Maurizio Pistone ha scritto:
Intanto grazie!
Prendiamo queste:
> allegro alégher
> dicembre dzèmber
> labbro laver
> ladro làder
> libro lìber
> maestro magìster
> ottobre otóber
> pepe pèiver
> settembre stèmber
> vetro véder
> quadro quàder
> squadro squàder
Come vediamo finiscono tutte in -er.
Ora, quella /e/ non può essere una vocale etimologica, per varie ragioni:
1) Innanzi tutto in quella posizione, fra le due consonanti, non c'è nessuna
vocale etimologica dalla quale la si possa
far derivare: da LATRO si ha il volgare /ladro/, e fra la /d/ e la /r/ non
c'è nessuna vocale che possa essersi trasformata in /e/.
Si potrebbe pensare che si tratti della trasformazione di qualche altra
vocale. Ad esempio potrebbe essere la vocale finale che è diventata /-e/ e
poi si è spostata davanti alla /r/. Ad esempio in francese «pepe» è
_poivre_, per cui basterebbe spostare la vocale per metatesi. Ma andiamo
avanti.
2) Questa vocale compare nelle voci che hanno il nesso consonante+/r/,
mentre in quelle che hanno il nesso consonante+/n/ non compare:
> fermo ferm
> forno forn
> inverno invern
> inferno infern
3) Prendiamo altri dialetti settentrionali, come quelli romagnoli. Questi di
solito tollerano (o tolleravano) molto più facilmente i nessi consonantici
complessi, così ad esempio nel _Pulon Matt_, che è del XVI secolo,
troviamo:
dscontr «di contro»
niegr «nero» (lett. «negro»)
anfarn «inferno»
Come si vede sono proprio le voci che finiscono per consonante + liquida o
nasale, nelle quali è caduta la vocale finale e non è stata aggiunta alcuna
vocale non etimologica, perché questi nessi consonantici erano ben
tollerati, come ancora oggi è tollerato il nesso consonante + nasale nel
piemontese.
Oggi però nei dialetti romagnoli si dice:
nigar
inferan
perché questi nessi consonantici non sono più tollerati. Questo dimostra che
quella /a/ è stata aggiunta dopo: non è una vocale etimologica, ma è una
vocale che è stata aggiunta dopo, per risillabificare dei nessi
consonantici che per la mutata sensibilità fonotattica erano diventati
troppo complessi.
4) La presenza di queste vocali dipende solo dalla struttura fonologica dei
nessi che si produrrebbero "virtualmente" se esse non ci fossero. Abbiamo
visto ad esempio che in piemontese moderno si tollera il nesso consonante +
nasale, e così in quei nessi la vocale non salta fuori. Invece nei dialetti
romagnoli moderni quel nesso non si tollera più, per cui possiamo dire che
si dice inferan per evitare l'esito virtuale *infern. Nel caso del
piemontese l'esito infern è reale, ma si dice làder per evitare il nesso
virtuale *làdr.
5) Che il problema sia quello della sillababilità lo dimostra che quando si
ha una -A finale, che nei dialetti settentrionali si conserva, tutti questi
problemi non si pongono: la /a/ resta al suo posto e non compare
nessun'altra vocale. Ad esempio nel piemontese:
> allegra alégra
> ladra ladra
> maestra magìstra
> squadra squadra
Anche nel _Pulon Matt_ dal latino CONTRA si ha ancontra, e anche oggi nei
dialetti romagnoli l'avverbio è semplicemente contra.
Quindi la /e/ di làder è una vocale non etimologica, che è stata aggiunta a
un antico *làdr[*], e più precisamente è stata inserita fra le due
consonanti. Siccome in greco "inserzione" si dice _epenthesis_, per far
vedere che abbiamo studiato possiamo anche chiamarla epentesi, o meglio
epentesi vocalica. A voler essere anche più precisini la potremmo chiamare
anaptissi, dal greco anaptyxis, ma questo è un termine che non mi piace, per
cui io non lo uso.
[*] Ci sarebbe anche da prendere in considerazione la possibilità che questo
*làdr non sia mai realmente comparso in Piemonte e che sia rimasto sempre
"latente", come voce "virtuale". Questa però è una faccenda molto
complicata, e questa eventualità (alla quale si può dare comunque un
fondamento teorico) più che soddisfare le esigenze più sofisticate della
linguistica teorica di solito viene presa al balzo da coloro che non
vogliono pensare che in passato il loro dialetto potesse essere anche molto
diverso da come appare ora.
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Saluti.
D.