momento in cui lo inventi non devi attenerti a
nessuna regola.
> Non a caso io chiedo secondo quale autorita' tu vuoi che il plurale sia
> corretto.
>La "autorità" a cui rivolgersi si chiama *analogia*, ed è una fra
>delle forze più importanti fra quelle che tengono insieme la
>grammatica delle lingue e che ne regolano l'evoluzione nel tempo.
L'analogia adesso si definisce un'autorita'!
La stima diventa sempre piu' bassa!
La analogia non è un'autorita'.
Le regole della lingua italiana non prevedono di poter coniare il termine
che si vuole purche' si mantenga "l'analogia".
La lingua italiana ha elencato i termini che puoi utilizzare, questi elenchi
si chiamano dizionari.
>In questo caso, l'analogia è una consigliera particolarmente
>attendibile, dato che il neologismo in questione è basato sul
>comunissimo suffissoide, "-logo", su cui sono formate centinaia di
>sostantivi.
Ma attendibile per chi?
Per te?
Se tu vuoi creare un tuo personale idioma fai pure, ma semplicemente non
stai scrivendo/parlando in italiano.
>Il problema di questo suffissoide (e da qui nasce la domanda, suppongo)
>è che ammette due diversi plurali, "-logi" e "-loghi", e la scelta fra
>l'uno e l'altro dipende da un cocktail di considerazioni semantiche e
>stilistiche.
Ma tu puoi fare le considerazioni che vuoi.
Pero' in ogni caso, qualsiasi delle due forme scegli non stai parlando
italiano, quindi non si capisce la necessita' di cercare analogie con
l'italiano.
.
Dizionario della lingua italiana.
Mi sono permesso di sottintendere ogni volta "della lingua italiana".
Forse vi ho sopravvalutato.
> Dite cosě nell'Ubertosa provincia? ;-))
Quanno ce vo', ce vo'...
Ciao,
Er Pimeteo
---
"Ci vuole un fisico speciale
per fare quello che ti pare,
perché di solito a nessuno
vai bene cosě come sei..."
(cit. volitiva)
> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
>> Di converso, il fatto che compaia su un dizionario non dimostra che la
>> parola esiste, perché potrebbe trattarsi di un dizionario di parole
>> inesistenti! :-))
>>
>> http://www.nonsensicon.com/ns-abrowse.asp
>
> Dizionario della lingua italiana.
> Mi sono permesso di sottintendere ogni volta "della lingua italiana".
> Forse vi ho sopravvalutato.
Giusto. Le parole inesistenti in inglese non sono necessariamente
inesistenti anche in italiano. Per esempio, la frase "Senso dell'ironia, se
ci sei balzami addosso!" č composta da parole inesistenti nella lingua
inglese, ma esistenti in quella nazionale.
--
> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della lingua
> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si possa
> considerare italiano.
Dunque la parole nuove, o neologismi, prima di essere riportate in un
dizionario non esistono? Perché allora vengono riportate, se sono
inesistenti?
--
> Sicuramente, io sono il primo ad inventarsi termini, mi piace molto.
> Pero' poi non chiedo quale sia il plurale.
E fai male! Il plurale delle parole inventate non si determina ad
capocchiam, ma per analogia, come spiegato da Cingar.
--
Vediamo di capire insieme con calma chi è fra noi due che non ha
capito un cazzo.
Innanzi tutto, è fuori discussione che parola esista "lottologo"
esista, non foss'altro perché ci sono sono oltre 20.000 pagine web che
la usano (pagine italiane, mica napoletane o lapponi):
http://www.google.com/search?as_oq=lottologo+lottologi+lottologhi+lottologa+lottologhe&lr=lang_it
Parlavo della sua presunta inesistenza solo per rispondere a un'assurda
obiezione di man off the corner, che non aveva notato che il
richiedente parlava di esistenza "nel dizionario", e non in assoluto.
> >Se qualcuno la dice, la scrive, chiede qual è il suo plurale, la
> >critica sostenendo che è brutta e non si deve usare, o, insomma,
> >compie su di essa una qualsiasi operazione linguistica o
> >metalinguistica che presuppone la sua esistenza come parola, va da sé
> >che quella parola esiste, deve esistere.
>
> Certo, se vuoi puoi farla esistere, pero' se non è suoi dizionari italiani
> non stai parlando/scrivendo italiano.
Cioè, secondo te, i dizionari italiani contengono TUTTE le parole
italiane? E come spieghi, allora, che dizionari di editori diversi
hanno un diverso numero di parole? E come spieghi che gli editori di
dizionari pubblichino nuove edizioni delle loro opere?
> Chiunque poi dia consigli al riguardo finisce per essere suo malgrado
> comico.
Quindi i redattori della Zanichelli che in questo momento staranno
lavorando ai neologismi per l'ezione 2007 dello Zingarelli, sono loro
malgrado comici...
> Semplicemente perche' sta applicando ad una parola delle regole che non la
> riguardano.
>
> >Il fatto che sia riportata nei dizionari è ovviamente una
> >dimostrazione in PIÙ che tale parola esiste, ma il fatto che NON vi
> >sia riportata non può certo essere considerata una dimostrazione che
> >NON esiste, a maggior ragione se si tratta di una parola COMPOSTA da
> >elementi esistenti!
>
> Mi sembra di aver chiarito il concetto.
Più che altro, hai chiarito il tipo di individuo.
> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della lingua
> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si possa
> considerare italiano.
Un simpatico paradosso, dal quale oltre tutto si può ricavare l'ancor
più simpatico corollario che le lingue per le quali non è ancora
stato pubblicato un dizionario non hanno parole.
> Poi tu puoi inventarti quello che vuoi, ma semplicemente non stai
> comunicando in italiano, ma in un linguaggio di tua invenzione.
> Linguaggio che puo' essere simpatico, bello, affascinante, diretto,
> fastidiosto, etc. etc. etc., ma l'unica cosa certa è che non è italiano.
>
> >Sarebbe un po' come sostenere che la zanzara non esiste perché non hai
> >mai visto la gabbia delle zanzare allo zoo!
>
> Io dico che con un paragone del genere si puo' gia' iniziare a fare una
> stima del tuo quoziente intellettivo non molto incoraggiante.
Non so perché ma non mi sento affatto offeso.
> Volendo fare un paragone in ogni caso stupido, ma comunque piu' realistico,
> è come dire che un animale non esiste se non è stato catalogato da nessun
> naturalista e/o biologo.
Ma proprio niente affatto...
> > > Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di coniarla
> > > e
> > > usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la useranno
> > > e
> > > che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
>
> Sicuramente, io sono il primo ad inventarsi termini, mi piace molto.
> Pero' poi non chiedo quale sia il plurale.
Perché, normalmente, in italiano non si hanno dubbi sul plurale delle
parole.
> [...]
> >Be', sì e no... La formazione del plurale è una di quelle cose che,
> >almeno nella lingua italiana, funziona secondo regole relativamente
> >semplici e ben conosciute. Certo esistono le eccezioni ma sono,
> >appunto, eccezionali.
>
> Senza nemmeno voler considerare le numerose eccezioni, ma perche' chiedere
> le regole di un contesto al quale tu comunque non ti sei attenuto?
Ma chi non si è attenuto!? Il tizio ha letto da qualche parte
l'italianissima parola "lottologo" e, sapendo che sul plurale delle
parole terminanti in "-logo" ci sono sempre problemi è venuto qui a
chiedere lumi.
E i lumi gli sono stati dati, indipendentemente, da almeno due o tre
persone: il plurale corretto è "lottologi", anche se "lottologhi" non
è del tutto da escludersi, specie in un contesto ironico.
> A me non sembra abbia senso o quanto meno devi specificare alle regole di
> quale contesto vuoi attenerti visto che questo non è la lingua italiana.
>
> >Se io m'invento qui sui due piedi i sostantivi "spanterallo" e
> >"quaccagnella", il primo maschile e il secondo femminile, è quasi
> >scontato che i rispettivi plurali siano "spanteralli" e "quaccagnelle",
> <perché esistono decine di migliaia di sostantivi italiani terminanti
> >in "-o" e in "-a" il cui plurale può essere preso a modello.
>
> Bravissimo, tu inventati quello che vuoi.
> Pero' io posso anche inventare un termine che al singolare fa "parallosta"
> ed al plurale "paralleste".
> C'e' un cambio di radice,
Cambio di radice? Semmai c'è un umlaut.
--
Cingar
Cosa non ti è chiaro nella frase piu' volte ripetuta: "Esiste, ma non è
italiano"?
Eppure non mi sembra di difficile comprensione!.
>Perché allora vengono riportate, se sono
> inesistenti?
>
Vengono dove, quando?
Io ho detto che non è italiano se non vengono riportate sui dizionari
italiani.
Finalmente un'osservazione sensata, anche se ti smentisci appena sotto.
Riguardo l'ironia: devi scusarmi, ma sembri stupido abbastanza da fare
un'osservazione di quel tipo.
>Vediamo di capire insieme con calma chi è fra noi due che non ha
>capito un cazzo.
Vediamo........
>Innanzi tutto, è fuori discussione che parola esista "lottologo"
>esista, non foss'altro perché ci sono sono oltre 20.000 pagine web che
>la usano (pagine italiane, mica napoletane o lapponi):
>http://www.google.com/search?as_oq=lottologo+lottologi+lottologhi+lottologa+lottologhe&lr=lang_it
Io non ho detto che non esiste, ho detto che non è italiano.
Quali vocaboli appartengono al'italiano non lo determinano i siti internet
ma i dizionari.
Chi non ha capito un cazzo sembra gia' palese.
>Parlavo della sua presunta inesistenza solo per rispondere a un'assurda
>obiezione di man off the corner, che non aveva notato che il
>richiedente parlava di esistenza "nel dizionario", e non in assoluto.
> >Se qualcuno la dice, la scrive, chiede qual è il suo plurale, la
> >critica sostenendo che è brutta e non si deve usare, o, insomma,
> >compie su di essa una qualsiasi operazione linguistica o
> >metalinguistica che presuppone la sua esistenza come parola, va da sé
> >che quella parola esiste, deve esistere.
>
> Certo, se vuoi puoi farla esistere, pero' se non è suoi dizionari italiani
> non stai parlando/scrivendo italiano.
>Cioè, secondo te, i dizionari italiani contengono TUTTE le parole
>italiane?
Guarda che questo mica è un parere soggettivo, è un fatto.
>E come spieghi, allora, che dizionari di editori diversi
>hanno un diverso numero di parole? E come spieghi che gli editori di
>dizionari pubblichino nuove edizioni delle loro opere?
Non c'e' bisogno di alcuna spiegazione.
QUali vocaboli appartengono all'italiano è un giudizio soggetto a diverse
autorita', non esiste un'autorita' unica.
Pero' se nessuna autorita' (dizionario) approva il tuo termine tu non puoi
definirlo italiano.
Semplicemente perche' la tua autorita' non è sufficiente a stabilire che un
nuovo termine appartiene alla lingua italiana.
> Chiunque poi dia consigli al riguardo finisce per essere suo malgrado
> comico.>
>Quindi i redattori della Zanichelli che in questo momento staranno
>lavorando ai neologismi per l'ezione 2007 dello Zingarelli, sono loro
>malgrado comici...
Assolutamente no.
I redattori dello Zanichelli hanno l'autorita' necessaria per stabilire se
un nuovo termine appartiene alla lingua italiana.
Tu non ce l'hai.
Non puoi, come fai in questo momento, farti forte dell'autorita' dello
Zanichelli quando lei ancora non ha ufficializzato questo termine.
Quel termine esistera' in italiano nel momento in cui un dizionario lo
riportera', fino ad allora non sara' italiano.
Io non ho detto che quel termine non sara' mai italiano, ma in questo
momento non lo è (o almeno nessuno ha mostrato un vocabolario che lo
riporta).
Altrimenti io potrei dire che "galgapapa'" è italiano perche' nel 2009
uscira' sul De mauro paravia.
> Semplicemente perche' sta applicando ad una parola delle regole che non la
> riguardano.
>
> >Il fatto che sia riportata nei dizionari è ovviamente una
> >dimostrazione in PIÙ che tale parola esiste, ma il fatto che NON vi
> >sia riportata non può certo essere considerata una dimostrazione che
> >NON esiste, a maggior ragione se si tratta di una parola COMPOSTA da
> >elementi esistenti!
>
> Mi sembra di aver chiarito il concetto.
Più che altro, hai chiarito il tipo di individuo.
> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della
> lingua
> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si
> possa
> considerare italiano.
>Un simpatico paradosso, dal quale oltre tutto si può ricavare l'ancor
>più simpatico corollario che le lingue per le quali non è ancora
>stato pubblicato un dizionario non hanno parole.
I paradossi ed i corollari sono solo nella tua stupida mente.
Non conosco nessuna lingua ufficiale che non abbia un vocabolario.
Se poi intendi che una lingua inventata da te o da una tribu' indigena possa
non avere un vocabolario è vero.
Ma questo non riguarda l'italiano.
L'italiano i dizionari ce li ha e sono quelli a fare fede.
> Poi tu puoi inventarti quello che vuoi, ma semplicemente non stai
> comunicando in italiano, ma in un linguaggio di tua invenzione.
> Linguaggio che puo' essere simpatico, bello, affascinante, diretto,
> fastidiosto, etc. etc. etc., ma l'unica cosa certa è che non è italiano.
>
> >Sarebbe un po' come sostenere che la zanzara non esiste perché non hai
> >mai visto la gabbia delle zanzare allo zoo!
>
> Io dico che con un paragone del genere si puo' gia' iniziare a fare una
> stima del tuo quoziente intellettivo non molto incoraggiante.
> Non so perché ma non mi sento affatto offeso.
Io invece lo so benissimo perche' non ti senti offeso.
> Volendo fare un paragone in ogni caso stupido, ma comunque piu'
> realistico,
> è come dire che un animale non esiste se non è stato catalogato da nessun
> naturalista e/o biologo.
> Ma proprio niente affatto...
E lo confermi riga dopo riga.
> > > Ammesso e non concesso che non esista, poi, resta la libertà di
> > > coniarla
> > > e
> > > usarla, se si sente la necessità, sperando magari che altri la
> > > useranno
> > > e
> > > che la nostra invenzione linguistica avrà successo!
>
> Sicuramente, io sono il primo ad inventarsi termini, mi piace molto.
> Pero' poi non chiedo quale sia il plurale.
>Perché, normalmente, in italiano non si hanno dubbi sul plurale delle
>parole.
No, perche' i termini che invento io non ho la pretesa di definirli
"ITALIANO".
Purtroppo dopo ore di discussione un Q.I. come il tuo brancola ancora nel
buio.
> [...]
> >Be', sì e no... La formazione del plurale è una di quelle cose che,
> >almeno nella lingua italiana, funziona secondo regole relativamente
> >semplici e ben conosciute. Certo esistono le eccezioni ma sono,
> >appunto, eccezionali.
>
> Senza nemmeno voler considerare le numerose eccezioni, ma perche' chiedere
> le regole di un contesto al quale tu comunque non ti sei attenuto?
>Ma chi non si è attenuto!? Il tizio ha letto da qualche parte
>l'italianissima parola "lottologo" e, sapendo che sul plurale delle
>parole terminanti in "-logo" ci sono sempre problemi è venuto qui a
>chiedere lumi.
Non c'e' sul vocabolario. Se quella parola è italianissima, tu sei
normodotato.
>E i lumi gli sono stati dati, indipendentemente, da almeno due o tre
>persone: il plurale corretto è "lottologi", anche se "lottologhi" non
>è del tutto da escludersi, specie in un contesto ironico.
I lumi sono stati dati a capocchia.
Visto che quella parola non è italiana.
Allora io consiglio di scrivere lottologos, con analogia all'inglese.
> A me non sembra abbia senso o quanto meno devi specificare alle regole di
> quale contesto vuoi attenerti visto che questo non è la lingua italiana.
>
> >Se io m'invento qui sui due piedi i sostantivi "spanterallo" e
> >"quaccagnella", il primo maschile e il secondo femminile, è quasi
> >scontato che i rispettivi plurali siano "spanteralli" e "quaccagnelle",
> <perché esistono decine di migliaia di sostantivi italiani terminanti
> >in "-o" e in "-a" il cui plurale può essere preso a modello.
>
> Bravissimo, tu inventati quello che vuoi.
> Pero' io posso anche inventare un termine che al singolare fa "parallosta"
> ed al plurale "paralleste".
> C'e' un cambio di radice,
>Cambio di radice? Semmai c'è un umlaut.
Non conosco il significato di quella parola.
Ma trovata sul dizionario significa questo:
http://www.demauroparavia.it/124755
Significato che evidentemente non c'entra una fava con il modo in cui l'hai
utilizzato.
Ma non mi meraviglia, io 90% di quello che scrivi sono cacate.
--
Cingar
1) Riproporre una piccola parte di una risposta ampia ed articolata, che
rispondeva in maniera esaustiva a quello che dici, dimostra la tua totale
incapacita' di porti nei discorso in maniera corretta.
Ripeto in parte la risposta che è stata volutamente tagliata:
Non si capisce perche' tu debba ricercare analogie con la lingua italiana
riferendoti ad un termine che non è italiano.
Tu puoi esprimere il parere che vuoi, ma sebbene l'analogia il plurale
rimarrebbe non italiano.
Quindi tu dai il tuo parere su come ti inventeresti quel termine, ma quel
parere non vale nulla.
AltrimentiiIo suggerisco che il plurale di lottologo e lottologos, per
analogia con la lingua inglese.
> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
> news:ns96y9kgrikz$.dlg@news.lillathedog.net...
>> On Fri, 15 Sep 2006 21:51:56 +0200, GoBBaste a.g. 3 wrote:
>>
>>> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della
>>> lingua
>>> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si
>>> possa
>>> considerare italiano.
>>
>> Dunque la parole nuove, o neologismi, prima di essere riportate in un
>> dizionario non esistono?
>
> Cosa non ti è chiaro nella frase piu' volte ripetuta: "Esiste, ma non è
> italiano"?
> Eppure non mi sembra di difficile comprensione!.
Vabbe', cambiamo discorso.
Ultimamente il NG si è popolato di alcuni personaggi dalle idee alquanto
decise e intransigenti per quanto bislacche, e dai modi degni di un
principe (di Casa Savoia).
Su altri NG avrebbero forse provocato litigi e scompliglio,
usenettianamente detti "flame". Qui sono stati accolti con calma,
spiegazioni e, quanno ce vo' ce vo', ironia. :)
Sarà un'invasione di simpatici trollazzi? Saranno tutti buontemponi
litigatori di professione? Oppure sarà solo una coincidenza astrale che ha
radunato una serie di personaggi sui generis?
Poco importa. In ogni caso, amici idler (*), che sia Bostik o Vinavil qui
non attacca.
--
> Vediamo di capire insieme con calma chi è fra noi due che non ha
> capito un cazzo.
[...]
Vuoi davvero convincere un idler? ;)
Sarà che questo ng è un gruppo di persone superficiali e presuntuose,
caratterialmente affini e con velleità letterarie ?
, e quindi ancor più intolleranti di quanto lo sarebbero singolarmente,
> Sarà un'invasione di simpatici trollazzi?
'Sti cazzi!
(Cit. 44dd0171$0$15868$4faf...@reader2.news.tin.it)
> 'Sti cazzi!
Gobazzi?
Materazzi?
Fantasmi di Tognazzi?
Banali paparazzi?
Son tutti frizzi e lazzi,
amici di fantozzi,
allegri misirizzi,
amanti degli scazzi
e dei forti schiamazzi,
ma pure d'intrallazzi,
di certi ghiribizzi,
di stupidi sollazzi
con candidi sgnignazzi.
In fondo son scugnizzi,
volendo alquanto rozzi
ed un pochino truzzi,
però bravi ragazzi,
letterati scagnozzi
e con cervelli aguzzi.
Or bando ai predicozzi:
tratteniamo i singhiozzi
e avveleniamo i pozzi!
Epimeteo
---
http://www.nasa.gov/images/content/152965main_s121e07412_low_res.jpg
>
>
>
> (Cit. 44dd0171$0$15868$4faf...@reader2.news.tin.it)
>
cultura.linguistica.
bàh.
Il fatto che io posti su IDL non cambia di una virgola le mie ragioni.
Ragioni che sono palesemente esatte ed alle quali ti stai opponendo in modo
ottuso.
Ma vedi a me sembra di esprimere ragioni.
Io non è che litigo a prescindere, ma semplicemente se penso che dici
fesserie mi risulta difficile esprimermi in maniera dolce.
Anzi la cosa che odio di piu' è quando la gente risponde fingendo di non
capire le parole che hai scritto.
Quando ti si costringe a ripetere 10 volte la stessa cosa.
Ad esempio se io dico: "Questa parola non esiste in Italiano"....
Posso capire che rispondi una volta come se avessi detto che quella parola
non esiste e basta, ignorando la mia precisazione "IN ITALIANO".
Posso tollerarlo due o tre volte, ma poi inizia a risultare difficile non
dare del fesso.
.
Ma io lo dicevo per darti ragione! Scalda il cuore vedere che qualcuno
mantiene viva l'antica arte del litigio. ;)
> Posso tollerarlo due o tre volte, ma poi inizia a risultare difficile non
> dare del fesso..
Certo, ognuno fa gli consente l'educazione ricevuta...
> In sostanza hai ragione tu: i nomi che in "-logo" e che significano "colui
> che si occupa di.../esperto di..." fanno generalmente il plurale in "-gi"
> (antropologo/-gi, ideologo/-gi, enologo/-gi, ecc.). Il plurale in "-ghi" è
> caratteristico dell'omonimo suffissoide che significa "discorso
> su.../trattazione di..." (decalogo/-ghi, catalogo/-ghi, epilogo/-ghi, ecc.).
Anche il Papa ha parlato di quel suffisso lì l'altro giorno! O, per meglio
dire, ha parlato della parola greca da cui trae origine. E' nel famoso
discorso di Ratisbona che non è garbato tanto ad alcuni islamici.
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg_it.html
[...]
Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto
dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo
Vangelo con le parole: "In principio era il λόγος". È questa proprio la
stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos.
Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e
capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha
donato la parola conclusiva sul concetto biblico di Dio, la parola in cui
tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la
loro meta, trovano la loro sintesi. In principio era il logos, e il logos è
Dio, ci dice l'evangelista.
[...]
--
>> Gobazzi?
> cultura.linguistica.
> bàh.
Mano, non te ne va bene una!
In ogni caso "bah" si scrive senza accento ed a mio parere è sempre meglio
"non dire né a né ba".
Ciao,
Epimeteo
---
"... nasce un poco strisciando,
si potrebbe trattare di bisogno d'amore,
meglio non dire...
E tu
e noi...
E lei
fra noi..."
(cit. muta)
Non vorrei sembrare irrispettoso verso questo alto ragionamento, ma nella
nostra epoca materialista e commerciale "logo" è soprattutto l'abbreviazione
di "logotìpo".
De Mauro:
"Logo: la scritta, il disegno o l’insieme di entrambi che caratterizza
graficamente il marchio di un’azienda o di un prodotto."
Ciao,
Epimeteo
---
"Mi piacerebbe cantar
una canzone intelligente,
che segua un filo logico,
importante,
e che sia piena di bei ragionamenti..."
(cit. logistica)
> Non vorrei sembrare irrispettoso verso questo alto ragionamento, ma nella
> nostra epoca materialista e commerciale "logo" è soprattutto
> l'abbreviazione di "logotìpo".
C'è chi gioca con il lego e c'è chi gioca con il logo.
> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
> news:yrfa5xpd...@news.lillathedog.net...
>> [...]
>> Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo versetto
>> dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo
>> Vangelo con le parole: "In principio era il λόγος".
Che, mi sovviene, è normalmente reso in italiano con "In principio era il
Verbo". Ma dopo il ragionamento di Ratzinger su Dio "logos", ragione e
parola, dunque libero e razionale convincimento, quella traduzione mi pare
inadeguata. Sarà perché, proprio per quell'uso, ormai "il verbo" viene
associato a "verbo incarnato", una "parola" che cala dall'alto da
un'autorità e va accettata supinamente, senza discutere, forse senza
neanche pensare, il contrario del logos "parola - ragione".
>> È questa proprio la
>> stessa parola che usa l'imperatore: Dio agisce „σὺν λόγω”, con logos.
>> Logos significa insieme ragione e parola – una ragione che è creatrice e
>> capace di comunicarsi ma, appunto, come ragione.
>
> Non vorrei sembrare irrispettoso verso questo alto ragionamento, ma nella
> nostra epoca materialista e commerciale "logo" è soprattutto l'abbreviazione
> di "logotìpo".
Oibò, come mi riporti bruscamente coi piedi per terra! ;)
> Mano, non te ne va bene una!
[...]
Chi?, "Mano" della Famiglia Addams?
http://www.serietv.net/guide_complete/la_famiglia_addams/immagini/mano.gif
--
C'è chi va al lago, c'è chi va all'ago: io, per esempio.
Ma io ho l'Ego ipertrofico e tu no.
Ciao,
Epimeteo
---
"Romagna mia, Romagna in fiore,
tu sei la stella, tu sei l'amore.
Quando ti penso, vorrei tornare
dalla mia bella al casolare..."
(cit. da Lugo e dall'Ugo Casadei, orchestra romagnola)
Non lo so, devi chiederlo a lui.
Per me potrebbe essere anche "Manolenta" sotto mentite spoglie:
http://it.wikipedia.org/wiki/Eric_Clapton
Ciao,
Epimeteo
---
"... dammi una mano señorita,
tu puoi cambiare la mia vita
oppure no...
ma se non stai più nella pelle
e hai bisogno di una scusa,
puoi salire, io ne ho tante..."
(cit. manesca)
Quoto al quoto.
> [...]
> >Un simpatico paradosso, dal quale oltre tutto si può ricavare l'ancor
> >più simpatico corollario che le lingue per le quali non è ancora
> >stato pubblicato un dizionario non hanno parole.
>
> I paradossi ed i corollari sono solo nella tua stupida mente.
> Non conosco nessuna lingua ufficiale che non abbia un vocabolario.
"Dizionario", acciderbolina, "dizionario"! Ma manco la differenza fra
dizionario e vocabolario capisci?
> [...]
> Non c'e' sul vocabolario. Se quella parola è italianissima, tu sei
> normodotato.
Quoto.
> [...]
> >Cambio di radice? Semmai c'è un umlaut.
>
> Non conosco il significato di quella parola.
Cosa non particolarmente stupefacente, credimi.
--
Cingar
> On Sat, 16 Sep 2006 17:18:18 +0200, GoBBaste a.g. 3 wrote:
>
>> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
>> news:mlnv0gcdrkt9$.dlg@news.lillathedog.net...
>>> On 16 Sep 2006 02:04:57 -0700, Cingar wrote:
>>>
>>>> Vediamo di capire insieme con calma chi č fra noi due che non ha
>>>> capito un cazzo.
>>> [...]
>>>
>>> Vuoi davvero convincere un idler? ;)
>>>
>>> http://groups.google.de/group/it.discussioni.litigi/search?group=it.discussioni.litigi&q=gobbacci&qt_g=1
>>
>> Il fatto che io posti su IDL non cambia di una virgola le mie ragioni.
>> Ragioni che sono palesemente esatte ed alle quali ti stai opponendo in modo
>> ottuso.
>
> Ma io lo dicevo per darti ragione! Scalda il cuore vedere che qualcuno
> mantiene viva l'antica arte del litigio. ;)
Ovviamente, nulla in contrario che chi posta su IDL posti anche qui, se č
per parlare e discutere e non per cercare risse. Anzi, benvenuti! :) Quel
che facevo notare č che tu invece, cosě litighello e sordo a ogni
spiegazione, sei un litigatore professionista. Ciň non cambia di una
virgola le tue ragioni o i tuoi torti nel merito, ovviamente. Per te la
parola "lottologo" non esiste e il suo plurale potrebbe anche essere
"lottologos"? Bene, hai ragione tu, non insisto.
> Certo, se vuoi puoi farla esistere, pero' se non è suoi dizionari italiani
> non stai parlando/scrivendo italiano.
Al massimo puoi suppore che non esista ancora sui dizionari. Questi
lodevoli strumenti fanno catalogo dei termini che la gente usa. Quindi
un neologismo nasce PRIMA nel parlato e poi, se è sufficientemente
diffusa, approda nei dizionari, dopo aver vinto le resistenze fatue di
ambigui cavalieri, montati con orgoglio su cavalcatura fatte di pagine
accartocciate di Dante e Manzoni.
> Mi sembra di aver chiarito il concetto.
> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della lingua
> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si possa
> considerare italiano.
tutto il contrario
> Poi tu puoi inventarti quello che vuoi, ma semplicemente non stai
> comunicando in italiano, ma in un linguaggio di tua invenzione.
> Linguaggio che puo' essere simpatico, bello, affascinante, diretto,
> fastidiosto, etc. etc. etc., ma l'unica cosa certa è che non è italiano.
ancora. La gente inventa, i dizionari e le accademie ricevono e
confermano.
> Io dico che con un paragone del genere si puo' gia' iniziare a fare una
> stima del tuo quoziente intellettivo non molto incoraggiante.
> Volendo fare un paragone in ogni caso stupido, ma comunque piu' realistico,
> è come dire che un animale non esiste se non è stato catalogato da nessun
> naturalista e/o biologo.
Direi che più o meno ci siamo.
> Bravissimo, tu inventati quello che vuoi.
> Pero' io posso anche inventare un termine che al singolare fa "parallosta"
> ed al plurale "paralleste".
> C'e' un cambio di radice, visto che me lo invento io posso fare quello che
> minchia voglio.
> Quale è il problema nel momento in cui lo inventi non devi attenerti a
> nessuna regola.
Non direi. Un termine, anche inventato, dovrebbe rispettare le regole,
quando queste sono certe. Se il termine dovesse diffondersi ed entrare
nella lingua comune, i parlanti che si ritrovassero ad utilizzarlo
applicherebbero le loro conoscenze, inconsciamente, quindi se crei
un'eccezione chiedi ai parlanti di fare piè fatica del normale. A
questo punto la longevità della parola è compromessa, a meno che sia
l'unica in grado di indicare il concetto o l'oggetto in questione.
> L'analogia adesso si definisce un'autorita'!
Magari autorità no, ma insomma, ha il suo bel peso nell'evoluzione di
una lingua.
> Le regole della lingua italiana non prevedono di poter coniare il termine
> che si vuole purche' si mantenga "l'analogia".
Non mi risulta che la creazione di nuove parole segua una qualche
regola particolare. Ammetto l'ignoranza.
> La lingua italiana ha elencato i termini che puoi utilizzare, questi elenchi
> si chiamano dizionari.
Questa invece è madornale. I dizionari elencano i lemmi il cui uso è
diffuso e certificato, così come le grammatiche descrivono il
funzionamento delle lingue così come lo si è arrivato a conoscere. Se
la lingua cambia, cambiano gli strumenti che la descrivono.
Sono strumenti descrittivi, non normativi.
> Ma attendibile per chi?
Per un parlante normale, il che esclude gli iclisti. :-)
Saluti da Asterione, che visse nel labirinto
Ecco un altro gioco gratuito online, http://tinyurl.com/hp2gv
Sto leggendo: Miguel Angel Asturias, Hombres de maíz
Sto ascoltando: Miles Davis tutto il tempo
> Quindi i redattori della Zanichelli che in questo momento staranno
> lavorando ai neologismi per l'ezione 2007 dello Zingarelli, sono loro
> malgrado comici...
Se penso a come passano le loro giornate, in effetti, non so se ridere
o piangere. Che è chiaramente l'effetto di un clown. :-)
> Un simpatico paradosso, dal quale oltre tutto si può ricavare l'ancor
> più simpatico corollario che le lingue per le quali non è ancora
> stato pubblicato un dizionario non hanno parole.
Chiaro come il sole! Ora che faccio, dico a parenti e amici di
dimenticare i dialetti. E chi lo spiega a quei distratti che si
ostinano a parlare Quetchua o simili? Ci resteranno male...
___________
> Mi sembra di aver chiarito il concetto.
> Il fatto che una parola sia riportata almeno in un vocabolario della
lingua
> italiana è sicuramente condizione necessaria affinche quella parola si
possa
> considerare italiano.
tutto il contrario
un'altro troll !!!
> un'altro troll !!!
Pensala come ti pare, ma almeno scrivila giusta. "Un altro troll!!!",
senza apostrofo. Lo spazio prima del punto esclamativo è brutto, ma
passabile.
man off the corner ha scritto:
> un'altro troll !!!
Pensala come ti pare, ma almeno scrivila giusta. "Un altro troll!!!",
senza apostrofo. Lo spazio prima del punto esclamativo è brutto, ma
passabile.
ma come, non ai leto le 'urdimisssime' sul itagliano ?
vatoi a conprare subbito il dizzionario in e dicola, oggi !!!
ci trovrarai un saccco di stringhe nuove bele a pena uscite dali orifizzzi
di calc'uno o cualkekcosa,
come:
prrrrrrr, burp, dljksdalkjòdsalkjsa, 93939ywudk, 0dj3kj
l'itagliano e belo perche u!sato
usa anke tu nuoci termini e loggismi e phonemi !
partecipa al concorzo.
richi premi !
Riky, premi !
proxima estrazzzione:
SETTIMANA PROXIMA !!!!
Ma manco i troll li fanno più come una volta!? Ridateci Luna di Fiele,
please!
--
Cingar
prlrorloprprprlorporp plisplisplispli plisplisplispli plisplisplispli
plisplisplispli plisplisplispli
plisplisplispli plisplisplispli plisplisplispli plisplisplispli
plisplisplispli plisplisplispli plisplisplispli
plin plin plin
sticapplin
ploplopolopolon
mi dici per favore il conginudivo piųrale di plopdledlsaloio ?
Forse non è un semplice troll, ma una vittima del terribile virus
dell'ultima parola. Pare una forma grave.
>
> Forse non è un semplice troll, ma una vittima del terribile virus
> dell'ultima parola. Pare una forma grave.
Sindrome di Arcore
Forse non è un semplice troll, ma una vittima del terribile virus
dell'ultima parola. Pare una forma grave.
a me sto ng pare una forma greve.
la versione greve di un ng.
e non si aggiunge nemmeno il carattere '>' nel testo del messaggio cui si
risponde.
>> Un simpatico paradosso, dal quale oltre tutto si può ricavare l'ancor
>> più simpatico corollario che le lingue per le quali non è ancora
>> stato pubblicato un dizionario non hanno parole.
>
> Chiaro come il sole! Ora che faccio, dico a parenti e amici di
> dimenticare i dialetti. E chi lo spiega a quei distratti che si
> ostinano a parlare Quetchua o simili? Ci resteranno male...
Resteranno senza parole!
> Resteranno senza parole!
Non per questo cessa di esistere la linguistica: esiste anche il linguaggio
dei sordomuti.
[Chissà se ci sono anche dei gruppi di discussione di sordomuti...]
Ciao,
Epimeteo
---
"... mmmmm...
mmmm mmm mmmmmm...
mm mmmmmm mmm mm..."
(cit. da Madame Butterfly di Giacomo Puccini,
atto secondo, coro a bocca chiusa)
> "... mmmmm...
> mmmm mmm mmmmmm...
> mm mmmmmm mmm mm..."
> (cit. da Madame Butterfly di Giacomo Puccini,
> atto secondo, coro a bocca chiusa)
Detto "I lombardi alla prima crociata".
> "Enrico C" <use_reply...@despammed.com> ha scritto nel messaggio
> news:aoa14xbz...@news.lillathedog.net...
>> On 18 Sep 2006 00:42:42 -0700, Asterione wrote:
>>> Chiaro come il sole! Ora che faccio, dico a parenti e amici di
>>> dimenticare i dialetti. E chi lo spiega a quei distratti che si
>>> ostinano a parlare Quetchua o simili? Ci resteranno male...
>
>> Resteranno senza parole!
>
> Non per questo cessa di esistere la linguistica: esiste anche il linguaggio
> dei sordomuti.
Ma le parole son sempre le stesse, o no?
Mi pare che usino, in ogni caso, un linguaggio gestuale basato sulle
rispettive lingue di appartenenza, non un'interlingua autonoma.
> [Chissà se ci sono anche dei gruppi di discussione di sordomuti...]
alt.fan.ornella-muti ?
Ti sbagli. I linguaggi dei segni sono vere e proprie lingue (non
"interlingue", che significa tutt'altro) e non hanno alcuna relazione con le
lingue sonore parlate nella stessa zona.
Anzi, per il fatto di avere più "sorgenti" contemporanee di segnali (le due
mani, ed eventualmente la faccia) credo che la loro grammatica funzioni in
modo leggermente diverso da quello delle lingue sonore.
Ovviamente, ai sordomuti viene anche insegnato quanto meno a leggere e
scrivere la lingua degli udenti della loro comunità, e possibilmente anche a
pronunciarla, leggerla sulle labbra, ecc.
> > [Chissà se ci sono anche dei gruppi di discussione di sordomuti...]
Prima però bisogna imparare a leggere e scrivere, che è un discreto
rebelòtt:
http://signwriting.org/lessons/elessons
Suppongo che per i newsgruppari sordomuti sia molto più semplice usare la
lingua degli udenti, oppure scambiarsi filmati.
> alt.fan.ornella-muti ?
--
Cingar
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> Enrico C ha scritto:
>> [...]
>>>> Resteranno senza parole!
>>>
>>> Non per questo cessa di esistere la linguistica: esiste anche il
> linguaggio
>>> dei sordomuti.
>>
>> Ma le parole son sempre le stesse, o no?
>> Mi pare che usino, in ogni caso, un linguaggio gestuale basato sulle
>> rispettive lingue di appartenenza, non un'interlingua autonoma.
> Ti sbagli. I linguaggi dei segni sono vere e proprie lingue (non
> "interlingue", che significa tutt'altro)
Se però esistesse un unico linguaggio internazionale utilizzato da tutti i
sordomuti del mondo, non sarebbe una sorta di interlingua?
> e non hanno alcuna relazione con le
> lingue sonore parlate nella stessa zona.
Capito. Dunque, ne deduco, non esiste una corrispondenza biunivoca tra
parole italiane e linguaggio dei sordomuti italiani.
> Anzi, per il fatto di avere più "sorgenti" contemporanee di segnali (le due
> mani, ed eventualmente la faccia) credo che la loro grammatica funzioni in
> modo leggermente diverso da quello delle lingue sonore.
Per esempio?
> Ovviamente, ai sordomuti viene anche insegnato quanto meno a leggere e
> scrivere la lingua degli udenti della loro comunità, e possibilmente anche a
> pronunciarla, leggerla sulle labbra, ecc.
Per questo pensavo che il loro linguaggio fosse semplicemente la lingua del
luogo espressa attraverso segni diversi dalla normale rappresentazione
grafica, perché se così non è occorre imparare due lingue anziché una!
--
Immagino di sì, se esistesse.
> > e non hanno alcuna relazione con le
> > lingue sonore parlate nella stessa zona.
>
> Capito. Dunque, ne deduco, non esiste una corrispondenza biunivoca tra
> parole italiane e linguaggio dei sordomuti italiani.
Esatto. Anzi, addirittura non esiste alcuna corrispondenza fra famiglie
linguistiche parlate e quelle "segnate".
Per esempio, nel "mondo del suono" gli Stati Uniti e la Gran Bretagna
parlano la stessa lingua, mentre la Francia ne parla una completamente
diversa; per i sordomuti la questione è totalmente ribaltata: la
lingua dei segni statunitense (ASL) è strettamente affine a quella
francese (SLF), mentre quella britannica (BSL) è completamente
diversa.
> > Anzi, per il fatto di avere più "sorgenti" contemporanee di segnali (le due
> > mani, ed eventualmente la faccia) credo che la loro grammatica funzioni in
> > modo leggermente diverso da quello delle lingue sonore.
>
> Per esempio?
Ne so solo qualcosa per sentito dire. Se non ho capito male, può
succedere che due o più componenti di una frase (per esempio, soggetto
e predicato) possono essere espressi *contemporaneamente*, anziché uno
dopo l'altro come ci obbliga a fare il nostro codice monodimensionale.
> Ovviamente, ai sordomuti viene anche insegnato quanto meno a leggere
e
> > scrivere la lingua degli udenti della loro comunità, e possibilmente anche a
> > pronunciarla, leggerla sulle labbra, ecc.
>
> Per questo pensavo che il loro linguaggio fosse semplicemente la lingua del
> luogo espressa attraverso segni diversi dalla normale rappresentazione
> grafica, perché se così non è occorre imparare due lingue anziché una!
Infatti, i sordomuti (e i loro familiari ed educatori) andrebbero
considerati a tutti gli effetti persone bilingui.
--
Cingar
Ma quello non dovrebbe essere un movimentologo? (Da non confondere con lo
studioso del bradisismo, che si chiama scarligologo -- e non mi chiedere
quali siano i corrispondenti plurali, ché finché non esce lo Zingarelli 2018
non posso certo saperlo.)
Veramente è sulla seconda (lot-TO-lo-go).
> Veramente è sulla seconda (lot-TO-lo-go).
Ehm, si contano dal fondo. Ma grazie per l'interessamento :-)
> Marco ha scritto:
>
>> Veramente č sulla seconda (lot-TO-lo-go).
>
> Ehm, si contano dal fondo.
Comunemente, perň, si contano dall'inizio. Se esiste una convenzione
diversa tra addetti ai lavori, varrebbe la pena ricordarlo, altrimenti
l'equivoco č piů che sicuro. :)
Diamine, non pensavo che esistessero contatori di sillabe professionisti. Ma
bisogna iscriversi all'albo? :-)
A parte gli scherzi, anche se è vero che la cosa dovrebbe essere
risaputissima fin dalle scuole elementari, per evitare qualsiasi equivoco,
Asterione poteva forse dire "penultima" anziché "seconda" sottintendendo
"dal fondo".