Dopo lunga discussione qualcuno ha proposto "chi non rischia non si
arrabbia".
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
"Maurizio Pistone" <scri...@mauriziopistone.it>
ha scritto nel messaggio
news:1jt2uq7.1j14wgy1r14zh1N%scri...@mauriziopistone.it...
> La frase, proposta in un esercizio sui pronomi
> relativi, è risultata
> incomprensibile all'intera classe (2ª
> professionale).
>
> Dopo lunga discussione qualcuno ha proposto "chi
> non rischia non si
> arrabbia".
>
vuoi vedere che è colpa della scuola materna?
> La frase, proposta in un esercizio sui pronomi relativi, è risultata
> incomprensibile all'intera classe (2ª professionale).
Cosa vuoi che sia?
L'anno scorso ho proposto a una trentina di ragazzi 21-30 anni,
laureati o quasi, di giocare a mosca cieca e un buon terzo di questi
non aveva la minima idea di cosa fosse ^___^
Ciao
Luca
Beh, la frase non è usatissima, certamente non fra i giovani. Oggi è un
lascito letterario. E il significato comune di "rosicare" è di essere
rabbiosamente impotenti.
> [...]
> E il significato comune di "rosicare" è di essere
> rabbiosamente impotenti.
Non presso i topi :-)
Roger
---
Tolto il xpost
E i roditori si chiamavamo "rosoris", ma già in latino "rodere" aveva
il doppio significato.
k
Cioè? Rabbia o rischio?
Poiché oggi ci sono molte "tope" che cercano di "rosicare" posti di
prestigio, i giovani di oggi dovrebbero comprendere il verbo. :-)
Variante lucchese -viareggina - versiliese:
"Chi 'un piange 'un puppa"
Ciao
Mic
> Variante lucchese -viareggina - versiliese:
> "Chi 'un piange 'un puppa"
Chi chiagne fotte
Ma in quale zone d'Italia? Non che abbia fatto un sondaggio, ma a naso
dalle mie parti mi pare comune.
> Oggi è un lascito letterario.
Davvero? Io lo ritenevo un modo di dire popolare, come lo sono la
maggior parte dei proverbi, non particolarmente letterario.
A proposito:
http://www.proverbi-italiani.com/cerca-155-C.html
> E il significato comune di "rosicare" è di essere
> rabbiosamente impotenti.
Anche.
Un po' più a ovest, diventa:
Nothing ventured, nothing gained.
io ho alunni che non distinguono il soggetto dal complemento oggetto. Liceo.
Però è natale, siamo tutti più buoni, per cui invece di 2 darò loro 3.
Questo perchè ? perchè inizialmente ti fidi dei genitori, che ti prendono
per il culo dicendoti che << sono stati sfortunati, perchè alle medie hanno
incontrato solo docenti impreparati >>. Poi ti rendi conto che non studiano
un cazzo nemmeno ora, che sono al liceo, e quindi capisci che i genitori
sono più imbecilli dei figli.
--
maximum solacium est cogitare id sibi accidisse quod omnes ante se passi
sunt omnesque passuri; et ideo mihi videtur rerum natura, quod gravissimum
fecerat commune fecisse, ut crudelitatem fati consolaretur aequalitas
Boh? Io l'ho imparata sui libri. E sentita da persone che l'avevano
imparata sui libri e volevano scherzare, non certo parlare come
mangiano. Meridione.
>> Oggi è un lascito letterario.
>
>Davvero? Io lo ritenevo un modo di dire popolare, come lo sono la
>maggior parte dei proverbi, non particolarmente letterario.
Io ho un libro di proverbi, e la gran parte hanno un sapore
settecentesco, e certamente non li ho mai sentiti. I detti moderni sono
sempre meno proverbi e sempre più slogan pubblicitari.
> Ma in quale zone d'Italia? ..cut... Io lo ritenevo un modo di dire popolare,
E' un vecchio proverbio, dalle mie parti decisamente datato. Sono sicura
che anche i giovani di qui, se interpellati, non ne saprebbero dare un
senso.
Tabhall
>> Chi chiagne fotte
La versione napoletana DOC dovrebbe essere
"Chi chiagne, fotte a chi ride"
ma qualche siciliano precisa che
"Cumannari è megliu ca futtiri"...
'u Pimeteu
---
http://www.youtube.com/watch?v=_PvVslE_pdc
"... tu ca nun chiagne
e chiagnere me faie,
tu stanotte addò staie?
Voglio a te,
voglio a te,
chist'uocchie te vonno
n'ata vota vedè..."
http://www.youtube.com/watch?v=P76Rz7NfILE
(cit. di un piangina)
> [...]
> "Cumannari è megliu ca futtiri"...
Però l'una non esclude l'altra.
C'è gente che comanda e fotte, a tutto spiano.
Corre però il rischio, a furia di comandare (e di fottere) di
rimanere fottuto
> 'u Pimeteu
Ciao,
Roger
> non studiano un cazzo nemmeno ora
studiare è una di quelle cose che impari da piccolo, altrimenti non
l'impari mai più
A Roma "Chi non risica, non rosica" mi pare abbastanza comune.
>>> Oggi è un lascito letterario.
>>
>> Davvero? Io lo ritenevo un modo di dire popolare, come lo sono la
>> maggior parte dei proverbi, non particolarmente letterario.
>
> Io ho un libro di proverbi, e la gran parte hanno un sapore
> settecentesco,
Bum!
> e certamente non li ho mai sentiti.
Ci sono alcuni detti popolari caduti in disuso, dunque datati o
addirittura obsoleti, ma questo sol fatto non li rende particolarmente
"letterari".
> I detti moderni sono
> sempre meno proverbi e sempre più slogan pubblicitari.
Non mi pare. La maggior parrte dei detti in uso sono ancora oggi quelli
di origine tradizionale, spesso contadina. Si continua a dire dei
piccioni e delle fave, anche se non ho mai visto nessuno acchiappare
due piccioni con una fava. Campa cavallo prima che cambi la situazione.
O magari rassegnati o non sufficientemente motivati, chissà.
Se un discente va bene, un pizzichino di merito l'avrà anche il suo
docente. Ma anche se va male.
Se così non fosse, ci sarebbe da chiedersi cosa ci stanno a fare i
docenti.
A mio avviso bisognerebbe dare la "pagella" agli insegnanti: se la loro
classe migliora nella loro materia (secondo test standard somministrati
a inizio e fine anno da esaminatori esterni), allora premi e
riconoscimenti all'insegnante bravo e capace, oltre alle promozioni
per i ragazzi; se viceversa la classe non va avanti, allora nisba,
conseguenze negative per tutti, docenti e discenti.
Stare "sulla stessa barca" mi pare un'ottima motivazione per darsi da
fare ed evitare di affondare.
Ottima scusa per deresponsabilizzare gli insegnanti delle Superiori.
Un po' più a nordest, diventa:
Риск - благородное дело.
Ciao, Wo.
--
Un po' più a nord, diventa:
Frisch gewagt ist halb gewonnen.
>> studiare � una di quelle cose che impari da piccolo, altrimenti non
>> l'impari mai pi�
>
>Ottima scusa per deresponsabilizzare gli insegnanti delle Superiori.
>
Ce ne sono tante balorde, chissa' che questa non sia piu' saggia.
> [...]
>
> (secondo test standard somministrati
> a inizio e fine anno da esaminatori esterni), ...
Somministrare un test? Forse perché vivo all'estero da molti
anni, nel mio idioletto somministro solo dei medicinali.
Anche leggendo la voce somministrare su www.treccani.it non
trovo nessun significato adeguato alla frase citata, tranne
forse "Con valore scherz. o iron., dare qualcosa di
sgradito, che però si ritiene dovuto o meritato", ma non mi
pare che edevils volesse essere scherzoso o ironico.
Qualcuno mi illumina su questo uso di somministrare? Alcuni
anni fa lessi in un altro gruppo "una società di
somministrazione di lavoro interinale", e la mia reazione
spontanea fu: "In pillole o supposte?"
> La versione napoletana DOC dovrebbe essere
> "Chi chiagne, fotte a chi ride"
"a chi rerë" volendo scrivere la e finale che non si pronuncia
> "Cumannari è megliu ca futtiri"...
cummannari, megghju
Ma abbiamo trovato chi dice che in un'intera classe nessuno lo
conosceva. Ne deduciamo che, almeno lì, popolare non è di certo. Dove
ho trascorso l'infanzia, mi pare sia la stessa cosa. Io l'ho imparato
sui libri. Insomma, abbiamo un po' di indizi che comune non sia.
>> Io ho un libro di proverbi, e la gran parte hanno un sapore
>> settecentesco,
>
>Bum!
Fuochi d'artificio :)
>Non mi pare. La maggior parrte dei detti in uso sono ancora oggi quelli
>di origine tradizionale, spesso contadina. Si continua a dire dei
>piccioni e delle fave, anche se non ho mai visto nessuno acchiappare
>due piccioni con una fava. Campa cavallo prima che cambi la situazione.
Sì, infatti. Suppongo sia per questo che ormai si perdono, quali più
velocemente quali meno. Molti sono talmente lontani dall'esperienza
quotidiana che non si sa proprio cos significano. Per esempio, perché
la gatta ci lascia lo zampino? Perché il padrone la picchia? E tutte
le spiegazioni che ho sentito sul campa cavallo non mi hanno convinto.
'sti giovani d'oggi...
Bisognerebbe anche vedere quant'è ampio il loro vocabolario. Forse
anche le parole "posologia", "lezioso" e "parco" come aggettivo sono
sconosciute a quella classe di cui sopra.
> Ne deduciamo che, almeno lì, popolare non è di certo. Dove
> ho trascorso l'infanzia, mi pare sia la stessa cosa.
Forse sono anche differenze regionali, non saprei.
> Io l'ho imparato
> sui libri. Insomma, abbiamo un po' di indizi che comune non sia.
D'altra parte, Google mi conta quasi trentamila occorrenze per "Chi non
risica, non rosica", che non sono pochissime. L'ordine di grandezza è
lo stesso di "Meglio soli che male accompagnati".
>
>>> Io ho un libro di proverbi, e la gran parte hanno un sapore
>>> settecentesco,
>>
>> Bum!
>
> Fuochi d'artificio :)
:-D
>> Non mi pare. La maggior parrte dei detti in uso sono ancora oggi quelli
>> di origine tradizionale, spesso contadina. Si continua a dire dei
>> piccioni e delle fave, anche se non ho mai visto nessuno acchiappare
>> due piccioni con una fava. Campa cavallo prima che cambi la situazione.
>
> Sì, infatti. Suppongo sia per questo che ormai si perdono, quali più
> velocemente quali meno. Molti sono talmente lontani dall'esperienza
> quotidiana che non si sa proprio cos significano. Per esempio, perché
> la gatta ci lascia lo zampino? Perché il padrone la picchia? E tutte
> le spiegazioni che ho sentito sul campa cavallo non mi hanno convinto.
Eppure la proverbiale gatta continua a essere usata come monito per
ogni genere di avvertenze (a volte ci lascia lo zampino, altre volte fa
i gattini ciechi!), il somaro e la capra continuano a essere usati come
termine di paragone per chi dice scioccheze oppure non studia, il
proverbiale cavallo continua a campare (e guai a guardargli in bocca!)
e via dicendo e proverbiando. :-)
"Somministrare un test" è un'espressione che ho sentito molto spesso, ma
forse è da considerare specialistica della didattica.
In genere, la gente comune non dice così; direbbe, piuttosto, "far fare
un test", "far svolgere un test".
"Somministrazione di lavoro interinale" è anche questa un'espressione
piuttosto comune, visto il grande successo e diffusione di queste agenzie.
Concordo, comunque, sull'impressione di "cosa sgradita" che il verbo
"somministrare" produce in chi sente queste espressioni, seppur corrette
e perfettamente neutre.
Arrivo a capire fin qui, perché è quasi uguale: "Risk" :-)
> D'altra parte, Google mi conta quasi trentamila occorrenze per "Chi non
> risica, non rosica", che non sono pochissime. L'ordine di grandezza è
> lo stesso di "Meglio soli che male accompagnati".
il bue dà del cornuto all'asino: 26.300
ogni scarrafone bello mamma sua: 13.300
"chi sa fa chi non sa insegna" (questo l'ho virgolettato, poiché
contiene parole molto comuni, e sarebbero possibili segnalazioni di
altre combinazioni): 14.300
>>> Beh, la frase non è usatissima, certamente non fra i giovani.
>>
>> Ma in quale zone d'Italia? Non che abbia fatto un sondaggio, ma a naso
>> dalle mie parti mi pare comune.
>
> Boh? Io l'ho imparata sui libri. E sentita da persone che l'avevano
> imparata sui libri e volevano scherzare, non certo parlare come
> mangiano. Meridione.
Io con tutta probabilità l'ho imparata sui fumetti; poi mi capita di
sentirla in TV; qui dai parlanti veneti non è un proverbio molto usato:
non è nato nel terreno nostro, non fa parte della nostra cultura
popolare regionale.
Io credo che tutto ciò che è popolare romano prima o poi diventa
popolare italiano; ma questo avviene grazie alla TV e ai mezzi di
comunicazione, perciò un romano probabilmente certe espressioni le sente
fin da piccolo dette dai parenti, dagli amici, ecc., mentre chi non è
romano le impara un pochino più avanti con l'età dalla TV, dai libri,
giornali, fumetti, ecc.
C'è un altro proverbio che è simile a questo ma che viene molto usato
anche da noi veneti, anche (e soprattutto) nel nostro dialetto: "boca
sarà no ciapa mosche", che letteralmente significa "bocca chiusa non
piglia mosche", e da noi viene usato in riferimento al fatto che se si
vuole ottenere qualcosa bisogna farsi avanti, farsi sentire, parlare.
Questo è il senso che diamo noi, però recentemente ho sentito in TV (o
forse letto da qualche parte) questo proverbio pronunciato da parlanti
non veneti, e veniva usato per dire esattamente l'opposto: cioè che per
non avere ripercussioni spiacevoli ("le mosche") è meglio tenere la
bocca chiusa.
Questo non lo conoscevo, ma mi chiedo perché uno dovrebbe desiderare di
prendere mosca in bocca, a meno che non sia un rospo! :-D
> Questo è il senso che diamo noi, però recentemente ho sentito in TV (o forse
> letto da qualche parte) questo proverbio pronunciato da parlanti non veneti,
> e veniva usato per dire esattamente l'opposto: cioè che per non avere
> ripercussioni spiacevoli ("le mosche") è meglio tenere la bocca chiusa.
Infatti, è il senso che avevo immaginato per primo, riferito
negativamente a chi parla quando dovrebbe tacere. Come diceva Oscar
l'irlandese, «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir
bocca e togliere ogni dubbio.»
:-D
"Maurizio Pistone" <scri...@mauriziopistone.it>
ha scritto nel messaggio
news:1jt4gj9.qgr1l2cg717N%scri...@mauriziopistone.it...
> barbapapà <nonomail@l> wrote:
>
>> non studiano un cazzo nemmeno ora
>
> studiare è una di quelle cose che impari da
> piccolo, altrimenti non
> l'impari mai più
>
Che ti dicevo? colpa della scuola materna!
>> Questo è il senso che diamo noi, però recentemente ho sentito in TV (o
>> forse letto da qualche parte) questo proverbio pronunciato da parlanti
>> non veneti, e veniva usato per dire esattamente l'opposto: cioè che
>> per non avere ripercussioni spiacevoli ("le mosche") è meglio tenere
>> la bocca chiusa.
>
> Infatti, è il senso che avevo immaginato per primo, riferito
> negativamente a chi parla quando dovrebbe tacere. Come diceva Oscar
> l'irlandese, «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca
> e togliere ogni dubbio.»
> :-D
In effetti, trovo pure io che questa interpretazione sia più logica. Non
so perché noi qui lo usiamo per dire proprio il contrario; forse
pensavamo proprio ai rospi? boh!
Altri proverbi e modi di dire molto comuni e popolari qui in Veneto sono
questi:
"El magro s-giossa sempre sol grasso" = "il magro sgocciola sempre sul
grasso", ovvero è sempre chi è più povero a sacrificarsi per rendere
ancora più ricco chi già lo è.
"mangiare i risi in testa a qualcuno" significa essere più alto
(fisicamente): di solito si dice di un ragazzo, quando crescendo diventa
più alto dei suoi genitori; ma più anche essere usato in senso
metaforico per dire che una persona è superiore ad un'altra e la
comanda, pur essendo partita da una posizione inferiore.
"ciucià e spuà"="succhiato e sputato", si dice di persona molto molto magra.
"bronsa querta"="legna ardente coperta", si dice di persona in apparenza
mite e tranquilla, ma che in realtà è l'esatto contrario; equivale
all'italiano "acqua cheta".
"stimate sesto, che te ghe un bel manego"="pavonéggiati, cesto, perché
hai un bel manico"; si dice quando una persona si vanta di qualche suo
atto o qualità in una situazione in cui sarebbe stato meglio tacere,
dimostrando poco tatto e delicatezza.
"xe peso el tacòn del buso"="è peggio la pezza del buco"; si dice
quando, per rimediare ad un difetto, si fa qualcosa di maldestro,
ottenendo un risultato ancora peggiore.
Concludo con un'espressione bellissima che ho sempre sentito usare solo
da mia nonna e dai suoi parenti, e che ha una sua storia dietro.
L'espressione è un dialogo:
- Miclèsia, vuto panà?
- Cì, mama!
- Va tortea sora dea toa!
- Massa fadiga!
Traduzione:
- Miclèsia, vuoi panà?
- Cì, mamma!
- Vai a prenderla, è sul tavolo.
- Troppa fatica!
Questa Miclèsia (che nome!) è una bambina un po' viziata (da notare che
dice "Cì", non "Sì") che vuole la panà (è una pappetta che si dava una
volta ai bambini piccoli), tuttavia quando sua mamma le dice di andarla
a prendere sul tavolo, lei dice che è troppa fatica.
Questo dialoghetto mia nonna lo ripete, recitandolo, e cambiando pure
voce a seconda delle parti, ogni qual volta qualcuno, pur mostrando di
volere una cosa, alla prova dei fatti si rivela sfaticato e non si
imepegna neanche un po' per arrivarci, aspettando che siano gli altri a
portargli tutto su un piatto d'argento.
Non credo che sia un detto diffuso in altre parti del Veneto, penso sia
un'invenzione di mia nonna. Probabilmente mia nonna avrà sentito o letto
questo dialoghetto da qualche parte, e poi ne ha ricavato un uso
"proverbiale" che ha tramandato a figli e nipoti.
(P.S.: ho tolto il crucipost).
Il contrario di quello che è successo a "A rolling stone gathers no
moss": una volta significava che se non hai radici non combinerai
niente, adesso significa che se segui sempre la solita routine ti
arruginisci.
> "mangiare i risi in testa a qualcuno" significa essere più alto
> (fisicamente): di solito si dice di un ragazzo, quando crescendo diventa
> più alto dei suoi genitori; ma più anche essere usato in senso
> metaforico per dire che una persona è superiore ad un'altra e la
> comanda, pur essendo partita da una posizione inferiore.
"Tizio a Caio je magna 'n capu" si dice anche a Rieti, ma l'ho
sentito solo nel significato figurato.
Ho fatto un piccolo test chiedendo a un'altra persona cosa vuol dire
quell'espressione (che non conosceva), e anche lei l'ha interpretata
nel senso che è meglio tenere la bocca chiusa.
> Altri proverbi e modi di dire molto comuni e popolari qui in Veneto sono
> questi:
>
> "El magro s-giossa sempre sol grasso" = "il magro sgocciola sempre sul
> grasso", ovvero è sempre chi è più povero a sacrificarsi per rendere ancora
> più ricco chi già lo è.
>
> "mangiare i risi in testa a qualcuno" significa essere più alto
> (fisicamente): di solito si dice di un ragazzo, quando crescendo diventa più
> alto dei suoi genitori; ma più anche essere usato in senso metaforico per
> dire che una persona è superiore ad un'altra e la comanda, pur essendo
> partita da una posizione inferiore.
La conoscevo, ma senza i risi.
> "ciucià e spuà"="succhiato e sputato", si dice di persona molto molto magra.
>
> "bronsa querta"="legna ardente coperta", si dice di persona in apparenza mite
> e tranquilla, ma che in realtà è l'esatto contrario; equivale all'italiano
> "acqua cheta".
>
> "stimate sesto, che te ghe un bel manego"="pavonéggiati, cesto, perché hai un
> bel manico"; si dice quando una persona si vanta di qualche suo atto o
> qualità in una situazione in cui sarebbe stato meglio tacere, dimostrando
> poco tatto e delicatezza.
>
> "xe peso el tacòn del buso"="è peggio la pezza del buco"; si dice quando, per
> rimediare ad un difetto, si fa qualcosa di maldestro, ottenendo un risultato
> ancora peggiore.
Questa credo di averla sentita in originale. :-)
> Concludo con un'espressione bellissima che ho sempre sentito usare solo da
> mia nonna e dai suoi parenti, e che ha una sua storia dietro.
>
> L'espressione è un dialogo:
> - Miclèsia, vuto panà?
> - Cì, mama!
> - Va tortea sora dea toa!
> - Massa fadiga!
>
> Traduzione:
> - Miclèsia, vuoi panà?
> - Cì, mamma!
> - Vai a prenderla, è sul tavolo.
> - Troppa fatica!
Bella! :-)
Dal Veneto trovo anche questi:
| http://www.dialettando.com/proverbi/hitlist_new.lasso?regione=Veneto
blagorodnoe delo
che significa: boh?
--
"Chi brucia i libri, presto o tardi arriverà a bruciare gli
esseri umani."
-- Heinrich Heine
Agli studenti si somministrano anche test ed esami, spesso altrettanto
sgraditi dei medicinali. Se poi mangiano a mensa, gli si somministrerà
qualche sbobba calda.
> Anche leggendo la voce
> somministrare su www.treccani.it non trovo nessun significato adeguato alla
> frase citata,
Il significato è anzitutto quello principale riportato dal Treccani:
"Dare, distribuire ad altri, adempiendo un proprio ufficio specifico, o
un cómpito particolare".
> tranne forse "Con valore scherz. o iron., dare qualcosa di
> sgradito, che però si ritiene dovuto o meritato", ma non mi pare che edevils
> volesse essere scherzoso o ironico.
Chissa! B-)
> Qualcuno mi illumina su questo uso di somministrare?
Google mostra molti esempi d'uso: quasi 9.000 per "test da
somministrare", probabilmente in gran parte di ambito didattico, contro
80 risultati per "test da far svolgere" e 2.600 per "test da far fare".
.
Nel parlar comune si direbbe "far fare", ma scrivendo su
it.istruzione.scuola non mi è dispiaciuto usare il termine più
specifico.
> Alcuni anni fa lessi in
> un altro gruppo "una società di somministrazione di lavoro interinale", e la
> mia reazione spontanea fu: "In pillole o supposte?"
Quest'uso qua, non lo conoscevo.
Infatti dicevo che è "ottima"! Ce ne sono di ben peggiori. :-)
Allora dovrebbe essere possibile dire che l'insegnante ha
dato il test. Analogamente, l'insegnante ha dato l'esame.
Chiamatemi retrogrado, ma io gli esami li ho dati solo da
studente.
Forse è solo una coincidenza del tutto casuale, ma mi sembra
che questo uso crescente di somministrare, anche nell'altro
esempio che non conoscevi, rispecchi il fatto che la società
italiana rifila sempre più spesso ai giovani delle supposte.
> Allora dovrebbe essere possibile dire che l'insegnante ha dato il test.
> Analogamente, l'insegnante ha dato l'esame. Chiamatemi retrogrado, ma io gli
> esami li ho dati solo da studente.
> Forse è solo una coincidenza del tutto casuale, ma mi sembra che questo uso
> crescente di somministrare, anche nell'altro esempio che non conoscevi,
> rispecchi il fatto che la società italiana rifila sempre più spesso ai giovani
> delle supposte.
Ma no, questo sarebbe già un tentativo di terapia...
Quello che io temo è che, sia pure a fin di bene, gli si somministri l'estrema
unzione.
Epi(taffio)
---
"... son morto con altri cento,
son morto ch'ero bambino,
passato per il camino
e adesso sono nel vento..."
http://www.youtube.com/watch?v=AMvd6X-X9rQ
(cit. estrema)
E infatti all'uscita è possibile chiedere: "Che test ti hanno dato?".
> Analogamente, l'insegnante ha dato l'esame. Chiamatemi retrogrado, ma io gli
> esami li ho dati solo da studente.
Anche. Però stai confondendo piani e registri diversi. In un discorso
sulla didattica su it.istruzione.scuola, i termini possono anche non
essere quelli del "parlar comune".
> Forse è solo una coincidenza del tutto casuale, ma mi sembra che questo uso
> crescente di somministrare, anche nell'altro esempio che non conoscevi,
> rispecchi il fatto che la società italiana rifila sempre più spesso ai
> giovani delle supposte.
Il minuto di sociologia spicciola non poteva mancare.
>> "mangiare i risi in testa a qualcuno" significa essere più alto
>> (fisicamente): di solito si dice di un ragazzo, quando crescendo
>> diventa più alto dei suoi genitori; ma più anche essere usato in senso
>> metaforico per dire che una persona è superiore ad un'altra e la
>> comanda, pur essendo partita da una posizione inferiore.
>
> La conoscevo, ma senza i risi.
Io con i ravioli al posto dei risi. :-))
k