Salve!
Non parlerei di correttezza.
Dante, nella Commedia, usa 'gioc...' ma cita il cognome Giuochi.
Nei Promessi Sposi, per esempio, trovi sia 'gioc...' sia 'giuoc...'.
Verga usa entrambi... e sono solo tre esempi dei mille possibili.
Il primo è più frequente, il secondo più ricercato, direi. Del resto,
pensa alla pronuncia.
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU'
Per trovare una cura per il cancro: http://members.ud.com/vypc/cancer/
Una volta il primo. Ma, per lo stesso motivo, anche sonare, ad esempio.
E il motivo è che, se l'accento tonico non cade sulla "o", la "u" sparisce.
Negli altri casi no. Quindi "suono", ad esempio.
Ma già quand'ero bambino questa "regola" (detta del dittongo mobile) non veniva
rispettata. E mi suonava (dovrei dire sonava) così strana che già allora non la
rispettavo.
Ciao.
Gian Carlo
In realtà, "giuocàre" è storicamente un controsenso. O meglio, è
quello che alcuni linguisti chiamerebbero "estensione analogica".
Il dittongo italiano -uò- era, in origine, una trasformazione della
vocale -ò- (aperta).
Probabilmente, le generazioni (pre-Dantesche, senz'altro) che hanno
dato inizio a questa dittongazione cercavano inconsciamente di
"salvare" la distinzione fra -ò- (aperta) e -ó- (chiusa). Distinzione
che, suppongo, a quel tempo doveva essere in pericolo.
Siccome, in italiano, la ò può essere aperta solo quando costituisce
l'apice della sillaba accentata, ne consegue che in radici come
"gioc-" e "son-" solo le voci in cui la o era accentata erano soggette
alla dittongazione: giuòco, giuòchi, giuòca, giuòchiamo, suòno, suòni,
suòna, suòniamo, ecc.
Le voci in cui l'accento si spostava su altra sillaba e in cui, di
conseguenza, la o era chiusa (o, meglio, neutrale) non davano invece
luogo al dittongo: giocàre, giochiàmo, giocàte, giochétto, sonàre,
soniàmo, sonàte, sonétto, ecc.
Qui entra in gioco (o in giuoco?) l'estensione analogica, cioè la
tendenza a "regolarizzare" una parola estendendo a tutte le voci la
forma fonetica più abituale. Si tratta insomma di quel fenomeno
naturale per cui si tende, soprattutto da bambini, a dire cose
scorrette ma "regolari" come *diciuto o *amichi.
Siccome le voci singolari del verbo o le forme normali del sostantivo
("io giuòco", "tu suòni", "il giuòco", "i suòni") sono ovviamente più
comununi delle rispettive forme plurali o diminutive ("noi giochiamo",
"voi sonate", "il giochétto", "i sonétti"), il dittongo ha finito per
essere esteso a tutte le forme indistintamente ("noi giuochiamo", "voi
suonate", "il giuochétto", "i suonétti").
Inizialmente, queste forme saranno state considerate aberranti (roba
che ci si aspettava di trovare solo sulle bocche dei bambini piccoli e
dei minorati mentali) ma poi, generazione dopo generazione, alcune di
queste cominciarono a essere sentite come accettabili. È possibile che
il processo di accettazione possa essere passato attraverso una fase
in cui le forme aberranti si usavano intenzionalmente, come varianti
umoristiche.
Comunque sia, oggi forme come "suoniamo" e "suonare" sono ormai
considerate corrette quanto o più delle tradizionali "soniamo" e
"sonare". O, almeno, così è fuori dalla Toscana.
Inutile dire che questa estensione analogica ha completamente
vanificato quella che, con ogni probabilità, era la ragione originaria
della dittongazione, cioè sottolineare la distinzione fra "o" aperte e
chiuse. Ma si può supporre che, nei secoli intercorsi, il pericolo di
confusione fra i due fonemi sia venuto meno; oppure che questo
pericolo sia stato neutralizzato grazie a una progressiva "revisione"
del vocabolario, con l'eliminazione o la modifica di molte parole che,
prima, si distinguevano solo per la o aperta o chiusa.
Ciao.
Marco
>E il motivo č che, se l'accento tonico non cade sulla "o", la "u" sparisce.
>Negli altri casi no. Quindi "suono", ad esempio.
E con Nuoro come la mettiamo?
--
Bye
Vitt
#>E il motivo è che, se l'accento tonico non cade sulla "o", la "u"
sparisce.
#E con Nuoro come la mettiamo?
Non credo che ci azzecchi. Primo perche' e' un toponimo sardo (mi pare
in origine fosse Nucoro), che infatti molti italiani erroneamente
pronunciano... all'italiana (Nuòro), ma si deve pronunciare Nùoro;
secondo perche' si parlava di accento tonico sulla O del dittongo; in
questo caso la u e la o sono in sillabe diverse. Come nel cosentino
scùola.
--
Tutto ciò similmente o già sapete
o con agio in Omero il leggerete.
Errata corrigo: non in cosentino (si dice "'a scòla"), ma nella
parlata familiare di un cosentino che si esprima in italiano.
> Vitt:
>
> #>E il motivo č che, se l'accento tonico non cade sulla "o", la "u"
> sparisce.
>
> #E con Nuoro come la mettiamo?
>
> Non credo che ci azzecchi. Primo perche' e' un toponimo sardo (mi pare
> in origine fosse Nucoro),
D'accordo con te, Father; una sola precisazione: Núoro in origine era
Núgoro, se non ricordo male.
--
Ciao,
MariucciaŪ
Anche in Sicilia sento dire scòla in dialetto e scúola in italiano.
Salvo smentite dei sículi veraci, ovviamente ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
> > e' un toponimo sardo (mi pare
> > in origine fosse Nucoro),
>
> Núoro in origine era Núgoro
E lo e` ancora (in sardo).
--
Marco Cacchiani e-mail:ma...@sirius.pisa.it
Public pgp key: http://www.sirius.pisa.it/marco/pgp_public_key.asc
Sirius Servizi Informatici e-mail: in...@sirius.pisa.it
Parco Teatro Pasolini, 1 Phone: +39 (050) 865120
I-56019 - Vecchiano Fax: +39 (050) 860260
(Pisa - ITALIA) http://www.sirius.pisa.it/
> Mariuccia Ruta:
> > Núoro in origine era Núgoro
>
> E lo e` ancora (in sardo).
È vero! Ora che mi ci fai pensare, quando parlano in dialetto (i
giovani forse no, mi pare) dicon sempre Núgoro; ma con la -g non molto
dura.
Sei sardo? (scusa la curiosità :))
--
Ciao,
Mariuccia®
>#>E il motivo č che, se l'accento tonico non cade sulla "o", la "u"
>sparisce.
>
>#E con Nuoro come la mettiamo?
>
>Non credo che ci azzecchi. Primo perche' e' un toponimo sardo (mi pare
>in origine fosse Nucoro), che infatti molti italiani erroneamente
>pronunciano... all'italiana (Nuōro), ma si deve pronunciare Nųoro;
>secondo perche' si parlava di accento tonico sulla O del dittongo; in
>questo caso la u e la o sono in sillabe diverse.
Perfettamente d'accordo, ma magica, probabilmente per un refuso, ha
scritto l'opposto. Secondo me doveva essere: se l'accento tonico CADE
sulla "o", la "u" sparisce.
Ciao.
Sergio.
Chiedo scusa ai sardi se fui sordo alle loro ragioni.
Nzk, nzk, cumpari. Si parlava, mi pare, della regola del dittongo mobile?
Allora, aqquantonessò, la "u" sparisce quando l'accento NON cade (piu')
sulla "o": nuovo, novissimo; suono, sonata; giuoco, giocare, and so on. Per
contrasto, nessuno oggi si sognerebbe di dire bonissimo (almeno non nel
primo significato dell'aggettivo).
>magica, probabilmente per un refuso, ha scritto l'opposto. Secondo
>me doveva essere: se l'accento tonico CADE sulla "o", la "u" sparisce.
No, non è stato un refuso: è proprio come ho scritto. Se l'accento tonico NON
CADE sulla "o" del dittongo, la "u" sparisce. E infatti avevo fatto gli esempi
di "suono" e "sonare".
CIoa.
Gian Carlo
Ah, le gioie del copia & incolla!
Ovviamente intendevo "giuňcano" e "suňnano".
Scusate.
Marco
Secondo alcuni linguisti, anche nel passaggio dal latino "sc(h)olam"
/s'kO-lA~, s'khO-lA~/ all'italiano /s'kwO-la/ ci sarebbe stato un passaggio
intermedio /s'kuO-la/, con un *vero* dittongamento della /O/ breve latina
(l'italiano /wO/ è un "falso dittongo": contoide approssimante + vocoide).
Analogamente sarebbe avvenuto nel caso di "pedem": /'pE-dE~/ -> /'piE-de/ ->
/'pjE-de/.
È curioso notare che nei vernacoli toscani non compaia mai /wO/ e che /jE/
sia tutt'altro che omogeneo. Per cui mi trovo d'accordo col Rohlfs a
sostenere che il dittongamento di /E/, /O/ toniche latine (o proto-italiane)
sia avvenuto in toscano per stimoli provenienti dall'esterno o da aree a
margine del territorio (Arezzo?).
Secondo il Migliorini, la cui teoria si basa però unicamente sulle
attestazioni scritte (più o meno letterarie) ci sarebbe stato un "periodo di
dittongamento" (XI-XII sec.) e, molto più tardi, un periodo di regressione
del fenomeno (XIX sec.). Ma una cosa del genere non avrebbe portato alla
cancellazione *totale* di /wO/ dai vernacoli toscani! Qualche traccia (anche
limitata) sarebbe rimasta. Per cui l'ipotesi Rohlfs è, a mio avviso, più
probabile.
In quanto al *dittongo mobile* si tratta di una regola imposta dall'alto
(Crusca &c) con scarsi appoggi nei vernacoli italiani (non solo toscani e
centrali) per cui non c'è da stupirsi della sua scarsa attuazione.
Ciao,
Paolo
> Non credo che ci azzecchi. Primo perche' e' un toponimo sardo (mi pare
> in origine fosse Nucoro), che infatti molti italiani erroneamente
> pronunciano... all'italiana (Nuňro), ma si deve pronunciare Nůoro;
E' come se un toscano pronunziasse "Nůcoro", praticamente... :-)))))
--
Er Roscio.
La smentita arriva puntuale, laddove il siculo è un insieme
davvero esorbitante di "dialetti", intrecciati e sedimentati
dalle varie dominazioni "barbare" subìte negli anni.
In dialetto palermitano (quanto meno di alcuni quartieri
di Palermo), dove - non si sa per quale causa - si "arrotondano"
alcune vocali aggiungendone altre (che, più che eufonichie, risultano
oltremodo cacofoniche), si ritorna al dittongo "scùola", così come "cosa"
diventa "cùosa", eccetera.
--
Er Roscio.
> Allora, aqquantonessò
Ma non lo sai che le uniche due parole italiane cólla "doppia q" sono
"soqquadro" e "biqquadro"? Si scrive "acquantonessò", diamine!
Saluti,
Nicola
--
Multa non quia difficilia sunt non audemus, sed quia non audemus sunt
difficilia (Seneca).
> Chiedo scusa ai sardi se fui sordo alle loro ragioni.
Non me n'ero mica accorta! :)))
--
Ciao,
Mariuccia®
Secondo me questo potrebbe essere registrato come Guinnes
dell'incomprensione. Pero' il mio ragionamento filava. Non avevo
seguito il filone, ma l'ho letto, per la verita' superficialmente,
quando e' intervenuto Vitt con Nùoro. Tu parlavi di suonare e sonare
facendo riferimento a suòno come sostantivo (l'ho capito solo ora
rileggendo) mentre io avevo capito (parlando Vitt di dittongo tonico)
di suòno indicativo presente che come voce popolare o poetica perde la
"u" e diventa "sòno". Trattandosi di una eccezione ricorrente
(tuonare, tonare, io tuòno, io tòno, il tuòno, il tòno; buòno,
bòno....) pensavo ti riferissi a cio'.
La prossima volta leggo piu' attentamente! ;-((
Ciao.
Sergio.
AFAIK /biquadro, variante quasi inesistente di /bequadro. /Biqquadro
mai letto. Attestazioni?
--
Bye.
Lem
'CLOCK is what you make of it: non sprecare i cicli idle della tua CPU'
Conoscere meglio le proteine: www.stanford.edu/group/pandegroup/Cosm/
Vero. Una 'g' molto debole, che in italiano (o almeno nell'italiano parlato
dai sardi) e` sparita del tutto, ma ha lasciato l'accento tonico sulla u.
Credo che questa tendenza all'indebolimento delle consonanti in certi
contesti fonetici sia un fenomeno abbastanza generale e codificato...
Avanti gli esperti.
> Sei sardo? (scusa la curiosità :))
No, sono toscano, ma frequento l'ambiente.
ciao, marco
Ciao !
La differenza è data solamente dall'età del termine.
Nasce, ovviamente, prima <giuocare>, la cui contrazione "moderna" è
<giocare>.
l'utilizzo odiermo di giuocare è solo un "gioco" (passami il termine... ah,
ah,ah) per coloro che si gratificano parlando in maniera un pochino
all'antica, con qualche arcaismo, come coloro che usano <volontieri> anzichè
<volentieri> e così via dicendo.
ciao
Salve!
Non credo proprio, visto che in latino si hanno iocus e iocari. ;)
Vedi soprattutto quanto ha scritto Marco Cimarosti in questo stesso
filone.
> AFAIK /biquadro, variante quasi inesistente di /bequadro. /Biqquadro
> mai letto. Attestazioni?
La grammaticona di Luca Serianni (quella famosa che tu non conoscevi
:-)) riporta, nel paragrafetto relativo alla "doppia q", queste due
eccezioni, con tanto di citazione di un autore famoso che le giudica
"assurde". Purtroppo la grammaticona costa un occhio della testa, quindi io
non ce l'ho, la consulto solamente in biblioteca. Ora come ora non ricordo
di chi fosse la citazione, se vuoi la prossima volta che ci passo butto un
occhio (cosí lo perdo lo stesso, mannaggia).
Ciao,
> Lem Novantotto
> > AFAIK /biquadro, variante quasi inesistente di /bequadro. /Biqquadro
> > mai letto. Attestazioni?
>
> La grammaticona di Luca Serianni (quella famosa che tu non conoscevi
> :-)) riporta, nel paragrafetto relativo alla "doppia q", queste due
> eccezioni, con tanto di citazione di un autore famoso che le giudica
> "assurde".
Trascrivo dal Cap.I - § 115 - pag.38:
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
Per indicare il grado intenso /kkw/ la grafia normale è "cqu": acqua,
giacque, nacque. Si ha "qq" in "soqquadro" e nel raro "biqquadro",
«due eccezioni fastidiose e assurde»
(Camilli, in Camilli-Fiorelli 1965: 38).
~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~
> Purtroppo la grammaticona costa un occhio della testa,
Non eccessivamente, credo: 58mila lire; ma le vale tutte, IMO: è una
grammatica non scolastica e quindi affronta ed espone gli argomenti in
maniera forse più completa di altre.
> Ora come ora non ricordo
> di chi fosse la citazione, se vuoi la prossima volta che ci passo butto un
> occhio (cosí lo perdo lo stesso, mannaggia).
ROTFL! Spero d'averti aiutato a scongiurare una simile tragedia,
almeno in questo frangente ;))
--
Ciao,
Mariuccia®
> La grammaticona di Luca Serianni... costa un occhio della testa
È stata ripubblicata da Garzanti a 59K lire.
--
Maurizio Pistone - Torino
http://www.mauriziopistone.it
mailto:scri...@mauriziopistone.it
strenua nos exercet inertia Hor.
> "Nicola Nobili" <nicolan...@libero.it> ha scritto su
> it.cultura.linguistica.italiano:
>
> > La grammaticona di Luca Serianni... costa un occhio della testa
>
> È stata ripubblicata da Garzanti a 59K lire.
L'edizione che ho io è della UTET (5ª ristampa): 750 pagine (formato
normale) contro le 610 (formato midi o mini) della Garzantina.
Alla resa dei conti, credo costi di piú quest'ultima :((
Lo scorso anno riacquistai (mi serve per averne una in altra sede)
l'edizione della Utet (quella integrale) ancora a 58 mila lire.
Cercare e confrontare non nuoce.
--
Ciao,
Mariuccia®
No, no: conserva l'occhio. :)
Sai com'è, non riuscendo a trovare /biqquadro su alcun vocabolario (e
spesso manca pure /biquadro), m'era venuta la curiosità...
Ora ho però trovato un /beqquadro, come variante di /bequadro. Mah...
Sarebbe comunque interessante vederne le ragioni (magari grazie al
contributo di chi ha quella grammatica a portata di mano).
Fra l'altro, allora, non capisco perché non ammettere pure /riqquadro,
che mi pare non ammetta nessuno...
Hn? Adesso che al governo c'è Berlusconi, va di moda parlare come lui?
Saluti.
--
Wilmer "il giuoco del calcio" Ricciotti
wi...@bigfoot.com
[lamely]
>>>Giocare o giuocare?
>>>Io trovo entrambi, con
maggiore frequenza per
>>>il primo....qual e quello piu corretto?
[magica]
>> Una volta il primo.
>Hn? Adesso che al governo c'è
Berlusconi, va di moda
>parlare come lui?
? Hn?
Gian Carlo
--------------------------------
Inviato via http://usenet.iol.it
> Č stata ripubblicata da Garzanti a 59K lire.
Pistone!
Da quando indulgi a faccine e grafie moderneggianti?
P.
>>Se l'accento tonico NON CADE sulla "o" del dittongo, la "u"
>>sparisce. E infatti avevo fatto gli esempi di "suono" e "sonare".
>Secondo me questo potrebbe essere registrato come Guinnes
>dell'incomprensione. [...] Tu parlavi di suonare e sonare
>facendo riferimento a suòno come sostantivo [...] mentre io
>avevo capito [...] di suòno indicativo presente che come voce
>popolare o poetica perde la "u" e diventa "sòno".
Veramente io parlavo in generale. La "regola" del dittongo mobile si applica a
qualsiasi parola, non solo ai sostantivi. E infatti "sonare" è un verbo.
Ciao.
Gian Carlo
> >Hn? Adesso che al governo c'è
> Berlusconi, va di moda
> >parlare come lui?
>
> ? Hn?
"giocare" - dici tu - era più corretto una volta... ne deduco che ora si usa
"giuocare"? :-)
Come sai Berlusconi adora il _giuoco_ del calcio e si permette anche di dare
pubblicamente i suoi consigli ai vari _tennici_ :-)).
Saluti.
--
Wilmer Ricciotti
wi...@bigfoot.com
> i suoi consigli ai vari _tennici_ :-)).
Mah, qui al Nord "tennici" è abbastanza comune; come "ammosfera".
Se pensi alle varie deformazioni dialettali che contraddistuinguevano la
parlata di Ciriaco de Mita, non vedo il problema.
Preferisco comunque una parlata evidentemente locale a una algidamente
"nazionale".
P.
>Maurizio Pistone ha scritto:
>
>> È stata ripubblicata da Garzanti a 59K lire.
>
>Pistone!
>Da quando indulgi a faccine e grafie moderneggianti?
da kuando a-tshò fui fatto xsuaso da Nkoletta.
>> Pistone!
>> Da quando indulgi a faccine e grafie moderneggianti?
>
> da kuando a-tshň fui fatto xsuaso da Nkoletta.
Gasp! Il mondo non č piů quello. Montanelli muore; Pistone moderneggia!
P.
>"magica" <ma.g...@bigfoot.com> ha scritto nel messaggio
>news:213Z156Z59Z11Y...@usenet.iol.it...
>
>> >Hn? Adesso che al governo c'č
>> Berlusconi, va di moda
>> >parlare come lui?
>>
>> ? Hn?
>
>"giocare" - dici tu - era piů corretto una volta... ne deduco che ora si usa
>"giuocare"? :-)
>
>Come sai Berlusconi adora il _giuoco_ del calcio e si permette anche di dare
>pubblicamente i suoi consigli ai vari _tennici_ :-)).
A Torino c'č un muro pericolante - spero che non l'abbiano buttato
giů, bisogna che controlli - dove tra volute liberty c'č una scritta
in caratteri Novecento: "GIUOCO BOCCIE".
Da struggersi in lacrime ogni volta che ci passo davanti.
> A Torino c'č un muro pericolante - spero che non l'abbiano buttato
> giů, bisogna che controlli - dove tra volute liberty c'č una scritta
> in caratteri Novecento: "GIUOCO BOCCIE".
>
> Da struggersi in lacrime ogni volta che ci passo davanti.
Perché? Ti commuove tanto giuocare a boccie?
>Maurizio Pistone
>
>> A Torino c'č un muro pericolante - spero che non l'abbiano buttato
>> giů, bisogna che controlli - dove tra volute liberty c'č una scritta
>> in caratteri Novecento: "GIUOCO BOCCIE".
>>
>> Da struggersi in lacrime ogni volta che ci passo davanti.
>
> Perché? Ti commuove tanto giuocare a boccie?
Mai visto tanto cinismo.
> > Perché? Ti commuove tanto giuocare a boccie?
>
> Mai visto tanto cinismo.
No! Ti prego, non essere offeso, mi sembrava strano che un simile
dettaglio venisse definito "commovente". Forse hai omesso qualcosa, non lo
so, però un vecchio muro ed una vecchia scritta, se non sono legati in
qualche modo a ricordi personali, non mi sembrano tali da giustificare il
pianto, tutto qui.
Ciao,
>Maurizio Pistone
>
>> > Perché? Ti commuove tanto giuocare a boccie?
>>
>> Mai visto tanto cinismo.
>
> No! Ti prego, non essere offeso, mi sembrava strano che un simile
>dettaglio venisse definito "commovente". Forse hai omesso qualcosa
un émoti con?
G.Pontoglio
La generalizzazione dei dittonghi IE, UO in palermitano è uno dei tipici
fenomeni d'inselvatichimento (mor)fonologico quali si riscontrano proprio
nei dialetti urbani (generalmente considerati "piú fini" dal locutori di
dialetti rustici), dovuti all'insicurezza ingenerata nei dialettofoni dalla
concorrenza di norme differenti.
In particolare nell'area siciliana concorrono, nelle parlate locali, tre
tipologie quanto alla dittongazione:
A) dialetti che non dittongano affatto:
vecchiu m.sg., vecchia f.sg., vecchi m.=f. pl.;
B) dialetti che dittongano al maschile (metafonia da -I e da -U):
viecchiu m.sg. Vecchia f.sg. viecchi m.pl. vecchi f.pl.
C) dialetti (di origine o sostrato galloitalico) che dittongano al m.pl.
(metafonia da -I):
vecchiu m.sg. vecchia f.sg. viecchi m.pl. vecchi f.pl.
L'inurbamento di dialettofoni di varia provenienza deve aver ingenerato
appunto una situazione d'incertezza, risolta generalizzando il dittongo,
anche laddove originariamente nessun dialetto lo presentava. Col che viene
meno la funzionalità della dittongazione metafonetica come segnale
morfologico (per questo ho parlato d'"inselvatichimento").
Saluti
G.Pontoglio
NB. Non voglio farmi bello delle piume del pavone: la spiegazione m'è
suggerita del Rohlfs.
>NB. Non voglio farmi bello delle piume del pavone: la spiegazione m'è
>suggerita del Rohlfs.
Che poi e' quello che facciamo un po' tutti anche se ogni tanto ci
mettiamo qualcosa di nostro (chiaramente non solo dal Rohlfs)!
>Roscio ha scritto nel messaggio <9j98df$jou$3...@fe1.cs.interbusiness.it>...
[...]
>>alcune vocali aggiungendone altre (che, più che eufonichie, risultano
>>oltremodo cacofoniche), si ritorna al dittongo "scùola", così come "cosa"
>>diventa "cùosa", eccetera.
>
>La generalizzazione dei dittonghi IE, UO in palermitano è uno dei tipici
>fenomeni d'inselvatichimento (mor)fonologico quali si riscontrano proprio
[...]
>In particolare nell'area siciliana concorrono, nelle parlate locali, tre
>tipologie quanto alla dittongazione:
[...]
>A) dialetti che non dittongano affatto:
> vecchiu m.sg., vecchia f.sg., vecchi m.=f. pl.;
>B) dialetti che dittongano al maschile (metafonia da -I e da -U):
> viecchiu m.sg. Vecchia f.sg. viecchi m.pl. vecchi f.pl.
[...]
Sul discorso generale (area siciliana) sono d'accordo, sulla specifica
area palermitana qualche precisazione la farei.
Quella che chiami dittongazione (io la definirei una sorta d'epentesi)
non direi che si possa definire generalizzata. Non credo di essere in
grado di dare una regola, ma, basandomi sulla mia conoscenza e
"leggendomi" il vocabolario ho notato che l'inserimento di una "i" (o
"u") non si applica nei monosillabi e neanche nei polisillabi in cui
l'inserimento interessa sillabe diverse dalla penultima (a meno di
forzature gergali). Ho poi notato che la "i" si aggiunge quando le
parole composte (con identica radice) mutano la "e" in "i" (e la "o"
in "u"):
- Palermu, palirmitanu: Paliermu;
- còsa, cùsidda: cuòsa;
- vècchiu, vicchiàia: viècchiu (a Palermo anche viècchia)
- còrnu, curnùtu: cuòrnu.
...
E' solo una ipotesi e non ho nè le competenze nè le conoscenze per
suffragarla.
Di contro c'e' da dire che, a Palermo chiaramente, le nuove "zone"
stanno isolando le vecchie dove si continua a parlare correntemente il
dialetto, producendo delle "isole" dialettali (gergali?) che vanno
sempre piu' diversificandosi. Ma cio' non credo riguardi solo Palermo.
Ciao.
Sergio.
>sulla specifica
>area palermitana qualche precisazione la farei.
>Quella che chiami dittongazione (io la definirei una sorta d'epentesi)
>non direi che si possa definire generalizzata.
>... non si applica nei monosillabi e neanche nei polisillabi in cui
>l'inserimento interessa sillabe diverse dalla penultima
Probabilmente perché, se anche in Sicilia vale la legge fonetica meridionale
dell'invariabilità della durata tra apice accentuativo e fine della parola
con conseguente allungamento della penultima sillaba nelle parole piane
(quindi, poniamo cà-a-ni come ciàn-ci-ri), la dittongazione interviene piú
facilmente laddove è possibile l'allungamento, essendo infatti il dittongo,
di norma, piú lungo d'una vocale semplice.
(a meno di
>forzature gergali). Ho poi notato che la "i" si aggiunge quando le
>parole composte (con identica radice) mutano la "e" in "i" (e la "o"
>in "u"):
>
Ma può una "e" oppure "o" atona NON diventare "i" o "u"?
G.Pontoglio
Per quanto riguarda la *finezza* dei dialetti urbani, ci sarebbe
molto da dire. Il dialetto *fine* è quello parlato dalla borghesia
che non vuole rinnegare le proprie radici e si diletta a citare
o a dialogare di tanto in tanto in un dialetto forbito, ma certamente
il dialetto dei quartieri più popolari è quanto di più degradato
si possa trovare in fatto di grammatica e di pronuncia, certamente
molto più degradato di quello rurale che conserva, invece, per
più tempo le radici etimologiche originali.
Per quanto attiene a quella che chiami *dittongazione*,
posso dire che essa viene "fuori" nei polisillabi nella
sillaba dove cade l'accento, sia essa la prima, una qualunque
centrale, o perfino l'ultima, nelle parole tronche.
--
Er Roscio.
>Per quanto riguarda la *finezza* dei dialetti urbani, ci sarebbe
>molto da dire. Il dialetto *fine* č quello parlato dalla borghesia
>che non vuole rinnegare le proprie radici e si diletta a citare
>o a dialogare di tanto in tanto in un dialetto forbito,
E' vero, pero' in fondo non si tratta di vero dialetto. Oserei quasi
definirla una sicilianizzazione della lingua italiana, un buttare qua
e la' vocaboli deformati senza nessun rispetto per le due lingue: ti
vo' sciarrare? nun ci vinisti a mare? nun m'inquitare!...
Questa gente, se gli parlassi in siciliano, probabilmente neanche ti
comprenderebbe.
>ma certamente il dialetto dei quartieri piů popolari č quanto di piů degradato
>si possa trovare in fatto di grammatica e di pronuncia, certamente
>molto piů degradato di quello rurale che conserva, invece, per
>piů tempo le radici etimologiche originali.
Se mi parli della pronuncia non posso che darti ragione, ma in un
ambiente praticamente chiuso non puo' non accadere. Se invece parli
della struttura della lingua non concordo. E' vero che spesso e'
difficoltoso capire, ma il piu' delle volte ho dovuto ammettere che
ero io a non capire e non loro a parlare non correttamente. Parlando
chiaramente del siciliano e non dell'italiano, quello non lo sanno
parlare o lo parlano malissimo. Frequenta un po' la Kalsa con un
vocabolario in tasca e vedrai che ... parlano bene, ma tu (credo)
capisci pochissimo!
>Per quanto attiene a quella che chiami *dittongazione*,
>posso dire che essa viene "fuori" nei polisillabi nella
>sillaba dove cade l'accento, sia essa la prima, una qualunque
>centrale, o perfino l'ultima, nelle parole tronche.
Non sono riuscito a trovare un esempio con parole plurisillabe
tronche, ne hai sottomano qualcuna?
Ciao.
Sergio.
Concordo.
> >ma certamente il dialetto dei quartieri piů popolari č quanto di piů
degradato
> >si possa trovare in fatto di grammatica e di pronuncia, certamente
> >molto piů degradato di quello rurale che conserva, invece, per
> >piů tempo le radici etimologiche originali.
>
> Se mi parli della pronuncia non posso che darti ragione, ma in un
> ambiente praticamente chiuso non puo' non accadere. Se invece parli
> della struttura della lingua non concordo. E' vero che spesso e'
> difficoltoso capire, ma il piu' delle volte ho dovuto ammettere che
> ero io a non capire e non loro a parlare non correttamente. Parlando
> chiaramente del siciliano e non dell'italiano, quello non lo sanno
> parlare o lo parlano malissimo. Frequenta un po' la Kalsa con un
> vocabolario in tasca e vedrai che ... parlano bene, ma tu (credo)
> capisci pochissimo!
Non ho trovato un vocabolario italiano-kalsese in libreria... :-)PPP
> >Per quanto attiene a quella che chiami *dittongazione*,
> >posso dire che essa viene "fuori" nei polisillabi nella
> >sillaba dove cade l'accento, sia essa la prima, una qualunque
> >centrale, o perfino l'ultima, nelle parole tronche.
>
> Non sono riuscito a trovare un esempio con parole plurisillabe
> tronche, ne hai sottomano qualcuna?
I verbi al passato, ad esempio: "accuminciň" diventa qualcosa come
"accuminciuň" (addirittura un trittongo !!!... :-)))))
--
Er Roscio.
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> Sergio:
> > Non sono riuscito a trovare un esempio con parole plurisillabe
> > tronche, ne hai sottomano qualcuna?
>
> I verbi al passato, ad esempio: "accuminciò" diventa qualcosa come
> "accuminciuò" (addirittura un trittongo !!!... :-)))))
Ho pensato anch'io alle forme verbali, solo che avrei detto
"accuminciàu, s'arrifriddàu,", ecc.; tutte terminanti in "au".
--
Ciao,
Mariuccia®
>Ho pensato anch'io alle forme verbali, solo che avrei detto
>"accuminciàu, s'arrifriddàu,", ecc.; tutte terminanti in "au".
In effetti questa e' la forma corretta della 3.a persona, ma nelle
parlate e' rimasta solo nelle province orientali. Nel parlermitano si
dice come se fosse letto "alla francese": accuminciò, s'arrifriddò;
nel centro (da Agridìgento a Caltagirone) diventa come il francese:
accumincià, s'arrifriddà. A Milazzo poi la cosa si complica: nelle
contrade del Capo diventa: accuminciùa, s'arrifriddùa; nelle contrade
del Piano: accuminciòi, s'arrifriddòi.
E chissa' quante altre variazioni locali!
Ciao.
Sergio.
>Non ho trovato un vocabolario italiano-kalsese in libreria... :-)PPP
'Gnurant! Italiano-hausitànu! (comunque basta il Siciliano-Italiano)
Frequentandoli mi sono accorto che e' la fonetica la principale causa
dell'incomprensione. Ne hanno una talmente strascicata che alcune
volta fa travisare, all'ascoltatore, il senso.
Mi ricordo che una volta stavo cercando di spiegare ad una "aborigena"
il funzionamento della lavatrice. Mi fece finire ed alla fine mi
chiese:
ma assammareeta comu si fa!
Stupore e perplessita', domande su domande, ma senza risultato. Le
dissi che mi sarei informato e dopo lei avrei risposto.
Corsi da mia madre che era nata ed aveva a lungo abitato nel palazzo
di fronte l'orto botanico (quindi a due passi dalla Kalsa) e chiesi
lumi. Si trattava del prelavaggio; in siciliano assammarata.
Ora so pure da dove deriva:
mettere la biancheria a macerare > a(m)masarari > e con metatesi
a(s)sammarari.
E l'ho ritrovato in piemontese e lombardo: masarar (e resentar)
(chiaramente dal francese e salvo errori di trascrizione).
>> Non sono riuscito a trovare un esempio con parole plurisillabe
>> tronche, ne hai sottomano qualcuna?
>
>I verbi al passato, ad esempio: "accuminciò" diventa qualcosa come
>"accuminciuò" (addirittura un trittongo !!!... :-)))))
Mi sono fatto mezz'ora di declamazioni (tipo 'u purtau 'u pani 'u
papa' di Tuccio Musumeci, sempre che lo conosca) e devo dire che
talvolta una "u" si riconosce, ma e' molto, ma molto flebile. Se non
me lo avessi detto, non la avrei mai notata.
Ciao.
Sergio.
>Mi ricordo che una volta stavo cercando di spiegare ad una "aborigena"
>il funzionamento della lavatrice. Mi fece finire ed alla fine mi
>chiese:
>ma assammareeta comu si fa!
>Si trattava del prelavaggio; in siciliano assammarata.
Esempio interessante di significato moderno a parola antica. E poi dicono
che i dialetti sarebbero "intrinsecamente" incapaci di comunicare contenuti
propri della vita moderna!
>Ora so pure da dove deriva:
>mettere la biancheria a macerare > a(m)masarari > e con metatesi
>a(s)sammarari.
>E l'ho ritrovato in piemontese e lombardo: masarar (e resentar)
>(chiaramente dal francese e salvo errori di trascrizione).
In piemontese non so, in lombardo orientale (bresciano) [maze'ra]. La
finale -àr non è sconosciuta in Lombardia e Piemonte, ma limitata a poche
aree (Canavese, Mantovano, Alto Garda), a prescindere dagl'idiomi
galloromanzi delle valli piemontesi occidentali. Di norma gl'infiniti di I
coniug. escono in -à, piem. -é (il NE del Piemonte sotto questo e altri
aspetti concorda con la Lombardia).
Non vedo perché si debba vedere in mazerà e sim. un francesismo: partendo
dal lat. macerare tutto fila, essendo -c- (+ e/i) regolarmente continuato da
una sibilante sonora (eventualmente ancora con sfumatura palatale) nell'Alta
Italia. Quanto all'etimo dalla voce siciliana, non oso pronunziarmi.
>>"accuminciuò" (addirittura un trittongo !!!... :-)))))
>
Perché trittongo? La -i- qui sarà puro segno grafico, suppongo.
Saluti
G. Pontoglio
>
> Non vedo perché si debba vedere in mazerà e sim. un francesismo: partendo
> dal lat. macerare tutto fila, essendo -c- (+ e/i) regolarmente continuato
da
> una sibilante sonora (eventualmente ancora con sfumatura palatale)
nell'Alta
> Italia. Quanto all'etimo dalla voce siciliana, non oso pronunziarmi.
Io propendo per il francesismo (assammarare=saturare di acqua),
tant'è che un suo sinonimo è "arruciari" (inzuppare), che viene
dritto dritto da "arroser". Ricordo che tra i tanti "ospiti" della
nostra bella isola, i Francesi sono tra quelli che più ci hanno "regalato"
non pochi vocaboli, detti e frasi idiomatiche.
> >>"accuminciuò" (addirittura un trittongo !!!... :-)))))
>
> Perché trittongo? La -i- qui sarà puro segno grafico, suppongo.
No, no... si comincia col pronunciare la "i", poi, invece di pronunciare
regolarmente la "o", la si "flette" prima in una "u" per poi "sferzare"
con la "o" accentata.
--
Er Roscio.
>E l'ho ritrovato in piemontese e lombardo: masarar (e resentar)
In che senso "e" resentar? Resentà significa risciacquare, masarà macerare e,
per estensione, infradiciare.
Ciao.
Gian Carlo
>In che senso "e" resentar? Resentà significa risciacquare, masarà macerare e,
>per estensione, infradiciare.
In effetti la precisazione era rivolta a Roscio per dirgli che, dal
francese, oltre a macerare c'e' anche il nostro "arricintari".
Con te, se ricordi, ne avevamo parlato l'anno scorso a proposito di:
"La mia bella la va al fosso
la va al fosso a resentar".
L'anno scorso, di questi tempi, su i.c.l.
Ciao.
Sergio.
>Giovanni Pontoglio <giop...@libero.it> wrote in message
>KzAb7.15773$fA3.6...@news.infostrada.it...
>>
>> Non vedo perché si debba vedere in mazerà e sim. un francesismo: partendo
>> dal lat. macerare tutto fila, essendo -c- (+ e/i) regolarmente continuato
>da
>> una sibilante sonora (eventualmente ancora con sfumatura palatale)
>nell'Alta
>> Italia. Quanto all'etimo dalla voce siciliana, non oso pronunziarmi.
>
>Io propendo per il francesismo (assammarare=saturare di acqua),
>tant'è che un suo sinonimo è "arruciari" (inzuppare), che viene
>dritto dritto da "arroser". Ricordo che tra i tanti "ospiti" della
>nostra bella isola, i Francesi sono tra quelli che più ci hanno "regalato"
>non pochi vocaboli, detti e frasi idiomatiche.
Incuriosito dalla risposta di Giovanni Pontoglio, pur avendo fatto
delle ricerche l'anno scorso, ho cercato di approfondire.
- "Arricintari" potrebbe avere lo stesso calco dello spagnolo
"recentar", ossia il volgare latino "recentare". In questo caso il
senso sarebbe "lato" in quanto originariamente significherebbe
"rinnovare".
- "Assammarari" invece potrebbe derivare da a(d) sciammarari dal
catalano "amarar" (ammollire i panni) e prefisso sci- (?).
Con queste ipotesi verrebbe meno l'origine francese. Sarebbe
interessante conoscere le origini dei termini piemontesi.
Ciao.
Sergio.
> > Perché trittongo? La -i- qui sarà puro segno grafico, suppongo.
>
>
> No, no... si comincia col pronunciare la "i", poi, invece di pronunciare
> regolarmente la "o", la si "flette" prima in una "u" per poi "sferzare"
> con la "o" accentata.
[tSjwO]? Se non lo sento non ci credo!
Mi sembra più probabile che la 'i' faccia da "diacritico", precisi cioè la
pronuncia [tS] davanti a un fono velare.
Quindi [tSwO]. Comunque tutto è possibile (o quasi).
Ciao,
Paolo
E` lo stesso etimo del lomb. rezentà (z = IPA [z]) "risciacquare".
G.P.