Vince
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> Sapete darmi lumi sull'origine del pronome personale complemento "ci"
> quale forma atona di "noi" e "a noi"? Vi ringrazio anticipatamente.
Il mio vecchio Zingarelli dice semplicemente: *ecce hic.
Il Garzanti: Lat. volg. *hiŻcce, per il class. hiŻc 'qui'
Max
Lemma: ci 1
Etimologia: Lat. volg. *hi¯cce, per il class. hi¯c 'qui'
Definizione: pron. pers. di prima pers. pl. [atono; in presenza delle
particelle pron. atone lo, la, li, le e della particella ne, viene
sostituito da ce: ce lo disse, mandatecelo; che ce ne importa?; in gruppo
con altri pron. pers., si prepone a si e se: ci si ragiona bene; non ci se
ne accorge (pop. la posposizione: si ci mette); si pospone a mi, ti, gli,
le, vi: ti ci affidiamo (più com.: ci affidiamo a te)]
1 noi (si usa come compl. ogg., in posizione sia proclitica sia enclitica):
non ci disturbare; vieni a salutarci | si usa nella coniugazione dei v.
rifl., rifl. rec., intr. pron. e impers.: ci alzammo; ci vogliamo bene; ci
siamo spaventati; ci si vede domani
2 a noi (si usa come compl. di termine, in posizione sia proclitica sia
enclitica): ci raccontò tutto; spediteci la merce | (dial.) nel sign. di a
lui, a lei, a loro: io ci ho detto | (pop.) in unione pleon. con la forma
forte corrispondente (a noi) in frasi del tipo: a noi ci piace viaggiare |||
pron. dimostr. riferito a cosa, equivale a ciò o questo preceduto da prep.
('a ciò, su questo ecc. '): non ci penso mai; ci puoi contare; non ci si
capisce nulla | anche con valore pleonastico: a me non ci pensi; non ci
capisco nulla di matematica
¶ avv.
1 qui, in questo luogo; lì, in quel luogo, nel luogo di cui si parla (si usa
in posizione sia proclitica sia enclitica): abito in città e ci sto bene; ci
siamo finalmente!; vacci subito | anche pleon.: qui non ci si può più vivere
| è di uso frequente unito a forme del verbo essere nel sign. di 'esistere,
trovarsi': ci sono ospiti; non c'è nessuno | c'è modo e modo, ci sono vari
modi, anche migliori | non c'è verso, non c'è modo di, non si riesce a: non
c'è verso di farglielo capire ' non c'è che dire, indubbiamente, va bene |
c'è caso che, può darsi, può accadere che; c'era una volta..., esordio
tradizionale delle fiabe
2 per questo, per quel luogo: ci passo tutti i giorni | anche pleon.: per
quella strada non ci passa mai nessuno
3 (ant) da questo, da quel luogo: Trasseci l'ombra del primo parente (DANTE
Inf. IV, 55) | anche pleon., in forme fam.: da quella finestra ci viene
un'aria!
4 con valore indeterminato: ci vuole, occorre; da questo a quello ci (ce ne)
corre!, c'è una bella differenza; io ci sto, io sono d'accordo | anche
pleon.: non ci vede; non ci sente.
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Ciao,
Stellario. (da www.garzanti.it )
Sarei ancora interessato a conoscere il percorso storico che ha
condotto alla forma del pronome atono "ci".
Noto dal 1211 (Testi fiorentini del Dugento e dei primi del trecento, Schiaffini)
K
Saputa l'etimologia del pronome atono "ci" (hic+qui),
sarei curioso di conoscere la "ratio" che preesiste
alla nascita di "ci". Forse che l'avverbio "hic" (qui,
in questo luogo) fondendosi con il pronome relativo
latino "qui" ha dato origine a "ci" , a significare "noi
qui, noi di questo luogo"?
Grazie per i probabili chiarimenti.
Vince
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Il problema di "ci" = "[a] noi" è parallelo a quello di "vi" = "[a] voi",
solo che nel secondo caso l'identità dell'iniziale con quella del pronome
personale tonico può aver fatto sembrare "vi" meno sorprendente di "ci".
In altrambi i casi abbiamo a probabilmente che fare con uno slittamento da
avverbio di luogo (ibi > vi)
a pronome personale, col che s'evidenzia l'identità della deissi pronominale
ed avverbiale (questo :: codesco :: quello, qui :: lí :: là) con quella
verbale e del pronome personale (1° :: 2° :: 3° persona).
Nel caso di "vi" il passaggio potrebbe essere stato favorito dalla v-
nonché dalla -i (cfr. "mi", "ti", "gli"), nel caso di "ci" dal modello
costituito appunto da "vi" = "lí + voi".
Resta la difficoltà data dall'essere "ci" come avverbio di luogo non sempre
indicatore di vicinanza. Può essere che l'attuale significato locale sia
secondario? Se l'etimologia è davvero da "hic + qualcos'altro" ciò appare
verosimile.
Se non mi sbaglio, questi slittamenti da avv. di luogo a pron. pers. clitico
sono una peculiarità dell'italiano e dei dialetti italoromanzi.
Saluti
G.P.