<
multi...@gmail.com> wrote:
> Mi riferisco in particolare a traduzioni di classici antichi ma anche
> moderni, ad esempio i Dialoghi di Platone tradotti da Francesco Acri dal
> 1862 al 1889 e disponibili qui:
>
>
http://www.liberliber.it/online/autori/autori-p/plato-platone/
>
> In particolare il Parmenide è tradotto in modo non solo così arcaizzante
> ma anche così complicato che non si può proprio usare oggi. C'è un abisso
> tra queste traduzioni di Acri e quelle, sempre dei dialoghi platonici,
> compiute da Ruggiero Bonghi dal 1857 al 1896, leggibili qui e al giorno
> d'oggi molto più comprensibili:
>
>
https://archive.org/details/bub_gb_RvF1QSZYDe8C
una parte della risposta te la sei già data, si tratta in gran parte di
scelte personali.
L'altra parte è forse che chi traduceva dai classici sentiva il bisogno
di usare una lingua particolarmente arcaizzante e artificiosa, lontana
non solo dal parlare corrente, ma anche dal livello medio della
letteratura del tempo. Chi scriveva a metà dell'800 usava sì a volte
vocaboli oggi desueti, ma se sapeva scrivere si esprimeva in modo chiaro
e lineare. È possibile che la traduzione di Platone mettesse in
soggezione il traduttore, che quindi si sentiva obbligato a esprimersi
in modo più contorto, ritenendo così di risultare più "aulico"
====
Trascrivo il primo capiverso della Storia del Musulmani di Sicilia di
Michele Amari, 1854:
Non ostante la cultura delle colonie musulmane che tennero la Spagna e
la Sicilia e dettero tante parti di civiltà all'Europa, egli è avvenuto
che la storia loro rimanesse per molti secoli oscura e trasandata, quasi
di popoli barbari. E ciò per cagione che i cronisti latini e greci del
medio evo poco ne scrissero; che le opere arabiche andarono a male
quando i Musulmani sgombravan da quei paesi; e che quel tanto che ne fu
serbato in Affrica o in Oriente, non potea passare, senza difficoltà
grandissime, dalla società musulmana alla società europea. Quegli
ostacoli, superati un po' dal decimosesto al decimottavo secolo, or si
vincono felicemente. La tolleranza filosofica; il genio degli studii
storici; i viaggi; il commercio; le dominazioni europee in alcuni paesi
di Musulmani; la influenza esercitata sopra altri; le accademie
asiatiche istituite sotto varie denominazioni, in Inghilterra, Francia,
Alemagna, Stati Uniti d'America e stabilimenti inglesi in India; i
giornali periodici di esse; lo zelo di raccogliere manoscritti, monete
antiche e monumenti; l'agevolezza ad apparare le lingue orientali; le
frequenti pubblicazioni di libri arabici, han reso ormai praticabili
molte ricerche tentate invano dalle passate generazioni. Così qualche
opera pregevole rischiara già la storia dei Musulmani di Spagna, e
sappiam che altre se ne apparecchino di maggior polso. Così gli annali
delle Crociate si compiono col favor dei cronisti musulmani. Così escono
alla luce o s'intraprendono di continuo tanti altri lavori storici su
l'Affrica, su l'Egitto e su varii Stati dell'Asia anteriore.
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Maurizio Pistone strenua nos exercet inertia Hor.
http://blog.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it