Che roba è?
Di solito uso conoscemmo, ma l'italiano ha tante forme alternative,
arcaiche, letterarie, popolari, toscane, piemontesi, pugliesi...
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Oudépote anégnote en taîs grafaîs, líthon hón apedokímasan hoi
oikodomoûntes hoûtos egenéthe eis kefalén gonías: parà Kuríou egéneto
haúte, kaì éstin thaumastè en ofthalmoîs hemôn? (Mt 21:42)
Perdonami, ma la tua spiegazione non mi soddisfa...;-)
Vorrei saperne di più...
Non era una spiegazione: la mia convinzione (personale e pacata) è che
non di tutto possiamo avere una spiegazione.
Sta di fatto che, in testi dei primi del secolo (giornali, riviste), ho
trovato anch'io quelle forme di passato remoto. Oggi non le userei, ma
evidentemente all'epoca...
PS qui i ragazzi abituati a esprimersi in dialetto usano spesso (solo
nel parlato) forme come stettimo, fecimo, dettimo/dezimo, che richiamano
la radice della 1. persona singolare.
Ovvio! Ma si può avere una spiegazione possibile...
> Sta di fatto che, in testi dei primi del secolo (giornali, riviste), ho
> trovato anch'io quelle forme di passato remoto. Oggi non le userei, ma
> evidentemente all'epoca...
Questa mi sembra una spiegazione, possibile...o meglio, plausibile.
>
> PS qui i ragazzi abituati a esprimersi in dialetto usano spesso (solo
> nel parlato) forme come stettimo, fecimo, dettimo/dezimo, che richiamano
> la radice della 1. persona singolare.
Strano che nel mio dialetto esista solo la forma giusta: ni
canuscemmu...ci conoscemmo.
ovviam., XIX secolo
> Strano che nel mio dialetto esista solo la forma giusta: ni
> canuscemmu...ci conoscemmo.
Di "conoscere" (a CZ è "canuscettimu"). Ma che forma usate per la 1.
p.plurale di stare, dare, fare?
stare: stesimu.
dare: resimu.
fare: ficimu.