Lorenzo Vita ha scritto:
Urca! "Sto stando bene" io credo di non averlo mai sentito in vita mia.
Però sto stando pensando... scherzo...
ma perché, Lorenzo, raddoppiare il concetto di stare? "Sto bene" esprime già
il tempo (ora) e lo stato del parlante (bene). Quindi "sto bene" significa
"in questo momento io sto bene".
A questa stregua potrei dire "sto stando lavorando" e non vedo la necessità
del gerundio.
Paolo
>In una discussione fra amici e' nato il dubbio se e' sintatticamente
>corretto dire 'sto stando bene' o 'sto stando male' ect
>nonstante consultazioni di dizionari e grammatiche siamo rimasti divisiin
>due gruppi
>a. sintatticamente scorretto
>b. sintatticamente corretto ma da evitare
Eh, sciocchezze!! Figurati che io ho il problema se posso dire "sto stando
facendo"! ;-)
(L'altro problema che ho e` se "sintatticamente corretto" sia corretto, ma
lascio la parola ad altri su questo.)
Dubito che si possa trovare una giustificazione convincente per definire
"scorretta" ("sintatticamente" o in qualunque altro modo) questa forma.
L'unica che mi viene in mente e` che l'aspetto durativo e` gia` implicito
in "sto male", quindi non c'e` bisogno di un'ulteriore determinazione. La
lingua tuttavia ammette la ridondanza in numerosissime circostanze, sicche'
ci si trova a dover spiegare perche' non in questa.
Molto piu` convincente (anche perche' difficilmente falsificabile) e` "a
molti suona male". Io eviterei.
Ciao.
>ma perché, Lorenzo, raddoppiare il concetto di stare? "Sto bene" esprime già
>il tempo (ora) e lo stato del parlante (bene). Quindi "sto bene" significa
>"in questo momento io sto bene".
Non si tratta di "raddoppiare il concetto di stare". Se accetti le forme
stare+<gerundio> come "presente durativo", si tratta di giustificare
perche' "stare" non abbia presente durativo. Non e` un verbo come tutti gli
altri?
Un modo per venirne fuori e` dire: "stare" contiene gia` in se' l'aspetto
durativo. A me pero` non pare particolarmente convincente.
Naturalmente "sto stando" sta malissimo[1]! Su questo penso ci sia ben poco
da discutere: sono convinto che siamo tutti d'accordo. Il problema e`
perche' (c'e` un perche?).
Ciao.
[1] Ma non "sta stando malissimo", perche' si parla di un momento definito
di tempo, non di un fenomeno che si prolunga nel tempo.
> Non si tratta di "raddoppiare il concetto di stare". Se accetti le forme
> stare+<gerundio> come "presente durativo", si tratta di giustificare
> perche' "stare" non abbia presente durativo. Non e` un verbo come tutti
gli
> altri?
La risposta, in qualche modo, l'hai data già: il concetto di durata è
implicito nel verbo.
Ti invito ad una riflessione. L'inglese ha una forma di durata molto piú
diffusa dell'italiano, che si usa in piú tempi. Ebbene, in inglese certi
verbi non si prestano ad essere usati in siddetta forma, per la loro stessa
natura. Si dice "I've known him for ten years", non diresti mai *"I've been
knowing him for ten years".
Nelle lingue slave, per quasi ogni azione ci sono due verbi (assai
spesso imparentati) che esprimono l'aspetto perfettivo e quello
imperfettivo, ossia l'azione dal punto di vista del risultato o del
processo. Ora, certi verbi possono essere solo imperfettivi o viceversa. Il
verbo "essere", per esempio, implica già una durata, e quindi è solo
imperfettivo.
Torniamo all'italiano. Diresti mai: "sto essendo buono"? Non credo. Il
verbo "essere" richiede, per sua stessa natura, che si pensi ad un'azione
che ha una durata.
È bello analizzare la lingua, ma molto spesso (purtroppo o per fortuna,
fate voi) bisogna arrendersi all'evidenza di un fatto: molti dettagli vanno
imparati e "interiorizzati", non si può ridurre tutto a sistema.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca)
In una discussione fra amici e' nato il dubbio se e' sintatticamente
> corretto dire
> 'sto stando bene' o 'sto stando male' ect
> nonstante consultazioni di dizionari e grammatiche siamo rimasti divisiin
> due gruppi
> a. sintatticamente scorretto
> b. sintatticamente corretto ma da evitare
> chi riesce a dirimire la questione?
> saluti lorenzo
>
Scusa, ma dove dici 'è nato il dubbio se è sintatticamente corretto': non va
bene: qui il congiuntivo è d'obbligo: " è nato il dubbio se sia
sintatticamente corretto".
Ciao Enoch Soames
>
> Eh, sciocchezze!! Figurati che io ho il problema se posso dire "sto stando
> facendo"! ;-)
Pero' "i dati stanno essendo processati"
> La risposta, in qualche modo, l'hai data già: il concetto di durata è
>implicito nel verbo.
D'accordo, ma allora perche' tutti noi (non negate, che tanto non ci credo)
diciamo "a me mi" ed accettiamo tranquillamente altre svariatissime
espressioni in cui si da la medesima ridondanza?
Mi pare che alla fine non si sia detto molto di piu` che "non si dice
perche' non si dice". Il che, beninteso, e` infatti perfettamente
sufficiente, ma non soddisfa molto il mio bisogno di una spiegazione
razionale.
> Ti invito ad una riflessione. L'inglese ha una forma di durata molto piú
>diffusa dell'italiano, che si usa in piú tempi.
Ci ho pensato molto e sono arrivato alla fine alla conclusione (che non
sono pero` in grado di dettagliare rigorosamente) che la vera differenza
sta piuttosto negli usi nominali del verbo. Forme durative ne abbiano anche
noi in buon numero, a cominciare dall'imperfetto e poi tutte le forme
stare+gerundio, e le usiamo con buona frequenza.
>verbi non si prestano ad essere usati in siddetta forma, per la loro stessa
>natura. Si dice "I've known him for ten years", non diresti mai *"I've been
>knowing him for ten years".
Purtroppo non conosco abbastanza l'inglese da poter giudicare. In italiano
certamente non mi fa problema dire "ci stavamo conoscendo", ma puo` darsi
che sia un'accezione diversa di "conoscere". In ogni caso la durata mi pare
doppiamente segnata: dall'imperfetto e da "stare".
> Torniamo all'italiano. Diresti mai: "sto essendo buono"? Non credo. Il
>verbo "essere" richiede, per sua stessa natura, che si pensi ad un'azione
>che ha una durata.
Eh, ma il problema e` proprio che invece a me la tentazione di usare queste
forme viene eccome. E il fatto stesso che la domanda sia stata posta,
dimostra che non sono il solo.
Poi tutti concludono "non si dice", ma a me resta, in talune circostanze,
la sensazione che mi manchi qualcosa, dovendo evitare queste forme.
> È bello analizzare la lingua, ma molto spesso (purtroppo o per fortuna,
>fate voi) bisogna arrendersi all'evidenza di un fatto: molti dettagli vanno
>imparati e "interiorizzati", non si può ridurre tutto a sistema.
Io, seppure ben consapevole di andare controcorrente, continuo a restare
affezionato all'idea che l'uomo sia un essere razionale. Di piu`, che il
bisogno di razionalita` sia nell'uomo un impulso estremamente forte e
insopprimibile. Che non vuol dire che tutto, nel comportamento umano, deve
rientrare in un sistema precostituito, ma che in tutto e` possibile trovare
una ragionevolezza.
Per dirla con Einstein: senz'altro l'uomo gioca a dadi, ma lo fa sempre per
qualche buon motivo.
Ciao.
E cosa ne diresti di stare stando lavorando? ;)
--
Emanuele