Sin dall'asilo, viene insegnato a tutti che le coniugazioni in italiano
sono tre: -are, -ere, -ire.
Ma esistono verbi che NON finiscono con alcuna di queste tre desinenze: di
che coniugazione sono, quindi? e quante sono in realtà le coniugazioni? :-)
Saluti.
Maurizio G.
--
questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
http://www.newsland.it/news segnala gli abusi ad ab...@newsland.it
Sono sempre tre. I verbi che *apparentemente* non hanno quelle desinenze
sono sempre riconducibili a una delle tre coniugazioni.
Condurre=forma contratta di conducere, 2 coniugazione.
GraZia
Più, ovviamente, almeno la coniugazione propria del verbo essere.
--
Xelloss
Eh, le care vecchie maestrine...
> Ma esistono verbi che NON finiscono con alcuna di queste tre desinenze: di
> che coniugazione sono, quindi? e quante sono in realtà le coniugazioni?
:-)
Quante ne vuoi...
Teoricamente, nessuno vieta all'autore di una grammatica di considerare
*tutti* i verbi italiani come regolari e, di conseguenza, di elencare una
sessantina abbondante di paradigmi verbali (fra i quali, per esempio, quelli
dei verbi con l'infinito in "-urre" e in "-orre").
Una simile descrizione della morfologia verbale italiana sarebbe
perfettamente legittima, e pure molro accurata; peccato però che sarebbe
tremendamente prolissa! Immagina lo shock di un povero studente straniero
che si trova davanti 60-70 pagine di tabelle verbali, che si differenziano
l'una dall'altra solo per qualche dettaglio qua e là!
Per motivi pratici, si preferisce dividere artificialmente i verbi in
"regolari", cioè perfettamente corrispondenti a uno dei modelli di
coniugazione arbitrariamente scelti come fondamentali, e in "irregolari",
cioè che si differenziano da questi modelli solo per qualche particolare.
La tradizione grammaticale italiana ha selezionato come regolari tre modelli
fondamentali di coniugazione, scelti in modo che l'appartenenza di un certo
verbo all'uno o all'altro modelli si possa *quasi* sempre decidere
semplicemente analizzando la terminazione dell'infinito: "-are", "-ere" o
"-ire".
Fra le tre, la declinazione in "-ere" è di gran lunga la più complessa,
poiché in essa sono confluiti tutti i verbi che nella grammatica latina si
rubricavano in due distinte coniugazioni (la II e la III), fra i quali sono
compresi quasi tutti verbi detti atematici (come "esse(re)"), la cui
coniugazione è particolamente problematica. È per questo che quasi tutti i
verbi "irregolari" stanno nella coniugazione "-ere", inclusi alcuni in cui è
irregolare l'infinito stesso: come il verbo "fare", che ha la terminazione
tipica della coniugazione "-are", e tutti quelli con l'infinito terminante
in "-rre".
--
Cingar
--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/
> Teoricamente, nessuno vieta all'autore di una grammatica di considerare
> *tutti* i verbi italiani come regolari e, di conseguenza, di elencare una
> sessantina abbondante di paradigmi verbali (fra i quali, per esempio, quelli
> dei verbi con l'infinito in "-urre" e in "-orre").
Per curiosità statistica i paradigmi che ne vengono fuori sono 207
Considerando anche irregolarità solo ortografiche, tipo "marc-are /
marc-h-iamo", "cresc-ere / cresc-i-uto"?
--
Cingar
> Sin dall'asilo, viene insegnato a tutti che le coniugazioni in italiano
> sono tre: -are, -ere, -ire.
C'e' stato un thread qualche tempo fa sulle coniugazioni nei dialetti
italiani, p.es. io ho una grammatica milanese che riporta 4 coniugazioni
come erano 4 in latino. Il post di Cingar spiega esaustivamente la
coalescenza della II e III latina nella II italiana, per cui non mi
dilungo.
> Ma esistono verbi che NON finiscono con alcuna di queste tre desinenze: di
> che coniugazione sono, quindi? e quante sono in realtà le coniugazioni? :-)
Sono irregolari assegnati etimologicamente alla coniugazione piu'
prossima (-durre da latino -ducere, -porre da latino -ponere, ma anche
fare e dire da latino facere e dicere). Di solito anche le grammatiche
"da maestrine" lo spiegano (almeno lo spiegavano ai miei tempi).
--
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Users can disclose their e-mail address in the article if they wish so.
Mio Dio!
GraZia
> Enrico Olivetti ha scritto:
> > Cingar wrote:
> > > Teoricamente, nessuno vieta all'autore di una grammatica di considerare
> > > *tutti* i verbi italiani come regolari e, di conseguenza, di elencare una
> > > sessantina abbondante di paradigmi verbali (fra i quali, per esempio,
> > > quelli dei verbi con l'infinito in "-urre" e in "-orre").
> >
> > Per curiosità statistica i paradigmi che ne vengono fuori sono 207
>
> Considerando anche irregolarità solo ortografiche, tipo "marc-are /
> marc-h-iamo", "cresc-ere / cresc-i-uto"?
Si completo.
È il risultato della realizzazione del database di questo mio sito:
Verbi Italiani http://www.italian-verbs.com
Con 207 paradigmi coniughi qualsiasi verbo, avesse anche solo il participio
passato irregolare.
Si escludono i verbi difettivi che sono stati fatti rientrare nei 207 paradigmi
aggiungendo loro un numero che ne specifica il tipo di difettività
>"Enrico Olivetti"
>> Per curiositŕ statistica i paradigmi che ne vengono fuori sono 207
>Mio Dio!
Io li vedo, Cingar e Olivetti, in una prima professionale a spiegare,
con professionale distacco: "Ragazzi, oggi parliamo della coniugazioni
dei verbi. Ci sono 207 coniugazioni."
I fischi li tramortirebbero in qualche millisecondo.
--
Potere troppe volte delegato ad altre mani
sganciato e restituitoci dai tuoi aeroplani
io vengo a restituirti un po' del tuo terrore
del tuo disordine, del tuo rumore
Sempre per curiosità statistisca sono questi (in tutto 100):
abdurre, addurre, anteporre, apporre, astrarre, attrarre, autoridurre,
circondurre, comporre, condurre, contrapporre, contrarre, controproporre,
decomporre,
decontrarre, dedurre, deporre, detrarre, diporre, disciorre, discomporre,
disporre, distorre, distrarre, edurre, esporre, estorre, estrarre, fotocomporre,
frapporre, giustapporre, imporre, indisporre, indurre, infrapporre, interporre,
introdurre, opporre, ovideporre, perdurre, porre, posporre, predisporre,
preporre, presupporre, produrre, proporre, protrarre, raccorre, raddurre,
rattrarre, redarre, redurre, reintrodurre, retrarre, retrotrarre, riattrarre,
ricomporre, ricondurre, ricontrarre, ridisporre, ridurre, riesporre, riestrarre,
rintrodurre, riporre, riprodurre, riproporre, ritorre, ritradurre, ritrarre,
ritrasporre, scerre, sciorre, scomporre, sedurre, soddurre, sopporre,
sopraporre, soprapporre, sottoesporre, sottoporre, sottrarre, sovraesporre,
sovraimporre, sovrapporre, sovresporre, sovrimporre,
sporre, storre, strarre, supporre, sverre, tradurre, transporre, traporre,
trapporre, trarre, trasdurre, trasporre
Andiamo, il verbo essere non può essere considerato parte della 2^
coniugazione solo perché l'infinito esce in -ere: non è sovrapponibile alla
2^ coniugazione praticamente in nessuna forma verbale!
--
Xelloss
> Io li vedo, Cingar e Olivetti, in una prima professionale a spiegare,
> con professionale distacco: "Ragazzi, oggi parliamo della coniugazioni
> dei verbi. Ci sono 207 coniugazioni."
> I fischi li tramortirebbero in qualche millisecondo.
In quel caso direi: Bene, interroghiamo allora....
... la maggioranza (alcuni dei quali per me inusitati) vengono dalle tre
note desinenze : -durre -porre -trarre (lat. ducere ponere trahere).
... altri dalla desinenza -torre (lat. tollere ?) anche se non mi e'
chiaro cosa vogliano dire ritorre, distorre, estorre, storre, ma
diciamo che la desinenza mi e' nota (la mia grammatica milanese del
Nicoli la cita con le tre precedenti perche' in milanese "toeu" e' un
verbo assia comune, che vuol dire "prendere").
Alcune di quelle poi mi paiono chiaramente "forme poetiche" non in uso
comune.
Queste pero' mi sembrano altre desinenze e non riconosco ne'
l'etimologia ne' il significato. Si possono avere lumi ?
disciorre, scerre, sciorre, sporre,sverre, raccorre,
redarre,
Ma dai, sul serio ? Se c'e' "redarre" al posto di "redigere" allora ci
va anche perplimere, ciusca ! O vuol dire qualcos'altro ?
soddurre
E questo che vorrebbe dire ? Ha a che fare con la "subduzione" geologica ?
ovideporre,
Bello questo. Non c'e' "oviporre" o "ovoporre" dato che esiste
l'ovopositore ?
>In quel caso direi: Bene, interroghiamo allora....
Sai quanto se ne fregano?
>Sai quanto se ne fregano?
Il governo ha appena intimato di ridurre le bocciature
> On Thu, 5 Oct 2006, Enrico Olivetti wrote una lista di 100 verbi
>
> non mi e' chiaro cosa vogliano dire ritorre, distorre, estorre, storre,
ritorre = http://www.demauroparavia.it/98450
distorre = http://www.demauroparavia.it/35623
estorre = http://www.demauroparavia.it/40963
storre = http://www.demauroparavia.it/115353
> Queste pero' mi sembrano altre desinenze e non riconosco ne' l'etimologia
> ne' il significato. Si possono avere lumi ?
> disciorre, scerre, sciorre, sporre,sverre, raccorre,
Hai internet?
disciorre = http://www.demauroparavia.it/34108
scerre = http://www.demauroparavia.it/103077
sciorre = http://www.demauroparavia.it/103784
sporre = http://www.demauroparavia.it/113472
sverre = http://www.demauroparavia.it/117558
raccorre = http://www.demauroparavia.it/90060
> redarre,
> Ma dai, sul serio ? Se c'e' "redarre" al posto di "redigere" allora ci
> va anche perplimere, ciusca ! O vuol dire qualcos'altro ?
Ciusca non l'ho mai sentito, ma redarre lo trovi qui
http://www.demauroparavia.it/92040
> soddurre
> E questo che vorrebbe dire ? Ha a che fare con la "subduzione" geologica ?
http://www.demauroparavia.it/109910
> ovideporre,
> Bello questo. Non c'e' "oviporre" o "ovoporre" dato che esiste
> l'ovopositore ?
http://www.demauroparavia.it/77908
oviporre e ovoporre non sono attestati.
CONCLUSIONI
Come vedi un database, anche se non compilato in un Istituto Universitario
dotato di un Laboratorio di Linguistica Applicata può essere un ottimo lavoro
scientifico
Veramente, io sarei dell'idea di fondere le tre coniugazioni tradizionali in
una sola, ponendo l'inzio delle desinenze *dopo* la vocale tematica (-a-,
-e-, -i-) anziché prima di essa.
E sarei anche per altre drastiche semplificazioni alla vita degli scolari,
come per esempio eliminare tutte le forme composte con l'ausiliare, insieme
alle loro assurde denominazioni, tipo "trapassato prossimo" (che sa tanto di
camera ardente) o "futuro anteriore" (che pare il titolo di un romanzo di
fantascienza). Tali forme è molto più comodo trattarle nella sintassi, come
si fa giustamente con il passivo e con le altre forme perifrastiche ("sto
facendo", ecc.).
I fischi, semmai, se li beccheranno le maestrine che insistono a complicar
le cose solo perché, ai loro tempi, s'insegnava che le coniugazioni sono tre
non una di più non una di meno, e che il trapassato prossimo è un "tempo"
tanto quanto l'imperfetto, e che non si dice "a me mi", e che non si mettono
i gomiti sul tavolo, e che non si mette la virgola prima di una
congiunzione...
Preciso che sto parlando di grammatiche a uso di esseri umani: quelle per
computer vanno bene come le fa l'Olivetti (nomen omen), tanto i computer non
si spazientiscono e non si distraggono.
Io posso anche essere d'accordo che ciò sia una fesseria, ma qui descrivevo
lo statu quo, e il verbo essere *è* considerato della 2ª coniugazione dalle
attuali grammatiche, che piaccia o no.
>Veramente, io sarei dell'idea di fondere le tre coniugazioni tradizionali in
>una sola, ponendo l'inzio delle desinenze *dopo* la vocale tematica
Questa può essere una buona idea. Anzi, aboliamole: che ogni verbo
vada incontro al suo destino, assumendosi la responsabilità davanti
alla vita. Così non ci sarà più bisogno di regole e maestrine e i
bimbi cresceranno sani e colti.
Codino!
Uhm sarà. Quando andavo a scuola io, neanche tanto tempo fa, si diceva che i
verbi essere e avere avevano coniugazione propria (ma sul verbo avere
qualche dubbio potrei anche averlo: dopo tutto non è più irregolare di
fare...)
--
Xelloss
>Codino!
Come Baggio? Purtroppo non ho piů capelli sufficienti.
> Uhm sarà. Quando andavo a scuola io, neanche tanto tempo fa, si diceva che
> i verbi essere e avere avevano coniugazione propria (ma sul verbo avere
> qualche dubbio potrei anche averlo: dopo tutto non è più irregolare di
> fare...)
Sono d'accordo con te, non si può confondere il verbo "essere" con alcun
altro verbo, neanche con "avere" che (esso sì) è quasi un banale verbo di 2^
coniugazione...
Dovessi decidere io, metterei il verbo "essere" in una coniugazione a parte,
che chiamerei "filosofica".
Ciao,
Epimeteo
---
"... rischi di impazzire,
può scoppiarti il cuore,
perdere una donna
e avere voglia di morire...
Lasciami gridare,
rinnegare il cielo,
prendere a sassate tutti i sogni
ancora in volo..."
(cit. di infiniti)
> Come Baggio? Purtroppo non ho più capelli sufficienti.
Pädre, non shi scorägi: questo è un problemä che si risholve fäcilmente con
un picolo träpiänto!
Si contengä!
Epimeteo
---
"Belli capelli, capelli neri,
che t'ho aspettata tutta notte
e tu chissà dov'eri, capelli lunghi
che arrivavano fino al mare,
belli capelli che nessuno li può tagliare..."
(cit. ipertricotica)
> Hai internet?
> disciorre = http://www.demauroparavia.it/nnnnn
Beh in genere (diciamo per termini inconsueti e curiosi, non per le FAQ
stupide) trovo preferibile avere una risposta sul newsgroup, tanto per
tenere viva la conversazione ... altrimenti staremmo tutti a consultare
il nostro dizionario invece che venire su icli :-)
E poi avevo il sospetto che non tutti i dizionari potessero riportare
tutte le parole (tu invece sapevi dove guardare, vedi sotto) e non avevo
voglia di cercarli uno ad uno in piu' siti ...
Last but not least ieri sera www.demauroparavia.it era di una lentezza
spaventosa, stamattina che sono venuto presto per lo sciopero dei mezzi
era meglio
> CONCLUSIONI
> Come vedi un database, anche se non compilato in un Istituto Universitario
> dotato di un Laboratorio di Linguistica Applicata può essere un ottimo lavoro
> scientifico
Ho il sospetto ci sia qui un po' di "insider trading" :-)
O hai per il tuo lavoro un database personale con i link al De Mauro, o
sei addirittura l'autore del "contenuto editoriale" relativo !
Nel secondo caso, puoi illuminarci sugli arcana arcanissima di "come si
fa" un dizionario ?
Intendo, De Mauro immagino sia (o sia stato, forse e' emerito) un
docente universitario con regolare stipendio da ordinario (un altro
abitante del pritaneo, anche se al piano nobile), ed immagino che la
compilazione del dizionario non sia uno one-man-job, quindi sia un po'
il "principal investigator" di un team. Ma questo team e' fatto
principalmente di ricercatori di professione (e/o precari, comunque
sempre gente del pritaneo), o di staff delle case editrici, o di free
lance esterni ?
E ancora, quanto incide il costo del lavoro di compilazione e della
struttura di supporto (computer ...) sul prezzo del dizionario rispetto
all'"hardware editoriale" (carta copertina rotative e tipografi) e al
"ricarico" dell'editore ?
(Per chi non ha seguito l'altro thread e non ha chiaro la metafora del
pritaneo, cfr. la condanna di Socrate, vuol dire "pagato (meritatamente)
con pubblico denaro")
Forse sarebbe meglio aprire un sub-thread con un soggetto diverso per
rispondere a quanto sopra. Grazie in anticipo.
> > On Thu, 5 Oct 2006, Enrico Olivetti wrote una lista di 100 verbi
> > non mi e' chiaro cosa vogliano dire ritorre, distorre, estorre, storre,
> > disciorre, scerre, sciorre, sporre,sverre, raccorre,
... la maggior parte sono quelle "dannate" forme contratte poetiche e
letterarie.
> > redarre,
> > Ma dai, sul serio ? Se c'e' "redarre" al posto di "redigere" allora ci
> > va anche perplimere, ciusca ! O vuol dire qualcos'altro ?
>
> Ciusca non l'ho mai sentito, ma redarre lo trovi qui
> http://www.demauroparavia.it/92040
Per fortuna che lo classifica "BU" (basso uso). Io lo avrei chiamato
"errore". E meno male che non c'e' "esarre" (le tasse) :-)
> > soddurre
> > E questo che vorrebbe dire ? Ha a che fare con la "subduzione" geologica ?
Pare OB LE, obsoleto letterario, non c'entra nulla con la tettonica a
zolle. Potremmo inventare un bel neologismo "subdurre", la zolla di
Nazca si subduce alla zolla sudamericana ...
> > ovideporre,
> > Bello questo. Non c'e' "oviporre" o "ovoporre" dato che esiste
> > l'ovopositore ?
> oviporre e ovoporre non sono attestati.
Pero' e' attestato l'ovopositore e non l'ovidepositore. Curioso ...
e metto il followup su it.cultura.linguistica.italiano
> On Thu, 5 Oct 2006, Enrico Olivetti wrote:
> > disciorre = http://www.demauroparavia.it/nnnnn
Tanto per fare pubblicita' ho scoperto che tale sito ha un "lemmario"
con 26 bottoncini alfabetici e un tot di pagine per lettera, che non mi
sembra difficile estrarre con un lynx -dump o un wget e poi
postprocessarlo per ottenere quanto voleva l'OP.
Ora scusate ma devo lasciarvi, c'e' arrivato il preimaging per fare un
po' di maschere spettroscopiche e devo infilarci gli AGN X ...
> Nel secondo caso, puoi illuminarci sugli arcana arcanissima di "come si
> fa" un dizionario ?
Diciamo che un dizionario ex-novo si fa costruendo (o commissionando) un database
di vocaboli che un team appositamente formato fornirà di definizioni, esempi, frasi
idiomatiche e citazioni e quant'altro, sino ad avere un'opera fruibile.
Diverso è il discorso per una casa editrice di dizionari che di solito ha già un
corpus precedente che una piccola redazione non deve far altro che aggiornare di
tanto in tanto, partendo da segnalazioni degli utenti, anche da un "motu proprio"
del singolo redattore.
Ricordo un'intervista del responsabile del settore dizionari della UTET che
spiegava come individuava certi neologismi o accezioni nuove, o accezioni vecchie e
"omesse" dal dizionario. Purtroppo non ho più la fonte e cito a memoria. Lui quando
legge il giornale mentre fa colazione, oppure parla con qualcuno, quando incontra
un termine o un modo di dire a lui ignoto o inconsueto, se lo segna e poi effettua
(o fa effettuare da uno scagnozzo) una ricerca per vedere se questo termine/modo ha
dei riscontri nell'uso e se infine è meritevole di essere riportato dal dizionario.
Quest'ultima fase di solito è un atto collegiale della redazione.
Per curiosità. Di solito i lemmi che danno maggior lavoro per la ricchezza di modi
di dire, polirematiche ecc., sono di solito i meno consultati. Pochi consultano il
dizionario per vedere cosa vuol dire mamma, casa, tavolo. Sono più consultati i
termini di uso non comune quali aggiotaggio, fedifrago, ecc. oppure quelli dove più
frequenti sono i dubbi ortografici quali accelerare, intelligibile ecc., ma che per
contro hanno un numero di accezioni e di polirematiche veramente irrisorio.
> Intendo, De Mauro immagino sia (o sia stato, forse e' emerito) un
> docente universitario con regolare stipendio da ordinario (un altro
> abitante del pritaneo, anche se al piano nobile), ed immagino che la
> compilazione del dizionario non sia uno one-man-job, quindi sia un po'
> il "principal investigator" di un team.
Di solito il "Capo" imposta le linee guida per la compilazione del dizionario e
partecipa alle riunioni della redazione dove, sui casi più controversi, ha sempre
l'ultima parola nel decidere se su certi termini occorre un supplemento d'indagine
o se un termine debba essere inserito o escluso dal lemmario e quale
classificazione d'uso attribuirgli. Infine supervisiona il lavoro prodotto dai
membri della redazione.
> Ma questo team e' fatto principalmente di ricercatori di professione (e/o
> precari, comunque sempre gente del pritaneo), o di staff delle case editrici, o
> di free
> lance esterni ?
Non so adesso come funziona, in quanto io, da lustri ormai, sono diventato un
fornitore esterno, delle case editrici. Una volta c'era un team fisso che si
occupava di fare le ricerche, verificare i riscontri e compilare le voci. Per
taluni termini o gruppi terminologici ci si rivolgeva a degli specialisti. Pensiamo
solo al groviglio di termini marinari che nessuna persona per quanto colta può
padroneggiare, a meno di essere uno specialista di nautica storica o di marineria,
o ai termini medici o scientifici ecc. E ancor oggi si fa così.
Per quanto riguarda il team fisso temo che questo sia stato ridotto all'osso
ovunque con l'apparizione di lavoratori a progetto, cococo, esternalizzazione,
stagisti ecc.
Il ricorso ai professionisti è ancor più accentuato nella redazione delle
enciclopedie, dove è molto più difficile per un non esperto del settore scrivere
cose sensate.
Per curiosità, agli autori di certe voci (non sempre, dipende dalla casa editrice),
veniva stampato un libretto contenente le voci di loro pertinenza; non so se questa
abitudine degli "estratti" (cosi vengono chiamati questi opuscoli nel gergo
editoriale) si sia conservata, ma temo sia stata assorbita dalla costante riduzione
dei costi a qualsiasi costo...
> E ancora, quanto incide il costo del lavoro di compilazione e della
> struttura di supporto (computer ...) sul prezzo del dizionario rispetto
> all'"hardware editoriale" (carta copertina rotative e tipografi) e al
> "ricarico" dell'editore ?
Ti riporto alcuni dati relativi alla prima metà degli anni 70, facendo le dovute
proporzioni credo che la situazione non sia variata di molto. Allora il Grande
Dizionario Enciclopedico di Paolo Fedele e il Dizionario della Lingua Italiana di
Salvatore Battaglia (entrambe le opere erano della UTET) erano venduti al pubblico
rispettivamente a 67.000 e 56.000 lire al volume (più o meno se ricordo bene).
Diciamo che alla casa editrice poteva venire in tasca il 55% di tale prezzo e il
costo industriale per ogni volume di entrambe le opere era intorno alle 5/6.000
lire a copia. Il resto si ripartiva tra guadagno dell'editore e costi redazionali,
ma non mi è dato sapere in quale proporzione. Sicuramente il margine di profitto
era più alto di quelli odierni sia per una questione di periodo storico sia per il
fatto che la UTET vende assieme al libro anche la sua reputazione costruita in
oltre un secolo di esistenza, prima come casa editrice Pomba e poi come UTET.
Da tenere in conto che tutto dipende sempre dalla tiratura dell'opera. Vi sono
costi fissi (appunto quello redazionale) e anche tipografici che incidono
notevolmente nel caso di basse tirature e si diluiscono maggiormente nel caso di
tirature elevate.
> Forse sarebbe meglio aprire un sub-thread con un soggetto diverso per
> rispondere a quanto sopra. Grazie in anticipo.
Fatto
> ... la maggior parte sono quelle "dannate" forme contratte poetiche e
> letterarie.
Beh, certo. Un lemmario (che sia di un dizionario o di un coniugatore di verbi) che
si rispetti deve contenere anche (ma io direi soprattutto) i termini meno noti.
Nessuno (o quasi) su http://www.italian-verbs.com cerca la coniugazione del verbo
essere (per lo meno tra gli utenti italiani), molti di più cercano quella del verbo
trarre, porre, andare.
> Per fortuna che lo classifica "BU" (basso uso). Io lo avrei chiamato
> "errore". E meno male che non c'e' "esarre" (le tasse) :-)
Dài tempo al tempo, prima o poi ci sarà....
> Pare OB LE, obsoleto letterario, non c'entra nulla con la tettonica a
> zolle. Potremmo inventare un bel neologismo "subdurre", la zolla di
> Nazca si subduce alla zolla sudamericana ...
Il termine adsorbire è entrato nei dizionario a seguito dell'esigenza del mondo
scientifico per distinguerlo da assorbimento. Succederà prima o poi con subdurre.
> > > ovideporre,
> > > Bello questo. Non c'e' "oviporre" o "ovoporre" dato che esiste
> > > l'ovopositore ?
> > oviporre e ovoporre non sono attestati.
Lasciamo questi problemi nel pollaio.. :-)
> Nel secondo caso, puoi illuminarci sugli arcana arcanissima di "come si
> fa" un dizionario ?
ultimamente s'è parlato, non ricordo più dove, di come il buon Lorenzo
Rocci SJ abbia compilato, da solo e, ovviamente, a mano, il suo tutt'ora
insuperato vocabolario di greco, attingendo a tutto il patrimonio
linguistico allora noto, comprese le più sperdute iscrizioni, e l'età
tarda fino alle soglie del MedioEvo.
--
Maurizio Pistone - Torino
strenua nos exercet inertia Hor.
http://www.mauriziopistone.it
http://www.lacabalesta.it
Il 6/10/06 09:55, nell'articolo 452619E3...@nowhere.com, "Enrico
Olivetti" <nos...@nowhere.com> ha scritto:
> Non so adesso come funziona, in quanto io, da lustri ormai, sono diventato un
> fornitore esterno, delle case editrici.
>>> oviporre e ovoporre non sono attestati.
> Lasciamo questi problemi nel pollaio.. :-)
napolli?
pruvsso' ... fornitore esterno ... il pollaio?!
le uova in Pitonesia si depositano http://snipurl.com/vw7d...
NB. il primo che asserisce in CL alla mamma di Andrea Vanacore per zukarsi
il programma extragalactiko verrą denunciato alla buoncostume
http://www.youtube.com/watch?v=SYEyjAtZApU&mode=related&search=
--
potuto scurreggiare dopo operazione al colon: FANFARE
con *it.politica.democrazia.tecnologica* la morte si allontana
la clonazione al pacco intestinale ano compreso oggi 2006 č il minimo
che si possa accordare ai malati terminali al posto dell'eutanasia.
:-)
Etimologicamente comunque, è assodato che il verbo essere delle lingue
indoeuropee appartiene alla "coniugazione atematica", anche se nelle lingue
moderne è piuttosto difficile riconoscerne i resti...
--
Xelloss
> > > > ovideporre,
> > > > Bello questo. Non c'e' "oviporre" o "ovoporre" dato che esiste
> > > > l'ovopositore ?
> > > oviporre e ovoporre non sono attestati.
>
> Lasciamo questi problemi nel pollaio.. :-)
Grazie di tutte le altre informazioni che ho tempo di leggere in un
momento di riposo dalla produzione degli overlay per le maschere
spettroscopiche (mi vanno insieme gli occhi con due paia di occhiali).
Solo una precisazione, l'ovopositore e' un termine di anatomia
entomologica, ce l'hanno gli artropodi non gli uccelli.
> (Insomma: cuneese o cuneense?)
Se ripieno di rum, cuneese.
Si può dire in entrambi i modi.
Se si tratta della famosa e gloriosa divisione alpina: "Cuneense".
Per tutto il resto, cioccolatini compresi, "cuneese".
Mi è capitato, ma raramente, di leggere "territorio cuneense", "Alpi
cuneensi" ecc., ma solo su libri d'antan.
k
>"Cuneense".
>Per tutto il resto, cioccolatini compresi, "cuneese".
E un alpino ripieno di rum?
Cioch coma na bija.
> Come si dice "cuneese" in piemontese?
"coneèis" (ti ricordo che la o si legge u),
ma è più comune "ëd Coni", di Cuneo.
k
Assonanza dal francese?
ciao
--
Danilo Giacomelli
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"Paride rapģ Elena e la portņ con se a Ilio, che da allora fu chiamata
Troia"
(da una relazione scolastica degli anni '70)
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Voi subalpini dite sempre che la "o" si legge "u" (e immagino che la "u"
si legga "ü"), ma la "o" voi non la pronunciate mai, neanche nel sonno?
> ma è più comune "ëd Coni", di Cuneo.
Sì, certo, nella domanda (con finalità un po' offensive) "sei di Cuneo"?
Ciao,
Epimeteo
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"... tre settimane da raccontare
agli amici tornando dal mare...
Ma cosa ho detto di male,
non fare l'offesa,
ti prego, ritorna qui..."
(cit. rap-pacificatrice)
> Voi subalpini dite sempre che la "o" si legge "u" (e immagino che la "u"
> si legga "ü"), ma la "o" voi non la pronunciate mai, neanche nel sonno?
>
> > ma è più comune "ëd Coni", di Cuneo.
>
> Sì, certo, nella domanda (con finalità un po' offensive) "sei di Cuneo"?
>
La O che si pronuncia O, noi la scriviamo "ò"
Puoi trovare una tabellina delle regole di lettura del piemontese qui
http://www.piemonteis.com/grammatica-piemontese/leggere-piemontese.html
L'autore resta a tua disposizione per qualsiasi chiarimento :-)