On Fri, 5 Feb 2021 17:01:52 +0100, Voce dalla Germania
<
tradu...@sags-per-mail.de> wrote:
>>> La zeta, come pure le e ed o aperte o chiuse, fa parte di quella
>>> categoria in cui ciascuno fa come e' abituato, e tutti ci si capisce
>>> comunque.
>>
>> Ci si capisce fino a un certo punto.
>Puoi farci vedere qualche esempio *dalla vita reale* in cui non ci si
>capisce perché uno pronuncia una e/o aperta dove l'altro se l'aspetta
>chiusa o viceversa?
Ci devo pensare per trovarti esempi specifici ma mi è capitato
abbastanza di frequente, abitando in una zona di confine mi trovo
spesso a parlare con chi pronuncia diversamente da me.
E anche la mia compagna ha una pronuncia diversa dalla mia.
Non pensare solo alle coppie minime: gli specifici fonemi vocalici
caratterizzano le parole.
La comunicazione non è sempre perfetta: ci può essere rumore, la linea
può essere disturbata etc.
Spesso se cade un segmento si riesce a ricostruire la parola dagli
altri. Vale in generale, si riesce a capire un errore di giditazione,
una consonante pronunciata male, una consonante intrinsicamente debole
in ambienti rumorosi etc.
La caduta di un altro segmento, dovuta a fonemi diversi, può far
crollare quella ricostruzione e farla puntare a una parola diversa.
Una possibile parola che uno si aspetta, lì, in base alla sua
pronuncia.
E' come nei supporti informatici di memorizzazione: per rendere più
robusto il tutto, si aggiungono dei supporti dedicati alla ridondanza.
In maniera che, se se ne rompe un altro, i dati rimangono integri.
Ma se si toglie il supporto della ridondanza, il successivo guasto
provoca perdita di dati.
O, per cambiare esempio, è come girare avendo nel baule la ruota di
scorta bucata.
>Oppure perché uno pronuncia una zeta sorda dove
>l'altro se l'aspetta sonora o viceversa?
Qui non penso di trovare niente: non mi pare che sia mai capitato,
perché la fonematicità di quel tratto è abbastanza marginale.