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... ma non vedete nel cielo
quelle macchie d'azzurro e di blu?
E' la pioggia che va...
Giovanni Battista Ramusio, Navigazioni et viaggi Volume primo
Molto interessante.
Grazie, Padre, per la segnalazione.
Di certo conoscerà questo dizionarietto
http://www.vigata.org/dizionario/camilleri_linguaggio.html
dove però, con qualche esagerazione, si fa un uso improprio del titolo di
"sommo".
Li assolva.
Epimeteo
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"Da molte stelle mi vien questa luce;
ma quei la distillò nel mio cor pria
che fu sommo cantor del sommo duce."
(cit. somma del vero Sommo alla sommità del Paradiso, XXV, 70)
Si tratta del Cyperus esculentus, noto nell'italiano del Settecento
come "babbagigi", e in varianti toscane "bacicci".
http://it.wikipedia.org/wiki/Cyperus_esculentus
k
>> Di certo conoscerà questo dizionarietto
>> http://www.vigata.org/dizionario/camilleri_linguaggio.html
>> dove però, con qualche esagerazione, si fa un uso improprio
>> del titolo di "sommo".
> Si potrebbe chiamarlo "il Sommetto".
Carino!
Mi ricorda un po' il "tesoretto"... Anzi adesso provo a chiamare 'tesoretto'
Eulalia e poi ti faccio sapere le sue reazioni.
Adesso che ci penso, un "Tesoretto" (ma anche un "Trésor") lo scrisse
Brunetto Latini, letterato fiorentino e apprezzato maestro del Sommo, ma
anche da lui in qualche modo punito, dal momento che lo mette all'Inferno,
tra i sodomiti, fingendo stupore ("Siete voi qui, ser Brunetto?").
>> "Da molte stelle mi vien questa luce;
>> ma quei la distillò nel mio cor pria
>> che fu sommo cantor del sommo duce."
>> (cit. somma del vero Sommo alla sommità del Paradiso, XXV, 70)
> C'è un pittore che si chiama Cima da Conegliano.
"Cima" mi sembra una parola ambigua, che non sa decidersi tra mare (grossa
fune usata dai marinai) e montagna (sommità). Del resto "kyma" in greco vuol
dire "onda", "flutto", ma anche "rampollo", "frutto", "stelo" e "punta dello
stelo".
In effetti io pensavo che Conegliano fosse nella pianura veneta, verso il
mare, però guardando bene sulla mappa ho visto che è quasi sotto le
montagne. A sua volta "cima" mi ricorda il Cimone, una montagna
dell'appennino tosco-emiliano, sede di stazioni sciistiche, che però non
intende rinunciare al pensiero del mare. Anche qui, infatti, si fa di tutto
per far passare il concetto che il Cimone è la montagna della riviera
romagnola (lo slogan è "Dal Cimone scivola a Riccione"), promettendo che "i
bambini che acquisteranno uno skipass al Cimone potranno passare
gratuitamente una giornata all'Aquafan e al parco Oltremare di Riccione".
Insomma, un trionfo del "maanchismo"!
Ciao,
Epimeteo
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"... ma anche le donne passano,
qualcuna anche per di qua,
qualcuna ci ha messo un minuto
qualcuna è partita, ma non se ne va...
Niente paura, niente paura,
niente paura, ci pensa la vita,
mi han detto così..."
(cit. malinconica, ma anche ottimista)
ba|gì|gi
s.m.inv.
1 RE ven., dolcichino
2 RE lig., arachide, nocciolina americana
http://www.demauroparavia.it/11708
bab|ba|gì|gi
s.m.inv.
1 TS bot.com. ?cipero dolce | ?dolcichino
2 RE ven., arachide, nocciolina americana
http://www.demauroparavia.it/11447
>Adesso che ci penso, un "Tesoretto" (ma anche un "Trésor") lo scrisse
>Brunetto Latini,
Adesso "ma anche" non ha piů il significato di una volta, quando non
era disgiuntivo: adesso lo č, ma anche non lo č, cioč č un ma anche
ossimorico.
Esempi veltronici (il "ma anche" lo aggiungo io, per dare l'idea):
stavolta corriamo da soli, ma anche con (quasi, almeno finora) tutti
gli altri con cui abbiamo corso prima; bisogna difendere la 194 (v. i
televideo odierni), ma anche correre con la Binetti. Esempio prodiano:
tornerň a fare il nonno, ma anche torneremo alla guida del paese
(sempre dai televideo odierni).
Ciao.
Gian Carlo
Molto di piů: puň essere un "ma anche" ossimorico, ma anche puň non
esserlo. Puň congiungere opposti o simili, piů tutta la gamma
intermedia, separatamente ma anche contemporaneamente.
k
> ba|gì|gi
> s.m.inv.
> 1 RE ven., dolcichino
> 2 RE lig., arachide, nocciolina americana
> http://www.demauroparavia.it/11708
>
> bab|ba|gì|gi
> s.m.inv.
> 1 TS bot.com. ?cipero dolce | ?dolcichino
> 2 RE ven., arachide, nocciolina americana
> http://www.demauroparavia.it/11447
Insomma, i cabbasisi di Camilleri sarebbero questi piccoli tuberi
(dolcichini) del cipero! :-))
k
Sarà, ma io "babbagigi" per le arachidi in Veneto non l'ho mai sentito.
Si chiamano sempre "bagigi".
Ciao
Enrico
Sì, ma di solito in latino i nomi di piante, benché della seconda, sono
femminili; ne fa testimonianza un certo numero di siti che riportano
Cyperus esculenta, es. quello citato in calce
Per curiosità ho provato a fare la comparazione come piace qui:
Cyperus esculenta 50.600; Cyperus esculentum 44.700; Cyperus esculentus
44.600. Ricordo che nella nomenclatura botanica (e zoologica) si usa
scrivere maiuscolo il primo termine( nome di genere) e minuscolo il nome
della specie; entrambi dovrebbero essere sempre riportati in corsivo o
sottolineati.
Nutsedge (Cyperus esculenta) -- This is a common grassy weed you may
have seen growing in your garden. The mature plant has a soft,
yellow-brown burr-like bloom. The 1/2" to 1" tubers which grow at the
ends of the roots are edible raw, baked or boiled and can be ground and
used as a coffee substitute.
http://www.stonepylon.com/garden/wildedib.htm
Molti alberi come Fagus silvatica, Alnus glutinosa ecc., ma questa è
una pianta erbacea.
> Per curiosità ho provato a fare la comparazione come piace qui:
> Cyperus esculenta 50.600; Cyperus esculentum 44.700; Cyperus esculentus
> 44.600. Ricordo che nella nomenclatura botanica (e zoologica) si usa
> scrivere maiuscolo il primo termine( nome di genere) e minuscolo il nome
> della specie; entrambi dovrebbero essere sempre riportati in corsivo o
> sottolineati.
Ho controllato sul Cappelletti e sul Cerruti (Nuovo Pokorny), entrambi
riporano Cyperus esculentus, scritti in corsivo con il genere maiuscolo
e la specie in minuscolo.
Cyperus esculenta potrebbe starci se fosse femminile, quello che non mi
torna è Cyperus esculentum.
k
> Cyperus esculenta potrebbe starci se fosse femminile, quello che non mi
> torna è Cyperus esculentum.
Per quello non torna nemmeno a me, ma era per pillaneggiare :)
NB pillaneggiare, v. intr.; ind. pres. io pillanèggio, o pillanéggio, o
pillanæggio, o pillanêggio, o pillanëggio, a seconda dei giorni.
1.spaccare il capello in un numero di frammenti da 3.66931 a 4.0047, con
l'esclusione del 4.00;
2.intervenire su questioni di piccola rilevanza elevandole a capitali;
3.annoiare gli incolti con lunghi ragionamenti statistici al fine di
dimostrare che gli esagoni hanno 5.993 lati.
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