Super P.
>Chi mi sa dire perchè gli omosessuali vengono comunemente chiamati anche
>finocchi?
Dal Dizionario Etimologico "Cortelazzo-Zolli":
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finocchio
s. m. ‘omosessuale maschile’ (1863, Fanf. Tosc.; la vc. sarebbe
attest. una prima volta in Meo de' Tolomei, fine sec. XIII [Rimatori
1200-1300, II p. 36], ma data l'oscurità del brano e il forte iato
cronologico tra questa attest. e la seconda [1863], ci permettiamo di
avanzare dei dubbi sull'attribuzione del sign. di ‘omosessuale’ alla
vc. finocchio nel testo di Meo).
Vc. fior. entrata in it. solo recentemente con la letteratura
neorealistica; Fanf. Tosc. scrive “lo dicono a Firenze per significare
Persona che è dedita alla sodomia” e il Panz. Diz. (1905) lo registra
col seguente commento: “«volg. spreg. pederasta», così il Petrocchi.
Ecco uno dei non pochi casi in cui le voci speciali del gergo
fiorentino sono notate dal lessicografo toscano come voce italiana.
Giustamente G. Rigutini, benché toscano, non registra tale senso nel
suo diz. della Lingua Parlata, nè la Crusca nè il Novo Dizionario,
diretto dal Broglio, hanno tale senso, nè il Tommaseo nè altri. Io
credo che si possa assai bene riconoscere al linguaggio fiorentino
l'ufficio di regolatore della lingua italiana, senza il bisogno di
rivendere come merce buona tutti i rifiuti del mercato di Firenze. O
se pur così piace, fate avvertito chi legge del valore e
dell'estensione d'uso della parola”. La vc. va senz'altro riconnessa a
finocchio 1, ma il passaggio semantico non è chiaro. Panz. Diz. [1923]
spiega la metafora col fatto che “il finocchio è tutto buco”. A.
Menarini (LN XXIV, 1963, 57-58) formula l'ipotesi secondo la quale “la
denominazione figurata del finocchio potrebbe derivare dall'omonima
maschera popolare alla quale, anche se oggi è ormai pressoché
ignorata, toccò una parte secondaria ma tutt'altro che irrilevante in
quei repertori teatrali che per il passato conobbero momenti di grande
fortuna” e, dopo aver delineato la storia e le caratteristiche di
questa maschera (tra le quali però non c'è l'omosessualità), osserva:
“Dato dunque il carattere di questa maschera, non sembra azzardato
supporre che la figura di Finocchio, per la sua attività di
imbroglione e di mezzano prezzolato, e soprattutto per i suoi modi
leziosi ed effeminati, si sia prestata a una similitudine che
corrisponde pienamente ai gusti e alla mentalità delle platee
popolari”, ma conclude: “Saranno comunque utili ulteriori ricerche sul
piano cronologico, più ancora che su quello semantico, poco sapendosi
circa la precisa data di apparizione della maschera e ancor meno su
quella d'inizio dell'uso traslato; e converrà forse riesaminare anche
l'intera serie di voci e di modi fino ad oggi fatta risalire in blocco
al finocchio vegetale (finocchiare ‘ornare i propri discorsi’,
finocchiata ‘cicalata’, vender finocchio ‘dare a intendere’,
infinocchiare ‘dar a intendere fandonie’, e simili), la quale
potrebbe, almeno in parte, avere più di un debito verso la nostra
maschera”. Da parte nostra non vogliamo escludere l'ipotesi che la
metafora possa nascere dal modo di dire, di per sé innocente ma
suscettibile di interpretazioni maliziose, il finocchio fra le mele;
il Pescetti, che lo registra nei suoi Proverbi italiani, Venezia,
1629, lo spiega così: “si usa quando si vuol mostrare che due cose
stanno bene insieme, perché il finocchio si suol metter insieme con le
mele in tavola dopo pasto” (c. 229 r.) e nel capitolo “Dispregio e suo
contrario” annota ancora: “Io t'ho tra 'l finocchio e le mele. Il
medesimo [cioè uguale al modo di dire: Io t'ho dove si soffian le
noci]. Perché il finocchio e le mele si danno infine e de' dietro” (c.
84 r.). Vogliamo anche però ricordare che in alcuni autori (ad es. nel
Varchi, Cap. del Finocchio), finocchio indica l'organo maschile della
riproduzione. Segnaliamo infine, per completezza, la debole ipotesi di
F. Mosino (“Il Taurikano” XI, 1996, 18): “Tra Otto e Novecento la moda
maschile degli effeminati, dei gagà, suggeriva l'uso del bastone e del
bastoncino, come indispensabile complemento dell'eleganza raffinata” e
il leggero bastoncino di bambù era chiamato finocchio o finocchietto.
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Ciao.
Gian Carlo
Il finocchio (vegetale) rende il palato insensibile alla qualità del vino.
Si serviva il finocchio e poi si ammanniva il vino peggiore senza che
gli avventori se accorgessero, da cui "infinocchiare"; trarre in inganno.
Per analogia, forse, l'ambiguità sessuale, non sempre evidente, può
confondere e trarre in inganno cosi come fa il finocchio (vegetale e
animale).
S.S.S.
Aggiungerei che il finocchio, come alimento o preparato esrboristico, è
considerata pianta dalle "virtù femminili" (ad esempio perchè calma la bua
al pancino dei neonati), con blande funzioni sedative...
Sandra
Super P.