Ho seguito il dibattito sulla correttezza di qual'è con un certo
interesse.
Particolarmente interessante (vedi citazioni in coda) la legittimità che
il Manzoni attribuisce a "pover cane" (da un messaggio di Nicola Nobili)
e che il Carducci nega.
Conoscevo già la regolina del "prova a usare la parola tronca seguita da
una parola che inizia con consonante".
Qualche giorno fa ho trovato sul noto romanzo di Cervantes (in
traduzione italiana, naturalmente) un "buon'ora" che mi ha lasciato
assai perplesso.
Ancora più lo sono dopo una breve ricerchina con altavista (mezz'ora,
non di più) che ha portato alle citazioni seguenti:
A buon'ora vengono quelli che hanno da far viaggio, i
lavoranti, i barcaruoli, i marinai, tutta gente che si alza di buon
mattino.
(C.Goldoni, La bottega del caffè, I,1)
chi mangia di buon'ora con un pugno rompe un muro,
(L.Veronelli, Cucina di Calabria)
Egli è buon'ora! -
(G. Della Casa, Galateo cap. VIII)
In buon'ora.
(G.Boccaccio, Decamerone , VII nov.5)
Il triste annuncio giunse di buon'ora al Circolo.
(G.Verga, I ricordi del capitano D'Arce)
Si lasciavano di buon'ora, Lina porgeva appena la mano
(G.Verga, La Coda del Diavolo)
E, dulcis in fundo, una delle 7 ricorrenze nell' opera principale di uno
scrittore lombardo che, se è vero che ha predicato bene come dice
Nicola, sembra razzolare maluccio:
Renzo si lasciò veder di buon'ora,
(A.Manzoni, I promessi sposi, cap. VII)
Marco Alberici wrote:
> Qualche giorno fa ho trovato sul noto romanzo di Cervantes (in
> traduzione italiana, naturalmente) un "buon'ora" che mi ha lasciato
> assai perplesso.
Uhm, non capisco perché ti lasci perplesso: "buona ora" è giusto che venga
eliso in "buon'ora". "Ora" è sostantivo femminile e gli articoli e aggettivi
che lo precedono possono essere elisi: "un'ora", "buon'ora" e anche
"brutt'ora". Curiosità: tu scriveresti "buon ora"? E perché? Quale sarebbe
la giustificazione?
Paolo
Paolo Bonardi :
> Curiosità: tu scriveresti "buon ora"? E perché?
Hai ragione. Colpa anche di un errore presente nella stampa o nella traduzione
del Don Chisciotte:
"ed era sopratutto buon amica dei poverelli, donde io tengo per fermo che sia
presentemente a godere nel cielo un'eterna felicità"
frase a cui ho attribuito valenza di corretto troncamento mettendomi a cercare
errori su errori presenti solo nella mia testa.
Sono partito da una mia convinzione di totale anarchia in materia e di non
validità della regola di Gabrielli, confortato da un esempio che avrei fatto
meglio a citare : su una carta geografica trovo Sant'Angelo dei Lombardi, su un
atlante Sant Angelo dei Lombardi.
Ciao. Marco.
Beh, Paolo... pare proprio che ci troviamo sempre a discutere di questo:-)
Così qui posso anche rispondere a Marco Alberici.
Com'è noto, l'uso di un apostrofo denuncia la presenza del fenomeno
dell'elisione. L'elisione è la perdita fonetica e grafica della vocale atone
di una parola davanti alla vocale iniziale della parole seguente. Quindi
"una ora" diventa "un'ora", mentre "un orario" rimane "un orario" perché non
c'è niente da elidere. Tu Paolo dici che Ora consente l'elisione davanti a
sé poiché sostantivo femminile, e questo è in parte vero, ma lo è solo per
quanto riguarda "una" e i suoi composti, quindi in realtà l'elisione avviene
anche con parole maschili; l'unica accortezza da tenere presente è che il
maschile ha anche "un", che - come dicevo poco sopra - non è necessario
elidere. (scusa se dico questo ma, con il tuo accenno al femminile, non
vorrei che qualcuno fraintendesse e scrivesse - e dicesse - "bell uomo").
Pertanto si può avere, appunto, "bell'uomo", "quest'asino di...(completate
voi), "sant'Antonio" ecc., tutti casi di elisione.
L'apocope (o troncamento) si dà invece in quei casi in cui cade l'elemento
fonico finale di una parola, che può essere una vocale, una consonante o
anche un'intera sillaba.
A parte le forme 'fossili' (bontà et similia) e i casi di apocope
obbligata (che bel momento!)
il problema posto da Alberici riguarda -alla fin fine- le differenze tra
apocope e elisione e quindi come bisogna considerare il caso di "buon'ora",
se sia -per l'appunto- troncamento o no. La regoletta che Marco cita
(controllare se il termine tronco si può utilizzare davanti a parola
iniziante in consonante) parrebbe in questo caso essere smentita: "buon'ora"
risulta darsi con l'apostrofo nei fari riferimenti trovati. In realtà questa
regoletta si trova reinterpretata da LEONE [1967] che ritiene che davanti a
vocale si possa parlare, foneticamente, solo di elisione, segnalata o meno
graficamente (con l'apostrofo). Quando
è necessario l'apostrofo? Per distinguere la seconda parola dalla prima,
quando la prima non ha esistenza a sé; torniamo così a "un'ora", "un
orario". Nel primo caso, la mancanza dell'articolo indeterminativo femminile
rende necessaria la segnalazione grafica.
Alla luce di questa lettura della questione possiamo dire che:
1) In "buon ora " si verifica elisione
2) Tale elisione non va segnalata graficamente con l'apostrofo, poiché si
trova anche "buon giorno" (nel senso "il buon giorno si vede dal mattino",
non nel senso del saluto)
3) La regola va rapportata all'odierno stato della nostra lingua, poiché si
legge in Dante, purgatorio ecc. ecc. "pover cielo" (che oggi nessuno
direbbe) che autorizzerebbe il non corretto "pover uomo", al posto del
corretto "pover'uomo"
Buon giorno!!
Emiliano Mafrici
emaf...@hotmail.com