A Firenze si dice [la,un-nEm'mi(-h)a 'mi;a];
A Empoli [,uN-NEm'mi(-h)a 'mi;a]
cercavo disperatamente e senza successo un filtro per mandare
direttamente nel cestino il messaggio,
Visto che però sono in vacanza e durante le vacanze si fanno
(facevano?) i compiti, ho deciso di imparare anche io la simbologia
fonetica che molti di voi usano e che io non conosco.
Dove e come?
Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti pre-elementari?
--
Grazie ed a buon rendere!
Vitt
>Confesso che quando vedevo scritto in un articolo
>
>"sc(h)olam" /s'kO-lA~, s'khO-lA~/ /s'kwO-la/
>
>oppure
>
>A Firenze si dice [la,un-nEm'mi(-h)a 'mi;a];
>A Empoli [,uN-NEm'mi(-h)a 'mi;a]
>
>cercavo disperatamente e senza successo un filtro per mandare
>direttamente nel cestino il messaggio,
>
>Visto che però sono in vacanza e durante le vacanze si fanno
>(facevano?) i compiti, ho deciso di imparare anche io la simbologia
>fonetica che molti di voi usano e che io non conosco.
Ho notato che sul Seranni/Garzantina c'è un intero trattato.
Ho inoltre scaricato, su consiglio di faby, la pagina
http://www.geocities.com/Athens/Delphi/8952/fon_ita.htm.
Manca però il significato di " ' ", ",", "(-h)","~", ";" e non sono
riportate la vocali francesi/torinesi/lombarde, tanto per intenderci.
Inoltre come rappresentare il carattere "quadrato" ? (Alt+0129), che
io posso scrivere ma che voi leggerete probabilmente come "?"?
Le mie domande sono quindi ancora valide:
Dove e come?
Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti elementari?
--
Bye
Vitt
> Visto che perň sono in vacanza e durante le vacanze si fanno
> (facevano?) i compiti, ho deciso di imparare anche io la simbologia
> fonetica che molti di voi usano e che io non conosco.
>
> Dove e come?
> Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti pre-elementari?
Puo' esserti utile il testo di G. Berruto "Corso elementare di linguistica
generale",
(1997), rist. 1999, pp. 174, L. 26.000.
E' piů corretto dire _notazione fonetica_ di
_simbologia fonetica_
ciao,
faby
Vitt wrote:
>
> Ho notato che sul Seranni/Garzantina c'è un intero trattato.
> Ho inoltre scaricato, su consiglio di faby, la pagina
> http://www.geocities.com/Athens/Delphi/8952/fon_ita.htm.
> Manca però il significato di " ' ", ",", "(-h)","~", ";" e non sono
> riportate la vocali francesi/torinesi/lombarde, tanto per intenderci.
> Inoltre come rappresentare il carattere "quadrato" ? (Alt+0129), che
> io posso scrivere ma che voi leggerete probabilmente come "?"?
>
> Le mie domande sono quindi ancora valide:
>
> Dove e come?
> Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti elementari?
Mi accodo alla domanda rilanciando: alfabeto IPA e relativi esempi audio
con file wave. Esistono da qualche parte?
Grazie
Ciao
--
Franco
Wovon man nicht sprechen kann, darüber muß man schweigen.
(L. Wittgenstein)
> Vitt wrote:
> > [...]
> > Le mie domande sono quindi ancora valide:
> > Dove e come?
> > Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti elementari?
>
> Mi accodo alla domanda rilanciando: alfabeto IPA e relativi esempi audio
> con file wave. Esistono da qualche parte?
Non so dirti del Web, perché la mia preferenza va sempre alle fonti
cartacee :), ma se vuoi, oltre all'ottimo DiPI del Canepàri piú volte
citato da Paolo, eccoti altri due testi che potranno forse esserti
utili:
Luciano Canepàri: "Introduzione alla fonetica"
Piccola Biblioteca Einaudi.
J.C.Catford: "A practical Introduction to Fonetics"
Oxford University Press
Clarendon Press - Oxford.
--
Ciao,
Mariuccia®
> > Dove e come?
> > Qualche pagina Web che ne riporta i rudimenti elementari?
>
> Mi accodo alla domanda rilanciando: alfabeto IPA e relativi esempi audio
> con file wave. Esistono da qualche parte?
Provate qui:
http://www2.arts.gla.ac.uk/IPA/ipachart.html
Ciao,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
Mariuccia Ruta wrote:
> Non so dirti del Web, perché la mia preferenza va sempre alle fonti
> cartacee :), ma se vuoi, oltre all'ottimo DiPI del Canepàri piú volte
> citato da Paolo, eccoti altri due testi che potranno forse esserti
> utili:
> Luciano Canepàri: "Introduzione alla fonetica"
> Piccola Biblioteca Einaudi.
Questo mi pare di averlo, ma a 10000 km da qui :-)
> J.C.Catford: "A practical Introduction to Fonetics"
> Oxford University Press
> Clarendon Press - Oxford.
Questo invece posso trovarlo piu` facilmente (anche se in biblioteca
centrale di los angeles non c'e')!
Ciao, grazie
> Mariuccia Ruta wrote:
> > Luciano Canepàri: "Introduzione alla fonetica"
> > Piccola Biblioteca Einaudi.
>
> Questo mi pare di averlo, ma a 10000 km da qui :-)
Anch'io ce l'avevo a 9.000 km da qui; gli ho fatto fare un viaggio di
9.000 km :))
>
> > J.C.Catford: "A practical Introduction to Fonetics"
> > Oxford University Press
> > Clarendon Press - Oxford.
>
> Questo invece posso trovarlo piu` facilmente (anche se in biblioteca
> centrale di los angeles non c'e')!
Io me lo feci acquistare e spedire da mio figlio, quando si trovava a
Oxford dove preparava la sua tesi di laurea. Mi pare lo si possa
acquistare anche on line, su Amazon, e credo che il prezzo sia lo
stesso: £ 12.99. Potrà sembrar caro, ma secondo me non lo è.
--
Ciao,
Mariuccia®
> Provate qui:
>
> http://www2.arts.gla.ac.uk/IPA/ipachart.html
Grande, Nicola! Grazie!
--
Ciao,
Mariuccia®
Mi associo ai ringraziamenti di Mariuccia!
Marcello
> Provate qui:
>
> http://www2.arts.gla.ac.uk/IPA/ipachart.html
L'avevo già visto quel sito... già che ci sei mi spiegheresti che tipo di
consonanti sono le "tap or flap"?
Saluti.
--
Wilmer Ricciotti
wi...@bigfoot.com
Un "tap" è un fono *vibrato*, cioè monovibrante: in pratica una rapidissima
occlusione degli organi fonatori.
Un "flap" si traduce in italiano con *vibratile* (secondo L. Canepàri). Si
tratta di un vibrato nel quale la lingua si sposta più indietro del punto
d'articolazione effettivo, per poi toccare rapidamente il luogo
d'articolazione e poi continuare il movimento verso la parte anteriore.
Spero d'esserti stato d'aiuto.
Ciao,
Paolo
Mi scuso se ti ho confuso con delle strane simbologie fonetiche, ma da parte
tua eviterei questi toni, a mio avviso non del tutto adeguati al NG.
Basta chiedere.
Intanto non esiste un unico modo di trascrivere l'IPA (alfabeto fonetico
internazionale) con i pochi caratteri disponibili sui PC (a meno di non
passare a Unicode...).
Io uso di solito la trascrizione di Evan Kirshenbaum, con qualche modifica:
[-] indica confine di sillaba;
[;] indica lunghezza media;
['] accento primario;
[,] accento secondario;
[~] nasalizza la vocale precedente.
Per la questione delle affricate (o preocclusive, o occlusive con soluzione
fricativa) ho deciso di mantenere la grafia tradizionale in due simboli
"cena" ['tSE:-na], "giorno" ['dZor-no], negli articoli di un annetto fa
usavo anche una parentesi graffa chiusa, per pignoleria ['tS}E:-na
'dZ}or-no] in effetti un'affricata non è esattamente la sequenza di un
occlusiva e di una fricativa ma è un occlusiva che ha un rilascio fricativo.
Recentemente ho evitato anche l'uso di simboli come [J] che rappresenterebbe
la /r/ monovibrante (vibrato alveolare) e alcuni simboli di lunghezza,
perché ancora non è chiaro quale sia la loro vera distribuzione.
Faccio spesso confusione tra la nasale palatale e quella velare: a rigore
[N] dovrebbe essere la velare e... qual è la palatale? Potrei usare il
carattere esteso [ñ], che almeno ha un significato chiaro... ma molte volte
(come nell'esempio della pronuncia empolese che hai riportato) ho usato [N].
Sono disponibile per ogni chiarimento, a patto che non mi si minacci di
"filtrarmi"...
Ciao,
Paolo
Be', questo almeno mi dà la traduzione italiana, quindi proprio inutile non
è. Poiché nella tabella questi suoni vibrati e vibratili sono resi con varie
grafie della 'r', deduco, forse indebitamente, che il suono prodotto debba
essere simile o quasi. Ti chiedo allora con quali caratteri vengano
trascritti certi foni, cui quasi sempre viene data la trascrizione
fonematica indistinta di /r/, malgrado le loro reciproche differenze. Parlo
della 'r' inglese, della 'r' giapponese e della 'r' "moscia".
Qualora in una lingua esista un solo tipo di "r", si suole usare solo il
simbolo /r/, e buona notte al secchio. Qualora vi siano due o piú "r", o
qualora sia necessario esaminare nei dettagli l'effettiva pronuncia (per
precisione, per distinguere varietà locali o individuali, etc.), si ricorre
alla "r" con qualche modificazione.
La "r moscia", ossia quella uvulare francese, per intenderci, viene
rappresentata con /R/, maiuscolo.
La "r" monovibrante (ossia, invece di battere due o tre volte sugli
alveoli, batte solamente una volta) si suole rappresentare come una specie
di "r" a cui manca la parte in alto del gambo orizzontale. In altre parole,
è una "curva" che sale dal basso e di butta a destra in alto. Difficile
descriverla meglio senza visualizzare i simboli.
La "r" doppia spagnola, quella vibrantissima e forte, si suole
rappresentare con "r" sovrastata da un segmentino orizzontale.
La "r" retroflessa (presente in certi dialetti meridionali) è una "r" a
cui aggiungi, in basso, una gambetta a virgola che risale verso destra.
Per la "r" inglese si suole scrivere la "r" minuscola capovolta.
Purtroppo non ricordo come si scriva la "r" giapponese, e in questo
momento non c'ho voglia di andare a scartabellare alla ricerca di questo
dettaglio...
> Qualora in una lingua esista un solo tipo di "r", si suole usare solo
il
> simbolo /r/, e buona notte al secchio. Qualora vi siano due o piú "r", o
> qualora sia necessario esaminare nei dettagli l'effettiva pronuncia (per
> precisione, per distinguere varietà locali o individuali, etc.), si
ricorre
> alla "r" con qualche modificazione.
Stai parlando di trascrizioni fonemiche. In effetti nella maggior parte
delle lingue non ci sono due fonemi vibranti o simili, quindi di solito
basta /r/. Per curiosità, l'antico genovese aveva due fonemi vibranti.
Quando si passa all'analisi fonetica, ogni fono dev'essere descritto in
maniera più precisa possibile. [r] non è più sufficiente.
> La "r moscia", ossia quella uvulare francese, per intenderci, viene
> rappresentata con /R/, maiuscolo.
[R] semmai, tra parentesi quadre. Il fonema vibrante nelle trascrizioni
fonemiche del francese può esser trascritto normalmente con /r/, che poi
viene spesso realizzato con un fono approssimante uvulare piuttosto che
vibrante uvulare. In Belgio (Vallonia), invece spesso /r/ è realizzato
proprio con [R], vibrante uvulare.
> La "r" monovibrante (ossia, invece di battere due o tre volte sugli
> alveoli, batte solamente una volta) si suole rappresentare come una specie
> di "r" a cui manca la parte in alto del gambo orizzontale. In altre
parole,
> è una "curva" che sale dal basso e di butta a destra in alto. Difficile
> descriverla meglio senza visualizzare i simboli.
Uhm... J maiuscoletta capovolta?
> La "r" doppia spagnola, quella vibrantissima e forte, si suole
> rappresentare con "r" sovrastata da un segmentino orizzontale.
Non è certo una trascrizione IPA!
La realizzazione più comune di /rr/ spagnola è [J-r:]: un vibrato alveolare,
uno stacco sillabico e un vibrante prolungato.
Dal momento che [r] breve è in pratica [J] (vibrato) e [r:] è [J] ripetuto
più volte si può trascrivere tranquillamente [r-r:]:
Aguirre [a'Gir-r:e]
burro ['bur-r:o]
Puerto Rico ['pwErtor 'r:iko] invece del più tradizionale ['pwEJtoJ 'r:iko]
> La "r" retroflessa (presente in certi dialetti meridionali) è una "r"
a
> cui aggiungi, in basso, una gambetta a virgola che risale verso destra.
OK. Però mi sembra il caso di puntualizzare in quali dialetti compare la "r
retroflessa" (o apico-postalveolare).
In realtà, in nessun dialetto italiano a quanto ne sappia io si usa un tale
fono: le sequenze /tr/, /dr/, /str/ nel Basso-Sud sono realizzati con foni
completamente diversi.
> Per la "r" inglese si suole scrivere la "r" minuscola capovolta.
Ci sono due tipi di 'r' inglese, trascritti entrambi nella tabella IPA del
1996:
- approssimante "alveolare", 'r' capovolta;
- approssimante "retroflessa", r capovolta con coda a destra.
> Purtroppo non ricordo come si scriva la "r" giapponese, e in questo
> momento non c'ho voglia di andare a scartabellare alla ricerca di questo
> dettaglio...
/r/ giapponese si può realizzare con:
- vibrato alveolare (si può trascrivere con [r] oppure, in ossequio all'IPA,
con [J] capovolto);
- vibrante laterale alveolare (Canepari lo trascrive con una 'l' unita in
basso a una 'r' capovolta;
- vibrante laterale apico-postalveolare ("retroflesso": trascritto come
sopra con in più la coda a destra).
Ciao,
Paolo
> Be', questo almeno mi dà la traduzione italiana, quindi proprio inutile
non
> è. Poiché nella tabella questi suoni vibrati e vibratili sono resi con
varie
> grafie della 'r', deduco, forse indebitamente, che il suono prodotto debba
> essere simile o quasi. Ti chiedo allora con quali caratteri vengano
> trascritti certi foni, cui quasi sempre viene data la trascrizione
> fonematica indistinta di /r/, malgrado le loro reciproche differenze.
Parlo
> della 'r' inglese, della 'r' giapponese e della 'r' "moscia".
Ci sono due tipi di /r/ inglese, trascritti entrambi nella tabella IPA del
1996:
- approssimante "alveolare", 'r' capovolta;
- approssimante "retroflessa", r capovolta con coda a destra.
In realtà la situazione è un po' diversa e (molto) più complessa.
Meriterebbe un post a parte.
/r/ giapponese si può realizzare con:
- vibrato alveolare ([r] o [J] capovolto);
- vibrante laterale alveolare (Canepari lo trascrive con una 'l' unita in
basso a una 'r' capovolta;
- vibrante laterale apico-postalveolare ("retroflesso": trascritto come
sopra con in più la coda a destra).
Di "erre mosce" (difetto ortoepico di realizzazione del fonema /r/) ci sono
varî tipi:
- quella "di Agnelli" che è un approssimante labiodentale e si trascrive con
l'upsilon (con tilde nel mezzo se è uvularizzata);
- quella "alla francese" che è un fono uvulare e si trascrive con erre
maiuscoletta: più precisamente il vibrante uvulare è trascritto con 'r'
maiuscoletta normale, l'approssimante uvulare con 'r' capovolta,
l'approssimate uvulo-faringale con 'r' speculare, e il costrittivo uvulare
con 'r' speculare e capovolta.
Ciao,
Paolo
Grazie sia a te sia a Nicola... dei post da incorniciare :-). Dovrň
lavorarci per capire piů o meno come vengano articolati i vari foni, la mia
plastilina orale č ormai duretta ;-)
Saluti!
--
Wilmer Ricciotti (in onore a Jacovitti)
wi...@bigfoot.com
>
>Vitt <v.m...@iol.it> wrote in message
>kdnkmtc850gfirgk8...@4ax.com...
>> Confesso che quando vedevo scritto in un articolo
>>
>> "sc(h)olam" /s'kO-lA~, s'khO-lA~/ /s'kwO-la/
>>
>> oppure
>>
>> A Firenze si dice [la,un-nEm'mi(-h)a 'mi;a];
>> A Empoli [,uN-NEm'mi(-h)a 'mi;a]
>>
>> cercavo disperatamente e senza successo un filtro per mandare
>> direttamente nel cestino il messaggio,
>
>Mi scuso se ti ho confuso con delle strane simbologie fonetiche, ma da parte
>tua eviterei questi toni, a mio avviso non del tutto adeguati al NG.
>Basta chiedere
Le scuse non erano necessarie per essere le simbologie strane, stante
che io sono ignorante anche delle più comuni.
L'esortazione di evitare questi toni è invece rinviata al mittente,
anzitutto perché volutamente non citato e, in secundis, dato che
questo NG si è sempre ribellato a chi vorrebbe moderarne la libertà di
espressione, me compreso.
Per completare la citazione aggiungo quanto originalmente scritto:
...Visto che però sono in vacanza e durante le vacanze si fanno
(facevano?) i compiti, ho deciso di imparare anche io la simbologia
fonetica che molti di voi usano e che io non conosco.
Ciò detto ringrazio Paolo della parte non polemica della sua risposta
.
>Sono disponibile per ogni chiarimento, a patto che non mi si minacci di
>"filtrarmi"...
Considero invece questa "sospensiva" in senso scherzoso ed altrettanto
scherzosamente ribatto dicendo che avevo sperato di trovare un sistema
di filtraggio dei messaggi con espressioni fonematiche (difficile) e
non dell'autore (facilissimo).
--
Bye
Vitt