2 euro o 2 euri?
Io ho l'abitudine di dire euro anche al plurale. Voi?
Ciao
ES
>2 euro o 2 euri?
>Io ho l'abitudine di dire euro anche al plurale. Voi?
Io dico Euri, checché scriva la zecca. E sono del parere che a mano a mano
che l'uso diverra' quotidiano, la forza attrattiva dello schema
italianissimo sing. "o" / plur "i" prevarra' alla lunga.
Si osserva gia' timidamente nel parlato per "lo stereo / gli sterei", e,
caso leggermente diverso, "il cinema / i cinemi".
La zecca dice 5 euro per accordo con gli altri paesi di dell'area della
moneta unica. Gli Spagnoli (meno provinciali di noi) se fregano e dicono
"Euros".
Sono piu' incerto sui centesimi, il cui nome ufficiale e' "cent"
(Pronunciato all'italiana "CENT"). Non manchera' chi dira' "sent". Io diro'
"centesimo", e voi ?
Ciao
l'A.
>Si osserva gia' timidamente nel parlato per "lo stereo / gli sterei", e,
>caso leggermente diverso, "il cinema / i cinemi".
Posso aggiungere che, perlomeno nel parlato toscano, "camion" (pronunciato senz'altro "camio") fa
comunemente "cami" al plurale.
Ma si tratta, lo ripeto, di un fenomeno puramente locale e, quindi, non fa testo.
>La zecca dice 5 euro per accordo con gli altri paesi di dell'area della
>moneta unica. Gli Spagnoli (meno provinciali di noi) se fregano e dicono
>"Euros".
Verissimo. E non solo gli spagnoli: "Euros" è usato anche in tutte le lingue comunitarie con plurale
in -s (inglese, francese, portoghese). In olandese si inserisce un apostrofo: < Euro's >, in
ossequio alle regole ortografiche di quella lingua (dove, ad esempio, < grammatica > fa al plurale
<grammatica's>), mentre in tedesco, probabilmente, si avrà pure e semplicemente <Euros> (come
<Auto>, pl. <Autos>). Più complessa la situazione in svedese e danese: secondo la norma si dovrebbe
avere qualcosa come <Euroar> e <Euroer>, ma mi sembra poco probabile. In greco, se avete notato, il
termine si scrive con la omega finale (derivata dal fatto che, nel termine < Evrópi > l'ortografia
greca prescrive l'omega) e, quindi, il plurale rimarrà invariato. Posso solo ipotizzare la
situazione delle altre lingue; probabile mi appare il finlandese <Eurot> (e <Eurota> al partitivo).
In un futuro, se entreranno paesi come l'Ungheria, la Croazia e la Turchia, si potrebbero vedere
forme come, rispettivamente <Eurók>, <Eura> e <Eurolar>.
>Sono piu' incerto sui centesimi, il cui nome ufficiale e' "cent"
>(Pronunciato all'italiana "CENT"). Non manchera' chi dira' "sent". Io diro'
>"centesimo", e voi ?
Io pure. Se per caso mi capiterà di dire "cent" (all'italiana) il plurale sarà invariato, su questo
non mi sembra possano sussistere dubbi.
Saluti,
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr ûfgestigen ist (Vogelweide)
* _________________________________
*Via Garibaldi 41, 57122 Livorno
*0586885875 - 03478013470
*ICQ: 8746711 - 20675146
*rven...@sysnet.it
*aldi...@supereva.it
[L'Affittatore]
>>Io dico Euri, checché scriva la zecca. E sono del parere che a mano
>>a mano che l'uso diverra' quotidiano, la forza attrattiva dello
>>schema italianissimo sing. "o" / plur "i" prevarra' alla lunga.
Anch'io lo ritengo probabile, perché tutta la parola, almeno se
pronunciata all'italiana, è italianissima.
>>Sono piu' incerto sui centesimi, il cui nome ufficiale e' "cent"
>>(Pronunciato all'italiana "CENT"). Non manchera' chi dira' "sent".
>>Io diro' "centesimo", e voi ?
> Io pure. Se per caso mi capiterà di dire "cent" (all'italiana) il
> plurale sarà invariato, su questo non mi sembra possano sussistere
> dubbi.
Concordo e scommetto che, in dialetto, noi bassobergamaschi diremo ghèl,
plurale ghèi. Sono invece proprio curioso di sapere come diremo Euro,
visto il suo suono suono così adialettale: probabilmente diremo Euro, ma
molte pronunce souoneranno piuttosto buffe. Per inciso qui la Lira si
chiama ancora Franc.
Ciao.
Gian Carlo
Sent via Deja.com http://www.deja.com/
Before you buy.
Sebbene possa benissimo darsi che tu abbia ragione, non trovo
convincente la tua argomentazione. Da 150 anni scattiamo foti, da 100
anni guidiamo auti e da 50 anni scriviamo con biri. Ma sono convinto che
questi plurali, per quanto siano formalmente "italianissimi", facciano
al minimo tanto male ai tuoi orecchi italiani quanto ai miei germanici.
La tua profezia mi rammenta un po' quanto ho letto sullo sviluppo della
parola "automobile", il cui genere oscillava nel primo decennio del '900
fra maschile e femminile. Allora un giornalista scrisse che aspettava
che si sarebbe alla lunga affermato il genere maschile, viste la potenza
e mascolinità del veicolo...
A mio parere dobbiamo aspettare lo sviluppo reale invece di azzardare
profezie del genere.
Ciao, Wolfgang
> >Io dico Euri, checché scriva la zecca. E sono del parere che a mano a
mano
> >che l'uso diverra' quotidiano, la forza attrattiva dello schema
> >italianissimo sing. "o" / plur "i" prevarra' alla lunga.
Riporto un intervento non mio fatto in altra sede come contributo alla
discussione:
1.2. Perché è stato scelto il nome euro?
L'idea è nata dal voler trovare una parola identica
in tutte le lingue europee
che allo stesso tempo fosse il simbolo dell'Europa.
E' stata scelta la parola
più facile da memorizzare e senza nessun legame ad
altre monete. La
parola euro è inoltre la radice di "Europa".
1.3. Esiste il plurale di euro?
No. Nella nostra lingua, forzando un po' le regole
diventerebbe "euri", ma
come rendere un plurale di euro in tutte le lingue
nello stesso modo? Euro
quindi è indeclinabile. Il Trattato di Maastricht,
non lascia spazio a nessun
dubbio: le nuove monete europee si chiameranno
"euro".
Se poi altrove la forzatura l'hanno fatta, forse dipende dalla loro
maggiore attitudine di piegare i forestierismi alle regole linguistiche
nazionali, cosa che noi, oer ovvie ragioni storiche, non abbiamo mai
saputo(e/o voluto) fare.
ES
Grande intervento, mi permetta.
ES
La discussione non riguarda, credo, l'uso ufficiale del termine "Euro" in lingua italiana (la quale,
fra l'altro, ammette il plurale invariato per diversi termini in /-o/). Sotto questo aspetto il
plurale invariato mi sembra un fatto assodato. Non sono affatto certo che ciò avverrà anche nelle
altre lingue, specialmente quelle con plurale in /-s/. Si deve inoltre tenere conto anche delle
differenze di pronuncia che inevitabilmente si avranno: per gli anglofoni sarà ['jurou], per i
francofoni [ø'ro], per i tedeschi ['oøro], per i greci ['evro] ecc.; quindi, da questo punto di
vista, la "standardizzazione" va a farsi tranquillamente benedire, a meno che non si voglia fare una
normativa europea anche sulla pronuncia del termine... :-)))
Stiamo parlando dell'uso che verrà fatto del termine a livello popolare. Qui, per una congerie di
motivi, è quanto meno probabile che [euri] sarà da molti usato. Sarà interessante vedere, insomma,
che cosa avverrà del termine nei registri linguistici substandard. Come riportato in un altro
intervento, nella bassa bergamasca, la lira si chiama ancora <franc> (e non solo lì: mi viene ad
esempio a mente che la stessa cosa avviene nei dialetti romagnoli), e non vedo come mai il termine
non dovrebbe passare dalla lira all'euro. "Franc" era e "franc" rimarrà.
>A mio parere dobbiamo aspettare lo sviluppo reale invece di azzardare
>profezie del genere.
Concordo. Ma nell'uso attivo di una lingua vanno messe in conto tutte le possibilitą.
Le abbreviazioni come <foto> , <auto> ecc. sono fra l'altro entrate nell'uso (perlomeno scritto)
diverso tempo dopo i termini originali <fotografia> <automobile> e sono comunque di genere
femminile. Se fossero state <un foto> <un auto> le cose sarebbero potute andare diversamente.
Saluti,
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen
*So er an īr ūfgestigen ist (Vogelweide)
Riccardo Venturi wrote:
> Come riportato in un altro
> intervento, nella bassa bergamasca, la lira si chiama ancora <franc> (e non solo lì: mi viene ad
> esempio a mente che la stessa cosa avviene nei dialetti romagnoli)
E a Milano. In cui, per inciso, i soldi si chiamano anche "le svanziche", relitto linguistico della
presenza austriaca.
Ma un dubbio m'arrovella: continueremo noi a dir "non ho una lira"? O, obtorto collo, dovrem dire "non
ho un euro"?
> , e non vedo come mai il termine
> non dovrebbe passare dalla lira all'euro. "Franc" era e "franc" rimarrà.
E Frenc? [Ruscalla]
Paolo
>
> >Si osserva gia' timidamente nel parlato per "lo stereo / gli sterei", e,
> >caso leggermente diverso, "il cinema / i cinemi".
> Posso aggiungere che, perlomeno nel parlato toscano, "camion" (pronunciato
senz'altro "camio") fa
> comunemente "cami" al plurale.
> Ma si tratta, lo ripeto, di un fenomeno puramente locale e, quindi, non fa
testo.
beh...sono errori dialettali; il termine 'straniero' al plurale rimane
invariato, e ciò suona benissimo!
> >La zecca dice 5 euro per accordo con gli altri paesi di dell'area della
> >moneta unica. Gli Spagnoli (meno provinciali di noi) se fregano e dicono
> >"Euros".
> Verissimo. E non solo gli spagnoli: "Euros" è usato anche in tutte le
lingue comunitarie con plurale
> in -s (inglese, francese, portoghese). In olandese si inserisce un
apostrofo: < Euro's >, in
[SNIP]
Sì, ma allora sostieni il contrario di quello che dice 'l'affittatore': noi
in effetti non siamo provinciali. Non è vero che la zecca dice '5 euro' per
accordo con gli altri paesi della lingua europea, sfavorendo noi italiani.
Come giustamente dici ogni paese (o quasi) ha un plurale diverso, e ciò
significa che la soluzione migliore era l'invarianza che, ironicamente, si
accorda con il NOSTRO sistema grammaticale, che la prevede per i termini di
importazione, come questo - in effetti - va considerato :-)
>
> >Sono piu' incerto sui centesimi, il cui nome ufficiale e' "cent"
> >(Pronunciato all'italiana "CENT"). Non manchera' chi dira' "sent". Io
diro'
> >"centesimo", e voi ?
Non potrò fare altrimenti!!!
Emiliano
> Sebbene possa benissimo darsi che tu abbia ragione, non trovo
> convincente la tua argomentazione. Da 150 anni scattiamo foti, da 100
> anni guidiamo auti e da 50 anni scriviamo con biri. Ma sono convinto che
> questi plurali, per quanto siano formalmente "italianissimi", facciano
> al minimo tanto male ai tuoi orecchi italiani quanto ai miei germanici.
E il motivo è che sia Euro, sia auto, sia foto, sono contrazioni di vocaboli
più
lunghi: Europa - o europea (moneta) -, automobile, fotografia, mentre per
quanta riguarda Biro... è un cognome !... (quello del suo inventore).
--
Er Roscio.
> Gradirei davvero conoscere la vostra opinione sul plurale di euro dal
> momento che, non essendoci una lunga tradizione, i partiti che usano le
due
> accezioni si contendono il primato. (Volevo dire 'fazioni' ma ne usciva
una
> rima stridente).
>
> 2 euro o 2 euri?
> Io ho l'abitudine di dire euro anche al plurale. Voi?
E fai bene. Credo che ormai si sia affermato l'uso
(prima ancora della moneta!!!) di dire "euro" anche al plurale.
--
Er Roscio.
>Sebbene possa benissimo darsi che tu abbia ragione, non trovo
>convincente la tua argomentazione. Da 150 anni scattiamo foti, da 100
>anni guidiamo auti e da 50 anni scriviamo con biri. Ma sono convinto che
>questi plurali, per quanto siano formalmente "italianissimi", facciano
>al minimo tanto male ai tuoi orecchi italiani quanto ai miei germanici.
Wolfgang, mi stupisci. Tutte le tue parole d'esempio sono femminili
LA foto
LA auto
LA biro
*femm sing -o/ femm plur -i* e' un paradigma che NON produce in italiano (a
parte MANO MANI), caso credo unico
Io parlavo
di MASCH sing -o/ MASCH plur -i
Ciao
l'A.
>E Frenc? [Ruscalla]
E Frank Zappa? Euro Zappa?
Ci sarŕ quasi da augurarsi che Francisco Franco non diventi Francisco Euro...
Saluti euristici,
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelîchesame die leiter abewerfen
*So er an îr űfgestigen ist (Vogelweide)
La eco?
> Io parlavo
> di MASCH sing -o/ MASCH plur -i
Implicitamente forse. Comunque, tu non avevi scritto "MASCH", pur
sapendo che con noi germanici si deve sempre essere molto espliciti.
:))
Espliciti saluti,
Wolfgang
Non lo sapevo. Sai anche in quale delle sue opere Marinetti l'abbia
scritto? Comunque sia, in seguito Marinetti sembra essersene
ricreduto. Ne "L'alcova d'acciaio" (1921) si legge ad esempio a
pagina 131 (Serra e Riva, 1985):
>| A destra il canale Battaglia con un ritmo lento d'acqua verde
>| ammonisce ironicamente la veemenza DELLE AUTOMOBILI militari...
> > A mio parere dobbiamo aspettare lo sviluppo reale invece
> > di azzardare profezie del genere.
>
> Concordo. Ma nell'uso attivo di una lingua vanno messe in conto
> tutte le possibilità. Le abbreviazioni come <foto>, <auto> ecc.
> sono fra l'altro entrate nell'uso (perlomeno scritto) diverso
> tempo dopo i termini originali <fotografia> <automobile> e sono
> comunque di genere femminile. Se fossero state <un foto> <un auto>
> le cose sarebbero potute andare diversamente.
Come «il chilo», insomma. Non ho però mai capito perché le parole
femminili come «auto», «biro» e «foto» siano invariabili, sebbene
l'italiano possegga alcune (pochissime?) parole femminili
declinabili in -o, come «mano> ed «eco» (quest'ultima però
ambigena).
Ciao, Wolfgang
>Concordo e scommetto che, in dialetto, noi bassobergamaschi diremo ghčl,
>plurale ghči. Sono invece proprio curioso di sapere come diremo Euro,
>visto il suo suono suono cosě adialettale: probabilmente diremo Euro, ma
>molte pronunce souoneranno piuttosto buffe. Per inciso qui la Lira si
>chiama ancora Franc.
Nella media Val Seriana, parlando in dialetto si dice euro/euri (beh,
a casa mia, per lo meno).
&soforth
___________________
Older, wiser
never applies to me
... e tutto questo senza anestesia!
In casi di dubbio, affidatevi a Dott. Vitt, Chirurgo inter(net)ista.
> > Wolfgang, mi stupisci. Tutte le tue parole d'esempio sono femminili
> >
> > LA foto
> > LA auto
> > LA biro
> >
> > *femm sing -o/ femm plur -i* e' un paradigma che NON produce
> > in italiano (a parte MANO MANI), caso credo unico.
>
> La eco?
Ehehehe... Bravo! Soprattutto per un non-italiano...
*Eco* è un'altra eccezione, ancora "peggio", se vogliamo, di *mano*:
La eco, gli echi (anche se questo plurale mi puzza più di ignoranza
che di eccezione, nel senso che la maggior parte degli italiani
crede che *eco* sia maschile, per cui si è sempre declinato *echi*...)
Con buona pace dei puristi più agguerriti, che dicono *le eco*,
e che non mi sento certo di contraddire !... :-)))))))))
--
Er Roscio.
> Ci sarà quasi da augurarsi che Francisco Franco non diventi Francisco Euro...
no, diventera' Eurisco Euro :-)
Con quel nome lģ avremmo avuto un caudillo in meno e un grande statistico in pił. Me lo vedo gią al
posto di Nando Pagnoncelli o del prof. Mannheimer a parlare di exit poll e "forchette"... :-)))
Saluti,
*Riccardo Venturi*
*Er muoz gelīchesame die leiter abewerfen
*So er an īr ūfgestigen ist (Vogelweide)
> >no, diventera' Eurisco Euro :-)
> Con quel nome lì avremmo avuto un caudillo in meno e un grande
> statistico in più. Me lo vedo già al
vedo gia' Figlio di Pera (*) che si rivolta nella tomba :-)
(*) Pearson, quello della distribuzione di Pearson di tipo III
> [...]
> Come «il chilo», insomma. Non ho però mai capito perché le parole
> femminili come «auto», «biro» e «foto» siano invariabili,
La prima e la terza sono invariabili perché si tratta di termini
abbreviati (automobile, fotografia); la seconda mi pare si debba al
fatto che "Biro" era il nome di colui che inventò tale penna.
--
Ciao
Mariuccia®
>Sebbene possa benissimo darsi che tu abbia ragione, non trovo
>convincente la tua argomentazione. Da 150 anni scattiamo foti, da
>100 anni guidiamo auti e da 50 anni scriviamo con biri. Ma sono
>convinto che questi plurali, per quanto siano formalmente
>"italianissimi", facciano al minimo tanto male ai tuoi orecchi
>italiani quanto ai miei germanici.
>
Foti e auti no....ma per i *biri* fatti un viaggetto in toscana e ne
troverai a bizzeffe :-)
--
Ferdinando
_____________________________
f.ri...@flashnet.it
Se tu avessi ragione, anche «chilo» dovrebb'essere invariabile.
> la seconda mi pare si debba al
> fatto che "Biro" era il nome di colui che inventò tale penna.
Sí, l'ungherese László Biró [*] (1899-1985). Ma io non credo che
questa sia la ragione dell'invariabilità. Ci sono anche altre
parole italiane che derivano da nomi propri senza che siano per
ciò invariabili.
La causa dell'invariabilità sembra invece essere il genere femminile
delle predette parole, benché io non lo capisca bene, visto che
esistono anche parole femminili in -o (mano, eco) che fanno un
plurale normale.
Ciao, Wolfgang
[*] Nota: gli accenti grafici sono segni di lunghezza, mentre
l'accento tonico cade sempre sulla prima sillaba. László Biró
si pronunzia dunque /'la:slo: 'biro:/.
Caro Paolo,
onorato dalla elettrocitazione, mi sento in obbligo di rispondere.
Mi pare tu non abbia chiare le proporzioni tra il valore della povera
lira [1] e del semipossente euro.
"Non ho un euro"? Ma figurati! Saremo tutti figli di Walt Disney, e
come il miserrimo Paolino Paperino [2] diremo: "Non ho un cent".
Ciao
Frank
[1] Per anni, da bambino, ho creduto che il noto modo di dire fosse:
"Quel vestito costa *lira di Dio*"
[2] Se disegnator io fossi, narrerei graficamente le avventure di
Paolino Bonardino. ;-))
>> [...] di debba al
>> fatto che "Biro" era il nome di colui che inventò tale penna.
>Sí, l'ungherese László Biró [*] (1899-1985). Ma io non credo che
>questa sia la ragione dell'invariabilità. Ci sono anche altre
>parole italiane che derivano da nomi propri senza che siano per
>ciò invariabili.
>La causa dell'invariabilità sembra invece essere il genere femminile
>delle predette parole, benché io non lo capisca bene, visto che
>esistono anche parole femminili in -o (mano, eco) che fanno un
>plurale normale.
Credo che la spiegazione sia nella diversa "produttivita'" dello schema di
formazione del plurale
Gli schemi
masch sing -o/masch plur -i
masch sing -e/masch plur -i
sono altamente produttivi in italiano, nel senso che permettono al parlante
di "inventare" plurali, anche senza che "li abbia gia' sentiti", senza che
il suo orecchio percepisca stridori.
In particolare, a Firenze, dove sono di regola si hanno vocali finali per le
parole straniere in consonante, il plurale e' regolarizzato sempre (a
livello popolare)
"golfe" (= golf, maglione), plur "golfi" (con la O aperta)
"camio" (camion, autocarro), plur "cami"
Questa produttivita' NON si ha per i femminili (spesso da troncamento) in -o
(foto, biro, etc- anch'io credo che il fatto che derivi da un nome proprio
non c'entri), perche', appunto, lo schema
femm sing -o/femm plur -i
e', si' presente, ma rigido, non esportabile a situazioni nuove.
Mano/Mani e' una parola "profonda", imparata al di fuori degli schemi "di
regole", e il suo paradigma e' unico (e come uomo-uomini ha uno schema di
plurale che non si entende ad altre parole, o a neoligismi)
Eco/echi e' maschile al plurale, e per la verita' maschile anche al
singolare nel parlato popolare.
Mi piacerebbe approfondire il concetto di produttivita' di un "paradigma",
che io intuisco ma probabilmente ho definito e spiegato male (da povero
ingegnere elettronico prestato alla dialiettologia e alla difesa delle
lingue minacciate)
Sulla "produttivita'" si uno schema
Mi viene in mente che, nonostante per via storica siano arrivati
all'italiano verbi in -are, -ere, -ire, i neologismi, gli infiniti gergali
sono SEMPRE in -are (dowlodARE, scannerizzare, ...)
Sempre riguardo alla produttivita' dello schema del plurale, quello in -s e'
massimanente prodittivo in inglese, tanto da permettere di pluralizzare
"regolarmente" qualunque parola di qualunque origine, e perfino gli acronimi
pizza/pizzas
bycicle/bycicles
bike/bikes
MP3/MP3's
Saluti cordiali
l'A.
> La causa dell'invariabilità sembra invece essere il genere femminile
> delle predette parole, benché io non lo capisca bene, visto che
> esistono anche parole femminili in -o (mano, eco) che fanno un
> plurale normale.
Potrebbe darsi che, nel caso dell'invariabilità del plurale, il termine al
singolare 'suoni' comunque meglio?
Salut(i) Eur(o)
> [1] Per anni, da bambino, ho creduto che il noto modo di dire fosse:
> "Quel vestito costa *lira di Dio*"
«*La scensore* non funziona». Mai letto? :)))
--
Ciao
Mariuccia®
> Mariuccia Ruta wrote:
> > La prima e la terza sono invariabili perché si tratta di termini
> > abbreviati (automobile, fotografia);
> Se tu avessi ragione, anche «chilo» dovrebb'essere invariabile.
Forse non lo è perché è termine maschile.
O si è forse consolidato semplicemente sulla scia di "grammo-grammi"?.
Sarà forse per questo stesso motivo, che si tende a dire "euri" (come
"lire")?
> La causa dell'invariabilità sembra invece essere il genere femminile
> delle predette parole, benché io non lo capisca bene, visto che
> esistono anche parole femminili in -o (mano, eco) che fanno un
> plurale normale.
Probabilmente perché non si tratta, appunto, di termini derivati da
contrazioni (pura supposizione, questa mia).
--
Ciao
Mariuccia®
Questa è splendida !... Lira pesante ?... :-)))))
--
Er Roscio.
> [1] Per anni, da bambino, ho creduto che il noto modo di dire fosse:
> "Quel vestito costa *lira di Dio*"
Anch'io ....
E credevo che "divieto di affissione" (scritto su lapidi sul muro delle
case INCIS) volesse dire che era vietato affittare tali case.
Io invece, da bambino, avevo due "cavalli di battaglia":
1) " L'aradio" [plurale: /ll'aradi/, livornese] (e c'č
voluto del tempo a sradicarlo...)
2) "Mar Lombrando" (quest'ultimo sparato in un paio di temi
tra la IV e la V elementare con esposizione al pubblico
ludibrio di tutta la classe -specialmente in occasione del
secondo, contenente la "celeberrima" frase: "A me degli
attori italiani mi piace Gino Cervi e Mar Lombrando".
Credevo pure fosse italiano, uno che di cognome fa
"Lombrando" perché doveva essere americano?)
>[1] Per anni, da bambino, ho creduto che il noto modo di dire fosse:
>"Quel vestito costa *lira di Dio*"
Terribilmente OT, ma mi piace tanto la seguente citazione di tal Diego
Paroni:
Nel Paradiso Terrestre tutto era gratis, ma le mele costavano un'ira di Dio.
>> Se tu avessi ragione, anche «chilo» dovrebb'essere invariabile.
>
>Forse non lo è perché è termine maschile.
>O si è forse consolidato semplicemente sulla scia di "grammo-grammi"?.
La storia deve essere più complicata, essendo progenitore il grammo, troppo
piccolo per fare la spesa delle mele.
Gli aggiunsero devanti il "chilo" ed allora si poteva comprare più
facilmente le mele.
Solo che chilogrammo era troppo lungo da dire e quando avevi finito di dire:
"Mi dia un chilogrammo di mele", queste erano già state comprate da qualcun
altro. (due parole, una, con apostrofo?)
Allora venne il chilo, che, come ben si sa, abbrevia il peso ma non le
lunghezze.
> Mi sembra giustissima e molto convincente la tua spiegazione basato
> sul concetto della "produttività", in quanto non solo applicabile
> alle parole troncate tipo "auto" e "foto", bensí anche a quelle
> composte dall'imperativo di un verbo transitivo ed il complemento
> oggetto da esso retto, che sono quasi tutte di genere maschile.
>
> Abbiamo pertanto dall'una parte
> il paravento - i paraventi,
Io direi: i paravento, considerando il vento come momentaneo fenomeno
atmosferico locale (oggi c'è vento), esattamente come la neve o la
pioggia.
> il parafulmine - i parafulmini
> ed addirittura
> l'asciugamano - gli asciugamani,
>
> ma dall'altra parte parole invariabili in -a come
> il parabrezza - i parabrezza
> ed in -e, purché la seconda componente sia di genere femminile:
> lo spazzaneve - gli spazzaneve.
>
> Paragonando il variabile "asciugamano" con l'invariabile
> "spazzaneve",
Gli spazzaneve: invariabile in quanto si considera invariabile la neve
stessa, come il vento di cui sopra.
> osserviamo inoltre che la produttività dello
> schema -o/-i è tanto profondamente radicata da farci perfino
> dimenticare il genere femminile di "mano", mentre lo schema
> -e/-i non ha questa vigorosa robustezza.
Qui non ti seguo (scusa, ma sono io un po' troppo assillata,
ultimamente): la mano/le mani, perché dici che ci si dimentica del
«genere femminile di "mano"»?
--
Ciao
Mariuccia®
Non mi sembra così semplice. Credo, piuttosto, sia più un problema
di uso del vocabolo composto. QUando lo si usa da molto tempo,
lo si sente come un vocabolo a sé stante e lo si declina come
un qualunque sostantivo. Ecco il perché di "paraventi" (che suona
male anche a me) o asciugamani o altro.
Non capirei, infatti, il perché "spazzaneve" non venga declinato
in "spazzanevi", visto che il plurale di "neve" è nevi...
Il motivo è che "spazzaneve" è più recente e lo si sente ancora
come l'unione di un verbo col suo complemento oggetto.
Lo stesso dicasi per i nomi composti da due sostantivi.
Quelli che sono "in circolo" da più tempo come "pescecane",
vengono declinati in maniera classica ("pescecani"), mentre
quelli che ancora vengono "sentiti" come composti ("pescespada",
tanto per rimanere in ambiente ittico), declinano il primo sostantivo,
considerando il secondo come un "attributo" del primo ("pescispada"),
quando non rimane addirittura invariante, come "tritacarne".
Indubbiamente, questo "sentire" è altamente soggettivo, cosa che
complica ulteriormente la faccenda !!!...
> > osserviamo inoltre che la produttività dello
> > schema -o/-i è tanto profondamente radicata da farci perfino
> > dimenticare il genere femminile di "mano", mentre lo schema
> > -e/-i non ha questa vigorosa robustezza.
>
> Qui non ti seguo (scusa, ma sono io un po' troppo assillata,
> ultimamente): la mano/le mani, perché dici che ci si dimentica del
> «genere femminile di "mano"»?
Ehehehe... credo si riferisca al fatto che gli "asciugamani" è maschile,
mentre "mani" è femminile, ma è chiaro che la cosa non ha importanza,
in quanto un oggetto che ne "asciuga" un altro di genere femminile
non è "obbligato" ad assumere il genere femminile anch'esso !!!... :-)))))
--
Er Roscio.
E se fosse un (ennesimo) francesismo ?...
--
Er Roscio.