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La Pigrizia ando' al mercato

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Vitt

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to
ed un cavolo compro'.
Mezzogiorno era suonato
quando a casa ritorno'.

.......l'acqua e appizzo il foco,
....


Come continua?

E per essere in topica, appizzare non esiste nel D - O.
E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?
--
Bye
Vitt

ICQ 56664938

Ferdinando Chiodo

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to
On Sat, 22 Jan 2000 11:26:03 GMT, Vitt <v.m...@iol.it> wrote:

>Mezzogiorno era suonato
>quando a casa ritorno'.

Come ricorda mia zia Guglielmina, 86 anni, calabrese:
Prese l'acqua, accese il fuoco,
Si sedette e riposo`.
Ed or, persa ormai la lena,
Sola al buoi ella resto`
Ed a letto senza cena
La Pigrizia se ne ando`.

>E per essere in topica, appizzare non esiste nel D - O.
>E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?

"Appicciare", nel significato di accendere il fuoco, credo sia un
verbo registrato anche nel Vocabolario della Crusca, visto che e`
stato adoperato anche da toscani illustri, come ad esempio Benedetto
Menzini o il Magnifico. Quanto all'etimologia, credo che abbia a che
fare con la pece, piu` che con la pizza.
Ciao
Ferdinando

Anna Martini

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to

Vitt <v.m...@iol.it> wrote in message
up0j8scbhtc5ic4h8...@4ax.com...

> ed un cavolo compro'.
> Mezzogiorno era suonato
> quando a casa ritorno'.
>
> .......l'acqua e appizzo il foco,
> ....
>
> Come continua?

"prese" (non sono sicura) l'acqua e accese il fuoco,
si sedette e riposň;
ed intanto, a poco a poco,
anche il sole tramontň...

Anna

fiamma

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to

Vitt <v.m...@iol.it> wrote in message
up0j8scbhtc5ic4h8...@4ax.com...
> ed un cavolo compro'.
> Mezzogiorno era suonato
> quando a casa ritorno'.
>
> .......l'acqua e appizzo il foco,
> Come continua?

Prese l'acqua, accese il fuoco

e di lì si addormentò.

Io la so così.
Fiammetta


Mariuccia Ruta

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to
"Anna Martini" <annp...@tin.it> wrote:

> Vitt <v.m...@iol.it> wrote in message
> up0j8scbhtc5ic4h8...@4ax.com...
> > ed un cavolo compro'.
> > Mezzogiorno era suonato
> > quando a casa ritorno'

> > .......l'acqua e appizzo il foco,
> > Come continua?

> "prese" (non sono sicura) l'acqua e accese il fuoco,

Siine certa, cara Anna ^_^.

| La pigrizia andň al mercato
| ed un cavolo comprň.
|
| Mezzogiorno era suonato
| ed a casa ritornň.
|
| Prese l'acqua, accese il fuoco,


| si sedette e riposň;
| ed intanto, a poco a poco,
| anche il sole tramontň.
|

| Cosě, persa ormai la lena,
| sola, al buio, ella restň.
| Ed a letto, senza cena,
| poveretta! se ne andň.

Credo sia questa la versione completa: mi č tornata in mente grazie ai
post di Anna e di Ferdinando.

Sono appena rientrata e questo č il primo filone che ho aperto; non
potevo non rispondere ... prima_ancora_che_immediatamente! ^_^.
Grazie ad Anna e alla zia Guglielmina di Ferdinando ho colmato, ancora
una volta, una delle inevitabili lacune dovute al ... calendario! *_^.
Vado a leggere gli altri messaggi.
Intanto ... Bacioni a tutti ^_^.

--
Ciao
MariucciaŽ

Mariuccia Ruta

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to
La gatta frettolosa ... fece i gattini ciechi! :-))

Mi sovviene un altro particolare, scusa Vitt.
Attenzione al quarto verso.

:::::::::::::::::::::::
*QUANDO*
a casa ritornò.
:::::::::::::::::::

> | La pigrizia andò al mercato
> | ed un cavolo comprò.
> |
> | Mezzogiorno era suonato,
> | *QUANDO* a casa ritornò.


> |
> | Prese l'acqua, accese il fuoco,

> | si sedette e riposò;


> | ed intanto, a poco a poco,

> | anche il sole tramontò.
> |
> | Così, persa ormai la lena,
> | sola, al buio, ella restò.


> | Ed a letto, senza cena,

> | poveretta! se ne andò.

--
Ciao
Mariuccia®

Mariuccia Ruta

unread,
Jan 22, 2000, 3:00:00 AM1/22/00
to
Vitt <v.m...@iol.it> wrote:

> [...]


> E per essere in topica, appizzare non esiste nel D - O.

Io conosco "appicciare" (siciliano), che però non trovo sui dizionari.
Farò una ricerca più accurata, domani, se sei sempre interessato.

> E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?

Quello che tu trascrivi "pissà", io l'ho trovato con la zeta: *pizzà*.

Trascrivo da: "I Dialetti Italiani" - dizion. etimolog. della UTET:

"APPICCIÀ": v. (marchigiano; laziale; abruzzese; molisano; campano;
pugliese; lucano; sardo [mi suona nuovo]). "Accendere", con varianti:
*appaceà*, *appeccià*, *mpicciari*, *picciare* ecc. e *appicciare* nel
toscano.
Si ritiene che siano sviluppi di 'appiccare'/'attaccare', verbo già
testimoniato da Dante e di etimo incerto.
Sarebbero da collegare al tipo centromeridionale 'appicciare', le
forme SETTENTRIONALI (del piemontese, lombardo, emiliano, romagnolo,
veneto, trentino) *impizzare*, *pizzare*, *PIZZA'* ='accendere' con
sostituzione di prefisso, mentre altri ritiene che si debba partire
dal settentrionale "impjàr" adattato alla fonetica di *appicciare*.

--
Ciao
Mariuccia®

Ferdinando Chiodo

unread,
Jan 23, 2000, 3:00:00 AM1/23/00
to
In article <3889fb46...@news.interbusiness.it>, on Sat, 22 Jan

2000 19:11:23 GMT, Mariuccia Ruta wrote:

>Io conosco "appicciare" (siciliano), che però non trovo sui dizionari.

Il Gabrielli registra il verbo transitivo "appicciare", anche nel
significato di "Attaccare il fuoco a qualche cosa e quindi
accenderla". Es. "Pare appicciato il foco in ogni stroppia" (Lorenzo
de' Medici); "Appicciare la pipa". [...] Probabilmente dal latino
popolare "adpiceare", appiccicare, congiungere, derivato da "piceus",
di pece. Secolo XIII.
Ciao
Ferdinando

Vitt

unread,
Jan 23, 2000, 3:00:00 AM1/23/00
to
Mariuccia Ruta nel messaggio <3889fb46...@news.interbusiness.it> ha
scritto:

> Vitt <v.m...@iol.it> wrote:
>
>> [...]
>> E per essere in topica, appizzare non esiste nel D - O.
>

>Io conosco "appicciare" (siciliano), che però non trovo sui dizionari.

Appicciare c'è sul D - O come congiungere strettamente o come ,accopstare il
fuoco a qualche cosa per accenderla>(region.)

>> E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?

>Si ritiene che siano sviluppi di 'appiccare'/'attaccare', verbo già


>testimoniato da Dante e di etimo incerto.
>Sarebbero da collegare al tipo centromeridionale 'appicciare', le
>forme SETTENTRIONALI (del piemontese, lombardo, emiliano, romagnolo,
>veneto, trentino) *impizzare*, *pizzare*, *PIZZA'* ='accendere' con
>sostituzione di prefisso, mentre altri ritiene che si debba partire
>dal settentrionale "impjàr" adattato alla fonetica di *appicciare*.

Ah, la scrittura nei dialetti! Si sa come si dice ma non come si scrive.
E come si dicesse ne sono sicuro: ricordo una canzone giovanile, leggermente
scurrile, cantata all'uscita dalle osterie (senza la h):

"La compagnia del fil de fer (x3 volte), l'e' semper ciucca."

e che proseguiva dicendo (usando la s sasso)

"Fermess un pu, lassem pissa' (x3),...la sigarètta!"

(Chiedo scusa per l'uso non tollerato di è, ma era proprio la sigarètta, con
la è lombarda)

Giovanni Drogo

unread,
Jan 24, 2000, 3:00:00 AM1/24/00
to
On Sat, 22 Jan 2000, Mariuccia Ruta wrote:

> Quello che tu trascrivi "pissà", io l'ho trovato con la zeta: *pizzà*.

E' uno di quei casi di grafie del milanese legate piu' all'etimologia che alla
pronuncia, con in piu' un elemento di "educazione". Come quelli che scrivono
"sangu" (ma pronunciano "sang") o "in piazza del Domm" (ma si pronuncia "in
piassa del Dom". In genere tali grafie (ampliamente usate) non mi piacciono.

In questo caso c'e' anche appunto un elemento di "buona educazione" per
evitare la omografia con un termine ritenuto scurrile ("accendere" e' scritto
"pizza'" ma pronunciato "pissa'" [anche "impissa'"], "pisciare" e' scritto
"pissa'" ma pronunciato "pisa'")

--
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magica

unread,
Jan 24, 2000, 3:00:00 AM1/24/00
to
In <3889fb46...@news.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...
> Vitt <v.m...@iol.it> wrote:

>> E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?

> Quello che tu trascrivi "pissà", io l'ho trovato con la zeta: *pizzà*.

> Trascrivo da: "I Dialetti Italiani" - dizion. etimolog. della UTET:

> "APPICCIÀ": v. (marchigiano; laziale; abruzzese; molisano; campano;
> pugliese; lucano; sardo [mi suona nuovo]). "Accendere", con varianti:
> *appaceà*, *appeccià*, *mpicciari*, *picciare* ecc. e *appicciare* nel
> toscano.

Mmmmm.

Allora, noi bassobergamaschi diciamo "'mpisa`" nel senso di accendere,
con la esse dura (mi pare anche i milanesi, anche se la loro esse dura
e` un po' meno dura della nostra). E questo "'mpisa`" con elisione
iniziale potrebbe stare per "ampisa`" o per "impisa`".

Francamente non capisco l'uso della zeta (ho visto usare la zeta per
indicare la esse dolce, ma la esse dura mai), anche se l'ortografia e`
una convenzione. Ancor meno la capisco se penso al fatto che anche i
verbi italiani corrispondenti (anche nella forma, intendo) a quelli con
l'infinito in "sa`" non terminano in "zare", ma in "scia`re" o in
"ssare": "pisa`" -> "pisciare", "pasa`" -> passare".

Gian Carlo


Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.

magica

unread,
Jan 24, 2000, 3:00:00 AM1/24/00
to
In <4ack8so3mtkq1mah1...@4ax.com> Vitt scrive...

> E come si dicesse ne sono sicuro: ricordo una canzone giovanile,
> leggermente scurrile, cantata all'uscita dalle osterie (senza
> la h):

[...]
> "Fermess un pu, lassem pissa' (x3),...la sigarčtta!"

> (Chiedo scusa per l'uso non tollerato di č, ma era proprio la
> sigarčtta, con la č lombarda)

Una sigaretta lombarda con due "t"? (-:

Comunque forse dovremmo spiegare che la canzone da te citata contiene un
gioco di parole. Che esiste anche nella versione bassobergamasca:

"E se so cio'c lasim 'mpisa` (tre volte dall'inizio)
[pausa]
la sigare`ta".
[la "c" finale di cioc e` dura, le "s" sono tutte dure]

Dopo la terza "e (anche) se sono ubriaco, lasciatemi accendere", che
pero` suona come "e (anche) se sono ubriaco, lasciatemi pisciare" (le
orecchie pudiche spero mi scuseranno) c'e` una pausa piu` o meno lunga
(a discrezione di chi canta), e alla fine si aggiunge "la sigaretta",
che cambia completamente il significato della frase.

Ma questa e` una tecnica spesso usata nelle canzoni popolari, anche in
lingua.

Mariuccia Ruta

unread,
Jan 24, 2000, 3:00:00 AM1/24/00
to
magica <macc...@my-deja.com> wrote in message
86hd11$7e0$1...@nnrp1.deja.com...

> In <3889fb46...@news.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...
> > Vitt <v.m...@iol.it> wrote:

> >> E' solo lombardo, derivato di "pissa'"?

Mariuccia:


> > Quello che tu trascrivi "pissà", io l'ho trovato con la zeta:
*pizzà*.
> > Trascrivo da: "I Dialetti Italiani" - dizion. etimolog. della
UTET:

> > [...]

Gian Carlo:
> Mmmmm.

Ripeto:


<<Trascrivo da: "I Dialetti Italiani" - dizion. etimolog. della
UTET:>>

Gian Carlo:
> [...]

Non so che cosa dire: io ho solo trascritto fedelmente
ciò che riporta il DEDI. Mi piacerebbe capirci qualcosa di più.
Continuerò le mie ricerche, anche se penso sia un'impresa ardua.

Ciao
Mariuccia®

magica

unread,
Jan 24, 2000, 3:00:00 AM1/24/00
to
In <86hjs8$htu$1...@fe1.cs.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...

>Non so che cosa dire: io ho solo trascritto fedelmente
>ciò che riporta il DEDI. Mi piacerebbe capirci qualcosa
>di più. Continuerò le mie ricerche, anche se penso sia
>un'impresa ardua.

Beh, se non fosse ardua, che gusto ci sarebbe? Però poi non tenerti
per te sola i risultati. (-:

Aggiungo che oggi, quando ho scritto...

>>Ancor meno la capisco se penso al fatto che anche i
>>verbi italiani corrispondenti (anche nella forma, intendo)
>>a quelli con l'infinito in "sa`" non terminano in "zare",
>>ma in "scia`re" o in "ssare": "pisa`" -> "pisciare",
>>"pasa`" -> passare"

...ho scritto una sciocchezza. Poco fa stavo guardavo un documentario:
Giovanni XXIII (bergamasco: ma è un acso) a Roma, durante il "discorso
della luna" diceva: "Fate una carezza ai vostro bambini". Beh, mi sono
ricordato che noi diciamo "caresà" pee "carezzare", e in italiano il
verbo termina proprio in "zzare" (beh, almeno le zeta però non sono
dolci).

Ciao.

Gian Carlo


Mariuccia Ruta

unread,
Jan 25, 2000, 3:00:00 AM1/25/00
to
macc...@my-deja.com (magica) wrote:

> Mariuccia Ruta scrive...
> >Non so che cosa dire: io ho solo trascritto fedelmente
> >ciò che riporta il DEDI. Mi piacerebbe capirci qualcosa
> >di più. Continuerò le mie ricerche, anche se penso sia
> >un'impresa ardua.
>
> Beh, se non fosse ardua, che gusto ci sarebbe?

Hai ragione! ^_^.

> Però poi non tenerti per te sola i risultati. (-:

Come puoi pensarlo?
Sono o no, indefessa sostenitrice delle chat_OT? :-)))
Scherzi a parte, in questo periodo avrei bisogno che le giornate
durassero 48 ore almeno; ma ti prometto che farò le ricerche
corrispondenti e ti (vi?) farò sapere.

> Aggiungo che oggi, quando ho scritto...

> >>[...]


> Poco fa stavo guardavo un documentario:
> Giovanni XXIII (bergamasco: ma è un acso) a Roma, durante il "discorso
> della luna" diceva: "Fate una carezza ai vostro bambini". Beh, mi sono
> ricordato che noi diciamo "caresà" pee "carezzare", e in italiano il
> verbo termina proprio in "zzare" (beh, almeno le zeta però non sono
> dolci).

Ecco! Hai fatto bene a scrivere quest'ultima precisazione: nella frase
da te citata, ricordo che Papa Giovanni pronunciava "careSSa", una
doppia esse che non era precisamente tale in quanto aveva un suono
oscillante fra esse e zeta. Ma ero ragazzina e non mi curavo molto
delle questioni linguistiche o dialettali, quindi ci sta che il
ricordo sia alquanto falsato.

> Ciao.

^_^ Buona giornata ^_^.

--
Ciao
Mariuccia®


magica

unread,
Jan 25, 2000, 3:00:00 AM1/25/00
to
In <388d3b1b...@news.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...

> ma ti prometto che farò le ricerche corrispondenti e ti (vi?)
> farò sapere.

Ci conto.

> nella frase da te citata, ricordo che Papa Giovanni pronunciava
> "careSSa", una doppia esse che non era precisamente tale in
> quanto aveva un suono oscillante fra esse e zeta.

Accidenti. L'avessi saputo prima, avrei ascoltato con maggiore
attenzione (ora mi devo cercare una registrazione del discorso).

Io non mi sono accorto di cio` che dici, ma che sia cosi` e`
plausibilissimo. Nei dialetti bergamaschi da Bergamo in giu` (su quelli
a nord non ci giurerei) i suoni corrispondenti alla zeta italiana (aspra
e dolce) non esistono. E una persona, l'ho visto verificarsi diverse
volte, puo` diventare, per cosi` dire, non solo (parzialmente) sorda a
questi suoni, ma, come conseguenza, anche muta (i sordomuti sono di
solito muti perche' sordi, no?).

Ciao.

Message has been deleted

Giovanni Drogo

unread,
Jan 25, 2000, 3:00:00 AM1/25/00
to
On Tue, 25 Jan 2000, marapi wrote:

> > Quello che tu trascrivi "pissà", io l'ho trovato con la zeta: *pizzà*.
>

> Mio nonno, classe 1879, ha sempre distinto "piza' ul sufranel", da "pisa'".
> Zona Busto Arsizio (Varese)

Se ben ricordo quel che mi diceva mio padre che lavorava da quelle parti (e le
commedie dei Legnanesi), il bustocco (come il brianzolo o il comasco) ha una
"zeta" molto piu' marcata del milanese ... che conosce solo la s sonora e la s
sorda (la s di rosa e' quella che nell'alfabeto fonetico si indica come /z/).

Da questo punto la grafia convenzionale (che a me generalmente non piace, ma
che e' la piu' diffusa) milanese con una z non pronunciata (pizza')
evidentemente rispetta una derivazione che negli altri dialetti si e'
mantenuta foneticamente. Anche se non mi e' chiaro da cosa derivi :

pisa' o pissa' sono affini all'italiano "pisciare" (sc -> s) che suppongo
derivi da qualche forma popolare latina

piza' o pizza' (per me piu' comune nella forma "impizza'" : "impissa la lus"
(accendi la luce) non mi pare abbiano un corrispettivo italiano.
Impizzare, appizzare mi paiono dei dialettismi. Qual'e' la radice ?

Giovanni Drogo

unread,
Jan 25, 2000, 3:00:00 AM1/25/00
to
On Tue, 25 Jan 2000, magica wrote:

> plausibilissimo. Nei dialetti bergamaschi da Bergamo in giu` (su quelli
> a nord non ci giurerei) i suoni corrispondenti alla zeta italiana (aspra
> e dolce) non esistono.

Da Bergamo in GIU' con le carte geografiche orientate come ?

(dopo la visita alla mostra sulla cartografia dello stato di Milano in epoca
spagnola all'Archivio di Stato, e la lettura di due interessantissimi volumi
della CARIPLO sulle provincie di Bergamo e Como che mi ha regalato la mia
banca, so bene che le carte non sono sempre state orientate col nord in alto)

Infatti a me risulta che in Brianza e nel Comasco e nell'Alto Milanese la
zeta la pronuncino (anzi, addirittura tenda a sostituire la s ...)

Message has been deleted

magica

unread,
Jan 26, 2000, 3:00:00 AM1/26/00
to
In <Pine.OSF.4.20.000125...@poseidon.ifctr.mi.cnr.it>
Giovanni Drogo scrive...

> Da Bergamo in GIU' con le carte geografiche orientate come ?

Lo sapevo. Frequentare questo gruppo non solo non dissipa i dubbi (i
file sono ancora li` nel limbo), non solo fa riaffiorare sopite
incertezze (qual e` vuole l'apostrofo? Qual e` sempre troncato? E tal?),
ma ne genera di nuove. (-:

Ora non so piu` nemmeno se sono bassobergamasco, altobergamasco,
estobergamasco o, orribile a pronunciarsi, ovestobergamasco. Gli unici
fortunati sono gli abitanti di Bergamo, che sono solo bergamaschi. Anzi
no, perche' quali sono quelli "de sura" e quali quelli "de sota"?

> le carte non sono sempre state orientate col nord in alto

Vero. E non solo quelle delle Lombardia.

E, per di piu`, anche tu le puoi girare. (-:

magica

unread,
Jan 26, 2000, 3:00:00 AM1/26/00
to
In <86miai$vn$1...@nnrp1.deja.com>...
...ho, tutt'altro che esaustivamente, risposto a Giovanni Drogo...

>> le carte non sono sempre state orientate col nord in alto

> Vero. E non solo quelle delle Lombardia.
> E, per di piu`, anche tu le puoi girare. (-:

E, ancora per di piu`, le puoi anche guardare in trasparenza. (-:

E, prime che qualcuno mi prenda per pazzo, ricordo che anni fa il
professore di disegno (famoso architetto di fama internazionale di cui
ora, e` il mio giorno delle amnesie, non ricordo il nome) ci spiego` che
esistono stati in cui le planimetrie non sono viste da sopra, ma da
sotto. E che se ne accorse quando presento`, a un concorso pubblico, il
progetto di un aeroporto, che gli fu restituito con l'invito a
correggerlo, dato che gli ingressi non avevano alcun senso nella
posizione in cui erano stati disegnati.

Pensa se la stessa cosa accadesse in Italia. Il progetto a lati
invertiti potrebbe addirittura vincere il concorso e l'aeroporto essere
costruito, prima che ci si accorga che, magari, l'accesso e`
impossibile, oppure che gli aerei durante il decollo andrebbero a
sbattere contro chissa` cosa.

Giovanni Drogo

unread,
Jan 26, 2000, 3:00:00 AM1/26/00
to
On Wed, 26 Jan 2000, magica wrote:

> > le carte non sono sempre state orientate col nord in alto
>

> E, per di piu`, anche tu le puoi girare. (-:

tanto per curiosita', alla citata mostra di mappe dello stato milanese in
epoca spagnola, c'erano almeno un paio di cartine di valli o corsi di fiume
(ne ricordo sicuramente una sulle contese confinarie pressp Vedeseta in Val
Taleggio) che avevano un DOPPIO orientamento.

Cioe' la parte alla destra e alla sinistra orografica avevano orientamenti
opposti, per cui per leggere i nomi bisognava comunque girarle !

Quaker

unread,
Jan 26, 2000, 3:00:00 AM1/26/00
to

magica <macc...@my-deja.com> wrote in message
86k6uu$9ch$1...@nnrp1.deja.com...

| In <388d3b1b...@news.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...
|
| > ma ti prometto che farò le ricerche corrispondenti e ti (vi?)
| > farò sapere.
|
| Ci conto.
|
| > nella frase da te citata, ricordo che Papa Giovanni pronunciava
| > "careSSa", una doppia esse che non era precisamente tale in
| > quanto aveva un suono oscillante fra esse e zeta.
|
| Accidenti. L'avessi saputo prima, avrei ascoltato con maggiore
| attenzione (ora mi devo cercare una registrazione del discorso).
|

Cerca nel sito della RAI, e precisamente nell'archivio delle voci
della Radio. Potrai sentire il passo centrale del discorso di apertura
del Concilio di Giovanni XXIII, cosi' come tante altre chicche (da
Marconi a Grazia Deledda, a Pirandello, alle notizie principali del
secolo).

--
L'uomo e' un bipede implume


Mariuccia Ruta

unread,
Jan 27, 2000, 3:00:00 AM1/27/00
to
magica <macc...@my-deja.com> wrote:

> In <388d3b1b...@news.interbusiness.it> Mariuccia Ruta scrive...

> > [...]


> Accidenti. L'avessi saputo prima, avrei ascoltato con maggiore
> attenzione (ora mi devo cercare una registrazione del discorso).

Trovata?

> Io non mi sono accorto di cio` che dici, ma [...]


> (i sordomuti sono di solito muti perche' sordi, no?).

Non riesco ad afferrare il nesso, ma suppongo di sě.
O ti riferisci al tuo ostinato voler giustificare l'apostrofo su
"qual č"? :)))

--
Ciao
MariucciaŽ


L'Affittatore

unread,
Jan 31, 2000, 3:00:00 AM1/31/00
to

Vitt ha scritto nel messaggio ...

>ed un cavolo compro'.
>Mezzogiorno era suonato
>quando a casa ritorno'.


prese l'acqua, accese il fuoco,
e a seder si riposo'

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