Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Chi stabilisce quando un vocabolo è una "parolaccia"

75 views
Skip to first unread message

massimo...@gmail.com

unread,
Mar 12, 2014, 12:28:24 PM3/12/14
to
Dopo il thread su chi stabilisce le regole di una lingua, mi è venuto in mente una variante: chi stabilisce se un vocabolo è volgare e maleducato o inopportuno?
Sempre l'uso?
Ad esempio "cesso" , che come voi sapete viene da "ritirata".
E' che mi sembra proprio strano il percorso del vocabolo, e di tute le altre "bad words"

Grazie

orpheus

unread,
Mar 12, 2014, 12:37:08 PM3/12/14
to
massimo...@gmail.com cosě disse:

> Dopo il thread su chi stabilisce le regole di una lingua, mi č venuto
> in mente una variante: chi stabilisce se un vocabolo č volgare e
> maleducato o inopportuno? Sempre l'uso? Ad esempio "cesso" , che
> come voi sapete viene da "ritirata". E' che mi sembra proprio strano
> il percorso del vocabolo, e di tute le altre "bad words"
>
> Grazie

Codesto mi pare dipenda fortemente dagli usi regionali.
Persone non avvezze ad un certo tipo di linguaggio
quando vengono in Toscana, ad esempio, rimangono
traumatizzate dall'uso "sboccato" di certe parole,
e all'inizio le prendono come un affronto personale.

edi'®

unread,
Mar 12, 2014, 12:52:44 PM3/12/14
to
Il 12/03/2014 17.28, massimo...@gmail.com ha scritto:

> Dopo il thread su chi stabilisce le regole di una lingua, mi č venuto in mente una variante: chi stabilisce se un vocabolo č volgare e maleducato o inopportuno?

I genitori (o chi ne fa le veci)

E.D.

Klaram

unread,
Mar 12, 2014, 1:53:34 PM3/12/14
to
massimo...@gmail.com ha usato la sua tastiera per scrivere :
Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe
sociale all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in base
all'educazione (repressione) che ha ricevuto.

k

GCPillan

unread,
Mar 12, 2014, 3:01:03 PM3/12/14
to
Klaram:

> Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe sociale
> all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in base all'educazione
> (repressione) che ha ricevuto.

Alla tv in Australia, prima di trasmettere i Simpsons mettono l'avviso che il
programma contiene parolacce. Io non me le ricordo queste parolacce, però
stamattina il mio bimbo di 4 anni ripeteva senza motivo "cacchio" con la
soddisfazione di chi provoca dicendo la parole che sa che non deve dire...

Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di esprimersi. Quindi
le evito non solo per educazione o per dare una buona immagine, ma perché
quando mi scappano mi lo considero un piccolo fallimento, come cadere per terra.

Maurizio Pistone

unread,
Mar 12, 2014, 3:09:06 PM3/12/14
to
<massimo...@gmail.com> wrote:

> Dopo il thread su chi stabilisce le regole di una lingua, mi č venuto in
>mente una variante: chi stabilisce se un vocabolo č volgare e
>maleducato o inopportuno?

il bon senso e il buon gusto

--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it

Maurizio Pistone

unread,
Mar 12, 2014, 3:09:06 PM3/12/14
to
Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe
> sociale all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in base
> all'educazione (repressione) che ha ricevuto.

è vero, conta soprattutto l'educazione

un bambino che si sente dire dalla madre "dove hai messo quel cazzo di
giubbotto" avrà un'idea della parolaccia diversa da quella che era stata
comunicata a quelli della mia generazione

questo non vuol dire che sia un male, s'intende

Maurizio Pistone

unread,
Mar 12, 2014, 3:10:55 PM3/12/14
to
GCPillan <gcpi...@email.com> wrote:

> Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di esprimersi.
> Quindi le evito non solo per educazione o per dare una buona immagine, ma
> perché quando mi scappano mi lo considero un piccolo fallimento, come
> cadere per terra.

sarà che divento vecchio, ma ultimamente mi sei sempre più simpatico

orpheus

unread,
Mar 12, 2014, 3:38:03 PM3/12/14
to
Maurizio Pistone così disse:

> GCPillan <gcpi...@email.com> wrote:
>
> > Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di
> > esprimersi. Quindi le evito non solo per educazione o per dare una
> > buona immagine, ma perché quando mi scappano mi lo considero un
> > piccolo fallimento, come cadere per terra.
>
> sarà che divento vecchio, ma ultimamente mi sei sempre più simpatico

Diciamo anche che poi è poco propenso nel riconoscere
i ripetuti piccoli fallimenti nei quali incorre,
e che la domanda non riguardava il GCPillan pensiero.

Io invecchiando divento invece sempre più sospettoso
verso i titoli dei temi, e sono più attento
allo svolgimento.

orpheus

unread,
Mar 12, 2014, 4:22:10 PM3/12/14
to
Klaram così disse:
Mi meraviglio che tu non abbia nominato l'aspetto "regionale"
che in un piano sincronico è quello che più colpisce,
come differenza nelle sensibilità verso ciò che può
essere considerato "maleducato" :-)

Poi educazione come "repressione" non mi convince,
forse nle passato, quando dopo una "parolaccia"
la maestra poteva lavare con il sapone la bocca,
ma il concetto di educazione comprende anche aspetti
più sofisticati della reprezzione...
il primo che mi viene in mente è quello
espresso dalla Cardinal "Le parole per dirlo",
dove la funzione è quella di trovare le parole
giuste per esprimere livelli anche traumatici,
che altrimenti ptotrebbero trovare sfogo
in maniera solo più "primitive" o con la negazione
(riprendendo un vecchio discorso).

orpheus

unread,
Mar 12, 2014, 4:42:46 PM3/12/14
to
Maurizio Pistone così disse:

> Klaram <nos...@nospam.it> wrote:
>
> > Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe
> > sociale all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in
> > base all'educazione (repressione) che ha ricevuto.
>
> è vero, conta soprattutto l'educazione
>
> un bambino che si sente dire dalla madre "dove hai messo quel cazzo di
> giubbotto" avrà un'idea della parolaccia diversa da quella che era
> stata comunicata a quelli della mia generazione
>
> questo non vuol dire che sia un male, s'intende

Molto nell'educazione dipende infatti dall'ambiente sociale.
Non ho il polso della situazione giovanile attuale,
però rimango colpito da "riti" adolescenziali
come quello che ho ultimamente sentito...

Ragazzi che si fanno dei tagli per eprimere il dolore
e la solitudine che si sentono addosso.
La modulazione attraverso la parola dei propri stati emotivi,
parrebbe abbastanza travagliata in questo particolare
momento storico. O__O

Bruno Campanini

unread,
Mar 12, 2014, 5:04:14 PM3/12/14
to
Maurizio Pistone was thinking very hard :
> GCPillan <gcpi...@email.com> wrote:
>
>> Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di esprimersi.
>> Quindi le evito non solo per educazione o per dare una buona immagine, ma
>> perché quando mi scappano mi lo considero un piccolo fallimento, come
>> cadere per terra.
>
> sarà che divento vecchio, ma ultimamente mi sei sempre più simpatico

Senectus ipsa morbus.

Bruno

ADPUF

unread,
Mar 12, 2014, 6:54:35 PM3/12/14
to
edi'Ž, 17:52, mercoledě 12 marzo 2014:
Genitore 1 AND/OR genitore 2?


--
"Sometimes I wonder if men and women really suit each other.
Perhaps they should just live next door and just visit now and
then."
-- Katharine Hepburn

ADPUF

unread,
Mar 12, 2014, 6:55:28 PM3/12/14
to
Maurizio Pistone, 20:10, mercoledì 12 marzo 2014:
> GCPillan <gcpi...@email.com> wrote:
>
>> Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di
>> esprimersi. Quindi le evito non solo per educazione o per
>> dare una buona immagine, ma perché quando mi scappano mi lo
>> considero un piccolo fallimento, come cadere per terra.
>
> sarà che divento vecchio, ma ultimamente mi sei sempre più
> simpatico


Ma quando vi pestate il martello col dito, esclamate una
porconata o esprimete in versi una sensazione di dolore e
disappunto?

"Deh! qual dolor mi desti, o miserabil siderea massa!
Or io mi dolgo e lamento e copïose spargo lagrime."


--
"Quand on coupe la tête d'un intellectuel, il meurt."
-- François Cavanna

GCPillan

unread,
Mar 12, 2014, 7:26:02 PM3/12/14
to
ADPUF:

> Ma quando vi pestate il martello col dito, esclamate una
> porconata o esprimete in versi una sensazione di dolore e
> disappunto?

Nessuna delle due. Urlo un "ahia".
La parolaccia mi esce in fase di incazzatura (appunto) quando l'altro per
qualche motivo non riesce a capire che sono molto arrabbiato.

edi'®

unread,
Mar 13, 2014, 4:29:48 AM3/13/14
to
Il 12/03/2014 18.53, Klaram ha scritto:

> Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe sociale
> all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in base
> all'educazione (repressione) che ha ricevuto.

Mi sembra una buona definizione.
Aggiungerei che dipende anche dal contesto in cui ci si trova al
momento. E metterei un (brutto) "e/o" tra educazione e repressione.

E.D.

Klaram

unread,
Mar 13, 2014, 7:47:36 AM3/13/14
to
Nel suo scritto precedente, ADPUF ha sostenuto :


> Ma quando vi pestate il martello col dito, esclamate una
> porconata o esprimete in versi una sensazione di dolore e
> disappunto?


Possiamo dirle o non dirle, ma a questo punto abbiamo già stabilito
quali siano le parolacce.
La domanda era su che cosa fa sì che una parola sia considerata
parolaccia o meno.
Perché "cesso" è volgarotto mentre "toilette" fa più fine?
Perché, per esempio, per certe parti anatomiche non si può usare il
termine poplare, ma il termine scientifico o eufemistico sì?

Alla base c'è una censura su certi argomenti, come sesso, funzioni
fisiologiche, bestemmie ecc., unita a una discriminante sociale.

k

Klaram

unread,
Mar 13, 2014, 8:14:27 AM3/13/14
to
orpheus scriveva il 12/03/2014 :
> Klaram così disse:
>
>> massimo...@gmail.com ha usato la sua tastiera per scrivere :
>>> Dopo il thread su chi stabilisce le regole di una lingua, mi è
>>> venuto in mente una variante: chi stabilisce se un vocabolo è
>>> volgare e maleducato o inopportuno? Sempre l'uso? Ad esempio
>>> "cesso" , che come voi sapete viene da "ritirata". E' che mi
>>> sembra proprio strano il percorso del vocabolo, e di tute le altre
>>> "bad words"
>>
>> Le convenzioni che variano da un'epoca all'altra, da una classe
>> sociale all'altra e in parte anche da un individuo all'altro in base
>> all'educazione (repressione) che ha ricevuto.
>
> Mi meraviglio che tu non abbia nominato l'aspetto "regionale"

Certo, ci sono differenze anche da regione a regione.
Nel Settecento, i marinai piemontesi venivano puniti severamente per
bestemmia, mentre i Toscani erano considerati bestemmiatori. Non credo
affatto che i Piemontesi non bestemmiassero, ma le regole erano quelle.
:-)

Però, come ho detto nell'altro messaggio, l'educazione, il bon ton , il
buon gusto ecc. vengon dopo, quando cioè si è già stabilito che cosa è
parolaccia e che cosa non lo è.


> Poi educazione come "repressione" non mi convince,

L'educazione è sempre anche repressione.
"Il disagio della civiltà" di Freud, che ci crea tanti problemi, viene
da quella parte ineluttabilmente repressiva dell'educazione.

> forse nle passato, quando dopo una "parolaccia"
> la maestra poteva lavare con il sapone la bocca,
> ma il concetto di educazione comprende anche aspetti
> più sofisticati della reprezzione...
> il primo che mi viene in mente è quello
> espresso dalla Cardinal "Le parole per dirlo",
> dove la funzione è quella di trovare le parole
> giuste per esprimere livelli anche traumatici,
> che altrimenti ptotrebbero trovare sfogo
> in maniera solo più "primitive" o con la negazione
> (riprendendo un vecchio discorso).

La Cardinal si riferisce alla verbalizzazione del disagio come
strumento di superamento dei suoi gravi problemi psichici, dovuti alla
mancanza d'amore, al rifiuto da parte della madre, e anche in parte
alla repressione.
Se ben ricordo la sua severa governante, quando doveva andare ai
servizi, pretendeva che indicasse certe funzioni come numero uno e
numero due.

Poi, nessuno nega che la parolaccia o la bestemmia, dette in un
momento di tensione, di rabbia, siano un ottimo sfogo per scaricarci e
anche benefico per la nostra salute, perché si evita di saricare la
tensione sui nostri organi interni, favorendo 'ipertensione, l'ulcera
ecc. :-)

k

orpheus

unread,
Mar 13, 2014, 8:37:52 AM3/13/14
to
Klaram così disse:
[...]
> La Cardinal si riferisce alla verbalizzazione del disagio come
> strumento di superamento dei suoi gravi problemi psichici
[...]

Studi posteriori mo strano che quella è una funzione materna,
mi pare chiamata "funzione omega", attraverso la quale
la madre accoglie un qualche tipo di sofferenza
del bambino e lo rende modulabile/esprimibile
attraverso il linguaggio.
Con quel tipo di funzione carente il bambino si trova
a proiettare il suo "dolore" verso la madre,
in manira che possa essere contenuto e restituito
in maniera assimilabile, ed invece se lo vede
ritornare come un "terrore senza nome".
Mi pare che siano processi mentali molto interessanti
anche per la linguistica :-)

orpheus

unread,
Mar 13, 2014, 8:47:01 AM3/13/14
to
orpheus così disse:

> "funzione omega"

ah.. ecco... la funzione omega è l'inverso della funzione alfa
l'avevo letto in "Paesaggi interni e corpi estranei"
di Gianna Polacco Williams - Mondadori
http://digilander.libero.it/orpha/abusoemondo.html

Libro
http://tinyurl.com/k3nccqs

Maurizio Pistone

unread,
Mar 13, 2014, 8:58:56 AM3/13/14
to
Klaram <nos...@nospam.it> wrote:

> Alla base c'è una censura su certi argomenti

non c'è censura

la stessa madfre che dice al figlio "dove hai messo quel cazzo di
giubbotto" magari gli insegna che si dice mucca, non vacca

semplicemente, è gente che non sa il valore delle parole, che è una cosa
diversa dalla censura

edevils

unread,
Mar 13, 2014, 1:56:42 PM3/13/14
to
On 12/03/2014 20.10, Maurizio Pistone wrote:
> GCPillan <gcpi...@email.com> wrote:
>
>> Io considero la parolaccia una sconfitta della capacità di esprimersi.
>> Quindi le evito non solo per educazione o per dare una buona immagine, ma
>> perché quando mi scappano mi lo considero un piccolo fallimento, come
>> cadere per terra.
>
> sarà che divento vecchio, ma ultimamente mi sei sempre più simpatico

Sarà il condizionamento dell'educazione, ma anch'io seguo lo stesso
criterio. Zero parolacce, con l'eccezione delle imprecazioni che mi
scappano involontariamente quando mi do una martellata sul dito alla
Fantozzi! In quel caso ho notato che esce fuori sempre la stessa
espressione, come un mulo che testardamente segua sempre lo stesso sentiero.
L'ho notato anche in altri. Credo che ognuno abbia la sua "imprecazione
predefinita", che talvolta è ingentilita da varianti eufemistiche quando
si riesce a correggersi in tempo.

orpheus

unread,
Mar 13, 2014, 2:21:27 PM3/13/14
to
edevils così disse:

[...]
> Sarà il condizionamento dell'educazione, ma anch'io seguo lo stesso
> criterio. Zero parolacce, con l'eccezione delle imprecazioni che mi
> scappano involontariamente quando mi do una martellata sul dito alla
> Fantozzi! In quel caso ho notato che esce fuori sempre la stessa
> espressione, come un mulo che testardamente segua sempre lo stesso
> sentiero. L'ho notato anche in altri. Credo che ognuno abbia la sua
> "imprecazione predefinita", che talvolta è ingentilita da varianti
> eufemistiche quando si riesce a correggersi in tempo.


Imprecare ha un effetto analgesico, lo dice la ricerca sientifica :-)

Secondo i ricercatori questo effetto analgesico si verifica perché le
imprecazioni scatenano la risposta "combatti o combatti". Il tasso dei
battiti cardiaci accelerati degli studenti che ripetevano le bestemmie
può indicare un aumento dell'aggressitivtà per i ricercatori.

Lo studio prova che l'imprecare innesca non solo una risposta
emozionale, ma anche fisica, che può spiegare la pratica secolare di
imprecare, che persiste ancora oggi. «Per secoli - spiega Richard
Stephens, uno dei ricercatori - si è pensato che bestemmie e
imprecazioni fossero un fenomeno linguistico umano quasi universale.
Invece quest'azione si inserisce nei centri emotivi del cervello e si
presenta nell'area destra del cervello, mentre il linguaggio è
nell'emisfero sinistro».
http://tinyurl.com/bwrt2oh
Message has been deleted

ADPUF

unread,
Mar 13, 2014, 5:31:11 PM3/13/14
to
ADPUF, 23:55, mercoledě 12 marzo 2014:
>
> Ma quando vi pestate il martello col dito,


Come si chiama questo fenomeno linguistico?

(Fu un lapsus voluto...)


--
At a Budapest zoo:
"Please do not feed the animals. If you have any suitable food,
give it to the guard on duty."

ADPUF

unread,
Mar 13, 2014, 5:31:31 PM3/13/14
to
edi'®, 09:29, giovedì 13 marzo 2014:
L'educazione implica la repressione, no?
(non inteso nel metodo educativo, ma nel formare l'inibizione ad
agire liberamente/istintivamente in certe circostanze)


--
"Dort, wo man Bücher verbrennt, verbrennt man auch am Ende
Menschen."
(Là dove si bruciano libri, alla fine si bruceranno uomini.)
-- Heinrich Heine

orpheus

unread,
Mar 13, 2014, 5:34:16 PM3/13/14
to
ADPUF così disse:

[...]
> L'educazione implica la repressione, no?
> (non inteso nel metodo educativo, ma nel formare l'inibizione ad
> agire liberamente/istintivamente in certe circostanze)

Miglior cosa sarebbansicisenecese la *sublimazione*

Maurizio Pistone

unread,
Mar 13, 2014, 5:46:12 PM3/13/14
to
ADPUF <flyh...@mosq.it> wrote:

> L'educazione implica la repressione, no?
> (non inteso nel metodo educativo, ma nel formare l'inibizione ad
> agire liberamente/istintivamente in certe circostanze)

Bambino: "Mamma, dove hai messo il mio giubboto?"

Mamma: "Cretino, si dice: dove cazzo hai messo quel cazzo di giubbotto?"
(all'altra mamma:) "Certo che non so come cazzo parlano i bambini al
giorno d'oggi".

Roger

unread,
Mar 14, 2014, 4:01:49 AM3/14/14
to
Maurizio Pistone ha scritto:

> Mamma: "Cretino, si dice: dove cazzo hai messo quel cazzo di
> giubbotto?"

Mi fa venire in mente la storiellina del piccolo capostazione:

Una mamma sta lavorando in cucina e ascolta suo figlio di sette anni
mentre gioca col suo nuovo trenino elettrico.
Il trenino si ferma e il figlio dice:
"Tutti gli stronzi che devono scendere alzino il culo e si levino
dalle palle, perché questa è l'ultima fermata prima di Boston.
I figli di puttana che devono andare in quella città di merda
si sbrighino e portino le chiappe sul treno, perché tra due
minuti ripartiamo."
La madre corre in salotto e dice al figlio: "Non usiamo questo
tipo di linguaggio in casa.
Adesso vai nella tua stanza per DUE ORE e medita su ciò
che hai detto.
Quando uscirai, potrai continuare a giocare col tuo trenino
se userai un linguaggio più decente".
Due ore più tardi il figlio esce dalla stanza e riprende a
giocare con il trenino.
Poco dopo il trenino si ferma e la madre sente il figlio dire:
"Tutti i passeggeri che stanno lasciando il treno ricordino
di portare con sé il proprio bagaglio.
Vi ringraziamo per aver viaggiato con noi e speriamo di
avervi presto ancora a bordo.
I gentili passeggeri che devono raggiungere Boston salgano
in carrozza.
Si ricorda che i bagagli devono essere opportunamente
sistemati negli appositi vani.
Ricordiamo inoltre che sul treno è vietato fumare".
Poi aggiunge:
"E se qualcuno si è rotto i coglioni per il ritardo di due ore
sulla partenza, la colpa è della troia in cucina".

Ciao,
Roger

0 new messages