Fino a qualche anno fa, come commento al racconto di avvenimenti
strani/improbabili/paradossali, sentivo solo dire frasi di questo tipo: sono
storie - sono leggende - sono cazzate - sono balle, etc.
Oggi mi sembra che sia in uso soprattutto la definizione " sono leggende
metropolitane", anche quando i fatti narrati sono avvenuti in un paesino di
montagna, o non hanno una loro ubicazione precisa.
Si tratta di un'espressione di moda del tipo " piccolo borghese" negli anni
'70, o c'è qualcosa di più giustificante?
Ciao
Erny
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> Oggi mi sembra che sia in uso soprattutto la definizione " sono leggende
> metropolitane", anche quando i fatti narrati sono avvenuti in un paesino di
> montagna, o non hanno una loro ubicazione precisa.
Vediamo un po': una "leggenda metropolitana" è quella che si sviluppa
laddove la maggior parte delle persone non potrebbe mai dimostrarne
l'infondatezza; e laddove le persone, non usando il buon senso o la
logica, sono portate a recepire per buono tutto ciò che viene loro
riferito.
Questo, in realtà, è più facile che avvenga in ambienti popolosi, dove
l'autore della diceria è difficile da scovare; diventa quindi
improvabile chiedere direttamente conferma di quanto ascoltato.
In un piccolo paese se Tizio dicesse "nella mia cantina ieri sera ho
visto un coccodrillo bianco" sarebbe facile che qualcuno gli chiedesse
di potere verificare de visu quanto appena riferito.
Se nello stesso paese Caio dicesse "ieri sera mia sorella è stata rapita
e oggi l'abbiamo ritrovata senza un rene e con una cicatrice sul
fianco", ebbene sarebbe molto facile verificare immediatamente lo stato
di salute della sorella di Caio.
In una città, invece, diventa più facile sentire dire "Tizio mi ha detto
che il suo amico Caio conosceva una ragazza la cui sorella è stata
rapita per prelevarne un rene".
In conclusione, cosa necessita per fare nascere una leggenda
metropolitana? Una buona dose di ignoranza, una popolazione
sufficientemente numerosa. Inoltre la leggenda metropolitana ha
tendenzialmente il seme della non verosimiglianza di quanto affermato:
coccodrilli bianchi e ciechi nelle fogne di Nuova York, donne rapite a
scopi chirurgici ecc.
La "diceria" di paese, invece, è quasi sempre verosimile: il fattore
Tizio che ha avuto una vacca che ha partorito un vitello con due teste è
storia verosimile, per chi abita in campagna.
Le streghe che popolano i boschi sono, in qualche modo, verosimili.
Tutti i montanari hanno sentito, almeno una volta, strani rumori,
sensazioni di presenze, fruscii, strane orme. Ricavarne l'esistenza di
esseri innaturali è verosimile.
Per concludere: credo che l'espressione "leggenda metropolitana"
descriva un tipo di leggenda molto diversa da quelle di montagna o di
mare (pesche miracolose, onde alte cento metri, strani abitatpri degli
abissi). Non credo sia una moda linguistica.
P.
> Per concludere: credo che l'espressione "leggenda metropolitana"
> descriva un tipo di leggenda molto diversa da quelle di montagna o di
> mare (pesche miracolose, onde alte cento metri, strani abitatpri degli
> abissi). Non credo sia una moda linguistica.
La moda sta nel chiamare "leggenda metropolitana"
tutto ciò che c'è di "verosimile ma non verificato".
E comunque, la leggenda metropolitana ha in sé
qualcosa di "tecnologico", di "progredito" o comunque,
di "metropolitano" (l'autostoppista fantasma, ad esempio,
non è un semplice fantasma, ma è qualcuno che ti chiede
un passaggio, scende regolarmente, e poi - magari a
distanza di tempo - vieni a sapere che è una persona morta
da anni)
--
Er Roscio.
[...]
>In una città, invece, diventa più facile sentire dire "Tizio mi ha detto
>che il suo amico Caio conosceva una ragazza la cui sorella è stata
>rapita per prelevarne un rene".
No, non sono Tizio e Caio i protagonisti delle LM... ma "mio cuggino"
:-)
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching