Ciao ciao,
Stefano
>In un manuale di metrica, "Introduzione alla metrica"
>di Francesco De Rosa e Giuseppe Sangirardi, Biblioteca
>Aperta Sansoni, il sostantivo *enjambement* è scritto
>sistematicamente al plurale ogni qual volta s'intenda parlare
>di più *enjambement*.
Purtroppo.
Lo fanno in molti, ad esempio la quasi totalità dei giornalisti
(tipicamente: "I leaderS delle grandi potenze"), benché non possano
esser presi ad esempio di bello scrivere, almeno in Italia. Hanno
torto, e sbagliano, ma sono in tale folta compagnia che prende lo
scoramento. Mettono i plurali perche' credono sia cool, trendy,
up-to-date far vedere quanto masticano bene le lingue straniere.
Invece risultano pretenziosi e affettati, oltre che esposti al rischio
di errori ridicoli.
>Tra l'altro, qual è il plurale in francese di tale termine? Perché
>su tale libro esso è reso con *enjambements* : quella esse da
>plurale inglese...
Se "enjambement" abbia un plurale irregolare non saprei, andrebbe
chiesto a ICLF, ma in generale (con molte e dovute eccezioni) anche i
plurali francesi prendono la s. Livre, livres, femme, femmes, lettre,
lettres...
--
Isa
Work like you don't need money,
Love like you've never been hurt,
And dance like no one's watching
"Enjambements" è plurale corretto (in francese), ma sicuramente è molto
meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali stranieri.
E pensare che potevano evitarsi qualsiasi problema utilizzando il termine
italianissimo "inarcatura"...
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
Ti ringrazio sentitamente.
(Tra parentesi, io non direi MAI "cool", "trendy" o "up-to-date"
scrivendo in italiano. Perň potrei dire "i leaders". Abbi pazienza, sono
fatto cosí).
> Se "enjambement" abbia un plurale irregolare non saprei, andrebbe
> chiesto a ICLF, ma in generale (con molte e dovute eccezioni) anche i
> plurali francesi prendono la s. Livre, livres, femme, femmes, lettre,
> lettres...
Aggiungiamo, a beneficio del nostro amico, che quella "s" del plurale
normalmente non si pronuncia, si scrive solo.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
>
> "Enjambements" č plurale corretto (in francese), ma sicuramente č molto
> meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali stranieri.
> E pensare che potevano evitarsi qualsiasi problema utilizzando il termine
> italianissimo "inarcatura"...
> Ciao
> Ale
>
Infatti gli autori utilizzano anche il termine "inarcatura", ma
come seconda scelta, e non particolarmente felice.
A me "inarcatura" pare ottimo; anche se non č la
traduzione letterale di "enjambement" (che, leggo nel testo,
significa "scavalcamento"), rende bene l'idea di un'azione,
dell'inarcare una frase, di rivelarne l'aumento di "energia interna"
a causa della disposizione su due versi differenti: una sorta
di energia elastica che si accumula a causa di una disposizione non
naturale -cioč prosastica-, simile alle variazioni di forza che si ottengono
dalla modificazione dello stato di riposo di una molla.
Tra l'altro la traduzione dei termini francesi "rejet" and
"contre-rejet", che stanno ad indicare i due estremi dei versi
coinvolti nell'enjambement, č "rigetto" e "controrigetto", che
perň paiono bruttissimi.
Il Menichetti usa il termine "innesco" per il "contre-rejet" e
"riporto" per il "rejet".
Mah...forse č meglio che torni a leggere il Pazzaglia e il Beltrami :)
Grazie per l'aiuto!
Ciao ciao,
Stefano
[...]
>"Enjambements" č plurale corretto (in francese), ma sicuramente č molto
>meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali stranieri.
Ad esempio, quali?
Non č una domanda retorica, vorrei sapere davvero quali sono le
eccezioni.
> On Tue, 19 Feb 2002 11:36:57 +0100, "Alessandro \"Tagt the
> Spellcaster\" Valli" <tagt_the_spel...@yahoo.com> wrote:
>
> [...]
> >"Enjambements" č plurale corretto (in francese), ma sicuramente č molto
> >meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali
stranieri.
>
> Ad esempio, quali?
> Non č una domanda retorica, [...]
Retorica?
Forse intendevi 'polemica', vero?
Roger
--
rugf...@tin.it
Togliere 99 per rispondere direttamente
Io, per esempio, non declino mai le parole straniere al plurale, tranne:
- le fiches, perché verrebbe "le fiche", che non è un bel parlare;
- i jeans, perché sinceramente "i jean" mi fanno un po' ridere (e li ho
visti tradotti così in un romanzo - peraltro pessimo - di nonricordochì);
- a volte, i fans, non so perché, forse perché lo dicono tutti?
Ma va là... :-)))))) Isa non è mai stata polemica nei miei confronti
:-))))))
[...]
>> Mettono i plurali perche' credono sia cool, trendy,
>> up-to-date...
> Ti ringrazio sentitamente.
Nicola, sai bene come la penso in merito. E' una mia pet-peeve. So
anche come la pensi tu, ma questo non mi impedisce di pensare che hai
torto. Nemmeno muta la mia stima di te, eppero', hai torto :-)
> (Tra parentesi, io non direi MAI "cool", "trendy" o "up-to-date"
>scrivendo in italiano.
Lo so bene. Non prenderla sul personale.
>Perň potrei dire "i leaders". Abbi pazienza, sono
>fatto cosí).
Ma figurati. Eppero'... :-))
[...]
>> [...]
>> >"Enjambements" è plurale corretto (in francese), ma sicuramente è molto
>> >meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali
>stranieri.
>> Ad esempio, quali?
>> Non è una domanda retorica, [...]
>
>Retorica?
>Forse intendevi 'polemica', vero?
No, volevo dire retorica, nel senso che non e' una domanda della quale
credo di sapere gia' la risposta, ma una domanda genuina. Diciamo: non
e' una domanda retorica solo per fare polemica :-)
> No, volevo dire retorica, nel senso che non e' una domanda della quale
> credo di sapere gia' la risposta, ma una domanda genuina. Diciamo: non
> e' una domanda retorica solo per fare polemica :-)
Come già detto più volte, fanno eccezione alla regola dell'invarianza
quei termini di cui si vuole intenzionalmente comunicare la natura di
parola straniera. La cosa ha senso quando:
a) è neologismo non entrato (o che non si vuol far entrare)
nell'italiano corrente, oppure
b) è termine caratteristico di una cultura non italiana.
In entrambi i casi si dovrebbero mettere le parole in corsivo o tra
virgolette. Ovvero enfatizzare questa natura anche al singolare.
Esempi.
Gli "head-hunters", letteralmente "cacciatori di teste"...
Le /tostadas sono pezzi di /tortillas fritti.
Jeans, pure con la esse è invece un esempio di invarianza.
Nel senso che rimane /jeans anche al singolare.
La stoffa jeans, un bel jeans.
Quando la parola è comune e non rappresenta nulla con valenza straniera,
vale la regola dell'invarianza. Che ha le sue valide ragioni, razionali
e logiche. I leader di mercato, i film di stasera.
--
____________________________________
Giancarlo Pillan - Ivrea - Italy
____________________________________
> Io, per esempio, non declino mai le parole straniere al plurale, tranne:
> - le fiches, perché verrebbe "le fiche", che non è un bel parlare;
> - i jeans, perché sinceramente "i jean" mi fanno un po' ridere (e li ho
> visti tradotti così in un romanzo - peraltro pessimo - di nonricordochì);
> - a volte, i fans, non so perché, forse perché lo dicono tutti?
Mah, direi che, essendo indeclinabili, rimangono al plurale le parole che hanno
un loro significato particolare, diverso da quello che hanno al singolare.
Ad esempio le "girls" (le ballerine di fila dello spettacolo di varietà) e,
probabilmente, anche i "fans".
A questo proposito ho sentito spesso cantanti, musicisti e attori dire non solo
"i miei fans", ma anche "un mio fans"... :-))
Dev'essere l'unico caso in cui il singolare deriva dal plurale!
Epimeteo
E "talebano" dove lo metti?
E il murales, il viados, il silos, l'incas, il peones, l'indios...
In certi casi accetterei anche il plurale con /-s/ soprattutto quando si
tratta di termini entrati in italiano già come plurali. Ma MAI scriverei una
forma plurale col valore di singolare!
Quindi: il mural(e), pl. i murali o i murales; il viado, pl. i viado o i
viados; il silo pl. i sili o i silos; l'inca pl. gl'inca o gl'incas; il
peone, pl. i peoni o i peones; l'indio, pl. gl'indi o gl'indios.
Ciao,
Paolo
Gli spagnoli hanno il "líder". E poi ci domandiamo come mai l'italiano sia
in crisi...
Ciao,
Paolo
>: [...]
>: A questo proposito ho sentito spesso cantanti, musicisti e attori dire non solo
>: "i miei fans", ma anche "un mio fans"... :-))
>: Dev'essere l'unico caso in cui il singolare deriva dal plurale!
Esiste di meglio: "Una* desaparecidos*"
Plurale e femminile derivati entrambi da un singolare maschile.
Tre al prezzo di uno :))
--
Ciao,
Mariuccia®
>: "Epimeteo" <tr...@tin.it> wrote:
>: >: [...]
>: >: "i miei fans", ma anche "un mio fans"... :-))
>: >: Dev'essere l'unico caso in cui il singolare deriva dal plurale!
>:
>: Esiste di meglio: "Una* desaparecidos*"
>: Plurale e femminile derivati entrambi da un singolare maschile.
Naturalmente ho fatto un bel casímbolo :))
NON:
>: Plurale e femminile derivati entrambi da un singolare maschile.
MA:
*Singolare e femminile derivati entrambi da un *plurale maschile.
>: Tre al prezzo di uno :))
Su questo non ci piove, quindi lo confermo :))
--
Ciao,
Mariuccia®
Non posso dire dove lo metterei, per non violare la netiquette.
Posso solo dire che è lo stesso posto dove metterei i viados :-)))
>>meglio non declinare (tranne poche eccezioni) i termini plurali stranieri.
>
>Non è una domanda retorica, vorrei sapere davvero quali sono le
>eccezioni.
Alcuni termini stranieri introdotti nella lingua italiana molto tempo
fa, ad esempio nell'800, quando la regola non veniva rispettata:
Lied -> Lieder, brioche -> brioches.
En passant, non ho mai capito l'origine della "brioche": il nostro
"cornetto" i francesi lo chiamano "croissant".
Ciao,
Ferdinando
>------------
Remove ~ from the address for direct mail
Va bene tutto, ma "silos" non è mica il plurale di "silo" !!!...
--
Er Roscio.
È il plurale alla spagnola, che viene segnalato su diversi dizionari.
Ciao,
Paolo
> Gli spagnoli hanno il "líder". E poi ci domandiamo come mai l'italiano sia
> in crisi...
Beh, premesso che in gran parte concordo con te, in questo specifico
caso non sono del tutto convinto. Voglio dire, se proprio non vanno bene
"capo", "capogruppo", "conduttore", "superiore", "direttore", "principale",
etc., se proprio si vuole adoperare un termine straniero, evidentemente lo
si vuole fare non per la mancanza d'un equivalente italiano, ma per far
vedere che si usa un termine straniero. In questo caso, non vedo perché
adattarlo. Pace per "bistecca" e "cotoletta", ché ormai hanno preso
cittadinanza italiana, e per i quali non c'era equivalente all'epoca, ma a
mio avviso l'epoca degli adattamenti integrali è, giustamente, terminata.
>En passant, non ho mai capito l'origine della "brioche": il nostro
>"cornetto" i francesi lo chiamano "croissant".
L'origine di brioche non la conosco; croissant invece dovrebbe
riferirsi alla forma di luna crescente (simbolo arabo). Anche
l'italiano cornetto si riferisce alla forma.
La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata così come il
cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
--
Ciao.
Sergio®
>>En passant, non ho mai capito l'origine della "brioche": il nostro
>>"cornetto" i francesi lo chiamano "croissant".
>
> L'origine di brioche non la conosco; croissant invece dovrebbe
> riferirsi alla forma di luna crescente (simbolo arabo). Anche
> l'italiano cornetto si riferisce alla forma.
> La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata cosė come il
> cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
A tal proposito (sull'origine di brioche che sembrerebbe un francesismo)
faccio follouāp su Iclifrancese.
P.
--
Pestis eram vivus - moriens tua mors ero
>A tal proposito (sull'origine di
brioche che sembrerebbe un francesismo)
>faccio follouàp su Iclifrancese.
Da "Dictionnaire de l'Académie" in linea (per fortuna arriva già a
"mappemonde".
(1)BRIOCHE n. f. XVe siècle. Dérivé de brier, forme
normande de broyer (voir Brie II).
(1)BROYER v. tr. [...] XIIe siècle,
brier, « réduire en poudre » ; XIIIe siècle, broier. De l'ancien bas
francique *brekan, « casser, briser ».
Ciao.
Gian Carlo
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
Ma anche nomi inglesi:
I boys (nonché i cowboys), i recordmen, i penalties...
Cioè, dovrebbe essere sinonimo di "cracker" ?... :-)))
--
Er Roscio.
>La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata così come il
>cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
Oserei dire che il cornetto è in pasta sfoglia, o per lo meno
sfogliabile, a differenza della brioche.
Ma è meglio che anch'io follovappi su IHC.
--
Bye
Vitt
> Pace per "bistecca" e "cotoletta", ché ormai hanno preso
> cittadinanza italiana,
Io ero convinto che "cotoletta" fosse una contrazione di "costoletta", da
"costola", ovvero un pezzo di carne del costato.
"Paolo Bonardi dalla Misteriosa Localizzazione e Indefinita" <pb...@mac.com>
ha scritto nel messaggio news:Xns91BD78D8D...@130.133.1.4...
> Nicola Nobili scripsit:
>
> > Pace per "bistecca" e "cotoletta", ché ormai hanno preso
> > cittadinanza italiana,
>
> Io ero convinto che "cotoletta" fosse una contrazione di "costoletta", da
> "costola", ovvero un pezzo di carne del costato.
Infatti: hai ragione.
*Cotoletta* dal francese * cotelette*> costoletta, da
* cote* > costa.
Il Rigutini; Neologismi ( 1891), scrive: * Così dicono coloro che parlano e
mangiano alla francese. Chi parla italianamente dice *costoletta*.
--
lu.
*Azzurre son l'ombre sul mare
come sparti fiori d'acònito.
Il lor tremolío fa tremare
l'Infinito al mio sguardo attonito*
_Undulna_da Alcyone,4 novembre 1903
Gabriele D'Annunzio
http://web.tiscali.it/LucianaGrazioli
Calma, non sono la stessa cosa.
"Boys" è l'equivalente di "girls". Se indica i "ballerini di fila" o, se volete,
"i-bellimbusti-che-accompagnano-e-sostengono-la-prima-donna" (ma non
genericamente i "ragazzi"), è lecito.
Epimeteo
> > > Pace per "bistecca" e "cotoletta", ché ormai hanno preso
> > > cittadinanza italiana,
> >
> > Io ero convinto che "cotoletta" fosse una contrazione di "costoletta",
da
> > "costola", ovvero un pezzo di carne del costato.
>
> Infatti: hai ragione.
> *Cotoletta* dal francese * cotelette*> costoletta, da
> * cote* > costa.
Infatti: ho detto che "cotoletta" ha ormai la cittadinanza italiana.
Come giustamente affermate, deriva dal francese, ergo, si tratta di lemma
d'origine straniera. Non vedo cosa contrasti con quanto ho detto.
>Nicola Nobili scripsit:
>
>> Pace per "bistecca" e "cotoletta", ché ormai hanno preso
>> cittadinanza italiana,
>
>Io ero convinto che "cotoletta" fosse una contrazione di "costoletta", da
>"costola", ovvero un pezzo di carne del costato.
Come ha detto Luciana e' francesismo: côtelette. Circa il taglio con
l'osso la cosa e' sicuramente vera a Milano, nel resto d'Italia (o
nella maggiorparte) si mangia la cotoletta alla milanese (che poi e'
la wiener schnitzel), ossia una fettina magra fritta dopo averla
passata in farina ed uovo. Optional del prezzemolo tritato nella
farina.
--
Ciao.
Sergio®
>Circa il taglio con l'osso la cosa e' sicuramente vera a Milano,
>nel resto d'Italia (o nella maggiorparte) si mangia la cotoletta
>alla milanese (che poi e' la wiener schnitzel), ossia una fettina
>magra fritta dopo averla passata in farina ed uovo.
In altre parole nel resto d'Italia si mangia la cotoletta alla
milanese non alla milanese. :-)
>Optional del prezzemolo tritato nella farina.
Questa mi giunge nuova. Quasi quasi consulto, per Milano, il
Magnifigat, se frequenta ancora IHC, e per il resto d'Italia (che
dico: del mondo) RoDante.
Sě, crucimposto.
Ciao.
Gian Carlo
Ciò significa che io la cotoletta alla milanese l'ho mangiata solo in
Croazia nel '69.
ciao
--
Danilo Giacomelli
--------------------------
"Paride rapì Elena e la portò con se a Ilio, che da allora fu chiamata
Troia"
(da una relazione scolastica degli anni '70)
--------------------------
> Infatti: ho detto che "cotoletta" ha ormai la cittadinanza italiana.
> Come giustamente affermate, deriva dal francese, ergo, si tratta di lemma
> d'origine straniera. Non vedo cosa contrasti con quanto ho detto.
Cotoletta deriva dal francese, costoletta un po' meno.
Ciao Nicola.
Scusa, ma quest'ultimo tuo concetto mi interessa. Perché, secondo te,
l'epoca degli adattamenti integrali è terminata?
Ciao ciao,
Stefano
Io invece vorrei sapere da Nicola perché all'epoca degli adattamenti
integrali non c'era l'equivalente per indicare "costoletta".
Mancanza del concetto di costola o della formazione del diminutivo?
Brutta epoca...
I cuochi sfornavano più neologismi degli informatici.
>: Sergio scrive...
>: >Circa il taglio con l'osso la cosa e' sicuramente vera a Milano,
>: >nel resto d'Italia (o nella maggiorparte) si mangia la cotoletta
>: >alla milanese (che poi e' la wiener schnitzel), ossia una fettina
>: >magra fritta dopo averla passata in farina ed uovo.
Perché farina e uovo? Da che ne ho memoria, so che vanno passate
nell'uovo, quindi impanate e fritte. Io metto le *fettine* a bagno
nell'uovo sbattuto con sale, prezzemolo e una spolveratina di
formaggio. Tengo in frigo un paio d'ore almeno, ma anche dalla mattina
alla sera, compatibilmente con gli impegni di lavoro. All'ora di cena
le sgocciolo via dall'uovo, le passo nel pangrattato, rigirandole e
pressando bene affinché aderisca alla carne, le tuffo nell'olio caldo
dal quale però sono appena uscite anche un paio di padellate di
patatine fritte ;)) In questo modo risparmio anche olio, visto che le
patate non lo sporcano, e quando anche le cotolette son fritte posso
buttar via quel che resta.
>: In altre parole nel resto d'Italia si mangia la cotoletta alla
>: milanese non alla milanese. :-)
Boh. Probabilmente i nomi variano da regione a regione, ma io ho
sempre sentito: costoletta per quella con l'osso che si può cucinare
in vari modi; cotoletta per la fettina senz'osso, passata nell'uovo,
impanata e fritta. Sempre a quanto ne so: la cotoletta "milanese" vien
fritta nel burro, mentre in Toscana, Sicilia, Sardegna e forse anche
altrove si frigge nell'olio.
>: Sì, crucimposto.
Il invece imposto il seguisú :)) cosí ne approfitto per salutare gli
amiciaccaciíni che da alcuni giorni ho di nuovo abbandonati, mio
malgrado :((
--
Ciao,
Mariuccia®
>: Ferdinando Chiodo wrote:
>:
>: >En passant, non ho mai capito l'origine della "brioche": il nostro
>: >"cornetto" i francesi lo chiamano "croissant".
>:
>: L'origine di brioche non la conosco;
L'italiana "brioscia" deriva dal francese "brioche" e questa
dall'antico normanno "brier" (= impastare).
>: croissant invece dovrebbe
>: riferirsi alla forma di luna crescente (simbolo arabo).
Infatti. Croissant (che è prima di tutto participio presente di
croître "crescere") è cosí detto per la sua forma simile alla falce
della luna crescente e perché è stato prodotto per la prima volta a
Vienna in ricordo dell’assedio del 1683 da parte dei Turchi.
>: Anche
>: l'italiano cornetto si riferisce alla forma.
>: La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata così come il
>: cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
Dal Gabrielli:
|*Croissant* s.m. inv.
| Panino dolce o brioche a forma di mezzaluna.
| Voce fr., part. pres. di croître, 'crescere', sul modello del ted.
| Hïrnchen, 'a forma di luna crescente'; poiché i primi dolci di
1 questo genere furono prodotti a Vienna nel 1689 per festeggiare la
| vittoria sui Turchi, la cui bandiera inalbera la mezzaluna.
--
Ciao,
Mariuccia®
>Perché farina e uovo?
Già. Mi era sfuggito, tanto mi aveva colpito il prezzemolo. Mai vista
la farina nelle co(s)tolette alla milanese. E mai neanche visto il
prezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi: ma le tue co(s)tolette
saranno all'argentina, no? :-)
>Boh. Probabilmente i nomi variano da regione a regione, ma io ho
>sempre sentito: costoletta per quella con l'osso che si può cucinare
>in vari modi; cotoletta per la fettina senz'osso, passata nell'uovo,
>impanata e fritta. Sempre a quanto ne so: la cotoletta "milanese" vien
>fritta nel burro, mentre in Toscana, Sicilia, Sardegna e forse anche
>altrove si frigge nell'olio.
Mariuccia, dato che ora sono a casa ho appena consultato cinque libri
di cucina, fra cui l'Artusi, un Re dei Cuochi del 1930 e il
Carnacina-Veronelli, ma in nessuna ricetta, milanese o non milanese,
ho visto usare il termine cotoletta: solo costoletta.
Eppure anche noi bassobergamaschi diciamo "cutaleta" senza esse
(forse, come nell'italiano cotoletta, direttamente dal francese, dove
la primitiva "s" si è persa, lasciandone tuttavia il ricordo nel
circonflesso).
Ora il Devoto-Oli mi assicura che cotoletta sta per costoletta, mentre
il DISC che cotoletta sinonimo di costoletta o anche di fettina di
carne.
Quindi, Mariuccia, mi sa che nel linguaggio comune le cose stanno
proprio come dici tu. In quello gastronomico, beh, attendo anch'io i
silenti IHCini.
Sul prezzemolo però non ho dubbi, almeno per quanto riguarda la
ricetta "alla milanese": oltre alle co(s)tolette, all'uovo, al
pangrattato, al burro (magari anche un po' d'olio) e al sale non c'è
altro.
Ciao.
Gian Carlo
> Scusa, ma quest'ultimo tuo concetto mi interessa. Perché, secondo te,
> l'epoca degli adattamenti integrali è terminata?
Perché le tendenze linguistiche cambiano e, oggigiorno, mi sembra che
questa particolare tendenza non sia piú produttiva, se non in rarissimi ed
isolati casi. Una volta, di norma, la parola straniera veniva adattata in
tutto e per tutto. Ossia, la si trascriveva in maniera quanto piú simile
possibile alla pronuncia originale usando le regole dell'ortografia
italiana. Per esempio, "gilet" diventava "gilè". Si noti che la presenza di
una vocale finale (la "t" del francese è muta) rendeva assai piú facile
l'adattamento. Lo stesso dicasi di "paletot" - "paltò" (la versione
originale, tant'è, l'ho appresa non troppi anni fa) e tante altre. Qualora
il termine straniero terminasse, anche nella pronuncia, con una consonante,
c'era la complicazione di scegliere una vocale finale, arbitraria, che ne
avrebbe determinato anche il genere grammaticale. Da "beef steak" viene
"bistecca", che oggi verrebbe considerato un orrore, se non ci fossimo ormai
tutti abituati ad usarla. Se la cinematografia fosse stata inventata qualche
decennio prima, oggi probabilmente avremmo il "filmo", plurale "filmi".
Normalmente non ce ne accorgiamo, ma il fenomeno riguarda CENTINAIA di
parole che usiamo bellamente ogni giorno. Stoccafisso, giara, taiga, etc.
Oggi, invece, si tende ad usare il termine straniero, spesso mal scritto
e mal pronunciato, nella sua versione originale. E sovente si abusa di
questi termini, ma lasciamo stare, è un altro discorso.
> Già. Mi era sfuggito, tanto mi aveva colpito il prezzemolo. Mai vista
> la farina nelle co(s)tolette alla milanese. E mai neanche visto il
> prezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi: ma le tue co(s)tolette
> saranno all'argentina, no? :-)
[...]
> Mariuccia, dato che ora sono a casa ho appena consultato cinque libri
> di cucina, fra cui l'Artusi
[...]
> Sul prezzemolo però non ho dubbi, almeno per quanto riguarda la
> ricetta "alla milanese": oltre alle co(s)tolette, all'uovo, al
> pangrattato, al burro (magari anche un po' d'olio) e al sale non c'è
> altro.
Artusi aggiunge anche prezzemoloe e odore di tartufo.
http://www.regione.lombardia.it/lomb_vedere/4ricetta.html
Ma siccome magica non ha dubbi sul prezzemolo allora significa che:
- Questa ricetta è un falso
- Artusi è un incompetente.
> [...] Ossia, la si trascriveva in maniera quanto piú simile
> possibile alla pronuncia originale usando le regole dell'ortografia
> italiana. Per esempio, "gilet" diventava "gilè".
[...]
> Oggi, invece, si tende ad usare il termine straniero, spesso mal scritto
> e mal pronunciato, nella sua versione originale.
Mi pare ci sia una contraddizione.
Una volta si adattava il termine alla scrittura italiana.
Quindi, necessariamente si storpiava l'originale.
Oggi si tende a rispettare la grafia originale, quindi a
NON storpiare i termini nella versione originale.
Aggiungo che questa tendenza si applica spesso anche a ritroso,
ovvero ritornando alla grafia originale dei termini già italianizzati.
Naturalmente concordo con tutto il resto.
...ma la pronuncia, che spesso comprende foni completamente estranei
all'italiano, è alquanto approssimativa!
Era meglio prima. Tanto che è quello che hanno fatto tutte le lingue prima
della mania del "filologicamente corretto". Oggi non si storpia più la
grafia della parola: in compenso si storpia l'italiano :-(
Ciao,
Paolo
...GCPillan, o Caterpillan (chissà perché?) secondo Enoch Soames...
>magica:
>> Sul prezzemolo però non ho dubbi, almeno per quanto riguarda la
>> ricetta "alla milanese": oltre alle co(s)tolette, all'uovo, al
>> pangrattato, al burro (magari anche un po' d'olio) e al sale non c'è
>> altro.
>Artusi aggiunge anche prezzemoloe e odore di tartufo.
>http://www.regione.lombardia.it/lomb_vedere/4ricetta.html
>Ma siccome magica non ha dubbi sul prezzemolo allora significa che:
>- Questa ricetta è un falso
>- Artusi è un incompetente.
Significa solo che tu sei un rompicoglioni.
Gian Carlo
P.S.: E vedi di non contuare ad andare a quel paese.
> Mai vista
> la farina nelle co(s)tolette alla milanese.
In Germania e in Austria fanno delle cotolette impanate mitiche
(Wienerschnitzel).
L'impanatura è molto più spessa e croccante delle nostre 'milanesi'
Per fare questo, prima di passarle nell'uovo e nel pan grattato, le
infarinano abbondantemente da entrambi i lati.
dal solito nord est:
il Wiener Schnitzel è con farina, uovo e pan grattato, fritto in olio ( la
mia cuoca austriaca parsimoniosa diceva che se non basta un uovo, invece di
aggiungerne un altro lo si può allungare col latte)
la cotoletta alla milanese dovrebbe essre la stessa preparazione ma fritta
nel burro.
Esiste poi in Austria il Pariser Schnitzel, solita fettina di vitello, ma
passata solo in farina e uovo, senza pan grattato, ed ora ho scoperto che la
mia colf serba dice che la fanno pure da loro e che è una specialità
balcanica . Insomma, solita Mitteleuropa, a me piacciono tutte! ( forse la
milanese fritta nel burro mi sembra la più pesantina)
--
Elisabetta Marcovich,
Trieste
>> Mai vista la farina nelle co(s)tolette alla milanese.
>
>In Germania e in Austria fanno delle cotolette impanate mitiche
>(Wienerschnitzel).
>L'impanatura č molto piů spessa e croccante delle nostre 'milanesi'
>Per fare questo, prima di passarle nell'uovo e nel pan grattato, le
>infarinano abbondantemente da entrambi i lati.
Sě, ricordo che una decina d'anni fa, ero a Vienna per lavoro, una
sera, invitati dai nostri colleghi austriaci, provammo la
Wienershnitzeln. Eccellente. Il cuoco ci spiegň la ricetta e ricordo
che la carne doveva essere passata priam nella farina , poi nell'uovo,
infine nel pangrattato.
Ciao.
Gian Carlo
>il Wiener Schnitzel č con farina, uovo e pan grattato, fritto in olio ( la
>mia cuoca austriaca parsimoniosa diceva che se non basta un uovo, invece di
>aggiungerne un altro lo si puň allungare col latte)
>la cotoletta alla milanese dovrebbe essre la stessa preparazione ma fritta
>nel burro.
Sto andando in confusione. MA la Wienerschnitzel non si frigge nel
burro?
Ciao.
Gian Carlo
> Sto andando in confusione. MA la Wienerschnitzel non si frigge nel
> burro?
In Austria e Germania è rarissimo l'uso dell'olio o del burro per friggere.
Solitamente viene usato lo strutto.
>In <3c76e3ab...@News.CIS.DFN.DE> Mariuccia Ruta
><ruta...@telcel.net.ve> scrive...
>
>>Perché farina e uovo?
>
>Già. Mi era sfuggito, tanto mi aveva colpito il prezzemolo. Mai vista
>la farina nelle co(s)tolette alla milanese. E mai neanche visto il
>prezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi: ma le tue co(s)tolette
>saranno all'argentina, no? :-)
Ops! Lo davo talmente talmente per scontato che ho dimenticato ... il
pangrattato. ;-(
La farina non tutti la mettono, dovrebbe servire per far "aderire"
meglio l'uovo. Se non ricordo male e' così che si fa la wiener
schnitzel.
Il prezzemolo invece e' tipico palermitano (siciliano?) come l'origano
nella fettina panata. Ti assicuro che ci sta molto bene.
>>Boh. Probabilmente i nomi variano da regione a regione, ma io ho
>>sempre sentito: costoletta per quella con l'osso che si può cucinare
>>in vari modi; cotoletta per la fettina senz'osso, passata nell'uovo,
>>impanata e fritta. Sempre a quanto ne so: la cotoletta "milanese" vien
>>fritta nel burro, mentre in Toscana, Sicilia, Sardegna e forse anche
>>altrove si frigge nell'olio.
Altra variazione che ho notato (e mangiato) e' l'uso della carne di
maiale sia in quella con l'osso che nella fettina. La fettina in
questo caso viene macerata per qualche minuto nell'aceto.
>Ora il Devoto-Oli mi assicura che cotoletta sta per costoletta, mentre
>il DISC che cotoletta sinonimo di costoletta o anche di fettina di
>carne.
>
>Quindi, Mariuccia, mi sa che nel linguaggio comune le cose stanno
>proprio come dici tu. In quello gastronomico, beh, attendo anch'io i
>silenti IHCini.
Una "chicca" sul "alla milanese" e l'origine della wiener schnitzel:
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Questo piatto, prettamente milanese, fu servito in casa Melzi d'Eril
al maresciallo Radetzky. Egli ne fu talmente entusiasta da dare questa
ricetta agli chef della corte degli Asburgo, consigliandoli soltanto
di usare la carne di maiale in modo da rendere meno sfacciata la
copiatura.
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Sembra che il cuoco, in questo caso, abbia usato la costoletta
senz'osso, tagliata sottile (schnitz) e ben battuta.
--
--
Ciao.
Sergio®
> Sto andando in confusione. MA la Wienerschnitzel non si frigge nel
> burro?
Si frigge nell'olio, o meglio nello strutto.
Poi si versa un po' di burro fuso sopra.
Ringrazio del "rompicoglioni" meritato per averti informato che il
prezzemolo aggiunto al pangrattato non è un'eresia americana come
sostenevi con estrema sicurezza, ma un'idea di moltissimi, tra cui
quel tipo autorevole che nominavi tra le fonti delle tue ricerche.
Mi insulti ogni volta che ti informo di qualcosa che non sai.
Complimenti!
>> Sto andando in confusione. MA la Wienerschnitzel non si frigge nel
>> burro?
>
>In Austria e Germania č rarissimo l'uso dell'olio o del burro per friggere.
>Solitamente viene usato lo strutto.
Lo so. Puň darsi che ricordi male (sono passati dieci anni) la ricetta
come ci č stata detta dal cuoco di cui ho parlato in altro messaggio
Ciao.
Gian Carlo
>Ringrazio del "rompicoglioni" meritato per averti informato che il
>prezzemolo aggiunto al pangrattato non è un'eresia americana come
>sostenevi con estrema sicurezza, ma un'idea di moltissimi, tra cui
>quel tipo autorevole che nominavi tra le fonti delle tue ricerche.
>
>Mi insulti ogni volta che ti informo di qualcosa che non sai.
Veramente essere o no informato da te mi è totalmente indifferente. E
più che insultare, constato il tuo rompimento. Dovuto non tanto alle
tue informazioni, ma alla tua logorrea e al tuo inimitabile stile:
troppo alto e forbito per i mei gusti.
E constato anche, ma non è una novità, che commenti senza leggere
quello che scrivo, anzi "sostengo"...
>>Mai vista la farina nelle co(s)tolette alla milanese. E mai
>>neanche visto il prezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi:
>>ma le tue co(s)tolette saranno all'argentina, no? :-)
...cioè che nella ricetta della co(s)toletta alla milanese il
prezzemolo non compare.
Poi ognuno è libero di aggiungere ciò che vuole a qualsiasi ricetta e
chiamarla come vuole (può aggiungere anche la cipolla all'amatriciana
e continuare a chiamarla così, se vuole).
Anche i tipi autorevoli come l'Artusi, che, oltre al prezzemolo,
aggiunge alla costoletta alla milanese l'odore dei tartufi e il
prosciutto più grasso che magro. Precisando tuttavia, anche se non
cambia nome alla ricetta, che si tratta di aggiunte: "se le aggradite
[le costolette alla milanese] più saporite trattatele in questa
guisa..."
Gian Carlo
>: Mariuccia Ruta:
>: >Perché farina e uovo?
>:
>: Già. Mi era sfuggito, tanto mi aveva colpito il prezzemolo. Mai vista
>: la farina nelle co(s)tolette alla milanese. E mai neanche visto il
>: prezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi: ma le tue co(s)tolette
>: saranno all'argentina, no? :-)
Perché all'argentina? Alla venezolana, semmai ;))
Però no: quella del prezzemolo e del formaggio grattugiato è solo una
mia variante che qualcuno deve avermi suggerito o che avrò letto da
qualche parte. A volte ci metto persino mezzo spicchino_ino d'aglio
tritatissimo_issimo :))
A proposito di coTolette :))... Una delle prime cose che mi stupirono,
appena giunta qui in Venezuela fu precisamente il sentire "milanesa"
riferito per l'appunto a quella che io sin da bambina avevo sempre e
dappertutto sentito denominare "cotoletta": una fettina magra e
senz'osso, passata nell'uovo, impanata e fritta; anche qui, pur
definendole "milanesas", le friggono nell'olio; e sí che si può
contare persino su una produzione locale di ottimo burro (che non è
l'asino :)))
>:
>: >Boh. Probabilmente i nomi variano da regione a regione, ma io ho
>: >sempre sentito: costoletta per quella con l'osso che si può cucinare
>: >in vari modi; cotoletta per la fettina senz'osso, passata nell'uovo,
>: >impanata e fritta. Sempre a quanto ne so: la cotoletta "milanese" vien
>: >fritta nel burro, mentre in Toscana, Sicilia, Sardegna e forse anche
>: >altrove si frigge nell'olio.
>:
>: Mariuccia, dato che ora sono a casa ho appena consultato cinque libri
>: di cucina, fra cui l'Artusi, un Re dei Cuochi del 1930 e il
>: Carnacina-Veronelli, ma in nessuna ricetta, milanese o non milanese,
>: ho visto usare il termine cotoletta: solo costoletta.
Anch'io non ricordo d'aver mai letto sui "sacri testi" la ricetta
della cotoletta a me nota; il termine però mi accompagna da sempre,
sin da bambina, sia in Sicilia che in Sardegna. Poi l'ho anche
ritrovato in Toscana e piú tardi, a Grosseto, da mia cognata
(grossetana DOC) ho scoperto le cotolette senz'uovo, solo (im)panate e
fritte: sembra risultino piú leggere, ma io continuo a preferirle
comunque passate prima nell'uovo.
Anche qui in Venezuela c'è chi infarina le fettine, prima di passarle
nell'uovo, ma la bella crosta che si forma si separa dalla carne e si
sbriciola nel piatto, ad ogni infilzata di forchetta e coltello, col
risultato che ci si ritrova una triste fettina semi-lessa con contorno
di pezzetti di crosta :))
Io continuo a farle col mio ormai collaudatissimo metodo e t'assicuro
che la crosta è sempre bella robusta e, soprattutto, fa (e resta)
tutt'uno con la carne.
>: [...]
>: Ora il Devoto-Oli mi assicura che cotoletta sta per costoletta, mentre
>: il DISC che cotoletta sinonimo di costoletta o anche di fettina di
>: carne.
Ed ecco che ne dice il Gabrielli:
Cotolétta:
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯s.f. Fetta di carne, bagnata nell'uovo, impanata e fritta.
* Fraseologia:
Cotolétta alla milanese, fritta nel burro.
Cotolétta alla toscana, fritta nell'olio.
* Etimologia:
Dal fr. côtolette, dim. di côte, 'costa, costola'.
Costolétta:
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯s.f. Diminutivo di còstola. Costola di animale macellato
con la carne che vi aderisce, cotoletta.
Esempio: Costolétta di vitello, di maiale.
>: Quindi, Mariuccia, mi sa che nel linguaggio comune le cose stanno
>: proprio come dici tu. In quello gastronomico, beh, attendo anch'io i
>: silenti IHCini.
Nel frattempo, vediamo di tagliar la testa al ... all'osso? ;)))
Ecco dall'Artusi una bella ricetta di ...
* Cotolette di carciofi *
¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯
| Certe signore si dolevano di non trovare nel mio libro questo
| fritto, ed eccole appagate.
| Prendete due carciofi grossi, nettateli dalle foglie dure e
| raschiatene il gambo, poi lessateli, ma non troppo, e così bollenti
| tagliateli per lo lungo in cinque fette ciascuno, lasciandoci un
| po' di gambo, e conditeli con sale e pepe.
|
| Fate una balsamella così:
| · Farina, grammi 30.
| · Burro, grammi 30.
| · Parmigiano grattato, grammi 20.
| · Latte, decilitri 2.
| Tolta dal fuoco mescolateci un rosso d'uovo, il parmigiano e una
| presa di sale, e prese su ad una ad una pel gambo le fette dei
| carciofi immergetele nella balsamella, distendetele su un vassoio
| e, con un cucchiaio, ricopritele con la balsamella rimasta. Dopo
| diverse ore, quando saranno ben diacce, doratele con un uovo
| frullato, impanatele e friggetele nell'olio o nello strutto.
Da un vecchio post di questo sempre straordinario IHC, trascrivo, per
chi ancora non ne fosse a conoscenza, un utilissimo link:
http://www.magazine.it/artusi/artusi.htm
Buona domenica e buone co(s)tolette a tutti :)))
Baci,
Mariuccia®
>Nel frattempo, vediamo di tagliar la testa al ... all'osso? ;)))
>Ecco dall'Artusi una bella ricetta di ...
>* Cotolette di carciofi *
Ecco, sull'italiano di Artusi ho sempre avuto delle grosse riserve
(vedi ghiaccia per glassa).
O lui scrive * "cotolette" di carciofi * lasciando intendere che
cotoletta e' improprio o scrive "carciofi a cotoletta".
Praticamente e' come "melanzane a cotoletta".
O no!
--
Ciao.
SergioŽ
> In Austria e Germania è rarissimo l'uso dell'olio o del burro per
> friggere. Solitamente viene usato lo strutto.
Lo stesso per la "milanese" slovena che viene chiamata (traduco)
"lubianese"[ljublijanc^ina?], ovvero della città di Lubiana.
Niente olio né burro, ma solo strutto. Gnam.
P.
--
Pestis eram vivus - moriens tua mors ero
>>E mai neanche visto ilprezzemolo, a dire il vero, ceh pure tu usi:
>>ma le tue co(s)tolette saranno all'argentina, no? :-)
>
>Perché all'argentina? Alla venezolana, semmai ;))
Chiedo venia. Ma sai, l'Argentina è così grande... Certo che
estenderla fino al Venezuela è un po' troppo.
>Però no: quella del prezzemolo e del formaggio grattugiato è solo una
>mia variante che qualcuno deve avermi suggerito o che avrò letto da
>qualche parte.
Sull'Artusi, ad esempio. :-)
>A proposito di coTolette :))... Una delle prime cose che mi stupirono,
>appena giunta qui in Venezuela fu precisamente il sentire "milanesa"
>riferito per l'appunto a quella che io sin da bambina avevo sempre e
>dappertutto sentito denominare "cotoletta": una fettina magra e
>senz'osso, passata nell'uovo, impanata e fritta; anche qui, pur
>definendole "milanesas", le friggono nell'olio; e sí che si può
>contare persino su una produzione locale di ottimo burro (che non è
>l'asino :)))
Beh, una trentina d'anni fa in Inghilterra qualcuno volle farmi
assaggiare degli "spaghetti bolognaise". Il ragù (si fa per dire) era
certo più dissimile dal vero ragù alla bolognese di quanto le milanesa
lo siano dalle co(s)tolette alla milanese.
>Ed ecco che ne dice il Gabrielli:
>Cotolétta:
>¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯s.f. Fetta di carne, bagnata nell'uovo, impanata e fritta.
>* Fraseologia:
> Cotolétta alla milanese, fritta nel burro.
Quella "e" chiusa, se fossi milanese, mi perplimerebbe anzichenò.
Anzi, mi perplime anche se sono bergamasco.
>Nel frattempo, vediamo di tagliar la testa al ... all'osso? ;)))
>Ecco dall'Artusi una bella ricetta di ...
>* Cotolette di carciofi *
Mi era sfuggita. Però qui proprio la carne non c'entra. E mi erano
sfuggite altre cotolette, di carne stavolta, perché classificate come
"umidi" (almeno nell'edizione che ho sottomano). E, in tutti questi
casi, inoltre, con "cotolette" scritto in corsivo.
>Buona domenica e buone co(s)tolette a tutti :)))
Grazie. Però oggi sono tornato al mio antico amore: la fiorentina.
Ciao. E buona milanesa: quella vera, però.
Gian Carlo
>>...cioè che nella ricetta della co(s)toletta alla milanese il
>>prezzemolo non compare.
>Se dici di aver letto l'Artusi, ti sbagli.
>Egli dice, alla ricetta 538:
>"Dopo aver denudato l'osso della costola e scartatine i ritagli,
>spianatele con la lama di un grosso coltello per allargarle e ridurle
>sottili. Poi fate un battuto con prosciutto più grasso che magro, un
>poco di prezzemolo, parmigiano grattato, l'odor dei tartufi, se li
>avete, e poco sale e pepe.
Egli dice anche, prima della frase che riporti, "se le aggradite [le
costolette alla milanese] più saporite trattatele in questa guisa...".
Che queste costolette "più saporite" si possano ancora definire alla
milanese, a me non sembra. Di questo passao, con altre "piccole"
varianti anche una piccata al limone si potrebbe definire costoletta
alla milanese. :-)
Come disse più o meno Veronelli, commentando la definizione che un
giornalista specializzato diede della parola cocktail, "in base a
questa definizione è un cocktail anche il caffè corretto". :-)
Ciao.
Gian Carlo
>Il prezzemolo invece e' tipico palermitano (siciliano?) come l'origano
>nella fettina panata. Ti assicuro che ci sta molto bene.
Lo proverò, nonostante le riserve di Diego. E chiamerò il piatto
"costolette alla Sergio".
Ciao.
Gian Carlo
>: Mariuccia Ruta:
>: >Nel frattempo, vediamo di tagliar la testa al ... all'osso? ;)))
>: >Ecco dall'Artusi una bella ricetta di ...
>: >* Cotolette di carciofi *
>:
>: Ecco, sull'italiano di Artusi ho sempre avuto delle grosse riserve
Non gliel'ho insegnato io. Giuro!
>: (vedi ghiaccia per glassa).
Aridalle! Se ne parlò mesi addietro e non si venne a capo di nulla.
Ritrascrivo dal DIR (occhio! alle righe contrassegnate da asterisco*):
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
| [...]. / La forma arcaica "ghiaccia" sopravvive in alcuni autori
| moderni: "I campi bruciati dalla ghiaccia" (G. Papini).
|* Anche nell'accezione di *glassa*, registrata qui di seguito:
|* "Ghiaccia piangente", la glassa che ricopre il dolce detto "babà"
|* umorosa di liquore.
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
>: O lui scrive * "cotolette" di carciofi * lasciando intendere che
>: cotoletta e' improprio o scrive "carciofi a cotoletta".
Ti dirò, Sergio: i giudizi su *presunti* errori grammaticali altrui mi
lasciano sempre molto perplessa. Soprattutto quando chi li "avrebbe"
commessi non è piú in grado di darne spiegazioni o chiarimenti.
Dal canto mio, mi limito a pensare che se l'Artusi ha scritto in quel
modo avrà pur avuto le sue buone ragioni, visto che (almeno a quanto
ne so) non era per niente ignorante; e da ciò che ho ritrascritto poco
sopra credo di poter dedurre che neppure il Satta lo avrebbe
disapprovato totalmente (e forse neppure parzialmente).
>: Praticamente e' come "melanzane a cotoletta".
Però io ho anche letto *cotolette di melenzane, *c. di zucchine, ecc.
cosí come ho sentito "cotolette di carne".
>: O no!
Aspe' che glielo vado a chiedere, al Pellegrino...:)))
--
Ciao,
Mariuccia®
-omissis-
> Perché le tendenze linguistiche cambiano e, oggigiorno, mi sembra che
> questa particolare tendenza non sia piú produttiva, se non in rarissimi ed
> isolati casi. Una volta, di norma, la parola straniera veniva adattata in
> tutto e per tutto. Ossia, la si trascriveva in maniera quanto piú simile
> possibile alla pronuncia originale usando le regole dell'ortografia
> italiana.
[...]
> Oggi, invece, si tende ad usare il termine straniero, spesso mal
scritto
> e mal pronunciato, nella sua versione originale. E sovente si abusa di
> questi termini, ma lasciamo stare, è un altro discorso.
Ti ringrazio per la gentile spiegazione, Nicola. Mi permetto, però,
di renderti noto un mio dubbio, certamente derivante dalla mia
ignoranza in materia, che il tuo post ha reso più evidente.
È corretto affermare che l'adattamento "totale" della parola straniera
nella nostra lingua attraverso le regole dell'ortografia italiana (es.:
bistecca)
evidenzia una forte "vitalità" della lingua stessa, quest'ultima capace di
assorbire
di "digerire" completamente il nuovo termine?
È corretto affermare che l'introduzione pura e semplice del termine
straniero, al contrario, indichi sì, una maggiore apertura verso le
influenze esterne, ma una maggiore debolezza della lingua stessa, la
quale preferisce adottare il termine straniero, piuttosto che ingegnarsi
a creare una nuova parola italiana?
È corretto affermare. quindi, che da una parte, nel primo caso, si rileva
la "chiusura" della lingua ma anche la sua vitalità, mentre nel secondo
caso si rileva "l'apertura" della lingua verso l'esterno, ma anche la
sua debolezza?
Ciao ciao,
Stefano
>: Mariuccia Ruta:
>: >Perché all'argentina? Alla venezolana, semmai ;))
>:
>: Chiedo venia.
^__^.
>: >Però no: quella del prezzemolo e del formaggio grattugiato è solo una
>: >mia variante che qualcuno deve avermi suggerito o che avrò letto da
>: >qualche parte.
>:
>: Sull'Artusi, ad esempio. :-)
No: l'Artusi non lo avevo mai sentito mai nominare, prima che mia
cognata me ne regalasse l'opera omnia prima versione: quella scritta
in stretto toscano.
>: >A proposito di coTolette :))... Una delle prime cose che mi stupirono,
>: >appena giunta qui in Venezuela fu precisamente il sentire "milanesa"
>: >[...]
>: Beh, una trentina d'anni fa in Inghilterra qualcuno volle farmi
>: assaggiare degli "spaghetti bolognaise". Il ragù (si fa per dire) era
>: certo più dissimile dal vero ragù alla bolognese di quanto le milanesa
>: lo siano dalle co(s)tolette alla milanese.
Qui, nonostante i venezolani abbiano ormai (quasi :)) imparato a fare
il ragú, il solo termine usato per la pasta condita con lo stesso è
sempre e solo "la boloñesa".
>:
>: >Ed ecco che ne dice il Gabrielli:
>: >Cotolétta:
>: >¯¯¯¯¯¯¯¯¯¯[...]
>: Quella "e" chiusa, se fossi milanese, mi perplimerebbe anzichenò.
>: Anzi, mi perplime anche se sono bergamasco.
Io m'ero limitata al solo copincolla, ma adesso sono andata a
controllare e vedo che dappertutto, DOP compreso, è attestata la _e_
chiusa (senz'accento grafico, naturalmente :))
>:
>: >Nel frattempo, vediamo di tagliar la testa al ... all'osso? ;)))
>: >Ecco dall'Artusi una bella ricetta di ...
>: >* Cotolette di carciofi *
>:
>: Mi era sfuggita. Però qui proprio la carne non c'entra.
Beh, non per nulla avevo inteso tagliar "la testa all'osso" :)
>: [...]
>: >Buona domenica e buone co(s)tolette a tutti :)))
>:
>: Grazie. Però oggi sono tornato al mio antico amore: la fiorentina.
>:
>: Ciao. E buona milanesa: quella vera, però.
Stai insinuando che la mia non è quella vera, vero? Fa niente: non è
buono ciò che è buono, è buono ciò che piace ...;))
--
Ciao,
Mariuccia®
Non insinuo: sostengo. :-)
Ma da qui a sostenere che non sia buona ce ne corre. Tant'è vero che
proverò la costoletta col prezzemolo, come ho già promesso a Sergio. A
parziale correzione di quanto gli ho promesso, la chiamerò però "alla
Mariuccia e Sergio".
Ciao.
Gian Carlo
>: [...].
>: A parziale correzione di quanto gli ho promesso, la chiamerò però "alla
>: Mariuccia e Sergio".
Naaaa!
Solo se NON metterai il prezzemolo nel pangrattato e solo se lo
metterai nell'uovo sbattuto, potrai anche aggiungere il mio
onoLatissimo buon nome ;)))
--
Ciao,
Mariuccia®
>Solo se NON metterai il prezzemolo nel pangrattato e solo se lo
>metterai nell'uovo sbattuto, potrai anche aggiungere il mio
>onoLatissimo buon nome ;)))
Neanche per un istante ho pensato di aggiungere il prezzemolo al
pangrattato. :-)
E potrei perfino tentare di spruzzare un po' di limone sulla
co(s)toletta già pronta, cosa che, nel caso di costoletta alla
milanese, considero quasi un'eresia.
Ciao.
Gian Carlo
>: Neanche per un istante ho pensato di aggiungere il prezzemolo al
>: pangrattato. :-)
Ah, ecco. Non lo avevo capito :))
>:
>: E potrei perfino tentare di spruzzare un po' di limone sulla
>: co(s)toletta già pronta, cosa che, nel caso di costoletta alla
>: milanese, considero quasi un'eresia.
Io senza quasi: mi rifiuto persino di spruzzare il limone sul pesce,
figurati sulla carne. Giammai! :))
E pensare che a volte mi sentivo quasi in colpa, quando mi gardavano
stralunati: "il pesce senza limone? E di che sa?".
Sa di pesce, rispondevo io. Ma a volte cedevo alle cortesi insistenze.
Poi mi sono imbattuta in IHC...
Adesso non cedo piú, e il limone lo spruzzo nell'acqua, che con questi
caldi ci vuol sempre qualcosa di dissetante :))
--
Ciao,
Mariuccia®
magica wrote:
> Neanche per un istante ho pensato di aggiungere il prezzemolo al
> pangrattato. :-)
Infatti,la ricetta 538, nel mio Artusi, inizia cosě: "Tutti conoscete
le costolette semplici alla mianese, ma se le aggradite piů saporite
trattatele in questa guisa..." segue la ricetta che hai citato con
prosciutto, prezzemolo, parmigiano ecc.
Questo vuol dire che le *semplici costolette alla milanese* sono quelle
passate nell'uovo sbattuto, impanate e fritte nel burro. Tutte le altre
sono variazioni sul tema (io, per esempio, le friggo nell'olio).
Inoltre, leggendo anche le altre ricette, risulta evidente che Artusi
chiama *costolette* quelle con l'osso (di vitella di latte alla
milanese, di agnello, di daino), e *cotolette* quelle senza osso (di
vitella di latte in salsa d'uovo, col prosciutto ecc.)
> Ciao.
> Gian Carlo
Ciao
Karla
Lubjanka
, si usa anche dalle nostre parti ( in fondo, siamo vicini!)
--
Elisabetta Marcovich,
Trieste
> E potrei perfino tentare di spruzzare un po' di limone sulla
> co(s)toletta già pronta, cosa che, nel caso di costoletta alla
> milanese, considero quasi un'eresia.
io non lo farei su nessuna delle due, nemmeno sul pesce ...
> Ciao.
> Gian Carlo
ciao
Silvana
>
Silvana
>urca ho mandato il mess su due ng insieme, ma non è una cosa da non va bene?
>se ho fatto qualcosa di brutto chiedo scusa .....
Non sempre, direi. Il filone era nato per definire che cosa si intende
con "costoletta", "cotoletta", "alla milanese", ecc. E ciò attiene sia
alla linguistica (quindi è IT in ICLI), sia alla cucina (quindi IT in
IHC).
Ora è vero che il tuo messaggio riguarda solo la cucina, ma, come
avrebbe detto non ricordo chi (Orazio?), "est modus in rebus".
Ciao.
Gian Carlo
> >: Anche
> >: l'italiano cornetto si riferisce alla forma.
> >: La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata così come il
> >: cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
>
> Dal Gabrielli:
> |*Croissant* s.m. inv.
> | Panino dolce o brioche a forma di mezzaluna.
> | Voce fr., part. pres. di croître, 'crescere', sul modello del ted.
> | Hïrnchen, 'a forma di luna crescente'; poiché i primi dolci di
> 1 questo genere furono prodotti a Vienna nel 1689 per festeggiare la
> | vittoria sui Turchi, la cui bandiera inalbera la mezzaluna.
Non so che cornetti mangiate dalle vostre parti.
Da noi i cornetti sono fatti di pasta sfoglia e
non hanno nulla a che vedere con le brioches...
--
Er Roscio.
E perché non passarla nel cemento, già che ci siete ?...
Vi mantenete leggeri da quelle parti, eh ?...
E poi criticate la cucina siciliana... :-)))
Quanto all'origine della parola "cotoletta", vorrei dire la mia:
a me risulta che sia soltanto il "taglio" a provenire dalla "costa"
di vitello, ma non ha nulla a che vedere con le costole, né con
la bistecca. Non si tratta per niente di "bistecca senz'osso" come
qualcuno ha voluto definirla.
--
Er Roscio.
> E perch non passarla nel cemento, gi che ci siete ?...
Guarda che la frittura nello strutto è la più leggera in
assoluto. Lo strutto raggiunge senza bruciare uan temperatura
più alta, quindi di cibi non si impregnano.
ALice
--
Ferma la speculazione finanziaria, firma per la tassa Tobin
http://www.attac.org/italia/tobin/
Nessuno qui ha mai sostenuto l'obbligatorietà del prezzemolo
nella preparazione della cotoletta alla milanese. Giusto^
Sappiamo tutti che si tratta di un'aggiunta opzionale.
I tuoi sforzi per dimostrarlo servono solo a confondere le
posizioni originali di ciascuno.
Io ho commentato la tua certezza assoluta sul fatto che *nessuna*
ricetta nominava il prezzemolo. Anzi hai etichettato come "argentina"
tale preparazione e sei arrivato persino a dire che l'aggiunta di un
po' di prezzemolo rende non più "alla milanese" la costoletta!
>: "Mariuccia Ruta":
(questa prima parte non è mia:
>: > >: Anche
>: > >: l'italiano cornetto si riferisce alla forma.
>: > >: La brioche (brioscia) e' un dolce a pasta lievitata così come il
>: > >: cornetto quindi il nome differente e' dovuto solo alla forma.
Questa che segue è mia:
>: > Dal Gabrielli:
>: > |*Croissant* s.m. inv.
>: > | Panino dolce o brioche a forma di mezzaluna.
>: > | Voce fr., part. pres. di croître, 'crescere', sul modello del ted.
>: > | Hïrnchen, 'a forma di luna crescente'; poiché i primi dolci di
>: > 1 questo genere furono prodotti a Vienna nel 1689 per festeggiare la
>: > | vittoria sui Turchi, la cui bandiera inalbera la mezzaluna.
>:
>: Non so che cornetti mangiate dalle vostre parti.
>: Da noi i cornetti sono fatti di pasta sfoglia e
>: non hanno nulla a che vedere con le brioches...
Anche dalle mie parti.
Hai quotato una parte attribuendola a me? Solo la citazione del
Gabrielli è mia, la parte che precede, no; e (a parte il mio quoting)
un segnetto ne è la prova: io non uso sostituire l'accento con
l'apostrofo e metto l'acuto sulla -í...
Per il resto, anche a me risulta che la brioscia sia diversa dal
cornetto anche nell'impasto. Ma la cucina italiana è come la
grammatica: lunga e varia quanto lungo e vario è lo stivale :))
--
Ciao,
Mariuccia®
Plurale maiestatico?
Per il resto, lo so che ultimamente sei triste. Ma io non sono il tuo
Prozac: con me rischi di buttarti dalla finestra. Quindi lasciami
perdere, che č meglio.
Io coi maleducati non discuto di nulla. Quando voglio mi limito a non
mandarli a quel apese.
Gian Carlo
>>non "girare la cotoletta" come tuo solito. Ce ne accorgiamo.
> Plurale maiestatico?
No. E' una battuta trita e ritrita.
Voglio dire che tutti i lettori attenti si accorgono che tu rigiri
la frittata tentando di attribuirmi cose che non ho scritto.
> Per il resto, lo so che ultimamente sei triste. Ma io non sono il tuo
> Prozac: con me rischi di buttarti dalla finestra. Quindi lasciami
> perdere, che č meglio.
Io ti ho solo fatto notare che si puň usare il prezzemolo.
Se tu da tutto questo tiri fuori una presunta depressione o un presunto
considerarti degno di attenzione... il problema č tuo!
La mia replica sul prezzemolo sarebbe stata uguale per chiunque.
Sei tu che ti senti vittima designata di ogni mia correzione.
Correzione che temi come sa da questa dipendesse il tuo futuro.
Sai benissimo che cosě non č, quindi evita di proclamare mille volte
che non t'importa ciň che scrivo: se cominci ad ignorarlo davvero,
cominceremo a crederti.
> Io coi maleducati non discuto di nulla. Quando voglio mi limito a non
> mandarli a quel apese.
Innanzitutto tu discuti... eccome se discuti!
Discuti sino alla nausea: sino a quando io smetto. Sempre.
Poi, non vedo dove starebbe la maleducazione:
il maleducato č chi insulta o chi riceve gli insulti?
Ripeto: se ne accorgono tutti che rigiri la frittata attribuendo
a me le colpe che invece hai tu.
>Avevo avvisato questo NG della passione di magica a perseguitarmi.
>Avevo avvisato che non avrei replicato.
ROTFL. Dal DISC: replicare: ripetere qualcosa. eseguirlo un'altra
volta.
Il seguito su ICLI, dove i paradossi linguistici sono IT.
Gian Carlo
P.S. Il tuo problema con me non è se replicare o no. E' che non devi
cominciare.
>>>non "girare la cotoletta"
>tu rigiri la frittata
E tu sai cosa rigiri?
Gian Carlo
>Da noi i cornetti sono fatti di pasta sfoglia e
>non hanno nulla a che vedere con le brioches...
Vedimi su.
--
Bye
Vitt
>Guarda che la frittura nello strutto è la più leggera in
>assoluto. Lo strutto raggiunge senza bruciare uan temperatura
>più alta, quindi di cibi non si impregnano.
Quale onore l'avere Alice presente qui, sia pure grazie al postincrocio!
Da parte mia concordo sulla risposta e glii occhi mi luccicano al
pensiero delle "fritte" belghe.
--
Bye
Vitt
Ho quotato quello che ritenevo *nbecessario" per la comprensione
della mia risposta. Non č cosě che si quota ?... :-)))
> Per il resto, anche a me risulta che la brioscia sia diversa dal
> cornetto anche nell'impasto. Ma la cucina italiana č come la
> grammatica: lunga e varia quanto lungo e vario č lo stivale :))
Questo č poco ma sicuro; ma un Sergio che mi dice che l'unica
differenza tra la brioche e il cornetto č la forma, non me lo aspettavo...
:-)))
--
Er Roscio.
>: Ho quotato quello che ritenevo *nbecessario" per la comprensione
>: della mia risposta. Non è così che si quota ?... :-)))
Beh, meglio sarebbe se si quotasse facendo i dovuti distinguo fra chi
esprime un proprio parere e chi invece *cita* un parere altrui. Ognò?
;))
>: > Per il resto, anche a me risulta che la brioscia sia diversa dal
>: > cornetto anche nell'impasto. Ma la cucina italiana è come la
>: > grammatica: lunga e varia quanto lungo e vario è lo stivale :))
>:
>: Questo è poco ma sicuro; ma un Sergio che mi dice che l'unica
>: differenza tra la brioche e il cornetto è la forma, non me lo aspettavo...
>: :-)))
Neanch'io m'aspettavo che un Sergio (rosso!:)) paliemmitànu dicesse
brioche alla bbriòscia. Non c'è piú religggione, non c'è piú ...
--
Ciao,
Mariuccia®
>Hai quotato una parte attribuendola a me? Solo la citazione del
>Gabrielli è mia, la parte che precede, no; e (a parte il mio quoting)
>un segnetto ne è la prova: io non uso sostituire l'accento con
>l'apostrofo e metto l'acuto sulla -í...
Io, io ... ho stato io! ;-)
(la <i> e' l'unica vocale che accento perche' apostrofandola (<i'>)
disturba il mio "personale" senso dell'estetica :-PPP).
>Per il resto, anche a me risulta che la brioscia sia diversa dal
>cornetto anche nell'impasto. Ma la cucina italiana è come la
>grammatica: lunga e varia quanto lungo e vario è lo stivale :))
Si pero' mi ero corretto (quasi) subito!
--
Ciao.
Sergio®
>: Mariuccia Ruta:
>: [...]
>: >Per il resto, anche a me risulta che la brioscia sia diversa dal
>: >cornetto anche nell'impasto. Ma la cucina italiana è come la
>: >grammatica: lunga e varia quanto lungo e vario è lo stivale :))
>:
>: Si pero' mi ero corretto (quasi) subito!
Sípppperò mica so' stata io a tirarti le orecchie nella brioscia :))
Purammè me l'ha tirate, quello screanzato :))
--
Ciao,
Mariuccia® sti rossi...
> È corretto affermare che l'adattamento "totale" della parola straniera
> nella nostra lingua attraverso le regole dell'ortografia italiana (es.:
> bistecca)
> evidenzia una forte "vitalità" della lingua stessa, quest'ultima capace di
> assorbire
> di "digerire" completamente il nuovo termine?
Può essere. Per l'italiano è andata davvero cosí. Ci sono, però, altri
modi per ravvisare la vitalità di una lingua, per esempio la sua capacità di
creare parole nuove, il vigore della sua letteratura, il fatto che crei
parole sue per concetti nuovi invece di fare un calco da una lingua
straniera, etc.
> È corretto affermare che l'introduzione pura e semplice del termine
> straniero, al contrario, indichi sì, una maggiore apertura verso le
> influenze esterne, ma una maggiore debolezza della lingua stessa
Sovente, non sempre. Per esempio, certi internazionalismi (televisione,
telefono, cinema, etc.) sono tanto diffusi, semplici, basati su radici
comuni a tutta l'Europa che una lingua europea che non li accolga potrebbe
tradire un certo "campanilismo". Un esempio qualunque, solo a scopo
indicativo.
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
> > Oggi si tende a rispettare la grafia originale, quindi a
> > NON storpiare i termini nella versione originale.
>
> ...ma la pronuncia, che spesso comprende foni completamente estranei
> all'italiano, è alquanto approssimativa!
Giusto, ma non solo. Anche la grafia, sovente, viene calpestata, dal
momento che non tutti possono saper scrivere correttamente inglese, francese
e quant'altro.
>Per esempio, certi internazionalismi (televisione,
>telefono, cinema, etc.) sono tanto diffusi, semplici, basati su radici
>comuni a tutta l'Europa che una lingua europea che non li accolga potrebbe
>tradire un certo "campanilismo".
Ricordo un vecchio articolo di Giovanni Nencioni che attribuiva a
Giacomo Leopardi non solo il conio del termine "europeismo", ma
anche l'intenzione di compilare un dizionario dei termini
"europei", impresa poi abbandonata perché risultò troppo vasta per
le sue sole forze.
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
mailto:scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
>Infatti. Croissant (che è prima di tutto participio presente di
>croître "crescere") è cosí detto per la sua forma simile alla falce
>della luna crescente e perché è stato prodotto per la prima volta a
>Vienna in ricordo dell'assedio del 1683 da parte dei Turchi.
Mi sono ricordato di una mia amica che chiamava i cornetti "chifelli",
con l'accento sulla prima "i". La voce è registrata anche sul Gabrielli:
*Chifel*, s.m. invar. Anche _chìffel_; in Toscana, _chìfelle_ (-li).
Panino solido, anche dolce, in forma di mezzaluna. "Panini all'olio o
pagnottine francesi e chifelli" (Moretti). Dal ted. _Kipfel_, propr.
punta. || sec. XIX.
Ciao,
Ferdinando
>------------
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Ma io sono un uomo di mondo !...
Ho fatto il militare a Cuneo e ho attraversato
l'Alto Adige, perbacco !... :-)))))
--
Er Roscio.
>>Avevo avvisato questo NG della passione di magica a perseguitarmi.
>>Avevo avvisato che non avrei replicato.
>>
>
> ROTFL. Dal DISC: replicare: ripetere qualcosa. eseguirlo un'altra
> volta.
Il significato esteso di /replicare è anche quello di rispondere.
Anche oggi hai impararato qualcosa di nuovo. Vero?
Spesso le parole hanno più eccezioni.
Sbagli a limitarti solo a quella principale.
Ti rotoli ridendo sul pavimento quando non sai qualcosa?
A me sinceramente fai pena: ogni tuo tentativo di disceditarmi fallisce
miseramente *nonostante* i tuoi sforzi di analizzare, dizionario alla
mano, ogni mia parola alla ricerca di errori. Mi fai veramente pena.
Saranno quelle che confermano la regola ?... :-)))
"Replicare" non è sinonimo di "rispondere".
Significa "rispondere a tono", o "in maniera risentita",
oppure "in modo incalzante".
In ogni caso, l'italiano "replicare" ha in sé un qualcosa
di "particolare" che non ha l'accezione inglese.
--
Er Roscio.
>>>Avevo avvisato questo NG della passione di magica a perseguitarmi.
>>>Avevo avvisato che non avrei replicato.
>> ROTFL. Dal DISC: replicare: ripetere qualcosa. eseguirlo un'altra
>> volta.
>Il significato esteso di /replicare è anche quello di rispondere.
>Anche oggi hai impararato qualcosa di nuovo. Vero?
Sì. Che devi aver letto male il vocabolario.
Gian Carlo
>Quanto all'origine della parola "cotoletta", vorrei dire la mia:
>a me risulta che sia soltanto il "taglio" a provenire dalla "costa"
>di vitello, ma non ha nulla a che vedere con le costole, né con
>la bistecca. Non si tratta per niente di "bistecca senz'osso" come
>qualcuno ha voluto definirla.
Separiamo i problemi. La co(s)toletta non e' la bistecca (colonna
vertebrale). Ma, nella co(s)toletta, la costola (parete della cassa
toracica) c'e', eccome se c'e'. Che poi tu (o il macellaio) usi
qualunque altro taglio (fesa, controfiletto, girello ...) per farlo "a
cotoletta" e' un'altra questione.
--
Ciao.
Sergio®
>: Mariuccia Ruta wrote:
>: >Infatti. Croissant (che è prima di tutto participio presente di
>: >croître "crescere") è cosí detto per la sua forma simile alla falce
>: >della luna crescente e perché è stato prodotto per la prima volta a
>: >Vienna in ricordo dell'assedio del 1683 da parte dei Turchi.
>: Mi sono ricordato di una mia amica che chiamava i cornetti "chifelli",
>: con l'accento sulla prima "i". La voce è registrata anche sul Gabrielli:
>:
>: *Chifel*, s.m. invar. Anche _chìffel_; in Toscana, _chìfelle_ (-li).
>: Panino solido, anche dolce, in forma di mezzaluna. "Panini all'olio o
>: pagnottine francesi e chifelli" (Moretti). Dal ted. _Kipfel_, propr.
>: punta. || sec. XIX.
È Vero! Non ci avevo pensato, presa com'ero dai cornetti dolci.
Esistono anche quelli salati, fatti sia con la pasta di pane e sia con
la pasta sfoglia.
E -ma i nostri Sergi :)) palermitani dovrebbero saperlo- da Spinnàto,
in quel di Palermo (di fronte al Politeama), li fanno ottimi; non
all'olio, però: solo "rimacinato" (sempre farina è, e della migliore),
acqua e sale. Son davvero speciali: buoni, ma cosí buoni, che se li
becchi appena sfornati te ne mangi una decina senza neppure rendertene
conto e arrivi a casa col sacchetto semi-vuoto :))
E li fanno anche a Grosseto, nel forno presso il quale mi servo da
oltre vent'anni: lí li fanno sia all'olio che normali; e fanno anche
delle ottime rosette "soffiate". È uno dei pochi forni dove si può
trovare dell'ottimo pane "salato", oltre a quello normale toscano
senza sale :))
--
Ciao,
Mariuccia®
>>>ROTFL. Dal DISC: replicare: ripetere qualcosa. eseguirlo un'altra
>>>volta.
>
>>Il significato esteso di /replicare è anche quello di rispondere.
>>Anche oggi hai impararato qualcosa di nuovo. Vero?
>
> Sì. Che devi aver letto male il vocabolario.
La tua ostinazione è davvero esemplare! Leggiamo insieme?
Zingarelli 2000, verbo "replicare", significato N°2:
..................................................
Rispondere a voce o per iscritto (anche assol.)
Esempi:
replicare poche parole; non ho nulla da replicare.
..................................................
Questa è un'accezione comune: la sento e la leggo quotidianamente.
Non necessariamente /replicare porta il significato di ripetizione o del
"rispondere a tono", o "in maniera risentita" o "in modo incalzante",
come suggerisce Roscio. Semmai, rispetto alla pura e semplice risposta,
la replica è tipicamente un'obiezione.
Esempio:
Lei replicò sorridendo che era male burlarsi della gente.
Documentatevi!
Ho usato il verbo /replicare in modo corretto.
Qualcuno si rotola dalle risate perché è ignorante.
Anzi, ostinatamente ignorante.
Qualcuno si diverte, un po' più intelligentemente, per un
errore di battitura (eccezioni invece di accezioni).
>>devi aver letto male il vocabolario.
>Qualcuno si rotola dalle risate perché č ignorante.
>Anzi, ostinatamente ignorante.
>Qualcuno si diverte, un po' piů intelligentemente, per un
>errore di battitura (eccezioni invece di accezioni).
E io che credevo fosse un errore di lettura (del vocabolario). Beh,
adesso rimedio: ROTFIL (I sta per "intelligentemente").
Gian Carlo