Roger ha scritto:
> Le mie mani non sono "io" anche se sono parte di me.
> Comunque per sgomberare il campo da queste elucubrazioni che
> somigliano molto a delle s.m., faccio un esempio diverso, che, dal mio
> punto di vista, ᅵ identico:
> "Io mi lavo" ᅵ riflessivo vero e proprio
> "Io mi lavo l'auto" ᅵ riflessivo apparente.
> Non dirmi che l'auto mi appartiene quindi cambio il mio stato da
> proprietario zozzone a proprietario che ha cura delle proprie cose :-)
Certo, questa volta la tua definizione funziona, ma questo peggiora le cose,
perchᅵ tale definizione si applica a ᅵmi lavo l'autoᅵ e - per le ragioni che
dicevo - non si applica a ᅵmi lavo le maniᅵ.
Come dicevo, mi pare una di quelle definizioni che si trovano in certe
grammatiche. Sono definizioni che mi hanno sempre infastidito, fin da quando
facevo le elementari, e giᅵ allora mi venivano in mente parecchi
controesempi, nei quali si riconosceva intuitivamente ciᅵ di cui si stava
parlando, ma la definizione non risultava applicabile. E giᅵ allora ricevevo
puntualmente reazioni stizzite, come se io volessi fare dei sofismi
filosofici per mettere i bastoni fra le ruote.
Ora, supponiamo che uno mi faccia un discorso del genere: ᅵNon so dare una
definizione di complemento oggetto, ma adesso ti faccio un po' di esempi e
confido nella tua capacitᅵ di astrarre il concetto da tali esempi concretiᅵ.
Ecco, un discorso del genere a me sta bene. D'altra parte un paio di
millenni fa tutti i bambini romani, sentendo parlare i famigliari,
imparavano a usare l'accusativo nel posto giusto, senza che venisse fornita
loro una definizione rigorosa di accusativo e di complemento oggetto.
Le cose cambiano se uno avanza la pretesa di spiegarmi che cos'ᅵ il
complemento oggetto dicendo che risponde alla domanda ᅵchi? che cosa?ᅵ.
Perchᅵ in questo caso ᅵ il mio interlocutore ad avere delle pretese
filosofiche, a ritenere di aver colto l'essenza di quella cosa di cui stiamo
parlando, e siccome egli avanza queste pretese filosofiche (o seghe mentali,
che di si voglia) gli faccio osservare che le sue pretese mi sembrano
esagerate.
Venendo a noi, se mi proponi di "fare a capirci" mi puᅵ stare bene, e lo
vedo anch'io che ᅵmi lavo le maniᅵ sta assieme a ᅵmi lavo la macchinaᅵ.
Intuitivamente vediamo la stessa cosa, e per me la possiamo chiudere qui.
Sei tu che spingi il discorso piᅵ in lᅵ, e ritieni di saper dire qual ᅵ la
proprietᅵ che distingue tali frasi dalle altre. Ebbene, se la proprietᅵ ᅵ
che ᅵl'azione non ricade sul soggettoᅵ ti dico che questa definizione non mi
sta bene, perchᅵ non si applica a ᅵmi lavo le maniᅵ. Come dicevo, questo
peggiora la situazione, perchᅵ qualunque bambino si rende conto
intuitivamente che ᅵmi lavo la macchinaᅵ sta con ᅵmi lavo le maniᅵ, mentre
dalla tua definizione queste due frasi sembrano appartenere a due generi
diversi.
Il problema di fondo, peraltro, ᅵ lo stesso che si ritrova nella faccenda
del ᅵchi? che cosa?ᅵ. Quasi tutti i bambini hanno la capacitᅵ di correre, ma
nessun bambino saprebbe illustrare dettagliatamente il funzionalmento
dell'articolazione del ginocchio. Se gli chiedi come funziona il ginocchio,
ti descrivono una specie di cerniera. Eppure corrono.
Analogamente, quasi tutti i bambini romani di quattro anni sapevano quando
usare l'accusativo, ma nessun bambino romano avrebbe saputo dire che cos'ᅵ
il complemento oggetto.
Cosᅵ il grammatico che si interroga sull'essenza del complemento oggetto ᅵ
tentato, ingenuamente, di ricondurre la cosa a un piano semantico, perchᅵ
non ha gli stumenti concettuali per parlare delle stutture grammaticali, che
richiedono un'astrazione.
Se non sappiamo com'ᅵ fatta l'articolazione del ginocchio, diciamo che non
lo sappiamo. Ma non possiamo pretendere di dire che ᅵ una specie di
cerniera, e poi bollare come seghe mentali le eventuali obiezioni di chi
abbia notato che esistono i legamenti crociati.
--
Saluti.
D.