Grazie a chi mi risponderà
saluti
Beh, le grammatiche tradizionali dicono che <a>, <e>, <i> , <o>, <u>
(talvolta <y>) sono vocali, il resto consonanti. Prendere o lasciare.
Da un punto di vista fonetico, una vocale è invece un fonema che ha come
realizzazione prevalente un vocoide, ossia un suono prodotto dall'apparato
fonatorio umano che non incontra nessun ostacolo né restringimento durante
la sua emissione. Una consonante è invece un fonema che ha come
realizzazione prevalente un contoide, ossia un fono che NON ha
caratteristiche di vocoide.
> Perchè si fa questa distinzione?
Per la teoria della sillaba, secondo cui essa ha una testa, un nucleo, una
coda. Il nucleo sillabico *deve* essere occupato da una vocale (vocoide o
contoide sillabico).
> Ci sono lingue che hanno lettere che non sono ne vocali
> ne consonanti?
Alcuni foni hanno caratteristiche intermedie tra vocoidi e contoidi: per
esempio gli approssimanti (chiamati anche "semiconsonanti"), i nasali, i
laterali e i vibranti. Ci sono poi i contoidi sillabici, che possono
costituire nucleo sillabico.
> ..o che non hanno vocali o consonanti
Tutte le lingue conosciute hanno almeno tre vocali distinte.
> in inglese la "a" è una consonante?!!!
No. È una vocale, anzi sono due: c'è /a/ breve e /a:/ lunga.
Ciao,
Paolo
> Da un punto di vista fonetico, una vocale è invece un fonema che ha come
> realizzazione prevalente un vocoide, ossia un suono prodotto dall'apparato
> fonatorio umano che non incontra nessun ostacolo né restringimento durante
> la sua emissione.
Secondo te la u non incontra nessun restringimento? E la i?
Avrei dovuto specificare "restringimento tale da produrre frizione
dell'aria".
Ciao,
Paolo
> Scusate la domanda puerile..
> Qual'è la differenza tra le vocali e le consonanti?
> Perchè si fa questa distinzione?
> Ci sono lingue che hanno lettere che non sono ne vocali
> ne consonanti?
> ..o che non hanno vocali o consonanti
> in inglese la "a" è una consonante?!!!
Le vocali sono un'invenzione relativamente recente.
Le prime lingue scritte (e non solo) non avevano
le vocali, ma solo le consonanti, e le vocali venivano
"aggiunte" al flusso consonantico solo per motivi eufonici
(altrimenti, le parole sarebbero state impronunciabili).
Adesso che sono state codificate anche le vocali,
esse stesse hanno valore sintattico all'interno della
singola parola (notare che parlo di "parola" e non
di "vocabolo", essendo il concetto di "vocabolo"
qualcosa che ha a che fare con il suo significato,
non con la sua struttura sonora).
Le vocali, nelle lingue di matrice indoeuropea sono le
classiche "a", "e", "i", "o", "u" e "y". Poi, esistono
diversificazioni locali (rappresentate con dieresi e altro)
dovute a differenze sostanziali di pronuncia rispetto alle
vocali "di base".
--
Er Roscio.
> Le vocali sono un'invenzione relativamente recente.
> Le prime lingue scritte (e non solo) non avevano
> le vocali, ma solo le consonanti, e le vocali venivano
> "aggiunte" al flusso consonantico solo per motivi eufonici
> (altrimenti, le parole sarebbero state impronunciabili).
Secondo me, le lingue hanno sempre avuto le vocali, solo che *non sempre*
hanno avuto sistemi di scrittura che le trascrivessero...
[...]
Ciao,
Paolo
> > Le vocali sono un'invenzione relativamente recente.
> > Le prime lingue scritte (e non solo) non avevano
> > le vocali, ma solo le consonanti, e le vocali venivano
> > "aggiunte" al flusso consonantico solo per motivi eufonici
> > (altrimenti, le parole sarebbero state impronunciabili).
>
> Secondo me, le lingue hanno sempre avuto le vocali, solo che *non sempre*
> hanno avuto sistemi di scrittura che le trascrivessero...
Quindi le lingue slave sarebbero delle lingue "primitive", dato che in
molti casi le vocali vengono "sottintese" nella scrittura?
P.
--
Ardisco non ordisco
Ti riferisci forse a "krk" e "vlk" del cèco? In quel caso [r] ha funzione di
nucleo sillabico (contoide intenso) e non sottintende nessuna vocale.
Ciao,
Paolo
> Ti riferisci forse a "krk" e "vlk" del cèco? In quel caso [r] ha funzione di
> nucleo sillabico (contoide intenso) e non sottintende nessuna vocale.
Uhm... sì, parlo di Krk, Krka, Vrst, Vrhnika, Trst... in cui, almeno al
mio orecchio, esiste una vocale che rende possibilie la dizione di
questa parole altrimenti impronunciabili.
>Le prime lingue scritte (e non solo) non avevano
>le vocali
vuoi dire che anche le lingue parlate non avevano le vocali?
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
scri...@mauriziopistone.it
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Vuol dire il contrario: che quelle parlate ce le avevano.
:-)PPP
--
Er Roscio.
(se ti riferisci a "non solo", intendevo "non solo le prime"... :-)))
> Uhm... sì, parlo di Krk, Krka, Vrst, Vrhnika, Trst... in cui, almeno al
> mio orecchio, esiste una vocale che rende possibilie la dizione di
> questa parole altrimenti impronunciabili.
Certamente, ma si tratta di un suono "irrilevante" ai fini della
scrittura, giacché è prevedibile al 100%. Secondo certi fonetisti, le
primissime lingue umane dovevano essere esclusivamente consonantiche. Ciò
non significa che non ci fossero le vocali, anzi, come è già stato rilevato,
non puoi pronunciare granché senza interpolare una vocalina a sostegno, né
puoi distinguere sillabe e parole contenente le stesse consonanti, senza le
vocali. Tuttavia, quella vocalina era meccanica, prevedibile al 100%,
verosimilmente non distinta qualitativamente e poteva, di conseguenza, avere
una grande varietà personale.
In ceco (e in serbo e croato), le lettere "r", "l" (e anche "m", almeno
in ceco) possono avere valore di vocale. Ciò significa che formano sillaba,
cambiando lievemente il loro valore rispetto ad un'analoga lettera in una
diversa posizione. Ma quella vocale i madrelingua "non la sentono" se non
hanno una certa preparazione linguistica, proprio come noi non sentiamo la
differenza tra "n" in "nano" e "banco".
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
[it, en, ru, es, (fr, pt, la, zh, ar)]
Non c'è nessuna vocale d'appoggio per i madrelingua: la trascrizione è
[krk], con un trattino sotto la [r].
Ciao,
Paolo
Non mi risulta. L'articolazione di una son(or)ante può essere
"intensificata" fino a farla diventare sillabica, senza postulare "vocaline"
di sostegno.
[...]
> In ceco (e in serbo e croato), le lettere "r", "l" (e anche "m",
almeno
> in ceco) possono avere valore di vocale. Ciò significa che formano
sillaba,
> cambiando lievemente il loro valore rispetto ad un'analoga lettera in una
> diversa posizione. Ma quella vocale i madrelingua "non la sentono" se non
> hanno una certa preparazione linguistica, proprio come noi non sentiamo la
> differenza tra "n" in "nano" e "banco".
Non si tratta di scarsa preparazione linguistica. La vocale non c'è proprio.
Sono contoidi articolati con aumento relativo di tensione muscolare, energia
articolatoria, pressione espiratoria e durata generale.
Ciao,
Paolo
> Non si tratta di scarsa preparazione linguistica. La vocale non c'č proprio.
> Sono contoidi articolati con aumento relativo di tensione muscolare, energia
> articolatoria, pressione espiratoria e durata generale.
Accidenti Paolo! Meno male che noi italiani di robe cosě non ne abbiamo
mica: una decina di parole cosě e cadrei al suolo stroncato per lo
sforzo!
Mica tanto "puerile". A me sembra una domanda bella difficilotta! Ci
provo, sapendo già che dirò una buona percentuale di castronerie e che
farò imbufalire i fonetisti del newsgroup.
Le vocali sono quei suoni che costituiscono normamente il cuore,
l'apice sonoro, di una sillaba.
Si tratta di vibrazioni molto forti, causate dallo sfregamente di aria
ad alta pressione, proveniente dai polmoni, contro varie parti della
gola, del naso e della bocca. In particolare, il grosso del suono è
prodotto dalla vibrazione delle corde vocali (appunto!), che sono
delle lamelle elastiche che abbiamo nella gola, all'altezza del "pomo
d'adamo".
Le consonanti precedono e/o seguono la vocale centrale della sillaba.
Anche loro sono vibrazioni prodotte dallo sfregamento dell'aria, ma la
loro intensità è molto minore perché l'aria proveniente dai polmoni
non ha ancora raggiunto la sua pressione massima (oppure l'ha già
esaurita, per le consonanti che seguono una vocale).
Nelle consonanti, la vibrazione delle corde vocali può esserci o non
esserci ma, comunque, non è così intensa da coprire le altre
vibrazioni prodotte nelle varie parti della gola, del naso o della
bocca.
Ogni consonante è una miscela di vibrazioni prodotte in diverse parti
del cavo orale, miscela che dipende da come gli organi della bocca
(soprattutto la lingua) si frappongono al passaggio dell'aria. In
certe consonanti, questa miscela di occusioni si mantiene uguale
dall'inizio alla fine, in certe altre si modifica nel corso della sua
pronuncia.
Le vocali sono dunque suoni molto potenti ma relativamente semplici,
mentre le consonanti sono più flebili ma molto più complesse; per
questa ragione quasi tutte le lingue hanno molte più consonanti che
vocali.
> Ci sono lingue che hanno lettere che non sono ne vocali
> ne consonanti?
Non confondiamo le lettere con i suoni. Vocali e consonanti sono
suoni, mentre le lettere sono solo segni grafici. Quindi, a rigore le
lettere non "sono" mai né vocali né consonanti.
Comunque, le lettere si usano per rappresentare graficamente i suoni
e, quindi, si usa chiamare "vocali" le lettere che normalmente
rappresentano suoni vocalici e "consonanti" quelle che normalmente
rappresentano consonantici.
Siccome però in lingue diverse le lettere (anche di uno stesso
alfabeto) rappresentano suoni diversi, quali lettere rappresentino
vocali e quali consonanti (e in quali condizioni) varia da lingua a
lingua. Io qui mi baserò sull'ortografia dell'italiano.
Le lettere "a", "e" e "o" rappresentano sempre vocali. La "a"
rappresenta solo la vocale /a/; le altre due rappresentano ognuna due
vocali diverse: la "e" sta per la /e/ ("e chiusa") e per la /E/ ("e
aperta"), la "o" sta per la /o/ ("o chiusa") e per la /O/ ("o
aperta"). Per distinguere il suono aperto e chiuso si usano gli
accenti: "è" ed "ò" sono le vocali aperte, "é" ed "ó" sono quelle
chiuse.
Le lettere "i" e "u" rappresentano talvolta le vocali /i/ e /u/ (come
nelle parole "ira" e "uva") talaltra le consonanti /j/ e /w/ (come
nelle parole "iena" e "uova"). Le consonanti /j/ e /w/ si chiamano
talvolta "semivocali".
Per tornare alla domanda, sì: ci sono lingue in cui alcune lettere non
rappresentano né vocali né consoanti. Una di queste lingue è
l'italiano.
Talvolta, la lettera "i" non rappresenta alcun suono, né vocalico né
consonantico, ma serve come semplice segno diacritico per precisare il
suono delle lettere "c" e "g". Per esempio, nella parola "ciao" la "i"
non si pronuncia, ma serve a far capire che la "c" e dolce e, dunque,
che la parola non va pronunciata /kao/.
La lettera "h" non rappresenta mai alcun suono: si usa come segno
diacritico, nei digrammi "ch" e "gh", e come residuo etimologico nelle
quattro voci del verbo avere "ho", "hai", "ha" e "hanno.
> ..o che non hanno vocali o consonanti
Tutte le lingue hanno vocali e consonanti.
Non tutti gli alfabeti, però, hanno lettere per indicare le vocali. Ad
esempio, negli alfabeti arabo ed ebraico le vocali generalmenete non
si scrivono e, quando raramente si scrivono, lo si fa per mezzo di
segni non alfabetici (delle specie di accentini).
> in inglese la "a" è una consonante?!!!
Non esiste la "a" inglese, in quanto non esiste l'alfabeto inglese:
l'inglese si scrive con l'alfabeto latino. :-)
La corrispondenza fra suoni e lettere in inglese è molto complicata e
cervellotica, come si sa.
Le lettere "a" e la "o" sono le uniche che rappresentano sempre vocali
(o dittonghi, cioè unioni di due o più vocali).
Le lettere "e", "i", "u" e "y" rappresentano spesso vocali (come in
"ill", "us", "very"), ma talvolta rappresentano consonanti (come la
"y" in "yes") o sono usate come diacritici (come la "e" finale di
"make", che serve solo a indicare la pronuncia della "a").
Ciao.
Marco
Detto come l'ha detto Paolo sembra un'impresa impossibile ma, in
realtà, parole come "krk" non sono per niente difficili da
pronunciare, e senza bisogno di aggiungere "vocaline".
Anche in una lingua come l'inglese esistono sillabe senza vocali,
anche se la grafia lo nasconde un po'. Le parole "bottom", "botton" e
"bottle" terminano, rispettivamente, con le sillabe /tm/, /tn/ e /tl/;
molti le pronunciano correttamente senza essere stroncati dallo
sforzo.
Ciao.
Marco
> realtà, parole come "krk" non sono per niente difficili da
> pronunciare, e senza bisogno di aggiungere "vocaline".
mah, io lo sloveno e il serbocroato (a proposito, hrvatska, eccone
un'altra) non li so, ma in una parola come "trg" (piazza), forse per
analogia col russo "torg" (mercato) mi viene di infilare un suono tipo
schwa ... "t@rg".
> "bottle" terminano, rispettivamente, con le sillabe /tm/, /tn/ e
> /tl/;
Anche qui io in "bottle" sento una vocale "bot@l" (come pure in "table",
"teib@l").
On 1 Oct 2002, Marco Cimarosti wrote:
> > Qual'è la differenza tra le vocali e le consonanti?
>
> Mica tanto "puerile". A me sembra una domanda bella difficilotta! Ci
> Si tratta di vibrazioni molto forti, causate dallo sfregamente di aria
> Le consonanti precedono e/o seguono la vocale centrale della sillaba.
> Anche loro sono vibrazioni prodotte dallo sfregamento dell'aria, ma la
Mah a me che fonetista non sono, e nemmeno di quella serie di
anatomo-otorinolaringoiatri :-) che riescono a capire come pronunciare
un suono guardando quei disegnini con la sezione della gola ...
... e per giunta sono stonato come una campana ...
... a me ha sempre incuriosito sapere se la vocale e' un suono "puro"
e la consonante no, dato che credo di capire le trasformate di Fourier
piu' di quanto capisca quei disegnini ...
... intendo se sia rappresentabile come un suono con una data frequenza
(una sola armonica; probabilmente no, ed e' per questo confondere le
vocali con le frequenze che non ho mai imparato a cantare), o quanto
meno con uno spettro di Fourier relativamente semplice ... e una
consonante come qualcosa di diverso ...
Sara' che io ho sempre immaginato le "nostre" vocali (quelle pronunciate
pulite dell'italiano base) come delle singole onde quadre, e le "altre"
vocali (quelle di certi dialetti, o dell'inglese o di altre lingue) come
delle "distorsioni" alla forma dell'onda quadra ...
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> Per tornare alla domanda, sì: ci sono lingue in cui alcune lettere non
> rappresentano né vocali né consoanti. Una di queste lingue è
> l'italiano.
>
> Talvolta, la lettera "i" non rappresenta alcun suono, né vocalico né
> consonantico, ma serve come semplice segno diacritico per precisare il
> suono delle lettere "c" e "g". Per esempio, nella parola "ciao" la "i"
> non si pronuncia, ma serve a far capire che la "c" e dolce e, dunque,
> che la parola non va pronunciata /kao/.
In questo caso si può parlare di un uso "diacritico" di <i>. Alcune volte
questa lettera è assolutamente inutile ai fini della pronuncia, come in
"cielo", "sogniamo", "scienza" e si potrebbe tranquillamente scrivere
"celo", "sognamo", "scenza". Si tratta di relitti storici, di grafie
(pseudo)etimologiche o altro.
[...]
> Non esiste la "a" inglese, in quanto non esiste l'alfabeto inglese:
> l'inglese si scrive con l'alfabeto latino. :-)
Beh, l'alfabeto inglese è composto da 26 lettere, quello italiano da 21
(almeno fino a qualche tempo fa), quello spagnolo da 30 (giacché <ch>, <ll>,
<ñ>, <rr> sono considerate lettere a sé stanti) oppure 29 se non si
considera <w>. Sono tutti alfabeti "latini", ma hanno delle induubbie
differenze, percui IMHO è giusto chiamarli "alfabeto inglese, italiano,
spagnolo ecc."
Ciao,
Paolo
> Detto come l'ha detto Paolo sembra un'impresa impossibile ma, in
> realtà, parole come "krk" non sono per niente difficili da
> pronunciare, e senza bisogno di aggiungere "vocaline".
Ma io la sento, quella "vocalina". O perlomeno, non si tratta di una "r"
comune, quanto di una consonante vocalizzata. Gira e rigira, chiàmala come
ti pare, ma sempre una "vocale" lato sensu) ci deve stare.
> Anche in una lingua come l'inglese esistono sillabe senza vocali,
> anche se la grafia lo nasconde un po'. Le parole "bottom", "botton" e
> "bottle" terminano, rispettivamente, con le sillabe /tm/, /tn/ e /tl/;
D'accordo, ma a parte che, in tutti questi casi, è ammessa anche la
pronuncia con interpolazione d'una schwa all'interno del nesso consonantico,
anche in questo caso avverto una vocalizzazione, vedi sopra.
Certo. E questa "vocale", che si chiama "sonante", è la "r" stessa.
In IPA, se non sbaglio, la vocalizzazione di una consonante si segna
con un cerchietto scritto sotto la lettera che la rappresenta. Fanno
eccezione [j] e [w] che, come nella scrittura ordinaria, si scrivono
con i simboli speciali [i] e [u].
> > Anche in una lingua come l'inglese esistono sillabe senza vocali,
> > anche se la grafia lo nasconde un po'. Le parole "bottom", "botton" e
> > "bottle" terminano, rispettivamente, con le sillabe /tm/, /tn/ e /tl/;
>
> D'accordo, ma a parte che, in tutti questi casi, è ammessa anche la
> pronuncia con interpolazione d'una schwa all'interno del nesso consonantico,
> anche in questo caso avverto una vocalizzazione, vedi sopra.
Sì ma questa dittongazione con lo schwa è una caratteristica
relativamente recente della pronuncia britannica, e riguarda anche
altre vocali. Ad es., la parola "boat" si pronuncia [bo:t] in America
ma [b@ut] in Inghilterra. Data la limitazione geografica del fenomeno,
non credo che a quella schwa si possa attribuire un valore fonemico.
Per quanto riguarda il croato, io non sento nessuno "schwa" in "Krk"
-- non almeno nella pronuncia di Zagabria, che conosco dalla viva voce
di alcuni miei amici.
Ciao.
Marco
Questa è la trascrizione degli indoeuropeisti. In IPA si usa un trattino
sotto.
> Fanno
> eccezione [j] e [w] che, come nella scrittura ordinaria, si scrivono
> con i simboli speciali [i] e [u].
Beh, sì... però non ci scordiamo che [j w] non sono proprio uguali a [i u].
Hanno un articolazione assai meno stabile: nel quadrilatero vocalico non
potrebbero venir rappresentati con un puntino o un quadratino (come [i u])
ma solo con una lineetta, fors'anche irregolare.
>
> > > Anche in una lingua come l'inglese esistono sillabe senza vocali,
> > > anche se la grafia lo nasconde un po'. Le parole "bottom", "botton" e
> > > "bottle" terminano, rispettivamente, con le sillabe /tm/, /tn/ e /tl/;
> >
> > D'accordo, ma a parte che, in tutti questi casi, è ammessa anche la
> > pronuncia con interpolazione d'una schwa all'interno del nesso
consonantico,
> > anche in questo caso avverto una vocalizzazione, vedi sopra.
>
> Sì ma questa dittongazione con lo schwa è una caratteristica
> relativamente recente della pronuncia britannica, e riguarda anche
> altre vocali. Ad es., la parola "boat" si pronuncia [bo:t] in America
> ma [b@ut] in Inghilterra.
Si tratta di due fenomeni ben diversi.
La pronuncia ['bOt@l] è semplicemente una "Lentoform". La differenza tra
l'inglese americano e britannico nella realizzazione del dittongo /ou/ è
invece il risultato di un processo di delabializzazione nell'inglese
britannico: un tempo anche in GB si diceva ['boUt], pronuncia passata in USA
e lì rimasta pressoché immutata, mentre in GB si è passati a [@U].
Ciao,
Paolo
Oops! E dire che l'avevi già detto due giorni fa.
> [...]
> potrebbero venir rappresentati con un puntino o un quadratino (come [i u])
> ma solo con una lineetta, fors'anche irregolare.
Quack! Questo ha qualcosa a che fare col fatto che [j] e [w] sono
definiti "approssimanti"?
> [...]
> La pronuncia ['bOt@l] è semplicemente una "Lentoform".
> [...]
Sbaraquack! Che bestia tremenda è un Lentoform!?
E va be', ho capito, mi dovrò comprare un'introduzione alla
fonetica... Suggerimenti bibliografici?
Ciao.
Marco
> E va be', ho capito, mi dovrò comprare un'introduzione alla
> fonetica... Suggerimenti bibliografici?
Luciano Canepari, Introduzione alla fonetica, Einaudi.
:-)
>
> Ciao.
> Marco
--
Ciao,
Marco
> Luciano Canepari, Introduzione alla fonetica, Einaudi.
> :-)
Che fa ottima coppia con "A practicalintroduction to Ponetics"
di J. C. Catford
edito dalla Oxford University Press
(Clarendon Press - Oxford).
Ottimo testo, descrittivo e esemplificativo di tutti i suoni inseriti
nello schema dell'IPA.
--
Ciao,
MariucciaŽ
A Practical Introduction to PHONETICS
> di J. C. Catford
> edito dalla Oxford University Press
> (Clarendon Press - Oxford).
> Ottimo testo, descrittivo e esemplificativo di tutti i suoni
> inseriti nello schema dell'IPA.
>
> --
> Ciao,
> Mariuccia®
Certamente: l'articolazione è assai debole e instabile.
> > La pronuncia ['bOt@l] è semplicemente una "Lentoform".
> > [...]
>
> Sbaraquack! Che bestia tremenda è un Lentoform!?
"Lentoform" (tedesco): forma scandita, il contrario di "Allegroform", parola
che si presenta nel parlato veloce e/o informale. In quest'ultimo caso
avvengono fenomeni di riduzione dovuti al minor tempo d'elocuzione.
> E va be', ho capito, mi dovrò comprare un'introduzione alla
> fonetica... Suggerimenti bibliografici?
Oltre all'"Introduzione alla fonetica" di Canepari (un classico), vale la
pena dare un'occhiata anche al "Dizionario di linguistica" Einaudi
(purtroppo con molti refusi).
Ciao,
Paolo
>Ti riferisci forse a "krk" e "vlk" del cèco? In quel caso [r] ha funzione di
>nucleo sillabico (contoide intenso) e non sottintende nessuna vocale.
In ceco quelle r e l sillabiche sono mute, sonore, o dipende? E in
croato?
QA