Dicono. Non diciamo.
V andrebbe pronunciata "vi" (basta pensare all'alfabeto: "...erre, esse,
ti, u, vi, zeta", e non "...erre, esse, ti, u, vu, zeta".
Io ho accettato come convenzione che la V si pronunci "vi" e la "vu
doppia" si abbrevi in "vu".
Perciò: DVD = di vi di; WWW = vu vu vu.
Non sono sicuro che sia rigoroso al 100%, ma penso che sia una
convenzione sufficientemente diffusa per renderla accettabile, visto
anche che non si basa su stravolgimenti dell'alfabeto.
--
Massimo Bacilieri AKA Crononauta
Skype: crononauta <massimo....@gmail.com>
Facebook: Massimo Bacilieri
>Perch� quando leggiamo gli indirizzi internet, diciamo vu.vu.vu., ma le
>lettere suddette sono tre doppie vu?
S�, sono tre "doppie vu" (world-wide web). In ogni caso credo che sia
entrato nell'uso comune pronunciarle a quel modo per assonanza con il
"double u double u double u" inglese. In inglese la "w" � una "doppia
u" e non una "doppia v". Questo � forse anche il motivo per cui noi
italiani tendiamo a pronunciare la loro "w" come "v": io sento cose
orribili come "vrait", "svuord", "tavol" per "write", "sword" e
"towel", facendo storcere il viso agli anglofoni, che le pronunciano
invece "rait", "sord" e "taol" :)
> Io ho accettato come convenzione che la V si pronunci "vi" e la "vu
> doppia" si abbrevi in "vu".
>
> Perciò: DVD = di vi di; WWW = vu vu vu.
"Di vi di" perché è un anglicismo, come "ef bi ai"... come dici "TV"?
--
Armando di Matteo <a r m y ONE NINE EIGHT SEVEN AT e m a i l DOT i t>
Vuolsi così colà dove si puote / ciò che si vuole; più non dimandare.
[ T H I S S P A C E I S F O R R E N T ]
> Perchᅵ quando leggiamo gli indirizzi internet, diciamo
> vu.vu.vu., ma le lettere suddette sono tre doppie vu?
Per brevitᅵ, tanto si capisce.
C'ᅵ persino qualcuno che dice "tripladoppiavu".
--
In a Belgrade hotel elevator:
"To move the cabin, push the button for wishing floor. If the
cabin should enter more persons, each one should press a number
of wishing floor. Driving is then going alphabetically by
national order."
No, per non confondersi con la V.
> In inglese la "w" � una "doppia u" e non una "doppia v".
In tedesco, olandese e in polacco � una V vera e propria.
> Questo � forse anche il motivo per cui noi italiani tendiamo a
> pronunciare la loro "w" come "v": io sento cose orribili come
> "vrait", "svuord", "tavol" per "write", "sword" e "towel",
> facendo storcere il viso agli anglofoni, che le pronunciano
> invece "rait", "sord" e "taol" :)
In compenso gli anglofoni fanno ridere noi quando parlano come
Stanlio e Ollio.
--
Woman: "Chemistry's a wonderful thing."
Mae West: "I'll say it is, but I know a couple of druggists that
never made a dime 'til Prohibition."
-- from "Night After Night"
>No, per non confondersi con la V.
che vuoi dire?
Per lo stesso motivo per il quale diciamo biemmevᅵ e vuvueffe
Ciao,
Roger
> Salve a tutti,
> Perchè quando leggiamo gli indirizzi internet, diciamo vu.vu.vu., ma le
> lettere suddette sono tre doppie vu?
> Saluti fletcher
Gliel'avevano pure detto a Berners-Lee che non era il caso di scegliere
l'unico nome il cui acronimo avrebbe richiesto il triplo del tempo per
essere pronunciato che il nome per esteso, ma lui se n'è sbattuto...
Accetterᅵ anch'io questa convenzione.Nel nostro alfabeto quando ci
riferiremo alla "v" non dovremo continuare a dire "vi, o vu" , dal mio
Libro Garzanti della Grammatica Italiana alle superiori, e dovrebbe
anche sparire la "doppia vi o vu" ora diventata "vu".
Grazie a tutti
fletcher
La dico "tivù", come tanti, ma perché questa dizione è diventata
convenzionale. La forma "tivì", che pure esiste, è meno diffusa.
Sto guardando or ora il Garzanti, e anch'esso indica entrambe le
pronunce "vi" e "vu" come corrette per la "V".
Tuttavia l'alfabeto che mi insegnavano alle elementari, che tutti
conosciamo, recita "...u, VI, zeta"; per cui nella dizione "di vi di"
non c'è alcun anglicismo. Che poi si possa dire anche "di vu di", è
fuori discussione.
> l'alfabeto che mi insegnavano alle elementari, che tutti
> conosciamo, recita "...u, VI, zeta"
Anch'io dico "vi" ma cercando "V":
- sul garzanti leggo "...il cui nome è vu, meno com. vi"
- su sapere.it leggo "essa si esprime verbalmente con vu (in quanto, essendo
stata usata quasi fino al sec. XVI con valore di semiconsonante, costituì una
variante grafica della u) o con vi (per analogia con la denominazione di altre
consonanti, quali bi, ci, di, pi, ecc., dopo che si stabilizzò il suo uso come
pretta consonante; tale denominazione è tuttavia dialettale)"
- sul Sabatini Coletti "...il cui nome in it. è vi o, più freq., vu"
Della
> convenzione che la V si pronunci "vi" e la "vu doppia" si abbrevi in "vu"
nessuno fa cenno.
E.D.
> army1987 wrote:
>>> Perciò: DVD = di vi di; WWW = vu vu vu.
>> "Di vi di" perché è un anglicismo, come "ef bi ai"... come dici "TV"?
>
> La dico "tivù", come tanti, ma perché questa dizione è diventata
> convenzionale. La forma "tivì", che pure esiste, è meno diffusa.
>
> Sto guardando or ora il Garzanti, e anch'esso indica entrambe le
> pronunce "vi" e "vu" come corrette per la "V".
>
> Tuttavia l'alfabeto che mi insegnavano alle elementari, che tutti
> conosciamo, recita "...u, VI, zeta";
A me alle elementari insegnavano "...u, vu, zeta", ma a mio nonno
insegnavano "...u, vi, zeta". Penso sia una variazione regionale.
> per cui nella dizione "di vi di"
> non c'è alcun anglicismo. Che poi si possa dire anche "di vu di", è
> fuori discussione.
Personalmente "di vi di" lo pronuncio senza raddoppiamenti
fonosintattici, come qualsiasi sigla inglese, ma "di vu dì" /divvud'di/
con, come qualsiasi sigla italiana.
> A me alle elementari insegnavano "...u, vu, zeta", ma a mio nonno
> insegnavano "...u, vi, zeta". Penso sia una variazione regionale.
Ah troppo giovani ... se ne e' parlato piu' volte su icli !
Io (milanese) ho imparato "vi" (e "vi doppia") e ho sempre creduto che
"vu" fosse un meridionalismo (sentito solo in "tivu'").
Poi qui su icli degli iclisti meridionali hanno detto che pure loro
avevano imparato "vi" e creduto che "vu" fosse un settentrionalismo.
Se ne era concluso che fosse un centralismo, toscano o romano ...
Ovviamente chi dice "vi" o "vu" dira' anche "vi o vu doppia" ,,, ma per
la sigla WWW ha preso piede "vuvuvu" per brevita'.
Le sigle uno le prende come prima le impara.
Io p.es. ho appreso un tot di sigle nativamente in inglese per cui dico
praticamente sempre "ai-ju-u" per IUE (International Ultraviolet
Explorer, un satellite su cui ho fatto la tesi) ma alterno "ai-ei-ju" e
"iau" per IAU (International Astronomical Union), o "es-cube" e
"esse-cubo" per SSS (Solid State Spectrometer o SAX Steering Committee)
Certe sigle le ho prese dopo essere tornato in Italia, per cui non
leggero' mai .cshrc come see-search ma solo come
"puntociesseaccaerreci". Idem per WWW.
--
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> > Perci�: DVD = di vi di; WWW = vu vu vu.
Io dico "di vu di".
> "Di vi di" perch� � un anglicismo, come "ef bi ai"... come dici "TV"?
Io dico "tivv�"
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Gi�, con ottimi interventi fra i quali spiccava quello di Wolfgang.
Ho da aggiungere questo:
http://www.bibliotecabertoliana.it/biblionauta/2006/06_12_2006.pdf
*L'Alfabeto italiano � un foglio volante stampato da Tolomeo Gianicolo
nel 1529 e oggi conservato nella Raccolta dei libri Rari
della Biblioteca Bertoliana. Contiene la serie delle lettere
dell'alfabeto proposte dal Trissino per la sua riforma ortografica
con il Padre Nostro e l'Ave Maria tradotti in versi. Al centro del foglio
la classica marca delle imprese tipografiche del Trissino.*
Ciao.
Sergio.
> Io (milanese) ho imparato "vi" (e "vi doppia") e ho sempre creduto che
> "vu" fosse un meridionalismo (sentito solo in "tivu'").
>
> Poi qui su icli degli iclisti meridionali hanno detto che pure loro
> avevano imparato "vi" e creduto che "vu" fosse un settentrionalismo.
>
> Se ne era concluso che fosse un centralismo, toscano o romano ...
Ah, questo spiega tuuutto... Mio nonno, che è campano, dice "vi", ma io
(che sono di Rieti e studio all'Aquila dove i professori sono quasi tutti
di Roma) sento quasi sempre "vu". Se è un centralismo, that makes perfect
sense...
> Anch'io dico "vi" ma cercando "V":
> - sul garzanti leggo "...il cui nome Ú vu, meno com. vi"
anche in inglese, quando facevo il liceo, "z" was spelled "zed", ma ora,
più di 3 decenni dopo, nessuno direbbe zed, ma "zee".
Languages do change, I fix t'change change.
--
Pâs gàr ho aitôn lambánei, kaì ho zetôn heurískei, kaì tô kroúonti
anoigésetai
(Euaggélion katà Loûkan 11,10)
Io sapevo che "zee" � inglese americano e "zed" inglese britannico. Come
pronuncino oggi in Gran Bretagna non lo so, credo che molti dicano
ancora "zed", ma non ci giurerei.
>
> Tuttavia l'alfabeto che mi insegnavano alle elementari, che tutti
> conosciamo, recita "...u, VI, zeta"
Ai miei tempi (prima elementare nel '59) l'alfabeto che ci insegnavano
era "ti, u, VU, zeta" e si diceva la tivù (e anche <Nuova> York!).
A vaga memoria direi che la "vi" è diventata comune una decina di anni
dopo, ma, appunto, la mia memoria perde sempre più colpi.
PS: odio dire "ai miei tempi", ma ogni tanto è inevitabile :-)
Che se uno dice vivivᅵ si capisce vvv.qualcosa.com.
--
"The musicians that didn't know music could play the best blues.
I know that I don't want no musicians who know all about music
playin' for me."
-- Alberta Hunter
Ma è obbligatorio usarlo?
--
"Reprendi l'amico tuo in segreto e laldalo in paleso."
-- Leonardo da Vinci
Non occorre, si tratta di un caso particolare.
P.es. la Y si puᅵ dire ipsilon(ne) o i greca, fa lo stesso.
--
"My brain is my second favorite organ."
-- Woody Allen
>Che se uno dice viviv� si capisce vvv.qualcosa.com.
Dalle mie parti la "v" si pronuncia "vu", quindi anche "vuvuvu"
significherebbe "vvv".
>> Gliel'avevano pure detto a Berners-Lee che non era il caso di scegliere
>> l'unico nome il cui acronimo avrebbe richiesto il triplo del tempo per
>> essere pronunciato che il nome per esteso, ma lui se n'è sbattuto...
>
>
> Ma è obbligatorio usarlo?
No, ma se dici "world wide web dot qualcosa dot com" dubito che molti
capirebbero che devono scrivere "www.qualcosa.com"...
>> Io sapevo che "zee" è inglese americano e "zed" inglese britannico.
Una volta, quando studiavo io, era così.
Oggi temo che zee sia universale.
Alla faccia dei dizionari che sono gli ultimi ad accorgersene.
>>> Io sapevo che "zee" � inglese americano e "zed" inglese britannico.
>Una volta, quando studiavo io, era cos�.
>Oggi temo che zee sia universale.
>Alla faccia dei dizionari che sono gli ultimi ad accorgersene.
Quest'ultima estate sono tornato, dopo 32 anni, a trovare i miei vecchi
compagni di scuola in Australia.
Non scommetterei i mille euro pillaniani, ma a me sembra proprio che l�, a
testa in gi�, dicano ancora "zed".
--
Ciao
Frank
> On Fri, 22 Jan 2010 23:53:12 +0100, ADPUF wrote:
>
>>> Gliel'avevano pure detto a Berners-Lee che non era il caso di
>>> scegliere l'unico nome il cui acronimo avrebbe richiesto il triplo del
>>> tempo per essere pronunciato che il nome per esteso, ma lui se n'è
>>> sbattuto...
>>
>>
>> Ma è obbligatorio usarlo?
> No, ma se dici "world wide web dot qualcosa dot com" dubito che molti
> capirebbero che devono scrivere "www.qualcosa.com"...
O, anche se lo capirebbero, ti guarderebbero in modo strano nella
migliore delle ipotesi e ti riderebbero in faccia nella peggiore...
Intendevo: ma è obbligatorio preporre <www> all'URL del sito?
--
"Deux personnes mariées peuvent fort bien s'aimer, à condition
de ne pas être mariées ensemble."
-- Sacha Guitry
No. O sì, dipende. Per capire la realtà bisogna fare un passo indietro
nella struttura dei nomi a dominio.
Esistono i "TLD" (top level domain) che sono in sostanza le sigle
nazionali. Queste sono gestite dalle varie autorità di registrazione
nazionali, presso le quali i vari registrant possono iscrivere i nomi a
dominio dei propri clienti, per *quel* TLD.
Spesso i registrant sono anche maintainer dei domini, e mettono a
disposizione lo spazio fisico che ospitano poi i siti. Ma non è
tassativo, è solo una possibilità.
Il dominio xxx.it è detto quindi "dominio di secondo livello".
A questo punto, uno va da un registrant (o direttamente al NIC) e chiede
di registrare xxx.it, indicando il maintainer, cioè chi ospita
fisicamente il sito e gestisce i dns relativi per i terzi livelli e
successivi.
Il "www" è tecnicamente un nome a dominio di terzo livello; nei fatti è
un alias convenzionale che si usa per indicare l'area web del dominio di
secondo livello, facente quindi capo al protocollo http o https.
La sua obbligatorietà quindi dipende da come è gestito *quel* dominio,
io potrei avere un sito web in http direttamente sul dominio di secondo
livello, e quindi dovrei indicare http://xxx.it , anziché
http://www.xxx.it . Oppure potrei avere varianti di vario tipo:
http://web.xxx.it , http://webmail.xxx.it , http://webutenti.xxx.it e
via dicendo. Ciò è a discrezione del possessore del dominio di secondo
livello, che decide come organizzare i terzi livelli.
Tutto ciò è spesso molto mascherato dai browser web, che automaticamente
"le provano tutte": tu scrivi nell'indirizzo "xxx" e il browser
usualmente prova http://xxx.it, http://www.xxx.it (in dipendenza
dell'impostazione nazionale), http://xxx.com , http://www.xxx.com, poi
anche i .org, e altri, e quindi alla fine se il dominio di secondo
livello è giusto, verosimilmente in qualche modo ce la fa.
--
Massimo Bacilieri AKA Crononauta
Skype: crononauta <massimo....@gmail.com>
Facebook: Massimo Bacilieri
>Intendevo: ma � obbligatorio preporre <www> all'URL del sito?
No. E' solo una convenzione adottata agli albori del web. Sono
moltissimi oggi i nomi di dominio che non fanno uso di "www" come
dominio di terzo livello. Da precisare che "http://pippo.com" e
"http://www.pippo.com" sono due siti diversi.
Sono /indirizzi/ diversi, che per� possono puntare allo stesso
sito, magari su macchine diverse. Per esempio, www.google.com
corrisponde a vari indirizzi numerici
www.google.com canonical name = www.l.google.com.
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.147
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.103
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.99
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.104
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.106
Name: www.l.google.com
Address: 209.85.135.105
Se chiedi di tradurre in indirizzi numerici google.com ottieni
la stessa risposta.
Con la complicazione che indirizzi numerici diversi potrebbero
corrispondere alla stessa macchina o un indirizzo numerico
potrebbe corrispondere a una rete di server che rispondono a
seconda del carico di richieste. GULP!
Ciao
Enrico
>> No. E' solo una convenzione adottata agli albori del web. Sono
>> moltissimi oggi i nomi di dominio che non fanno uso di "www" come
>> dominio di terzo livello. Da precisare che "http://pippo.com" e
>> "http://www.pippo.com" sono due siti diversi.
>
>Sono /indirizzi/ diversi
S�, il concetto che voglio sottolineare � che, formalmente, quei due
indirizzi possono puntare a luoghi (siti) diversi.
>, che per� possono puntare allo stesso
Esatto: possono. Non devono.
>>Intendevo: ma � obbligatorio preporre <www> all'URL del sito?
>
> No. E' solo una convenzione adottata agli albori del web. Sono
> moltissimi oggi i nomi di dominio che non fanno uso di "www" come
> dominio di terzo livello. Da precisare che "http://pippo.com" e
> "http://www.pippo.com" sono due siti diversi.
Sono due *indirizzi* diversi. Che, nel 99,99% dei casi ti porteranno
nella stessa pagina del sito.
E.D.
E' del tutto improprio parlare di *dominio* e di *terzo* livello. "www"
(o "pinco" o "agilulfo") NON e' un nome di dominio ma semmai un hostname
o piu' frequentemente un CNAME (alias).
Intendo dire che SOLITAMENTE in un nome del tipo pinco.panco.pallino.cc,
la componente piu' a sinistra ("pinco") indica una macchina e non un
dominio. Altrimenti detto, indica una foglia non un ramo.
La metafora dell'albero e' usuale, infatti (anche se di solito non lo
si mette) e' come se ci fosse un punto a destra di tutto, che sarebbe la
radice (root) ... infatti se la vostra macchina non ha in cache
l'indirizzo (IP, numerico) di una data macchina e non ce l'ha nemmeno il
nameserver a cui punta (di solito quello del vostro dominio), lo va a
chiedere proprio a uno dei "root nameserver" mondiali.
Il termine piu' a destra eccettuato questo punto ("cc" nell'esempio) e'
il TLD (Top Level Domain, dominio di testa) che di solito e' un "country
code" (come .it .fr .de .uk ...). Da sempre il CC TLD per l'Italia lo
gestisce un istituto del CNR a Pisa !
"pallino" e' il dominio di secondo livello, "panco" quello di terzo e ce
ne potrebbe anche essere uno di quarto (quando noi eravamo una sezione
di un istituto nazionale del CNR, ente italiano, avevamo appunto un
dominio di quarto livello).
Quello che viene alla fine di tutto invece indica una macchina, che e'
cio' che ha un indirizzo IP, ossia e' l'hostname. Puo' essere il nome
vero (record A del DNS), oppure puo' essere un alias (CNAME del DNS).
"www" e' un esempio di un cosiddetto WKS (Well Known Service) e
solitamente e' un alias che punta a una altra macchina fisica. Tale
macchina (p.es. con i server virtuali di apache) puo' anche avere piu'
alias (server diversi per dipartimenti o sezioni, o addirittura per
dominii diversi nel caso dei provider di web hosting). Si puo' anche
aliasare un www server di un intero dominio su quello di un altro
(quante volte lo abbiamo fatto quando ci hanno cambiato nome !)
In genere uno si aspetta che il primo o piu' importante http server di
un dominio (di qualsivoglia livello) abbia un nome come www.dominio, ma
ovviamente ce ne possono essere tanti altri, che si possono chiamare
"www1.dominio", "www2.dominio" ma piu' spesso "progetto1.dominio" o
"progetto2.dominio" ... raramente si chiamano col nome fisico della
macchina (perche' le macchine volant e i server virtuali manent :-)).
Va anche detto che spesso un dominio ha anche un record A (ossia un
indirizzo numerico, che e' lo stesso in genere del suo DNS primario, o
di qualche altra macchina piu' bella delle altre)
>Sono due *indirizzi* diversi.
Prima di puntualizzare, � bene leggere. Ho gi� corretto e specificato
nell'altro mio messaggio.
>E' del tutto improprio parlare di *dominio* e di *terzo* livello. "www"
>(o "pinco" o "agilulfo") NON e' un nome di dominio ma semmai un hostname
>o piu' frequentemente un CNAME (alias).
"The DNS forms a tree-like hierarchy. Each TLD includes many
second-level domains (such as "icann" in "www.icann.org"); each
second-level domain can include a number of third-level domains ("www"
in "www.icann.org"), and so on."
> "The DNS forms a tree-like hierarchy. Each TLD includes many
> second-level domains (such as "icann" in "www.icann.org"); each
> second-level domain can include a number of third-level domains ("www"
> in "www.icann.org"), and so on."
Mi sembra un esempio un po' disgraziato, a meno che sotto questo
"www.icann.org" esistano o dei sottodominii o degli hosts
up.www.icann.org, down.www.icann.org strange.www.icann.org
charm.www.icann.org top.www.icann.org bottom.www.icann.org etc.
Per quanto la forma attuale di http://www.cctld.it graficamente abbia un
aspetto non brillante, per me nell'albero (vero) una cosa e' la radice e
i rami/nodi (dominii) e una cosa le foglie (o nodi terminali), ossia gli
hosts.
P.es. http://www.cctld.it/ARCHIVI/VANNOZZI/DOCUMENTI/dns-sec.pdf
E' vero che uno puo' rimpiazzare un nodo terminale con un sottodominio
di n-mo livello (dando l'opportuna delega ... non come fare micio micio
bau bau) ma non mi sognerei mai di considerare la mia workstation come
un dominio di quarto livello
Secondo me stai complicando una cosa per altri aspetti molto semplice.
I "livelli" dei domini sono una cosa legata *unicamente* ai nomi.
Non c'entra niente la gerarchia degli host a livello fisico, o che poi
il nome sia un A o un CNAME, anche perché a livello di nomi a dominio è
esattamente *uguale* sia che tu abbia un terzo livello di tipo "A"
oppure un semplice alias di tipo CNAME.
> Mi sembra un esempio un po' disgraziato,
Vorrei farti presente, prima che tu dia giudizi troppo azzardati, che
ICANN non � stato citato a caso. Non credo che loro possano fare esempi
"disgraziati". A me sembra, invece, che tu confonda concetti molto diversi
(livelli di dominio/workstation/hostname).
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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> Non c'entra niente la gerarchia degli host a livello fisico, o che poi
> il nome sia un A o un CNAME, anche perché a livello di nomi a dominio è
> esattamente *uguale* sia che tu abbia un terzo livello di tipo "A"
> oppure un semplice alias di tipo CNAME.
Mah per me (dopo almeno 20 anni di DNS !) continuano a essere cose
completamente diverse (come dire che una persona e' una societa', anche
se esistono le one-man companies, o come confondere contenitore e
contenuto).
Un dominio e' una cosa che ha ricevuto una delega, che ha un file di
dati autoritativi, ha un record SOA e uno o piu' record NS, e
tipicamente uno o piu' record MX.
Un dominio CONTIENE i record A e CNAME dei suoi host.
Che poi di solito anche il dominio stesso abbia un record A e' una
prassi usuale ma non obbligatoria (e il PTR di quell'indirizzo IP
puntera' al nome dell'host fisico, non a quello del dominio).
Che poi ci siano casi in cui un dominio, un host o un web server
tendano a confondersi e' vero, ma la sostanza resta diversa !
Per dire, vipers.inaf.it e' un web server ma NON e' un dominio di terzo
livello, e non e' nemmeno un host nel dominio di secondo livello, bensi'
un CNAME che punta un host in un sottodominio di terzo.
Metterlo su in quel modo (che e' elegante perche' fa apparire il
progetto come una entita' "immediatamente soggetta" al centro) e' stato
facilissimo e non ha comportato alcuna delega per mettere su dei nuovi
DNS.
>> a livello di nomi a dominio
Questa precisazione capita a fagiolo, perche' intendevo proprio
sottoporre a icli (cosa piu' in-topic della gergatica informatica media)
uno dei rari casi in cui l'italiano e' piu' preciso dell'inglese, ossia
la distinzione tra "nomi A dominio" e "nomi DI dominio", dove l'inglese
ha solo "domain name"
> Mah per me (dopo almeno 20 anni di DNS !) continuano a essere cose
> completamente diverse ([...] come confondere contenitore e contenuto).
Devo anche precisare, dopo almeno 20 anni nell'ambiente in cui e' nata
la rete in Italia, che e' probabilmente diverso dall'ambiente tipico dei
provider commerciali e dei loro clienti (che SONO VENUTI DOPO).
Per curiosita' ho googlato "third level domain" e si trovano cose da
ridere per non piangere (altro che ICANN) che per me rasentano l'eresia
come su http://www.google.com/support/a/bin/answer.py?hl=en&answer=48090
"Third-level domains are also known as subdomains and CNAMEs" (sic!)
e in numerosi siti l'avvertenza che "il dominio di terzo livello non
e' quella cosa a sinistra della chiocciola in un indirizzo e-mail" (che
per me e' tanto quanto dire che un gatto non e' un'automobile).
Ora e' ovvio che "helios.mi.cnr.it" e' un nome A dominio, nel senso che
ha una struttura gerarchica (quanto ce li avevano i nomi di Janet, la
rete inglese che faceva tutto al contrario ... uk.ac.ucl.mssl) a
differenza dei nomi che usavano un "flat namespace" (come Bitnet, p.es.
IMISIAM, o Decnet, p.es. ASTMIB).
Pero' a noi era ovvio dai lontani anni 90 che helios era una MACCHINA
(la nostra prima) e che il nome DI dominio (DEL dominio dell'Area) era
mi.cnr.it ... e guarda caso era nativamente un dominio di terzo livello
(perche' a noi appariva naturale avere : primo livello il paese, secondo
livello l'ente, terzo livello la citta'
... fra l'altro erano i tempi in cui il CNR, l'INFN e altri enti di
ricerca stavano buttando giu' le regole di naming, e prevedevano p.es.
di riservare tutte le sigle delle provincie e dei comuni, pensando che
le pubbliche amministrazioni, e anche i privati, avrebbero registrato
cose come comune.milano.it invece del caos tuttora regnante).
Quando poi da una classe C si e' passati a una sottorete C di una classe
B tutta per noi (e le macchine hanno continuato a crescere, smentendo la
predizione "diamole il nome del Sole e dei pianeti in greco, tanto non
ne avremo mai piu' di nove" :-) ) e' stato ovvio assegnare un dominio di
quarto livello all'istituto (ifctr.mi.cnr.it) e spostare l'hostname al
quinto livello.
Cio' fu mantenuto anche con altre mappature gerarchiche (p.es. primo
livello il paese, secondo l'ente, terzo l'istituto poli-sede e quarto la
citta')
Quindi www.brera.inaf.it, ambroeus.mi.ingv.it, o mx01.unibo.it sono
tutti nomi A dominio, ma nessuno di questi e' un nome DI dominio (lo
sono le parti piu' a destra del punto piu' a sinistra).
Ecco, messa così sono d'accordo anch'io :-)
> Per curiosita' ho googlato "third level domain" e si trovano cose da ridere
> appariva naturale avere : primo livello il paese, secondo livello l'ente,
> terzo livello la citta'
> Cio' fu mantenuto anche con altre mappature gerarchiche (p.es. primo livello
> il paese, secondo l'ente, terzo l'istituto poli-sede e quarto la citta')
Googlando oltre e anche con "fourth level domain" si vede come le cose
siano anche molto dipendenti dal paese. Ci sono paesi dove uno si
aspetta dominii a due livelli (organizzazione.paese) ed altri dove se ne
aspettano tre ...
Si trovano p.es. cose canadesi dove spesso il secondo livello e' dato
dalla "province" (che sarebbe lo stato federale, Ontario, Quebec, la PEI
ecc.) se la societa' e' "incorporated" a livello di territorio
provinciale e non federale. Quindi "organizzazione.provincia.ca"
O paesi come l'Inghilterra o il Vietnam dove il secondo livello e' una
categoria (co, ac, go ... o com, edu, gov) e quindi normalmente una
organizzazione si mette al terzo ( ucl.ac.uk, organizzazione.com.vn).
Anche la wikipedia tedesca del termine "domain" da' una descrizione
accurata che distingue dominii e Hostnamen !