Il mietitore, stando curvo sul terreno, con una mano prendeva un fascio
di steli (un "mannello"), con l'altra li tagliava alla base.
In un unico gesto quindi compiva due operazioni: il taglio delle piante,
e la raccolta delle spighe. Il grano tagliato non si lascia sul terreno,
ma deve essere subito raccolto, altrimenti andrebbe perduto.
Nella prima immagine possiamo anche osservare la spigolatrice, che
seguendo il mietitore raccoglie con cura le spighe che sono rimaste sul
terreno.
Questo è l'attrezzo che ancora oggi conserva il nome di "falce
messoria", in piemontese amsora (pr. /amsùra/) amsòira, mëssòira e altre
varianti locali.
A partire dal medioevo, si è introdotto in Europa un nuovo tipo di
falce, caratterizzata una lunga lama con una curvatura molto meno
pronunciata, un manico lungo, e due impugnature trasversali rispetto al
manico
Poiché l'attrezzo impegna entrambe le mani del lavoratore, le piante
tagliate rimangono sparse sul terreno. Ancora oggi il nome più diffuso è
"falce fienaia" (piem. faussija, siëssa), perché all'origine era usata
prevalentemente (o esclusivamente) per il taglio dell'erba: infatti
l'erba tagliata non viene raccolta immediatamente, ma viene riunita con
forconi e rastrelli in "andane" e lasciata seccare (infatti è un
disastro se poi piove):
http://tinyurl.com/3v7prn6
Ben presto però si dovette scoprire la comodità di usare quest'attrezzo
anche per la mietitura del grano. In questo caso la raccolta deve essere
effettuata da altre persone, che seguono immediatamente i falciatori, e
raccolgono le spighe in covoni, poi accatastati in borle (pron.
/bùrle/). La cosa interessante è che spesso l'attrezzo usato per
quest'operazione è la falce messoria, questa volta manovrata non come
una lama, ma come un uncino per unire gli steli. È molto significativo
che non si sia inventato uno strumento apposito per un'operazione così
importante e specializzata, cosa che invece è la norma nei lavori
contadini. Di quest'uso non ho immagini, ma mi baso su testimonianze
dirette.
====
È ancora il caso di dire che in piemontese il faussèt non è la piccola
falce, ma lo strumento per tagliare rami che in italiano si chiama
roncola o pennato:
====
La Morte, che miete in abbondanza ma non raccoglie, usa ovviamente la
grande falce fienaia:
====
Chiedo scusa se in certi casi ho trascritto approssimativamente la
pronuncia di alcune parole piemontesi, ma non voglio ripetere
l'estenuante discussione che ho avuto con quello che insisteva "non si
dice picio, si dice piciu".
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
> Č ancora il caso di dire che in piemontese il faussčt non č la piccola
> falce, ma lo strumento per tagliare rami che in italiano si chiama
> roncola o pennato:
>
> http://tinyurl.com/68fm4gj
Da qui il doppio senso del boccaccesco frate Cipolla: "ho visto volare i
pennati"
interessante, grazie
--
Ahimè, alla terra di quali uomini nuovamente son giunto?
Saranno violenti, selvaggi e ingiusti,
o amici degli stranieri e rispettosi degli dei?
(Odissea, l.VI, vv.119-121)
Hai dimenticato questa falce importante:
Molto interessante.
Aggiungo che la più antica falce conosciuta è la "falce dentata", che
risale al neolitico. Era chiamata così perché era di legno o di osso con
delle lamine di selce che formavano dei denti ed era piccola come il
nostro falcetto.
La falce più grande di metallo, per fienagione, risale al bronzo o al ferro.
In area italide abbiamo tre nomi:
1) lat. falx, da falcula, con geovarianti come dacula, zankle (Sicilia).
2) lat. sicilis, da secare (forse da un PIE *sek tagliare), ancora
attesto al Nord con le radici sec- e sic-).
3) serra, forse dal lat. series, da sero ordinare. Serra avrebbe dato
sega, ma in alcune zone indica ancora la falce (serrone Liguria,
sericchio It. centromerid.) E ha dato anche serra, nel senso di catena
montuosa che appariva come una falce dentata.
Secondo alcuni AA, serra sarebbe precedente a falx, ma quest'ultimo
termine avrebbe preso il sopravvento con la comparsa della falce grande
liscia di metallo.
k
> Chiedo scusa se in certi casi ho trascritto approssimativamente la
> pronuncia di alcune parole piemontesi, ma non voglio ripetere
> l'estenuante discussione che ho avuto con quello che insisteva "non si
> dice picio, si dice piciu".
Hai fatto benissimo. :-))
Anzi faccio un riassunto:
còl, si legge col = collo
col, si legge cul = quello
cul, si legge cül = c...
k
> Molto interessante.
> Aggiungo che la più antica falce conosciuta è la "falce dentata"
[...]
cacchio... già conoscevano Freud? B-)
E la "ranza" (quella per falciare l'erba, col bastone lungo, tipo quella
della morte con la falce) ?
Patrimonio ereditario di
1) faucille -fr; hoz - esp; falç - cat; foice - port.
2)sicilis (sostituisce german. Hippe):
Sichel – ted; sickle - ingl; sikkel - olan; sigd - norv.
3)*ser-p-
cерп - ru e ukr.;
sierp – pol. (sierpień, agosto‚ = 'luna di falce')
srp - croato (srpanj, giulio, = 'luna di falce').
w
==================================================================
Questa non l'avevo considerata. E dire che termine comunissimo il
Piemonte, soprattutto nel Monferrato!
Ranza, deriverebbe da un termine germanico (in ted. Rand) che significa
orlo.
"Da randa" significa "a lato"; randé rasentare, ma anche scolmare,
rasare, infatti la "randa" è anche uno strumento per rasare, in it.
rasiera.
k
> Patrimonio ereditario di
>
> 1) faucille -fr; hoz - esp; falç - cat; foice - port.
>
> 2)sicilis (sostituisce german. Hippe):
> Sichel – ted; sickle - ingl; sikkel - olan; sigd - norv.
>
> 3)*ser-p-
> cерп - ru e ukr.;
> sierp – pol. (sierpień, agosto‚ = 'luna di falce')
> srp - croato (srpanj, giulio, = 'luna di falce').
Belli, gli ultimi due! Da noi si direbbe "falce di luna". :-)
Qui ho trovato alcuni nomi dai dialetti d'Italia:
http://www.dialettando.com/dizionario/detail_new.lasso?id=706
Il ligure dagliu dovrebbe derivare dal gruppo 1: antico fr. dail;
provenzale dahl; catalano dalla.
k
> http://www.youtube.com/watch?v=x8ggNe81Y24&t=71m13s
verso 1:22 si vede distintamente la falce messoria usara per formare i
mannelli
═════════════════════════════════════
Dal gruppo 4:
M'hai costretto a dare un'occhiata al
"Corpus glossariorum latinorum":
http://www.archive.org/stream/corpusglossario02leipgoog#page/n5/mode/2up
ma «no matches were found».
Ma nel REW ho trovato il lemma nr. 2458 «daculum»
che cita anche piem. dai(a), prov. dalh, cat. dalla,
et al.
w
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AntiKomunista
"dai" (forse "daj" ?) è usato a Cavour (TO).
Bepe
"falce fenàra" nelle campagne attorno ad Ancona.
-- bb
> Ma nel REW ho trovato il lemma nr. 2458 «daculum»
> che cita anche piem. dai(a), prov. dalh, cat. dalla,
> et al.
Daculum/a dovrebbe derivare da falx, per retroformazione da fa(l)cula
(analogamente a debelus da favilla).
k
> FRULLANA, il suo nome è frullana.
E' il nome usato nel fiorentino, pisano, lucchese e maremmano, ma non
è molto antico (inizio XIX sec.), e viene da furlan.
Chissà perché l'hanno chiamata friulana.
k
Non friulana, ma frullana.
E' il nome italiano.
Il movimento ed il rumore dell'attrezzo nel tagliare l'erba sono un
"frullo".
AntiKomunista
> Chissà perché l'hanno chiamata friulana.
http://etimo.it/?term=frullana&find=Cerca
E.D.
C'è anche questa teoria, ma la maggior parte degli etimologisti la fa
derivare da furlana, per metatesi.
Anche il Treccani.
http://www.treccani.it/vocabolario/tag/frullani/
k
Beh, dalle prime due foto si vede che tagliarli alla base è un uso
relativamente recente. Leggevo infatti che una volta si tagliavano solo
le spighe, le stoppie venivano lasciate sul posto.
Stoppie, giusto? Ma allora la paglia? Mi pare che una volta si
indicasse con paglia quel che rimaneva dopo la battitura delle spighe,
ma ora si parla di balle di paglia. Ha cambiato significato?
Il pennato non è la roncola con una lama anche dalla parte opposta, a
mo' di mannaia?
Le stoppie sono i 5 o 10 cm. dei fusti di frumento che rimangono piantati a
terra dopo il taglio (mietitura).
In piemontese "stobie" (['stubie]) e per estensione "stobia" = campo a
stoppie.
La paglia č la parte vegetale tagliata (mietuta), quella che veniva portata
via per essere trebbiata. Probabilmente, oltre al fatto di raccoglierla per
fare la lettiera nelle stalle, il tagliare tutta la "paglia" rendeva piů
facile la raccolta di grandi volumi, perché si poteva legare, accatastare
nei covoni, etc...
Dagli anni '60 le "mietitrebbie" anche da noi realizzano le 2 operazioni
nello stesso tempo. Negli USA le "mietitrebbie" dovrebbero risalire agli
anni '40.
Bepe
Quindi la stoppia e la paglia diventano due cose distinte solo dopo il
taglio. Anzi, la loro esistenza inizia dopo il taglio, prima c'è il
gambo e la spiga, giusto?
Per essere precisi, la stoppia inizia dopo il taglio o mietitura (in piem
"tajé ël gran").
Prima c'è la "pianta dël gran" che comprende "jë spi" (le spighe).
La paglia esiste dopo la trebbiatura (in piem. "bate ël gran").
Adesso, le due azioni avvengono nello stesso tempo (mietitrebbiatura),
quindi le stoppie e la paglia esistono quando il grano viene mietitrebbiato.
Nel passato, c'era un periodo tra mietitura e trebbiatura, in cui esistevano
già le stoppie ma non ancora la paglia. Il grano mietuto veniva raccolto in
fasci (non mi sovviene come si chiamano in italiano, in piemontese erano le
"giavèle"), i fasci erano legati o con lo stesso grano o con cordini di
canapa ("càuna"). I fasci erano accatastati nei campi in covoni (in piem.
"capale"), poi erano portati a casa per la trebbiatura.
Dopo la trebbiatura si aveva la paglia ed ovviamente il grano. Ma anche la
pula, in piem. "arësche" (plur.).
Ciao,
Bepe
> Nel passato, c'era un periodo tra mietitura e trebbiatura, in cui esistevano
> già le stoppie ma non ancora la paglia. Il grano mietuto veniva raccolto in
> fasci (non mi sovviene come si chiamano in italiano, in piemontese erano le
> "giavèle"), i fasci erano legati o con lo stesso grano o con cordini di
> canapa ("càuna"). I fasci erano accatastati nei campi in covoni (in piem.
> "capale"), poi erano portati a casa per la trebbiatura.
La giavèla (mannello), era un fascio di grano che veniva legato, e
dove non c'era la canapa (cordin da gran) si usava la "tortagna" = ramo
di salice, e si otteneva la "cheuv" (o gregna) o covone.
Alcuni covoni (messi in modo che le spighe non si bagnassero in caso di
pioggia) formavano la "capàla".
Se il mucchio di covoni era grande si formava la "borla", detta anche
"capéla" a seconda delle zone.
Covone:
http://www.logosdictionary.org/bimbi/images/covone.jpg
Capàla:
http://www.proverde.it/images/Covoni%20di%20grano.jpg
Borla:
http://files.splinder.com/c7c3d10e12f2dd262e4dd59e83f94388.jpeg
k
Da noi il faussèt si chiama "poarin".
k
> Da noi il faussèt si chiama "poarin".
Nel canavese "sessa"
> dove non c'era la canapa (cordin da gran) si usava la "tortagna" = ramo
> di salice, e si otteneva la "cheuv" (o gregna) o covone.
Nel canavese si usava un altro albero diverso dal salice, del quale ignoro il
nome. Aveva i rami lunghi un metro circa, sottilissimi e flessibili ma,
contrariamente al salice, rivolti verso l'alto. Si usava anche per legare i fasci
di pannocchie rivoltate che venivano appese a seccare prima della sgranatura
Vimini? Si usavano anche per legare le viti ai supporti.
Qui ci sono toponimi come Venchiaredo (vencjarêt da vencjâr
altro nome del salgâr)
--
"La bigamie consiste à avoir une femme de trop; la monogamie
aussi."
-- Anonyme
> Beh, dalle prime due foto si vede che tagliarli alla base è un uso
> relativamente recente. Leggevo infatti che una volta si tagliavano solo
> le spighe, le stoppie venivano lasciate sul posto.
http://utenti.multimania.it/elrondmezzelfo/img/fattori1.jpg
Giovanni Fattori - Il cavallo morto 1894
olio su tela, Genova, Collezione Taragni
Su una strada sterrata che si snoda tra campi di *stoppie*
e sullo sfondo di un cielo nuvoloso si stagliano due figure:
un cavallo stramazzato a terra e, accanto, un uomo in piedi
che con una mano tiene ancora le redini, mentre nell'altra
regge una frusta.
--
Ahimè, alla terra di quali uomini nuovamente son giunto?
Saranno violenti, selvaggi e ingiusti,
o amici degli stranieri e rispettosi degli dei?
(Odissea, l.VI, vv.119-121)
> Vimini? Si usavano anche per legare le viti ai supporti.
Domenica arrivo in Italia e la sera sarň tra le mie montagne
Lunedě saprň il nome dell'albero che ho menzionato.
> e sullo sfondo di un cielo nuvoloso si stagliano due figure:
> un cavallo stramazzato a terra e, accanto, un uomo in piedi
La figura del cavallo non poteva stagliarsi piů di tanto essendo stramazzato a
terra
Interessante.
Al mio paese, dove ci sono molti boschi di castagno, usavano sottili
rami di castagno più ancora del salice.
k