> mi spiegate il significato di questa espressione?
> grazie
ti dico una cosa, ma negher� di avertela detta
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
Significa semplicemente quello che leggi (dire una cosa e smentirla subito
dopo, per convenienza): una manifestazione di doppiezza morale, di
opportunismo e di deteriore machiavellismo, tipico di voi italiani...
Ciao.
Epimeteo
---
"... questo amore spiato,
perch� noi lo spiavamo,
perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato,
perch� noi l'abbiamo perseguitato
ferito calpestato ucciso negato dimenticato..."
(cit. di incredibile negazione)
>mi spiegate il significato di questa espressione?
"Io non ho detto niente, eh?".
Vero.
Diciamolo "inter nos": siamo proprio gentaglia noi italiani.
Esclusi i presenti, ovviamente.
--
"Chi brucia i libri, presto o tardi arriverᅵ a bruciare gli
esseri umani."
-- Heinrich Heine
> mi spiegate il significato di questa espressione?
> grazie
Si riferisce alle dichiarazioni del nano pelato.
Dice una cosa e subito la smentisce perch� � stato frainteso
>> Significa semplicemente quello che leggi (dire una cosa e
>> smentirla subito dopo, per convenienza): una manifestazione di
>> doppiezza morale, di opportunismo e di deteriore
>> machiavellismo, tipico di voi italiani...
> Vero.
> Diciamolo "inter nos": siamo proprio gentaglia noi italiani.
> Esclusi i presenti, ovviamente.
Falso.
Noi qui presenti non siamo neanche italiani, a parte il fatto che degli
italiani parliamo la lingua solo per motivi di lavoro.
Questa accusa ᅵ un teorema!
Siamo solo dei povericlisti!
Epimeteo
---
"... lasciatemi cantare,
perchᅵ ne sono fiero,
sono un italiano,
un italiano vero..."
http://www.youtube.com/watch?v=Y4rR4I56hdk
(cit. sciovinista)
> mi spiegate il significato di questa espressione?
Non assumo alcuna responsabilit� per quanto dico
e nel caso negher� anche di averlo detto.
E.D.
Dalle mie parti si rende con "Mi no' digo gnente, ma gnanca no' taso"
(io non dico niente, ma nemmeno taccio).
> Dalle mie parti si rende con "Mi no' digo gnente, ma gnanca no' taso"
> (io non dico niente, ma nemmeno taccio).
- Chi ha qualcosa da dire parli ora o taccia per sempre!
- Mi no' digo gnente, ma gnanca no' taso
E.D.
Forse non esiste l'equivalente di "qui lo dico e qui lo nego" in altre
lingue?
> Significa semplicemente quello che leggi (dire una cosa e smentirla subito
> dopo, per convenienza): una manifestazione di doppiezza morale, di
> opportunismo e di deteriore machiavellismo, tipico di voi italiani...
"di voi italiani... illetterati"
Da mettere assieme ai 360�,
alla misura in cui, all'assolutamente, etc.
Bruno
> tipico di voi italiani...
Non sei italiano?
E "non so, non ho visto, non c'ero... e se c'ero dormivo"?
k
Un pentito di mafia?
k
>> Forse non esiste l'equivalente di "qui lo dico e qui lo nego" in altre
>> lingue?
>
> E "non so, non ho visto, non c'ero... e se c'ero dormivo"?
>
Direi che la differenza tra le due � che la prima � "parac***", mentre
la seconda � omertosa. ;)
Gli omertosi sono paraculi.
--
Pâs gàr ho aitôn lambánei, kaì ho zetôn heurískei, kaì tô kroúonti
anoigésetai
(Euaggélion katà Loûkan 11,10)
> [...]
> si, ma pi� che il significato, mi chiedevo quale fosse il senso.
> Che senso ha affermare pubblicamente che in futuro si mentir�?
> mi sembra una contraddizione. Perch� si dovrebbe ascoltare un'affermazione
> da chi dichiara la propria inattendibilit�?
> inoltre, com'� possibile 'non assumere responsabilit�' di quello che si
> dice?
Infatti: � una gran fesseria senza senso.
Qui lo dico e qui lo nego. :-)
Ciao,
Roger
Ripensandoci, il senso �: in questo contesto lo dico, in altri potrei
negarlo.
Oh, mamma! Ma dove vivi?
Stai davvero cercando una spiegazione?
Ti faccio un esempio.
Un commesso di un negozio sta dando un consiglio a un cliente.
"Non le conviene comprare oggi questo televisore perché la settimana
prossima sarà in promozione e risparmierà 300 euro. Qui lo dico e qui
lo nego".
Il commesso sta dando un valido consiglio al cliente, forse perché gli
sta simpatico, forse perché è un suo amico, forse perché gli rode
dentro dare una fregatura a chiunque guadagna onestamente. Tuttavia sa
bene che non sta facendo l'interesse del suo datore di lavoro, che è
passibile di sanzioni, per cui informa il cliente che si tratta di
un'informazione che deve tenere per sé e che negherà se gli verrà
richiesta conferma.
>>> Qui lo dico e qui lo nego. :-)
>>>
>> Ripensandoci, il senso ᅵ: in questo contesto lo dico, in altri potrei
>> negarlo.
>>
> certo che quel doppio 'qui' non rende l'idea di due contesti diversi...
Ah, avrebbe dovuto essere "qui lo dico e lᅵ lo nego"?
Secondo me, il doppio "qui" ᅵ molto piᅵ efficace e perentorio, sia
come frase fatta, sia perchᅵ rende di piᅵ l'idea di "io non l'ho mai
detto!"
k
Il senso ce l'ha eccome!
E' come scoprire una carta da gioco per un istante allo scopo di farla
identificare. Il "qui" non indica solo un luogo, ma anche un momento
preciso. Qui e ora lo dico e nello stesso luogo e praticamente nello
stesso momento lo nego. Nessun paradosso. Qui e ora ti mostro la
carta, sempre qui e ora la ricopro. Semplice e sensato.
Scusa, ma c'ᅵ la doppia negazione:
io non dico niente, ma neanche non taccio (non taccio = parlo).
In pratica, tace sempre e comunque.
"Abbiamo fatto a botte: le ho prese, ma anche me le hanno date."
--
"Le mariage est la seule guerre au cours de laquelle on dort
avec son ennemi."
-- Anonyme
> E' come scoprire una carta da gioco per un istante allo scopo di farla
> identificare. Il "qui" non indica solo un luogo, ma anche un momento
> preciso. Qui e ora lo dico e nello stesso luogo e praticamente nello
> stesso momento lo nego. Nessun paradosso.
Tre ore esatte fa scrivevi:
"...per cui informa il cliente che si tratta di
un'informazione che deve tenere per s� e che negher� se gli verr�
richiesta conferma"
Quindi deciditi: lo nega nello stesso luogo e nello stesso momento
o lo negher� in futuro?
Roger
> Se poi una frase deve negare sᅵ stessa, allora ci addentriamo nell'ambito
> dei paradossi, e la faccenda si complica.
Possiamo approfondire l'argomento del paradosso leggendo "la pragmatica
della comunicazione umana" di Paul Watzlawick.
Saluti fletcher
Basta trovare l'equivalente di "In confidenza", "a microfoni
spenti"... ecc.
--
Ciao, | R: Perche' incasina l'ordine con cui si legge un messaggio
Speck | D: Perche' quotare sotto da' cosi' fastidio?
| R: Quotare sotto.
| D: Qual e' la cosa piu' seccante su usenet e in e-mail?
>> Dalle mie parti si rende con "Mi no' digo gnente, ma gnanca
>> no' taso" (io non dico niente, ma nemmeno taccio).
>
>
> Scusa, ma c'ᅵ la doppia negazione:
> io non dico niente, ma neanche non taccio (non taccio = parlo).
Eh no! Non ᅵ cosᅵ che bisogna tradurre; probabilmente si tratta di un
famigerato 'non' pleonastico che si usa nel dialetto, ma non in italiano.
> In pratica, tace sempre e comunque.
> "Abbiamo fatto a botte: le ho prese, ma anche me le hanno date."
Vediamo un'altra frase simile a quella di prima:
"Mi no' ghe 'e go da, ma gnanca no' 'e go ciapᅵ" = "Io non gliele ho
date, ma nemmeno le ho prese".
Tutto ciᅵ che si ᅵ detto su "finchᅵ non" si potrebbe applicare anche al
"gnanca no'" veneto: quindi la tua interpretazione ᅵ legittima a rigor
di logica, ma in pratica "gnanca no'" viene inteso come "nemmeno"; "no'"
non si lega a ciᅵ che viene dopo, non lo nega.
> Se poi una frase deve negare sᅵ stessa, allora ci addentriamo nell'ambito
> dei paradossi, e la faccenda si complica.
Secondo me la frase in questione ᅵ proprio un paradosso: nego ciᅵ che
affermo; quello che dico ora ᅵ falso.
Entrambe le cose.
Immaginati una funzione normalmente falsa che diventa vera solo in un
determinato "qui". FFFFFFFFVFFFFFFFFF.
Puoi osservare che la funzione ritorna falsa per un tempo indefinito
dopo il momento del "qui lo dico e qui lo nego".
Quindi non solo è falsa subito dopo esser stata vera, ma è falsa anche
in qualsiasi momento successivo.
Dov'è il paradosso?
C'è sempre un piccolo periodo di tempo in cui ciò che si dice risulta
vero, un momento breve ma fondamentale.
Cammino verso il negozio, scopro di aver dimenticato i soldi, cambio
direzione e torno a casa. Nel punto del marciapiede in cui cambio
direzione traccio con un gessetto bianco un cerchio intorno a me e
dico a voce alta: "Qui cammino verso il negozio e qui lo nego, perché
sempre qui cammino verso casa".
Fiorelisa è seduta al computer e scrive:
"Qui ho freddo".
Poi accende una stufetta sotto la scrivania e scrive:
"Qui nego quanto ho scritto prima, ora qui ho caldo".
>> Secondo me la frase in questione � proprio un paradosso: nego ci� che
>> affermo; quello che dico ora � falso.
> Dov'� il paradosso?
> C'� sempre un piccolo periodo di tempo in cui ci� che si dice risulta
> vero, un momento breve ma fondamentale.
Pi� semplicemente interpreterei la frase come:
"Qui (hic et nunc) lo dico e qui nego di averlo detto".
Quindi non nego ci� che affermo, nego solo di averlo affermato
(cosa che paradossale non �).
E.D.
> [...]
> Pi� semplicemente interpreterei la frase come:
> "Qui (hic et nunc) lo dico e qui nego di averlo detto".
> Quindi non nego ci� che affermo, nego solo di averlo affermato
> (cosa che paradossale non �).
Non metterti anche tu a dire ca@@ate! :-)
> E.D.
Ciao,
Roger
> Dov'� il paradosso?
> C'� sempre un piccolo periodo di tempo in cui ci� che si dice risulta
> vero, un momento breve ma fondamentale.
>
> Cammino verso il negozio, scopro di aver dimenticato i soldi, cambio
> direzione e torno a casa. Nel punto del marciapiede in cui cambio
> direzione traccio con un gessetto bianco un cerchio intorno a me e
> dico a voce alta: "Qui cammino verso il negozio e qui lo nego, perch�
> sempre qui cammino verso casa".
> Fiorelisa � seduta al computer e scrive:
> "Qui ho freddo".
> Poi accende una stufetta sotto la scrivania e scrive:
> "Qui nego quanto ho scritto prima, ora qui ho caldo".
Gli esempi che hai fatto non mi aiutano molto a cambiare la mia idea.
Quando sento la frase in questione, non le do assulutamente un valore
temporale o spaziale. Tu invece, vedendo gli esempi che hai fatto, s�.
I due 'qui' della frase "Qui lo dico e qui lo nego" tu li immagini come
due punti (spaziali o temporali) distinti? Io li immagino come un punto
unico, che viene 'annullato' continuamente; quindi non esiste. Per
questo secondo me � una frase-paradosso, come "Quello che dico � falso".
Io la interpreto cos�, poi mica � detto che sia l'unico modo: anche
dando a due "qui" un valore spaziale o temporale, la frase ha un senso
interessante. Solo non l'avevo mai interpretata in questo modo.
Qui indica inequivocabilmente un luogo, che altro?
Luogo che è lo stesso del dire e del negare.
Che altro potrebbe indicare?
Certo, se sei sul frecciarossa, tra il qui del dire e il qui del
negare potrebbero esserci decine di metri di distanza, ma non credo
che sia questa distanza l'obiettivo del "qui". Semmai il "qui"
significa "su questo treno, su questo sedile, con te di fronte".
Concordi oppure dai altri significati al "qui"?
Il tempo che intercorre tra il dire e il negare è perfettamente
cronometrabile.
"Sai, credo proprio che questa sia un'impresa impossibile [START
CHRONO]. Qui lo dico e qui lo nego [STOP CHRONO].
La validità temporale del "sarà un'impresa impossibile" è
inquivocabile, non mi pare che ci possano essere interpretazioni
diverse. Prima dello START non era mai stato detto, dopo il "qui lo
nego" risulta negato.
> I due 'qui' della frase "Qui lo dico e qui lo nego" tu li immagini come
> due punti (spaziali o temporali) distinti? Io li immagino come un punto
> unico, che viene 'annullato' continuamente; quindi non esiste.
Spazialmente può anche essere lo stesso punto: il mio esempio del
singolo, unico e solo cerchio disegnato con il gesso sul marciapiede
non mi pare che comunichi l'esistenza di due punti spaziali distinti.
Temporalmente NON è lo stesso punto ma quasi. Il tempo in cui dici la
frase "qui lo dico e qui lo nego" è breve, ma non nullo. Anche
l'esempio del cerchio sul marciapiede identifica un solo luogo ma due
momenti separati (prima e dopo aver realizzato la dimenticanza del
borsellino) in cui si realizzano due azioni opposte ovvero il
camminare verso il negozio e verso casa.
> questo secondo me è una frase-paradosso, come "Quello che dico è falso".
Questo sì che è un vero paradosso: il tempo è indefinito, quindi vale
sempre. "Quello che ho detto è falso" invece non è paradossale. Come
non è paradossale: "Qui alle 16:20:00 dico il vero e qui alle 17:20:00
dico il falso". Infatti il falso l'ho scritto alle 16:20:10.
Riassumendo:
il luogo è lo stesso e poco importa che ci sia una piccola distanza,
il tempo è quasi lo stesso, in quanto il prima e il dopo sono separati
da una manciata di secondi.
>
> Questo s� che � un vero paradosso: il tempo � indefinito, quindi vale
> sempre. "Quello che ho detto � falso" invece non � paradossale. Come
> non � paradossale: "Qui alle 16:20:00 dico il vero e qui alle 17:20:00
> dico il falso". Infatti il falso l'ho scritto alle 16:20:10.
>
> Riassumendo:
> il luogo � lo stesso e poco importa che ci sia una piccola distanza,
> il tempo � quasi lo stesso, in quanto il prima e il dopo sono separati
> da una manciata di secondi.
Io non ho mai interpretato la frase in modo cos� scientifico e rigoroso.
Il doppio "qui", secondo l'interpretazione che ho sempre dato io, non
sottolinea due distinti momenti temporali(seppur a breve distanza);
anzi, sottolinea proprio l'identico momento. Fa l'effetto di sentire una
persona che dice "posso parlare e tacere insieme", "posso parlare
tacendo e tacere parlando".
Mi piace anche la tua interpretazione, che trovo perfettamente congrua.
Comunque penso che anche la mia ci possa stare, non trovi? ^^
Come al solito, intervieni a sproposito, in modo cafone e superficiale.
Leggi in modo superficiale i messaggi altrui, e poi ti atteggi a maestro.
Sei penoso.
Io ho scritto chiaramente "o almeno non ce l'ha in apparenza (il contesto
non dipende dal
luogo)". Per cui la tua 'spiegazione' � del tutto inutile.
Ti ho filtrato accuratamente, ma stamattina leggendo da google mi sono
saltate agli occhi le tue solite perle di saggezza.
Il tempo passa, ma resti sempre il solito pover'uomo.
Oh, mamma! Ma dove vivi?
Stai davvero cercando una spiegazione?
come ti permetti, babbeo rincitrullito?
io ho stimolato una discussione molto interessante, chiaramente ingendo di
non conoscere il significato di un'espressione, che � molto discutibile.
E allora, citrullo, tu e il tuo 'emissioni zero'? dove vivi (e, soprattutto,
perch�)? � un modo di dire efficace.
Sei proprio una scoria tossica dell'umanit�.
il paradosso sta nel fatto che uno dica pubblicamente che in un altro
contesto dir� un'altra cosa, perdendo cos� credibilit�.
Cosa dici di uno che afferma 'io sono uno che mente'?
(il paradosso semantico rrif� capolino9.
> ma se la spiegazione del dire o negare in funzione del contesto l'ho dato
> solo io (che avevo posto la domanda),
> e nessun altro, permetti che possa trovarci il punto debole?
> comunque, s�, "qui lo dico e l� lo nego" ha un senso, col doppio 'qui' non
> ce l'ha, o almeno non ce l'ha in apparenza (il contesto non dipende dal
> luogo).
Il contesto non dipende dal luogo, pu� variare anche se il luogo non varia.
Per� la frase, che � un motto, quasi uno spot, � molto sinteticca, per cui
quel doppio 'qui' davvero � fuorviante,
davvero fa pensare allo stesso identico contesto.
> Mi piace anche la tua interpretazione, che trovo perfettamente congrua.
Psssst... prima che qualcuno ci senta... tanto per vedere a che punto
stanno le cose, prima di chiudere dolcemente la porta ho deciso,
seguendo quello che ho creduto essere il tuo invito, qualche
discussione su questo newsgroup, per valutare se valesse la pena
rientrarvi. Ora dimmi: in una discussione su "qui lo dico e qui lo
nego", che cosa mai potrà esserci per scaldare talmente gli animi?
Eppure, leggo parole come "babbeo rincitrullito maleducato" e altre
cosucce simili... fra l'altro tirate fuori in un contesto dove
l'oggetto di queste offese totalmente gratuite, oltre ad avere a mio
avviso perfettamente ragione in merito alla questione, è stato anche
particolarmente cortese e totalmente privo di astio. Cosa che non è
accaduta dall'altra parte.
Per cui, dopo aver seminato, questa volta sì a bella posta, la mia
buona dose di zizzania, ne approfitto per darti un abbraccio
(virtuale, se no il tuo zito mi taglia la gola), confermarti che ho
ancora la barba ma ho un po' accorciato i capelli e, cosa peraltro
perfettamente inutile, dare il mio sostegno e la mia solidarietà a
GCPillan; il quale forse non se ne farà niente, forse ne avrà piacere
e fors'anche dispiacere, non lo so; ma se la merita perché è persona
ragionevole, che conduce le proprie discussioni cercando di restare in
tema e senza tirare in ballo offese gratuite, il che gli procura tutta
la mia stima.
Queste sono le mie ultime parole sull'argomento, il che significa che
chi dovesse ritenersi offeso dal mio dire, faccia pure: si attacchi
liberamente a questo messaggio per dir la sua e sfogare sul
sottoscritto la sua rabbia. Poco me ne carrebbe, non gli risponderei e
la figuraccia la farebbe lui (o lei) :-)
Come ho già avuto modo di dire, il mio indirizzo email è valido, e mi
trovo pure su quel marchingegno immondo di Facebook. Sono l'angelo con
lo spadone.
Adieu
Ale
Eppure la mia interpretazione ᅵ piᅵ paradossale, quindi spiazza
di piᅵ.
>> In pratica, tace sempre e comunque.
>
>> "Abbiamo fatto a botte: le ho prese, ma anche me le hanno
>> date."
>
> Vediamo un'altra frase simile a quella di prima:
> "Mi no' ghe 'e go da, ma gnanca no' 'e go ciapᅵ" = "Io non
> gliele ho date, ma nemmeno le ho prese".
Eh, come sopra, qui manca il paradosso che invece nella mia
frase c'ᅵ.
Di solito si dice appunto:
"le ho prese, ma anche *glie* le ho date."
col paradosso:
"le ho prese, ma anche *me* le hanno date."
La prima ᅵ un normale resoconto dell'accaduto come uno se lo
aspetta, la seconda ᅵ una presa in giro di sᅵ e della propria
sconfitta.
> Tutto ciᅵ che si ᅵ detto su "finchᅵ non" si potrebbe applicare
> anche al "gnanca no'" veneto: quindi la tua interpretazione ᅵ
> legittima a rigor di logica, ma in pratica "gnanca no'" viene
> inteso come "nemmeno"; "no'" non si lega a ciᅵ che viene dopo,
> non lo nega.
Chiedo a Enrico G. la sua opinione.
--
"Voi sapevatelo che al contadino non bisogna far sapere quant'ᅵ
buono il cacio con le pere.
E invece avete fattoglielo sapere."
-- Roger
Faccio fatica a leggere il nome dell'autore, figuriamoci il
resto...
--
"Quand on coupe la tᅵte d'un intellectuel, il meurt."
-- Franᅵois Cavanna
1) Riporti i miei scritti senza anteporre il segno ">" a inizio riga
né contrassegnandole in altro modo. Questo genera confusione (perché
appaiono tuoi e non miei) e non rispetta la netiquette.
2) Mi insulti, senza che io ti abbia insultato in alcun modo e questo
denota ulteriore maleducazione.
3) Stravolgi la mia posizione. Che il "qui" significhi "qui e ora"
sono stato io a sostenerlo per primo.
4) Da quanto scrivi nei tuoi numerosi messaggi, emerge che non hai
letto o capito quel che ho scritto. Il fatto che tutti gli altri
lettori mi abbiano capito, denota che il problema non è nella mia
chiarezza espositiva.
5) E' da gran maleducati porre dei quesiti e criticare chi impega
generosamente il suo tempo per dare delle risposte. Non è solo da
maleducati, è da villani. Se le mie argomentazioni non ti interessano,
evita di leggerle.
6) Più persone hanno argomentato civilmente sulla presenza o assenza
di un paradosso. Le mie ragioni sono state accolte da qualcuno e anche
chi non le ha accolte ha argomentato con rispetto e intelligenza.
7) La motivazione per cui io non vedo alcun paradosso è che il dire e
il negare non avvengono nello stesso istante. Anche in campo
informatico non è assolutamente paradossale l'istruzione "A = NOT A"
con A booleano. Vero che si fa un'affermazione, ma la si nega
IMMEDIATAMENTE DOPO solo per far sapere che non la si sosterrà mai
più. Per i motivi già dati, dietro tua richiesta.
"Immediatamente" può anche essere reso con "ora lo dico e ora lo nego"
esattamente come "ora scopro la carta e ora la copro". Si dice "qui lo
dico e qui lo nego" DOPO aver detto qualcosa. Si copre la carta un
attimo dopo averla scoperta. Si nega la variabile A un attimo dopo
averla valutata. E' questo DOPO che evita il paradosso. Se "A = NOT A"
invece di un'istruzione di assegnazione fosse una tesi, questa sì che
sarebbe paradossale perché se A è booleana non può allo stesso momento
essere vera e NOT vera.
8) Naturalmente io rispetto ogni opinione. Ma se tu reputi che la mia
opinione è balzana, insensata, non condivisibile o peggio, ti propongo
la mia solita scommessa da 1000 euro. Scommessa che può essere svolta
nel più serio e onesto dei modi. Si identifica un piccolo campione di
popolazione italiana applicando i più ferrei criteri statistici. Si
chiede al campione, sconosciuto a entrambi, di valutare se le frasi
appaiono paradossali o meno:
"Qui lo dico e qui lo nego"
e
"Qui e ora scopro la carta e qui e ora la copro"
In base all'esito ci sarà un trasferimento di 1000 euro da me a te o
da te a me.
Chissà perché dovrei ritenermi offeso da un esplicito sostegno e
dimostrazione di stima.
Il sostegno è tutt'altro che inutile!
Se ci fossero più spesso sostegni e condanne (non su chi ha torto o
ragione, ma su chi si esprime educatamente e chi no) ecco che certi
personaggi che si reputano praticamente dei "portavoce del NG" si
renderebbero conto che la situazione reale non è quella che credono.
Capirebbero che la loro opinione non è globalmente condivisa da questo
NG come lasciano intendere.
Sono numerose le persone con cui discuto da numerosi anni e che mi
stimano.
Altri no, ma si contano sulle dita di una mano, avanzandone.
E hanno invariabilmente un motivo: una brutta figura che non hanno
digerito.
Neppure secondo me sottolinea due distinti momenti.
Tant'è che fin dal principio ho scritto che "qui" indica "qui e ora".
Inoltre tu mi hai attribuito una distinzione di luogo che non ho mai
fatto.
La distinzione di tempo non è assolutamente "sottolineata", più
semplicemente permette di evitare il paradosso.
> Fa l'effetto di sentire una
> persona che dice "posso parlare e tacere insieme", "posso parlare
> tacendo e tacere parlando".
Perché questi sono veri paradossi, visto che c'è la contemporaneità!
Invece "Ora parlo, ora taccio" non mi pare paradossale perché il
parlare e il tacere sono SEPARATI dall'istante in cui si passa dal
parlare al tacere ovvero nel momento in cui la velocità del flusso
d'aria emessa per la "o" finale di "taccio" diventa nulla.
> Mi piace anche la tua interpretazione, che trovo perfettamente congrua.
> Comunque penso che anche la mia ci possa stare, non trovi? ^^
Stesso luogo sì, perché è sempre stata anche la mia opinione.
Un preciso momento o istante di negazione c'è sicuramente.
Perfetta contemporaneità tra il dire e il negare no.
Se ci fosse contemporaneità ci sarebbe paradosso.
Per esprimere questa contemporaneità tra il dire e il negare dovrei
esprimermi diversamente, usare un "mentre" o "allo stesso tempo" o
"contemporaneamente". Non basta un semplice "qui" ripetuto. Altrimenti
anche "Qui dormo e qui cucino" sarebbe paradossale.
> Harold Demura, stiamo ai fatti.
> 1) Riporti i miei scritti senza anteporre il segno ">" a inizio riga
> n� contrassegnandole in altro modo. Questo genera confusione (perch�
> appaiono tuoi e non miei) e non rispetta la netiquette.
La configurazione del tuo newreader (quoted printable?) non permette
ad altri newsreader (ad esempio Windows Mail) di anteporre il segno >
in automatico, quindi occorre farlo manualmente e non
tutti hanno, come me, la voglia o la pazienza di farlo.
Roger
Ora dimmi: in una discussione su "qui lo dico e qui lo
nego", che cosa mai potr� esserci per scaldare talmente gli animi?
Eppure, leggo parole come "babbeo rincitrullito maleducato" e altre
cosucce simili... fra l'altro tirate fuori in un contesto dove
l'oggetto di queste offese totalmente gratuite, oltre ad avere a mio
avviso perfettamente ragione in merito alla questione, � stato anche
particolarmente cortese e totalmente privo di astio. Cosa che non �
accaduta dall'altra parte.
Guarda, te lo dico in tutta sincerit� e in amicizia: tu sei, o almeno questo
� ci� che appare dai tuoi interventi, una persona di una superficialit�
spaventosa.
Secondo me ha ragione il buon Padre McKenzie quando dice che alla fine
ci si sta accapigliando col sesso degli angeli.
Se posso dare la mia umile opinione, è assolutamente evidente che quel
modo di dire non va preso in senso né letterale né matematico-logico,
altrimenti non si va da nessuna parte.
"Qui lo dico e qui lo nego" equivale a dire - volontariamente - proprio
due cose contrastanti contemporaneamente, che non possono ovviamente
coesistere.
Il senso quindi va cercato in un meta-significato: cioè cosa voglio
intendere, dicendo contemporaneamente due cose contrastanti?
La spiegazione è nell'uso comune di quest'affermazione, che è impiegata
quando si vuole dire qualcosa, ma contemporanemente si mette in guarda
l'interlocutore che quanto gli si sta dicendo in confidenza, verrà però
negato ad oltranza in qualsiasi altra sede, "a partire dallo stesso
momento": qui lo dico, e qui (stesso luogo e momento momento, l'hic et
nunc latino) lo nego (ti dico anche che lo negherò da ora in avanti in
qualsiasi altra circostanza).
Accapigliarsi su un'analisi strettamente logica e cercarne un paradosso
può essere affascinante quanto inutile.
--
Massimo Bacilieri AKA Crononauta
Skype: crononauta <massimo....@gmail.com>
Facebook: Massimo Bacilieri
> Chissà perché dovrei ritenermi offeso da un esplicito sostegno e
> dimostrazione di stima.
Tu no, infatti; ma v'è chi s'offenderebbe, e magari s'offende sul
serio, se io dimostro stima e sostegno nei tuoi confronti.
> Il sostegno è tutt'altro che inutile!
Ne son contento. Dicevo fosse inutile perché, in un caso come questo,
mi sembra evidente da che parte stiano ragione e torto. E non sul
merito della questione (lì, a mio avviso, hai ragione tu, ma poco
importa, purtroppo - e sottolineo: purtroppo), quanto sul modo di
comportarsi, ridicolmente definito da qualcuno "sopra le righe".
Comunque, ribadisco il concetto: ti do il mio sostegno, e ti rinnovo
la stima (e vi aggiungo la simpatia personale, che male non fa).
> Se ci fossero più spesso sostegni e condanne (non su chi ha torto o
> ragione, ma su chi si esprime educatamente e chi no) ecco che certi
> personaggi che si reputano praticamente dei "portavoce del NG" si
> renderebbero conto che la situazione reale non è quella che credono.
Ne son convinto. Ed è esattamente quanto sta succedendo, io ritengo.
> Sono numerose le persone con cui discuto da numerosi anni e che mi
> stimano.
Esatto. E faccio parte di costoro, anche quando non abbiamo avuto la
stessa opinione.
> Altri no, ma si contano sulle dita di una mano, avanzandone.
> E hanno invariabilmente un motivo: una brutta figura che non hanno
> digerito.
Non entro nel merito, conosci molto meglio tu la tua storia su questo
newsgroup di quanto non la conosca io.
Ciao
Ale
> Chiss� perch� dovrei ritenermi offeso da un esplicito sostegno e
> dimostrazione di stima.
Tu no, infatti; ma v'� chi s'offenderebbe, e magari s'offende sul
serio, se io dimostro stima e sostegno nei tuoi confronti.
ma smettetela!! e rispettate i vostri interlocutori nella sostanza, ammesso
che lo facciate nella forma!
Non saprei... O meglio, non voglio espremermi in merito alla questione
specifica.
Dico solo che anche nelle migliori famiglie pu� succedere che ad un
certo punto uno sbotta, anche per una cosa insignificante. Inoltre, non
tutti siamo nati calmi: ognuno ha il suo carattere.
Dopo un certo tempo che frequento questo newsgruppo, conosco abbastanza
i partecipanti e il loro carattere, e ho imparato a conviverci,
esattamente come farei con una persona di famiglia: anche se a volte �
brontolona, maleducata, "velenosa", comunque le si vuol bene e la si
perdona.
Questo � niente, comunque, rispetto a ben altre discussioni che si sono
svolte qui.
> Per cui, dopo aver seminato, questa volta s� a bella posta, la mia
> buona dose di zizzania, ne approfitto per darti un abbraccio
> (virtuale, se no il tuo zito mi taglia la gola), confermarti che ho
> ancora la barba
^___^ W!
> ma ho un po' accorciato i capelli e, cosa peraltro
> perfettamente inutile, dare il mio sostegno e la mia solidariet� a
> GCPillan; il quale forse non se ne far� niente, forse ne avr� piacere
> e fors'anche dispiacere, non lo so; ma se la merita perch� � persona
> ragionevole, che conduce le proprie discussioni cercando di restare in
> tema e senza tirare in ballo offese gratuite, il che gli procura tutta
> la mia stima.
> Queste sono le mie ultime parole sull'argomento, il che significa che
> chi dovesse ritenersi offeso dal mio dire, faccia pure: si attacchi
> liberamente a questo messaggio per dir la sua e sfogare sul
> sottoscritto la sua rabbia. Poco me ne carrebbe, non gli risponderei e
> la figuraccia la farebbe lui (o lei) :-)
> Come ho gi� avuto modo di dire, il mio indirizzo email � valido, e mi
> trovo pure su quel marchingegno immondo di Facebook. Sono l'angelo con
> lo spadone.
> Adieu
> Ale
Ecco, Alessandro � di nuovo scappato. Dobbiamo proprio essere diventati
brutti e cattivi: non ci sopporta pi� di qualche giorno! ;(
So che � inutile trattenerti, ma comunque spero che un giorno rifarai
capolino (ma non sulla questione Windows-Linux, che mi rende ancora un
po' apprensiva), e che saremo diventati abbastanza bravi da non farti
scappare via subito. Un abbraccio anche a te!
Ah no? Mi era sembrato di s�.
> Tant'� che fin dal principio ho scritto che "qui" indica "qui e ora".
>
> Inoltre tu mi hai attribuito una distinzione di luogo che non ho mai
> fatto.
S�, prima s�, ma poi ci siamo capiti su questo punto. Concentriamoci sul
tempo.
> La distinzione di tempo non � assolutamente "sottolineata", pi�
> semplicemente permette di evitare il paradosso.
>> Fa l'effetto di sentire una
>> persona che dice "posso parlare e tacere insieme", "posso parlare
>> tacendo e tacere parlando".
>
> Perch� questi sono veri paradossi, visto che c'� la contemporaneit�!
> Invece "Ora parlo, ora taccio" non mi pare paradossale perch� il
> parlare e il tacere sono SEPARATI dall'istante in cui si passa dal
> parlare al tacere ovvero nel momento in cui la velocit� del flusso
> d'aria emessa per la "o" finale di "taccio" diventa nulla.
Faccio fatica a conciliare questa parte con quello che ha detto
all'inizio di questo messaggio; ovvero: "Neppure secondo me sottolinea
due distinti momenti."
Da come hai scritto questo esempio, mi pare che consideri anche la frase
in questione come una frase in cui il primo 'qui' ha un valore
temporale, mentre il secondo 'qui' assume un diverso valore temporale.
>> Mi piace anche la tua interpretazione, che trovo perfettamente congrua.
>> Comunque penso che anche la mia ci possa stare, non trovi? ^^
>
> Stesso luogo s�, perch� � sempre stata anche la mia opinione.
> Un preciso momento o istante di negazione c'� sicuramente.
> Perfetta contemporaneit� tra il dire e il negare no.
> Se ci fosse contemporaneit� ci sarebbe paradosso.
> Per esprimere questa contemporaneit� tra il dire e il negare dovrei
> esprimermi diversamente, usare un "mentre" o "allo stesso tempo" o
> "contemporaneamente". Non basta un semplice "qui" ripetuto. Altrimenti
> anche "Qui dormo e qui cucino" sarebbe paradossale.
Alla luce di come argomenti, mi pare che tu interpreti i due 'qui' come
se il primo si riferisse ad un momento, e il secondo "qui" al un momento
leggermente successivo. Se per te 'qui' indica in entrambi i casi il
mendesimo momento, allora (forse) la pensiamo alla stessa maniera, ma
ancora non ce ne siamo accorti! :)
> Eppure la mia interpretazione ᅵ piᅵ paradossale, quindi spiazza
> di piᅵ.
>
> Di solito si dice appunto:
> "le ho prese, ma anche *glie* le ho date."
> col paradosso:
> "le ho prese, ma anche *me* le hanno date."
>
> La prima ᅵ un normale resoconto dell'accaduto come uno se lo
> aspetta, la seconda ᅵ una presa in giro di sᅵ e della propria
> sconfitta.
Uhm... Troppo sottile, per me. Non lo capirei! ;)
>> Tutto ciᅵ che si ᅵ detto su "finchᅵ non" si potrebbe applicare
>> anche al "gnanca no'" veneto: quindi la tua interpretazione ᅵ
>> legittima a rigor di logica, ma in pratica "gnanca no'" viene
>> inteso come "nemmeno"; "no'" non si lega a ciᅵ che viene dopo,
>> non lo nega.
>
>
> Chiedo a Enrico G. la sua opinione.
Ah, ok! Enrico G., noi siam qui che ti aspettiamo! :)
L'ho gi� scritto e lo ripeto: la frase vorrebbe dire 'lo dico in questo
contesto, potrei negarlo in un contesto diverso'.
Per� la forma e il tono sono fuorvianti, perch� anche se in generale 'qui'
non vuol dire 'qui, ora, in queste condizioni', cio� 'in questo contesto',
in questo caso si � portati a pensare che sia cos�.
Per cui sono d'accordo con te.
Credo che riflettere su certe frasi fatte faccia bene a tutti, si acquisisce
maggiore consapevolezza del proprio linguaggio.
> Non saprei... O meglio, non voglio espremermi in merito alla questione
> specifica.
Secondo me, fai male.
> Dopo un certo tempo che frequento questo newsgruppo, conosco abbastanza
> i partecipanti e il loro carattere, e ho imparato a conviverci,
> esattamente come farei con una persona di famiglia: anche se a volte è
> brontolona, maleducata, "velenosa", comunque le si vuol bene e la si
> perdona.
Ecco, no. Perché? Perché una persona di famiglia è altra cosa da una
persona che, scusami se te lo faccio notare, non si conosce affatto.
Incidentalmente, tu sai che io son alto, biondo, occhi azzurri e bello
da rimetterci il fiato. Ma, per dire, non hai idea della voce che ho
(la quale, naturalmente, è calda e suadente). Non sai come canto, o se
canto, non sai cosa voto, come penso, che colore mi piace o che
macchina guido. Tutte cose che, per dire, sanno anche quelli che mi
conoscono da pochissimo tempo. Quello che conosci di me è veramente
una parte piccolissima, ciò che io lascio trasparire da queste poche
righe. E io sono uno di quelli che si lasciano anche piuttosto andare.
Che cosa sai di Giancarlo, per dire? E di Harold Demura, ex Man off
the corner, ex un sacco di altre cose? Manco il nome. Manco il nome!
No, Fiorelisa, per quanto bello sia il tuo soprannome che usi su
questi lidi, in tutta onestà, io non potrei dire di te con sicurezza
nemmeno che sei una donna. Come potrei dire di conoscerti? E, a queste
condizioni, in tutta onestà, no, non me la sento di dire che voglio
bene proprio a nessuna delle persone che frequentano questo newsgroup.
Le persone a cui voglio bene le incontro, ci stringiamo la mano, ci
abbracciamo in modo non virtuale, ci parliamo, ci conosciamo, spesso
facciamo musica insieme.
Non prenderla come una cattiveria, ma se tu morissi, certo, mi
dispiacerebbe, ma non piangerei. La mia vita non cambierebbe.
Un ex frequentatore di questo stesso newsgroup, Vitt, è morto. Io l'ho
anche conosciuto personalmente (partecipò al Primo - e unico -
Elettroraduno). Il fatto che sia morto mi dispiace, certo, ma non ho
versato nemmeno una lacrima per lui.
Con altri, sono partito dal newsgroup e ho costruito amicizie più o
meno profonde; ma _sul newsgroup_, nel senso di _esclusivamente sul
newsgroup_, io non ho amicizie. E non voglio bene a nessuno.
Il newsgroup è un passatempo. E quando un passatempo diventa
sgradevole, si passa ad altro. Peraltro, come lo stesso GCPillan ebbe
a dire anni fa, il newsgroup sarebbe infinitamente migliore se non lo
si condisse di discussioni personali, di fuori tema, di litigi e
spernacchiamenti. Semplicemente, se lo si considerasse un luogo di
discussione di un argomento che interessa tutti i partecipanti. Io a
suo tempo non fui d'accordo con lui (anche perché mi ero reso
"colpevole" di moltissimi di quei peccati); ma passato un po' di
tempo, invece, mi sono reso conto che aveva (e ha) perfettamente
ragione.
Così come aveva (e ha) perfettamente ragione quando diceva che non gli
interessa se uno è alto, basso, di dov'è, che cosa fa eccetera;
insomma, tutte quelle informazioni personali che, forse confondendo
questo luogo con un luogo reale (un bar, più o meno), molti (me per
primo) tendono a dare.
Tutto questo per dirti che, mi spiace, ma no, io non voglio bene ad
Harold Demura, né per questo ne voglio a te o a GCPillan. Guardo solo
i comportamenti, e il primo è un cafone patentato, mentre tu e
GCPillan vi comportate in maniera ineccepibile - SU QUESTO NEWSGROUP.
Che poi nella vita reale Harold Demura sia un filantropo che ha
fondato un ospedale per bambini in Africa, o che voi due siate degli
assassini seriali, su questo newsgroup conta meno di zero. O meglio,
conterà nel momento in cui la polizia dovesse venire a casa vostra a
chiedervi conto dei vostri misfatti :-)
Rebus sic stantibus, puoi comprendere perché per me sia assolutamente
inutile - anzi, deleteria, perché mi fa solo perder tempo - la
frequentazione di questo newsgroup. Non è che siete cattivi. Ma si
perde tempo in una marea di informazioni che niente hanno a che vedere
con l'argomento del newsgroup (compresa questa lettera), e che non sto
nemmeno a elencare. E, a peggiorare le cose, ci sono dei cafoni che si
permettono pure di insultare gli altri utenti.
Non ci vuol molto a diventare abbastanza bravi da non farmi scappar
via subito. Basta una singola cosa - anzi due: seguire il manifesto e
rispettare la netiquette.
Io, una volta ogni sei mesi circa, il naso qui ce lo metto. Ma non mi
è mai parso che ciò accadesse.
Questa risposta ti era dovuta, è probabile che leggerò anche quanto
vorrai (se vorrai) rispondermi tu, ma poi chiuderò per altri sei mesi,
in attesa di vedere se qualcosa è cambiato (in meglio, s'intende).
Ciao
Ale
sei patetico
Ecco, no. Perch�? Perch� una persona di famiglia � altra cosa da una
persona che, scusami se te lo faccio notare, non si conosce affatto.
Incidentalmente, tu sai che io son alto, biondo, occhi azzurri e bello
da rimetterci il fiato. Ma, per dire, non hai idea della voce che ho
(la quale, naturalmente, � calda e suadente). Non sai come canto, o se
canto, non sai cosa voto, come penso, che colore mi piace o che
macchina guido. Tutte cose che, per dire, sanno anche quelli che mi
conoscono da pochissimo tempo. Quello che conosci di me � veramente
una parte piccolissima, ci� che io lascio trasparire da queste poche
righe. E io sono uno di quelli che si lasciano anche piuttosto andare.
Che cosa sai di Giancarlo, per dire? E di Harold Demura, ex Man off
the corner, ex un sacco di altre cose? Manco il nome. Manco il nome!
No, Fiorelisa, per quanto bello sia il tuo soprannome che usi su
questi lidi, in tutta onest�, io non potrei dire di te con sicurezza
nemmeno che sei una donna. Come potrei dire di conoscerti? E, a queste
condizioni, in tutta onest�, no, non me la sento di dire che voglio
bene proprio a nessuna delle persone che frequentano questo newsgroup.
Le persone a cui voglio bene le incontro, ci stringiamo la mano, ci
abbracciamo in modo non virtuale, ci parliamo, ci conosciamo, spesso
facciamo musica insieme.
Non prenderla come una cattiveria, ma se tu morissi, certo, mi
dispiacerebbe, ma non piangerei. La mia vita non cambierebbe.
Un ex frequentatore di questo stesso newsgroup, Vitt, � morto. Io l'ho
anche conosciuto personalmente (partecip� al Primo - e unico -
Elettroraduno). Il fatto che sia morto mi dispiace, certo, ma non ho
versato nemmeno una lacrima per lui.
Con altri, sono partito dal newsgroup e ho costruito amicizie pi� o
meno profonde; ma _sul newsgroup_, nel senso di _esclusivamente sul
newsgroup_, io non ho amicizie. E non voglio bene a nessuno.
Il newsgroup � un passatempo. E quando un passatempo diventa
sgradevole, si passa ad altro. Peraltro, come lo stesso GCPillan ebbe
a dire anni fa, il newsgroup sarebbe infinitamente migliore se non lo
si condisse di discussioni personali, di fuori tema, di litigi e
spernacchiamenti. Semplicemente, se lo si considerasse un luogo di
discussione di un argomento che interessa tutti i partecipanti. Io a
suo tempo non fui d'accordo con lui (anche perch� mi ero reso
"colpevole" di moltissimi di quei peccati); ma passato un po' di
tempo, invece, mi sono reso conto che aveva (e ha) perfettamente
ragione.
Cos� come aveva (e ha) perfettamente ragione quando diceva che non gli
interessa se uno � alto, basso, di dov'�, che cosa fa eccetera;
insomma, tutte quelle informazioni personali che, forse confondendo
questo luogo con un luogo reale (un bar, pi� o meno), molti (me per
primo) tendono a dare.
Tutto questo per dirti che, mi spiace, ma no, io non voglio bene ad
Harold Demura, n� per questo ne voglio a te o a GCPillan. Guardo solo
i comportamenti, e il primo � un cafone patentato, mentre tu e
GCPillan vi comportate in maniera ineccepibile - SU QUESTO NEWSGROUP.
Che poi nella vita reale Harold Demura sia un filantropo che ha
fondato un ospedale per bambini in Africa, o che voi due siate degli
assassini seriali, su questo newsgroup conta meno di zero. O meglio,
conter� nel momento in cui la polizia dovesse venire a casa vostra a
chiedervi conto dei vostri misfatti :-)
Rebus sic stantibus, puoi comprendere perch� per me sia assolutamente
inutile - anzi, deleteria, perch� mi fa solo perder tempo - la
frequentazione di questo newsgroup. Non � che siete cattivi. Ma si
perde tempo in una marea di informazioni che niente hanno a che vedere
con l'argomento del newsgroup (compresa questa lettera), e che non sto
nemmeno a elencare. E, a peggiorare le cose, ci sono dei cafoni che si
permettono pure di insultare gli altri utenti.
Non ci vuol molto a diventare abbastanza bravi da non farmi scappar
via subito. Basta una singola cosa - anzi due: seguire il manifesto e
rispettare la netiquette.
Io, una volta ogni sei mesi circa, il naso qui ce lo metto. Ma non mi
� mai parso che ci� accadesse.
Questa risposta ti era dovuta, � probabile che legger� anche quanto
vorrai (se vorrai) rispondermi tu, ma poi chiuder� per altri sei mesi,
in attesa di vedere se qualcosa � cambiato (in meglio, s'intende).
Ciao
Ale
sei veramente patetico.
> ADPUF ha scritto:
>
> > Eppure la mia interpretazione � pi� paradossale, quindi spiazza
> > di pi�.
> >
> > Di solito si dice appunto:
> > "le ho prese, ma anche *glie* le ho date."
> > col paradosso:
> > "le ho prese, ma anche *me* le hanno date."
> >
> > La prima � un normale resoconto dell'accaduto come uno se lo
> > aspetta, la seconda � una presa in giro di s� e della propria
> > sconfitta.
>
> Uhm... Troppo sottile, per me. Non lo capirei! ;)
>
>
> >> Tutto ci� che si � detto su "finch� non" si potrebbe applicare
> >> anche al "gnanca no'" veneto: quindi la tua interpretazione �
> >> legittima a rigor di logica, ma in pratica "gnanca no'" viene
> >> inteso come "nemmeno"; "no'" non si lega a ci� che viene dopo,
> >> non lo nega.
> >
> >
> > Chiedo a Enrico G. la sua opinione.
>
>
> Ah, ok! Enrico G., noi siam qui che ti aspettiamo! :)
Non mi pare di vedere grandi analogie tra "finch� non" e
"gnanca no". A parte tetrapiloctomiche dissertazioni, siamo
in presenza di una negazione pleonastica. Non sempre, nel caso
di "finch� non", di sicuro nel caso di "gnanca no".
Il fatto � che "gnanca" nega troppo poco, probabilmente,
e quindi il parlante cerca di rafforzarne il carattere.
Ciao
Enrico
Mi pare di aver fatto più volte il paragone con la carta da gioco
mostrata per un attimo.
E' un momento, un unico, singolo, ben determinato momento..
Il momento che ti permette di riconoscere la carta.
Tuttavia quel momento ha una durata, un inizio e una fine.
Secondo te questo momento non ha una durata?
Trovi paradossale "Qui ti mostro la carta e qui la copro"?
Spero di no.
Mi pare una situazione analoga al "Qui lo dico e qui lo nego" perché
la verità viene mostrata solo per un attimo, come fosse una carta da
gioco. "Dire" equivale a mostrare la carta, "Negare" equivale a
nascondere la carta. Per un momento la verità viene detta, per un
momento la carta da gioco viene mostrata.
Io sono sbottato molte volte.
Non ho mai esitato a dare del confuso, del bugiardo, del maleducato
quando lo ritenevo appropriato.
Ma non mai ricoperto nessuno di insulti alla persona fini a se stessi.
>Ma non mai ricoperto nessuno di insulti alla persona fini a se stessi.
Perch� non continuate per e-mail?
Perch� farlo in privato perde tutto il gusto.
--
"Join the army, see the world, meet interesting people - and
kill 'em."
-- Woody Allen
Quindi "gnanca no' taso" vuol dire "neanche taccio", e
non "neanche non taccio (parlo)".
Mi dichiaro sconfitto e pronto a passare per le forche caudine
appositamente predisposte.
Ma allora come direste in veneto "neanche NON taccio"?
--
"Non pubblicare fotografie di localit� e di edifici bombardati."
-- Min. Cul. Pop., 3 luglio 1943
Non lo diremmo. Perch� usare modi tanto contorti che vanno riservati
all'alta politica?
Ciao
Enrico
Infatti. Qui lo dico qui lo nego: minchia che palle!
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
>>> Perch� non continuate per e-mail?
>> Perch� farlo in privato perde tutto il gusto.
> Infatti. Qui lo dico qui lo nego: minchia che palle!
Cal�, bisogna aver pazienza: sono ragazzi...
Epy
---
"... siamo ragazzi di oggi, anime nella citt�,
dentro i cinema vuoti, seduti in qualche bar...
E camminiamo da soli nella notte pi� scura,
anche se il domani ci fa un po' paura..."
http://www.youtube.com/watch?v=BiZEiJudWFE
(cit. ggiovanile)
> Mi pare di aver fatto pi� volte il paragone con la carta da gioco
> mostrata per un attimo.
>
> E' un momento, un unico, singolo, ben determinato momento..
> Il momento che ti permette di riconoscere la carta.
> Tuttavia quel momento ha una durata, un inizio e una fine.
> Secondo te questo momento non ha una durata?
>
> Trovi paradossale "Qui ti mostro la carta e qui la copro"?
> Spero di no.
>
> Mi pare una situazione analoga al "Qui lo dico e qui lo nego" perch�
> la verit� viene mostrata solo per un attimo, come fosse una carta da
> gioco. "Dire" equivale a mostrare la carta, "Negare" equivale a
> nascondere la carta. Per un momento la verit� viene detta, per un
> momento la carta da gioco viene mostrata.
Ah, ora finalmente ho capito cosa intendi: un unico momento che ha
un'inizio e una fine. Non riuscivo a capire perch� non attribuivo alla
parola 'momento' il significato di 'lasso di tempo', seppur breve.
Conclusione: la frase pu� venire interpretata in 3 modi diversi: ma
comunque il risultato non cambia.
a farlo in privato si perde...;
facendolo in privato si perde...;
farlo in privato fa perdere...
ciao
L'ho fatto nel thread successivo, perch� i due 'contendenti' hanno
mostrato interesse a conoscere le opinioni altrui.
> Ecco, no. Perch�? Perch� una persona di famiglia � altra cosa da una
> persona che, scusami se te lo faccio notare, non si conosce affatto.
> Incidentalmente, tu sai che io son alto, biondo, occhi azzurri e bello
> da rimetterci il fiato. Ma, per dire, non hai idea della voce che ho
> (la quale, naturalmente, � calda e suadente). Non sai come canto, o se
> canto, non sai cosa voto, come penso, che colore mi piace o che
> macchina guido. Tutte cose che, per dire, sanno anche quelli che mi
> conoscono da pochissimo tempo. Quello che conosci di me � veramente
> una parte piccolissima, ci� che io lascio trasparire da queste poche
> righe. E io sono uno di quelli che si lasciano anche piuttosto andare.
> Che cosa sai di Giancarlo, per dire? E di Harold Demura, ex Man off
> the corner, ex un sacco di altre cose? Manco il nome. Manco il nome!
> No, Fiorelisa, per quanto bello sia il tuo soprannome che usi su
> questi lidi, in tutta onest�, io non potrei dire di te con sicurezza
> nemmeno che sei una donna. Come potrei dire di conoscerti? E, a queste
> condizioni, in tutta onest�, no, non me la sento di dire che voglio
> bene proprio a nessuna delle persone che frequentano questo newsgroup.
> Le persone a cui voglio bene le incontro, ci stringiamo la mano, ci
> abbracciamo in modo non virtuale, ci parliamo, ci conosciamo, spesso
> facciamo musica insieme.
> Non prenderla come una cattiveria, ma se tu morissi, certo, mi
> dispiacerebbe, ma non piangerei. La mia vita non cambierebbe.
> Un ex frequentatore di questo stesso newsgroup, Vitt, � morto. Io l'ho
> anche conosciuto personalmente (partecip� al Primo - e unico -
> Elettroraduno). Il fatto che sia morto mi dispiace, certo, ma non ho
> versato nemmeno una lacrima per lui.
Condivido quello che dici: una conoscenza virtuale � ben diversa da una
conoscenza 'reale e concreta'; il coinvolgimento � molto superiore nel
secondo caso.
> Con altri, sono partito dal newsgroup e ho costruito amicizie pi� o
> meno profonde; ma _sul newsgroup_, nel senso di _esclusivamente sul
> newsgroup_, io non ho amicizie. E non voglio bene a nessuno.
Ma se tu mi dici che non mi vuoi bene, io ci rimango male, per�... ;(
No, scherzo: ho capito perfettamente cosa intendi dire.
> Il newsgroup � un passatempo. E quando un passatempo diventa
> sgradevole, si passa ad altro.
S�, certo, il newsgruppo � un passatempo: nessuno ti obbliga a
partecipare, puoi entrare e uscire quando vuoi, ecc. Tuttavia non mi
sono mai trovata nella situazione di ritenere questo newsgruppo tanto
sgradevole da spingermi ad abbandonarlo. Nella mia opinione, non � cos�
male, anzi, � un newsgruppo molto piacevole da frequentare. Ci possono
essere le discussioni in cui si va sopra le righe... Ma ci� non annulla
ci� che di buono questo newsgruppo ha dato e continua a dare.
> Peraltro, come lo stesso GCPillan ebbe
> a dire anni fa, il newsgroup sarebbe infinitamente migliore se non lo
> si condisse di discussioni personali, di fuori tema, di litigi e
> spernacchiamenti. Semplicemente, se lo si considerasse un luogo di
> discussione di un argomento che interessa tutti i partecipanti. Io a
> suo tempo non fui d'accordo con lui (anche perch� mi ero reso
> "colpevole" di moltissimi di quei peccati); ma passato un po' di
> tempo, invece, mi sono reso conto che aveva (e ha) perfettamente
> ragione.
> Cos� come aveva (e ha) perfettamente ragione quando diceva che non gli
> interessa se uno � alto, basso, di dov'�, che cosa fa eccetera;
> insomma, tutte quelle informazioni personali che, forse confondendo
> questo luogo con un luogo reale (un bar, pi� o meno), molti (me per
> primo) tendono a dare.
Io credo che tutti noi siamo consapevoli dello scopo di questo
newsgruppo. Nessuno viene qui per raccontare i suoi fatti personali, o
per discutere deliberatamente di temi che non c'entrano nulla col
manifesto. Sono pochi i thread che nascono OT, e penso che nessuno
consideri Iclit come il bar! :) Neanche a me interessano i fatti
personali degli iclisti, non mi interessa sapere che lavoro fanno, cosa
hanno studiato, se sono buoni o cattivi, ecc.
Tuttavia inevitabilmente certi dettagli personali escono fuori: quando
parliano di italiano regionale o dialetti, difficilmente possiamo farlo
senza far capire di che regione siamo; quando si parla di termini
specialistici e gerghi, esce fuori pi� o meno il mestiere che facciamo;
quando confrontiamo l'italiano con altre lingue, viene fuori quali altre
lingue conosciamo, oltre l'italiano, e se abbiamo viaggiato all'estero,
ad esempio. Se parliamo di termini relativi al cibo, magari veniamo a
sapere chi se ne intende di cucina, ecc. ecc. Non mi interessando i
fatti personali degli iclisti; se per�, incidentalmente, vengono fuori,
la cosa non mi d� fastidio, anzi, nella maggior parte delle volte mi fa
pure piacere.
Sapere se tu sei biondo o moro non ha alcun senso per questo newsgruppo,
n� migliora la nostra comunicazione personale in questo contesto; per�
averti visto in foto a me ha fatto piacere, non posso negarlo.
Al contrario, vedere come ti esprimi, come argomenti il tuo pensiero e
le tue idee, come ti relazioni con gli altri iclisti (OT o IT), secondo
me sono informazioni utili per la nostra comunicazione in questo contesto.
> Tutto questo per dirti che, mi spiace, ma no, io non voglio bene ad
> Harold Demura, n� per questo ne voglio a te o a GCPillan. Guardo solo
> i comportamenti, e il primo � un cafone patentato, mentre tu e
> GCPillan vi comportate in maniera ineccepibile - SU QUESTO NEWSGROUP.
> Che poi nella vita reale Harold Demura sia un filantropo che ha
> fondato un ospedale per bambini in Africa, o che voi due siate degli
> assassini seriali, su questo newsgroup conta meno di zero. O meglio,
> conter� nel momento in cui la polizia dovesse venire a casa vostra a
> chiedervi conto dei vostri misfatti :-)
> Rebus sic stantibus, puoi comprendere perch� per me sia assolutamente
> inutile - anzi, deleteria, perch� mi fa solo perder tempo - la
> frequentazione di questo newsgroup. Non � che siete cattivi. Ma si
> perde tempo in una marea di informazioni che niente hanno a che vedere
> con l'argomento del newsgroup (compresa questa lettera), e che non sto
> nemmeno a elencare. E, a peggiorare le cose, ci sono dei cafoni che si
> permettono pure di insultare gli altri utenti.
> Non ci vuol molto a diventare abbastanza bravi da non farmi scappar
> via subito. Basta una singola cosa - anzi due: seguire il manifesto e
> rispettare la netiquette.
A me pare che noi lo facciamo abbastanza, tutto sommato. Ma forse tu
guardi con nostalgia ad un tempo passato di Iclit (e, in genere, di
Usenet) che io non conosco, perch� tu hai cominciato a frequentare
questo newsgruppo molto prima di me. E su questo non posso discutere pi�
di tanto, perch� quando si ha nostalgia del buon tempo andato � molto
dura adattarsi alle nuove situazioni, ti posso capire.
> Io, una volta ogni sei mesi circa, il naso qui ce lo metto. Ma non mi
> � mai parso che ci� accadesse.
> Questa risposta ti era dovuta, � probabile che legger� anche quanto
> vorrai (se vorrai) rispondermi tu, ma poi chiuder� per altri sei mesi,
> in attesa di vedere se qualcosa � cambiato (in meglio, s'intende).
Eh, mi sa che non capiter�: voglio dire, � difficile che si torni
indietro all'Iclit che tu ricordi e che hai amato pi� dell'Iclit attuale.
Uso Google gruppi su web. Non posso scegliere la codifica. Tempo fa ho
chiesto se qualcuno sapeve come fare e non ho avuto repliche.
Google gruppi funziona su qualsiasi PC, su qualsiasi sistema
operativo, su qualsiasi browser, in qualsiasi lingua, con qualsiasi
set di caratteri. Non mi dà problemi nel 99,9% dei casi. Non lo
definirei un sistema di nicchia, un sistema da impallinati, un sistema
difficile da usare. Anzi, mi pare che sia il più completo archiviatore
di newsgroup. Comunque sia non è una mia scelta strampalata che
obbliga gli altri a strane peripezie che richiedono voglia e pazienza.
Ma ammettiamo pure che sia colpa mia se una sola persona (che tra
l'altro mi ricopre periodicamente di insulti ed ha dieci anni di
esperienza come sistemista) non dispone di uno straccio di software
che mette in automatico i segni ">" a inizio riga. Esistono comunque
mille modi di farlo manualmente che costano ben poco sforzo. Se
rileggi, ho scritto "né contrassegnandole in altro modo". Per esempio
sarebbe bastato includerle entro due righette tipo:
-----------------------------------------
-----------------------------------------
per contrassegnarle e differenziarle dalle proprie.
Non solo: quelle inutili ai fini della discussione, non vanno
riportate.
Accorgimento che solo un menefreghista delle buone maniere può
decidere deliberatamente di non adottare perché non ha "tempo né
voglia". Il tempo e la voglia per insultare li trova, quindi trovo
ridicolo il tuo tentativo di motivare tale comportamento con ragioni
tecniche, quando è palesemente una dimostrazione di mancanza di
rispetto. Significa "Io non ho dieci secondi da buttare, perdeteli
tutti voi per ricostruire chi ha scritto cosa".
Roger, non so le conti, ma questa è l'ennesima brutta figura che fa
con me.
Sei mai stata ricoperta di insulti?
E dopo che sei stata ricoperta di insulti, quanti ti hanno scritto
che, dopotutto te li eri andata a cercare? Hanno mai riportato una tua
riga facendola passare per LA risposta stizzita e maleducata" quando
tu avevi speso un quarto d'ora per dare una risposta ben curata di 12
righe? Ti hanno mai accusato di una "sfilza di insulti" quando non ne
hai scritto neppure mezzo?
E perché tu non ci hai mandato due email in privato?
La regola è che le discussioni private non si discutono in pubblico.
Ma se le menzogne sono dette in pubblico io da queste mi difendo in
pubblico.
Ormai � giunta l'ora che i veneti si assumano l'onere e l'onore
di guidare l'Italia verso mete supreme, quindi la necessit� di
un linguaggio contorto si fa pressante.
--
"Pi� mi spiego e meno mi capisco."
-- Eug�ne Ionesco
Sᅵ che puoti, anzi debbi!
:-)
> a farlo in privato si perde...;
> facendolo in privato si perde...;
> farlo in privato fa perdere...
Scrissi in fretta senza poi correggermi.
(spero che questa sia buona)
--
"When a girl puts on a mini-skirt she will show her complex."
-- Exam howlers as noted by Eric W. N. Smith
Tre modi diversi?
A me pare che la soluzione alla "mancanza di senso" su cui insiste il
proponente sia quella che gli ho dato fin dal principio, giorno 28
gen, 22:37.
--------------------------------------------------------------------------------------------------
E' come scoprire una carta da gioco per un istante allo scopo di
farla
identificare. Il "qui" non indica solo un luogo, ma anche un momento
preciso. Qui e ora lo dico e nello stesso luogo e praticamente nello
stesso momento lo nego. Nessun paradosso. Qui e ora ti mostro la
carta, sempre qui e ora la ricopro. Semplice e sensato.
--------------------------------------------------------------------------------------------------
Tutte le discussione che ho avuto con te sono successive e non mi pare
che nessuno abbia trovato falle in questa semplice analogia. Io non
vedo i tre modi diversi, vedo solo un disperato tentativo di vedere un
paradosso dove non c'è, vedendo una contemporaneità che non c'è. E'
come insistere che un flash è un paradosso perché buio era prima e
buio rimane dopo. Ma nel frattempo ho scattato la fotografia, no?
Per niente!
Tu hai solo descritto il tuo punto di vista.
Esattamente come ho fatto io.
Per una valutazione oggettiva di come stanno effettivamente le cose
dovremmo rivolgerci a una giuria neutra, cui sottoporre i nostri
rispettivi scritti. Se accetti di scommettere 1000 euro su chi è il
maleducato, su chi è che falsifica, su chi è che insulta tra noi due,
sono prontissimo a prendere il treno per raggiungere una città a metà
strada. Solo questa verifica dirà "come stanno effettivamente le cose".
> Enrico Gregorio, 00:24, domenica 31 gennaio 2010:
> > ADPUF <flyh...@mosq.it> scrive:
> >>
> >> Ma allora come direste in veneto "neanche NON taccio"?
> >
> > Non lo diremmo. Perch� usare modi tanto contorti che vanno
> > riservati all'alta politica?
>
>
> Ormai � giunta l'ora che i veneti si assumano l'onere e l'onore
> di guidare l'Italia verso mete supreme, quindi la necessit� di
> un linguaggio contorto si fa pressante.
Ti riferisci forse al prossimo "governatore"? :-0
Mentre scrivo alla solita radio trasmettono il Lacrimosa dal
Requiem di Mozart. :-)
Ciao
Enrico
Se rileggi quanto ho scritto ti renderai conto che:
1) sono stato proprio io a sostenere che "qui" indica "qui e ora"
2) la frase "quello che dico è falso" è un paradosso
3) qui e ora ti mostro, qui e ora ti nascondo NON è un paradosso come
ho spiegato rispondendo a Fiorelisa.
Le l'ha capito. Tu che obiezioni fai? Nessuna?
> Sei mai stata ricoperta di insulti?
No. Questo dipende anche dal fatto che in genere evito di dare risposte
stizzite. Anch'io mi stizzisco, a volte, ma so controllarmi: per
iscritto � anche molto facile; nella comunicazione orale, molto meno
facile.
> E dopo che sei stata ricoperta di insulti, quanti ti hanno scritto
> che, dopotutto te li eri andata a cercare?
Alla fine lui si � scusato, io lo apprezzerei molto, al tuo posto.
Io ti ho gi� scritto come la penso nell'altro thread, dove tu hai
chiesto opinioni in merito. Secondo me, finch� tu dai risposte stizzite,
corri il rischio di essere insultato: specialmente quando hai a che
fare con persone dal carattere un po' 'nervosetto'! :)
Secondo te val la pena? Secondo me, no, perch� puoi esprimere il tuo
dissenso con un linguaggio pi� controllato. Ma questo penso tu lo
sappia, solo non ti va di farlo; non ti meravigliare, per�, delle
conseguenze.
> Hanno mai riportato una tua
> riga facendola passare per LA risposta stizzita e maleducata" quando
> tu avevi speso un quarto d'ora per dare una risposta ben curata di 12
> righe?
Ci� non toglie che l'hai scritta, la frase. Ed era la frase d'esordio,
tra l'altro. Dopo potresti anche aver scritto una sfilza di elogi e
complimenti, il tuo interlocutore � rimasto colpito da quella frase.
Ti hanno mai accusato di una "sfilza di insulti" quando non ne
> hai scritto neppure mezzo?
Ci� che conta � l'effetto.
La mia non era una risposta stizzita.
E' stata interpretata, solo da qualcuno, come tale.
> Alla fine lui si è scusato, io lo apprezzerei molto, al tuo posto.
Dove? Quando? Come? Mi deve essere sfuggito.
> Secondo te val la pena? Secondo me, no, perché puoi esprimere il tuo
> dissenso con un linguaggio più controllato. Ma questo penso tu lo
> sappia, solo non ti va di farlo; non ti meravigliare, però, delle
> conseguenze.
Puoi aiutarmi a renderlo "Ma dove vivi?" più controllato?
E perché io dovrei controllare un "Oh mamma" mentre gli altri non sono
autorizzati insultarti pesantemente?
> Ciò non toglie che l'hai scritta, la frase. Ed era la frase d'esordio,
> tra l'altro.
> Dopo potresti anche aver scritto una sfilza di elogi e
> complimenti, il tuo interlocutore è rimasto colpito da quella frase.
Dici? E allora perché mi ha insultato anche rispondendo a messaggi in
cui quella frase non c'era? E perché ne ha fatto una questione globale
sulla mia persona?
> La mia non era una risposta stizzita.
> E' stata interpretata, solo da qualcuno, come tale.
Ok, io ti credo.
>> Alla fine lui si � scusato, io lo apprezzerei molto, al tuo posto.
> Dove? Quando? Come? Mi deve essere sfuggito.
> Puoi aiutarmi a renderlo "Ma dove vivi?" pi� controllato?
Io non lo direi, tanto non � una parte essenziale del discorso. A meno
che tu non sia interessato a sapere veramente il suo indirizzo di casa! :)
Comunque, n� io n� nessun altro siamo autorizzati a dirti come ti devi
esprimere. Tu ti esprimi cos�, � tua abitudine usare certe espressioni.
L'hai anche scritto a chiare lettere nell'altro filone, perci� chi ha
letto � avvisato, e amen! Chi frequenta questo newsgruppo da un pezzo,
lo sapeva anche lo stesso.
Per questi motivi io ho detto anche a Alessandro che uno impara a
conoscere le persone e a conviverci, anche nello spazio di questo
newsgruppo. Era proprio questo che intendevo.
> E perch� io dovrei controllare un "Oh mamma" mentre gli altri non sono
> autorizzati insultarti pesantemente?
>> Ci� non toglie che l'hai scritta, la frase. Ed era la frase d'esordio,
>> tra l'altro.
>> Dopo potresti anche aver scritto una sfilza di elogi e
>> complimenti, il tuo interlocutore � rimasto colpito da quella frase.
>
> Dici? E allora perch� mi ha insultato anche rispondendo a messaggi in
> cui quella frase non c'era? E perch� ne ha fatto una questione globale
> sulla mia persona?
Boh, io adesso non mi ricordo tutti i messaggi e l'ordine in cui sono
stati scritti. Si vede che era nervoso, porta pazienza.
Lui ha sbagliato ad insultarti, lo ha ammesso, si � pentito. Considera
che anche lui si � sentito offeso da te. Tu puoi pensare che 'non doveva
offendersi, perch� non c'era il motivo'. Va bene, ok, ma che vogliamo
fare? Lo ammazziamo per questo? :)
Qui non c'� un moderatore che banna, ci siete tu e lui (e noi). Dobbiamo
regolarci tra noi. Io ho fiducia che ce la possiamo fare, se usiamo la
testa.
Io volevo comunicare che trovo impossibile che chi vive in questo
mondo non sappia che è normale, in molti casi, non volersi assumere la
responsabilità di quello che si dice. Fa parte dei miei pensieri e lo
voglio comunicare. Tu hai criticato il modo, quindi ti ho chiesto come
dirlo in modo più controllato. Non dirlo non è una soluzione, è
censura. Se non suggerisci un modo più controllato, allora "Ma dove
vivi?" lo era già abbastanza!
> Lui ha sbagliato ad insultarti, lo ha ammesso, si è pentito.
Non mi pare proprio. Lui ha "ritirato" solo uno tra i tanti insulti
scritti, confermando i rimanenti e aspettandosi che io mi scusi per
chissà cosa, come a dire che gli insulti erano dopotutto "motivati".
Cosa che non mi risulta, anche a giudicare da tutti quelli che si sono
espressi a riguardo. Con l'eccezione di Roger che, come si sa, tenta
sempre di criticarmi e di cogliermi in fallo.
> Io volevo comunicare che trovo impossibile che chi vive in questo
> mondo non sappia che � normale, in molti casi, non volersi assumere la
> responsabilit� di quello che si dice. Fa parte dei miei pensieri e lo
> voglio comunicare. Tu hai criticato il modo, quindi ti ho chiesto come
> dirlo in modo pi� controllato. Non dirlo non � una soluzione, �
> censura. Se non suggerisci un modo pi� controllato, allora "Ma dove
> vivi?" lo era gi� abbastanza!
Ah, ecco. Leggendo la frase 'Ma in che mondo vivi?' non ho assolutamente
colto questo significato; l'ho intesa come un burbero 'Svegliati!'.
Allora si poteva dire cos�, per esempio: "Come ben sai, in questo mondo
capita moltissime volte che ecc. ecc.".
Se non sbaglio, � una figura retorica. Il mio professore di italiano si
divertiva moltissimo ad usarla. Ad esempio: " XYZ, che voi tutti ben
conoscete,..."; "xyz" stava immancabilmente per un critico o un autore
di Vattelappesca, che nessuno di noi aveva mai sentito prima.
>E perch� tu non ci hai mandato due email in privato?
Perch� � un modo gentile di dirvi che avete scassato le palle, in
presenza di tutti. Il mio vuole essere un invito agli altri membri del
gruppo a farvelo presente. La regola � che devi rispettare la
comunit�, altro che difenderti in pubblico: chissenefrega. Questo ng
parla di italiano, quindi attieniti al topic. Io ignorerei volentieri
le vostre discussioni se non aveste la pessima idea di cambiare
subject tutte le volte.
A me irriterebbe molto più una presa in giro di questo tipo che uno
scherzoso "Ma dove vivi?"
Ma soprattutto, come HD ha già ripetutamente spiegato e continua a
spiegare, a lui danno fastidio le spiegazioni dettagliate, comunque
vengano date. Questo per il semplice motivo che ritiene di non aver
mai bisogno di spiegazioni. Il dare spiegazioni comunica
indirettamente un rapporto "maestro-alievo" che lui mal sopporta. Chi
spiega si fa bello, chi riceve la spiegazione fa la brutta figura. Lui
sa già tutto e le sue domande vogliono come unica risposta "la penso
come te". A nulla servirebbe spiegare a HD che tutti i miei contributi
sono fatti con logica costruttiva e che io non posso sapere se chi
pone le domande sa già le risposte. Argomentare sul significato di
"emissioni zero" non sarebbe stato assolutamente insultante come HD
lascia intendere.
I criteri di valutazione di HD non sono universali, anzi, direi che
sono piuttosto peculiari.
Tu non rispetti la netiquette doppiamente:
insulti e usi il NG per messaggi privati.
Che questa discussione ti infastidisca posso capirlo, ma io ti ho
spiegato il motivo per cui avviene qui e non altrove. Se vuoi
ignorarlo e aumentare il disturbo per tutti aggiungendo altre
volgarità accomodati.
Si dice "el governador"?
E Zaia come si dice? ts o dz?
> Mentre scrivo alla solita radio trasmettono il Lacrimosa dal
> Requiem di Mozart. :-)
Secondo me per i lombardi � peggio.
--
"Swans sing before they die; 'twere no bad thing should some
people die before they sing."
-- Samuel Taylor Coleridge
Ti rimangono ancora tutti questi insulti da ritirare:
1) Come al solito, intervieni a sproposito, in modo cafone e
superficiale.
2) Sei penoso.
3) Per cui la tua 'spiegazione' è del tutto inutile.
4) Il tempo passa, ma resti sempre il solito pover'uomo.
5) come ti permetti, babbeo rincitrullito?
6) E allora, citrullo, tu e il tuo 'emissioni zero'?
7) Sei proprio una scoria tossica dell'umanità. (Qquesta dici di
averla ritirata, anche se avresti dovuto farlo replicando al messaggio
in cui l'hai scritta e non chiedendo scuse a tua volta)
Erano tutti insulti del 29 gennaio, di certo non vado a recuperare
quelli storici.
Rimangono anche quelli rivolti il giorno successivo a "Alessandro "Il
Patriarca" Valli", in diversi messaggi monoriga (che tra l'altro
trasgrediscono volontariamente due o tre regole di buone maniere):
8) tu sei, o almeno questo è ciò che appare dai tuoi interventi, una
persona di una superficialità spaventosa.
9) sei patetico
10) sei veramente patetico.
> e aspetto ancora delle scuse per quello che è molto peggio di un insulto,
> vale a dire la continua e costante falsificazione di quanto detto da me al
> fine di denigrarmi
Un esempio di questa "costante falsificazione"?
Fammi un esempio di falsificazione di quanto da te detto.
Se è capitato, e può capitare solo per un malinteso, non ho problemi a
fare ammenda.
Fin d'ora dico che non ho mai avuto alcun interesse, né volontà, né
piacere nel falsificare ciò che scrivi.
> e a questo punto le aspetto anche dall'altro signore che
> è intevenuto a sproposito, insultando a sua volta.
L'unico torto di quel signore è stato di esporre un punto di vista
simile al mio e lontano dal tuo. Di cosa si dovrebbe scusare? Di
manifestare la sua opinione?
> Per me non c'è proprio niente altro da dire, spero che i due tizi non
> intervengano più a sproposito e scorrettamente come hanno sempre fatto
> per farsi belli nelle discussioni proposte da me, se ce ne saranno ancora.
Sempre? A me non risulta.
Puoi spiegare cosa intendi per "sempre"?
E chi stabilisce che i miei interventi sono "a sproposito"?
Chi stabilisce che sono interventi scorretti?
A me non risulta di essere intervenuto né a sproposito, né
scorrettamente e se non fai un esempio concreto di quanto sostieni,
citando righe effettivamente scritte, le tue accuse rimangono campate
in aria.
> Enrico Gregorio, 01:04, luned� 1 febbraio 2010:
> > ADPUF <flyh...@mosq.it> scrive:
> >> Enrico Gregorio, 00:24, domenica 31 gennaio 2010:
> >> > ADPUF <flyh...@mosq.it> scrive:
> >> >>
> >> >> Ma allora come direste in veneto "neanche NON taccio"?
> >> >
> >> > Non lo diremmo. Perch� usare modi tanto contorti che vanno
> >> > riservati all'alta politica?
> >>
> >> Ormai � giunta l'ora che i veneti si assumano l'onere e
> >> l'onore di guidare l'Italia verso mete supreme, quindi la
> >> necessit� di un linguaggio contorto si fa pressante.
> >
> > Ti riferisci forse al prossimo "governatore"? :-0
>
>
> Si dice "el governador"?
No, si dovr� ricorrere al "sior paron".
> E Zaia come si dice? ts o dz?
In italiano con "dz", in dialetto con "z" (cio� s sonora).
Ciao
Enrico
> A me irriterebbe molto pi� una presa in giro di questo tipo che uno
> scherzoso "Ma dove vivi?"
:)
> Ma soprattutto, come HD ha gi� ripetutamente spiegato e continua a
> spiegare, a lui danno fastidio le spiegazioni dettagliate, comunque
> vengano date. Questo per il semplice motivo che ritiene di non aver
> mai bisogno di spiegazioni. Il dare spiegazioni comunica
> indirettamente un rapporto "maestro-alievo" che lui mal sopporta. Chi
> spiega si fa bello, chi riceve la spiegazione fa la brutta figura. Lui
> sa gi� tutto e le sue domande vogliono come unica risposta "la penso
> come te". A nulla servirebbe spiegare a HD che tutti i miei contributi
> sono fatti con logica costruttiva e che io non posso sapere se chi
> pone le domande sa gi� le risposte. Argomentare sul significato di
> "emissioni zero" non sarebbe stato assolutamente insultante come HD
> lascia intendere.
Non so. Forse dovreste chiarirvi tra voi. Io penso di non aver pi�
niente da aggiungere, anche perch� i giorni passano, e gi� non ricordo
pi� tutti i dettagli della discussione. Per me il nucleo centrale del
problema � stato "Oh mamma, ma dove vivi?"; se c'� dell'altro da
chiarire, pensateci voi.
Da dove viene quel cognome?
--
"I don't pray because I don't want to bore God."
-- Orson Welles
> Enrico Gregorio, 00:46, marted� 2 febbraio 2010:
> > ADPUF <flyh...@mosq.it> scrive:
> >
> >> E Zaia come si dice? ts o dz?
> >
> > In italiano con "dz", in dialetto con "z" (cio� s sonora).
>
>
> Da dove viene quel cognome?
www.gens.labo.net lo d� molto diffuso nella zona di Conegliano,
da dove proviene il soggetto. Abbastanza anche in Piemonte, suppongo
per emigrazione.
<http://www.cognomiitaliani.org/cognomi/cognomi0021.htm>
lo attribuisce a un'italianizzazione dello slavo Zajc
(mettici tu i diacritici), "lepre":
Zaia ha un ceppo nel trevisano, pordenonese ed udinese, uno nel
rovigoto con un ceppo, probabilmente secondario di origini venete,
nel torinese ed un ceppo nell'isola di Lipari nel messinese, che
potrebbe anch'esso essere di origini istriane e risalire al periodo
fascista, al 1940 epoca della deportazione a Lipari di friulani,
sloveni e croati contrari al regime di allora.
Abbastanza comune in Friuli e nel Trevigiano, pare essere la forma
assunta in Italia dal cognome Zajc, molto comune nei confinanti paesi
di lingue slave. La parola vuol dire lepre.� Un secondo centro di
irradiazione del cognome � la Sicilia ma, con etimologie differenti,
avendo il termine siciliano origine araba.
Chiss�, magari � un siculo trapiantato.
Ciao
Enrico
Orore!!!
Tradimento!!!
--
"He didn't walk through the door -- he crawled in; this was a
precaution he always took."