Sto cercando di raccogliere i verbi con le declinazioni più difficili, o impossibili; o anche
"apparentemente difficili" (che su due piedi uno si trovi spiazzato...) possono andare bene.
Finora me ne sono venuti in mente tre
+ Secernere : pass rem specialmente, ha parecchie persone inesistenti
+ Incutere : pass rem difficile
+ Estroflettere : pass rem è apparentemente difficile
(questo però non è un gran che... sono sicuro che c'è di meglio)
poi va be', ovviamente "cuocere", ma quello è troppo famoso... :)
A voi ne vengono altri?
Grazie, buona giornata
>A voi ne vengono altri?
Redigere (AKA redarre)
Interpretare (sembra facile, ma fallo dire ad un napoletano).
C'entra (ah!)
Se vogliamo fare i raffinati: calere (che al congiutivo imperfetto fa:
calesse).
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
mailto:scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
>Sto cercando di raccogliere i verbi con le declinazioni più difficili, o impossibili; o anche
>"apparentemente difficili" (che su due piedi uno si trovi spiazzato...) possono andare bene.
>+ Secernere : pass rem specialmente, ha parecchie persone inesistenti
Se ho ben capito, per verbi "difficili" intendi innanzitutto i verbi
"difettivi", quelli che mancano di alcune voci. Fra questi, di solito,
nelle grammatiche è compreso "secernere" che si dice manchi del passato
remoto (lo afferma, ad esempio, il Serianni, nella Grammatica italiana,
Utet, XI,116). In realtà --"secernere" è un verbo molto utilizzato in
endocrinologia-- nei testi di argomento medico non è difficile
incontrarne un passato remoto costruito sul modello di "discernere".
>+ Incutere : pass rem difficile
Indubbiamente la seconda coniugazione è la più ricca di verbi
"difficili" (irregolari).
Il mio professore delle scuole medie inferiori insegnava che i verbi
regolari delle tre coniugazioni (quelli che tu chiameresti "facili") nel
passato remoto e nel participio passato hanno l'accento sulla desinenza
(io am-ài, io tem-éi, io sent-ìi, am-àto, tem-ùto, sent-ìto); ora, molti
verbi della seconda e terza coniugazione, in alcune forme del passato
remoto e nel participio passato hanno, invece, l'accento sul tema. Da
/ardere, per esempio, abbiamo il participio passato /àrs-o e il passato
remoto io àrs-i, tu ard-ésti, egli àrs-e, noi ard-émmo, voi ard-éste,
essi ars-ero. (Per inciso: le forme accentate sul tema si dicono
"forti"; quelle accentate sulla desinenza di dicono "deboli").
Molti verbi della la seconda coniugazione hanno di "difficile" solamente
le forme forti nel passato remoto e nel participio passato, non le
deboli.
Tornando al tuo "incutere", si potrebbe coniugare nelle forme forti come
"discutere" (io incussi, tu incutesti, egli incusse, noi incutemmo, voi
incuteste, essi incussero); ma sono possibili anche le forme deboli (io
incutei, tu incutesti, egli incuté, noi potemmo, noi incutemmo, voi
incuteste, essi incussero).
>+ Estroflettere : pass rem è apparentemente difficile
"Estroflettere" si coniuga come "flettere":
Passato remoto: io estroflèssi (estroflettei), tu estroflettesti, egli
estroflèsse (estrofletté), noi estroflettemmo, voi estrofletteste, essi
estroflèssero (estrofletterono); participio passato: estroflèsso.
Le forme forti, che ho messo fra parentesi, mi suonano male.
>A voi ne vengono altri?
Il mio professore delle scuole medie inferiori affermava che era
necessario esercitarsi sui classici. Nel brano seguente, tratto dal cap.
IX dei Promessi sposi (edizione 1827) Manzoni ha usato impropriamente un
verbo sovrabbondante, ossia uno di quei verbi "difficili" perché possono
flettersi secondo due coniugazioni. Ti suggerisco, a mo' di esercizio,
di identificarlo:
Il guardiano rispose premurosamente con una frase di gesti: la prima
parte della quale significava che la Signora non avrebbe mai bisogno
di nessuno, e la seconda che i padri avrebbero tenuta a guadagno ogni
occasione di far cosa grata alla Signora. Questa proseguì: "Ma via; mi
dica un po' più particolarmente il caso di questa giovane, e così si
vedrà meglio che si possa fare per essa".
Lucia arrossò tutta, e chinò la faccia sul seno. "Deve sapere,
reverenda madre", cominciò Agnese, "che questa mia povera figliuola,
perché io sono sua madre..." Il guardiano le gittò un'occhiata e
interruppe.
Ciao,
Ferdinando
>------------
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Tutti i verbi hanno "declinazione" impossibile. Infatti si "coniugano", non
si "declinano", tranne il participio passato: amato, -a, -i, -e.
Saluti dall'Arcipedante G.P.
Be'... ma "arrossare" e "arrossire" son due verbi diversi, non è mica lo
stesso verbo che si coniuga in due modi diversi! :)
Ciao
Ale
--
Namárië Valinor
>Be'... ma "arrossare" e "arrossire" son due verbi diversi, non è mica lo
>stesso verbo che si coniuga in due modi diversi! :)
E invece è lo stesso verbo perché unica è la radice, l'elemento che reca
l'informazione semantica: "arross-" sia in arrossire che in arrossare.
Trascrivo dalla Grammatica del Serianni:
Verbi sovrabbondanti
Alcuni verbi corradicali seguono due coniugazioni diverse (la prima
e la terza: scolorare / scolorire; la seconda e la terza: adempiere /
adempire). Possiamo distinguerli in due gruppi, a seconda che il
significato muti col cambiamento di coniugazione o rimanga lo stesso.
a) Il significato si modifica o può modificarsi in coppie quali:
abbonare ("ho abbonato mio nipote a un giornale") / abbonire ("era
tornato con dei regali per abbonirla" Bacchelli); *arrossare* ("Il
sole trascorre remoto / arrossando le spiagge" Pavese) / *arrossire*
("il padre di Nobis corrugò la fronte e arrossì leggermente" De
Amicis, Cuore, 44); fallare ("Posso aver fallato" Manzoni, I Promessi
Sposi, XIV, 46) / fallire ("qua un'onestà fallirebbe, qua
l'onore di una famiglia farebbe bancarotta" Pirandello, Il piacere
dell'onestà, III 153); imboscare ("lo hanno imboscato in un ufficio di
ispettore" D'Annunzio) / imboschire ("colui che ha vissuto la sua vita
in campagna finisce coll'imboschire e mettere a vigna anche la città"
Baldini), impazzare ("tutta Parigi impazza... è carnevale..." F. M.
Piave, La Traviata) / impazzire ("Su, su, basta! Finiscila, perdio! Mi
fai impazzire!" Pirandello, L'uomo, la bestia e la virtù, III 320);
sfiorare ("la discussione ha spesso sfiorato i toni di una rissa
strapaesana" "L'Espresso", 26.4.1987, 114) / sfiorire ("il suo aspetto
[...] faceva a prima vista un'impressione di bellezza, ma d'una
bellezza sbattuta, sfiorita, e, direi quasi, scomposta" Manzoni, I
Promessi Spaci, IX 20), ecc.
b) I due membri della coppia presentano significato equivalente in:
adempiere ("poiché il voto era fatto, doveva adempierlo" Silone) /
adempire ("l'accappatoio che adempiva la forma e la statura della
bella defunta" Bacchelli); ammansare ("cercavano d'ammansarmi"
Albertazzi) / ammansire ("cercò di ammansire la sconosciuta con la
cortesia" Silone); compiere ("la riluttanza di compiere un atto
disonesto" Brancati) / compire ("impedirgli di compire il suo dovere"
Manzoni, I Promessi Sposi, VI 3) [eccetera...]
(Luca Serianni, "Grammatica Italiana, Italiano comune e lingua
letteraria", UTET, 1988, XI.123, p.363-4)
Dimenticavo: la frase "Lucia arrossò tutta, e chinò la faccia sul seno"
(Promessi Sposi, edizione 1827) diventerà, nell'edizione definitiva del
1840, "Lucia diventò rossa, e abbassò la testa".
Sì, ce l'ho anch'io ed è generalmente puntuale, ma in questo caso mi pare
che abbia inventato di sana pianta una categoria, quella appunto dei verbi
sovrabbondanti.
Portando questo modo di pensare alle sue estreme conseguenze, anche "guaina"
e "vagina" sono parole sovrabbondanti, visto che condividono la medesima
radice.
E' un po' come i vari complementi o i vari tipi di frase fioriti dai
(relativamente) pochi, diciamo così, "di base". Non sapendo dove sbatter la
testa in alcuni casi, e dovendo per forza categorizzare, a volte i
grammatici si lasciano un pochino pigliare la mano e inventano nuove
categorie.
Ovviamente, il tutto va visto con i miei occhi semplificatori ;-)
Ad esempio.......MESCERE
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Non e' vero che un amico si vede nel momento del bisogno; un amico si vede sempre!!
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>
>Sto cercando di raccogliere i verbi con le declinazioni più difficili, o impossibili; o anche
>"apparentemente difficili" (che su due piedi uno si trovi spiazzato...) possono andare bene.
>
Qualche tempo fa accennai a SOLERE
--
Bye
Vitt
>> [...] Grammatica del Serianni:
>
>Sì, ce l'ho anch'io ed è generalmente puntuale, ma in questo caso mi pare
>che abbia inventato di sana pianta una categoria, quella appunto dei verbi
>sovrabbondanti.
Non è un parto della fantasia del Serianni: che esistessero verbi in
grado di flettersi secondo due coniugazioni è registrato anche nelle
grammatiche del XVIII secolo:
Vi è una gran mano di Verbi, che può dirsi comune di questa, e della
prima Conjugazione; come Abbrunire, e Abbrunare; Allenire, ed
Allenare; Alleggerire, ed Alleggiare; Ammutolire, ed Ammutolare;
Aggradire, e Aggradare; Colorire, e Colorare; Fallire, e Fallare;
Impazzire, ed Impazzare; e simili si ritrovano anche della Terza: come
Convertire, e Convertere; Pervertire, e Pervertere.
(Giovanni Lancillotti, "I principi della lingua italiana", Capitolo XIV,
Avvertimenti su la Quarta Conjugazione)
Come vedi, il Lancillotti elencava anche verbi con significato
differente nelle due forme (ad esempio, abbrunire e abbrunare).
L'espressione "verbi sovrabbondanti" era presente anche nella grammatica
che era stata adottata quando frequentavo il liceo:
Sono sovrabbondanti i verbi che possono flettersi secondo due
coniugazioni; per alcuni di essi le due forme hanno lo stesso
significato; per altri il significato è diverso. Hanno lo stesso
significato adempiere e adempire; compire e compiere; empire e
empiere; intorbidare e intorbidire; starnutare e starnutire. Invece:
abbrunire = diventar bruno; abbrunare = render bruno;
arrossire = diventar rosso; arrossare = rendere rosso;
assordire = diventar sordo; assordare = far diventar sordo;
scolorire = perdere colore; scolorare = far perdere colore;
sfiorire = perdere rigoglio; sfiorare = toccare sulla sommità
(Guido Silvestro, La lingua degli italiani, Loffredo, Napoli, 8a
edizione, 1968, p. 224)