Sono sinonimi. Il secondo è più popolare del primo.
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Linux User #529932
(questa è la mia firma da nerd)
In quanti siete rimasti senza un dizionario d'italiano?
Bruno
Da quando in qua il dizionario spiega le differenze fra termini detti
vicini?
>> Sono sinonimi. Il secondo è più popolare del primo.
> Ci sono anche "galera" (popolare), "struttura detentiva", "bagno
> penale", "penitenziario" e "casa circondariale", ma l'ultimo termine
> credo che indichi il luogo per le custodie cautelari.
Be', i sinonimi di "carcere" sono molti di più, alcuni anche piuttosto ironici.
Copincollo dal relativo dizionario:
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Bagno penale, casa di detenzione, gabbia, gabbio, galera, gattabuia, guardina,
lager, penitenziario, prigione, reclusorio, villeggiatura, carcerazione, casa
circondariale, casa di pena, luogo di pena, stabilimento carcerario,
stabilimento di pena, riformatorio, reclusione, pena detentiva, cella, giogo,
oppressione, prigionia, schiavitù.
Vedi anche: casa di custodia, camera di sicurezza, ghetto, isolamento, casa di
reclusione, fresco, sole a scacchi, vacanza, casa di Pietro, arresto, ferro,
gabinetto, servizio, possesso, loculo, peso.
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Ciao.
Epi
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"... sono un carcerato,
perché questa domanda, ma perché?
Ritmo sincopato,
do re mi fa sol la si do re,
mi fa sol fa mi re do,
si la sol fa mi re do,
gioco al baseball...
Sei un americano?
No, sono carcerato,
ritmo sincopato,
ritmo, ritmo, faccio ueh..."
http://www.youtube.com/watch?v=PMcQancXSmM
(cit. carceraria)
A me sembra che l'unica differenza sia di tono. Carcere è più duro,
prigione più educato.
Già, non basta aver un dizionario.
Bisogna anche saperlo leggere.
Bruno
Oggi sono considerati sinonimi, ma non proprio è così.
Lo spiega bene il Tommaseo: prigione viene da prigioniero, è il luogo
di detenzione di colpa privata (raramente pubblica), come nemici presi
in battaglia, catturati dai pirati ecc.; il carcere (anticamente la
carcere, ma noi diremmo meglio le carceri per indicare il luogo) erano
il luogo di detenzione di colpa pubblica, cioè dei condannati da un
tribunale o di quelli in attesa di giudizio.
I due termini si possono usare metaforicamente, ma se vi può essere una
"dolce prigione", non ci sarà mai un "dolce carcere" (cioè, secondo
Tommaseo, il carcere è sempre durissimo!).
Le "segrete" (carceri) erano parti delle carceri dove si tenevano i
detenuti in attesa di giudizio o i condannati in isolamento.
Le "pubbliche", invece, erano le parti dove i detenuti potevano parlare
tra loro e con i visitatori. Dalle pubbliche si poteva uscire con
speciali permessi, ad esempio per lavorare. Dalle segrete mai.
La galera era riservata alle pene più infamanti e obbligava al lavoro,
prima al remo, poi a lavori pubblici che in Francia, e in seguito anche
in Italia, si chiamarono lavori forzati.
k
Presumo che Mimmo volesse conoscere la (sola) situazione attuale.
Commenti molto utili. Grazie a te e agli altri che hanno partecipato
al dialogo.
Ecco. Mi riferivo a quelle piccole sfumature. Sembra anche a me che
prigione sia un termine meno aspro.
L'unica differenza che ci vedo è che prigione è un luogo,
carcere può essere un luogo ovvero una modalità.
Si è normalmente condannati a sei anni di carcere o (raramente) a sei
anni di prigionia ma non a sei anni di prigione.
La pena poi si sconta nel carcere (o nella prigione) di Forlì.
Bruno
Domanda banale: perchè "Le mie prigioni" suona bene,
almeno a me, e "Le mie carceri" no?
Perchè, credo, carcere solitamente sta a significare
il "luogo" intero. Insomma, lo vedo prevalentemente
come contenitore "allargato", mentre con "prigione" l'immaginazione
va a qualcuno dietro le sbarre... Almeno nel mio immaginario.
Anche a saper leggere, i dizionari -per definizione o quasi- non
riescono a fare quanto detto.
Giusto. I dizionari sono utili ma non contengono le sfumature incluse
nella lingua viva.
A istinto direi che tu abbia ragione. Epperò sono quasi certo di aver
letto non raramente anche "si è fatto tot anni di prigione", anche se io
direi "dicarcere" o "in prigione".
Tutto ciò è bellissimo, considerando anche che ogni termine ha una
sfumatura di significato diversa :)
A me invece sembra che "prigione" indichi, più di carcere, non solo una
situazione reale e concreta (la costrizione in un edificio), ma anche una
situazione immaginaria, astratta o simbolica, un luogo qualsiasi in cui ci si
sente oppressi e privi di libertà.
Si dice che a volte anche un amore eccessivo e soffocante può diventare una
prigione e in certi casi addirittura una camera a gas...
Epi
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"...non scriverò le mie prigioni,
perché son state già scritte da Silvio Pellico,
scriverò soltanto un memoriale
che leggerete un giorno sul giornale...
Io sono un carcerato,
ma non per questo il mio pensiero vaga...
.....................................
Scusi, ma signore Lei chi è?
Sono un carcerato,
perché questa domanda, ma perché?
Ritmo sincopato,
do re mi fa sol la mi do re..."
http://www.youtube.com/watch?v=PMcQancXSmM
(cit. di un ritmo lento del maestro Gambara)
"Prigione" è molto più comune di "carcere", inoltre in molti
"dialetti" e lingue la parola "carcere" non esiste, per cui si sente
"condannato alla prigione" indipendentemente dal fatto che l'espressione
sia o meno approppriata.
k
> Si dice che a volte anche un amore eccessivo e soffocante può diventare una
> prigione e in certi casi addirittura una camera a gas...
Ha ragione la Nannini... anche se non mi piace esagerare. :-)
A proposito, una mia insegnante diceva che "il carcere" singolare
indica la pena, "le carceri" indicano il penitenziario.
Vi risulta?
k
E i carceri indicano i penitenziari.
Bruno
> Ha ragione la Nannini... anche se non mi piace esagerare. :-)
> A proposito, una mia insegnante diceva che "il carcere" singolare indica la
> pena, "le carceri" indicano il penitenziario.
> Vi risulta?
Uhm... al massimo "il carcere" indica <anche> la pena...
Semmai la tendenza a usarlo al plurale deriva forse dal fatto che il carcere č
generalmente costituito da varie "celle" (a loro volta riunite in "raggi" o
"bracci"), anche con suddivisioni costituite sulla base dei tipi di reati e
delle tipologie dei carcerati.
Spesso il nome ufficiale (burocratico) del carcere č "casa circondariale", "casa
penale", "casa di reclusione", "istituto carcerario", "istituto penitenziario",
con differenze che mi sfuggono: struttura? dimensioni? tipologia degli
"inquilini"? comfort?
Non lo sapremo mai, a meno che qualcuno dei povericlisti non sia stato galeotto
o, meglio ancora, non abbia fatto il secondino in un carcere femminile...
Epi
---
"... ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dě, quaranta nott,
a San Vittur a ciapaa i bott,
dormě de can, pien de malann...
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dě, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giň:
mi sont de quei che parlen no!"
http://www.youtube.com/watch?v=-BBliGE4BJ0&feature=fvwrel
(cit. eroica)
D'altra parte, questa distinzione rimane ancora più evidente tra
"carcerato" (detenuto in relazione a un delitto) e "prigioniero" (di
guerra, di un sequestro, d'amore, di Azkaban...), e tra "incarcerare" e
"imprigionare".
>
> I due termini si possono usare metaforicamente, ma se vi può essere una
> "dolce prigione", non ci sarà mai un "dolce carcere" (cioè, secondo Tommaseo,
> il carcere è sempre durissimo!).
"Le mie prigioni" però non furono meno dure!
> Le "segrete" (carceri) erano parti delle carceri dove si tenevano i detenuti
> in attesa di giudizio o i condannati in isolamento.
> Le "pubbliche", invece, erano le parti dove i detenuti potevano parlare tra
> loro e con i visitatori. Dalle pubbliche si poteva uscire con speciali
> permessi, ad esempio per lavorare. Dalle segrete mai.
>
> La galera era riservata alle pene più infamanti e obbligava al lavoro, prima
> al remo,
Magari su una galèa.
> poi a lavori pubblici che in Francia, e in seguito anche in Italia,
> si chiamarono lavori forzati.
L'etimo sarà cugino dell'inglese "jail", o è una falsa somiglianza?
Trovo da una parte
http://www.etimo.it/?term=galera&find=Cerca
e dall'altra
late 13c., gayhol, from O.N.Fr. gaiole and O.Fr. jaole, both meaning "a
cage, prison," from M.L. gabiola, from L.L. caveola, dim. of L. cavea
"cage" (see cave (n.)). Both forms carried into M.E.; now pronounced
"jail" however it is spelled. Norman-derived gaol (preferred in
Britain) is "chiefly due to statutory and official tradition" [OED].
The verb "to put in jail" is from c.1600. Related: Jailed; jailing.
http://www.etymonline.com/index.php?term=jail
"appropriata"
Che poi ha due significati: "giusta, ben calzante"
e "impossesata".
--
"Nihil sub sole album."
-- ADPUF
Una volta c'era anche l'ergastolo, termine che credo in origine
avesse a che fare con i lavori forzati.
> Non lo sapremo mai, a meno che qualcuno dei povericlisti non
> sia stato galeotto o, meglio ancora, non abbia fatto
Meglio non indagare sulle "fedine" dei povericlisti...
> il secondino in un carcere femminile...
Sembra il titolo di un film scollacciato anni '80.
> "... ma mi, ma mi, ma mi,
> quaranta dì, quaranta nott,
> a San Vittur a ciapaa i bott,
> dormì de can, pien de malann...
> Ma mi, ma mi, ma mi,
> quaranta dì, quaranta nott,
> sbattuu de su, sbattuu de giò:
> mi sont de quei che parlen no!"
> http://www.youtube.com/watch?v=-BBliGE4BJ0&feature=fvwrel
> (cit. eroica)
Questa è di Giorgio Strehler.
--
"L'homme n'est que poussière. La femme est aspirateur."
-- François Cavanna
Ho visto la parola "Gaol" in alcuni film britannici, mi pare
anche uno di Hitchcock (girato in America)
--
"We shape our tools and afterwards our tools shape us."
-- Marshall McLuhan
> D'altra parte, questa distinzione rimane ancora più evidente tra
> "carcerato" (detenuto in relazione a un delitto) e "prigioniero" (di
> guerra, di un sequestro, d'amore, di Azkaban...), e tra "incarcerare" e
> "imprigionare".
Questi commenti mi aiutano a capire di più.
Molto interessante, grazie.
Ma anche galera, che ne è una scrittura alternativa. Secondo la
wikipedia il nome "galera" si è diffuso nel XII secolo e deriva dal
greco γαλέoς (galeos), cioè "squalo", perché la forma assunta in
quest'epoca dalla principale esponente di questo tipo di navi, la
galea sottile, richiamava tale pesce
Per cui forse in origine andare in galera significava semplicemente
andare al remo.
Mi rendo conto ora che la pagina italiana della wikipedia di galera è
una traduzione dall'inglese, che dice qualcosa di un po' più preciso:
The modern term "galley" derives from the medieval Greek γαλέα galea,
originally an oared vessel similar to the Byzantine dromon, though
smaller and with only one row of oars. The origin of the Greek word
is unclear but could possibly be related to, γαλέος galeos, "dog-fish;
small shark". It has been attested in English from c. 1300 and
present in most European languages from around 1500 as a general term
for oared war vessels, especially contemporary types used in the
Mediterranean.
In particolare il XII secolo è riferito all'Inghilterra, mentre nel
resto d'Europa si parla del 1500.
>> La galera era riservata alle pene più infamanti e obbligava al lavoro,
>> prima al remo,
>
> Magari su una galèa.
> L'etimo sarà cugino dell'inglese "jail", o è una falsa somiglianza?
Sicuramente, nel XIII sec. si trovano già in Inghilterra gaol e (poi?)
jail. L'origine è la stessa anche se il significato è controverso, come
si evince più avanti nel filone.
Quanto a galea/galera, abbiamo prima galea, già nel latino medievale, la
forma "galera", dovuta a scambio di suffisso, la troviamo per la prima
volta in Spagna (Aragona 1168) e da lì passa in Francia e in
Italia.
k
Mah, c'è anche chi dice che sia derivata "galaia", forse illirico,
(greco cheleion) che significa testuggine, e che è attestato dal VII
secolo.
Ancora oggi in veneto "galana" significa testuggine.
> Per cui forse in origine andare in galera significava semplicemente
> andare al remo.
Certamente, il nome della pena viene dal nome della nave.
Comunque, tra i rematori delle galere c'erano anche degli uomini liberi,
dei poveracci che cercavano di guadagnare qualche soldo, ed erano
chiamati " i buonavoglia".
k
> Comunque, tra i rematori delle galere c'erano anche degli uomini liberi,
> dei poveracci che cercavano di guadagnare qualche soldo, ed erano
> chiamati " i buonavoglia".
è così cambiato il concetto di libertà...
I condannati erano incatenati al loro posto, i buonavoglia no, ma non
avevano certo diritto ai 10 o 15 minuti di pausa. Nemmeno per andare in
bagno (e comunque sulle galere non ce n'erano). Lascio immaginare...
Ho letto una descrizione molto realistica delle condizioni di vita di
costoro, da rabbrividire!
k
> I condannati erano incatenati al loro posto, i buonavoglia no, ma non
> avevano certo diritto ai 10 o 15 minuti di pausa. Nemmeno per andare in
> bagno (e comunque sulle galere non ce n'erano).
Spero abbiano vinto il referendum