Buona giornata,
Epimeteo
---
"... guarda che non sono una bambola,
io che in tutto quel che faccio ci metto l'anima,
sogno un amore da favola,
ho tanto bisogno di te..."
(cit. favolosa)
Sei sicuro che ne sia il senso? Ricordo vagamente di aver visto
una volta l'uso del verbo con una persona come complemento
oggetto. Allora la capii nel senso di mandare la persona nel
regno delle favole, cioè di inventare leggende su di lei.
Ciò era anticamente spesso il compito del poeta cortigiano.
Oggi questa bella usanza sopravvive in certi Stati totalitari
tipo Corea del Nord.
> [...]
> di trasformarla in un'altra frase del tipo
> "affabulando storie per il suo re".
Io lascerei la frase tale e quale perché essa descrive in modo
molto conciso e con un pizzico d'ironia il lavoro del poeta
cortigiano. Tutt'al più scriverei «affabulando storie *sul*
suo re»; ma così la frase perde gran parte del suo spirito.
Ciao, Wolfgang
È vero quanto dici, inoltre"affabulare" è un termine letterario poco usato
e poco conosciuto che costringerebbe molti dei lettori del tuo amico
a cercarne il significato sul dizionario, cosa che io ritengo piuttosto
antipatica in quanto ti costringe ad interrompere la lettura.
Credo addirittura che qualcuno, vista l'assonanza, potrebbe
vederci un'analogia con "infibulare", col risultato di avere un re castrato
:-)
Quindi sarei del tuo stesso parere e cioè di consigliargli di non usare
quella frase.
> Buona giornata,
> Epimeteo
Altrettanto a te,
Roger
--
FAQ di ICLIt:
http://mauriziopistone.it/linguaitaliana.html
Tutto quello che chiedo è la possibilità di verificare
che la ricchezza non rende felici.
Io direi che si affabula piů il prossimo che la storia.
Comunque non userei proprio il verbo, non mi piace
e mi ricorda Dario Fo.
Userei invece il sostantivo per cantastorie etc.
Bruno
Ciò mi pare un fatto positivo.
.
.
.
.
.
.
.
--
Postato da Alice Newsgroup: lo usi da web ma con le funzioni del newsreader http://newsgroup.alice.it
Gerarchie it, italia, it-alt, tin, it.binari. Unico!
> In un testo da lui scritto compare una frase del tipo "affabulando il suo
> re" (con il senso di "raccontando favole al suo re")
ecco: chiedigli perché non ha scritto "raccontando favole al suo re".
Affabulare è un neologismo specialistico, e quasi sempre, quando si
usano voci di questo genere pur avendo a disposizione un vocabolo comune
che rende perfettamente l'idea, ne risulta un insopportabile birignao.
Se io leggessi una favola che comincia con queste parole, frullerei
subito il libro dalla finestra.
--
Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
http://blog.ilpugnonellocchio.it
> Cari povericlisti,
> ho bisogno del vostro consiglio per soccorrere un amico nella formulazione
> di una frase.
> In un testo da lui scritto compare una frase del tipo "affabulando il suo
> re"
[...]
> Il consiglio che io darei al mio amico è di non usare quella frase e, se
> proprio deve usare il verbo "affabulare" perché gliel'ha ordinato il
> dottore, di trasformarla in un'altra frase del tipo "affabulando storie per
> il suo re".
Mi pare un ottimo consiglio o comunque si tratta dello stesso consiglio
che darei anch'io.
> Buona giornata,
> Epimeteo
> ---
[...]
> (cit. favolosa)
C'era (o forse c'è ancora) un detersivo Fabuloso.
Ciao,
Myszka
--
la mia mail? è il mio nick ma su fastwebnet punto it
[...]
> Ciò era anticamente spesso il compito del poeta cortigiano.
> Oggi questa bella usanza sopravvive in certi Stati totalitari
> tipo Corea del Nord.
Non so perché ma avevo letto "in certi stati del totalitario nord tipo
la Corea".
O_O'
[...]
> Roger ha scritto:
>> costringerebbe molti dei lettori
>> a cercarne il significato sul dizionario
>
> Ciò mi pare un fatto positivo.
Se lo cercano veramente. Se invece semplicemente la frase venisse
saltata allora potrebbe non essere positivo (almeno per l'autore)
Sia magari una vergogna, confesso di non capire la tua osservazione
(battuta?).
Che vuol dire «la Corea», visto che ce ne sono due? E poi, codesto
«totalitario nord» - mai sentito un'espressione del genere.
Ciao, Wolfgang
Non mi pare un fatto positivo il dover interrompere la lettura di un libro o
di un racconto
per andare a cercare il significato di una parola astrusa.
Sono d'accordo.
> Comunque non userei proprio il verbo, non mi piace
> e mi ricorda Dario Fo.
A me ricorda Pasolini e una scena di uno stupidissimo film, l'unica
potabile, in cui Massimo Boldi, cadendo a gambe larghe su di un tronco
orizzontale e schiacciandosi i testicoli, esclama: <Che dolore
affabulante!>
--
Sylar Surfer
> In un testo da lui scritto compare una frase del tipo "affabulando il suo
> re" (con il senso di "raccontando favole al suo re"), che a me sembra
> sbagliata
Anche a me:
"affabulare il suo re" significa esattamente "raccontava sotto forma di
favola il suo re", e questa è una frase sconclusionata.
Semmai direi:
"da buon affabulatore quale era, ammaliava il re con i suoi racconti.."
meglio, no?
> ma il famigerato
> Google (soprattutto con i blog) porta diversi esempi di "affabula gli
> spettatori"
Decisamente non prenderei come esempi di stile i blog sul web...
ciao Epi!
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
> Epimeteo ha scritto:
> > Cari povericlisti,
..............................................................................
> Credo addirittura che qualcuno, vista l'assonanza, potrebbe
> vederci un'analogia con "infibulare", col risultato di avere un re castrato
> :-)
Diciamo ...cucito! :-))
Sembra anche a me, e diversi dizionari concordano.
Però il D.O. dice:
"Affabulazione s. f. Nel linguaggio della critica letteraria, le
parole con cui lo scrittore presenta o commenta il soggetto, svolgendo
nei confronti del lettore un'opera di persuasione improntata a notevole
impegno stilistico. [dal lat. affaulatio -onis, la morale della favola]"
(non riporta "affabulare")
Inoltre, Montale ha scritto:
"... la vita
che t'affabula è ancora troppo breve
se ti contiene."
Mah...
k
>
> Se io leggessi una favola che comincia con queste parole, frullerei
> subito il libro dalla finestra.
Ecco! Il tuo frullerei non e' italiano perfetto ma rende
magnificamente l'idea!!!!
ciaofelix:-)
> questa è una frase sconclusionata.
> Sembra anche a me, e diversi dizionari concordano.
> Però il D.O. dice:
> "Affabulazione s. f. Nel linguaggio della critica letteraria, le
> parole con cui lo scrittore presenta o commenta il soggetto, svolgendo
> nei confronti del lettore un'opera di persuasione improntata a notevole
> impegno stilistico. [dal lat. affaulatio -onis, la morale della favola]"
Eh no, "affabulazione" è riferito alla peculiarità delle sole parole e si
usa in modo diverso: se dico "riuscì a persuaderlo con un'abile
affabulazione" è corretto, invece se dico "riuscì a persuaderlo
affabulandolo" secondo me è sconclusionato.
> (non riporta "affabulare")
appunto.
m'era sfuggita, l'avevo scambiata per una firma:
> Montale ha scritto:
> "... la vita
> che t'affabula è ancora troppo breve
> se ti contiene."
Potrei trovarti migliaia di poesie con frasi che tramite una fredda
analisi risulterebbero illogiche, inconcludenti, incoerenti, ma dato che
il poeta spesso si prefigge di creare nel lettore un senso di turbamento e
particolari stati emotivi lungi da pensieri razionali, non vanno certo
lette con un occhio attento alla mera grammatica.
Ricordo con nostalgia e piacere quando a 15-16 anni (sono stato
un po' tardivo, lo so) iniziai a leggere libri (Hesse, Neruda,
etc.) col vocabolario a fianco perché in ogni pagina c'erano
almeno un paio di parole che non conoscevo. E' ovvio che andando
avanti nell'età il numero parole sconosciute (all'interno di una
stesso idioma) diventa più rarefatto. Non è da molto che ho
dovuto prendere il vocabolario per capire il senso
di 'palingenesi', e sono contento che l'autore del pezzo l'abbia
usata, quella parola.
> Myszka wrote:
>> il giorno 04/10/2007 9.24 Wolfgang ha scritto:
>>> [...]
>>> in certi Stati totalitari tipo Corea del Nord.
>> Non so perché ma avevo letto "in certi stati del
>> totalitario nord tipo la Corea".
>
> Sia magari una vergogna, confesso di non capire la tua osservazione
> (battuta?).
Sia magari una vergogna, confesso anch'io di non capire la tua, di
osservazione. Non la capisco perché mi pare di vedere del risentimento.
Hai forse pensato che io ti stessi correggendo? O_o
O dileggiando? O_O'
> Che vuol dire «la Corea», visto che ce ne sono due? E poi, codesto
> «totalitario nord» - mai sentito un'espressione del genere.
Appunto mi ha fatto sorridere il mio stesso errore in lettura tanto da
voler convidere quest'errore con il gruppo, sebbene implicasse ammettere
di aver avuto in qualche modo gli occhi storti.
Contesto invece che Corea, usato senza specificare Nord o Sud, non debba
avere un significato. Avrai pure sentito usare il solo Germania anche
nei tempi in cui ce n'erano due; o Cipro, senza specificare se si parla
di Cipro turca o indipendente; o Francia, anche quando era divisa in
Francia di Vichy e collaborazionista. In altre parole usate
geograficamente e non politicamente.
> Ciao, Wolfgang
Ciao, :)
> Potrei trovarti migliaia di poesie con frasi che tramite una fredda
> analisi risulterebbero illogiche, inconcludenti, incoerenti, ma dato che
> il poeta spesso si prefigge di creare nel lettore un senso di turbamento e
> particolari stati emotivi lungi da pensieri razionali, non vanno certo
> lette con un occhio attento alla mera grammatica.
esatto.
Ci sono diversi livelli di padronanza di una lingua. Il primo è la
conoscenza del vocabolario e delle strutture standard. Poi c'è la
conoscenza più o meno completa dei diveri registri linguistici. Infine
(dopo tutti gli altri!) c'è l'uso creativo della lingua.
Il messaggio iniziale del trèd chiedeva se il termine "affabulare
qualcuno" nel senso di "raccontare favole a qualcuno" è giusto; cioè se
corrisponde al sistema standard della lingua, quale è codificato dai
vocabolari. E la risposta è no.
Se la domanda è un'altra, la risposta potrebbe essere un'altra.
Mi attacco all'ultimo messaggio del filone per ringraziare tutti i
povericlisti che hanno avuto la cortesia di rispondere, confermando che di
norma si affabula una storia, non una persona (a meno che non si voglia
inventare una leggenda su di lei).
Vorrei anche precisare, per coloro che hanno espresso qualche dubbio, che il
senso del verbo "affabulare", nel contesto da me riferito, è proprio quello
di "raccontare favole", in quanto la persona che "affabula il suo re", per
mille e una notte, è l'affabulatrice Shahrazàd.
Capisco le idiosincrasie che si possono avere per certi termini o per un
certo modo di esprimersi, ma a mio parere, nella correzione dei testi degli
altri, bisogna essere rispettosi dello stile dell'autore e del suo registro
linguistico, anche se ci piace poco, evitando solo i conflitti con la
grammatica (ma in certi casi, anche questo non è un tabù) e cambiando il
meno possibile.
Per questo motivo, confortato dal parere di qualcuno, in particolare di
Myszka, consiglierò al mio amico di cambiare l'espressione "affabulando il
suo re" in "affabulando storie per il suo re".
Un cordiale saluto da
Epimeteo
---
"... il re fa rullare i tamburi,
il re fa rullare i tamburi,
vuol sceglier fra le dame
un nuovo e fresco amore
ed è la prima che ha veduto
che gli ha rapito il cuore..."
(cit. regale e favolosa)
> ... o Cipro, senza specificare se si parla di Cipro turca o indipendente
Cipro "turca" non esiste.
L'unico stato al mondo che la riconosce come tale è la Turchia.
edi'®
^__^
Quindi esiste. Non è una cosa da potersi stabilire a maggioranza
(ovviamente non sto prendendo posizione né suggerendo che altri stati
dovrebbero riconoscerla; è un problema che, credo, non si può risolvere
su icli).
Diverso è il caso degli CSA (Stati Uniti Confederati) che tentarono
invano di essere riconosciuti da almeno uno stato europeo (è il primo
esempio che mi viene in mente; e non sono davvero certo che nessuno li
abbia riconosciuti ma così credo).
Come spesso accade nel fare degli esempi si finisce a discutere degli
esempi perdendo di vista l'argomento iniziale. Forse non si dovrebbero
fare esempi, non so.
> edi'®
>
Ciao,
[...]
> Per questo motivo, confortato dal parere di qualcuno, in particolare di
> Myszka, consiglierò al mio amico di cambiare l'espressione "affabulando il
> suo re" in "affabulando storie per il suo re".
Grazie. Non che il mio parere fosse poi particolarmente saggio.
Concordo assolutamente con:
> a mio parere, nella correzione dei testi degli
> altri, bisogna essere rispettosi dello stile dell'autore e del suo
> registro linguistico, anche se ci piace poco, evitando solo i
> conflitti con la grammatica (ma in certi casi, anche questo non è un
> tabù) e cambiando il meno possibile.
> Un cordiale saluto da
> Epimeteo
> ---
> "... il re fa rullare i tamburi,
[...]
Fabrizio De André?
Visto che sai e tutti sappiamo di che stato si tratta, esiste.
Che poi non sia riconosciuta ufficialmente dalle altre nazioni, è un altro
paio di maniche.
> edi'®
> > "... il re fa rullare i tamburi,
> [...]
> Fabrizio De André?
Naturalmente!
GraZia
> Visto che sai e tutti sappiamo di che stato si tratta, esiste.
> Che poi non sia riconosciuta ufficialmente dalle altre nazioni, è un altro
> paio di maniche.
non è un fatto di maggioranza o minoranza. Ci sono organismi
internazionali, come l'ONU ecc. e in nessuno di questi la cd. Repubblica
Turca di Cipro è ammesso.
Se ne parla poco, ma l'appoggio alla RTdC è uno dei principali ostacoli
all'ammissione della Turchia nell'Unione Europea.
>> Cipro "turca" non esiste.
>> L'unico stato al mondo che la riconosce come tale è la Turchia.
>
> Visto che sai e tutti sappiamo di che stato si tratta, esiste.
Sappiamo che esiste un'entità che si autoproclama "Repubblica
Turca di Cipro Nord", come sappiamo anche esistono il Principato
di Seborga e la Padania...
Cipro "turca" esiste come entità, ma non è così pacifico che quest'entità
possa chiamarsi Stato. E sulla definizione di Stato non c'è uniformità di
opinioni neanche tra gli studiosi di politica internazionale.
edi'®
Esatto
> Cipro "turca" esiste come entità,
Esatto: esiste.
Tu avevi scritto: Cipro "turca" non esiste
> ma non è così pacifico che
> quest'entità possa chiamarsi Stato. E sulla definizione di Stato non
> c'è uniformità di opinioni neanche tra gli studiosi di politica
> internazionale.
Vero
> edi'®
Ciao,
Roger
>> Cipro "turca" esiste come entità,
>
> Esatto: esiste.
> Tu avevi scritto: Cipro "turca" non esiste
Sì, ma era solo un eccesso di foga...
;-) edi'®
> "... il re fa rullare i tamburi,
«Rullino le trombe, squillino i tamburi!»
(Frassica Bravo Presentatore)
>> "... il re fa rullare i tamburi,
>
>
> «Rullino le trombe, squillino i tamburi!»
> (Frassica Bravo Presentatore)
Rullino le canne, trombino le squillo
(Briatore)
edi'®
>> «Rullino le trombe, squillino i tamburi!»
>> (Frassica Bravo Presentatore)
> Rullino le canne, trombino le squillo
> (Briatore)
A parte il fatto che siete largamente OT, se continuate ad affabulare in
questo modo sulla memoria del Faber, mi fate piangere la Zia...
Ricomponetevi!
Epimeteo
---
"... dirò soltanto che, sul più bello
dello spiacevole e cupo dramma,
piangeva il giudice come un vitello,
negli intervalli gridava mamma..."
(cit. lacrimosa)
> A parte il fatto che siete largamente OT, se continuate ad affabulare in
> questo modo sulla memoria del Faber, mi fate piangere la Zia...
Lupus in affabula!
> (cit. lacrimosa)
Lacrimosa dies illa,
Qua resurget ex favilla
Judicandus homo reus.
Huic ergo parce, Deus:
Pie Jesu Domine,
Dona eis requiem. Amen.
(cit. ancora più Lacrimosa)
Flow, my tears, fall from your springs!
Exiled for ever, let me mourn;
Where night's black bird her sad infamy sings,
There let me live forlorn.
Down vain lights, shine you no more!
No nights are dark enough for those
That in despair their lost fortunes deplore.
Light doth but shame disclose.
Never may my woes be relieved,
Since pity is fled;
And tears and sighs and groans my weary days
Of all joys have deprived.
From the highest spire of contentment
My fortune is thrown;
And fear and grief and pain for my deserts
Are my hopes, since hope is gone.
Hark! you shadows that in darkness dwell,
Learn to contemn light
Happy, happy they that in hell
Feel not the world's despite.
(idem)
> Lacrimosa dies illa,
[snip piangente)
> Flow, my tears, fall from your springs!
[snip disperato]
Lilith, sei senza cuore!
Epìupò
---
"... now you say you're lonely,
you cry the long night through...
Well, you can cry me a river,
cry me a river,
I cried a river over you..."
(cit. lacrimevole)
>
>>
> A parte il fatto che siete largamente OT, se continuate ad affabulare in
> questo modo sulla memoria del Faber, mi fate piangere la Zia...
>
In questi giorni la Zia perdona tutti...
GraZia
Perché?
Ti hanno inf..., pardon, affabulata?
> GraZia
> Per questo motivo, confortato dal parere di qualcuno, in particolare di
> Myszka, consiglierò al mio amico di cambiare l'espressione "affabulando il
> suo re" in "affabulando storie per il suo re".
Se mi posso permettere, in questo modo non fai un buon servizio al tuo
autore, perché invece di precisargli che tentava di usare una parola
che gli sembrava più attraente di "raccontare storie", solo perché non
ne capiva il senso esatto, che il senato ha testé stabilito senza
possibilità di errori, lo induci a proporre al lettore la differenza
fra le storie e le favole. Rinunci ad usare "affabulare" o lo usi
propriamente. I medici pietosi fanno le piaghe purulente.
Ciao, N.
>
> Perché?
> Ti hanno inf..., pardon, affabulata?
>
In un certo senso. Tutti gli amici hanno partecipato a una bellissima festa
che mi ha reso molto felice.
GraZia
>> consiglierò al mio amico di cambiare l'espressione "affabulando il
>> suo re" in "affabulando storie per il suo re".
> Se mi posso permettere, in questo modo non fai un buon servizio al tuo
> autore
Se posso permettermi anch'io nel mio piccolo,
la frase costruita così non piace neanche a me.
Beata te, Zia, si vede che sei in uno stato di "grazia", grazie al quale,
come il vecchio "suonatore Jones" evocato dal Faber, sei in pace con tutti e
non pensi più "al denaro, non all'amore, né al cielo"...
Invece io non riuscirei a perdonare e, parafrasando il titolo di un celebre
"spaghetti-western" con Terence Hill e Bud Spencer, forse potrei spingermi a
dire la battutaccia "Zia perdona, io no".
Ciao,
Epimeteo
---
"... perdòno,
sì, quel che è fatto è fatto,
io però chiedo scusa,
regalami un sorriso,
io ti porgo una rosa,
su questa amicizia
nuova pace si posa..."
(cit. ferrea)
>Se mi posso permettere, in questo modo non fai un buon servizio al tuo
>autore, perché invece di precisargli che tentava di usare una parola
>che gli sembrava più attraente di "raccontare storie", solo perché non
>ne capiva il senso esatto, che il senato ha testé stabilito senza
>possibilità di errori, lo induci a proporre al lettore la differenza
>fra le storie e le favole. Rinunci ad usare "affabulare" o lo usi
>propriamente. I medici pietosi fanno le piaghe purulente.
Può darsi che tu abbia ragione, a meno che l'affabulatore non intenda
trasformare delle storie in favole o non racconti delle storie come se
fossero favole o in forma di favola.
Ciao,
Epimeteo
---
"... e invece tu,
tu non mi lasci via d'uscita
e te ne vai
con la mia storia fra le dita..."
(cit. storica)