Ricordo un termine dialettale lodigiano:*tribulà*> tribolare, avere
difficoltà> *te me fè tribulà*> mi fai disperare.
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lu.
Ultima Badessa Scalza Di Passaggio
*(...) Te ne ricordi?
Allora, d'improvviso, mi prese la fantasia
di avere una spoglia di te,
per dormire con te
e per portarla poi la mattina
nel mio volo. Ero folle.
M'inginocchiai, e feci l'atto
di toglierti una delle due calze.
La destra? La sinistra?
Non lo so, perché anche in quel momento
non lo sapevo.
Tu ridevi.
Resistevi debolmente. Mi lasciavi fare.
G. d'Annunzio a Venturina ( Olga Levi)
È anche il nome di un oggetto a punte accuminate che veniva sparso sul
terreno per ostacolare la cavalleria nemica (poveri cavalli); oggi è il
chiodo a quattro punte che può forare le gomme delle auto.
In piemontese è comunissimo, solo come verbo: tribulè.
k
> In una lettera privata d'Annunzio scrive:_ Sono in mezzo ai triboli_.
Non sapevo fosse stato in Libia :)
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Freedom's just another word for nothing left to lose
(Janis Joplin)
23/08/2005 12.22.15
E' presente anche nel maceratese con 'tribbulà' e 'tribbuli'. Quest'ultimo,
il sostantivo, si presenta solo al plurale.
E dietro a lui la furia
De' corridor fumanti;
E lo sbandarsi, e il rapido
Redir dei veltri ansanti;
E dai tentati TRIBOLI
L'irto cinghiale uscir;
> E' presente anche nel maceratese con 'tribbulà' e 'tribbuli'. Quest'ultimo,
> il sostantivo, si presenta solo al plurale.
Confermo "tribbolà" anche per l'alto ciociaro, la sfumatura di
significato tuttavia s'avvicina di più a fare sacrifici, soffrire a causa
della vita, di un congiunto, di una circostanza, passare guai ecc. ecc.
> E dietro a lui la furia
> De' corridor fumanti;
> E lo sbandarsi, e il rapido
> Redir dei veltri ansanti;
> E dai tentati TRIBOLI
> L'irto cinghiale uscir;
Oh, povera bestia!
k
>In una lettera privata d'Annunzio scrive:_ Sono in mezzo ai triboli_.
>Cercando sul dizionario De Mauro, *tribolo* è il nome comune di diverse
>piante spinose, e, in senso figurato rappresenta l'ostacolo, il dispiacere.
>
>Ricordo un termine dialettale lodigiano:*tribulà*> tribolare, avere
>difficoltà> *te me fè tribulà*> mi fai disperare.
Anche nel mio dialetto c'è un "tribolo", in un modo di dire
ormai defunto:
"Auscj d' chiazz' e trév'l' d' cas' ",
che traduco molto liberamente con
"Allegro con gli amici e musone in casa".
E' un modo di dire che si usava, in genere,
dalla moglie verso il marito.
Alcuni anni fa, ritenevo che un modo di dire
simile si dovesse trovare anche in altri dialetti.
Non ne ho trovati; forse non ho saputo cercare.
Trovai in un verso di Rimbaud qualcosa che
somigliava
" Barbe de la famille et poing de la cité, (L'homme juste)",
ma ignoro cosa possa significare, al di là del significato
letterale.
Forse anche questo è un modo di dire defunto.
Ciao. Imes
Sei certo che "trév'l'" stia per "tribolo"? Non è piuttosto torbido,
in senso figurato?
Nel foggiano "trév'l'" si dice dell'acqua (=torbida) e di persona
(=inquieta, turbata).
Quella parola c'era anche in friulano, nel senso di patimento,
afflizione, tormento, perdurante.
~~~
C'è anche una disciplina che si chiama "tribologia".
--
º¿º
Sono certo che "trév'l' " corrisponde a tribolo e non a "truv'l' "
(torbido), che nel mio dialetto ha gli stessi significati traslati,
come nel foggiano (inquieto, turbato, non sereno ).
D'altra parte, tribolo o creatore di triboli è più adeguato
alla severità del detto, rispetto a inquieto o imbronciato
o musone (come ho tradotto io).
Posso affermare, comunque, che il senso di questo
modo di dire l'ho appreso in circostanze reali.
Non ti domando se ne esiste uno simile nel foggiano:
me lo avresti detto.
Ciao. Imes
> C'è anche una disciplina che si chiama "tribologia".
http://docenti.ing.unipi.it/tribo/
--
"Longa manus tangente in pleno autobus nefanda est"
-- ADPUF